Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

domenica 31 ottobre 2010

Berlusconi-Sindaci, not in my name

dal Movimento difesa del territorio area vesuviana



Non è stata di certo "una festa", ma noi lo sapevamo bene! Ben quattro cortei con almeno diecimila persone (il più grande forse da Boscoreeale, ma tantissima gente anche da Terzigno, da Boscotrecase e da Torre Annunziata) hanno riempito in successione e all'inverosimile la rotonda di via Panoramica per dire che vogliamo immediatamente anche la chiusura definitiva della discarica in Cava Sari e che pretendiamo subito la bonifica, perchè questo sversatoio ci avvelena da decenni e distrugge il parco nazionale del Vesuvio, prima con la gestione di prestanome della camorra e poi con la gestione di prestanome dello Stato...
Le "analisi" sono una presa in giro perchè ne esistono a volontà a certificare il disastro già compiuto, a partire dall'inquinamento delle falde acquifere!
Un risultato straordinario, dopo che i media e i sindaci avevano inneggiato al compromesso sulla nostra salute... E invece tantissima gente dei nostri territori è venuta per urlare che nessun sindaco può firmare un "accordo" a nome nostro, che siamo tutti consapevoli che i risultati ottenuti finora (la rinuncia alla cava Vitiello che però deve diventare formale) sono il frutto dell'ampissima protesta popolare e che proprio per questo la mobilitazione continua! Il "Bunga bunga antidiscarica" cantato dalle mamme vulcaniche (bunga bunga a me, bunga bunga a te, Berlusconi la discarica prentditela te ) per la chiusura della Sari, voleva proprio ricordare che se qualcuno cercava bagni di folla per far dimenticare gli scandali suoi ha sbagliato valutazione e che anzi ci dispiace che il premier non sia venuto, perchè avrebbe sentito il nostro vero "umore" dopo settimane di cariche e di militarizzazione del territorio. Ci sono decine di comitati, associazioni, gruppi oggi in pi azza. Questa storia è stata davvero un risveglio della democrazia reale e della partecipazione e non permetteremo a nessuno di ipnotizzarci ancora: stiamo difendendo la salute e il futuro!

Con noi a manifestare anche movimenti e comitati da altre parti della Campania: giovedì prossimo giornata regionale di iniziative diffuse contro questo piano rifiuti, perchè le alternative al ciclo megadiscariche-inceneritori esistono e sono necessarie, perchè dobbiamo fermare questa "tombola della devastazione" che oggi ha portato a nuove cariche e soprusi a Giugliano.

Chiudere la Sari senza se e senza ma! Bonifica subito!







Foto by: Movimento difesa del territorio area vesuviana

Music By:


Franco Del Prete: gran cassa - piatti cinesi
James Senese: voce-sax tenore- woodwind
Giuseppe Guarnera: Fender piano
Agostino Matangolo: batteria
voci atù: Guarnera - James- Kelvin- Del Prete-  Akan- Tokioma
OVVERO:
NAPOLI CENTRALE.
 Brano " Simme iute e simme venute"  dall'album
"MATTANZA"  del 1976

Editing by
Luc Girello

sabato 30 ottobre 2010

RISPOSTA AL CONSIGLIERE CALIGIORE - PEPPINO IMPASTATO EROE ANTIMAFIA

di Vanessa Savoni Segretario PRC - Ceccano



Perché al consigliere Caligiore da fastidio che si ricordi Peppino Impastato?
Perché Peppino era un comunista?
Perché il consigliere Caligiore appartiene a quella cultura politica che ha tentato, per oltre 20 anni, di depistare ed insabbiare un assassinio di mafia?
O forse perché il consigliere Caligiore non sa veramente chi sia Peppino Impastato, non conosce la sua storia, non conosce lo strazio subito per 20 anni dalla madre di Peppino, la signora Felicia Bartolotta, e il fratello Giovanni per ottenere la verità sulla sua morte, e si ferma al fatto che sia stato un comunista e quindi, secondo il consigliere, uno che non merita di essere ricordato con troppa ufficialità
Glielo spieghiamo noi, allora, a Caligiore, chi era Peppino Impastato e perché è importante continuare a ricordarlo.
Peppino Impastato, 30 anni, è stato fatto a pezzi sui binari della ferrovia di Cinisi nella notte tra l´8 e il 9 maggio del 1978, lo hanno stordito con un colpo alla testa e hanno adagiato il suo corpo su una carica di tritolo che hanno fatto brillare.
Peppino impastato è morto perché si è ribellato alla mafia, Peppino Impastato è morto perché parlava, perché denunciava, a viso aperto, in prima persona, sui palchi improvvisati, nelle assemblee e dai microfoni di Radio Aut le speculazioni edilizie del suo territorio, facendo nomi e cognomi di mafiosi e di politici che con quest’ultimi andavano a braccetto.
E’ importante continuare a ricordarlo perché per 23 anni, proprio per le motivazione espresse dal consigliere, proprio perché Peppino era un comunista, si è cercato di offuscare la sua memoria, si è tentato in tutti i modi di seppellirne il ricordo sotto una marea di falsi e calunnie, facendo ricostruzioni di comodo per far passare Impastato come suicida o vittima di un attentato che lui stesso stava per organizzare.

Caro consigliere, ci sono voluti 23 anni perché Peppino Impastato diventasse con bollo di giustizia un morto di mafia, 23 lunghi anni di battaglie legali per ricostruire una verità che si è cercata di nascondere sin da subito con la complicità di parte delle forze dell’ordine, della magistratura e delle istituzioni che organizzarono insieme un infame e colossale depistaggio.
Peppino Impastato è un EROE antimafia, con cui lo Stato ha un debito lungo 23 anni che è ora di saldare.
Il consigliere Caligiore rivolga i suoi appelli di moralità altrove, li rivolga al Sindaco leghista di Ponteranica che, lo scorso anno, ha rimosso dalla biblioteca comunale la targa in memoria di Impastato, li rivolga alle mani vili ed ignote che danneggiano i monumenti a lui intitolati, li rivolga soprattutto ai suoi referenti nazionali, che continuano a far sedere in Parlamento i condannati per mafia.
Quindi, caro consigliere non abbia paura del ricordo di Peppino ma, piuttosto, abbia paura che tra i suoi rappresentanti nazionali ci sono proprio gli amici di quelli che Peppino hanno ucciso.


Come riconoscere un'ictus cerebrale...

da una segnalazione di Patrizia Monti





Durante una grigliata Laura cade. Qualcuno vuole chiamare l'ambulanza ma Laura rialzandosi dice di essere inciampata con le scarpe nuove.  Siccome era pallida e tremante la aiutammo a rialzarsi.  Laura trascorse il resto della serata serena ed in allegria. Il marito di Laura mi telefonò la sera stessa dicendomi che aveva sua moglie
in ospedale.  Verso le 23.00 mi richiama e mi dice che Laura è deceduta.
Laura ha avuto un'ictus cerebrale durante la grigliata. Se gli amici avessero saputo riconoscere i segni di un 'ictus, Laura sarebbe ancora viva.

La maggior parte delle persone non muoiono immediatamente.  Basta 1 minuto
per leggere il seguito:

Un neurologo sostiene che se si riesce ad intervenire entro tre ore dall'attacco si può facilmente porvi rimedio.  Il trucco è riconoscere per tempo l'ictus!!!  Riuscire a diagnosticarlo e portare il paziente entro tre
ore in terapia.  Cosa che non è facile.

Nei prossimi 4 punti vi è il segreto per riconoscere se qualcuno ha avuto
un'ictus cerebrale:

* Chiedete alla persona di sorridere (non ce la farà);

* Chiedete alla persona di pronunciare una frase completa (esempio: oggi è una bella giornata) e non ce la farà;

* Chiedete alla persona di alzare le braccia (non ce la farà o ci riuscirà
solo parzialmente);

* Chiedete alla persona di mostrarvi la lingua (se la lingua è gonfia o la muove solo lateralmente è un segno di allarme). 

Nel caso si verifichino uno o più dei sovra citati punti chiamate immediatamente il pronto soccorso. Descrivete i sintomi della persona per  telefono.

Un medico sostiene che se diffondete questo messaggio ad almeno 10 persone,  si può essere certi che avremmo salvato la vita di Laura, ed eventualmente anche la nostra.

Quotidianamente mandiamo tanta spazzatura per il Globo, usiamo i collegamenti  per essere d'aiuto a noi ed agli altri.

Sei d'accordo?


"Un uomo fa quello che è suo dovere fare, quali che siano le conseguenze personali, gli ostacoli, i pericoli, le pressioni. Questa è la base di tutta la moralità umana." ..citazione di J.F.Kennedy che Giovanni Falcone amava spesso riferire...


Lettera aperta al Presidente della Provincia di Frosinone Antonello Iannarilli

 Egregio Presidente,

ci troviamo in grande difficoltà nell’esprimere un giudizio sulla politica ambientale promossa dalla Giunta che Lei presiede, in quanto, specie in quest’ultimo mese, essa sembra una sorta di Giano bifronte.
All’inizio, l’impressione è stata quella di un autentico ‘cambio di passo’ rispetto alle amministrazioni precedenti: maggiore sensibilità per le istanze dell’agricoltura, del turismo, del risanamento ambientale, rispetto a quelle di un’anacronistica industria ad alto impatto ambientale, di progetti infrastrutturali o logistici inessenziali e insostenibili, di lottizzazione indiscriminata del territorio.
Ultimamente, la Provincia non sembra più in grado di testimoniare una linea di politica ambientale unitaria e coerente.
Infatti, da una parte si accumulano e crescono una serie di risultati rilevanti e anche senza dubbio sorprendenti in positivo, frutto in primo luogo dell’operato dell’Assessore all’Ambiente e Vice Presidente Fabio De Angelis, il cui attivismo e la cui determinazione ci sembrano preziosi quanto rari. La bocciatura, per motivazioni tecniche sostenute da una nuova politica ambientale, dell’inceneritore di car fluff ad Anagni e dell’impianto di smaltimento amianto di Villa Santa Lucia. Lo smascheramento di una serie di illegalità legate al ciclo dei rifiuti provinciale. E ancora, l’attenzione e il fattivo interesse per: il controllo delle emissioni e i siti potenzialmente inquinati; un progetto che invochiamo da anni per l’intera Valle del Sacco, quello degli ecodistretti industriali, - che ha ricevuto un chiaro consenso da parte di Confindustria Lazio - capace non solo di promuovere il risanamento ambientale, ma anche la green economy e la stessa ripresa industriale; una revisione cum grano salis del distretto agro-energetico, nel contesto di un efficace Piano di risanamento agro-ambientale, sostenuta anche dalla Coldiretti; l’opportuna estensione dell’area emergenziale della Valle del Sacco fino a Falvaterra (è proprio di ieri la notizia, che abbiamo salutato con grande favore, della firma del Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri che la istituisce); un maggiore dialogo con il mondo delle associazioni (nei prossimi giorni si costituirà la Consulta provinciale per l’Ambiente).
Mentre tutto ciò va esattamente nella direzione che noi e - ci sentiamo di dire – pressoché tutti gli ambientalisti della provincia e le associazioni di categoria dell’agricoltura auspicano, Lei pare ultimamente prestare attenzione ad esigenze di tutt’altra natura.
Il progetto dell’aeroporto di Frosinone, ripetutamente bocciato - sulla base di pubbliche motivazioni cogenti e insuperabili in termini di sicurezza, rotte di volo e incompatibilità ambientale - dagli enti tecnici, in primis l’ENAC e l’ENAV, da ultimo in maniera clamorosa nel corso della conferenza dei servizi regionale del 28 ottobre 2009, riprende quota in certi ambienti provinciali. Non La capiamo più. Lei ci sembrava aver espresso giustificate e ragionevoli perplessità sul valore di tale progetto, e anche avanzato l’ipotesi che nascondesse operazioni speculative. E non può che essere così, visto che la stampa il 26 settembre 2010 richiama la cronaca giudiziaria quando si riferisce agli imprenditori interessati al Project financing sull’aeroporto di Frosinone. Ora, invece, in queste ultime settimane il Suo portavoce più volte dichiara alla stampa l’interessamento della Provincia per un “serio progetto aeroportuale” e addirittura il 5 ottobre 2010 dichiara la disponibilità “a collaborare con il centrosinistra, e con il consigliere regionale Francesco Scalia”. Altro che ‘cambio di passo’…
Nel frattempo, quattro giorni fa, si apprende sulla stampa di un Protocollo d’intesa firmato da Lei e dal Presidente del Consorzio per lo sviluppo industriale di Frosinone - imprenditore di vaglia da cui ci aspettiamo qualcosa di meglio - per velocizzare le procedure di esproprio relative alle future aree industriali. Siamo dunque tornati esattamente agli stessi intrecci legati alle lottizzazioni del territorio promossi dalle amministrazioni provinciali precedenti? Tale Protocollo d’intesa, al di là delle sue conseguenze con ogni probabilità potenzialmente esiziali in sé e per sé, potrebbe forse anche costituire una sorta di trampolino di lancio per quello che forse è l’unico vero e concretamente perseguibile obiettivo del progetto dell’aeroporto di Frosinone, ovvero la variante ASI aeroportuale, che muterebbe la destinazione d’uso di 300 ettari sul territorio di Ferentino e Frosinone, consegnandole a potenti lobby, con tutti i rischi di infiltrazioni da parte della criminalità organizzata.
Per questo La invitiamo a rimanere fedele allo spirito originario carico di promesse con cui la legislatura provinciale si era aperta. L’ambiente non si difende avendo da una parte un vice presidente che opera grandi cose e dall’altra un presidente di carattere che ultimamente pare quasi si arrenda alle lobby che bussano alla porta.
Con residua fiducia, 

Alberto Valleriani
Francesco Bearzi
Mario Mancini
 
Valle del Sacco – Anagni/Ferentino, 30.10.2010

Vendola: il vecchio che avanza

di Pasquale Gorgoglione  coord. regionale Pdac Puglia



Cosa serve, cosa manca
In tutta Europa si infiamma la lotta di classe. I lavoratori di Italia, Francia, Spagna, Portogallo, Grecia rialzano la testa e affermano la loro indisponibilità a pagare in prima persona, ancora una volta, per salvare le sorti del capitalismo in crisi. In Italia mezzo milione di persone scende in piazza per contrastare il ricatto padronale, manifestatosi in tutta la sua arroganza nell’attacco lanciato da Marchionne a Pomigliano. Una piazza che invoca lo sciopero generale unitario e che a fatica cerca di emergere dal torpore nel quale burocrazia sindacale e centrosinistra filo-padronale l’hanno costretta. Una piazza che esprime inequivocabilmente una domanda di radicale alternativa alle politiche padronali antipopolari, condotte in Italia senza soluzione di continuità da centrosinistra e centrodestra. Una crisi di direzione, dunque, quanto mai attuale. Quella piazza è infatti alla ricerca di una forza che sia funzionale al successo delle lotte operaie, che sia strumento di lotta e di organizzazione, che proponga un programma realmente alternativo e per fare ciò si deve finalmente porre in un’ottica di indipendenza di classe con l’obiettivo dell’alternativa di potere, il potere dei lavoratori.
 
Le ragioni del consenso attorno a Vendola
Alla voglia di rivalsa della classe operaia si associa in maniera speculare la difficoltà del padronato di contenere le lotte e di attuare il proprio programma di sacrifici, da imporre alle classi subalterne. E’ il copione tradizionale della lotta di classe, in cui sfruttati e sfruttatori si fronteggiano come armate nemiche, che nessun teorema ideologico vendoliano può eliminare. Tuttavia Vendola è oggi tra i pochi in Italia capace di sedurre fatalmente sfruttati e convincere gli sfruttatori della propria affidabilità. Se da un lato si accredita agli occhi dei lavoratori, privi da anni di un "trascinatore", attraverso le armi della retorica, dall’altro lato l’esperienza della presidenza della regione Puglia può far dormire sonni tranquilli alla grande borghesia italiana (si vedano i vari articoli pubblicati in questo sito e sul nostro giornale Progetto Comunista). Oggi Nichi ha tra i suoi supporter non più i ragazzetti no-global ma i padroni entusiasti, come Don Verzè, magnate della sanità privata italiana, ed Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria, solo per citarne alcuni. E non perde occasione per coccolarli e rassicurarli, senza timori, direttamente dalle colonne dei giornali padronali principali: “Imprese fidatevi di me”!(1).
Infine c’è da considerare la disperazione di tutta quella classe politica della sinistra governista, pensionata dal voto del 2008, che si aggrappa all’unico messia capace di riportarla in parlamento. Non a caso al congresso di Sel di Firenze “in prima fila c’erano Fausto Bertinotti, Franco Giordano, Oliviero Diliberto, Fabio Mussi, Cesare Salvi. Consapevoli del fatto che solo Vendola può riportarli in Parlamento.”(2).
 
La regia di Bertinotti al congresso di Sel
Se a qualcuno le cose dette fin qui potrebbero sembrare un processo alle intenzioni, crediamo sia utile a questo punto un’analisi del congresso e dei documenti da esso approvati. A leggerli - ci vuole coraggio, ma non è questo il punto - risulterà subito evidente, specie per chi ha dei trascorsi in Rifondazione Comunista, qual è il vero ideologo che li ha partoriti: Fausto Bertinotti, che non a caso a Firenze era in prima fila a dettare i tempi dell’intervento a Vendola.
Per chi giustamente non voglia sottoporsi al supplizio della lettura del “Manifesto per Sel”, il “documento politico”, è sufficiente leggersi le quattro righe dell’articolo 1 del Regolamento congressuale per capire tutto il senso del congresso:
“Il 1° Congresso di Sinistra Ecologia Libertà si svolgerà su un documento politico – “Manifesto Fondativo” emendabile, senza che ciò determini alcuna forma di rappresentanza negli organismi dirigenti. Non è prevista la presentazione di documenti alternativi o di emendamenti che si configurino come tali.” Il senso è chiaro e questa volta Nichi lo esprime in prosa: discutete pure di tutto ciò che volete ma qui comando io! La conferma nello Statuto approvato. Si ritrovano tutti gli strumenti del populismo qualunquista: finalmente quote rosa e "comunicazione orizzontale" su web, democrazia partecipata, antimafia... Manca solo un piccolissimo dettaglio: lo Statuto! Infatti quello approvato è di fatto solo una bozza i cui punti cruciali sono tutti rimandati all’Assemblea Nazionale (art. 4 bis), che, in virtù dell'art. 1 detto, poi approva il coordinamento, cioè il livello esecutivo, su unica e inderogabile proposta del presidente Nichi Vendola! Una simile costruzione antidemocratica farebbe impallidire finanche il Pdl di Berlusconi. Ma per Nichi “non ci vuole un partito ma un partire” e soprattutto, povero bistrattato Gaber, “La libertà, è partecipazione” (3).
 
Una scelta di campo: il riformismo borghese
Il documento politico, infine, mostra tutti i segni del revisionismo bertinottiano, dal superamento del Novecento ai riferimenti ambigui ai movimenti, e sembra essere il riassunto di qualche congresso passato del Prc a tal punto che il tema della crisi, non del capitalismo ma genericamente economica, appare appiccicato lì, tutto raccolto in un paragrafo di inevitabile aggiornamento, ma potrebbe tranquillamente essere tagliato via senza che il senso complessivo venga minimamente scalfito. Tutta l’analisi della crisi è ridotta all’enumerazione degli effetti, mentre la ricerca delle cause viene coscientemente rimossa.
Accanto ad una noiosa accozzaglia di temi, presentati con il consueto populismo vago e privi di qualsivoglia proposta programmatica, emergono alcuni dati, finalmente dichiarati compiutamente, che ben inquadrano la direzione politica che si intende intraprendere. Non una parola sulla crisi della sinistra governista italiana, in fondo “ci eravamo persi, ora ci siamo ritrovati” dice Nichi nel discorso di apertura, cioè ricominciamo da dove abbiamo lasciato.
L’orizzonte politico è il riformismo, la crisi si risolve dando i soldi ai padroni giusti e facendo gli investimenti oculati, sostanzialmente la crisi è un fatto occasionale dovuto ai cattivi maestri del liberismo yankee, bisogna rilanciare l’Europa e l’Onu e ridistribuire attraverso un nuovo, indefinito e però più giusto Welfare State. E poi la pace che si otterrebbe attraverso “un sistema di difesa su scala europea”(4), sostanzialmente una nuova armata al servizio della borghesia europea.
Ma queste non sono tutte le vecchie litanie del riformismo novecentesco? Quale la novità programmatica? Soprattutto, dov’è il programma che dovrebbe interpretare le istanze dei lavoratori?
 
Congresso o lancio di un comitato elettorale?
Nulla di nuovo dunque, nessuna nuova ricetta, manca pure la democrazia interna come in ogni partito borghese che si rispetti. Da Firenze la classe lavoratrice italiana deve aspettarsi solo nuovi e più pesanti tradimenti. Del resto l’esperienza pugliese parla chiarissimo: in Puglia non c’è il socialismo e nemmeno una sua vaga ombra, ma solo attacchi pesantissimi alla sanità, il ridimensionamento dell’Acquedotto Pugliese che mai è stato ripubblicizzato, non c’è alcun reddito sociale nè tanto meno alcuna "riforma strutturale" che segni qualche conquista per i lavoratori. Nichi non si è fatto mancare nemmeno gli scandali di corte mentre ha distribuito ingenti finanziamenti alle imprese che, in Puglia come nel resto d’Italia, delocalizzano.
Il vero scopo dell’incontro di Firenze non era quello di far nascere un partito. E’ piuttosto il lancio del comitato promotore per Vendola premier e per un governo apertamente borghese, che si ponga a salvaguardia degli interessi di Confindustria e banche e di questi sia l’interlocutore privilegiato per la capacità di spegnere le lotte e illudere i lavoratori.
Per questo riteniamo un dovere dei comunisti e dei rivoluzionari quello di opporsi con chiarezza, così come il solo Pdac fa in Puglia (e ha fatto anche presentandosi alle elezioni in maniera alternativa) al pericoloso inganno vendoliano contrapponendo alle menzogne di Vendola un vero programma rivoluzionario, costruito sulla base dell’indipendenza di classe dei lavoratori dalla borghesia e da tutti i suoi governi.

1) Intervista al Sole 24 Ore, 27/10/2010, riportato anche sul sito internet ufficiale di Sel.
2) Dal sito internet del Sole 24 Ore, 23/10/2010.
3) Dal documento politico approvato al congresso, paragrafo “Salvare la Repubblica, costruire l’alternativa”
4) Dal documento politico approvato al congresso, paragrafo “La pace è l’unica soluzione”
 

CIO' CHE PIU' SCONVOLGE

di Mario Saverio Morsillo


Non è una novità. Non è certo una novità che al governo della nazione siano presenti forze antipopolari, antioperaie, incapaci, oltre che inadempienti. E, tutto sommato, non sconvolge neanche l'inerzia popolare con cui gli italiani mostrano di non saper reagire agli attacchi portati dal regime (tranne l'encomiabile eccezione di terzigno, e poco altro): sappiamo tutti che la indignazione popolare, se non è organizzata da rivoluzionari di professione, è destinata a covare fino a che non esplode drammaticamente. Quello di cui non mi capacito, è che la sedicente opposizione parlamentare, che potrebbe vivere di rendita sulle carognate berlusconiane (ultima in ordine di tempo, l'annuncio di Brunetta di tagliare entro il 2011 altri 300.000 posti di lavoro statali), basterebbe organizzare la protesta dei lavoratori su proposte anche minimali per ottenere consensi... Ebbene, l'unica cosa che sembra preoccupare la chiamiamola-così-opposizione, è la modifica della legge elettorale. Insomma: il problema non è che non esiste più in italia una classe politica efficiente, in grado di dare prospettive a chi vive problemi sociali di dimenticata entità; il problema, pare, è cambiare una legge elettorale inefficiente, in maniera tale che dei politici incapaci, oggi all'opposizione, possano più facilmente scalzare dal cadreghino i politici incapaci che oggi siedono al governo. Non so che cosa ci aspetta. So solo che le rivolte popolari, generate dalla disperazione, se non guidate da chi è in gradi di farlo, hanno prodotto sempre e solo la crescita esponenziale dei problemi che si intendeva risolvere (basti pensare alle jacqueries medioevali, o all'episodio di Bronte nel nostro ancor troppo recente passatorisorgimentale).Si porrà mai questo problema, qualcuno della sedicente opposizioneparlamentare?

FONDI PEDUZZI-NOBILE (FdS): “Grave atto di censura”

Ufficio Stampa Fds Regione Lazio
Valeria Russo

Con un voto che la dice lunga, la maggioranza in Consiglio regionale ha cancellato il riferimento alla richiesta di scioglimento del consiglio comunale di Fondi da parte del Prefetto Frattasi, contenuto nella mozione presentato dal nostro Gruppo per la costituzione parte civile nel processo “Damasco2”. È quanto affermano in una nota congiunta Ivano Peduzzi e Fabio Nobile, consiglieri della Federazione della Sinistra alla Regione Lazio.

“Di fronte a questo grave atto che cancella la storia –proseguono- si è evitato che il Consiglio chiedesse, come da noi proposto, che la Regione si costituisse parte civile anche in qualità di azionista di maggioranza del Mercato Ortofrutticolo di Fondi”.

“Grazie alla censura del consigliere Storace e della sua maggioranza –concludono Peduzzi e Nobile- abbiamo assistito ad una brutta pagina della politica regionale, scoprendo che la mafia nel Lazio non esiste”.