Informare per resistere
Come lo stato e le multinazionali del petrolio speculano sul prezzo della benzina.
Il sapere è un'arma.
Il sapere è un'arma, unisciti alla resistenza.
Le rovine
"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"
Buenaventura Durruti
sabato 29 dicembre 2012
Remeber a beautiful day
Ermes channel
Università, la finta eccellenza della Bocconi
fonte: http://www.coordinamentouniversitario.it
Uno dei problemi che caratterizzano il dibattito pubblico sull’università e la ricerca è l’uso intenzionale di dati ed informazioni che deformano la realtà. Giuseppe de Nicolao ha recentemente raccolto una guida alla demistificazione delle leggende sull’università e la ricerca messe in giro da un gruppo di economisti di scuola neo-liberista, la maggior parte operanti in Italia alla Bocconi o nelle famose “migliori università americane”. Questa serie di luoghi comuni è stata utilizzata sia dal ministro Gelmini che dal ministro Profumo: non solo la politica ma il lessico comunicativo è stato lo stesso durante i due ministeri.
La settimana scorsa altri due economisti della stessa scuola, Andrea Ichino e Daniele Terlizzese, hanno scritto un articolo sul Corriere della Sera, in cui per dare supporto alla mistificatoria tesi “i poveri pagano l’università ai ricchi” hanno riportato una serie di dati e informazioni non veritiere. Ieri è stato il turno di un’altra coppia di economisti, Francesco Giavazzi e Alberto Alesina, che, di nuovo dalle colonne del Corriere della Sera, hanno spiegato perché nell’Agenda Monti ci sarebbe troppo Stato. Con i colleghi di Roars abbiamo già analizzato l’Agenda Monti mostrando che questa si muove in perfetta continuità con le politiche del governo Berlusconi che stanno non solo ridimensionando l’università ma orientando la ricerca a essere non solo al servizio dell’impresa quanto piuttosto completamente assoggettata a questa.
Scrivono dunque Giavazzi e Alesina: “… Ci spiace parlare della nostra università, ma la Bocconi non riceve sussidi pubblici, si finanzia con rette scolastiche che sono modulate in funzione del reddito, ed è uno dei pochi atenei italiani che non fa brutta figura nelle classifiche internazionali. Riprodurre questo modello altrove non è impossibile.”
Non riceve sussidi pubblici? Vediamo un po’. Il contributo pubblico alle accademie private è stato nel 2012 di 89,6 milioni di euro, contro i 79.5 mln del 2011, di cui 14,95 mln (13,5mln nel 2011) alla Bocconi. Come risulta dalla tabella che determina la ripartizione del fondo agli atenei privati, le voci sono state: 9 mln in misura proporzionale alla quota attribuita agli stessi nel 2011, 4.2mln come compensazione del mancato gettito delle tasse e 1.8 mln destinato a fini premiali agli atenei. Considerando che la Bocconi ha circa 13,000 studenti il costo per i contribuenti per ogni studente che frequenta la Bocconi è di 1.150 euro: per dare un ordine di grandezza questa cifra è leggermente inferiore alle tasse universitarie pagate in media da uno studente italiano (circa 1.400 euro).
Considerando i finanziamenti complessivamente ricevuti dalle amministrazioni pubbliche, apprendiamo che nel bilancio 2009 i contributi (statali o regionali) sono ‘scesi’ da 35 a 32 milioni. Il che porta il costo di ogni studente per la collettività a circa 2.400 euro, molto più delle tasse mediamente pagate nelle università statali. Possiamo dunque concludere che la Bocconi riceve consistenti sussidi pubblici che sono aumentati del 10% nell’ultimo anno, proprio quando il finanziamento agli atenei pubblici ha subito un ulteriore taglio del 5% (che si è andato ad aggiungere ad una serie di tagli che continuano dal 2008).
Ed ora veniamo alle classifiche internazionali, tanto spesso invocate come una sorta di arma di distruzione di massa contro le università statali italiane.Abbiamo già espresso altrove non poche perplessità in merito, per cui non siamo certo noi a sostenere la loro assoluta affidabilità ed esattezza nel valutare i meriti relativi delle varie università. La situazione è la seguente: nessuna delle università private, né quelle sorte negli ultimi anni, né quelle “storiche” arriva entro le prime 500 o 400 posizioni. Ad esempio la Bocconi nelle classifiche generaliste (che considerano anche università specializzate), è assente tra le prime 400, 500 o 700 università del mondo in ben 7 ranking su 8. Quindi se per classifiche internazionali si considerano quelle generaliste, cui si fa riferimento nella discussione dei rankings delle università, la situazione è diversa da quanto scritto dai due economisti, ed addirittura vi sono delle università statali che hanno posizionamenti migliori della Bocconi se si considerano specifici campi di ricerca. Ad esempio per la più citata di queste classifiche, l’ARWU, nelle prime 100 al mondo compaiono 6 dipartimenti di fisica, 2 di matematica, 2 di chimica, uno di ingegneria e zero di economia. Nel QS Rankings la Bocconi, nella categoria Social Sciences and Management, occupa il 46° posto su 50, mentre in Engineering and Technology il Politecnico di Milano, università statale, occupa il 48° posto.
In conclusione la Bocconi non è affatto un faro di eccellenza internazionale ed in Italia, se si guardano le classifiche scorporate o il numero di pubblicazioni/citazioni delle singole discipline, vi è di molto meglio; però lo Stato sovvenziona i suoi studenti e la Bocconi non paga l’IMU. Insomma un ottimo esempio del capitalismo all’italiana, quello a cui Giavazzi è tanto affezionato: Libero Mercato sì ma finché si scherza.
Tutti con la “Lista Ingroia – Rivoluzione Civile”
Oreste Della Posta per l'associazione 20 ottobre
Sono stati tanti i partecipanti
all’iniziativa “Io ci sto – Noi ci stiamo – Insieme per la legalità”, promossa
dall’Associazione politico-culturale “20 Ottobre”, ad affollare, venerdì sera, la
sala consiliare del Comune di Aquino.
Il presidente dell’Associazione, Oreste
della Posta, nel suo intervento introduttivo ha, innanzitutto, ringraziato i
presenti, molti dei quali arrivati anche da centri lontani della provincia, per
aver voluto partecipare a una serata di impegno politico e sociale nel pieno
delle giornate festive di fine anno.
Della Posta ha, poi, brevemente presentato
il libro del magistrato Ingroia “Io ci sto” che tanto interesse e polemiche ha
suscitato nelle ultime settimane per, poi, brevemente illustrare i 10 punti proposti
dallo stesso magistrato, ovvero: 1) Legalità e solidarietà; 2) Stato laico; 3)
Scuola pubblica; 4) Nuova politica antimafia; 5) Sviluppo economico, rispetto
dell’ambiente e diritti dei lavoratori; 6) Sviluppo della imprenditoria senza
essere soffocati dalla burocrazia; 7) Democrazia nei luoghi di lavoro: 8)
Fuoriuscita dei partiti dai Consigli d’amministrazione a cominciare dalla RAI; 9)
Candidature con criteri di competenza, onestà e merito: 10) Questione
morale.
Maurizio Federico, che dell’Associazione è
stato a suo tempo socio fondatore, ha rilevato che il successo politico e la
partecipazione appassionata all’iniziativa dimostrano quanto sia grande lo
spazio politico esistente in Italia e in provincia di Frosinone per dar vita ad
una forza realmente di Sinistra. “A questo obiettivo - ha detto ancora Federico
- tendono i tanti delusi dalle precedenti esperienze e, soprattutto, dalle
divisioni che hanno reso la sinistra alternativa quasi assente, negli ultimi
anni, dal panorama politico del paese”.
“Quella della presentazione della LISTA
INGROIA – ha continuato Maurizio Federico - è, finalmente, l’occasione per
riunire i tanti pezzi di sinistra diffusa nel paese ma che, fino a ieri, non
aveva trovato l’occasione di unificarsi su una linea di netta alternatività a
tutte, nessuna esclusa, le forze che hanno appoggiato il nefasto governo
Monti”.
Sono
seguiti gli interventi di Vincenzo Colantonio di Arce, Igor Fonte di Cassino,
Dionisio Paglia di Alvito, Romolo Rea di Arpino, Donato Gatti (FIOM di
Cassino), Ugo Moro di Fiuggi, Mauro Capobianco di Isola del Liri, Francesco
Garofani di Fiuggi e Liberato Scappaticci di Aquino. Tutti hanno offerto interessanti
contributi sui temi del futuro della Sinistra in provincia di Frosinone e in
Italia.
L’intera Assemblea ha, infine, manifestato
la sua forte condivisione dell’Appello lanciato dal magistrato Ingroia e di
adesione alla “Lista Ingroia - Rivoluzione civile” che, come è noto, sarà
presente da protagonista nelle prossime elezioni politiche di fine febbraio.
venerdì 28 dicembre 2012
28 dicembre del 1943 - I servi traditori aSSaSSini fascisti fucilano tutti i sette eroici fratelli Cervi a Reggio Emilia :
Ettore Cervi di anni 22,
Ovidio Cervi di anni 25, Agostino Cervi di anni 21, Ferdinando Cervi di anni
32, Aldo Cervi di anni 34, Antenore Cervi di anni 39, Gelindo Cervi di anni 42.
SIAMO QUELLI DELL' "ITALIA
DEI FRATELLI CERVI"
L'italia dei Fratelli Cervi di Giustiniano Rossi :
L’Italia dei fratelli Cervi è, nel 1943 come oggi,
quella che combatte il fascismo sempre e comunque senza compromessi, che sia in
camicia nera o verde o addirittura in doppiopetto, è quella che lotta contro i
padroni avendo chiaro il concetto che le forze produttive sono i lavoratori,
non le imprese e i loro azionisti che intascano la differenza fra il valore del
lavoro e la sua remunerazione (plusvalore ?), quella che lotta contro la Chiesa
avendo chiara la differenza fra l’istituzione e i singoli preti (della
formazione partigiana organizzata dai fratelli Cervi faceva parte un sacerdote,
don Pasquino Borghi, che verrà catturato e fucilato), quella che lotta contro
la miseria e non contro i poveri, contro l’ignoranza e non contro gli
ignoranti. L’Italia dei fratelli Cervi è quella che, nel 1943 come oggi, sa
tracciare una netta linea di separazione fra i 270 000 partigiani, uomini e
donne, che dettero vita alla Resistenza scegliendo la via dell’onore e quanti,
scegliendo più o meno volontariamente la via del disonore, aderirono allo stato
fantoccio dei Tedeschi, bruciando, saccheggiando, torturando, uccidendo per
conto dei vecchi e dei nuovi padroni i resistenti ed il popolo che li
sosteneva, nell’inutile tentativo di paralizzarne l’iniziativa con l’arma del
terrore.
Forse la maniera migliore di riflettere
sull’attuale situazione della memoria storica nel nostro paese, dove, non da
oggi, fascismo e antifascismo vengono confusi in un’oscena mistura fatta di
revisionismo storico e di altrettanto storico opportunismo è, anzitutto, quella
di ricordare l’epigrafe pubblicata sulla rivista « Il Ponte » all’indomani
delle elezioni politiche del 7 giugno 1953:
‘‘Non rammaricatevi\ dai vostri cimiteri di
montagna\ se giù al piano\ nell’aula dove fu giurata la Costituzione\ murata
col vostro sangue\ sono tornate da remote caligini\ i fantasmi della vergogna\
troppo presto li avevamo dimenticati\ è bene che siano esposti\ in vista su
questo palco\ perché tutto il popolo\ riconosca i loro volti\ e si ricordi\ che
tutto questo fu vero\ chiederanno la parola\ avremo tanto da imparare\
manganelli pugnali patiboli\ vent’anni di rapine due anni di carneficine\ i
briganti sugli scanni i giusti alla tortura\ Trieste venduta al tedesco\
l’Italia ridotta un rogo\ questo si chiama governare\ per far grande la Patria\
aprrenderemo da fonte diretta\ la storia vista dalla parte dei carnefici\
parleranno i diplomatici dell’Asse\ i fieri ministri di Salò\ apriranno\ i loro
archivi segreti\ di ogni impiccato sapremo la sepoltura\ di ogni incendio si
ritroverà il protocollo\ Civitella Sant’anna Boves Marzabotto\ tutte in regola\
sapremo finalmente\ quanto costò l’assassinio\ di Carlo e Nello Rosselli\ ma
forse a questo punto\ preferiranno rinunciare alla parola\ peccato\ questi
grandi uomini di Stato\ avrebbero tanto da raccontare’’.
La memoria dell’Italia dei fratelli Cervi non è
soltanto una memoria storica, che peraltro lo Stato italiano ha sempre
impedito, costringendo generazioni di studenti a fermarsi, nello studio della
storia del nostro paese, ai fatti precedenti i due conflitti mondiali del
secolo scorso. È una memoria militante. È la memoria di un’Italia che non ha
dimenticato che il 28 dicembre 1943 venivano fucilati dai nazifascisti, a
Reggio Emilia, Agostino, Aldo, Antenore, Ettore, Ferdinando, Gelindo e Ovidio,
i sette contadini di Campegine (RE) figli di Alcide Cervi che, guidati dal
padre, avevano organizzato dopo l’8 settembre 1943, con il concorso di altri
contadini della zona, una formazione partigiana con la famiglia Sarzi, che
gestiva una compagnia di teatro viaggiante, e con alcuni disertori ed ex
prigionieri alleati di cui avevano aiutato la fuga dal campo di Fossoli. Alcide
Cervi era nato nel 1875: suo padre, Gelindo che era finito in prigione nel
lontano 1869 per aver preso parte ai moti contro la tassa sul macinato - tappa
importante nella storia della lotta di classe dell’Italia unita - costati,
nella sola Campegine, 7 morti e 12 feriti tra i dimostranti, oltre a 60
arresti, gli aveva trasmesso gli ideali di libertà e di giustizia sociale che
lo sostennero quando dovette subire perquisizioni e persecuzioni durante la
dittatura di Mussolini.
Con la moglie, Genoveffa Cocconi, Alcide aveva
allevato nove figli: sette maschi e due femmine. Era lei che leggeva loro la
sera nell’aia, mentre mangiavano pane e verza, i Promessi Sposi e la Divina
Commedia: una realtà lontana dall’immagine del mondo contadino, arretrato e
ignorante, accreditata, ancora oggi, dalla cultura borghese. Nella sala del
Consiglio comunale di Campegine, sotto il busto di Genoveffa Cocconi, morta di
dolore nell’ottobre del 1944 dopo che i fascisti le avevano nuovamente
incendiato la casa ricostruita ingoiando il dolore per la morte dei suoi sette
figli, è scritto: ‘‘Quando la sera tornavano dai campi sette figli e otto con
il padre, il suo sorriso attendeva sull’uscio per annunciare che il desco era
pronto, ma quando in un unico sparo caddero in sette dinnanzi a quel muro, la
madre disse: non vi rimprovero o figli d’avermi dato tanto dolore, l’avete
fatto per un’idea perché mai più nel mondo altre madri debban soffrire la
stessa mia pena, ma che ci faccio qui sulla soglia se più la sera non
tornerete, il padre è forte e rincuora i nipoti dopo un raccolto ne viene un
altro, ma io sono soltanto una mamma o figli cari vengo con voi’’.
Il figlio maggiore, Aldo, durante il servizio
militare fa propaganda antifascista fra i suoi commilitoni. Risultato: qualche
anno di carcere militare a Gaeta ed altrettanto tempo per acquisire nell’altra
università, quella senza vacanze del carcere, gli elementi di cultura politica
necessari per organizzare, una volta libero, la lotta partigiana nel suo
territorio. Aldo apre una biblioteca a Campegine, non lontano da Gattatico,
dove si trovano i Campi Rossi – il toponimo carico di significato che designa
il podere coltivato dalla famiglia Cervi - diffonde libri, organizza riunioni,
distribuisce volantini e giornali clandestini e moltiplica i contatti con le
famiglie contadine della zona fino a creare una vera e propria rete di
resistenza antifascista. Quando, il 25 luglio 1943, il governo fascista cade,
la popolazione di Gattatico trova nella famiglia Cervi il suo naturale punto di
riferimento, e l’8 settembre i Campi Rossi diventano il centro della Resistenza
nella zona; Aldo raggiunge i partigiani in montagna ed i suoi fratelli
collaborano con i Gap in pianura.
La mattina del 25 novembre 1943, centocinquanta
camicie nere danno fuoco al fienile e circondano la casa dei Cervi: Alcide e i
suoi figli s’arrendono solo dopo aver finito le munizioni. Arrestati,
interrogati e torturati, Gelindo, Antenore, Aldo, Ferdinando, Agostino, Ovidio
ed Ettore Cervi resistono alle minacce ed alle blandizie: verranno prelevati
dal carcere insieme a Quarto Cimurri e fucilati il 28 dicembre 1943 al Poligono
di Tiro di Reggio Emilia. Alcide resta nel carcere, ignaro della sorte dei figli,
da dove evaderà il 7 gennaio 1944, approfittando di un bombardamento; appresa
la terribile verità, ricostruisce con l’aiuto della moglie, di quattro nuore e
di 11 nipoti la casa, che i fascisti incendieranno una seconda volta
nell’ottobre 1944, e continua la lotta partigiana. Oltre dieci anni dopo, la
terribile vicenda della famiglia Cervi, esemplare per descrivere cosa fu in
realtà la Resistenza italiana, ispirava al poeta Salvatore Quasimodo i seguenti
versi :
‘‘In tutta la terra ridono uomini vili,
principi, poeti, che ripetono il mondo
di sogni, saggi di malizia e ladri
di sapienza. Anche nella mia patria ridono
sulla pietà, sul cuore paziente, la solitaria
malinconia dei poveri. E la mia terra è bella
d’uomini e d’alberi, di martirio, di figure
di pietra e di colore, d’antiche meditazioni.
Gli stranieri vi battono con dita di mercanti
il petto dei santi, le reliquie d’amore,
bevono vino e incenso alla forte luna
delle rive, su chitarre di re accordano
canti di vulcani. Da anni e anni
vi entrano in armi, scivolano dalle valli
lungo le pianure con gli animali e i fiumi.
Nella notte dolcissima Polifemo piange
qui ancora il suo occhio spento dal navigante
dell’isola lontana. E il ramo d’ulivo è sempre
[ardente.
Anche qui dividono i sogni la natura,
vestono la morte, e ridono, i nemici
familiari. Alcuni erano con me nel tempo
dei versi d’amore e solitudine, nei confusi
dolori di lente macine e di lacrime.
Nel mio cuore finì la loro storia
quando caddero gli alberi e le mura
tra furie e lamenti fraterni nella città lombarda.
Ma io scrivo ancora parole d’amore,
e anche questa è una lettera d’amore
alla mia terra. Scrivo ai fratelli Cervi,
non alle sette stelle dell’Orsa; ai sette emiliani
dei campi. Avevano nel cuore pochi libri,
morirono tirando dadi d’amore nel silenzio.
Non sapevano soldati, filosofi, poeti,
di questo umanesimo di razza contadina.
L’amore, la morte, in una fossa di nebbia appena
[fonda.
Ogni terra vorrebbe i vostri nomi di forza, di
pudore,
non per memoria, ma per i giorni che strisciano
tardi di storia, rapidi di macchine di sangue.
Da ‘‘Ai fratelli Cervi, alla loro Italia’’ ne ‘‘Il
falso e vero verde’’ 1956
I valori dell’umanesimo contadino, difesi dalla
famiglia Cervi pagando un prezzo tanto elevato, sono quelli, eterni, che
dividono, oggi come ieri, la tolleranza dall’intolleranza, la civiltà dalla
barbarie. Nel 1968 – proprio in quell’anno in cui una nuova generazione si
faceva carico della realizzazione dei valori che erano stati quelli della
Resistenza - Gianni Puccini firmava la regia del film « I sette fratelli Cervi
» con il concorso - fra gli altri – di Gian Maria Volonté, Riccardo Cucciolla,
Carla Gravina e Serge Reggiani. L’aiuto regista era Gianni Amelio, allora
ancora pressoché sconosciuto, alla sceneggiatura aveva collaborato
l’indimenticabile Cesare Zavattini. Gianni Puccini morì poco dopo la fine delle
riprese ma il suo film, lungamente boicottato dalla censura preventiva, insieme
alla magistrale interpretazione di Gian Maria Volonté, è restato nella memoria
di quanti disprezzavano e disprezzano ogni retorica commemorativa.
Ci sforziamo anche noi di ripetere con Alcide:
"i nostri morti ispirino i vivi", di pensare che dopo i figli ci sono
sempre i nipoti per ricominciare tutto da capo un’altra volta, senza cedere
allo scoraggiamento. Certo, da allora, il partito comunista italiano – la forza
politica che, con il movimento Giustizia e Libertà, era il cuore e la testa
della Resistenza - ha perso per strada l’aggettivo che tanto chiaramente lo
identificava, ripiegando su una coppia di aggettivi, ’’democratico“ e di
‘‘sinistra“ apparentemente meno impegnativi in tempi di abiure altrettanto
facili come i dogmatismi e i settarismi di un tempo. Siamo arrivati alla
rinuncia al termine di ‘‘sinistra“: il partito si contenta ormai dell’aggettivo
« democratico » per definire la sua identità o per sfumarla in un cartello
eterogeneo di alleanze interne ed esterne che rinnegano origini che neppure
querce frondose e profumati olivi sono riusciti a proteggere.
Fin dove si spingerà sulla via dell’opportunismo un
partito democratico che, quando era anche di ‘‘sinistra“ s’è unito al coro di
quanti volevano ad ogni costo il rientro in Italia dei resti della canaglia di
Savoia ed alle ispirate parole di coloro che equiparavano ed equiparano i sette
fratelli Cervi e gli oltre 100 000 caduti della guerra partigiana ai tristi
figuri della repubblica di Salò? Difficile dirlo: nel frattempo l’Italia dei
fratelli Cervi è impegnata, oggi come negli anni Venti ed in altre fasi della
sua storia, in un processo di rinnovamento e di ricostruzione della sinistra,
quella che non ha paura dei simboli né degli aggettivi perché affida la sua
identità alla continuità della lotta a fianco di lavoratori, donne, giovani,
minoranze sessuali, nazionalità oppresse, di quanti nella scala di valori delle
classi dominanti sono considerati gli ultimi.
Elezioni 2013, domani Antonio Ingroia ufficializza la candidatura a premier per sinistra e Idv. Ma restano i nodi su simbolo e liste
fonte: http://www.huffingtonpost.it
Dalla magistratura alla politica: Pietro Grasso, domani sarà la giornata di Antonio Ingroia. Il pm antimafia darà l'annuncio ufficiale in conferenza stampa al Capranichetta a Roma: si candida premier del cosiddetto 'quarto polo', espressione che non piace molto ai promotori ma che rende bene l'idea di questa nuova forza che si andrà ad aggiungere alle altre già in lizza per il voto del 24 febbraio. E dunque, da domani sarà ufficiale. Oltre a Bersani con il suo Pd, Sel e il Centro Democratico; oltre a Monti con i suoi centristi; oltre a Berlusconi e le incognite intorno alla sua ridiscesa in campo; oltre a Grillo e il suo M5S; sulla scheda ci sarà anche il polo di Ingroia, che va dal Di Pietro e quel che gli resta dell'Idv, il Prc, Pdci, Verdi e 'Arancioni' di De Magistris fino a 'Cambiare si può', neonato movimento promosso dal sociologo Luciano Gallino, il magistrato Livio Pepino, l'operaio Fiom Antonio Di Luca e tanti altri. Ma nel suo 'polo' la sua candidatura è scontata, già da tempo. Tanto che sono a buon punto le prove per il simbolo elettorale, anche se il quadro non è ancora definito. C'è Rifondazione che insiste affinché il simbolo contenga la parola 'sinistra', che non piace molto ai Verdi e anche ai dipietristi. E poi ci sono nodi da sciogliere sulle liste: perché l'obiettivo di Ingroia, nonché del movimento 'Cambiare si può', è evitare di fare la fine della 'Sinistra arcobaleno', unione tra Pdci, Prc, Verdi e Sinistra Democratica che nel 2008 non superò la soglia per entrare in Parlamento. Insomma, no all'effetto 'unione dei cespugli' e per evitarlo anche i leader di partito dovrebbero evitare di candidarsi, pensano in molti. Una partita, che secondo le ultime notizie, sarebbe già stata persa da Ingroia e da Cambiare si può: Antonio Di Pietro, il Verde Angelo Bonelli, il leader del Prc, Paolo Ferrero e del Pdci, Oliviero Diliberto, saranno candidati, come secondi in lista, rispetto a Ingroia che sarà capolista ovunque. I quattro saranno comunque candidati in Regioni sicuri. La questione mette in fibrillazione Cambiare si può, al punto che domani questa area potrebbe minacciare di uscire dall'alleanza.
Si punta comunque a una lista unitaria alla Camera e al Senato. Obiettivo: superare lo sbarramento del 4 per cento nel primo caso, dell'8 per cento nel secondo caso, ma per entrare a Palazzo Madama basta superare la soglia in qualche regione (pensano di farcela in Campania, Umbria e forse anche Toscana) Direzione: qui la faccenda si complica. Governo o opposizione? Perché in questo nuovo polo ci sono tendenze diverse. Di Pietro continua a sognare un'alleanza con il Pd, dopo il voto. Il cartello di 'Cambiare si può' invece si attesta più su una linea di opposizione a chi andrà al governo, che sia Bersani o Monti o loro due insieme. E c'è da dire che la stessa area sta ancora dando battaglia sullo stesso programma di Ingroia, considerato carente nella contestazione delle politiche di austerity europee. Ma nel polo del pm antimafia, non manca anche chi predica "l'unione delle forze con Grillo", come l'associazione 'Terza primavera", vicina allo stesso Ingroia.
Non è sbagliato pensare che, dopo il voto, questo quarto o quinto polo che dir si voglia si frammenti in tanti rivoli che corrono incontro al governo oppure rifugiati all'opposizione. Del resto, è una tendenza che potrebbe interessare anche le altre formazioni in corsa. Ma gli 'ingroiani' (perdonateci il termine, ma è comoda sintesi giornalistica) scommettono sul fatto che un fenomeno del genere potrebbe manifestarsi in forma centrifuga dalle forze che più aspirano al governo, piuttosto che centripeta. Perché la prossima, ragionano, sarà una legislatura di sacrifici, in Parlamento ci sarà la fila per non intestarseli.
Per ora, c'è la fila per ricandidarsi, per poter tornare in Parlamento ancora e nonostante tutto. Visione da non generalizzare, naturalmente. Ma dev'essere il caso di Antonio Di Pietro. Respinto dal Pd, pur di stringere con il polo di Ingroia, ha persino mandato gli auguri di pronta guarigione niente meno che a Hugo Chavez, presidente venezuelano ora gravemente malato, punto di riferimento della sinistra anche in Italia, non certo però per l'ex pm. Almeno non finora. E' accaduto ad una cerimonia organizzata giorni fa a Roma dall'ambasciata del Venezuela in Italia, proprio per raccogliere messaggi di solidarietà intorno al paese che, per via della malattia del presidente, sta attraversando un difficile momento. Oltre al messaggio di Fausto Bertinotti (per la cronaca: supporter della candidatura di Ingroia), per Chavez è stato letto anche quello dell'ex pm, non senza stupore da parte dei presenti.
la canea esiziale di "cambiare si può!" " io ci sto" spiegata facile
Laura Jurevic
Per
ora ci sono DUE SOGGETTI distinti CAMBIARESIPUO' e IO CI STO.
ma torniamo un cicinin indietro... il pdci vuole il matrimonio con il pd
fino a che morte non ci separi
rifondazione è ( finalmente) anti pd (diciamo che il pd
prima faceva schifo, ma mo' proprio è indifendibile)
rifondazione ha iniziato da un anno a costruire il quarto
polo facendo appelli a todos el mundo (compresi sel e pdci, a volte facendoci
pure incazza' per gli appelli ad oltranza al niculino de noantri)
SEL ha detto: no no io ho smontato rifondazione per anda'
con il pd!!! Ecchecavolo, tutto sto lavoro di demolizione, siete minoritari, io
vado al ballottaggio... (ed ha demolito pure SEL)
il pdci ha smontato la FDS dichiarando "o pd o
mores!!!"
Il pd al pdci gli ha risposto si si mo' vediamo spetta
eh... se proprio ce servite ve chiamiamo e ve diamo tre posticini (tanto che
dopo i nomi designati, nel pdci so' partite le lotte da chi non aveva quel nome
lì)
Rifondazione nel frattempo con alba (e ora sinistra
critica ed altri compagni che hanno capito l'importanza di tenere la barra
contro questa destra piddina e montiana) fa nascere cambiare si può, anti pd e
anti monti e tutto il resto appresso. Arancietto di forma, rosso in
sostanza visto che i numeri so' rossi e si decide a maggioranza. (almeno pe'
mo)
il pdci allora con de magistris ha candidato ingroia per il
matrimonio con il pd e per boicottare la nascita di un polo anti monti e anti pd
con il "movimento arancione io ci sto" -CHE E' N'ANTRA COSA-
tanto da presentarlo il giorno prima della seconda assemblea di "cambiare
si può" (e nella prima LUI c'era...è poi che ha tentato lo sgambetto)
il programma tirato giù da ingroietto era più di destra di
quello del pd.
PROBLEMA GROSSO di qualcuno...
il pd a questi qua, gli ha risposto e continua a
rispondere 'nt'o culo!
compreso il 22 stesso durante l'assemblea. (ovazione della
sala, perchè è vero che alba è quel che è, ma è pure vero che il centrosinistra
nun lo vole vede' manco disegnato)
de
magistris allora è tornato a cambiare si può per dare garanzie che non si va con il
centrosinistra e che il confronto è tanto per, e quindi di andare tutti insieme
Cambiare
si può gli ha risposto: "bellobell' acca' nisciun'è fesso, te voi fa' l'indiano co' gli indiani
ma ce caschi male...PRIMO ci metti il fiscal compact nel programma (e il pd ti
schifa ancora di più), secondo ci metti la scuola come si deve e non
meritocratica come da gelminiana memoria taccivostra e di chi ve suggerisce ste
minchiate de destra, terzo ci piazzi pure il no tav e tutto il rest'appresso e
prima mandiamo gli emissari a fare il confronto ma ricordati che alla fine
decidono le assemblee ( rifondarole, sinistre critiche e compagne per la
maggioranza) tradotto: HIC RODE HIC SALTA
QUINDI CAMBIARE SI PUO' PRATICAMENTE ACCETTA UN CONFRONTO
PROGRAMMATICO CON IO CI STO (IDV,VERDI E INGROIA) FISSANDO PALETTI
(mentre altri stanno con il cappello in mano davanti al portone del Pd. Peccato
che D'Alema sta in montagna, cerca casini e di questi altri se ne fotte ed ora
dovranno giustificare l'ennesima inversione ad U in due settimane) Questo
è quanto ho dipanato io fino a mo'...
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