"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"
Poche parole per informarvi, se non ne siete già al corrente, di un’azione di protesta che abbiamo condotto lo scorso venerdì presso la sede UEFA di Nyon (Svizzera) che ha avuto una buona copertura mediatica internazionale. Una sessantina di attivisti francesi, inglesi e svizzeri ha denunciato, durante la riunione del Comitato esecutivo della UEFA (UnioneEuropea di Calcio), lo svolgimento della prossima Coppa europea di calcio under21 in Israele.
Platini era ovviamente molto imbarazzato, poiché come si puògiustificare l'onore reso a Israele dall’UEFA:
- dopo che due giocatori della squadra nazionale palestinese, Mohammed e Abu Omar Rouis Nimr, sono detenuti da Israele da quasi un anno (e il calciatore Mahmoud Sarsak detenuto per 3 anni)
- dopo che, durante il massacro dello scorso novembre, per la seconda volta Israele ha distrutto il più grande stadio di calcio della Palestina, e la sede del Comitato delle para-Olimpiadi di Gaza
- dopo che i palestinesi minori di 21anni sono soggetti, quanto se non più dei maggiorenni, a omicidi, arresti, torture, inflitte dall'occupazione israeliana
- dopo che tre degli stadi dove dovrebbero svolgersi le partite nel mese di giugno sono costruiti su siti di antichi villaggi palestinesi demoliti da Israele!
Vi esortiamo a elevare in tutti i paesi una vigorosa protesta contro questo incitamento ai crimini di guerra.
Scriviamo in massa ai dirigenti dell’UEFA e ad ogni federazione nazionale e regionale perchè rispettino il loro impegno contro il razzismo e per l’uguaglianzadi tutti i popoli nello sport.
Ricordiamo loro che le istanze sportive internazionali esclusero il Sudafrica dell’apartheid e che questo contribuì efficacemente all’abolizione della segregazione!
Centinaia di persone per esprimere solidarietà con i compagni e le compagne sotto
processo, questa mattina hanno partecipato al presidio di fronte all'aula
bunker del carcere di Torino, dove si sarebbe svolta l'udienza per
unificare i due procedimenti per un totale di 52 persone, per le giornate di
resistenza del 27 giugno e 3 luglio 2011.
Una lunga coda all'ingresso, l'apparato che avrebbe dovuto radiografare le
nostre borse evidentemente era KO. I casi della vita? Così ci controllano uno
ad uno, chiedendo i documenti all'entrata. Finalmente è il mio turno... cerco
il documento ma l'agente in borghese sorride e avvisa il collega "non
serve, la signora la conosciamo". In un aula bunker essere
"conosciuta" non è una roba che mi fa sentire proprio bene.
Si entra. L'atmosfera è veramente cupa, il grigio è la tinta dominante, sullo
sfondo tra un crocifisso e l'altro le due scritte che annunciano che "la
legge è uguale per tutti". Peccato siano messe alle spalle dei giudici,
così le leggiamo solo noi, che abbiamo capito da tempo che le cose non stanno
proprio cosi'.
Da dentro ci avvisano che alcuni compagni non vengono fatti entrare, qualcuno
ha "deciso" che eravamo troppi, peccato che almeno gli indagati
avrebbero tutto il diritto di essere presenti in aula. Si informano gli
avvocati, si tenta di impedire l'inizio dell'appello, ma niente da fare. Poco
importa, quella legge uguale per tutti è, ancora una volta, dis-uguale per i NO
TAV. Inizia l'appello, ma viene ignorato, una compagna si avvicina ad un
microfono e chiede di poter leggere un comunicato a nome di tutti, la sua
richiesta viene respinta ma lei non demorde. Inizia la lettura del comunicato,
circondata dai compagni che la proteggono dall'arrivo dei Carabinieri, al quale
il presidente ha chiesto di identificare la ragazza. Con voce decisa, in tanti
iniziano la lettura: "La scelta di spostare il processo in questa aula
bunker è in sintonia con l'ondata repressiva sostenuta e legittimata dalla
campagna mediatica finalizzata a demonizzare il movimento NO TAV, tentando di
indebolirlo e isolarlo dalle lotte che attraversano il paese. Trasferendo la
sede del processo voi state tentando di rinchiudere la lotta NO TAV nella morsa
della "pericolosità sociale" e delle emergenze. Noi invece,
rivendichiamo le pratiche della lotta ribadendo le ragioni che ci spingono a
resistere contrastando chi vuole imporre il tav militarizzando la Valle, con le
conseguenti devastazioni umane, sociali e ambientali. Le nostre ragioni restano
vive, e la vostra scelta di trascinarci in questa aula bunker non ci impedirà
di portarle avanti. Per questo oggi scegliamo di abbandonare tutte/i
quest'aula, lasciandovi soli nel vostro bunker. ora e sempre notav!. A SARA' DURA!" è il grido
conclusivo, con il quale gli indagati ed il pubblico lasciano l'aula bunker, è
una piccola vittoria, ma all'esterno c'è il prezzo da pagare.
Una parte riesce ad uscire, altri no. Ci vengono chiesti i documenti e ci
rifiutiamo di darli, visto che siamo tutti stati identificati all'ingresso non
sembra sensata la richiesta all'uscita. Il cancello si chiude, alcuni sono
fuori, altri sono dentro. Sale la tensione, parte qualche carica, ma nessuno ha
intenzione di mostrare un documento per uscire. Dopo un tempo che sembra non
finire mai arrivano gli avvocati del legal team, e siamo "tutti
liberi".... Per condividere la sensazione di libertà si decide di fare una
passeggiata intorno alle mura del carcere, per portare ai carcerati parole di
solidarietà, messaggi di speranza.
Insieme, abbiamo di nuovo la sensazione che loro non vinceranno mai.
Operazioni di voto
dell'ufficio elettorale, RIFIUTO DA PARTE DELL'ELETTORE DI RITIRARE LA SCHEDA
ELETTORALE
Circolare di ALCUNE PREFETTURE (Firenze, La Spezia, Reggio Calabria, Pavia,
etc...) - 30 gennaio 2013
"La Direzione Centrale dei Servizi Elettorali, visti i numerosi quesiti e
richieste di chiarimento in merito ad una possibile forma di ASTENSIONE DAL
VOTO, con il possibile RIFIUTO DELLA SCHEDA ELETTORALE ed
eventuale RICHIESTA DI VERBALIZZAZIONE DI DICHIARAZIONI DI ASTENSIONI O
PROTESTE DI VARIO CONTENUTO, ha rappresentato quanto di seguito riportato.
In materia, le norme vigenti si limitano a
disciplinare la procedura di voto, nonché i casi di nullità delle schede
(articoli da 57 a 63 del D.P.R. n- 361/1957).
L'art. 62, infatti, prevede l'ipotesi in cui
l'elettore non voti in cabina elettorale, facendone derivare la nullità della
scheda. Ciò accade quando l'elettore registrato dal seggio elettorale, al quale
ha consegnato la tessera elettorale e il documento d'identità, abbia ritirato
la scheda e poi l'abbia riconsegnata senza entrare prima in cabina.
In tal caso, l'elettore dovrà essere CONTEGGIATO TRA I
VOTANTI e la scheda dovrà ESSERE DICHIARATA NULLA e INSERITA nell'apposita busta
secondo le istruzioni in dotazione ai seggi.
Invece, IL RIFIUTO DELLA SCHEDA NON TROVA UNA
SPECIFICA DISCIPLINA NORMATIVA MA NON PUO' CERTAMENTE RITENERSI VIETATO:
l'elettore, infatti, PUO' RICHIEDERE SPECIFICATAMENTE AL PRESIDENTE DEL SEGGIO
ELETTORALE di VOLER VOTARE SOLO PER ALCUNE e non per tutte le consultazioni in
corso (e di voler ricevere, quindi, solo alcune schede), OPPURE PUO' DICHIARARE
DI VOLER RIFIUTARE TUTTE LE SCHEDE.
L'ipotesi che si evince dai quesiti e dalle richieste
di chiarimento pervenute al predetto Ufficio sembra riguardare i casi in cui
l'ELETTORE VOGLIA ASTENERSI COMPLETAMENTE DAL VOTO, RIFIUTANDO TUTTE LE SCHEDE
E CHIEDENDO LA VERBALIZZAZIONE della PROPRIA ASTENSIONE DAL VOTO STESSO.
Al riguardo, la citata Direzione richiede che, IN TALI
EVENIENZE, IL PRESIDENTE DEL SEGGIO - al fine di non rallentare il regolare
svolgimento delle operazioni - possa PRENDERE A VERBALE la protesta
dell'elettore e il suo rifiuto di ricevere la scheda, purché la verbalizzazione
sia FATTA IN MANIERA SINTETICA E VELOCE, con l'annotazione nel verbale stesso
delle generalità dell'elettore, del motivo del reclamo O DELLA PROTESTA,
ALLEGANDO ANCHE GLI EVENTUALI SCRITTI CHE L'ELETTORE MEDESIMO RITENESSE DI
VOLER CONSEGNARE AL SEGGIO.
Per quanto attiene la rilevazione del numero degli
elettori, appare utile rammentare che COLORO CHE RIFIUTANO LA SCHEDA NON
DOVRANNO ESSERE CONTEGGIATI TRA I VOTANTI DELLA SEZIONE ELETTORALE."
Incontriamo
Adriano Lotito, candidato premier di Alternativa Comunista, vent'anni, studente
universitario a Bologna, protagonista delle lotte studentesche, la punta più
avanzata (per ora) delle lotte nel nostro Paese. Adriano, la tua è una
candidatura rivoluzionaria, controcorrente e dal forte valore simbolico, che
rompe gli schemi ingessati di questa campagna elettorale. E' una candidatura che
vuole rappresentare le nuove generazioni che sono scese in lotta in questi anni,
dando vita a importanti e radicali momenti di lotta. Cosa dici ai giovani
studenti che guardano al programma del nostro partito?
Come hai già detto, gli studenti e le
studentesse che sono scese in piazza in questi mesi e in questi anni hanno
rappresentato l’avanguardia più combattiva del conflitto sociale nel nostro
Paese. In Italia purtroppo viviamo ancora una situazione piuttosto arretrata dal
punto di vista della lotta di classe, sicuramente non paragonabile a quanto sta
accadendo in Grecia o in Spagna. Ma le masse studentesche, che abbiamo visto
lottare contro il governo Monti e le imposizioni della Troika lo scorso autunno,
indicano indubbiamente che siamo in presenza di una prima radicalizzazione del
conflitto. Decine di migliaia di studenti hanno occupato centinaia di scuole in
tutto il Paese, hanno organizzato assemblee, coordinamenti, comitati di lotta,
hanno elaborato idee e programmi su scuola e università, e più in generale,
sull’organizzazione della società, alternativi alle politiche di austerità che
ci ha imposto l’Europa dei banchieri, e che saranno continuate dal prossimo
governo, probabilmente di centrosinistra.
L’appello che rivolgo a questi
studenti è di non lasciarsi illudere dalle vie pacifiche e parlamentari, dal
dialogo con le istituzioni e con i partiti tradizionali, ma di proseguire nel
loro percorso di lotta. Gli studenti in lotta devono essere consapevoli che un
altro mondo possibile esiste, ma non potrà mai nascere nei palazzi del potere,
ma solo a partire dalle piazze, dalle scuole, dalle fabbriche in mobilitazione.
E anche che queste lotte, per non rimanere isolate e perdenti sul nascere,
devono coordinarsi e unirsi su un programma di classe, di rottura con il
capitalismo e le sue istituzioni. Per realizzare tutto questo, bisogna che gli
studenti e le studentesse abbandonino le pulsioni anarcoidi e il pregiudizio
antipartitico che è stato una caratteristica delle passate mobilitazioni, e
facciano una distinzione tra i partiti istituzionali e compatibili con questo
sistema, e i partiti realmente rivoluzionari e antisistema. Alternativa
Comunista è un partito di quest’ultimo tipo, un partito completamente
disinteressato rispetto a poltrone in parlamento e opportunismi di varia specie,
un partito che si pone il problema di unire le lotte e di abbattere il sistema.
Noi non chiediamo il voto per andare a governare, ma facciamo appello a unire le
lotte sotto una direzione rivoluzionaria. Una differenza di classe!
Qual è il
programma del Pdac che rappresenti a queste elezioni? Pensi sia centrale l'unità
di lotta tra lavoratori e studenti?
Le lotte che vediamo svilupparsi
tutti i giorni per poter vincere devono unirsi e coordinarsi. Studenti-operai
uniti nella lotta, per noi non è un vecchio slogan sessantottino, ma
un’indicazione pratica fondamentale, la via maestra per rovesciare un sistema
che scarica i costi della sua crisi principalmente sulle spalle di giovani e
lavoratori, nativi e immigrati. Unirsi ai lavoratori per noi significa anche
denunciare gli opportunismi delle direzioni sindacali, che cercano di dividere e
frammentare il conflitto per gestirlo negli interessi del padronato. L’unità va
creata sul terreno delle lotte, nelle piazze, nelle assemblee autoconvocate, non
invitando i burocrati sindacali a parlare davanti agli studenti.
Detto questo, è chiaro che l’unità
deve crearsi non sulla base di un programma qualsiasi, ma con una precisa
caratterizzazione di classe. Per questo i nostri punti programmatici
fondamentali sono: la nazionalizzazione senza indennizzo e la gestione operaia
per le fabbriche che chiudono e licenziano; la nazionalizzazione delle banche;
il rifiuto del pagamento del debito e l’uscita dalla Ue; l’abrogazione di tutte
le controriforme di scuola e lavoro portate avanti in questi anni da
centrodestra e centrosinistra; la scala mobile dei salari e dell’orario di
lavoro; un reddito sociale per i disoccupati e un reddito studentesco per gli
studenti e le studentesse che non possono permettersi di accedere all’istruzione
(con mense, libri, trasporti e alloggi gratuiti); ma anche un grande piano di
edilizia popolare e scolastica, perché non si può continuare a morire andando al
lavoro o a scuola!
E’ evidente che tutte queste misure
di emergenza nell’interesse di giovani e lavoratori potranno essere finanziate
solo con la requisizione forzata dei grandi capitali in mano a banchieri e
supermanager (si pensi che la metà della ricchezza complessiva italiana è in
mano al 10% della popolazione!). Un programma rivoluzionario, insomma! Che
prevede anche la cessazione delle missioni di guerra, l’uscita dalla Nato, la
requisizione delle proprietà della Chiesa, la chiusura dei lager per gli
immigrati (Cie) e la libera cittadinanza per tutti, l’estensione di servizi
sociali pubblici, la desionizzazione del Paese mediante la rottura di ogni
rapporto commerciale, diplomatico e culturale con lo Stato di Israele che è uno
Stato fantoccio dell'imperialismo che occupa la terra di Palestina. Questi solo
per citare i punti principali.
Qual è la
differenza tra la tua candidatura e quella di Ingroia, sostenuta da Rifondazione
comunista?
Il progetto ingroiano e la sua
rivoluzione cosiddetta “civile” rappresentano il punto più basso e indegno
raggiunto dalla sinistra socialdemocratica italiana. Come fa Rifondazione a
giustificare il suo sostegno a una lista composta da sbirri, magistrati,
avvocati di pentiti di mafia? E soprattutto con un programma colmo di
contraddizioni e paradossi: si rifiuta il Fiscal compact senza rompere con l’Ue
e la Troika; si parla di giustizia sociale e articolo 18 per poi delirare sul
bisogno di "agevolare la libera iniziativa imprenditoriale"; si parla
genericamente di “pace e disarmo” senza avanzare nessuna rottura con le
istituzioni guerrafondaie di cui l’Italia è membro organico (Nato, Onu e la
stessa Ue). Rifondazione si è sciolta in una lista e in un programma che
collocano al primo posto la difesa della legalità: la stessa legalità in nome
della quale si bastonano operai e studenti, la stessa legalità portata avanti
dagli sbirri della Diaz e di Bolzaneto a Genova nel 2001 (e nei confronti dei
quali Ingroia ha espresso la sua solidarietà). Il giustizialismo è un’ideologia
che ha sempre caratterizzato la destra più reazionaria (non a caso il capolista
al senato della lista Ingroia in Sicilia è Luigi Li Gotti, che può vantare una
trentennale militanza nel Msi prima e in An dopo). Questa è una vergogna! Per
fortuna questa volta Rifondazione ha voluto rinunciare alla falcemartello, così
almeno non verrà ulteriormente macchiato il simbolo della lotta decennale del
movimento operaio e comunista.
La tua
candidatura di giovane studente è anche lontana anni luce da quella del Pcl, che
candida a premier ancora una volta l'ormai sessantenne Ferrando. A parte
l'evidente differena anagrafica, come spieghi a chi lo chiede le differenze tra
il Pdac e il Pcl?
Il Pcl di Ferrando è un partito
mediatico e profondamente viziato dall’elettoralismo. Un partito che ruota
interamente attorno alla figura del leader guru, all’ennesima presentazione come
candidato premier, in cerca unicamente di visibilità mediatica. Un partito che
negli ultimi tempi ha visto esplodere le sue contraddizioni interne
(federalismo, liderismo, elettoralismo) e che ha portato alla fuoriuscita di
parecchi militanti e quadri dirigenti, alcuni dei quali confluiti in Alternativa
Comunista. Mentre Ferrando inseguiva le telecamere, ossessionato com’è dal
quinto potere, noi abbiamo intessuto relazioni con molte avanguardie di lotta,
operaie e studentesche, abbiamo costituito comitati, abbiamo partecipato alla
lotta degli immigrati contro l’ultima sanatoria truffa, abbiamo creato i Giovani
di Alternativa Comunista, per approfondire il lavoro politico con gli studenti e
le studentesse in lotta contro Monti. Per non parlare della lotta nei sindacati:
mentre i dirigenti del Pcl chinano la testa davanti ai burocrati per conquistare
le poltrone negli organismi dirigenti della Cgil, noi veniamo espulsi per la
nostra lotta a favore dell’unità della classe lavoratrice. E ho detto tutto:
ormai la differenza tra noi e il Pcl è chiaramente comprensibile anche
all’esterno.
Nelle
circoscrizioni dove la lista di Alternativa Comunista non è presente che
indicazioni di voto dà il Pdac?
L'astensione: perché, come abbiamo
detto fin qui, non ci sono altre liste che rappresentino realmente gli interessi
dei lavoratori e delle masse popolari.
Cosa ti auguri
da queste elezioni? Pensi che dalle urne possa venire una risposta ai problemi
di milioni di giovani, operai, disoccupati?
Riprendendo il discorso iniziale, noi
non ci presentiamo con delle promesse elettorali, ma propagandando un programma
di lotta, un programma che prevede la rottura dell’attuale assetto
istituzionale, un programma che ha come modello le rivoluzioni in Egitto, in
Siria e in tutto il mondo arabo. Questo sistema non può essere riformato, ma
solamente abbattuto dalle lotte dei lavoratori e degli studenti. Ci presentiamo
appunto per dar voce a queste lotte, per avanzare l’unica reale alternativa. Non
ci potrà essere nessun cambiamento all’interno dei palazzi del potere; chiunque
andrà al governo proseguirà nelle politiche di austerità, nello smantellamento
dei diritti dei lavoratori e degli studenti, nelle politiche guerrafondaie,
antioperaie e razziste che hanno caratterizzato i governi di tutti i colori, di
centrodestra, centrosinistra e tecnici. L’unico cambiamento negli interessi dei
lavoratori e delle nuove generazioni potrà partire solamente dalle piazze, dalle
scuole e dalle fabbriche in lotta. Mentre tutte le altre forze politiche
candidano imprenditori, banchieri, magistrati e sbirri, noi candidiamo nella
nostra lista operai, studenti, immigrati, cassintegrati, disoccupati in lotta
sulla base di un programma che vuole rovesciare il capitalismo, l’unico
autentico responsabile di questa crisi economica e sociale. E’ questo l’appello
che facciamo: riprendiamoci le scuole, riprendiamoci le fabbriche, liberiamo il
lavoro e il sapere, riprendiamoci il futuro e finiamola con un sistema che offre
solamente guerre, miseria e sfruttamento! L’unico governo che vogliamo, è un
governo dei lavoratori!
Incontriamo
Adriano Lotito, candidato premier di Alternativa Comunista, vent'anni, studente
universitario a Bologna, protagonista delle lotte studentesche, la punta più
avanzata (per ora) delle lotte nel nostro Paese. Adriano, la tua è una
candidatura rivoluzionaria, controcorrente e dal forte valore simbolico, che
rompe gli schemi ingessati di questa campagna elettorale. E' una candidatura che
vuole rappresentare le nuove generazioni che sono scese in lotta in questi anni,
dando vita a importanti e radicali momenti di lotta. Cosa dici ai giovani
studenti che guardano al programma del nostro partito?
Come hai già detto, gli studenti e le
studentesse che sono scese in piazza in questi mesi e in questi anni hanno
rappresentato l’avanguardia più combattiva del conflitto sociale nel nostro
Paese. In Italia purtroppo viviamo ancora una situazione piuttosto arretrata dal
punto di vista della lotta di classe, sicuramente non paragonabile a quanto sta
accadendo in Grecia o in Spagna. Ma le masse studentesche, che abbiamo visto
lottare contro il governo Monti e le imposizioni della Troika lo scorso autunno,
indicano indubbiamente che siamo in presenza di una prima radicalizzazione del
conflitto. Decine di migliaia di studenti hanno occupato centinaia di scuole in
tutto il Paese, hanno organizzato assemblee, coordinamenti, comitati di lotta,
hanno elaborato idee e programmi su scuola e università, e più in generale,
sull’organizzazione della società, alternativi alle politiche di austerità che
ci ha imposto l’Europa dei banchieri, e che saranno continuate dal prossimo
governo, probabilmente di centrosinistra.
L’appello che rivolgo a questi
studenti è di non lasciarsi illudere dalle vie pacifiche e parlamentari, dal
dialogo con le istituzioni e con i partiti tradizionali, ma di proseguire nel
loro percorso di lotta. Gli studenti in lotta devono essere consapevoli che un
altro mondo possibile esiste, ma non potrà mai nascere nei palazzi del potere,
ma solo a partire dalle piazze, dalle scuole, dalle fabbriche in mobilitazione.
E anche che queste lotte, per non rimanere isolate e perdenti sul nascere,
devono coordinarsi e unirsi su un programma di classe, di rottura con il
capitalismo e le sue istituzioni. Per realizzare tutto questo, bisogna che gli
studenti e le studentesse abbandonino le pulsioni anarcoidi e il pregiudizio
antipartitico che è stato una caratteristica delle passate mobilitazioni, e
facciano una distinzione tra i partiti istituzionali e compatibili con questo
sistema, e i partiti realmente rivoluzionari e antisistema. Alternativa
Comunista è un partito di quest’ultimo tipo, un partito completamente
disinteressato rispetto a poltrone in parlamento e opportunismi di varia specie,
un partito che si pone il problema di unire le lotte e di abbattere il sistema.
Noi non chiediamo il voto per andare a governare, ma facciamo appello a unire le
lotte sotto una direzione rivoluzionaria. Una differenza di classe!
Qual è il
programma del Pdac che rappresenti a queste elezioni? Pensi sia centrale l'unità
di lotta tra lavoratori e studenti?
Le lotte che vediamo svilupparsi
tutti i giorni per poter vincere devono unirsi e coordinarsi. Studenti-operai
uniti nella lotta, per noi non è un vecchio slogan sessantottino, ma
un’indicazione pratica fondamentale, la via maestra per rovesciare un sistema
che scarica i costi della sua crisi principalmente sulle spalle di giovani e
lavoratori, nativi e immigrati. Unirsi ai lavoratori per noi significa anche
denunciare gli opportunismi delle direzioni sindacali, che cercano di dividere e
frammentare il conflitto per gestirlo negli interessi del padronato. L’unità va
creata sul terreno delle lotte, nelle piazze, nelle assemblee autoconvocate, non
invitando i burocrati sindacali a parlare davanti agli studenti.
Detto questo, è chiaro che l’unità
deve crearsi non sulla base di un programma qualsiasi, ma con una precisa
caratterizzazione di classe. Per questo i nostri punti programmatici
fondamentali sono: la nazionalizzazione senza indennizzo e la gestione operaia
per le fabbriche che chiudono e licenziano; la nazionalizzazione delle banche;
il rifiuto del pagamento del debito e l’uscita dalla Ue; l’abrogazione di tutte
le controriforme di scuola e lavoro portate avanti in questi anni da
centrodestra e centrosinistra; la scala mobile dei salari e dell’orario di
lavoro; un reddito sociale per i disoccupati e un reddito studentesco per gli
studenti e le studentesse che non possono permettersi di accedere all’istruzione
(con mense, libri, trasporti e alloggi gratuiti); ma anche un grande piano di
edilizia popolare e scolastica, perché non si può continuare a morire andando al
lavoro o a scuola!
E’ evidente che tutte queste misure
di emergenza nell’interesse di giovani e lavoratori potranno essere finanziate
solo con la requisizione forzata dei grandi capitali in mano a banchieri e
supermanager (si pensi che la metà della ricchezza complessiva italiana è in
mano al 10% della popolazione!). Un programma rivoluzionario, insomma! Che
prevede anche la cessazione delle missioni di guerra, l’uscita dalla Nato, la
requisizione delle proprietà della Chiesa, la chiusura dei lager per gli
immigrati (Cie) e la libera cittadinanza per tutti, l’estensione di servizi
sociali pubblici, la desionizzazione del Paese mediante la rottura di ogni
rapporto commerciale, diplomatico e culturale con lo Stato di Israele che è uno
Stato fantoccio dell'imperialismo che occupa la terra di Palestina. Questi solo
per citare i punti principali.
Qual è la
differenza tra la tua candidatura e quella di Ingroia, sostenuta da Rifondazione
comunista?
Il progetto ingroiano e la sua
rivoluzione cosiddetta “civile” rappresentano il punto più basso e indegno
raggiunto dalla sinistra socialdemocratica italiana. Come fa Rifondazione a
giustificare il suo sostegno a una lista composta da sbirri, magistrati,
avvocati di pentiti di mafia? E soprattutto con un programma colmo di
contraddizioni e paradossi: si rifiuta il Fiscal compact senza rompere con l’Ue
e la Troika; si parla di giustizia sociale e articolo 18 per poi delirare sul
bisogno di "agevolare la libera iniziativa imprenditoriale"; si parla
genericamente di “pace e disarmo” senza avanzare nessuna rottura con le
istituzioni guerrafondaie di cui l’Italia è membro organico (Nato, Onu e la
stessa Ue). Rifondazione si è sciolta in una lista e in un programma che
collocano al primo posto la difesa della legalità: la stessa legalità in nome
della quale si bastonano operai e studenti, la stessa legalità portata avanti
dagli sbirri della Diaz e di Bolzaneto a Genova nel 2001 (e nei confronti dei
quali Ingroia ha espresso la sua solidarietà). Il giustizialismo è un’ideologia
che ha sempre caratterizzato la destra più reazionaria (non a caso il capolista
al senato della lista Ingroia in Sicilia è Luigi Li Gotti, che può vantare una
trentennale militanza nel Msi prima e in An dopo). Questa è una vergogna! Per
fortuna questa volta Rifondazione ha voluto rinunciare alla falcemartello, così
almeno non verrà ulteriormente macchiato il simbolo della lotta decennale del
movimento operaio e comunista.
La tua
candidatura di giovane studente è anche lontana anni luce da quella del Pcl, che
candida a premier ancora una volta l'ormai sessantenne Ferrando. A parte
l'evidente differena anagrafica, come spieghi a chi lo chiede le differenze tra
il Pdac e il Pcl?
Il Pcl di Ferrando è un partito
mediatico e profondamente viziato dall’elettoralismo. Un partito che ruota
interamente attorno alla figura del leader guru, all’ennesima presentazione come
candidato premier, in cerca unicamente di visibilità mediatica. Un partito che
negli ultimi tempi ha visto esplodere le sue contraddizioni interne
(federalismo, liderismo, elettoralismo) e che ha portato alla fuoriuscita di
parecchi militanti e quadri dirigenti, alcuni dei quali confluiti in Alternativa
Comunista. Mentre Ferrando inseguiva le telecamere, ossessionato com’è dal
quinto potere, noi abbiamo intessuto relazioni con molte avanguardie di lotta,
operaie e studentesche, abbiamo costituito comitati, abbiamo partecipato alla
lotta degli immigrati contro l’ultima sanatoria truffa, abbiamo creato i Giovani
di Alternativa Comunista, per approfondire il lavoro politico con gli studenti e
le studentesse in lotta contro Monti. Per non parlare della lotta nei sindacati:
mentre i dirigenti del Pcl chinano la testa davanti ai burocrati per conquistare
le poltrone negli organismi dirigenti della Cgil, noi veniamo espulsi per la
nostra lotta a favore dell’unità della classe lavoratrice. E ho detto tutto:
ormai la differenza tra noi e il Pcl è chiaramente comprensibile anche
all’esterno.
Nelle
circoscrizioni dove la lista di Alternativa Comunista non è presente che
indicazioni di voto dà il Pdac?
L'astensione: perché, come abbiamo
detto fin qui, non ci sono altre liste che rappresentino realmente gli interessi
dei lavoratori e delle masse popolari.
Cosa ti auguri
da queste elezioni? Pensi che dalle urne possa venire una risposta ai problemi
di milioni di giovani, operai, disoccupati?
Riprendendo il discorso iniziale, noi
non ci presentiamo con delle promesse elettorali, ma propagandando un programma
di lotta, un programma che prevede la rottura dell’attuale assetto
istituzionale, un programma che ha come modello le rivoluzioni in Egitto, in
Siria e in tutto il mondo arabo. Questo sistema non può essere riformato, ma
solamente abbattuto dalle lotte dei lavoratori e degli studenti. Ci presentiamo
appunto per dar voce a queste lotte, per avanzare l’unica reale alternativa. Non
ci potrà essere nessun cambiamento all’interno dei palazzi del potere; chiunque
andrà al governo proseguirà nelle politiche di austerità, nello smantellamento
dei diritti dei lavoratori e degli studenti, nelle politiche guerrafondaie,
antioperaie e razziste che hanno caratterizzato i governi di tutti i colori, di
centrodestra, centrosinistra e tecnici. L’unico cambiamento negli interessi dei
lavoratori e delle nuove generazioni potrà partire solamente dalle piazze, dalle
scuole e dalle fabbriche in lotta. Mentre tutte le altre forze politiche
candidano imprenditori, banchieri, magistrati e sbirri, noi candidiamo nella
nostra lista operai, studenti, immigrati, cassintegrati, disoccupati in lotta
sulla base di un programma che vuole rovesciare il capitalismo, l’unico
autentico responsabile di questa crisi economica e sociale. E’ questo l’appello
che facciamo: riprendiamoci le scuole, riprendiamoci le fabbriche, liberiamo il
lavoro e il sapere, riprendiamoci il futuro e finiamola con un sistema che offre
solamente guerre, miseria e sfruttamento! L’unico governo che vogliamo, è un
governo dei lavoratori!
candidata alla Camera ed al Consiglio della Regione Lazio
nella lista Rivoluzione Civile,A.Ingroia
In tanti anni di attivismo non mi sono mai trovata davanti a
tanto pressappochismo e dire che i cittadini della Valle del Sacco ne hanno
viste tante.
Dopo studi costosi, approfondimenti, tavoli tecnici,
conferenze dei servizi dove partecipano rappresentanti di Enti locali e non, ognuno
con il proprio bel gettone di presenza, il Ministero dell’Ambiente, emana un
decreto che contiene un “errore”, voglio credere che sia solo un errore.
Cosa contiene il decreto? Si scopre che il Sito di interesse
nazionale che abbiamo sempre considerato unico viene diviso in due aree nette e
distinte:
1.Il polo chimico di Colleferro(sorgente dell’inquinamento)
2. Il fiume e le sue aree riparali larghe 100 metri dall’alveo.
E’ un utile “errore”: Non essendoci impianti chimici
integrati come quelli per la produzione di fertilizzanti semplici e
composti, categoria alle quali appartengono le produzioni che hanno lasciato
sui terreni la molecola del βCH (isomero
del Lindano) le aree riparali non possiedono le caratteristiche di legge per
essere considerate SIN, quindi si può procedere al declassamento e la Valle diventa Sito di
Interesse Regionale;
Il polo industriale invece, all’improvviso si scopre che non
è mai stato considerato ricadente all’interno del confinamento SIN. In altre
parole l’area dove sono stati fatti i lavori di bonifica, dove è stato
realizzato un barrieramento idraulico che deve essere costantemente monitorato,
dove si sono spesi fondi pubblici importanti, non è mai stato un SIN.
Voglio pensare che sia solamente un errore, anche se
gravissimo, in questo momento politico e di crisi di fiducia nelle Istituzioni.
Sappiamo che molti amministratori dei 18 siti d’emergenza che
come il nostro, sono stati declassati, sono seriamente preoccupati. Giustamente
paventano che le Regioni, a causa della crisi economica ed i tagli di spesa, difficilmente troveranno le risorse
necessarie per proseguire le bonifiche.
Quindi è doveroso scandalizzarsi!
Non si accorge di nulla la Giunta Regionale del Lazio ed
in particolare la
Presidente Polverini che è di fatto il Commissario della bonifica.
Tacciono i Consiglieri regionali uscenti,evidentemente
impegnati a ricollocarsi.
Tacciono tutti i Parlamentari che paventano scossoni
penalizzanti sotto il profilo elettorale.
Se ne sono accorte solo le associazioni, persone che i
documenti se li leggono!
Una cosa è certa: i cittadini stanno pagando a peso d’oro
troppi preziosi consulenti che commettono questi “errori”.
Quanto è successo è gravissimo! Peraltro se venisse rispettato quanto il
Decreto prevede, sarà estremamente più semplice autorizzare impianti per
bruciare Car fluff, altri rifiuti, o biomasse, ad esempio, nel cementificio di
Colleferro, la struttura industriale che
peraltro incide sull’area con il massimo della concentrazione di inquinante.
Francesco
Bearzi - Coordinatore RETUVASA Frosinone
Piangere
oppure ridere? Questa l’alternativa di fronte al grottesco comunicato stampa del
Ministero dell’Ambiente “Torna alle Regioni la competenza di 18 aree da
disinquinare”, da oggi sul sito web dell’ente.
Dopo aver
magnificato le conseguenze della trasformazione di 18 ex Siti di Bonifica di
Interesse Nazionale (SIN) in altrettanti Siti di Interesse Regionale (SIR),
parola d’ordine “Meno burocrazia, più velocità negli investimenti e più
vicinanza ai cittadini e alle esigenze locali” - ma ci sembra invece che
nella filosofia del provvedimento e nei riferimenti normativi a monte prevalga
l’intenzione di dismettere competenze governative, con dequalificazione della
rilevanza delle aree soggette a bonifica, e delega alle Regioni di compiti di
coordinamento e di spesa che spetterebbero a istituzioni di livello superiore -
il Ministero, guarda caso, si sofferma nello specifico su un solo SIN, quello
della Valle del Sacco.
Riportiamo
testualmente:
“Nel caso
della valle del Sacco, la zona è distinta in due diverse aree. Una zona è l’area
del polo chimico di Colleferro, per la quale nel 2005 era stata dichiarata
l’emergenza socio-economica-sanitaria. Questa area non è compresa nel decreto
perché non è mai stata classificata Sin ed era di competenza di un commissario
straordinario. Il decreto invece trasferisce alla Regione Lazio una seconda
area, l’ex sito di interesse nazionale della valle del Sacco: è una parte del
territorio del bacino del fiume Sacco completamente distinta da quella
dichiarata in stato d’emergenza; non vi sono attività industriali di dimensione
significativa tale da poter essere considerata presupposto per la
classificazione di sito di interesse nazionale”.
Ci si passino
i termini, qui siamo di fronte ad affermazioni incredibili, che sembrano frutto
di disinformazione o di incompetenza.
In primis -
ricorda Alberto Valleriani, presidente RETUVASA - “il decreto istitutivo del SIN
(L. 2 dicembre 2005, n. 248, art. 11 quaterdecies, comma 15 - ma cfr. già
O.P.C.M. n. 3441 del 10 giugno 2005, in particolare art. 1) non esclude certo
dai confini del SIN il polo chimico di Colleferro, origine della contaminazione
stessa”.
In
secundis - ipotizza Francesco Bearzi, coordinatore RETUVASA Frosinone - “gli
autori del comunicato stampa forse identificano il SIN con la perimetrazione del
bacino ripariale contaminato, ma si tratta di due cose ben distinte. La
perimetrazione è complementare al SIN, non lo sostituisce. Identificando
erroneamente il SIN con la perimetrazione delle aree ripariali, il Ministero fa
bene a sostenere che non vi si trovano impianti industriali significativi,
perché in tal caso dovrebbero essere ubicati sulle sponde del fiumeSacco. Si trovano invece tutti nel raggio di qualche chilometro e, come
tutti sanno, ad eccezione, pare, dello stesso Ministero dell’Ambiente, gli
scarichi industriali sono confluiti e continuano a confluire nel fiume Sacco,
determinando criticità ambientali storiche e recenti”.
A prescindere
dalle affermazioni clamorosamente erronee riportate nel comunicato stampa
ministeriale - concludono Valleriani e Bearzi - la Rete per la Tutela della
Valle del Sacco ha già anticipato pubblicamente dieci giorni fa il cuore delle
ragioni per cui il “declassamento” del SIN sembra risultare, alla luce della
normativa, decisamente illegittimo, e in base alle quali RETUVASA e altre
associazioni ricorreranno in sede giudiziaria.