Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

domenica 3 marzo 2013

LASCIO IL MOVIMENTO 5 STELLE

Monica Fontanelli. fonte http://sulatestagiannilannes.blogspot.it


Alle scorse elezioni comunali di Bologna e alle regionali ho votato il Movimento 5 Stelle. Leggo i post di Grillo da anni, e ho visto nel Movimento una “speranza” per il nostro Paese. La scorsa primavera ho deciso di partecipare attivamente alle riunioni dello stesso. Avevo ovviamente letto il programma nazionale e ne condividevo i contenuti. Sono insegnante e mi interessano molto quelli inerenti alla scuola. Ci lavoro da quasi 30 anni e la demolizione della scuola pubblica portata avanti dalla Gelmini, la circolare Limina in Emilia Romagna che invitava i dirigenti scolastici ad assumere provvedimenti disciplinari nei confronti degli insegnanti che avessero preso posizioni pubbliche critiche nei confronti della Riforma, la situazione sempre più drammatica del nostro Paese con la crisi economica affrontata con i tagli allo Stato sociale, hanno suscitato in me la necessità di assumere un impegno civile diretto.

Entrata nel Movimento ho organizzato il gruppo scuola, ho partecipato alle manifestazioni di protesta contro la riforma, convinta che il Movimento ne condividesse i contenuti. Come gruppo scuola, del quale ero la coordinatrice, abbiamo presentato un documento nel quale è stata analizzata l’attuale situazione della scuola pubblica e si chiedeva al Movimento di assumere una posizione chiara rispetto alla politica scolastica del Governo. Pochi e chiari principi: difesa della Scuola pubblica e conseguente NO alla riforma, laicità dello Stato e conseguente richiesta di abolire i finanziamenti alla scuola privata. Abbiamo chiesto al Movimento di approvarlo. Non è stato possibile. La risposta del Movimento è stata l’ostracismo. Di scuola non se ne parla o, se si è costretti a farlo, comunque non si assume una posizione, perchè all’interno del Movimento le posizioni sono diverse, inconciliabili e, per non allontanare nessuno, meglio far “finta di niente”, meglio discutere di cose più semplici. Il Movimento nei fatti non assume alcuna posizione sulla riforma della scuola, come non ne assume su moltissimi argomenti che riguardano il “sociale” e le politiche economiche di chi ci governa.

Poco per volta mi sono resa conto che il Movimento non è ciò che viene descritto da Beppe Grillo: il programma nazionale e lo stesso nome di Beppe servono solo come “specchietto per le allodole”, per attirare i voti di chi non ne può più dell’attuale classe politica, dei suoi privilegi e della sua incapacità di dare risposte credibili ai problemi del Paese. 




Il Movimento è eterogeneo, composto da persone che cavalcano la tigre della protesta e che affrontano solo argomenti “facili” sui quali convergere. Quando si parla di piste ciclabili, o di spazi verdi nella città, o di diminuzione dei costi della politica, di raccolta differenziata, di nucleare …. è facile trovare una convergenza di idee e di proposte. Diverso invece è assumere posizioni politiche rispetto alla riforma Gelmini, al finanziamento alla scuola privata, alla laicità dello Stato, ai diritti delle coppie di fatto, alla legge 194 sull’aborto, al problema ormai drammatico della casa, del precariato, all’accordo di Pomigliano, che non è un fatto isolato nel Paese, ma rappresenta il tentativo di togliere sempre più tutele ai lavoratori in tutto il Paese. Su queste e altre problematiche il Movimento non è in grado di prendere una posizione, perché al suo interno ci sono persone con idee spesso contrapposte: vi sono conservatori e “orfani della sinistra”, laici e cattolici integralisti, uniti nella “protesta”, nei facili luoghi comuni, ma incapaci di avere un progetto realistico e coerente di più ampio respiro. Uno dei loro motti preferiti è che non sono un partito, non sono una casta. A mio modo di vedere sono molto peggio: “uno vale uno” è in realtà solo uno slogan. Nelle assemblee si decidono solo alcuni aspetti, per lo più organizzativi, per il resto c’è un’oligarchia che decide per tutti: sono gli eletti e i loro stretti collaboratori. In questi mesi trascorsi nel gruppo l’assemblea non ha deciso nulla di rilevante dal punto di vista politico. Sono gli eletti Favia e De Franceschi che assumono in totale autonomia qualsiasi decisione politica a nome del Movimento. Quando ho chiesto di discutere in assemblea di alcune problematiche, come il finanziamento dato alla fine di luglio dalla Commissaria Cancellieri alle scuole private a Bologna, l’adesione alla manifestazione in difesa della scuola pubblica indetta a Reggio Emilia il nove ottobre scorso, la discussione sull’eventuale nomina alla presidenza della Commissione Pari Opportunità in Regione di Silvia Noè, l’accordo di Pomigliano e la necessità di assumere una posizione politica in difesa dei lavoratori, non ho mai ricevuto risposta. Formalmente non rispondono, lasciano decadere, non ne parlano, così possono fingere di essere tutti d’accordo, così possono coesistere nel movimento posizioni spesso contrapposte, intanto gli “eletti” decidono per tutti, perché loro sono i “portavoce” del Movimento. Bell’esempio di democrazia! Ieri sera l’ultima “farsa”: i Consiglieri Regionali in assemblea pubblica hanno presentato un bilancio politico ed economico dei primi sei mesi in Regione, hanno “rimesso il proprio mandato nelle mani dei cittadini”, quindi c’è stata una votazione al fine di confermare o meno la “fiducia” a Favia e a De Franceschi. Nessuna possibilità di porre domande ai Consiglieri, di discutere veramente su ciò che è stato o non è stato fatto. Una votazione plebiscitaria, ad alzata di mano, nella peggiore tradizione dei peggiori partiti. Uno “spot di propaganda”, non uno strumento di democrazia, una “trasparenza” di facciata. Un’autoesaltazione del proprio operato e una continua denigrazione di ciò che fanno “tutti gli altri”, questo è stato, in una povertà di contenuti e progetti reali davvero impressionante. Stupefacente scoprire, tra l’altro, che il denaro proveniente dagli stipendi regionali dei Consiglieri ( l’Assemblea ha deciso per loro un compenso di 2500 euro mensili ) non viene gestito dal Movimento stesso, ma dai Consiglieri che trattengono l’importo dovuto nei loro conti correnti personali! E questo sarebbe un approccio nuovo alla politica?

Per non parlare della chiusura totale che mostrano rispetto a tutte le altre realtà culturali presenti a Bologna. Nessun confronto e nessuna alleanza, questo a prescindere da possibili convergenze, perché solo loro sono portatori della “verità” grillina. Intanto, per le prossime comunali questo Movimento così aperto alla società civile, così diverso dagli altri partiti avrà un candidato sindaco alle prossime amministrative autocandidatosi e scelto da chi? Dagli elettori che lo indicano in base ad un programma? No, scelto nel chiuso dell’assemblea degli attivi, e solo da chi risulta essere attivo alla data del 30 settembre 2010, scelto quindi da poche persone nella peggior tradizione dei partiti. Criticano i partiti, non accorgendosi però di essere ancor peggio degli stessi, perché non vi è alcuna reale democrazia all’interno. E chi “osa” far presente certe incoerenze viene visto immediatamente come un “nemico”, qualcuno da isolare. E così vanno avanti senza prendere mai alcuna posizione chiara, convinti come sono che tanto saranno premiati elettoralmente in ogni caso: gli elettori voteranno sulla base di quello che dice a livello nazionale Grillo, il voto di protesta continuerà ad esserci e solo questo conta. Lo stesso atteggiamento in fondo che ha la Lega: parlare facile, per slogan comprensibili ed efficaci, nient’altro. Far credere che vi sia un programma nazionale condiviso, far credere che il movimento rappresenti una novità, una possibilità di riscatto del Paese, parlare alla “pancia” delle persone, glissare su tematiche qualificanti perché una posizione chiara allontanerebbe qualcuno: l’importante è prendere voti da tutti, da destra e da sinistra perché loro sono “sopra” volano “alti”. Parole prive di un reale significato, solo vuoti slogan di propaganda: come la Lega appunto.

Povertà culturale, intellettuale, politica. Inaccettabile quando da movimento di protesta si decide di entrare nelle Istituzioni, si decide di proporsi come forza che deve amministrare le città, le regioni e forse domani il Paese. Per farlo bisogna avere delle idee, occorre avere il coraggio di assumere posizioni politiche, di fare scelte chiare, condivise non solo dagli “eletti” ma dal Movimento intero e soprattutto uscire dalla facile ottica della protesta e degli slogan ad effetto, occorre occuparsi dei problemi reali dei cittadini e prendere posizioni chiare esponendo le proprie idee e cercando di aumentare il consenso per questo più’ che per le invettive contro gli altri.

Per questi motivi lascio il Movimento, per la mancanza totale di democrazia all’interno, per la povertà di contenuti. Lascio il Movimento perché non voglio rendermi complice dell’inganno che stanno perpetuando verso gli elettori : a parole sostengono il programma nazionale di Grillo, nei fatti approfittano del suo carisma per ottenere facili voti di protesta ed iniziare la propria personale “scalata” alle Istituzioni. Non ci sto. I partiti non mi piacciono, ma il Movimento non è ciò che appare: non c’è democrazia all’interno, non ci sono idee che non siano quelle “facili” e scontate che la stragrande maggioranza delle persone può condividere, non c’è un progetto serio di società, solo slogan. Un Movimento a parole di tutti, nei fatti solo di pochi

sabato 2 marzo 2013

Note sulle consultazioni elettorali del 24/25 febbraio 2013:

Rivista Indipendenza


 La prospettiva di un governo PD/Monti, che avrebbe proseguito le politiche liberiste ispirate dall'asse BCE-UE, strettamente subalterne alle linee d'indirizzo dettate da FMI e USA, con il corollario di tagli allo stato sociale, privatizzazioni, svendita del patrimonio pubblico e attacco ai diritti dei lavoratori, ha subito un duro colpo d'arresto: è stata rigettata, sconfitta. Il consistente voto contrario alle politiche economiche restrittive dell'Unione Europea renderà più difficoltosa l'attuazione delle direttive esterne. Certo, da sole le elezioni non bastano per un radicale cambiamento di rotta, però queste hanno aperto spazi e potenzialità significative. La parziale rimonta di Berlusconi non inficia questa lettura, sia perché la perdita numerica di voti del suo partito rispetto al 2008 rimane rilevante, sia perché –molto furbescamente e sfruttando tutte le sue doti di comunicatore e di pubblicitario– ha impostato la campagna elettorale sul rifiuto delle politiche euriste del Governo Monti, nonostante questo fosse nato e avesse operato grazie all’appoggio decisivo del PDL. 
A questo si accompagna il duro colpo –non ancora fattivamente mortale– subìto dal sistema bipolare. Pur duramente colpito, non appare distrutto questo sistema caratterizzato da un antagonismo formale, che vede l’avvicendamento al "potere" di due coalizioni niente affatto alternative sul piano politico ed economico. Queste sono infatti espressione in ultima istanza degli interessi delle diverse frazioni di classi sub/dominanti, intrecciati a quelli dei gruppi imprenditorial-finanziari che perseguono i propri "particulari" obiettivi in scia dell'euroatlantismo, tutti concordi sugli snodi e le direttrici di fondo prescritti dalla catena di comando che da Bruxelles arriva a Washington. 
Il materializzarsi di uno scenario di fase ai nostri occhi maggiormente auspicabile, quello dell'instabilità e della non fluidità delle politiche coloniali euroatlantiche in questo Paese, apre una finestra 'a tempo' in termini di opportunità per il diffondersi ed il radicarsi della consapevolezza sulla centralità della conquista della sovranità e dello sganciamento dalla dipendenza. Senza sovranità e liberazione dal sistema coloniale dei vincoli esterni e delle sub/dominanze interne non ci può essere alcun progetto di società e di rapporti economici alternativo a quello attuale.

– Come nel 2008 anche nel 2013 la sinistra rimane fuori dal Parlamento, contraendo ulteriormente il numero dei voti ottenuti. Cogliamo la valenza simbolica del dato: gli effetti devastanti della durissima crisi sociale ed economica avrebbero dovuto favorire l’affermazione di una proposta politica radicale, consentendo un pieno di voti. La sinistra, invece, nelle sue diverse articolazioni e posizionamenti, continua a essere considerata un interlocutore sempre meno credibile. Se non si prendono voti numericamente significativi nella criticità di questo tipo di scenario, quando si pensa di prenderli? La tesi giustificativa, emersa nello specifico da Rivoluzione Civile, dell'essere rimasti schiacciati "tra le spinte al voto utile e quelle al voto di protesta" appare elusiva, intrinsecamente inquietante, espressiva di una forma patologicamente grave di disconnessione con la realtà politico-sociale nazionale e di incomprensione del contesto internazionale. L'aver ammesso "incapacità di interpretare ed intercettare il forte disagio sociale e il largo dissenso verso le politiche di austerità" è tanto più grave perché si tratta di una recidiva che replica, peraltro al ribasso, il 2008. Le cause vanno ricercate nella non credibilità dei contenuti e delle modalità di percorso: innanzitutto l'ambiguità nei confronti del PD (con Rivoluzione Civile schierata contro Monti ma alla continua ricerca di un accordo proprio con il suo più allineato sostenitore, il partito di Bersani) ha consolidato la sfiducia accumulata in anni di inciuci con la sinistra liberista di DS/Margherita/PD indicando di fatto, come direttrici di voto, o il voto "utile" direttamente al PD o il voto di protesta al M5S. In secondo luogo, ma strettamente connesso al punto precedente, la timidezza su contenuti decisivi (riguardo l’Unione Europea ed i suoi Trattati) è stata tale da far svaporare e rendere assolutamente inconsistenti le proposte di Rivoluzione Civile, stante l'incompatibilità di quelle rivendicazioni nel quadro europeo. Infine, la veicolata centralità di un immaginario legalitario, esso stesso sconnesso dai processi invasivi economico-finanziari-giuridici dell'Unione Europea, e scaturente dalla scelta di una figura, come Ingroia, dalla statura politica molto, molto modesta, nonché piatta in termini comunicativi, ha reso etereo e fumoso il senso del messaggio politico di Rivoluzione Civile. Particolarmente i primi due punti, nella loro reiterazione nel tempo, appaiono epitaffio di uno svuotamento politico che sancisce per il futuro, stante così le cose, la prospettiva di una irrilevanza di senso per sinistre di tal fatta che si spegneranno da sé. Né ci pare una valida alternativa il rilancio/ripiego in un identitarismo ideologico, simbolico e slogandistico, che ha già mostrato di essere illusorio, produttivo di nulla. 
Per gli aderenti alle diverse soggettività politiche dei partiti di sinistra si pone oggettivamente la scelta di un bivio: reiterare fideisticamente fumosi copioni già visti oppure, nella consapevolezza di una linea politica palesemente e totalmente fallimentare, scegliere di intraprendere una strada diversa. In tal senso auspichiamo che prendano forza le istanze di quei compagni (con alcuni dei quali collaboriamo o abbiamo collaborato) che si sono nel corso degli anni dimostrati conseguenti sul piano dell’anticapitalismo e dell’antimperialismo, e che hanno assunto, come riorientamento strategico politico e di percorso, la rivendicazione della sovranità come asse centrale e principale di fase, nella complementarietà delle rivendicazioni strategiche della giustizia e della liberazione sociale quali assi fondamentali di un progetto di società alternativo all'esistente. 

– La grande vittoria del Movimento 5 Stelle è stata costruita sul consenso su alcuni fattori, primo fra tutti l’insofferenza diffusa nei confronti della classe politica, dei suoi privilegi, delle sue rendite di posizione. A ciò si deve aggiungere la possibilità per persone scarsamente formate politicamente di essere coinvolte, di partecipare e di comunicare, prescindendo dalle burocrazie partitiche e dai canali informativi della TV e della grande stampa. Infine il successo di alcune proposte forti (accanto a quelle che si propongono di abolire i privilegi della “casta”), alcune enunciate nel programma, altre espresse da Grillo durante i comizi, come ad esempio acqua pubblica, sanità pubblica, istruzione pubblica, rigetto delle grandi devastanti opere, reddito di cittadinanza, rimessa in discussione di tutti i Trattati europei, rimessa in discussione della PAC (Politica Agricola Europea) proposte radicalmente incompatibili con gli obblighi derivanti dai vincoli europei. Non mancano le ombre circa la vaghezza, a volte anche la contraddittorietà di certi contenuti, o la non considerazione di altri, ma rimane il fatto che proprio tale indeterminatezza può lasciare aperta la porta alla possibilità del radicamento di istanze sovraniste e socialmente progressiste all’interno del M5S. 
Per "Indipendenza", che dalla sua nascita ha posto come decisivi gli snodi della sovranità, dell'indipendenza, della liberazione, porsi in termini dialogici, di confronto, di analisi, di proposta anche con quest'area, è un dovere politico oltre che una logica conseguenza.

venerdì 1 marzo 2013

Disinneschiamo la grettezza

Luciano Granieri


  Politologi, analisti, maitre à penser di ogni risma si arrovellano nell’ ipotizzare quale sarà il futuro che il risultato uscito dalle urne riserverà all’Italia. Le ipotesi ormai sono su tutti i giornali:  Governo Bersani con l’appoggio del M5S basato su una piattaforma di pochi provvedimenti graditi anche ai 5 stelle. Incarico a formare il governo ad un esponente grillino, probabilmente Grillo stesso, con un appoggio esterno del Pd, grande coalizione con l’indegna e ritrita collaborazione fra Pd Pdl, e Grillo all’opposizione. A dire il vero la questione non tormenta solo gli osservatori, ma agita anche gli attori principali. All’interno del Pd e del M5S, militanti e inscritti tirano per la giacchetta i rispettivi leader, o nel senso di una coalizione Pd/M5S o in una direzione autoctona . I grillini da soli contro tutti  - per mandare a casa la vecchia classe  politica, tornare a breve davanti agli elettori e attendere sulla riva del fiume  i cadaveri di Bersani e Berlusconi  - i piddini nella grande ammucchiata  insieme con il Pdl . Da quanto trapela, per il detto, il gridato, ma soprattutto per il non detto e il sussurrato dalle rispettive voci “di dentro”, la strada per una collaborazione fra Pd e Grillo, pur se strettissima e densa di difficoltà, sembra la più percorribile.  Per amor di coerenza   il M5S, dovrebbe rifiutarsi di votare la fiducia a qualsiasi governo che presenti come presidente del consiglio un membro della vecchia guardia e puntare decisamente ad una nuova tornata elettorale forte di un consenso che dovrebbe diventare ancora più straripante. Ma su questa strada pesa un macigno grosso come una casa. Mi riferisco a quei settemilioni  e passa di cittadini  ignoranti, culturalmente grossolani, succubi del tubo catodico- pensiero che ad ogni elezioni fanno dei danni incommensurabili. E'  lo zoccolo duro berlusconiano  che,  ad ogni tornata elettorale,  resuscita lo psiconano e i suoi imbarazzanti lacchè .Così, puntualmente,  per difendersi  dalle proprie questioni giudiziarie il cialtrone di Arcore si mette in mezzo bloccando ogni tipo di analisi sui problemi che veramente affliggono il paese. In poche parole, siamo sicuri che qualora si dovesse votare di nuovo fra qualche mese, Grillo vincerebbe in carrozza ? Siamo sicuri che Berlusconi grazie ai quei setti milioni e passa di cittadini non riuscirebbe di nuovo  ad ottenere un consenso tale da poter contrastare il M5S, magari facendo campagna acquisti presso qualche melmoso apparato montiano ed  ex democristiano ?  Le ultime elezioni hanno dimostrato ancora una volta che l’Italia va liberata. E’ necessario disinnescare il potenziale socialmente devastante  sprigionato dalla  grettezza cronica di questi sette milioni di elettori, con un atto rivoluzionario. Dal momento che non è possibile, anche se sarebbe auspicabile, togliere   il diritto di voto a costoro, bisogna puntare ad eliminare il ladro che scelgono come loro rappresentante  ossia Berlusconi. E questa rivoluzione si può fare semplicemente applicando una legge che dal 1994 ad oggi non è stata mai applicata. La norma come già scritto in altro  POST è la 361 del 1957 sul conflitto di interessi.  Come da prassi istituzionale la Giunta delle elezioni del Senato si dovrà riunire e decidere se convalidare l’elezione di Berlusconi in base ai dettami della 361. Come già accennato Berlusconi, essendo il beneficiario, reale, anche se non ufficiale, dei profitti che le sue aziende realizzano grazie a concessioni statali, non avrebbe dovuto partecipare  alla elezioni, dunque è da dichiararsi “INELETTO”.  La conseguenza immediata sarebbe  che,  non più protetto da immunità e legittimi impedimenti, Berlusconi dovrebbe affrontare da comune cittadino i processi che lo riguardano, e si vedrebbe ristabilito quel concetto fondamentale espresso   dalla costituzione per cui “I CITTADINI SONO UGUALI DAVANTI ALLA LEGGE”. Sapranno i membri grillini della Giunta delle elezioni ripristinare quella legalità che nessuna giunta precedente, neanche quelle a maggioranza di centro sinistra, ha saputo o voluto imporre?  “Mandiamo tutti a casa” è il grido di battaglia con cui il M5S, ha di fatto vinto le elezioni. Bene l’occasione di mandare subito a casa qualcuno, si presenta su un piatto d’argento. Sapranno sfruttarla i grillini, oppure si uniformeranno  a chi li ha preceduti, mandando i primi  segnali inquietanti per cui anche quelli del M5S, una volta entrati nelle stanze del potere, diventano  membri  a tutti gli effetti della casta?

Le tentazioni di Beppe Grillo

http://www.retedeicomunisti.org


Grillo fa bene a rispondere picche alle avances sulla governabilità. Ma la bontà di alcune proposte del Movimento 5 Stelle convive con contraddizioni laceranti che lo rendono vulnerabile per un verso, ambiguo per un altro. Il tempo è galeotto e la realtà è "matrigna".
 "Se proprio Pd e Pdl ci tengono alla governabilità possono sempre votare la fiducia al primo governo M5S". Con un semplice tweet Beppe Grillo ha detto la sua nella discussione sul come uscire dallo stallo politico post-elettorale.
Beppe Grillo lo fa con una proposta del tutto legittima, per quanto paradossale da parte di chi ha il terzo gruppo parlamentare per numero di eletti. Dopo la porta chiusa in faccia a Bersani il messaggio di Grillo vuole essere una risposta, anche di una certa efficacia, alle pressioni che gli arrivano dall'interno e dall'esterno per giocare un ruolo nella governabilità del paese. Una dichiarazione, quella di Grillo, che rompe i balletti e soprattutto le uova nel paniere a quella parte non irrilevante del suo elettorato che sarebbe disponibile a gettare il risultato nella trappola della governabilità e delle “alleanze” politiche.
Lo stop di Grillo alle avances su un accordo con il Pd è l'indicatore di molte cose.
a) Il suo bacino elettorale e la composizione sociale e “culturale” dei numerosi parlamentari eletti è tale che- per quanto centralizzato - il processo decisionale dentro il Movimento 5 Stelle non renderà questo blocco impermeabile o insensibile molto a lungo ai richiami della “responsabilità” sulla tenuta istituzionale ed economica del paese.
b) Il giornalista de Il Fatto più vicino ai 5 Stelle – Andrea Scanzi – si è fatto portavoce oggi degli inviti alla real politik declinandola così: “Il Movimento 5 Stelle può dimostrarsi lucido e concreto senza perdere in coerenza. Se costringesse il Pd a fare una buona legge elettorale e (per citare un altro esempio) una seria norma che regoli il conflitto di interessi, nessuno li riterrebbe traditori o “fiancheggiatori della Casta”. Se poi il Pd deluderà, ci sarà tempo per scoprirlo e ribadirlo (una volta di più). E’ l’unica strada attuabile. Provateci. E poche pippe mentali".
    c) qualche dubbio sta sfiorando anche lo stesso Grillo. Tant'è che ha cominciato una “marcia di avvicinamento” partendo proprio dal rapporto con Napolitano, il presidente della Repubblica mai nominato e molto criticato nelle manifestazioni dei 5 Stelle, sostituito sempre dalla rivendicazione di Pertini come unico presidente gradito. Dopo mesi di insulti Grillo ha cambiato tono nei confronti del capo dello Stato in vista delle imminenti consultazioni. "Napolitano merita l'onore delle armi. In questi anni è stato criticato per molte scelte a mio avviso sbagliate, ma ieri in Germania ho visto, al termine del suo mandato, il mio presidente della Repubblica. Un italiano che ha tenuto la schiena dritta. Chapeau", scrive il leader del M5S sul suo blog riferendosi alla dura replica contro il leader della Spd tedesca che aveva definito Berlusconi e Grillo due clown.
Noi, al contrario diciamo a Grillo e al Movimento 5 Stelle di non accettare inviti alla cooptazione in nome della governabilità. E non perchè siamo vittime della logica del tanto peggio (con quella del meno peggio abbiamo chiuso tanti anni fa), quanto perchè consentire oggi una via d'uscita onorevole ad una classe dirigente subalterna ai diktat dell'Unione Europea o a quella reazionaria, arraffona e autocentrata espressa dal blocco berlusconiano, le consentirebbe una operazione di recupero in nome di interessi generali che non esistono più o che vengono declinati affidandone la primàzia agli interessi di sempre.
Ma è proprio questo uno dei punti deboli del pensiero e dell'azione di Grillo al centro delle contraddizioni che popolano il suo movimento. La logica secondo cui esistono e agiscono interessi generali convergenti è un inganno crudele. Le idee che Grillo declina sul lavoro sono l'ombra principale che oscura le proposte importanti e condivisibili su altri aspetti (riduzione spese militari, lotta alla corruzione, reddito sociale minimo, no Tav etc.).
Questa ombra è la madre di tutte le contraddizioni, anche in un senso comune che intende imbracciare la modernizzazione come una sorta di iconoclastia a tutto campo. Le cazzate sparate sui troppi pensionati e troppi lavoratori pubblici – smentite e smentibili facilmente dal senso di realtà sull'oggi e non sulla situazione di venti anni fa – sono la conseguenza di un approccio che richiama obiettivamente il corporativismo fascista, secondo il quale i sindacati dei lavoratori non servono perchè imprenditori e lavoratori hanno gli stessi interessi. Con qualche contraddizione involontaria che però è rivelatrice. E' il caso del piccolo imprenditore – neoeletto in Toscana – intervenuto dal palco a San Giovanni. E' vero che la sua azienda è stata portata al fallimento anche dalle tasse e dall'intransigenza fiscale dello Stato, ma il boom della sua azienda era avvenuto solo perchè c'erano gli incentivi statali agli impianti fotovoltaici. Quando Tremonti e Berlusconi hanno tolto gli incentivi, l'azienda è andata in crisi. Un po' come accaduto alla tanto esecrata Fiat.
Dunque Grillo vorrebbe uno stato che finanzia le imprese, a totale disposizione delle imprese, soprattutto delle piccole imprese e con risorse rese disponibili dal taglio dei costi della politica, alle pensioni e ai lavoratori pubblici. Cosa c'è di dissimile da Berlusconi o, per un altro verso, da Monti? Con il primo la differenza è poca, con il secondo c'è di mezzo il “fattore UE”, ossia il processo di gerarchizzazione politica e concentrazione economica a livello europeo che prevede proprio l'eliminazione del modello fondato sulle piccole imprese e i distretti industriali classici del made in Italy.
Forse solo giocando con coerenza la carta del referendum contro l'Euro il Movimento 5 Stelle potrebbe assumersi la responsabilità di indicare un diverso modello di sviluppo, liberato dai diktat e dalle direttive europee e autocentrato sulle possibilità reali di un paese come l'Italia. Ma, come si dice, bisognerebbe avere una idea generale di sistema e perseguirla con grande radicalità in tutti i suoi aspetti. Un fattore questo di cui né Grillo né il Movimento 5 Stelle sembrano oggi disporre. E qui sta la loro vulnerabilità di oggi che il domani non può che accentuare.

giovedì 28 febbraio 2013

Incidente all’Ilva: morto 1 lavoratore, 1 grave

fonte: http://www.statoquotidiano.it


Taranto – STAMANE alle 4,40 si è verificato un incidente nello stabilimento che ha coinvolto due lavoratori. Ciro Moccia operaio della manutenzione di 42 anni è morto. Antonio Liddi lavoratore di 46 anni della ditta esterna MR è ricoverato presso l’ospedale SS Annunziata di Taranto in condizioni che sono in corso di valutazione. I familiari sono stati informati.

L’incidente è avvenuto nell’area cokerie durante una operazione di intervento di manutenzione alla batteria 9, una delle batterie ferme perché in rifacimento. La dinamica è in corso di accertamento, l’autorità giudiziaria è sul posto. “Il Presidente ed il Direttore di Stabilimento esprimono la loro vicinanza ai parenti e in segno di cordoglio sono state sospese tutte le attività di Stabilimento”.


“Michele Rizzi: quello di oggi all’ilva è un omicidio!“. “La morte odierna dell’operaio della manutenzione Ciro Moccia di 42 anni e il ferimento di Antonio Liddi della ditta esterna MR sono veri e propri assassinii che si perpetuano ormai in Ilva con una regolarità impressionante. Alternativa comunista appoggia lo sciopero generale proclamato dal sindacato di base e ritiene che questi non siano “morti” sul lavoro ma vere propri assassinii operai. In Ilva ormai la ricerca spasmodica del profitto padronale, oltre che inquinamento e sfruttamento continua a produrre morti operaie. Per questo si pone sempre più l’esigenza della nazionalizzazione senza indennizzo e l’esproprio di tutti i beni dei Riva. Che siano loro a pagare e non ad intascare”.

mercoledì 27 febbraio 2013

Arafat Jaradat è stato assassinato dagli aguzzini sionisti dopo otto giorni di tortura!

di Forum Palestina


Continua la mobilitazione dei palestinesi dopo la notizia della morte nel lager israeliano di Megiddo del militante palestinese Arafat Jaradat. Il giovane palestinese era stato arrestato 8 giorni fa dalle unità speciali dell’esercito israeliano durante un rastrellamento. La sua detenzione nel centro dedicato agli interrogatori, che avvengono in regime di totale isolamento e che prevedono l’uso di pressioni “fisiche e psicologiche”, lascia pochi dubbi sulle cause della sua morte; Arafat Jaradat è stato assassinato dopo otto giorni di tortura.
La tensione sta salendo nelle strade della Palestina occupata che risponde così a questo ennesimo assassinio e si stringe intorno allo sciopero della fame ingaggiato da tremila detenuti politici palestinesi, che si sono aggiunti alla lotta dei quattro detenuti politici Samer Issawi, Ayman Sharawneh, Ja’far Ezzedine, Tariq Qa’dan, in digiuno contro l’infame regime giudiziario e carcerario sionista.
La dirigenza politica e militare sionista, di fronte a questa prova di forza del popolo palestinese, sta rispondendo con le forme consuete di un’entità occupante e coloniale, repressione e terrore. L’esercito e la polizia sionisti hanno risposto alle manifestazioni popolari palestinesi sparando lacrimogeni e proiettili di gomma ad altezza d’uomo, effettuando rastrellamenti nel tentativo di fermare le proteste. Il Primo Ministro israeliano Benyamin Netanyahu, con l’arroganza che contraddistingue la peggior genia di dittatori, pretende che sia l'Anp a riportare la calma nella Cisgiordania, dopo che i soldati israeliani hanno ucciso Jaradat.
L’escalation della repressione israeliana ha spinto il segretario generale della Lega Araba Nabil el Araby ad elevare una formale protesta. Una reazione priva di qualsiasi reale impatto per gli israeliani, visto che i maggiori rappresentanti della Lega Araba sono tra i garanti della resa ad Israele. I governi che compongono la Lega Araba, tra cui Giordania, Oman, Arabia Saudita e, nonostante l’avvento dei Fratelli Musulmani, Egitto e Tunisia, hanno ribadito la loro alleanza con gli USA e l’UE e non si sognano affatto di mettere in discussione i trattati di pace con Israele.
E’ necessario continuare a denunciare la complicità internazionale a sostegno di Israele; questo significa attaccare politicamente gli interessi della borghesia europea ed italiana con l’occupante sionista. E’ altrettanto importante far sentire in maniera concreta e diretta la nostra solidarietà al movimento di liberazione palestinese e ai prigionieri politici, che in questo momento rappresentano il punto più alto della lotta contro l’occupante sionista.
Ci stringiamo a fianco del popolo palestinese per la morte di Arafat Jaradat.
Libertà per i prigionieri politici palestinesi!
Basta con la detenzione amministrativa!
Basta con le torture nei lager israeliani!



Frosinone / Svoltasi la fiaccolata per le vittime della strada

Claudio Martino


Anche quest’anno, nel pomeriggio di domenica 24 febbraio 2013, nel quartiere Cavoni di Frosinone, si è svolta la fiaccolata per le vittime della strada organizzata dall’Associazione italiana familiari e vittime della strada-onlus, sezione di Frosinone (a svolgere il compito di scorta, gli ispettori superiori della polizia locale Giuseppe Sannia e Giulio Leo).
Nonostante il clima rigido, diversi cittadini, frusinati e non, hanno risposto all’appello degli organizzatori, manifestando contro il disinteresse dei politici riguardo alla sicurezza stradale e ricordando, anche durante la Messa svoltasi immediatamente dopo la fiaccolata, tutte le vittime di incidenti stradali.
Tra i politici presenti, gli assessori comunali Riccardo Mastrangeli, Fabio Tagliaferri e Claudio Caparrelli ed il consigliere comunale Adriano Piacentini, nonché il sindaco Nicola Ottaviani, al quale diversi cittadini hanno chiesto delucidazioni sull’iter dei lavori per la messa in sicurezza della “Monti Lepini”.
Nicola Ottaviani, nel garantire che, entro il prossimo marzo, avrà luogo un consiglio comunale dedicato all’argomento, ha voluto anticipare alcune delle problematiche che in quella sede saranno esposte, sostanzialmente riconducibili ad alcune contestazioni mosse dalla Regione Lazio, in una lettera del 12 febbraio 2013, riguardanti lo scostamento del progetto esecutivo, posto a base di gara da parte del Comune di Frosinone, rispetto al progetto definitivo approvato dalla stessa Regione Lazio, la quale, in attesa che l’Amministrazione comunale frusinate “provveda ai chiarimenti richiesti”, sospende “qualsiasi evoluzione amministrativo-finanziaria”.