Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

domenica 2 giugno 2013

Assemblea Multiservizi

Andrea Cristofaro

MARTEDI 4 GIUGNO A PARTERE DALLE ORE 10,00 PRESSO IL SALOTTO PROLETARIO (PIAZZA VI DICEMBRE) ASSEMBLEA LAVORATORI FROSINONE MULTISERVIZI INTERVERRA' MARCO VERUGGIO CONTROCORRENTE A SOSTEGNO DELLA LOTTA CONTRO LA PRIVATIZZAZIONE DEI SERVIZI PUBBLICI ;DIBATTITO SUL PREDISSESTO ;PAREGGIO DI BILANCIO ; E LE SCELTE SCELLERATE DELL'ATTUALE POLITICA.


venerdì 31 maggio 2013

Sul nuovo cda AdF e sulla questione aeroporto di Frosinone

RETE PER LA TUTELA DELLA VALLE DEL SACCO


A distanza di anni, le ragioni tecniche, economiche e ambientali dell’insostenibilità del progetto di un aeroporto di Frosinone, a più riprese formalizzate dalla nostra associazione, vengono finalmente denunciate da senatori ed europarlamentari gravitanti sul territorio. Non è mai troppo tardi per ravvedersi, anche se il movente non sembra, almeno in alcuni casi, così trasparente.
           
Non si possono non condividere gli inviti allo scioglimento del cda di AdF, oggetto delle note indagini della Corte dei Conti, specie relative al periodo della  presidenza provinciale Scalia, che non ha evidentemente più alcuna ragion d’essere.
Sorprendente che lo stesso Scalia continui a rimarcare l’esclusione di Grazzanise e Viterbo dalla pianificazione aeroportuale nazionale come nuovo elemento a favore di un aeroporto nel Frusinate. Viene così meno, parzialmente, la questione della congestione delle rotte di volo, da noi sempre sottolineata in quanto considerata insormontabile dall’ENAC e dall’ENAV, ma fino a poco tempo fa comodamente ignorata dai sostenitori dell’aeroporto. Risulta d’altra parte di lapalissiana evidenza che la congiuntura economica, imponendo l’uscita dalla pianificazione nazionale di scali che l’ENAC considerava di un certo rilievo, non lasci alcuno spazio a un insulso aeroporto a Frosinone, uscito perdente a suo tempo dalla competizione tecnica con gli scali concorrenti.
           
Riguardo al progetto eliportuale, ci sembra chiaro che, a prescindere dalla problematica convivenza con la scuola elicotteristica di volo del 72.o stormo, unica nell’ala rotante in Italia, la sua reale funzione sia quella di una sorta di trojan horse per l’aeroporto, con il forte rischio di potenziali speculazioni edilizie innescate dalla Variante aeroportuale intermodale.
           
Ci chiediamo in particolare: perché ASI e AdF (e in particolare Arnaldo Zeppieri, membro del nuovo cda AdF), se intendono limitarsi alla realizzazione dell’eliporto, non hanno ancora ritirato la colossale Variante aeroportuale intermodale, che esproprierebbe 300 ettari di territorio?
Si attende a riguardo la linea della Giunta Zingaretti e dei consiglieri regionali espressione del territorio.
Al neonato consiglio comunale di Ferentino, chiediamo se intenda approvare il prossimo settembre un PRG che include la destinazione eliportuale/aeroportuale di ettari ed ettari di territorio.

Genocide of Palestine family

Crimes of Israel


Certi eventi accadono ogni giorno nella  terra santa luogo di nascita di Gesù: La Palestrina .  Le forze israeliane, sparano e sterminano  quasi un intera famiglia  a sangue freddo.

Tale omicidio è contro la Carta delle Nazioni Unite.

Tale omicidio è contro la Convenzione di Ginevra.

 Tale omicidio è contro la morale degli esseri umani

Quindi esattamente che cosa sono gli israeliani e a quale categoria  paragonare il loro comportamento


Anti-Umani . Imparate a conoscerli dalle loro azione, osservate cosa  hanno  in serbo per gli  Stati Uniti, vedete cosa preparano per  un Israele più grande,  osservate cosa hanno in serbo per tutte le nazioni occidentali abitate da non israeliti.

Il non voto e le larghe intese

Rossana Rossanda, fonte http://www.sbilanciamoci.info/

Il pasticcio, e le polemiche di questi giorni, sulla riforma della legge elettorale sono la cartina di tornasole di quella scarsa credibilità della politica che è alla base dell'astensionismo montante. E la prossima volta è possibile che non vadano a votare nemmeno coloro che alle scorse elezioni sono andati
Tutta l’Italia per bene si è scandalizzata per la vastità dell’astensionismo: a Roma ha votato un elettore su due, nel complesso del paese meno di due su tre. C’è chi grida alla crisi della democrazia, ma c’è anche qualcuno come la sottoscritta che considera questo astensionismo triste, ma del tutto comprensibile, anzi segno di normalità.
Vediamo. Nel formare il governo delle larghe intese, il premier Enrico Letta aveva dichiarato che in ogni modo bisognava prevedere un marchingegno di modifica della legge elettorale nota come “porcellum” perché, in caso di infarto delle larghe intese, si potesse andare alle elezioni con un sistema elettorale non così indecente. Pareva quindi ovvio che il parlamento ci si mettesse subito, anzi per prima cosa. Anna Finocchiaro, zelante, ha ripresentato la formula già avanzata in passato che sembra la più semplice: un ritorno al sistema elettorale precedente, il Mattarellum. Senonché Silvio Berlusconi ha fatto sapere che se si riforma la legge elettorale prima di tutto l’assetto istituzionale lui fa cadere il governo: questa è la sua concezione delle larghe intese, tanto amate da Giorgio Napolitano. Rapidamente il governo, e in esso il Pd, ritira la proposta e accetterà una supercommissione che lavorerà almeno 18 mesi per riformare, non si sa entro quali limiti, la Costituzione della Repubblica nella sua seconda parte (la prima è già bell’e superata nei fatti). Un deputato del Pd, Roberto Giachetti vicepresidente della Camera, non ci sta e ripresenta un progetto di legge che ritorna, grosso modo, sul Mattarellum. Tuoni e fulmini. La medesima Finocchiaro lo considera un atto di prepotenza pressoché eversiva. Ieri la Camera vota contro il deputato, non senza dividersi. Divisione che passa manifestamente dentro al Partito democratico.
Perché l’elettore normale dovrebbe aver capito qualcosa di questo inverecondo pasticcio? E se ha capito che il sugo della faccenda, cioè che le larghe intese si intendono “quello che Berlusconi accetta”, perché dovrebbe accettarle ogni italiano? Non si tratta di un compromesso ma di un sistema ricattatorio nelle mani del Cavaliere.
Se il governo e il Colle non capiscono che è impossibile prendere in giro i cittadini in questo modo, vuol dire che sono ben lontani non solo dal senso comune della politica ma dal buon senso e dalla limpidezza nel gestire la cosiddetta governabilità. La prossima volta può darsi che non vadano a votare neanche coloro che stavolta sono andati.



giovedì 30 maggio 2013

I buoni e i cattivi

Luciano Granieri

Un ottuagenario miracolato dalla rete, sbrinato di fresco dal mausoleo dove era stato confinato dai suoi a cui auguriamo di rifondare la sinistra». Con queste parole Grillo ha insultato  Stefano Rodotà dopo l’intervista concessa da quest’ultimo  al Corriere della Sera, in cui faceva notare come i toni polemici e le dichiarazioni forti del comico genovese si fossero rivelati un boomerang.   E  gli ultimi deludenti risultati nelle elezioni amministrative del M5S  ne erano  stati  la prova più eclatante .  

Qualche giorno fa Grillo se l’era presa anche con la Gabanelli  rea di avere fatto le pulci alla conduzione finanziaria falsamente trasparente del Movimento 5 Stelle.  Nel giro di 15 giorni Beppe Grillo ha fatto fuori coloro che la  sua base,    attraverso la votazione on line,   aveva indicato come candidati più autorevoli alla presidenza della Repubblica. Stefano Rodotà, come è noto,  è stato addirittura votato in aula dai parlamentari 5 stelle per la poltrona di capo dello Stato.  Alla faccia del rispetto per i militanti! 

 Ma ormai dovrebbe essere evidente che la membrana fra la lista dei buoni e la lista dei cattivi per Beppe Grillo è estremamente permeabile.  CasaPound è fra i buoni, ma i fascisti sono nei cattivi.  A dire il vero non sempre i fascisti sono stati cattivi. Per la capo gruppo grillina alla camera Roberta Lombardi   infatti,   i fascisti sono stati anche buoni prima della promulgazione delle leggi razziali . Napolitano è nei cattivi, poi passa ai buoni quando difende l’orgoglio nazionale contro le accuse mosse dai tedeschi alla credibilità politica di due” pagliacci” come Berlusconi e lo stesso Grillo.  

Gli extra comunitari di prima e seconda generazione sono fra i cattivi e sono in buona compagnia. Nella bad list grillina  affiancano noi ciociari  giudicati da Grillo un popolo di trogloditi. Tirando  le somme fra i cattivi figurano: Stefano Rodotà, Milena Gabanelli, gli extra comunitari di prime e seconda generazione, quelli di terza si salvano perché non sono ancora nati,   e i Ciociari. 

Beh come Ciociaro sono orgoglioso di essere accostato  a  Stefano Rodotà e sono convinto che molti miei conterranei potrebbero come me essere onorati di condividere con una personalità  come quella del costituzionaliste promotore dei referendum sui beni comuni,  la stessa appartenenza alla classe di valori di Beppe Grillo. 

Ma il punto è:  quanti di quei Frusinati elettori   alle ultime amministrative del  sindaco predissestato ,   perché abbindolati dalla bolletta pagata e dal piatto di pasta, conoscono Rodotà?  Quanti di loro, che adesso si vedono recapitare   le prime stangate della ex Tarsu, non ancora Tares,   e dovranno pagare servizi non più erogati dal comune, saranno in grado di capire realmente quanto  gli è costata quella bolletta e quel piatto di pasta?   

Nessuno, ergo,  non molti  Ciociari saranno in grado di apprezzare l’onore di un così alto accostamento. Ebbene la constatazione di appartenere ad una èlite in grado di provare certe  soddisfazioni mi rende ancora più orgoglioso  anche se per colpa di chi non conosce Rodotà, dovrò subire  anche io   stangate tributarie e privazioni di diritti. 

Così va il mondo. Fino a che  esisteranno gli ignoranti come Grillo e i Frusinati che hanno venduto il loro voto alla bolletta e al piatto di pasta,  a noi  non resterà che  l’orgoglio di essere nella lista dei cattivi con Rodotà, ma rimarranno anche    le tasche sempre più vuote. 

Nostalgia canaglia

Tiziano Antonelli: fonte http://www.umanitanova.org/


Sabato 18 maggio è stata la giornata della FIOM.

Il più importante sindacato dei metalmeccanici ha portato in piazza, secondo gli organizzatori, oltre cinquantamila persone.
La manifestazione era stata indetta dal Comitato Centrale della FIOM del 25 marzo, con lo scopo “di offrire un terreno di unificazione delle lotte per la difesa del lavoro, del reddito, dell’occupazione, del diritto allo studio, per una vera democrazia nei luoghi di lavoro, una nuova politica industriale e per la riconquista di un vero Contratto nazionale”.
A quasi due mesi di distanza, la manifestazione ha assunto un significato diverso, vista la rielezione di Giorgio Napolitano alla presidenza della Repubblica, la costituzione del governo delle larghe intese, il riavvicinamento di CGIL a CISL e UIL che ha portato all’accordo sulla rappresentatività, siglato il 30 aprile.
Inevitabilmente l’intervento di Landini, così come la partecipazione di personaggi come Stefano Rodotà, l’adesione del Movimento 5 Stelle e l’assenza di personalità del PD, ha favorito la lettura della manifestazione in un’ottica politica, che forse non è stata sgradita nemmeno agli organizzatori.
Da un punto di vista politico, l’intervento del segretario della FIOM, Maurizio Landini, ha posto al centro la difesa della Costituzione. Riferendosi ai progetti di riforma costituzionale discussi nella maggioranza di governo, Landini ha sostenuto che non basta battersi per difendere la costituzione, ma bisogna battersi per applicarla, sostenendo addirittura che oggi compito dei rivoluzionari è battersi per applicarla.
L’impressione che dà questa manifestazione, per come è stata preparata, per i contenuti su cui è stata indetta, per come si è svolta e per gli interventi conclusivi, è quella di una FIOM e di una dirigenza sindacale rivolta al passato, ad un periodo in cui il governo e i capitalisti avevano bisogno dell’appoggio del sindacato concertativo per tenere a freno gli operai. Ora CGIL, CISL e UIL, e la FIOM nel suo specifico comparto, hanno portato a termine la loro missione, con la delazione e l’espulsione dei lavoratori rivoluzionari, con l’acquiescenza nei confronti dei tagli ai salari e ai diritti, con l’accettazione della riforma delle pensioni, del mercato del lavoro, della rappresentanza e della contrattazione, vengono messi alla porta da chi fino a pochi anni fa ne certificava la rappresentatività.
Lo stato d’animo di Landini e soci è la nostalgia, nostalgia della costituzione, nostalgia della politica industriale, nostalgia della concertazione e della solidarietà nazionale: tutte cose di cui le classi privilegiate e il governo che le rappresenta non hanno più bisogno. E’ lo stato d’animo di chi ha accettato la collaborazione di classe, di chi ha fatto della collaborazione di classe l’orizzonte della propria azione politica e sindacale, di chi non riesce a concepire una società senza lavoratori salariati, senza capitalisti, senza governi. E’ possibile che un sindacato guidato da dirigenti di questo tipo, un sindacato imbevuto nel più profondo da questa ideologia sia in grado di difendere gli interessi di classe?
La lotta economica, e il sindacato che ne è lo strumento, possono ottenere i loro risultati solo sulla base di un’intransigente contrapposizione agli interessi dei capitalisti. Il salario, la lunghezza della giornata lavorativa, i diritti, le pensioni e tutte le altre condizioni in cui l’operaio vende la sua forza lavoro sono altrettanti terreni di scontro con l’interesse del datore di lavoro, l’interesse del capitalista. E poiché i capitalisti sono parte fondamentale della classe dominante, i loro interessi sono quelli dominanti, difesi dall’ordinamento giuridico e dal Governo; gli operai possono quindi combattere su questo terreno solo organizzandosi, e da qui la necessità del sindacato, e solo contrapponendo il loro interesse particolare, l’interesse dei dominati, degli sfruttati e degli oppressi, la stragrande maggioranza della popolazione, all’interesse generale, l’interesse di quella piccola parte della società che costituisce la classe dominante.
Pensare che questi terreni non siano terreni di lotta, ma terreni di collaborazione di classe, di concertazione, in cui deve prevalere l’interesse della politica industriale, dell’economia, della solidarietà nazionale significa disarmare i lavoratori e abbandonarli alle pretese dei capitalisti. Questa è la situazione della classe operaia, queste le ragioni della debolezza del movimento operaio, in questa contraddizione sta il fallimento della politica della FIOM e delle confederazioni ancor più scopertamente succubi dei governi, dei partiti e dei capitalisti.
La manifestazione di sabato celebra un rosario di sconfitte, costellato da licenziamenti, cassa integrazione, perdita di diritti, che si cerca di far digerire in qualche modo agli iscritti, magari arruolando qualche nome dello spettacolo o della politica, o cercando sul terreno della lotta elettorale, e quindi ancora una volta sul terreno della subordinazione del movimento operaio, a questo o quel partito.
Il movimento anarchico è convinto che il sindacato possa essere un utile strumento di lotta: attraverso la quotidiana difesa dei lavoratori, ne rafforza la solidarietà e la contrapposizione ai capitalisti, prepara quegli organismi che permetteranno ai lavoratori la gestione della produzione e della società, e combatte nei fatti il governo e i suoi strumenti: il militarismo e i preti. Attraverso l’azione diretta e l’autorganizzazione il sindacato unisce i lavoratori senza distinzioni di fede religiosa, di orientamento politico, di nazionalità, di genere ecc. e, basandosi sul principio che l’emancipazione dei lavoratori sarà opera dei lavoratori stessi, li abitua a non avere fiducia nelle istituzioni, nei partiti, nelle chiese.
Ma è possibile oggi un sindacato di questo tipo?
Nonostante i numeri portati in piazza, la FIOM testimonia il proprio stesso fallimento: la vicenda FIAT ne è solo l’ultimo esempio.
Senza il contorno di nomi altisonanti, senza le prime pagine dei media, i lavoratori dell’Ospedale San Raffaele di Milano, soli contro tutti, sono riusciti ad ottenere un importante risultato.
Sono riusciti ad ottenerlo grazie all’unità, alla ricostruita solidarietà fra lavoratori, grazie all’azione diretta.
Sono riusciti ad ottenere il ritiro dei licenziamenti grazie all’appoggio dei sindacati di base, in primo luogo dell’Unione Sindacale Italiana che ha un notevole seguito nell’azienda ospedaliera.
Generalizzare esperienze di questo tipo può facilitare la nascita di un nuovo movimento dei lavoratori, che porterà anche con sé il tramonto di quelle strutture burocratiche che hanno portato al fallimento quello vecchio.



31 maggio Giornata internazionale di appoggio alla rivoluzione siriana

 Valerio Torre
La rivoluzione in Siria, nel complessivo quadro di guerra civile, continua e si approfondisce. La lotta armata prosegue e si è trasformata, per l’importanza che riveste per la dominazione imperialista in un’area centrale della lotta di classe, nel nodo fondamentale della crisi nel Vicino Oriente. Si decide in quell’area la continuità del processo rivoluzionario, cominciato in Tunisia e che dura da più di due anni.
Al contempo, essa rappresenta il punto di tensione fra l’ondata di rivoluzioni iniziate nel Nord Africa, la situazione israelo- palestinese, le successive ondate in Bahrein, Yemen e la tensione che si sta producendo riguardo all’Iran. Ci sono state sconfitte in alcuni Paesi come l’Arabia Saudita e il Bahrein, ma il processo nel suo insieme continua ad estendersi e finora né le dittature della regione, né l’imperialismo sono riusciti a contenere la marea rivoluzionaria. Nei Paesi in cui i dittatori sono caduti (come in Egitto) o le dittature sono state rovesciate (come in Libia e Tunisia), la rivoluzione continua, sia pure con flussi e riflussi. Ma dipenderà da ciò che accadrà in Siria se la bilancia della rivoluzione penderà da un lato o dall’altro.
Da due anni la Lega Internazionale dei Lavoratori – Quarta Internazionale sta elaborando una politica specifica per l’area per rispondere alle esigenze poste dalla situazione nella regione. In tal modo, la nostra collocazione programmatica – di chiaro e incondizionato appoggio alla rivoluzione in corso – ha contribuito a differenziarci, sia dalle correnti controrivoluzionarie di sinistra che appoggiano le dittature (soprattutto il castrochavismo e, per altro percorso, le sette ultrasinistre), sia dalle correnti che hanno capitolato all’imperialismo, come il Segretariato Unificato (cui in Italia fa riferimento Sinistra Critica: Ndr).
La situazione 
Dopo una serie di progressi delle forze armate ribelli nella guerra civile che avevano ottenuto di riequilibrare in parte la situazione militare, nelle ultime settimane le truppe lealiste del dittatore Assad hanno scatenato una controffensiva che sta mutando il quadro del conflitto.
Alla superiorità militare dell’esercito del regime e all’appoggio permanente di Iran, Russia e Venezuela, si è aggiunto un rafforzamento importante dell’apparato militare di Assad con la decisa e aperta entrata in campo delle milizie di Hezbollah, che rappresenta una delle più potenti e prestigiose organizzazioni politico- militari del Vicino Oriente. Di fatto, la partecipazione di migliaia di combattenti di Hezbollah al servizio del regime siriano è stata qualitativamente importante a Homs, uno dei centri della rivoluzione e la terza città del Paese per importanza, sotto assedio permanente. Con l’aiuto di questi rinforzi, migliaia di soldati, la dittatura ha conquistato Wadi Al Sayeh, un quartiere strategico. Il bombardamento è incessante e infernale, accompagnato da incursioni via terra, e l’obiettivo immediato è riprendere il controllo della strada che collega la città di Hama.
Anche a Damasco il regime ha ottenuto diverse vittorie parziali, riconquistando posti di controllo a Zamalka e consolidando la ripresa di Qaysa, zone a est della città. Questo risultato è stato ottenuto grazie all’intervento di decine di esperti militari di Hezbollah di stanza a Damasco. Da queste periferie, a malapena difese dai miliziani fino alla loro caduta, il regime può bloccare importanti canali di rifornimento di armi e approvvigionamenti per l’Esercito Libero della Siria (Els) attraverso la Giordania.
Persino nella zona costiera, dove c’è una forte concentrazione di alauiti (la comunità alauita, cui appartiene la famiglia di Assad, è estremamente minoritaria in Siria, ma gode di una sproporzionata serie di vantaggi: Ndr), le truppe fedeli al regime hanno intrapreso un’intensa offensiva contro i sobborghi e le cittadine adiacenti al villaggio di Banias, nel centro del litorale. I ribelli hanno denunciato che in questo agglomerato e in un villaggio vicino chiamato Baydas, gli “shabiha” (feroci bande di mercenari al soldo del regime) hanno perpetrato diversi atroci massacri, entrando casa per casa e decapitando e stuprando più di 150 fra uomini, donne e bambini. Banias, insieme a Latakia e Tartus, forma il cosiddetto cuore alauita della Siria, in una zona che è la culla della famiglia Assad.
In questo quadro, l’obiettivo del regime è anche stimolare una polarizzazione confessionale e religiosa del conflitto, fra alauiti e sciiti da un lato contro sunniti dall’altro. Perciò, i salafiti che nelle forze ribelli lottano contro il regime finiscono, con la loro azione, per favorirne la politica, dal momento che attaccano gli sciiti/alauiti come un tutto e impediscono la massima unità del popolo siriano contro la dittatura.
La nuova fase della guerra civile
In sintesi, vanno esaminati alcuni elementi di questa nuova fase che rendono più complicata, per le milizie ribelli e per la rivoluzione stessa, la situazione.
Innanzitutto, l’entrata in scena, in forma decisiva e aperta, di Hezbollah a favore del regime siriano, che si aggiunge al ferreo appoggio politico e materiale della Russia, dell’Iran, della Cina e del Venezuela.
Quindi, l’intensificazione dei metodi genocidi da parte del regime, compresi l’uso di armi chimiche (gas sarin) e il libero sfogo per gli “shabiha”, che radono al suolo le città e i villaggi, saccheggiando, uccidendo e violentando la popolazione civile.
Infine, l’assenza di una direzione rivoluzionaria e l’intervento delle forze salafite con l’appoggio del Qatar e dell’Arabia Saudita, che fanno il gioco del regime dividendo la popolazione su basi confessionali e non cercando l’unità di tutti i settori contro Assad.
Insomma, mentre Assad riceve ogni appoggio militare da Hezbollah, che interviene direttamente in suolo siriano come forza controrivoluzionaria, la rivoluzione resta isolata per il ruolo della sinistra castrochavista e dell’imperialismo. Occorre, dunque, costruire una risposta internazionale per appoggiare la rivoluzione e rovesciare la dittatura di Assad.
Per una giornata internazionale di appoggio alla rivoluzione siriana
Forte del suo chiaro profilo come il settore più deciso nella campagna di appoggio alla rivoluzione senza capitolazioni all’imperialismo, la Lit-Quarta Internazionale, a partire dal Forum Sociale Mondiale recentemente svoltosi a Tunisi, ha preso contatti con diverse organizzazioni internazionali, tra cui Global Network of Solidarity. È nata così l’idea di lanciare per il 31 maggio una Giornata internazionale di appoggio alla rivoluzione siriana, in cui la Lit interverrà con la parola d’ordine “Via Assad! Appoggio alla rivoluzione siriana!”.
E dunque, per quanto riguarda l’Italia, il Partito di Alternativa Comunista, che della Lit è sezione, fa appello a tutti i rivoluzionari, agli attivisti della sinistra sindacale e politica e ai sinceri difensori della libertà dei popoli, affinché domani, 31 maggio, nelle piazze e nelle strade del nostro Paese, davanti alle scuole e nei luoghi di lavoro, possa manifestarsi (con presidi, volantinaggi, ecc.) una rete di solidarietà e di appoggio internazionale alla rivoluzione siriana, contro il regime sanguinario di Assad e l’imperialismo che vuole assumere il controllo della regione per la difesa dei suoi interessi strategici, perché il processo rivoluzionario nell’intera area riprenda vigore e si approfondisca fino alla cacciata delle potenze imperialiste e di tutti i loro regimi fantoccio e nella prospettiva della presa del potere da parte delle masse popolari, non solo in Siria, ma in tutto il Nord Africa e nel Medio Oriente.