Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

domenica 8 dicembre 2013

Wajdi aveva solo 15 anni

Samantha Comizzoli

Ecco il video dell'uccisione di Wajdi, 15 anni, ieri a Ramallah. Divulgate ciò che l'occidente nega che accade:




Questo bambino è il fratello di Wajdi, ucciso ieri da israele. Questa è la reazione che oggi aveva, ovviamente, al funerale. Pubblico questa foto per rimandare ai mittenti le accuse di antisemitismo e di far "aumentare l'odio" pubblicando queste foto. Sto divulgando tutto quello che posso su ciò che accade in Palestina, su ciò che i sionisti tacciono al mondo intero grazie ai media a loro asserviti. Sto divulgando la PULIZIA ETNICA che israele sta portando avanti da cent'anni in Palestina e chi lancia queste accuse ha scelto di essere sionista. Io ho scelto di stare dalla parte degli oppressi e di difendere i diritti umani.




















Oggi era il 26° anniversario della prima Intifada Palestinese. E' stato seppellito un bambino di 15 anni, israele gli ha sparato alla schiena. Kuffr Qaddum è stata attaccata di nuovo e un palestinese è rimasto ferito da una mina ad Hebron.

In migliaia oggi a  Ramallah al funerale del piccolo Wajdi ucciso a 15 anni con gli spari di israele mentre usciva da scuola.


sabato 7 dicembre 2013

Rifondazione: ultimo congresso?

Francesco Ricci
 
 
Si sta svolgendo (da venerdì 6 a domenica 8 dicembre) il Congresso nazionale di Rifondazione Comunista. Anticipiamo qui un articolo - scritto la settimana scorsa - e che sarà pubblicato sul numero in uscita di Progetto Comunista.
 
Essendomi stato chiesto di scrivere un articolo su "cosa si muove in Rifondazione ", potrei cavarmela con un titolo alla Remarque: "Niente di nuovo sul fronte occidentale". Ma se l'immobilità più assoluta è quanto si vede di Rifondazione nelle piazze e nelle (purtroppo ancora scarse) lotte in giro per il Paese, non altrettanto si può dire di quanto avviene all'interno di Rifondazione dove la lotta ferve attorno all'imminente Congresso.
 
Le quattro correnti in lotta in Rifondazione
Il IX Congresso nazionale si terrà a Perugia dal 6 all'8 dicembre.
Tre sono i documenti: quello della maggioranza guidata da Paolo Ferrero (l'ex ministro alla Solidarietà sociale nel secondo governo imperialista di Prodi), quello di Falcemartello e quello di un pezzo critico staccatosi dalla maggioranza. Ci sono poi gli emendamenti dell'area più consistente dopo quella di Ferrero, facente capo a Grassi.
Sono dunque quattro le correnti in lotta tra loro. Accomunate da un orizzonte riformista (o semi-riformista nel caso di Falcemartello) ma divise sulle prospettive di Rifondazione, per quanto tutte consapevoli che questo congresso potrebbe essere l'ultimo prima di un'ulteriore esplosione di quanto resta del partito o di un collasso per emorragia.
Il congresso si fa sul numero di iscritti del 2012: circa 30 mila. Un numero apparentemente ampio se non lo si comparasse con le cifre raggiunte fino a qualche anno fa da Rifondazione (oltre 150 mila) e se non fosse noto che non si tratta di attivisti: tanto che al congresso parteciperanno (non abbiamo ancora i numeri conclusivi mentre scriviamo) circa in diecimila. Di questi diecimila, secondo stime interne attendibili, al più un migliaio sono gli attivisti, cioè quelli che fanno una qualche attività periodica anche sporadica e un po' più della metà di mille coloro che fanno un'attività continuativa. Parliamo cioè di circa un ventesimo di quanto era Rifondazione prima dei disastri politici cui l'hanno condotta i vari Ferrero, Grassi.
 
Lo scontro tra Ferrero e Grassi e il terzo documento
Nei diversi documenti, compreso quello di Ferrero, che sta stravincendo nei congressi locali (al momento è al 75%, comprensivo però dei voti per gli emendamenti grassiani), i riferimenti al comunismo (e financo al marxismo) non mancano. Manca però una qualsiasi indicazione su quali saranno i prossimi passi di Rifondazione. L'intera discussione risulta come sospesa nel vuoto perché gli stessi dirigenti di tante sconfitte sembrano un po' storditi, come pugili costretti dai troppi colpi subiti nell'angolo del ring, in attesa che un clemente gong segni la fine dello scontro.
L'opzione più chiara appare quella indicata con gli emendamenti da Grassi (che ha dalla sua poco meno della metà della "maggioranza"): ricucire con Sel per essere riammessi in qualche modo nel centrosinistra. Spira forte, da queste parti, la nostalgia per la Rifondazione che aveva un qualche ruolo di governo. C'è la consapevolezza che quella stagione non tornerà ma anche la speranza che un qualche strapuntino per qualche dirigente ancora si possa trovare. Apparirà forse impietosa questa descrizione ma risulta difficile attribuire a Grassi progettualità più elevate. 
La terza mozione (inizialmente dovevano essere degli emendamenti al documento di Ferrero, ma il regolamento non consentiva in questo modo di "contarsi") cerca di raccogliere un legittimo e ampio scontento della base, anche se non propone nei fatti nulla di alternativo al vago orizzonte nebuloso di Ferrero (che è "ricostruire la sinistra d'alternativa") e sembra essere (nelle intenzioni implicite dei dirigenti che la promuovono) una manovra congressuale per guadagnare posti nel futuro gruppo dirigente. Il tutto è però condito con un linguaggio più radicale di quello di Ferrero: molti richiami alla "classe" peraltro mescolati con i richiami alla Costituzione borghese e a un non ben definito "comunismo novecentesco" che non esclude dalla foto di famiglia nemmeno lo stalinismo.
Certo è che la mozione "intermedia" sta limitando fortemente gli spazi dell'unica altra posizione, quella di Falcemartello, effettivamente distinta da quella di Ferrero e da quella di Grassi. La "terza mozione" è (a congressi in via di conclusione) attorno al 15%, quella di Falcemartello è solo al 10%.
 
Il semi-riformismo di Falcemartello
Il documento di Falcemartello ("Sinistra classe rivoluzione") critica con efficacia retorica la politica riformista che ha condotto Rifondazione nell'attuale vicolo cieco. Ma lo fa rivendicando le classiche posizioni centriste, cioè non rivoluzionarie e quindi non realmente anti-riformiste di Falcemartello. D'altra parte, Falcemartello ancora fino a poco tempo fa (poi è calato il silenzio sul tema) rivendicava la "opportunità" che Rifondazione a Napoli stesse nella maggioranza di governo di De Magistris per combattere "una battaglia egemonica", orientando questo presunto governo "neutro" in contrapposizione ai poteri forti. Teorizzare l'esistenza di governi "neutri" e "condizionabili" nel capitalismo non è poca cosa per un gruppo che si rivendica marxista e attacca la totale assenza del marxismo negli altri schieramenti interni di Rifondazione. In ogni caso. marxismo a parte, non è certo una posizione forte da cui attaccare il governismo della maggioranza.
In realtà Falcemartello sta con un piede in Rifondazione e uno fuori. Aspetta e spera che Landini si decida a formare un "partito del lavoro" che dovrebbe nascere (secondo loro) da una rottura di un settore della Cgil con il Pd. Consapevole che Rifondazione non durerà ancora a lungo, il gruppo dirigente di Falcemartello cerca un ambito più largo dove proseguire per i prossimi decenni la propria infinita attività "entrista" nelle organizzazioni considerate "naturali" del movimento operaio. In attesa degli eventi e proseguendo nel frattempo la propria comoda routine con qualche non sgradita postazione nell'apparato della Cgil.
 
Cremaschi aspetta
Attorno al congresso di Rifondazione volteggia inquieto Giorgio Cremaschi che, dopo essersi visto scippare da Ingroia alle ultime elezioni il ruolo di candidato unificante di tutta la sinistra riformista, ora prosegue con i suoi seminari di lancio di una nuova forza da presentare alle europee: Rossa, che farà la sua assemblea nazionale a metà dicembre. Ma l'unica possibilità che Rossa nasca come partito è la confluenza di almeno una parte dell'attuale maggioranza di Rifondazione e dunque una rottura di quest'ultima. Ad oggi, tuttavia, data la serie clamorosa di fiaschi collezionati nelle assemblee di presentazione da Rossa, nessuno sembra entusiasti di buttarsi in questo nuovo calderone riformista. E' più probabile allora, salvo precipitazioni immediate dello scontro interno di Rifondazione che potrebbero cambiare il quadro, che Rossa possa fungere da sigla elettorale per le europee, a copertura di un'area che va da Rifondazione agli stalinisti della Rete dei Comunisti (il gruppo dirigente occulto di Usb) passando per il gruppo di Turigliatto (ex Sinistra Critica). Ma questa è un'altra storia: anche se non più appassionante di quella fin qui raccontata.
 
La nostra proposta ai militanti di Rifondazione
Davanti a questo scenario miserevole, per parte nostra continueremo a rivolgerci ai militanti onesti di Rifondazione, a quelli che non hanno poltroncine da difendere o da guadagnare, perché si convincano che c'è bisogno di costruire un altro partito, rivoluzionario e internazionalista, e che per farlo bisogna in primo luogo rompere con i Ferrero, i Grassi, i Bellotti, ecc.
Il Pdac, come ripetiamo sempre, non ha la pretesa di essere il partito che manca: è però uno strumento importante in quella direzione, grazie alla battaglia controcorrente e all'accumulazione di quadri giovani, determinati e inseriti nelle lotte che abbiamo raccolto in questi anni attorno a un programma rivoluzionario, in stretta connessione con la costruzione, su scala internazionale della principale e più dinamica organizzazione rivoluzionaria oggi nel mondo, la Lit-Quarta Internazionale, che svolge un ruolo di prima fila o anche dirigente (si pensi al Brasile) nelle lotte in corso.
Diversi compagni provenienti da Rifondazione hanno deciso di entrare in queste settimane nel nostro partito; tanti altri hanno aperto con noi un confronto. Come Pdac siamo disponibili a confrontarci con singoli e con strutture locali di Rifondazione. Siamo convinti infatti che la discussione sulla costruzione di un partito rivoluzionario non sia cosa che riguardi solo noi ma tutti i lavoratori e i giovani che fanno militanza politica per cambiare il mondo.
 
(30 novembre)

venerdì 6 dicembre 2013

Legge elettorale incostituzionale - Parlamento delegittimato a modificare la costituzione

Comitato in difesa della Costituzione per la Provincia di Frosinone


Se ancora si nutrisse qualche dubbio sulla legittimità di questo Parlamento a modificare la Costituzione e a sovvertire i dispositivi di protezione dell’art. 138, il pronunciamento della Consulta sulla incostituzionalità della legge elettorale, toglie ogni residua perplessità a riguardo.
            La Corte costituzionale ha decretato che la legge elettorale, in base alla quale è nata questa legislatura e le due precedenti, non rispetta le prerogative degli elettori per quanto scritto nella Costituzione in relazione all’eguale valore di ogni voto e alla possibilità, per l’elettore, di esprimere la propria preferenza su chi eleggere in Parlamento. Ne consegue che i parlamentari eletti con questa legge elettorale incostituzionale non hanno titolo a modificare la Costituzione.
            All’inadeguatezza dei 42 saggi  -incaricati dal governo di modificare la Costituzione in senso autoritario, personaggi per nulla investiti di alcuna delega popolare, con quattro fra loro indagati per reati gravissimi- alla malafede di parlamentari pronti ad usare il voto sulla manomissione dell’art.138 per altri fini tutt’altro che inerenti alla modifica della Costituzione, si aggiunge il marchio della delegittimazione impresso dalla Corte Costituzionale che ha giudicato incostituzionale la legge elettorale con cui questo Parlamento è stato eletto.
            Il comitato in difesa della Costituzione della Provincia di Frosinone, alla luce di quanto accaduto, ritiene quindi illegittimo ogni ulteriore tentativo di questo Parlamento finalizzato alla modifica dell’impianto costituzionale.
            Solo un Parlamento eletto con una legge costituzionalmente conforme,  per cui la ripartizione dei seggi rispetti fedelmente il risultato elettorale espresso dai

cittadini, potrà avere la prerogativa di proporre modifiche alla Carta, ma sempre rispettando le procedure dettate dall’art.138.
            Il comitato invita ogni sincero democratico e tutti i cittadini a vigilare ed impegnarsi affinché si fermi l'azione politico-legislativa tesa al sovvertimento della nostra Carta Costituzionale ed auspica l'affermarsi nella società e nelle Istituzioni di una rinnovata coscienza democratica e parlamentare che abbia come faro e via maestra la nostra Costituzione nata dalla resistenza e dal sacrificio di tanti partigiani combattenti per la libertà.
Comitato difesa della Costituzione - Provincia di Frosinone.

Frosinone li 06/12/2013


Lettera aperta ai cittadini del giorno 6.12.2013

Associazione culturale
per la tutela del patrimonio artistico e ambientale
                           Anagni Viva

 La notizia che verrà allestita nuovamente la pista di pattinaggio su ghiaccio durante il periodo delle  Festività natalizie e, questa volta, in Piazza  Innocenzo III, lascia francamente stupefatti e indignati.
La struttura di per sé è stata  molto contestata anche negli anni precedenti, quando era montata in Piazza  Cavour, poiché i residenti  avevano protestato per il frastuono, la confusione e  il generale disagio.
Ora si pensa addirittura di  montarla in uno dei luoghi più importanti della città, per la  nobiltà   e la  bellezza dei monumenti che accoglie.
Cosa ne pensa il Vescovo? Siamo stupiti dal silenzio della  Curia, almeno finora. E ci stupisce,  ancor di più, che ciò avvenga in coincidenza delle celebrazioni religiose  del periodo natalizio.
Quale  criterio ragionevole può giustificare una  tale scelta? Vorremmo pensare che essa sia nata molto frettolosamente e non abbia considerato come rappresenti un’offesa  al luogo, alla città tutta, ai  cittadini che  comprendono il valore dei beni artistici, storici e culturali.
Se proprio si ritiene necessario montare una pista di ghiaccio, c’ è ancora la possibilità di cercare un altro luogo, più idoneo, e forse più efficace per la riuscita dell’ iniziativa,e l’ Associazione ritiene che ce ne siano di ben più adatti.
Perché  non farlo ?
Anagni  Viva  invita con calore  e fiducia i responsabili del progetto ad un  ripensamento e rivolge l’ invito anche al dott. Ernesto Raio, da qualche  giorno  chiamato ad assumere il ruolo di Commissario Prefettizio del Comune, affinché si adoperi, nell’ ambito delle funzioni che gli sono state  affidate, per una soluzione che rispetti il decoro della  città di Anagni.


L’UOMO DI FRONTE ALLE CATASTROFI NATURALI VA TUTELATO

Giuseppina Bonaviri
Dibattiamo sulla tutela del cittadino agli eventi naturali

Non dobbiamo arretrare, in questo particolare momento storico, dove virtù e saperi di uno Stato garante della tutela dei cittadini e dei loro diritti appare sempre più esiguo. Non ci si può arrendere all’evidenza di amministratori che, dimentichi della loro missione di servizio ad intere popolazioni,  non garantiscono equità di prestazioni verso il loro elettorato e si disinteressano al loro territorio, svendendolo. Non ci possiamo, però, consentire scoramenti mentre la nostra indignazione freme. Ma altresì, non possiamo biasimarci e piangere sulle ceneri ardenti lasciateci in patrimonio ripensando a quello che fu il Bel Paese ora  decadente. Tocca alla base rilanciare seriamente azioni  e virtù del fare.
La Rete La Fenice, da sempre attenta alle logiche innovative, politiche sociali ed ambientali locali ha messo in atto, con il supporto tecnico di esperti -a partire dal 12 dicembre degli incontri aperti  a cui si alterneranno escursioni esterne sul nostro territorio provinciale - un ciclo di conferenze con interventi diretti alla salvaguardia e protezione del cittadino che, lasciato solo, oggi si ritrova a doversi difendere da eventi naturali come terremoti,  alluvioni, frane spesso causate dalla non curanza o dai ritardi accumulati da enti, amministrazioni,  categorie di settore che tra burocratizzazione, malaffare, incapacità sfuggono ai propri doveri. Si affronteranno le criticità presenti nel capoluogo e di tutte quel le zone a rischio della nostra provincia.
Un uso saggio del territorio può ri­durre i danni provocati dalle catastrofi naturali. Quando si parla di ambiente e di tutela degli equilibri naturali non si fa mai vuota retorica, ma si pone l'attenzione su un pro­blema di estrema importanza . Chi può difendere il territorio meglio di chi ci abita? Chi ne ha più interesse? Appare utile, allora, sensibilizzare i cittadini che in tal modo sapranno anche intervenire autonomamente con  interventi preventivi per la propria salute.  Nulla vieta che la volontarietà della cittadinanza attiva, sotto dovuto tutoraggio, arrivi dove non ce la fanno i servizi con operazioni, ad esempio,  di pulizia dei letti di fiumi o operazioni di rimboschimento contro le frane e altri possibili interventi a difesa del territorio ma anche per potere fronteggiare situazioni imponenti  di pericolo tramite azioni di aiuto reciproco .
Le catastrofi naturali non sono poi tanto lontane da tutti noi per cui ci pare che par­lare dei rischi che conseguono ad un uso improprio del territorio, che non tiene conto del­l'impatto ambientale, non  fa inutile allarmismo anche perché, troppo spesso,  assistiamo a drammaticità causate da disinvolte dimenticanze speculative o immobiliari  -passati gli interrogativi del giorno dopo, passata l'emergenza- che tendono a devasta­re il territorio. Gli effetti dannosi possono dal­l'uomo essere contenuti con una saggia ope­ra di prevenzione e con l’ uso  razionale e rispettoso degli equilibri am­bientali. Per giunta la tecnologia con i suoi sofisticati sistemi  di avvistamento e trasmis­sione dei dati attraverso le reti satellitari, può rendere possibile in tempi reali la salvezza di intere popolazioni. Non ci può essere consumo del territorio e del suolo senza un adeguata pianificazione ambientale che rimane, dalle nostre parti, solo scritta sulla carta.
Il Prof.Mario Catullo Gentilcore, tra gli ideatori, ci ha illustrato i rischi tecnico funzionali di alcune tra le situazioni pericolose che possono intervenire  a Frosinone come quelle dei sotto passaggi  della città capoluogo, a partire dalla stazione ferroviaria. Molte zone della città, come appunto i sottopassaggi , risultano a rischio esondazione ossia alluvione perché, essendo stato il fiume Cosa costretto nella sua canalizzazione da cementificazioni inadeguate negli anni e da pompe elettriche inserite e nascoste dietro i muri degli stessi viadotti non è stato posto il dovuto rispetto alla fascia fluviale. Per giunta la situazione appare aggravata dal fatto che questo eccesso di cemento a ridosso del fiume non consente la giusta e naturale espansione delle acque che, di conseguenza, vanno ad erodere direttamente la base della collina su cui giace il centro storico di Frosinone che, anche per questo, continua  a franare. Un grave rischio, poi, è presente per monumenti storici come i ponti dell’età romana presenti sul fiume, che necessiterebbero invece di tutela e rispetto adeguato, dove in alcune particolari condizioni atmosferiche l’ acqua non scorre sotto i ponti ma passa sopra con le conseguenze immaginabili.  I rischi ambientali si trasformano velocemente in rischi sanitari che vanno così ad aumentare la difficoltà di gestione dei pochi fondi comunitari anche delle zone limitrofe.
Dobbiamo affrontare sobriamente e con determinazione la riqualificazione urbana e delle periferie della nostra terra di concerto con le città metropolitane e i comuni della macroarea per fronteggiare il gravissimo problema del dissesto idrogeologico in un piano infrastrutturale più vasto e comprensoriale dei servizi. Il disordine urbanistico va fermato al di là degli schieramenti  storici di parte.

giovedì 5 dicembre 2013

l'8 dicembre io lotto

USB (Unione Sindacale di Base), CLAP (Camere del Lavoro Autonomo e Precario), Anomalia Sapienza, Tilt, Cinecittà Bene comune



Contro lo sfruttamento nei centri commerciali, contro il lavoro nei giorni festivi
Alcuni pregiudizi ci impediscono, spesso se non sempre, di capire la realtà, quella del lavoro ad esempio. Quante volte abbiamo sentito dire che il contratto nazionale è, di per sé, una garanzia contro la deregolamentazione del mercato del lavoro e la precarietà?[..] Quante la stessa parola precarietà è stata considerata sinonimo di assenza di regole? Ancora: quante volte il lavoro part time è stato proposto come un'occasione di libertà, soprattutto per le donne, alle quali una perversa indicazione divina attribuisce anche il lavoro domestico e di cura?
Il lavoro del commercio, lo sfruttamento garantito dal contratto nazionale che lo riguarda, la liberalizzazione degli orari e delle aperture introdotte dal decreto Salva-Italia del governo Monti, ma soprattutto i racconti di chi nei grandi centri commerciali lavora, nel segno del ricatto e della precarietà, ci impongono di sbarazzarci dei pregiudizi, di afferrare la realtà per quella che è, di combattere per trasformarla.
Di questo si è discusso nell'assemblea pubblica che si è martedì 3 dicembre, presso l'università Sapienza. Un primo momento di confronto, ricco e appassionato, tra lavoratori del commercio, studenti (e studenti-lavoratori), precari di altri settori del terziario. Una prima occasione utile a censire gli elementi trasversali che contraddistinguono, nella crisi, tanto il mondo del lavoro quanto quello della formazione: ricatto, fragilità, violenza dei dispositivi neoliberali del debito, della meritocrazia, della valutazione continua.
Occasione utile, soprattutto, per promuovere la giornata nazionale di mobilitazione dell'8 dicembre, contro l'obbligo al lavoro festivo nelle grandi catene commerciali e, più in generale, contro lo sfruttamento smisurato che nelle stesse viene perpetrato dalle parti datoriali e garantito, fin troppo, dalla legislazione oltre che dal contratto nazionale. Una giornata, inoltre, che ha l'ambizione di connettere la battaglia contro la precarietà con la pretesa del reddito di base, e di denunciare il carattere distruttivo dei centri commerciali, non-luoghi che, non solo concentrano lavoro super-sfruttato, ma che annientano posti di lavoro nel piccolo commercio, divorano suolo favorendo una cementificazione selvaggia e devastando ambiente e paesaggio urbano.

A Roma l'appuntamento è al centro commerciale Roma Est, ore 10 davanti all'ingresso di Panorama (all'interno del centro).

Oltre le logiche del passato e del distretto agro-energetico.

RETE PER LA TUTELA DELLA VALLE DEL SACCO

Tavolo tecnico regionale, facciamo il punto sul processo e le sue prospettive.


Lo scorso 19 novembre si è svolto presso il Consiglio Regionale del Lazio il primo incontro volto all’istituzione di un Tavolo tecnico sulla Valle del Sacco presso l’VIII Commissione regionale, con l’adesione degli Assessorati all’Ambiente e alle Politiche Agricole. Ad oltre quindici giorni da quell’incontro, è opportuno fare il punto del processo che il tavolo, almeno nelle intenzioni di chi lo ha promosso, vorrebbe avviare.
La nostra associazione, che nel 2010 aveva già collaborato al tavolo di confronto e laboratorio preliminare alla stesura del MasterPlan “L’energia di un territorio”, promosso dalla Fondazione Kambo, non ha fatto mancare, in questa nuova fase, il suo contributo.Essenziale non è però il contributo di questa o quella associazione, quanto l’avvio di un processo di partecipazione alla trasformazione e alla riprogettazione del territorio delle diverse realtà ambientaliste, economiche, culturali e sociali. L’incontro ha offerto una serie di contributi utili ed interessanti, ma non ci sembra sia stato in grado di delineare compiutamente una prospettiva sistemica, forse proprio per la natura propedeutica dell’evento.
Non si tratta di un percorso agevole. D’altra parte, è quanto esplicitamente dichiarato tra i compiti del tavolo. Soprattutto, è la condizione necessaria per fare piazza pulita delle pratiche con cui si è affrontata sino ad oggi l’emergenza ambientale e sociale che caratterizza la Valle del Sacco.
Ci rendiamo conto che è difficile uscire da decenni che hanno visto le pubbliche amministrazioni  dismettere progressivamente risorse, funzioni, capacità di governo del territorio, di intervento strategico, e che questo processo disgregativo non ha fatto emergere le vocazioni del territorio. I cittadini, di conseguenza, si sentono sempre più estranei alla vita delle istituzioni stesse. É necessario, quindi, valorizzare il principio costituzionale della sussidiarietà, per cui lo Stato lascia spazio all’auto-organizzazione del territorio. E lo stesso Ente Regione deve rivedere i suoi metodi di governo, che hanno favorito, negli anni scorsi, avventure economiche che lasciano macerie sotto il profilo sociale, occupazionale e ambientale. Basta guardare a quanto è successo nel settore dei rifiuti, dove si è sperperato denaro pubblico per finanziare attività che lasciano debiti e criticità ambientali.
Pensiamo che la popolazione debba essere protagonista e che le istituzioni abbiano il ruolo di facilitare la capacità di cooperazione e di condivisione delle conoscenze e delle capacità: “Animare il territorio”, per farne emergere le vocazioni, le potenzialità, la messa in rete di risorse e di competenze. Per questo è necessario un radicale cambio di metodo.
É necessario motivare chi sino ad oggi non ha avuto voce in capitolo sulle decisioni riguardanti il territorio, offrendo facilità di accesso a luoghi dove prendere parola e contribuire a progettare e decidere. Non si realizza questa condizione accentrando il processo nei luoghi e nei tempi dell’istituzione regionale. É necessario viceversa costruire tavoli che si armonizzino con l’articolazione della Valle del Sacco in macroaree, così come le diverse dimensioni ambientali, economiche e culturali, partendo dal territorio. Nell’ottica di un processo che, pur avendo ora un ruolo critico, divenga permanente.
Lo scorso 19 novembre, sono stati proposti a titolo di progetti di bonifica contributi diversi da parte di università e centri di ricerca. Non sempre raccordandosi agli studi pregressi. Il modo ottimale di valorizzarli - evitando cordate e lavoro di corridoio - è la creazione di un luogo dove le competenze collaborino, i progetti si confrontino in modo trasparente, rendendo pubblici percorsi di ricerca e proposte di sperimentazione. Dalla cooperazione del mondo della ricerca deve nascere altresì una comunicazione efficace, rendendo i cittadini capaci di comprendere e valutare il processo.
La completa disponibilità delle conoscenze e delle informazioni, la totale trasparenza delle procedure, sono indispensabili per costruire la partecipazione della cittadinanza e delle reti associative. Corrisponde peraltro a criteri di giustizia e costituisce il metodo necessario per attivare tutte le risorse e le competenze disponibili sul territorio, per attivare quindi un reale processo di innovazione.
La Valle del Sacco non è un’isola, pur nella sua drammatica originalità, esistono pratiche, esperienze concrete a cui fare riferimento - la citazione di quella della Ruhr vale per tutte -  ed è venuto il momento di acquisire, organizzare e rendere disponibile la forma peculiare di conoscenza che nasce dal confronto di quelle esperienze che riguardano soluzioni tecnologiche di vario genere, modelli organizzativi ed istituzionali, forme di cooperazione e comunicazione. In sostanza, i vari piani di attività che contribuiscono a costruire un processo di trasformazione partecipato, consapevole ed efficace.
Allo scopo è necessario a coordinare, organizzare e valorizzare quanto si è fatto in questi anni e si sta facendo da parte di attori diversi, sono necessarie competenze e professionalità non semplicemente formali, ma anche acquisite sul campo.

Opportuno in questa sede entrare anche nel merito di alcuni contenuti espressi da alcune associazioni di categoria lo scorso 19 novembre e forse ridondanti nella successiva copertura mediatica. 
Ci riferiamo in particolare al progetto di distretto agroenergetico, che prevede la produzione su larga scala di biomasse con funzione di fitorimedio destinate infine alla combustione (nell’ordine dell’impatto, incenerimento - pirolisi - digestione anaerobica). Riteniamo che questo contenitore concettuale e operativo, finora sostanzialmente fallito nonostante cospicui tempi e risorse impiegati, non sia compatibile con la riduzione dell’inquinamento della Valle. Tali coltivazioni rischierebbero di non investire solamente le aree ripariali, presumibilmente ancor oggi inquinate (in assenza di specifici e puntuali monitoraggi dei terreni) o che rischiano di esserlo alla prossima esondazione del fiume Sacco (il beta-HCH è concentrato nel sedimento fluviale), ma di estendersi oltre misura, innescando vere e proprie filiere produttive alternative all’agricoltura tradizionale. La filiera delle biomasse che finiscono in fumo non è compatibile con la riduzione dell’inquinamento della Valle; casomai conviene concepire uneventuale utilizzo di biomasse con funzione di fitorimedio in chiave produttiva, entro lo strumento principe degli ecodistretti industriali, o comunque non collegata a filiere agroenergetiche. Riproporre il distretto agroenergetico come chiave di volta del processo è comunque miope soprattutto perché decontestualizza un tassello di un puzzle molto più ampio, dove convergono, anche sulla scorta dell’esempio della Ruhr, riqualificazione paesaggistica e idrologica della Valle del Sacco, sua fruibilità sociale e turistica, promozione dell’agricoltura tradizionale, dei percorsi artistico-culturali, ecodistretti industriali e innovazione tecnologica nel settore produttivo e nei servizi.
Riteniamo infine importante sottolineare il ruolo essenziale e propedeutico, per interventi di risanamento ambientale e di valorizzazione paesaggistica e sociale delle aree ripariali, di un approfondito studio idrologico del fiume Sacco, mai eseguito in passato.

In conclusione, desideriamo ringraziare per aver avviato il percorso del Tavolo regionale e per la presenza sul territorio i consiglieri Daniela Bianchi e Cristiana Avenali, tutti coloro che si sono attivati e, fin d’ora, chi si attiverà.