Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

mercoledì 29 aprile 2015

Caro Matteo

Luciano Granieri

Caro  Matteo, dovrei darti del “Lei” visto che sei il Presidente del consiglio,  ma so che  per te è meglio il tu, bisogna fare in modo che i cittadini si sentano vicine al proprio Premier! 

Dunque Caro Matteo, mi chiamo Nunzio ho 62 anni , sono un esodato in attesa di pensione. Mia moglie, Carla, è casalinga. Ho due figli Francesco, 30 anni diplomato geometra attualmente disoccupato e  Floriana, 24 anni, studentessa al quarto anno di architettura. 

Due anni fa mio figlio Francesco, grazie alla legge Fornero sui contratti a tempo determinato senza causale, è stato assunto presso un ipermercato.  Ha lavorato settimane intere, sabati e domeniche comprese, ma trascorso l’anno previsto dal  contratto è stato rimandato a casa senza giustificazioni . Nel novembre scorso, Francesco è stato chiamato da un’altra grande azienda di distribuzione,   e assunto secondo il contratto a tempo determinato  senza causale, messo a punto dal tuo Ministro del Lavoro Poletti.  Siccome il tuo Ministro ha visto bene di modificare la legge Fornero, in senso peggiorativo per i lavoratori, consentendo alle aziende di reiterare il ricorso al  contratto per 8 volte in tre anni , Francesco si è fatto il mazzo durante le feste di Natale , ma dopo soli 5 mesi (neanche l’anno della Fornero) ,  gli è scaduto il contratto.   Non   gli è stato rinnovato,  infatti da pochi giorni si ritrova ancora senza lavoro. 

Veniamo a Floriana, una ragazza che s’impegna nello studio, è in regola con gli esami,  tutti passati con il massimo dei voti. Come immaginerai, caro Matteo,  stiamo facendo i salti mortali per mantenerla agli studi, soprattutto in una situazione economica familiare come quella che ti sto descrivendo.  

Fra tasse universitarie, libri,  abbonamento per andare a Roma (è evidente che non posso permettermi una casa in affitto nella Capitale)  permettere a Floriana di studiare è veramente un’impresa. Fortunatamente mia suocera ci aiuta un po’ con la sua pur misera pensione.  

Puntualmente alla fine dell’anno mi sono fatto rilasciare dal Caf il modello ISEE per usufruire degli sconti sull’abbonamento del treno.  Pensa, l’anno scorso, il  mio reddito ISEE molto basso  mi ha permesso di  far viaggiare Floriana   con soli 70 euro . Ma grazie ad una tua trovata, quel modello ISEE, pure se in vigore fino all’ottobre del 2015 e ottenuto presentando al Caf la semplice dichiarazione dei redditi, non è più valido. 

Per ottenere  un nuovo ISEE secondo le nuove modalità da te escogitate, per contrastare l'evasione, (questa la motivazione ufficiale)  mi sono trovato a fare altri salti mortali. Ho dovuto richiedere alla mia banca   l’estratto conto e il saldo medio del 2014, del  conto corrente dove  mi veniva semplicemente accreditato  lo stipendio, quando c’era.   

Anche mia moglie Carla è andata  alla posta a chiedere la stessa documentazione per un conto che lei ha cointestato con la madre. Una contestazione  necessaria per permettere a Carla di ritirare la pensione alla genitrice. Operazione  che ormai, passati i 90 anni, mia suocera  non riesce più a fare   da sola.  

 Floriana ha dovuto presentare il suo libretto postale, dove deposita le mancette che riceve a Natale e a Pasqua, mancette che spesso vengono usate per le spese universitarie.  Poi è stato necessario  procurare il libretto della mia fiammante Fiat Punto del 1999 e allegarlo al mod.730. 

Per mettere insieme tutta sta’roba mi ci sono voluti 10 giorni, dopodiché, consegnato tutto al Caf, dovrò aspettare un’altra settimana.  Infatti non sono più i centri di assistenza fiscale ha rilasciare l’attestazione come era prima del tuo intervento, questi dovranno inviare la documentazione all’Inps, la quale entro 10-15 giorni rimetterà  (finalmente) il tanto agognato ISEE. Ma non è finita  il documento dovrà   essere consegnato all’ufficio mobilità del Comune. Quest’ufficio inoltrerà la domanda alla Regione che, dopo una settimana, si spera,  provvederà ad emettere l’abbonamento.   

Intanto il vecchio titolo di viaggio annuale, quello pagato 70 euro è scaduto.  E non essendo conclusa la procedura per ottenere quello nuovo,  che grazie al tuo presunto scrupolo di contrastare l'evasione  (quella dei popveracci?),si è di molto allungata , ho già dovuto pagare 200 euro di abbonamenti mensili. Inoltre se la soglia di reddito del vecchio Isee non verrà superata,  e di questo sono abbastanza sicuro,  il costo del nuovo abbonamento comunque  sarà di 300 euro. Infatti grazie agli ulteriori tagli che hai imposto agli enti locali, la Regione Lazio ha tolto la soglia di sconto del 70% sugli abbonamenti di viaggio per i redditi più bassi. Oggi il massimo sconto a cui si può accedere è del 50%. 

Dunque caro Matteo, grazie alla tua smania di cambiare le cose, di sbloccare il paese, l’abbonamento di Floriana, pagato l’anno scorso 70 euro, quest’anno mi costerà più di 500 (200 di abbonamenti mensili già consumati + 300 euro per il nuovo).  A questo punto ti prego con tutto il cuore,  di non cambiare più niente, la legge elettorale, il decreto fiscale, e il resto, lascia tutto così com’è.  Magari non migliorerai il Paese, ma almeno eviterai di fare ulteriori danni. 

Caro Matteo, il tuo non è il Governo del fare, ma del disfare, fidati, almeno per  i poveri cristi come me. A proposito come sta Marta? Marta, quella ventottenne incinta che ti ha ringraziato perché grazie al tuo Jobs Act è riuscita a trovare un posto di lavoro, presso un privato  nonostante sia in dolce attesa.  Ti ha più scritto?  Forse  lei, grazie al tuo intervento, starà un po’ meglio, noi, te lo posso assicurare, stiamo molto più di merda rispetto a quando tu non c’eri.  
Con rabbia

Nunzio Spaziani.

Costituzione stracciata e vilipesa

Dionisio Paglia
Presidente Comitato provinciale in difesa della Costituzione.



L'art. 72 della Costituzione italiana recita all'ultimo capoverso: " La procedura normale di esame e di approvazione diretta da parte della Camera è sempre adottata per i disegni di legge in materia costituzionale ed elettorale e per quelli di delegazione legislativa, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali, di approvazione di bilanci e consuntivi".
Il Governo Renzi vìola la Costituzione ponendo la questione di fiducia sull'approvazione della legge elettorale, che deve invece seguire la procedura normale.
Ci sono solo due precedenti nella storia del nostro Paese: la Legge Acerbo del 1923 e la Legge "Truffa" del 1953. Nel primo caso ( non vigeva ancora la Costituzione che è stata promulgata nel '48) fu il governo Mussolini a porre la fiducia sulla legge elettorale; nel secondo caso fu l'allora governo democristiano a farlo. 
Renzi da "buon democristiano" considera evidentemente "normale" porre la fiducia su una legge di rango costituzionale, che è di stretta competenza parlamentare.
Qualcuno deve fermare il "delirio di onnipotenza" di questo esecutivo, qualcuno che è preposto a farlo deve arrestare la violazione sistematica della Carta costituzionale.
Il 25 aprile di 70 anni fa ha posto le basi della nostra Repubblica, i cui valori fondativi sono stati scritti nella Costituzione, varata da un'Assemblea Costituente eletta con la "proporzionale pura". I padri costituenti hanno scritto anche le regole per poter modificare la nostra Costituzione (vedi art. 138) proprio per impedire ai governi di turno di cambiare le regole del gioco in corso d'opera.
Fin qui la questione di metodo. Nel merito invece l'Italicum prevede una sola Camera elettiva, asservita al potere esecutivo, in quanto composta in maniera preponderante da nominati, scelti dai partiti e non dagli elettori.
Sono in gioco le sorti stesse della nostra democrazia, messa a repentaglio da questa deriva autoritaria, che vede "un uomo solo al comando".

lunedì 27 aprile 2015

Se i pescecani fossero uomini

Bertolt Brecht



Bertolt Brecht:"Wenn die Haifische Menschen wären" (1948) - traduzione

"La figlioletta della padrona di casa chiese al signor K.: 'Se gli squali fossero uomini si comporterebbero meglio con i pesciolini?'

- Certo - rispose il signor K -. Se gli squali fossero uomini, farebbero costruire nel mare enormi casse per i pesciolini, con dentro ogni sorta d'alimenti, sia vegetali che animali. Si preoccuperebbero che le casse avessero sempre acqua fresca e adotterebbero ogni tipo di precauzioni sanitarie. Se, per esempio, un pesciolino morisse prematuramente, gli squali, affinché i pesciolini non si sentissero tristi, organizzerebbero di tanto in tanto delle grandi feste acquatiche, perché i pesci allegri hanno un miglior sapore di quelli malinconici. Ci sarebbero anche scuole per imparare a entrare nelle fauci degli squali. I pesciolini avrebbero bisogno di nozioni di geografia per localizzare meglio i grandi squali, che se ne vanno in giro bighellonando. L'essenziale sarebbe, naturalmente, la formazione morale dei pesciolini, si insegnerebbe loro che non c'è nulla di più grande e più bello per un pesciolino che sacrificarsi con allegria; si insegnerebbe pure ad aver fede negli squali ed a credere agli squali quando dicono che stanno preparando per i pesciolini un magnifico avvenire. Si farebbe capire ai pesciolini che tale avvenire è assicurato se impareranno ad obbedire. I pesciolini dovrebbero guardarsi bene dalle basse passioni, così come da qualsiasi inclinazione materialista, egoista o marxista. Se qualche pesciolino mostrasse similari tendenze, i suoi compagni dovrebbero comunicarlo immediatamente agli squali.

Naturalmente se gli squali fossero uomini si farebbero la guerra fra di loro per conquistare casse e pesciolini stranieri. Ogni squalo obbligherebbe i propri pesciolini a combattere in quelle guerre. E ogni squalo insegnerebbe ai suoi pesciolini che fra loro e i pesciolini degli altri squali esiste un'enorme differenza . Sebbene tutti i pesciolini siano muti, è certo che proclamerebbero che stanno zitti in molte lingue diverse e per questo non riusciranno mai a capirsi. Ad ogni pesciolino che ammazzasse in guerra un paio di pesciolini nemici, di quelli che stanno zitti in un'altra lingua, si consegnerebbe una medaglia d'alghe e si conferirebbe il titolo d'eroe. Se gli squali fossero uomini avrebbero pure una loro arte. Ci sarebbero bellissimi quadri nei quali sarebbero rappresentati i denti degli squali con colori meravigliosi e le loro fauci come veri giardini di ricreazione in cui è bello trastullarsi. I teatri sul fondo del mare mostrerebbero eroici pesciolini che entrano entusiasti nelle fauci degli squali e la musica sarebbe tanto bella che, ai suoi accordi, cullati dai pensieri più delicati, come in sogno, i pesciolini, preceduti dalla banda, si precipiterebbero a frotte in quelle fauci. Certo ci sarebbe pure una religione, se gli squali fossero uomini. Quella religione insegnerebbe che la vera vita comincia per i pesciolini nello stomaco degli squali. Inoltre, se gli squali fossero uomini, i pesciolini smetterebbero di essere tutti uguali, come sono adesso. Alcuni occuperebbero certi posti, che li collocherebbero sopra gli altri. A quei pesciolini che fossero un poco più grandi si permetterebbe pure di ingoiarsi i più piccoli. Gli squali vedrebbero questa prassi con piacere, dato che avrebbero più spesso dei grossi bocconi da mangiare. I pesciolini più grassi sarebbero quelli che occupano certi posti e s'incaricherebbero di mantenere l'ordine fra gli altri pesciolini, e diventerebbero maestri o ufficiali, ingegneri specializzati nella costruzione di casse, ecc. In una parola ci sarebbe finalmente nel mare una cultura, se gli squali fossero uomini".

domenica 26 aprile 2015

Frosinone, la resistenza della ragazze dalle guance di pesca e dalle guance d'aurora

Luciano Granieri


“O ragazza dalle guance di pesca, o ragazza dalle guance d’aurora. Io spero che a narrarti riesca la mia vita all’età che tu hai ora”  
Con questi  versi, scritti da Italo Calvino,   inizia una delle più famose canzoni della resistenza “Oltre il ponte”. Nel brano un partigiano vuole narrare ad una ventenne come era la sua vita quand’egli stesso aveva vent’anni ed era impegnato nella lotta di liberazione.  Quali fossero le sue speranze e le sue aspirazioni per un mondo migliore dopo la tragedia della guerra. 

Orbene sabato scorso 25 aprile, nel corso dell’evento “25 aprile Frosinone si racconta” - organizzato dal nostro blog, in collaborazione con le associazioni “Oltre l’Occidente”, “Osservatorio Peppino Impastato”, “Federazione Provinciale Giovani Socialisti di Frosinone”, “Forming” e “Alle venti”, tenutosi presso L.go Turriziani - la ragazza delle guance di pesca con altri giovani ci  ha  rivelato le  aspirazioni della loro generazione, quale tipo di società avrebbero voluto  fosse nata  dai drammatici avvenimenti della resistenza. 

Non c’è stato modo migliore di celebrare il settantesimo della liberazione.  Dare la parola ai ragazzi, quelli di allora come la scrittrice Floriana Curti, che ha descritto in  tre libri: Caramelle e Pidocchi,  La ragazza di Via Quintino Sella e Davide il Soldato, la sua guerra di liberazione a Frosinone. Le sue  atroci sofferenze di adolescente in una  Ciociaria sferzata dalla crudeltà fascista e degli occupanti tedeschi, ma anche dalla devastazione  dei bombardamenti alleati. 

Le intense emozioni, drammatiche, ma anche pervase di speranza per un ritorno alla semplice spensieratezza di una ragazza di 14 anni, hanno preso una forma solida nel nostro immaginario liquido grazie alla voci appassionate di Francesca di Fazio, un’attrice dalla bravura sconvolgente, ed Alfonso Cardamone,  intellettuale e scrittore autore  della prefazione dei primi due   libri di Floriana. In una piazza invasa dal sole del tramonto, compresa fra l’attenzione ipnotica degli ascoltatori  e la spensieratezza dei bambini che giocavano a pallone, Francesca e Alfonso hanno riportato fra noi quella solare adolescente. 

Ma altre ragazze dalle guance d’aurora erano presenti, in carne ed ossa come Serena Vona. Una giovane che partendo dal racconto della nonna ha elaborato la sua idea di resistenza, e ha rimarcato come le narrazioni a lei giunte fino ad oggi non siano state decisive e sufficientemente finalizzate ad una giusta comprensione degli eventi storici. L’intervento di Daniele Riggi, un altro splendido ragazzo,   è stato potentissimo. In due parole ci ha spiegato, come e perché le guerre sono devastanti, ci ha spiegato come siano le mire , le arroganze, le prepotenze di pochi ricchi burocrati a gettare l’intera umanità nella disperazione. 

Poi  siamo intervenuti noi, con le nostre rivendicazioni, le nostre grida  sacrosante, ma da sempre inascoltate: il sottoscritto, lo storico Maurizio Federico, il vecchio compagno di tante battaglie Francesco Notarcola, Paolo Iafrate, che da anni sta conducendo una lotta con i suoi colleghi della Multiservizi per riottenere il   posto di lavoro, drammaticamente sottrattogli dalle mire consociative ed affaristiche del  sindaco “Podestà” di Frosinone. 

Ma le nostre  puntuali  denunce  sul tradimento di quello spirito resistenziale da cui nacque la Costituzione, pur se legittime e sacrosante, sono state sovrastate, in quel frangente  dai ragionamenti e dalle idee dei ragazzi e delle ragazze dalle guance di pesca e dalle guance di aurora. 

In verità non credevamo che la celebrazione del settantesimo della liberazione,  da noi organizzata in modo avventuroso, frettoloso, senza un’adeguata campagna informativa, potesse riscuotere un tale successo. E’ il segno che quando si stabilisce una vera condivisione fra partigiani, di ieri, di oggi e le nuove generazioni, forse dalla celebrazione della resistenza  può nascere una nuova e forse definitivamente  vittoriosa lotta di liberazione.




Foto dell'evento tratte dal sito di Oltre l'Occidente

Video tratto da "Oltre l'Occidente

Affissioni abusive Royal Circus

Alessandro Barbieri Presidente Consulta dell'Ambiente    

A seguito dell'esposto/denuncia presentato l'8 febbraio 2015 dalla Consulta dell'Ambiente di Piedimonte San Germano ai Comuni di Villa Santa Lucia, Piedimonte San Germano, Aquino e Cassino, circa il volantinaggio e manifesti abusivi del Royal Circus attendato nel Comune di Villa S.L. dal 5 al 10 febbraio scorso, nella mattinata del 24 aprile si è svolto l'incontro con il Comandante della Polizia Locale di Cassino Alessandro Buttarelli, con il quale è stata approfondita la vicenda dell'affissione abusiva dei manifesti pubblicitari, precisando che già da qualche mese sono stati intensificati i controlli sui trasgressori e che per il caso in questione verranno applicate le dovute sanzioni amministrative. La Polizia Locale - riferisce il neo-comandante - sarà più vigile soprattutto in materia di reati all'ambiente e agli animali. Quest'incontro è stato anche motivo per conoscere e farci conoscere - spiega il presidente della Consulta Alessandro Barbieri - dove lo stesso Comandante si è reso molto disponibile per una fattiva collaborazione avvalendosi di associazioni ambientaliste come la nostra. Silenzio, invece, dai Comuni di Aquino, Piedimonte S.G. e Villa S. L. La prossima settimana, in mancanza di sanzioni, saranno intraprese le dovute azioni legali del caso.

sabato 25 aprile 2015

Una lettera aperta a Disoccupati e Precari

fonte: http://www.unoetre.it/

Insieme Disoccupati e Precari per un movimento di riscossa e rinascita della nostra provincia
Cara amica e caro amico
Noi ci chiamiamo Augusto, Domenico, Gino, Ivano e Tiziano, operai e impiegati e siamo 5 disoccupati. Come te? Viviamo la tua stessa situazione e sappiamo benissimo cosa vuol dire vivere in questa condizione. Sappiamo cosa vuol dire ogni giorno andare avanti senza un futuro certo. Conosciamo bene le ansie e le paure che hai.
Conosciamo bene quella sensazione di impotenza che si prova quando i soldi finiscono e ti chiedi "ed ora come faccio" con le bollette da pagare e la spesa da fare. Prima si era una famiglia felice, pensavi al futuro dei tuoi figli, invece ora le litigate con i familiari sono più frequenti perché il tuo nervoso, la tua impotenza, la tua ansia li trasmetti a tutti i tuoi familiari. Sognavi che i tuoi figli nati e cresciuti nella nostra provincia restassero qui e qui progettassero il loro futuro, invece ora spesso gli senti dire "io me ne vado...qui per me non c'è niente" e quello ti fa male e come una pugnalata.
Noi pero sappiamo una cosa, che continuare a reprimerci, a chiuderci dentro casa, a dire "tanto niente cambierà " non ci aiuta, anzi fa si che le cose vadano sempre peggio. Siamo tanti, 115.000 un terzo di dei disoccupati di tutto il Lazio: UNISCITI A NOI. UNIAMOCI, Ognuno di noi da solo nulla può ottenere né cambiare.
Alzati da quel divano incanala la tua rabbia e la tua delusione in qualcosa di positivo.
Guarda i tuoi figli e chiediti se a loro fa piacere vederti così depressa/o e arrabbiata/o o se a loro invece fa piacere vedere un padre o una madre che combattono per cambiare il ciclo delle cose .
Anzi sicuramente sarai per loro un esempio da seguire ed anche loro cominceranno a riavere fiducia nel futuro .
Unisciti a noi...unisciti alla nostra lotta per il diritto al lavoro per il diritto alla dignità ...se siamo uniti possiamo cambiare le cose, non lasciamo che gli altri che non hanno i nostri problemi continuino a parlare di noi. Solo a parlare e senza trovare alcuna soluzione. Noi solo sappiamo di cosa abbiamo bisogno, solo noi e tra di noi ci possiamo capire perché le tue paure sono le nostre paure, le tue ansie e i tuoi pensieri sono le nostre ansie e i nostri pensieri.
Lotta con noi riprenditi il tuo futuro e il futuro dei tuoi figli. Non vergognarti del tuo stato perché ricordati se sei disoccupato la colpa non e la tua...
Vogliamo incontrarci per decidere insieme le cose da fare e le iniziative da intraprendere. Fare un piano di proposte costruire incontri con le Istituzioni per individuare scelte condivise, cercare alleati, far conoscere la drammatica situazione a tutti anche a chi fa finta di non vederla. Vogliamo che anche chi vuol stare dalla nostra parte (sindacati e associazioni in primo luogo) si senta più forte e motivato dalla nostra presenza attiva.
Vogliamo realizzare un incontro di tanti di noi: "Gli Stati generali dei disoccupati e dei precari" come primo appuntamento già nel prossimo mese di maggio. Che ne pensi? Dove vorresti che avvenisse? Cosa vorresti proporre e di cosa vorresti che si parlasse soprattutto? Parliamo di come possiamo aiutarci fra di noi.
Cara amica e caro amico dobbiamo impegnare noi stessi per ripartire, per spingere chi decide a farlo nel nostro interesse presto e bene senza altre perdite di tempo e senza inutili promesse e lusinghe. Ricordiamoci sempre che il lavoro è un diritto, non una concessione compiacente. E' stabilito nella nostra Costituzione.
Vogliamo provare insieme, in solidarietà, con la nostra volontà e il nostro coraggio? Scrivici, chiamaci, organizziamoci in una grande comunità solidale,
Con affettuosa cordialità
Augusto Cori 3473743584 cori.augusto@libero.it Acuto; Domenico Del Brocco 3408677871 cervone09@libero.it Ceccano; Gino Rossi 3923618666 virginiorossi@gmail.com Pofi, Ivano Testa 3931405825 testa.ivano@gmail.com Patrica e Tiziano Ziroli 3468073007 tizio71@gmail.com Ceccano
video di Luciano Granieri

venerdì 24 aprile 2015

25 aprile. Liberate l'occupazione

Comitato di Lotta per il lavoro

Il 25 aprile di 70 anni fa finiva una occupazione, finiva la tracotanza del regime fascista e si liberavano gli uomini e le donne dalla guerra con la prospettiva della ricostruzione, di un mondo migliore, della cittadinanza per tutti e per tutte, per l’emancipazione…
E’ giusto che ogni anno, nella data simbolo della Liberazione, si faccia mente locale se i valori difesi siano ancora patrimonio di tutti, se sono comprensibili all’interno di una civiltà mutata quasi antropologicamente. E’ giusto trarre considerazioni con le aspettative di allora e con ciò che quelle aspettative avrebbero determinato nel corso dei decenni successivi.
Tra le tante cose nella stesura della Costituzione fu riconosciuta l’importanza fondamentale al concetto del lavoro: L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. Eppure 70 anni dopo in questa Repubblica il lavoro è appannaggio di una parte sempre minore della popolazione. E di quale lavoro? Quello che garantisce certezza del futuro e reddito dignitoso? Non proprio.
Innanzitutto una percentuale tra il 15 e il 30% - a seconda delle aree del paese - non riesce proprio ad entrare nel cosiddetto mercato del lavoro anche se specializzato, laureato,  ingegnato, professionalizzato, genuflesso…. E’ dichiaratamente espulsa. Per dirla con la retorica del jobs act a tempo indeterminato aumentano solo i disoccupati! Un’altra parte è sì nel mercato del lavoro ma in maniera sempre più precaria a seguito delle riforme “moderniste” che i governi negli ultimi anni si sono affrettati a fare: salari che si abbassano davanti ad un costo della vita che sale; ore di lavoro che diminuiscono contratto dopo contratto; attività che si svolgono non più in continuità ma ad intermittenza, pagate ad ore…;  attività lavorative barattate da volontariato gestito dal terzo settore e, dulcis in fundo, la pensione sempre più irraggiungibile.
La provincia di Frosinone è proprio un caso da manuale per le questioni del lavoro che raggiungono i risultati che nel  ‘45 erano… di partenza! Insomma le riforme sono “moderne” ma i risultati antichi. Disoccupazione al 18,5%, raddoppiata negli ultimi 5 anni, record di cassa integrazione e di mobilità, oltre il 12% degli individui e l’8% della famiglie poveri in senso assoluto (Rapporto Banca d’Italia).
La tracotanza delle imprese, delle multinazionali in particolare, le regalie della classe politica ai privati nella gestione dei servizi pubblici, una incapacità di difendere e promuovere attività locali artigianali e commerciali, le tasse che stringono in una morsa disperata il cittadino, il profitto dei potenti indirizzato sull’economia finanziaria piuttosto che su quella reale,  sono gli aspetti della nuova guerra economica, senza armi ma con la medesima tendenziale violenza, che si sta perpetrando ampiamente nei territori senza che alcuna istituzione si interroghi sul disastro.
Eppure le lotte dei lavoratori e dei cittadini sono all’ordine del giorno. Forse saranno svolte con il silenziatore, ma sono reali, resistenti e anche propositive: da quelle dei comitati per l’acqua a gestione pubblica, a quelli in difesa di una sanità a dimensione umana, a quelli che tentano di mettere un argine alla illegalità diffusa, a coloro che difendono il territorio e l’ambiente, a chi si cura di non cancellare le tracce della storia e dell’identità locale…
Tante lotte sono fatte dai lavoratori in difesa del proprio posto di lavoro contro i licenziamenti, di cui dietro si cela  lo sport della chiusura delle aziende che imperversa senza che alcuno metta argine. Anzi si rileva una accelerazione di queste politiche che si avvalgono della deprivazione degli enti delle loro reali possibilità di governare il territorio, che dal canto loro accelerano massicce privatizzazioni di servizi locali, da quelli alla persona a quelli strumentali, a quelli economici.
Permettere che le multinazionali dell’acqua, dell’energia, del commercio, della sanità privata di continuare a depredare il territorio è una posizione non più accettabile: l’aumento della disparità ha un impatto sulla crescita, sono costretti ad ammettere anche gli economisti sviluppisti. Continuare ad assistere alla svendita dei servizi pubblici a società private, camuffate spesso da terzo settore, che sembrano essere più adeguate a scelte della politica spartitoria locale piuttosto che a reali volontà di gestione alternativa, è una politica che rinuncia alla possibilità della redistribuzione di lavoro e reddito, privilegiando il provato e la gestione spesso disastrosa e precaria del servizio e del lavoro.
La sperequata distribuzione trascina  con sé nel precipizio senza ritorno l’ancora consistente risparmio locale, nella quale insiste anche la questione generazionale.
Tante misure preventive e difensive sarebbero dovute esser prese dalle istituzioni: politiche di redistribuzione delle ricchezze, del reddito, del lavoro, attraverso sistemi fiscali progressivi, dove nei nostri territori oltre l’80% del peso fiscale è sostenuto dalle fasce deboli, dipendenti e pensionati. E dalle istituzioni locali bisogna partire per proporre queste politiche che abbandonino il mantra della crescita economica che serve solo a indirizzare redditi verso l’alto come avvenuto negli ultimi 20 anni, e cominciare a fare economie a partire dalla gestione diretta dei servizi locali per poi passare ad indirizzare perentoriamente le produzioni artigianali e industriali, con forti investimenti pubblici, prima che la gomma sia completamente a terra e sia impossibile rigonfiarla.