Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

sabato 9 marzo 2019

Frosinone 8 marzo in piazza contro il modello WAFM del maschio frusinate.

Luciano Granieri Potere al Popolo Frosinone





Venerdì 8 marzo  una  marea femminista ha invaso più di 40 città in tutta Italia  aderendo allo sciopero globale e all’occupazione di piazze e strade organizzato dal movimento transnazionale “Non Una di Meno”. 

Anche a Frosinone -grazie all’impegno del sindacato Usb, della nostra sezione locale di Potere al Popolo , insieme  con Democrazia Atea,  Rifondazione Comunista, Possibile, e l’associazione culturale Oltre l’Occidente - le sollecitazioni di   “Non una di meno” hanno  avuto un  riscontro. 

Inaspettatamente per una città come la nostra in  Piazza VI Dicembre,  davanti al Comune, è andata in scena,  in un rifiorire di bandiere, (rosse per lo più) la protesta  di donne e uomini consapevoli e convinti sulla necessità  di contrastare la politica antisociale e assolutamente maschilista della giunta  Ottaviani . Ci riferiamo  ad  una amministrazione orientata, oltre che alla propria costante autopromozione,  all’esaltazione del cittadino  modello WAFM   (White All Frusino  Male) tradotto:  Maschio Bianco Totalmente Frusinate.  Una sorta di riedizione del WASP (White Anglo Saxon Protestant) puro archetipo di abitante   statunitense  tutelato ed esaltato nell’America maccartista  anticomunista degli anni ’50.  

L’ulteriore segno  inequivocabile dell’orientamento maschilista della giunta Ottaviani è il  taglio, l’ennesimo,  del 20% di fondi  ai servizi sociali   che sarà inserito nel prossimo documento di bilancio del Comune .  Ciò significa gravare ancora di più   sulle  donne che lavorano, ma nello stesso tempo devono curarsi dei figli e degli anziani,  ruolo imposto loro  dall’odiosa organizzazione patriarcale della società. Significa, inoltre,  incidere sulla vita  delle donne   impiegate  nei servizi di cura alla persona  che saranno a rischio  licenziamento, o  vedranno il loro salario   irrimediabilmente decurtato, in mancanza dei fondi comunali  necessari a mandare avanti la loro attività.

 Frosinone è un Comune in piano di riequilibrio economico e finanziario, è obbligato dalla Corte dei Conti  a realizzare un avanzo primario per il 2019 di circa 2milioni di euro, per cui il taglio è doloroso ma necessario. Questo risponderà il sindaco a chi gli contesterà la macelleria sociale che  provocherà.  E’ vero. Non pretendiamo che il buon Ottaviani intraprenda una crociata insieme ad altri sindaci -difficile, ma quanto mai necessaria - contro le politiche di austerity che, con la  falsa scusa del debito, stanno depredando gli enti locali  di risorse e proprietà collettive, non è mica De Magistris! Ma quantomeno sarebbe auspicabile che la mannaia del predissesto  non sia rivolta solo ed esclusivamente verso la devastazione dei servizi al cittadino. 

Quando si è trattato di finanziare hollywoodiane rivisitazioni della passione di  Gesù, o di sovvenzionare in modo ingiustificatamente  spropositato il festival dei conservatori  il piano di riequilibrio economico e finanziario è stato ignorato, depredando il bancomat dei debiti fuori bilancio.  Il  predissesto non ha impedito di sovvenzionare, in parte,  la realizzazione dello stadio di calcio di proprietà del presidente del Frosinone, quindi di un privato,  e non della cittadinanza. 

Ecco basta vedere la gestione del  bilancio per capire la pervicace natura maschilista del Comune di Frosinone.  Da un lato si continuano a tagliare servizi che potrebbero alleviare il gravoso lavoro delle donne, dall’altro si impiegano sostanze pubbliche per lo stadio di calcio, il simbolo maschilista per eccellenza  della società patriarcale e dell’archetipo WAFM frusinate. In verità ci sono tante  donne a cui piace il calcio, molte di loro sono in grado di discettare con competenza  sugli aspetti tecnico-agonistici, sulla tattica, a differenza dei tifosi maschi la cui maggioranza è capace solo di gridare insulti razzisti dagli spalti, ma questo è un altro discorso. 

Resta il fatto che l’otto marzo scorso un flebile segnale di rivolta si è alzato anche da Frosinone. Un segnale di rigetto delle politiche antifemministe ed antisociali della giunta Ottaviani, ma anche del sistema capitalista e liberista che impone la supremazia del profitto finanziario sulla sopravvivenza delle persone. Un sistema che  sta facendo strame delle tutele sociali stravolgendo  in primis  i  diritti delle donne alla loro autodeterminazione, a una sistema sanitario che non diventi proprietario del loro corpo nel nome di un’ipocrita obiezione di coscienza, alla possibilità di avere un lavoro retribuito al pari dei maschi, a non subire l’umiliazione di una disoccupazione molto più diffusa rispetto al panorama maschile.  

Facendo tesoro di quanto avvenuto venerdì scorso rivolgiamo un appello a tutte le donne di buona volontà affinchè ci aiutino a contrastare efficacemente un’amministrazione maschilista, un esercizio nel quale l’opposizione consiliare (pente leghista, di centro sinistra, e civica di sinistra)  non si è particolarmente distinta, silente e rassegnata ai latinismi del sindaco padre padrone della città.


giovedì 7 marzo 2019

Contro i tagli allo Stato Sociale vera arma di ricatto contro le donne.

Potere al Popolo Frosinone



In occasione dello sciopero globale trans femminista dell’8 marzo, lanciato in Italia dal movimento “Non una di meno”, l’assemblea territoriale di Potere al Popolo di Frosinone ha aderito all’appello diffuso dall’Usb della Provincia di Frosinone per unire le lotte contro gli attacchi alla libertà e all’autodeterminazione delle donne, portati da una società patriarcale e padronale. Inoltre parteciperà alla manifestazione che si terrà proprio l’8 marzo a partire delle ore 10,00 in Piazza VI dicembre, davanti al Comune di Frosinone. Una delle molteplici cause dello sfruttamento della donna risiede nei tagli sempre più sostanziosi della spesa pubblica destinata allo stato sociale. Ciò comporta il depauperamento, se non la chiusura, di molti settori strettamente legati al lavoro di cura, dai servizi pubblici per l’infanzia ai servizi di assistenza domiciliare. Un fenomeno che va a penalizzare proprio le donne, sia perché maggiormente impegnate nel lavoro di cura e assistenza, il quale diventa maggiormente gravoso in assenza di servizi sociali, sia perché molte di esse lavorando in tali enti destinati alla chiusura , rimarranno disoccupate. Su questo fronte l’amministrazione comunale di Frosinone si appresta a tagliare di un ulteriore 20% ciò che è rimasto dei servizi sociali assicurati dal Comune, aggravando in modo pesante la condizione delle donne costrette ad occuparsi di mansioni di cura e assistenza sempre più pesanti, oltre al lavoro normale e, soprattutto, privando del lavoro quelle donne impegnate nei servizi pubblici che verranno chiusi. Per scongiurare tutto questo saremo in P.zza Venerdì 8 marzo davanti al Comune di Frosinone, invitando militanti, simpatizzanti e persone comuni a partecipare.




martedì 5 marzo 2019

Zingaretti segretario del Pd discontinuità nella continuità

Luciano Granieri Potere al Popolo Frosinone




Ha vinto Zingaretti, evviva Zingaretti!  Nicola Zingaretti è il nuovo segretario del Pd, avendo sbaragliato i concorrenti (Martina e Giachetti) ai gazebo. Un milione e seicentomila , fra militanti e simpatizzanti , lo hanno incoronato segretario .

 Essendo  di Potere al Popolo non  voglio  esprimermi sulla natura delle  consultazioni.  Però qualche riflessione sul merito mi sento di proporla. Il concetto  più battuto  per definire ciò che sarebbe dovuto essere il nuovo Pd è stato quello della discontinuità. Lo stesso Zingaretti più volte ha dichiarato che il nuovo corso si sarebbe incardinato sulla  discontinuità con le politiche fin qui adottate dal Pd. Ebbene scusate tanto ma io questa discontinuità non la vedo.  

Come presidente della Regione Lazio il fratello di Montalbano   ha perseguito la stessa strategia della Polverini sulla  distruzione della sanità pubblica. Anzi ha fatto di peggio. In nome della medicina di prossimità, ma realizzatasi, sono stati chiusi ospedali e presidi sanitari, i pronto soccorso sono  quotidianamente al collasso, e i tempi  d’attesa per esami e visite specialistiche sono biblici. Si dirà che la sanità della nostra Regione è commissariata per i buffi provocati da Storace. Una situazione così grave  tanto da dover appaltare a cooperative  i servizi di Cup e Recup che pagano i propri addetti con stipendi da fame, o chiudere i consultori pubblici, oppure svendere il San Giacomo per 61 milioni di euro . Si da il caso però che per sovvenzionare la sanità privata, religiosa  i soldi , e tanti, sono   saltati fuori .  

La continuità di Zingaretti è emersa  anche nella messa a profitto di un bene necessario alla vita come l’acqua. I decreti attuativi della legge regionale 5 sulla ripubblicizzazione della risorsa idrica sono stati approvati dopo anni di proteste dei comitati, ma in un senso del tutto contrario allo spirito della legge e a favore della multi utility Acea . In realtà un minimo di discontinuità con la giunta Poverini è emersa sui rifiuti. L’ex sindacalista, quando ha guidato la  Regione, uno straccio di piano sullo smaltimento  l’aveva redatto. Zingaretti, dopo continui solleciti dell’Unione Europea,  è riuscito a partorirlo solo qualche mese fa, lasciando la Regione, per una consiliatura piena, senza una visione strategica sul trattamento dei rifiuti,  favorendo per anni una gestione basata su deroghe e urgenze il cui risultato è stato il proliferare di discariche, inceneritori,  legali ed abusivi.

 Passando a livello nazionale,  non mi pare che il Pd di Zingaretti prefiguri una discontinuità con quello del precedente segretario.  Le politiche sul mercato del lavoro, tese a costruire un’enorme platea di schiavi mal retribuiti e privi di ogni diritto, a quanto pare, non saranno cambiate, così come rimarrà intatta la buona scuola, o scuola per i ricchi. Sul piano dell’immigrazione un grande elettore di Zingaretti è stato proprio Minniti, quello della prima criminalizzazione delle  Ong, e dei lager in Libia. Anche per Zingaretti una patrimoniale è vista come il fumo negli occhi, quando questa sarebbe l’unico provvedimento decente per ridurre le diseguaglianze. 

Sul piano europeo il Pd zingarettiano  continua ad appoggiare,  con convinzione  la politica di austerity scritta sotto dettatura dei potentati finanziari, con l’apertura al movimento + Europa della Bonino che vuole si cambiare i trattati, ma in senso più restrittivo, abbassando il rapporti deficit/pil al 2%.  

Per tornare sul nostro territorio, grande elettore di Zingaretti è stato anche  quel Dario Franceschini che, da ministro della cultura del governo Gentiloni, ha svenduto, affittandola a canone agevolato,  la Certosa di Trisulti alla scuola suprematista bianca che fa capo a  Steve  Bannon, ex ideologo di Donald Trump. Di  dubbi sulla congruità dell’appalto ce ne sono molti.   Li dentro, a  detta dei nuovi inquilini, si formeranno i nuovi Salvini ed i nuovi Orban. 

Potremmo continuare ancora a lungo su queste tematiche ma   alla fine  la realtà è una sola. Il Pd è, e rimane, un partito liberista, di fatto antipopolare.  E’ il partito della grande imprenditoria, delle lobby finanziarie, delle  privatizzazioni  e messa a valore di beni e servizi pubblici. Chi è il segretario non conta. Anzi   resta  difficile   capire come nella  segreteria Zingaretti  alcuni soggetti e movimenti, nati dalla diaspora Dem  innescata  dalla spocchia di Renzi, possano cogliere una  discontinuità, che di fatto non esiste, e dirsi pronti a rientrare in un ovile per nulla cambiato.   

La realtà è che qualsiasi formazione minimamente orientata verso la difesa dei diritti sociali riconosciuti in  Costituzione, fautrice della  preminenza degli interessi popolari su quelli finanziari,  sostenitrice della lotta alle diseguaglianze, non può che essere acerrima avversaria di un partito del genere.  Potere al Popolo lo è. Per noi il Pd è avversario come lo sono tutti i partiti espressione della dittatura liberista, senza se e senza ma.




 Zingaretti e la riforma costituzionale

sabato 2 marzo 2019

APPELLO SCIOPERO GENERALE DELL’8 MARZO MANIFESTAZIONE PIAZZA VI DICEMBRE COMUNE DI FROSINONE UNIAMO LE LOTTE



Come lavoratrici e lavoratori, delegate e delegati sindacali, ci impegniamo a sostenere e organizzare lo sciopero del prossimo 8 marzo, lanciato in Italia da Non Una di Meno. Lo facciamo dalle fabbriche, dalle scuole, dai centri commerciali e dai luoghi della grande distribuzione, dagli ospedali, dalle cooperative a cui sono appaltati i servizi in tutti questi settori. Negli ultimi anni abbiamo visto da vicino in che modo l’attacco padronale al salario e ai diritti delle lavoratrici e dei lavoratori e le politiche di precarizzazione imposte dai governi di ogni colore, in Italia e in tutto il mondo, si siano abbattuti sulle donne: stipendi più bassi, turni di lavoro ingestibili per chi è costretta a occuparsi anche del lavoro domestico e di cura, mansioni più dequalificate, maggior ritmo e carico di lavoro, molestie sessuali che rendono ancora più insopportabile la condizione di lavoro. Tutto questo è parte dell’organizzazione del lavoro in tutti gli ambiti. Gli attacchi contro le donne e contro la loro libertà sono l’altra faccia della privatizzazione e dell’abbattimento del welfare che colpisce tutto il lavoro rendendolo più povero e precario. In tutto il mondo, però, le donne stanno lottando e l’8 marzo sciopereranno ancora una volta. Questo sciopero riguarda anche noi, perché mostra chiaramente che la violenza maschile e quella razzista sono parte integrante delle politiche di precarizzazione e di sfruttamento del lavoro. Questo sciopero è necessario, perché ci dà la possibilità di unire le forze, di andare al di là delle divisioni di categoria, delle discriminazioni sessuali e del razzismo che ci dividono sui posti di lavoro. Questo sciopero è urgente, perché non possiamo tacere di fronte alle politiche di questo governo che sta colpendo duramente, con una violenza senza precedenti, proprio le donne, i lavoratori e i migranti. A Frosinone avere più servizi pubblici significa avere una società nella quale le donne hanno più tempo libero e più libertà. Impedire che il bilancio Comunale continui a tagliare servizi significa difendere le donne e i lavoratori precari. Le scelte di salasso economico e di aumento delle tasse degli enti locali chiamati ad immolarsi sull’altare del pareggio di bilancio, la chiusura di gran parte dei servizi pubblici, la mancanza di turn over, colpiscono duramente centinaia di lavoratori e soprattutto lavoratrici, impegnate nei servizi sociali, nell’assistenza domiciliare, nei servizi culturali e di cura della città: ore di lavoro tagliate, salari sempre più bassi, un sistema di appalti che non garantisce i diritti, non assicura agli utenti un servizio di qualità e costa di più rispetto all’internalizzazione dei servizi. Tutto ciò inoltre grava sulle tasse dei cittadini. Pertanto si chiedono risposte urgenti e un impegno politico deciso per porre fine a questo sistema perverso e nocivo per i diritti e la dignità dei lavoratori e delle lavoratrici. NO ai tagli lineari del 20% che l’amministrazione Comunale di Frosinone si appresta a mettere in atto con la prossima approvazione del bilancio Comunale. Proponiamo ed invitiamo tutte le realtà laiche, religiose, politiche e i movimenti antirazzisti a condividere e promuovere questa manifestazione. L’8 marzo in piazza per difendere il territorio di Frosinone, i servizi, la salute, il lavoro, per far sentire la voce di chi in questi anni di crisi ha pagato tutto con aumento dello sfruttamento del lavoro e con l’aumento delle tasse. 

Lunedì 4 marzo alle ore 17.30, presso la sede della Federazione USB di Frosinone 
in Via Marittima 217
incontro di organizzazione della giornata.  

Il manifesto di solidarietà con il Venezuela dell'Assemblea Internazionale dei Popoli


Il Manifesto di Solidarietà con il Venezuela


  1. Riuniti e riunite a Caracas, Repubblica Bolivariana del Venezuela, nei giorni dal 24 al 27 febbraio 2019, noi rappresentanti dei movimenti e organizzazioni sociali e politiche di oltre 87 paesi, dei cinque continenti, riaffermiamo la nostra difesa della sovranità e dell’autodeterminazione del Venezuela, ci pronunciamo in difesa della Rivoluzione Bolivariana e del presidente legittimo e costituzionale, Nicolás Maduro.
2. Da venti anni, la Rivoluzione Bolivariana avanza in un processo e una proposta di trasformazione profonda, basata su una democrazia partecipativa e protagonista, centrata negli interessi popolari, che conta su un’organizzazione comunale e mira al socialismo femminista proposto da Hugo Chávez. Con questa prospettiva ha prodotto cambiamenti di orizzonte, che coinvolgono anche la costruzione di un mondo multicentrico e pluri-polare, con cambiamenti sostanziali delle relazioni neocoloniali che affliggono la regione e il Sud. Con una visione redistributiva delle ricchezze provenienti dalle risorse abbondanti prodotte dal paese, il Venezuela ha ottenuto risultati inediti nella sua storia rendendo universale l’educazione pubblica e gratuita, ottenendo tanto lo sradicamento dell’analfabetismo come pure inserimenti senza precedenti nell’educazione superiore. Risultati simili si osservano nella sanità, nel diritto all’abitare e in altri diritti sociali.
3. L’imperialismo statunitense, guardiano degli interessi corporativi, finanziari, militari e transnazionali che protegge, è determinato a far fallire questo processo, per prendere il controllo diretto delle ricchezze naturali. Per far terminare ogni proposta di sovranità e autodeterminazione, gli Stati Uniti hanno scatenato tutte le strategie dalla guerra ibrida e permanente, hanno tentato tutte le tattiche possibili: colpi di Stato, terrorismo, speculazione finanziaria, blocco economico, inflazione indotta e altro.
4. Dal 2008 si evidenzia una crisi strutturale, multidimensionale e storica del capitalismo, in quel contesto gli Stati Uniti cercano di sostenere la loro egemonia mondiale con tutti i mezzi, tra cui quello bellico, che si traduce in aggressioni, invasioni e guerre per impossessarsi delle ricchezze naturali, controllare mercati, territori e governi. Su quella stessa linea, la disputa geo-economica che ha intrapreso con la Cina e la Russia minaccia di condurre l’umanità verso una guerra totale.
5. Così, per proteggere il libero mercato e la libertà delle corporations per saccheggiare e sfruttare i nostri popoli, in diverse parti del mondo avanzano con pressioni economiche, come ad esempio il blocco contro il Venezuela, Cuba e l’Iran e perpetrano aggressioni belliche, come succede in Irak, Afganistan, Libia, Yemen, Repubblica Democratica del Congo; e occupazioni come quella della Palestina. Impongono anche guerre economiche, psicologiche, culturali, come quelle che opprimono il Venezuela da vari anni. Paradossalmente, è la “difesa dei diritti umani e della democrazia” ciò di cui si sono serviti per appoggiare e camuffare le peggiori aggressioni collettive. Però i popoli resistono e sono riusciti a frenare questi tentativi di controllo come è successo in Crimea e Siria.
6. L’imposizione delle regole del gioco del capitalismo corporativo e globalizzato si può sostenere solo eliminando le possibilità democratiche e i diritti della classe lavoratrice, disseminando caos, distruzione e morte. Per questo, rifiutiamo il pressing crescente del governo degli USA, come pure l’azione militare che, mascherata da “aiuti umanitari”, avanza contro la Repubblica Bolivariana del Venezuela. Quest’ultima è una nuova fase della guerra per instaurare nuovamente un modello di subordinazione politica, che si concretizza nella pretesa di far cadere il presidente eletto Nicolás Maduro.
7. Un nuovo momento di questo piano d’ingerenza, si espleta ora con le pressioni esterne che traggono impulso da istanze had-oc, come quelle del cosiddetto gruppo di Lima, che è composto da settori dell’estrema destra venezuelana, e vogliono instaurare un colpo di Stato autoritario e disconoscere le istituzioni democratiche venezuelane. Constatiamo con sorpresa che persino realtà come l’Unione Europea, soccombono alle pressioni degli Stati Uniti e, in senso contrario al diritto internazionale e alla democrazia, arrivano persino a riconoscere un “presidente” autoproclamato, che non è stato eletto da nessuno. Questo si appoggia su un’ingegneria ideologica e di comunicazione basata sulla disseminazione di notizie false e scenari fittizi, che si affermano sia attraverso i mezzi di comunicazione corporativi sia attraverso le reti digitali.
8. Oggi in Venezuela ci sono in gioco la sovranità e l’autodeterminazione, che son pilastri della dignità dei popoli che cercano di costruire un futuro per l’umanità e società più giuste e ugualitarie. Per questo, e in solidarietà internazionalista con il popolo del Venezuela e il suo governo legittimo, presieduto da Nicolás Maduro, affermiamo:
1. La fine del blocco economico che: infligge sofferenze al popolo, attenta contro il progetto economico-produttivo e le politiche redistributive; e che già è costato al Venezuela oltre 30 mila milioni di dollari.
2. Difendiamo la sovranità, la democrazia partecipativa e protagonista e il diritto del Venezuela a organizzare il proprio progetto economico e gestire le proprie risorse naturali con criteri sovrani.
3. Noi popoli del mondo vogliamo la pace, non vogliamo più guerre. L’America Latina e i Caraibi sono una zona di pace, così ha proclamato la CELAC nel 2014 e così deve proiettarsi verso il futuro. Il Venezuela ha diritto a risolvere qualsiasi differenza attraverso il dialogo e i molteplici meccanismi che sono previsti dalla sua stessa costituzione nel contesto del diritto internazionale pubblico.
4. Noi popoli del mondo, rappresentati nell’ Assemblea Internazionale dei Popoli, difendiamo la Rivoluzione Bolivariana come un progetto che apporta senso etico e di futuro per l’umanità.
Facciamo appello al mondo intero affinché alzi la voce per costruire la pace e fermare la guerra
Caracas, 27 febbraio 2019.
Assemblea Internazionale dei Popoli


venerdì 1 marzo 2019

Sanità: nove proposte per abbattere i tempi d'attesa



Cittadinanzattiva della Provincia di Frosinone e Cittadinanzattiva TDM di Frosinone ribadiscono l’urgente necessità di avere la disponibilità di tutti i dati richiesti con lettera del 24 ottobre 2018 . Richiesta ribadita nel corso delle riunioni dell'Osservatorio per il governo delle liste d'attesa della Asl ad oggi rimasta inevasa. In particolare si richiede:
1) I dati del CUP afferenti le richieste di esame diagnostici per immagini e visite specialistiche nell’ultimo triennio (2016-2018) alfine di determinare il futuro fabbisogno annuo della popolazione; 
2) I dati sulle patologie croniche e la loro incidenza nella gestione delle liste;
3) Il carico di lavoro annuo svolto dagli ambulatori delle strutture sanitarie pubbliche ed il costo complessivo e delle singole prestazioni;
4) Le convenzioni con gli Enti sanitari privati accreditati, il carico di lavoro da essi svolto e il costo complessivo annuo e delle singole prestazioni;
5) I carico di lavoro svolto dalle strutture sanitarie pubbliche, ospedaliere e territoriali afferenti alle visite diagnostiche per immagini: ecografie-Rx-tac.Rmn;
6) I dati relativi alla differenza tra le visite prenotate e le visite realmente effettuate;
7) I dati e il costo riguardanti le visite specialistiche e la diagnostica per immagine, effettuate fuori provincia e fuori Regione presso strutture sanitarie pubbliche e Enti privati accreditati.
Gli scriventi ribadiscono, inoltre, che è difficile comprendere il perché sia così difficile conoscere questi dati, rilevabili agevolmente dal sistema SIAS, in dotazione ad ogni ASL.
 Nonostante tali carenze che non permettono un esame serio ed approfondito del governo delle liste di attesa e del fabbisogno della popolazione in tale ambito, gli scriventi avanzano le seguenti proposte per l’abbattimento delle liste di attesa:
1. Personale sanitario: è necessario attivare tutte le procedure per l’immissione in servizio di un numero di operatori sanitari sufficiente a garantire le attività di diagnosi e cura. Altrimenti tutte le proposte si scontreranno con l’insufficienza dovuta alla situazione decennale del blocco turno over. In particolare si rileva come l’assunzione di medici specialisti sia un obiettivo funzionale a qualsiasi operazione di abbattimento e governo delle liste di attesa;
2. Attività intramoenia: tale attività deve essere costantemente monitorata e eventualmente bloccata se le prestazioni prenotate, presso il CUP, non siano erogate entro i termini stabiliti dalla legge . L’incidenza di tale attività deve essere facilmente e quotidianamente rilevabile dai cittadini attraverso i siti delle Asl.
3. Informazione ai cittadini: va attivata una procedura di corretta informazione sui percorsi di accesso, sui codici prescrittivi (U, B; D, P) con relative campagne informative da divulgare presso tutti gli studi dei medici di famiglia, dei pediatri di libera scelta, le strutture sanitarie pubbliche e private, i siti aziendali, della regione, dei comuni e presso le associazioni di volontariato impegnate nel settore sanitario, al fine di rendere edotti i cittadini dei corretti percorsi. E’ necessario, inoltre, mettere a disposizione dei cittadini la modulistica relativa alla possibilità di accedere a servizi sanitari pagando solo il ticket, nel caso in cui le prestazioni superino i tempi massimi previsti, in base quanto deliberato dal decreto legislativo 29 aprile 1998 n.12. Sulla base dell’analisi delle richieste le ASL e le Az. Osp, e in alternativa la Regione, dispongono controlli specifici e mirati, su quelle aree e prestazioni che risultano non adeguate al fine di migliorare la capacità di accesso dei cittadini entro i limiti previsti dalle leggi;
4. Ampliamento orari degli ambulatori e dei luoghi dove effettuare visite e esami diagnostici: tale azione deve diventare la normale attività del servizio sanitario regionale e non una situazione “una tantum”.
5. Patologie croniche: per le persone affette da patologie croniche , così come prevede il DCA 110, vi deve essere la reale presa in carico e la gestione diretta da parte del servizio sanitario. Le visite ed i controlli sanitari necessari per ciascun paziente, devono essere annualmente programmati dalla Asl e trasmessi ai diretti interessati all’inizio di ogni anno, in modo da non accedere mai al servizio CUP e RECUP.
6.  Accesso alle agende da parte dei medici prescrittori: si chiede di strutturare il servizio di accesso ai servizi diagnostici e terapeutici direttamente tramite gli operatori prescrittori, senza che i cittadini passino dal RECUP, per le prescrizioni con priorità U, B e D. Mentre per le P il cittadino contatterà il sistema RECUP. Ciò significa che il servizio sanitario regionale deve avere necessariamente tutte le agende, pubbliche e private accreditate, immediatamente disponibili anche per i medici prescrittori alfine di metterli in condizione di prenotare direttamente la prestazione sanitaria al momento della prescrizione.
7. Sanzioni: Nel caso di inottemperanza dei tempi massimi devono essere previste sanzioni di tipo economico verso i responsabili di ogni livello e, nei casi più gravi, la immediata rimozione dall’incarico. Il controllo primario spetta al Direttore Generale della ASL. Si chiede, altresì, che l’ Osservatorio aziendale si riunisca obbligatoriamente ogni mese per verificare il corretto andamento della gestione e per portare soluzioni alle criticità rilevate. La presenza di rappresentanti delle organizzazioni di tutela dei diritti dei cittadini nell’Osservatorio aziendale per il governo delle liste di attesa è obbligatoria.
8.Informazioni sul raggiungimento degli obiettivi: obbligo di fornire e comunicare da parte delle Asl e delle Az. Osp., anche attraverso i siti istituzionali, tutte le informazioni relative al raggiungimento o meno degli obiettivi di governo delle liste di attesa.
9 .CUP decentrato: al fine di evitare disagi e spese ai cittadini si propone di decentrare l’attività di prenotazione CUP e RECUP, presso le sedi di ogni Comune. Tale decentramento potrebbe essere attivato attraverso la stipula di una convenzione o Protocollo d’intesa tra Comuni e Regioni, oppure tra Comuni e Asl.

Francesco Notarcola, Luciano Granieri


giovedì 28 febbraio 2019

Prima gli italiani, canta che ti passa.

Luciano Granieri



Apprendendo della proposta di legge leghista per la  quale si vorrebbe imporre  alle emittenti radiofoniche nazionali e private di riservare almeno un terzo della programmazione   giornaliera alla trasmissione di brani  italiani, credevo di trovarmi di  fronte alle solite scempiaggini di stampo fascio-razzista  della serie “prima gli italiani”. Ma la posizione a favore di questa proposta da parte di Giulio Rapetti, in arte Mogol, oggi presidente della Siae, mi ha spinto a prendere la cosa con un minimo di serietà. 

Mogol in una sua lettera ai propri  associati, sottolinea come la proposta leghista consentirebbe di aumentare gli introiti a favore di musicisti e autori nostrani  sostenendo l’industria culturale italiana e chi ci lavora. In Francia, sottolinea Rapetti,  le emittenti radiofoniche sono obbligate a mandare il 40% di pezzi francesi nella programmazione musicale quotidiana.  Questa prima motivazione è chiaramente orientata a favorire  un maggior guadagno grazie ad una commercializzazione  spinta dovuta ai maggiori passaggi in radio.  E’ la  classica storia del profitto che, secondo la corrente litania, deve favorire gli “Italiani”. 

La discussione sulla commerciabilità di un brano va avanti da tempi immemori. E’ chiaro che un musicista fa musica per venderla, diverso è l’autore che nel comporre si fa condizionare  dalle richieste del mercato, ma questa è un’altra storia. A mio parere    un brano di qualità dovrebbe avere automaticamente successo indipendentemente dai passaggi radiofonici giornalieri e dalla campagna di marketing che gli gira intorno, ma questa è una mia idea romantica ormai sorpassata. 

Abbastanza sconcertante è la seconda affermazione di Mogol, quando esorta  a supportare l’iniziativa “affinchè si affermi il principio che la musica italiana fa parte del nostro patrimonio culturale”Già ma qual’è la musica italiana  che fa parte del nostro patrimonio culturale?  Il melodramma  dell’800, Verdi, Puccini, Rossini, Bellini Donizetti. Oppure  la canzone napoletana di Salvatore Di Giacomo,  Eduardo di Capua, o ancora il patrimonio della musica popolare dalla pizzica, alla tarantella, alla ballarella. Dunque per difendere la cultura musicale italiana  ogni due brani stranieri bisognerebbe  mandare in onda O’ Sole Mio, piuttosto che Nessun Dorma, Nabucco o Funiculì Funiculà. Questa è la musica  italiana che fa parte del nostro patrimonio culturale. 

Ma se consideriamo i brani dell’ultimo festival di Sanremo (festival della canzone italiana, appunto) scopriamo che buona parte di essi sono dei rap, non propriamente un’espressione musicale del patrimonio culturale italiano, anzi. Il rap viene direttamente dai ghetti delle grandi città americane è  la musica  di protesta dei neri di Harlem, di gente povera e nera , non sarà un po’ troppo per i leghisti impegnati a difendere il patrimonio musicale italiano? Il resto delle canzoni è  basato sulla musica POP che affonda le sue radici nel  rock, il quale, a sua volta, viene dritto dritto dal blues, altra espressione afroamericana  inventata addirittura dagli schiavi neri quando ancora stavano in Africa!  

Di quale patrimonio culturale italiano si va cianciando allora? La verità è che la musica non ha confini è pura espressione creativa del tutto refrattaria ad essere confinata in recinti predefiniti, non ha bisogno di passaporto e nessuna frontiera la può fermare.  Una stupidata del genere è comprensibile se rimane una boutade dei barbari leghisti, ma che essa venga fatta propria da Mogol, lascia interdetti.

La musica POP italiana   suonata a Sanremo, e non solo, viene da qui. Leghista guarda e impara!!!