"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"
Dichiarazione di Alfiero Grandi, vicepresidente Comitato per il No al
taglio del Parlamento
Il prossimo 8 giugno la Camera si pronuncerà
sulla data delle prossime scadenze elettorali. Il governo, su pressione del
Movimento 5 Stelle, vuole che le elezioni regionali e comunali si tengano in
un'unica giornata (election day) insieme al referendum costituzionale
riguardante il taglio dei parlamentari. Si tratta di una evidente forzatura, dovuta
principalmente al fatto che il M5S ha capito che il taglio del parlamento non
gli porta i consensi auspicati, quindi spera che le elezioni regionali e
comunali possono incrementare il numero dei votanti in un referendum che come è
noto non prevede il quorum.
Gli altri partiti della maggioranza hanno
cambiato scelta nell’ultima votazione sulla legge di revisione costituzionale,
che fino ad allora avevano osteggiato, per un puro accordo di governo.
Per giustificarsi hanno parlato, ma senza
stabilire vincoli precisi, di ulteriori modifiche alla Costituzione, necessarie
dopo il taglio dei parlamentari, che non si sa neppure se e quando verranno
discusse.Tanto meno è certa
l’approvazione di nuova legge elettorale proporzionale. Quindi nessuno può oggi
dire quale sarà la composizione del collegio che eleggerà il Presidente della
Repubblica.
Pretendere che una modifica della Costituzione su un punto centrale
come il ruolo del parlamento venga discussa e votata da sola, è il minimo. Un
voto di valenza costituzionale non può mischiarsi con uno di valore
politico-amministrativo.
Del resto nessuno può sostenere oggi, su basi motivate e certe, che votare in
ottobre sarebbe più pericoloso che a settembre, non potendosi prevedere il
decorso del Covid – 19.
Invece è certo che votare il 20 settembre renderebbe praticamente
impossibile informare i cittadini e discutere del taglio dei parlamentari.
La situazione creata dalla pandemia e dalla
drammatica crisi occupazionale ed economica che ne è seguita (fanno fede i dati
dell'Istat), il rapporto con l'Unione Europea chiedono di rilanciare il ruolo
di rappresentanza del parlamento, non il suo taglio. Un conto è operare
aggiustamenti, esaltando il ruolo centrale del parlamento, un altro proporne il
taglio, che è taglio alla democrazia.
La vittoria del No è l’antidoto per bloccare
scelte sbagliate e controproducenti.
A inizio di questa emergenza sanitaria, uno dei primi provvedimenti presi è stata la chiusura delle scuole.
Molto spesso la scuola viene presentata come istituzione che riesce ad abbattere le diseguaglianze socio-economiche e le barriere sociali. Niente di più falso. La pandemia ha fatto emergere ancora di più le differenze di classe sociale esistenti nella scuola, con la comparsa di studenti di serie A e di serie B.
Il governo, dall'inizio di questa pandemia, ha inscenato una vera e propria pantomima. Ma facciamo un passo indietro e partiamo dall'inizio.
A inizio marzo il governo chiude le scuole: inizia così la didattica a distanza, ma nelle prime settimane il governo non prende nessun provvedimento affinché tutti gli studenti possano partecipare alle video-lezioni. Ma i dati parlano chiaro: solo per il 22% delle famiglie ogni componente dispone di un pc o tablet, e nel mezzogiorno la percentuale scende al 14%. Inoltre – secondo dati Istat 2018 – il 26% delle famiglie non ha accesso alla banda larga da casa. Difatti uno studente su cinque non riusciva a svolgere le video-lezioni.
Solo dopo qualche settimana, il governo decide di investire 70 milioni di euro per permettere agli studenti meno abbienti gli strumenti necessari per la didattica a distanza. E' una somma insufficiente poiché equivarrebbe a poco più di 40 euro agli studenti meno abbienti. La ministra Azzolina, non curante di queste problematiche, rende obbligatoria la didattica a distanza. Ciò trova il disappunto di chi può accedervi ma la ministra ci rassicura, affermando che non si potrà bocciare. Peccato che, a meno di un mese dalla fine della scuola, la ministra si rimangi le sue parole, affermando che si potrà bocciare in caso uno studente non abbia partecipato alle video-lezioni, salvo chi aveva problemi tecnologici. La domanda che sorge spontanea è se le scuole si metteranno a verificare, casa per casa, la presenza di computer o tablet e il funzionamento della banda larga da casa: sicuramente no!
Il frutto di anni decenni di tagli imposti dal sistema capitalista Ma perché il governo si è dimostrato così incapace di gestire il problema della scuola? In questo caso per rispondere servono due passi indietro. La scuola pubblica ha subito vistosi e importanti tagli da parte di tutti i governi che si sono succeduti negli ultimi decenni. Difatti, nel 2017, l'Italia è stata considerata uno dei Paesi con la spesa per l’istruzione pubblica più bassa. Dato ancora più sconcertante: solo il 26% delle scuole vengono ritenute agibili e rispettose delle norme di sicurezza. I programmi sono stati impoveriti a causa del processo di aziendalizzazione che sta subendo la scuola, culminato con la riforma della «Buona scuola» di Renzi. Una scuola così fragile non poteva certo reagire ad una situazione di pandemia. La scuola pubblica è stata lasciata indietro e con essa gli studenti proletari. Infatti sono stati stanziati ben 150 milioni di euro per le scuole paritarie, che vengono frequentate solo da 866 mila studenti, mentre per la scuola pubblica, che include ben 7,6 milioni di studenti, hanno stanziato solo 1,5 miliardi di euro. Questa somma non è sufficiente poiché non copre neppure i tagli che ha subito la scuola in tutti questi anni; solo quest'anno sono stati tagliati 1,8 miliardi di euro. Il problema non è solo italiano. Lo stessoEconomistafferma che la chiusura delle scuole amplificherà le diseguaglianze sociali. Nel Regno unito - secondo i dati della ong Sutton Trust - le scuole diélitevantano una frequenza vicina al 100% contro il 20% delle scuole pubbliche.
Ma il divario digitale non è l'unico problema. Gli studenti di estrazione proletaria hanno meno probabilità di avere genitori istruiti che li spingano a seguire le lezioni a distanza e che li aiutino con i compiti. D'altra parte, le famiglie più ricche hanno assunto insegnanti privati a tempo pieno. Tutto il lavoro domestico ricade sulle famiglie e alcuni studenti dovranno trovarsi un lavoro per aiutare i genitori che lo hanno perso. Altri devono occuparsi dei fratelli più piccoli.
La scuola: specchio della demagogia del capitalismo e della «Fase 2» Anche sugli esami di Stato, noi studenti non stiamo ricevendo risposte chiare e precise. L’esame di maturità si svolgerà in presenza, una follia. Tutto questo per cosa? Per fingere che con la «Fase 2» tutto sia tornato alla normalità, affinché Confindustria rimetta in moto la macchina del profitto.
La pulizia sarà affidata ai bidelli, che dunque saranno più esposti al contagio. Non verrà nemmeno misurata la temperatura corporea, ma si dovrà rilasciare una semplice auto-certificazione, e le mascherine bisognerà portarsele da casa. Una presa in giro! Per mantenere la sicurezza bisognerebbe garantire come minimo che tutti gli studenti possiedano mascherine e guanti, ma questi dispositivi non vengono assicurati nemmeno per il personale sanitario. Non bisogna dimenticare che l'esame verrà svolto in ambienti stretti, e che non prevede semplicemente una discussione orale, ma anche compilazioni verbali, le discussioni tra i professori ecc., e questo significa che il virus avrà molte più probabilità di diffondersi. Infine, gli studenti che vengono dalle periferie e dalle province dovranno prendere i mezzi di trasporto, spesso stracolmi; questo non permetterà il metro di distanza. Questa è la scuola pubblica oggi nel capitalismo! Noi studenti vogliamo una scuola realmente pubblica, gratuita, laica e universale. Il sistema capitalistico entra in contraddizione con le necessità degli studenti. Un sistema basato sulla ricerca del profitto non potrà mai assicurare il diritto allo studio.
Il capitalismo ci sta privando di tutto: del diritto allo studio e della sicurezza e ci offre solo precarietà!
Fred Gray 25 annideceduto
a seguito delle terribili percosse subite mentre era in custodia presso un
centro di polizia dopo essere stato arrestato a Baltimora.
Laquan Mc Donald17 anni ferito a morte da un poliziotto a
Chicago.
Mike Brown 17 anni assassinato a Fergusson da un poliziotto.
James Crawfords 22
anniucciso dalla Polizia in Ohio.
Eric Garner,43 anni ucciso per soffocamento dagli agenti, mentre
con la faccia pressata a terra gridava di non riuscire a respirare.
BrandonWebber 21
anni crivellato di colpi dagli agentia
Memphis.
Come la maggior parte dimusicisti eartisti afroamericani,
dai jazzisti Ambrouse Akinmusire, o JazzmeiaHorn, a star del Pop come Byonce, Pharrell Williams, o rapper
comeKendrick Lamar, voglio iniziare l’articolo
elencando solo l’inizio di una lista di afroamericani uccisi dalla ferocia della
polizia. Quelli che ho citato non sono che una piccola parte, l’appello che i musicisti sopra citati declamano prima
di ogni loro esibizione è molto più lungo, una triste e dolorosa litania di
vite spezzate.
Ad essa si è aggiunto
George Floyd 46 anni ammazzato il 25 maggio scorso con le stesse modalità di Eric Garner: soffocato con la gola compressa dal ginocchio del poliziotto bianco Derek
Chauvi. Anche in questo, caso come per
Garner,il lamento strozzato in gola “I
can’tbreath, non posso respirare, è stata l’ultima espressione di George Floyd
prima di morire.
I can’t breathè
diventata lo slogan gridato dai manifestanti, esasperati dall’ennesima uccisione di un
innocente, davanti al commissariato di
polizia di Minneapolis dato alle fiamme.
Manifestazione che ha visto un’altra vittima. I can’t breath è diventato l’ennesimo grido di battaglia che
sta coinvolgendo, dal Minnesota, tutta l’America, tanto che Trump, dopo aver
condannato l’assassinio di Floyd, ha twiittato minaccioso che “dove c’è
saccheggio si spara” intendendo per saccheggio l’incendio della stazione di
Polizia dove operavano gli assassini di Geroge. Così rivelando, dopo una flebile
indignazioni per il sopruso degli
agenti, le reali intenzioni di continuare l’azione repressiva senza fare prigionieri.
La lista di morte ha dunque aggiunto un’altra vittima e, disgraziatamente
ne aggiungerà delle altre. La
repressione della polizia bianca è una costante che si abbatte su i neri,
ovviamente poveri. Giàperché non
bisogna dimenticare che la crudeltà WASP (White Anglo-Saxon Protestant) investe tutti coloro ritenuti, non in
grado di vincere la lotta per l’affermazione individualista tesa alla
massimizzazione del profitto, ma anzi ne
sono un inutile e lamentoso ostacolo.
Non è
solo discriminazione razziale, ma anche sociale. E’ la discriminazione che
passa per la ghettizzazione nei sobborghi dormitorio, dove chi vi abita, per sopravvivere , deve accettare una
condizione di schiavitù legalizzata
oppure galleggiare in uno stato sospeso fra la negazione della vita e la
precarietà . Una condizione a cui non è consentito ribellarsi pena la morte.
Una società in cui lo schiavismo non è
stato mai abolito, anzi è stato pericolosamente esportato in forme più subdole anche nella civilissima Europa attraverso il
working-poor , i “lavoretti”, il capitale “disumano”.
Il fatto che la lotta per i diritti civili e
sociali, trovi in America, un supporto da parte degli artisti e
degli sportivi di colore, può quantomeno lasciare accesa la speranza che non
tutto possa essere perduto.
Jazzmeia Horn, che intona “Lift Every Voice ad Sing”,
(ovvero il “Black National Anthem” scritto dal leader del NAACP James
Weldon Johnson) per poi confluire nel brano “Moanin” reso celebre da Art Blakey
-dove Moanin sta per lamento, ma un lamento che evoca rivendicazione -. Ambrouse Akinmusire che incide un intero
album di protesta contro le violenze della polizia bianca ai danni gli afroamericani, o il rapper Kendrick Lamar, con la sua invocazione di un angelo
nero non violento che difende i diritti del suo popolo , sono segnali di una grande
consapevolezza sulla necessità di una rivoluzione culturale oltre che sociale.
Sono
manifestazioni da sempre patrimonio del popolo nero, a cui tutti dovremmo
guardare nella convinzione che la lotta al razzismo è una parte, di un più
grande ed aspro conflitto per i diritti inviolabili e incomprimibile della
persona umana. Valori universali che oggi
sono traditi e svenduti alle ragioni dell’accumulazione capitalista .
E’ possibile evitare che mai più un
afroamericano perda la vita soffocato da un poliziotto? O che un immigrato affoghi
nel mediterraneo, che l’infanzia venga
violata, che un Italiano non abbia i soldi per curarsi? E’ possibile. Ma serve
unire tutte le lotte, da quelle dei neri d’America a quelle dei precari e
disoccupati Italiani e degli esclusi di tutto il mondo, in un'unica rivendicazione: quella per l’ottenimento dei diritti inviolabili, quali quelli necessari ad una
vita dignitosa.
Diritti che vengono definiti "inviolabili" proprio perché sono dovuti ad ognuno di noi dal
momento che veniamo al mondo. Dunque nessun altro valore, men che meno monetario, potrà venire prima.
Di seguito tre contributi in video di Jazzmeia Horn, Kendrick Lamar e Ambrouse Akinmusire.
Siamo nel 1957. Jimmy
è il nuovo batterista di Miles. Ha sostituito Philly Joe Jones . Durante i primi
concerti Miles gli gira intorno sussurrandogli : “Philly
Joe, è il mio batterista prediletto”
Non solo, ma il trombettista spesso
staziona dietro alla batteria di Jimmy contando i battiti e le
misure come a metterne in discussione la
sensibilità ritmica, ciò che è più sacro per un batterista. Ma a Jimmy queste pressioni del
suo leader non fanno né caldo, né freddo. Sa il fatto suo. Infatti rimarrà con
Miles fino alla prima metà del 1963, ultimo della vecchia guardia composta (Cannonball, Trane,Bill Evans, Wynton Kelly Paul Chambers)
ad abbandonareil trombettista di Alton impegnato, in quel periodo, più a discutere
con gli avvocati che a suonare.
Molti avranno capito che i protagonisti di
questa piccola storia sono: Jimmy
Cobb e Miles Davis. Il batterista
che più di ogni altro ha ispirato Miles con il suo drumming rilassato, ma
sicuro, sfavillante e misurato al contempo, è morto domenica scorsa 24 maggio a 91 anni. In una stagione disgraziata, in
cui il mondo del jazz ha subito molte perdite, anche Jimmy ci lascia.
In più di
70 anni di attività Cobb ha lasciato una
traccia indelebile nel mondo della musica afroamericana, protagonista
assoluto della svolta di Miles Davis verso le armonie modali, in quell’interregno cruciale compreso fra la ricercatezza del Cool, l’esuberanza
dell’Hard Bop e l’irruzione delle prime provocazioni Free.
Un periodo in cui
vide la luce quello che è considerato il miglior disco di jazz mai inciso, cioè
Kind Of Bluedi Miles Davis con Cobb protagonista, e solida fondamentale base per lo sviluppo di tutte le tracce. Proprio il
batterista fu il primo a rendersi conto del capolavoro che in quel 1959 avevano
realizzato. Così ebbe a dire dopo l’incisione:“ Quando fu finito e riascoltammo quello che avevamo fatto, esaminammo le varie cose…In studio ci era sembrata una buona
musica…e su disco era venuta bene veramente…. Diavolo! Mi dissi, proprio un bel
suono”. Ma non fu solo Kind of Blue. Con Miles Jimmy incise veri e propri capolavori
fra cui “Sketches of Spain” , Someday My Prince will Come", "Live at Carnegie Hall,
"Live at the Blackhawk", "Porgy and Bess".
La maestria ritmica di
Jimmy si pose anche al servizio di tanti altri jazzisti . La prima
registrazione risale al 1941,
nell’orchestra dell’altossassofonista Earl Bostic, una formazione sanguigna
dalla potente vocazione blues, che ha forgiato, oltre a tanti jazzisti di
successo , guarda caso, anche John Coltrane futuro compagni di Cobb nel gruppo
di Davis. Altri incontri emozionanti e artisticamente rilevanti hanno
punteggiato la carriera di Jimmy. Come non ricordare le collaborazioni con Dinah Washington, Billie Holiday, Clark Terry, Dizzy Gillespie, e quel Cannonball
Adderly, che lo presentò a Davis nel 1957.
Nel 1963 il batterista di
Washington D.C. seguì, in una nuova
avventura, svincolata da Miles, i compagni di ritmica davisiani Wynton Kelly e Paul Chambers in un progetto con il chitarrita Wes Montgomery. Oltre ad alcuni album in trio il gruppo incise anche
con il trombonista J.J. Johnson.
Alla fine degli anni ’60 Cobb iniziò una
collaborazione di 9 anni con Sarah
Vaughan, per poi diventare uno dei batteristi più ricercati del panorama
jazzistico fra gli anni ’70-80-90. Straordinario il suo album del 2002 inciso
per la Chesky record dal titolo
emblematico : “Four Genrations of Miles”
con il chitarrista Mike Stern, il
tenorista George Coleman e il contrabbassista
Ron Carter, tutti leggendari collaboratori
di Miles, come lui, ma in tempi diversi.
Affascinante
anche l’album “Yesterday” registrato, finalmente a suo nome , prodotto da Eleana
Tee per la Rteesan Production. Il
disco, a cui partecipano Michael Brecker
al sax tenore , Marion Meadows al soprano
, Roy Hargrove, tromba e filicorno , Jon Faddis, tromba , Eric Lewis, piano elettrico , Peter Bernstein, chitarra , e John Weber al basso, include una serie
di preziosi arrangiamenti di brani molto
lontani stilisticamente fra di loro. Si va dal classico All Blues, a Yesterday, fino ad una formidabile rivisitazione di Purple Haze di Jimi Hendrix.
Cobb portò la
sua maestria ritmica in tutto il mondo, dal Giappone, alla Cina, al Sud Africa, e
anche in Europa, in Olanda e molto spesso anche in Italia. Un batterista straordinario
per la sua capacità di coniugare eleganza ed esuberanza in un quadro pulsionale nitido preciso e
coinvolgente. Ci mancherai Jimmy, come tutti quei jazzisti che questo crudele
2020 si è portato via.
Nel video che segue suona anche il trombettista Wallace Rooney anch'egli venuto a mancare il 30 marzo scorso a 59 anni.
Siamo
venuti a conoscenza tramite Facebook che la Giunta ha approvato il conto
consuntivo 2019. Il comunicato è molto lungo e articolato e poteva essere
condensato in sole sei parole: non è mai colpa di Ottaviani. (il sindaco ndr)
Apprendiamo
dal comunicato che la Giunta avrebbe anche risposto ai rilievi della Corte dei
Conti sul consuntivo 2018, contenuti nella deliberazione n. 7/2020. Ci siano
quindi incuriositi e siamo andati a leggere questa Deliberazione 7/2020, che
non sembra particolarmente benevola con il Comune quando parla del progetto di
copertura del disavanzo 2018 affermando che “la pianificazione è del
tutto inadeguata e non conferente rispetto alla cogenza del recupero tempestivo
degli obiettivi di rientro”.
Anche
le conclusioni lasciano perplessi dato che la Corte dei Conti “accerta, in sede
di controllo … il mancato conseguimento degli obiettivi intermedi del Piano di
riequilibrio pluriennale del Comune di Frosinone nell’anno 2018, grave, sebbene
non reiterato” e “accerta altresì … la presenza di squilibri a carico delle
previsioni di bilancio 2019-2021”.
Ma
l’ultima frase della deliberazione ci ha lasciato davvero perplessi. Infatti la
Corte dei Conti dispone che “la presente deliberazione sia trasmessa al
Consiglio Comunale di Frosinone”.
La
deliberazione è arrivata in Comune la prima settimana di aprile e, a meno che
non esistano consiglieri buoni e consiglieri cattivi, a noi cinque la
deliberazione della Corte dei Conti non è mai arrivata.
Perché? Pigrizia, poca
considerazione dei consiglieri, voglia di far passare la deliberazione sotto
traccia?
E non si può sottacere il fatto che i bilanci consuntivi e preventivi
sono atti di esclusiva competenza del consiglio comunale.
Chiediamo
pertanto alla Corte dei Conti di fare come il Comune e di pubblicare le deliberazioni
su Facebook: forse così i consiglieri comunali ne saranno tempestivamente
informati.
Dal decreto Cura Italia sono venuti fuori 20 miliardi, dal
recente provvedimento, chiamato “Rilancio”55 miliardi. Aggiungiamo un
probabile disavanzo di bilancio per il 2020, al netto d’interessi ,
pari a 40 miliardi. Ci troveremo a fine
anno con un debito di 115 miliardi. Non
sarà un problema, per il momento, perché le regole del pareggio di bilancio sono state sospese fino alla fine della pandemia , e poi? E' implicito che dopo la crisi sanitaria tutto verrà ripristinato. Dunque come la metteremo con undebito che arriverà a superare il 160% del
Pil?
Dalle parti di Palazzo Chigi si aspettano buone notizie dal recoveryfund europeo, la cui strutturazione è stata
accettata, ma della sua modulazione non si sa molto. I paesi del nord, i
cosiddetti frugali (Olanda,Danimarca,
Svezia e Austria) vorrebbero contenesse
esclusivamente concessione di prestiti, a tre anni, da accordare ai paesi più
colpiti, unici responsabili della restituzione. Gli Stati del Sud Europa premono
per l’ipotesi Franco-Tedesca, ossia un
trasferimento di risorse a fondo perduto.
C’è un piccolo particolare, dal
momento che per sua natura la UE non eroga fondi diretti, le sostanze del recovery fund andrebbero
reperite sui mercati finanziari. Certo con la garanzia dell’intera Unione, con conseguente tasso d’interesse basso e restituzione a totale carico della UE.
Sempre debiti sono. Personalmente non mi fido. Secondo
me la trattativa con i riottoso nordici celerà qualche trappola, tipo attivazioni di condizionalità
modello Mes. Infatti il Club dei Frugali , Olanda in testa, non vuole condividere oneri di un prestito richiesto per le cicale del sud. Quelle che hanno sprecato denaro baloccandosi in sussidi sociali, pagando le
prostitute a chi percepisce il reddito di cittadinanza e ai cassaintegrati . Parlando seriamente questa tesi sarebbe tutta da dimostrare,
perché sono decenni che, al netto degli interessi sul debito, l’Italia chiude il
bilancio in avanzo primario.
Però il ragionamento dei paesi austeri potrebbe
avere una sua logica. Sarebbe ora che l’Italia adottasse una politica fiscale
seria, anziché ricorrere sempre a imponenti dosi di aiuti monetari. E’ ciò che
sostiene anche la presidentessa dell Bce Chirstine Lagarde. Allora, visto che si
è dimostrato possibile derogare ai trattati, la sospensione delle regole del pareggio di
bilancio sono li a dimostrarlo, perché
non si deroga ad altri codicilli e commi?
Ad esempio perché non si sospende l’art.63 del Trattato di Funzionamento
dell’Unione Europea (TFUE) in cui si sancisce il divieto di qualsiasi
restrizione alla libera circolazione dei
capitali e ai pagamenti internazionali.
Ciò consentirebbe agli Stati membri
di applicare attinenti
disposizioni fiscali per assoggettare il
trasferimento di capitali ad una
specifica legislazione tributaria.Che significa? Significa che sarebbe
possibile strutturare una bella patrimoniale, diciamo del 25%? Su 2.000
miliardi di conti correnti e titoli di proprietà, detenuti dal 10% delle famiglie italiane, senza il pericolo che, vista la mala parata, i paperoni in questione, con un click, spostino le loro sostanze, frutto di un’accumulazione
piratesca, presso altri lidi, mettendole
in salvo da una tassa che sarà quantomeno di risarcimento. Non è un segreto
che parte di quell'accumulazione derivi da profitti realizzati anche attraverso la
sanità privata a discapito di quella pubblica.
A conti
fatti avremmo disponibile subito (non a
partire dal 2021) denaro fresco per 500
mld, proprio la somma prevista dal
recovery fund. Con la differenza
che questa sarebbe a disposizione esclusivamente del nostro Paese, senza rate, interessi
o condizionamenti, e, soprattutto, facendo pagare,
finalmente, qualcosa agli strozzini, accattoni protagonisti della nostra
imprenditoria illuminata guidata oggi dall'ordoliberista Bonomi. Certo l’Olanda dovrebbe rinunciare a circa 73miliardi (centesimo più centesimo meno) che ogni anno, i nostri munifici capitani d’industria
e finanzieri d’alto bordo colà mettono
in sicurezza.
Però se proprio i frugali non vogliono mutualizzare
i debiti, almeno consentano agli altri di diventare altrettanto FRUGALI. La
frugalità DEVE ESSERE UN DIRITTO anche per il nostro Paese. Giusto?
L’
emergenza sanitaria che stiamo vivendo ha dimostrato abbondantemente le
inadeguatezze del Servizio Sanitario Nazionale che, tuttavia, nel suo complesso
ha retto allaviolenza
dell’
impatto dellapandemia.Lanostraregione non ha dovuto far
fronte ai “ picchi “ registratiin quelle
zone d’Italia dove il virus ha picchiato più duramente,altrimentileconseguenze sarebbero state
disastrose.
Sarà
stata l’ondata improvvisa del Coronavirus che ha colto tutti di sorpresa, manon si è visto un sufficiente e adeguato
coinvolgimento del Distretto socio-sanitario della Asl, attraverso il Piano di
zona (Comuni, Sindacati e Terzo settore) per assicurare i servizi assistenziali
ai cittadini, come peraltro previsto proprio nei decreti governativi.
Con l’
avvio della“fase 2 “ dellaripartenza è statostabilito per i luoghi di lavoro autorizzatil’obbligo di fornirsi dei dispositivi
necessari per garantire la sicurezzaditutti i lavoratori. Anchegli insediamenti industriali presenti
nell’area di Anagni hanno dovuto, ovviamente,adeguarsi.
Se non
fossearcinoto, ricordare lo sfascio
dellaSanità nel nostro territorio
potrebbesembrare un’eccessiva
insistenza, ma la drammatica emergenza causata dall’ epidemiarappresenta la conferma delleconseguenze nefaste dovute alla mancanza di
strutturesanitarieterritoriali, stabili ed organizzate, capaci
dirispondere non soltanto a situazioni
emergenziali ma ai protocollirichiesti
dallapresenza di un alto numero di
attività industriali, comeaccade
appunto per il territorio di Anagni, gravato oltretutto da pesanti problemi di inquinamento.
Nel
contempo, la presenza di una rete sanitaria territorialecapace di garantire ai cittadini il livello
essenzialedi assistenza ( LEA ) e le
urgenze,oggi è riconosciuta
indispensabiledai massimi responsabili
del sistema sanitario chedenunciano
come la debolezza o l’ assenza di una rete di presidi territoriali, di Ospedali
di prossimità sianostate tra leprincipali cause delladiffusionedei contagi da Covid
19 e dell’elevato, tragico, numero dellevittime.
L’
ex-Ospedale di Anagni, che dispone di spazi e servizi riattivabili in
brevetempo può offrire posti letto per
le terapie sub intensive, le quarantene post-guarigione e altre necessità
legate non soltanto all’ attualesituazione di emergenza Covidma
indispensabili perassicurare tutti i
servizi di prevenzioneeassistenza, istituendo un Centro di screeningdi prevenzione Covid,(tamponi,analisi e test sierologici )a servizio della popolazione.
Infatti, al momento attuale, lericerchee le acquisizioni dimedicied epidemiologisembrano attestare che questa pandemialascerà ad un certo numero di malati
guaritidal virus possibilicomplicazionia carico dei polmoni, e non solo, e ciò comporterà necessariamente un
nuovomodello disanità per assisterequesti eventualipazienti e per fronteggiare unapossibilenuova emergenza. Ciò significa, realisticamente, provvedere ad aumentare
il numero dei posti letto edegli
ambulatorispecialistici.
Esattamente
nelladirezione di riaprire e
riutilizzare i reparti disponibili dell’ ex-Ospedalesembravavolesse andare la richiestapresentatadal Sindaco di Anagni
allesedicompetenti.
Masu questa, comesu altreanalogherichieste, è calato un
pesantesilenzio, mentreurge lanecessità di agire per richiedere alleistituzioni, provinciali, regionali e nazionali gli interventiperricostruireepotenziarela reteterritorialeassistenziale e di prevenzione in tempi rapidi, anche perchéIl Ministero dellaSalute dovrebbe emanare un provvedimentoteso proprio a rafforzarei Dipartimenti diPrevenzionedistrettualedelle Asl, oltre che
gli Ospedali.
A
maggiorragione, oracon il
D.L.“ Rilancio”e il finanziamento di
oltre 3mldcheil
Ministro della Salute intende utilizzare
perpianificare ilriassetto del SistemaSanitario Nazionale, OCCORRE MUOVERSI CON
DECISIONE E VERO IMPEGNO per restituire ancheall’ ex -Ospedale di Anagni un ruolo e unafunzione di autenticoservizio ai cittadini dell’ intera areaNord dellaProvincia.
COMITATO “ SALVIAMO L’
OSPEDALEDI ANAGNI
Associazione Quartiere Cerere. Anagni Scuola
Futura, Anagni Viva,Comitato Ponte del
Papa, Associazione Diritto alla Salute, LegAmbiente Circolo di Anagni, Comitato
Residenti Colleferro, Re.Tu.Va.Sa.,