Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

sabato 6 giugno 2020

L’election day seppellisce il dibattito sul referendum costituzionale


Dichiarazione di Alfiero Grandi, vicepresidente Comitato per il No al taglio del Parlamento

Il prossimo 8 giugno la Camera si pronuncerà sulla data delle prossime scadenze elettorali. Il governo, su pressione del Movimento 5 Stelle, vuole che le elezioni regionali e comunali si tengano in un'unica giornata (election day) insieme al referendum costituzionale riguardante il taglio dei parlamentari. Si tratta di una evidente forzatura, dovuta principalmente al fatto che il M5S ha capito che il taglio del parlamento non gli porta i consensi auspicati, quindi spera che le elezioni regionali e comunali possono incrementare il numero dei votanti in un referendum che come è noto non prevede il quorum.
Gli altri partiti della maggioranza hanno cambiato scelta nell’ultima votazione sulla legge di revisione costituzionale, che fino ad allora avevano osteggiato, per un puro accordo di governo.
Per giustificarsi hanno parlato, ma senza stabilire vincoli precisi, di ulteriori modifiche alla Costituzione, necessarie dopo il taglio dei parlamentari, che non si sa neppure se e quando verranno discusse.  Tanto meno è certa l’approvazione di nuova legge elettorale proporzionale. Quindi nessuno può oggi dire quale sarà la composizione del collegio che eleggerà il Presidente della Repubblica.
Pretendere che una modifica della Costituzione su un punto centrale come il ruolo del parlamento venga discussa e votata da sola, è il minimo. Un voto di valenza costituzionale non può mischiarsi con uno di valore politico-amministrativo.
Del resto nessuno può sostenere oggi, su basi motivate e certe, che votare in ottobre sarebbe più pericoloso che a settembre, non potendosi prevedere il decorso del Covid – 19.
Invece è certo che votare il 20 settembre renderebbe praticamente impossibile informare i cittadini e discutere del taglio dei parlamentari.
La situazione creata dalla pandemia e dalla drammatica crisi occupazionale ed economica che ne è seguita (fanno fede i dati dell'Istat), il rapporto con l'Unione Europea chiedono di rilanciare il ruolo di rappresentanza del parlamento, non il suo taglio. Un conto è operare aggiustamenti, esaltando il ruolo centrale del parlamento, un altro proporne il taglio, che è taglio alla democrazia.
La vittoria del No è l’antidoto per bloccare scelte sbagliate e controproducenti.

mercoledì 3 giugno 2020

Ministra Azzolina? Bocciata!!

di Ines Abdelhamid
(studentessa liceale)



A inizio di questa emergenza sanitaria, uno dei primi provvedimenti presi è stata la chiusura delle scuole.
Molto spesso la scuola viene presentata come istituzione che riesce ad abbattere le diseguaglianze socio-economiche e le barriere sociali. Niente di più falso. La pandemia ha fatto emergere ancora di più le differenze di classe sociale esistenti nella scuola, con la comparsa di studenti di serie A e di serie B.
Il governo, dall'inizio di questa pandemia, ha inscenato una vera e propria pantomima. Ma facciamo un passo indietro e partiamo dall'inizio.
A inizio marzo il governo chiude le scuole: inizia così la didattica a distanza, ma nelle prime settimane il governo non prende nessun provvedimento affinché tutti gli studenti possano partecipare alle video-lezioni. Ma i dati parlano chiaro: solo per il 22% delle famiglie ogni componente dispone di un pc o tablet, e nel mezzogiorno la percentuale scende al 14%. Inoltre – secondo dati Istat 2018 – il 26% delle famiglie non ha accesso alla banda larga da casa. Difatti uno studente su cinque non riusciva a svolgere le video-lezioni.
Solo dopo qualche settimana, il governo decide di investire 70 milioni di euro per permettere agli studenti meno abbienti gli strumenti necessari per la didattica a distanza. E' una somma insufficiente poiché equivarrebbe a poco più di 40 euro agli studenti meno abbienti. La ministra Azzolina, non curante di queste problematiche, rende obbligatoria la didattica a distanza. Ciò trova il disappunto di chi può accedervi ma la ministra ci rassicura, affermando che non si potrà bocciare. Peccato che, a meno di un mese dalla fine della scuola, la ministra si rimangi le sue parole, affermando che si potrà bocciare in caso uno studente non abbia partecipato alle video-lezioni, salvo chi aveva problemi tecnologici. La domanda che sorge spontanea è se le scuole si metteranno a verificare, casa per casa, la presenza di computer o tablet e il funzionamento della banda larga da casa: sicuramente no!

Il frutto di anni decenni di tagli imposti dal sistema capitalista
Ma perché il governo si è dimostrato così incapace di gestire il problema della scuola? In questo caso per rispondere servono due passi indietro.
La scuola pubblica ha subito vistosi e importanti tagli da parte di tutti i governi che si sono succeduti negli ultimi decenni. Difatti, nel 2017, l'Italia è stata considerata uno dei Paesi con la spesa per l’istruzione pubblica più bassa. Dato ancora più sconcertante: solo il 26% delle scuole vengono ritenute agibili e rispettose delle norme di sicurezza. I programmi sono stati impoveriti a causa del processo di aziendalizzazione che sta subendo la scuola, culminato con la riforma della «Buona scuola» di Renzi.
Una scuola così fragile non poteva certo reagire ad una situazione di pandemia.
La scuola pubblica è stata lasciata indietro e con essa gli studenti proletari. Infatti sono stati stanziati ben 150 milioni di euro per le scuole paritarie, che vengono frequentate solo da 866 mila studenti, mentre per la scuola pubblica, che include ben 7,6 milioni di studenti, hanno stanziato solo 1,5 miliardi di euro. Questa somma non è sufficiente poiché non copre neppure i tagli che ha subito la scuola in tutti questi anni; solo quest'anno sono stati tagliati 1,8 miliardi di euro.
Il problema non è solo italiano. Lo stesso Economist afferma che la chiusura delle scuole amplificherà le diseguaglianze sociali. Nel Regno unito - secondo i dati della ong Sutton Trust - le scuole di élite vantano una frequenza vicina al 100% contro il 20% delle scuole pubbliche.
Ma il divario digitale non è l'unico problema. Gli studenti di estrazione proletaria hanno meno probabilità di avere genitori istruiti che li spingano a seguire le lezioni a distanza e che li aiutino con i compiti. D'altra parte, le famiglie più ricche hanno assunto insegnanti privati a tempo pieno.
Tutto il lavoro domestico ricade sulle famiglie e alcuni studenti dovranno trovarsi un lavoro per aiutare i genitori che lo hanno perso. Altri devono occuparsi dei fratelli più piccoli.

La scuola: specchio della demagogia del capitalismo e della «Fase 2»
Anche sugli esami di Stato, noi studenti non stiamo ricevendo risposte chiare e precise. L’esame di maturità si svolgerà in presenza, una follia. Tutto questo per cosa? Per fingere che con la «Fase 2» tutto sia tornato alla normalità, affinché Confindustria rimetta in moto la macchina del profitto.
La pulizia sarà affidata ai bidelli, che dunque saranno più esposti al contagio. Non verrà nemmeno misurata la temperatura corporea, ma si dovrà rilasciare una semplice auto-certificazione, e le mascherine bisognerà portarsele da casa. Una presa in giro!
Per mantenere la sicurezza bisognerebbe garantire come minimo che tutti gli studenti possiedano mascherine e guanti, ma questi dispositivi non vengono assicurati nemmeno per il personale sanitario. Non bisogna dimenticare che l'esame verrà svolto in ambienti stretti, e che non prevede semplicemente una discussione orale, ma anche compilazioni verbali, le discussioni tra i professori ecc., e questo significa che il virus avrà molte più probabilità di diffondersi.
Infine, gli studenti che vengono dalle periferie e dalle province dovranno prendere i mezzi di trasporto, spesso stracolmi; questo non permetterà il metro di distanza.
Questa è la scuola pubblica oggi nel capitalismo!
Noi studenti vogliamo una scuola realmente pubblica, gratuita, laica e universale.
Il sistema capitalistico entra in contraddizione con le necessità degli studenti. Un sistema basato sulla ricerca del profitto non potrà mai assicurare il diritto allo studio.

Il capitalismo ci sta privando di tutto: del diritto allo studio e della sicurezza e ci offre solo precarietà!

venerdì 29 maggio 2020

Lift Evrey Voice and....shout. Contro l'ennesimo assassinio di un uomo afroamericano in America.

Luciano Granieri






Fred Gray  25 anni deceduto a seguito delle terribili percosse subite mentre era in custodia presso un centro di polizia dopo essere stato arrestato a Baltimora.

 Laquan Mc Donald 17 anni ferito a morte da un poliziotto a Chicago.

Mike Brown 17 anni  assassinato a Fergusson da un poliziotto.

James Crawfords 22 anni  ucciso dalla Polizia in Ohio.

Eric Garner,43 anni  ucciso per soffocamento dagli agenti, mentre con la faccia pressata a terra gridava di non riuscire a respirare.

Brandon  Webber 21 anni crivellato di colpi dagli agenti  a Memphis.

Come la maggior parte di   musicisti e  artisti afroamericani, dai jazzisti Ambrouse Akinmusire, o Jazzmeia  Horn, a star del Pop come Byonce, Pharrell Williams, o rapper come  Kendrick Lamar, voglio iniziare l’articolo elencando solo l’inizio di una   lista  di afroamericani uccisi dalla ferocia della polizia. Quelli che ho citato non sono che una piccola parte, l’appello che i musicisti sopra citati declamano  prima di ogni loro esibizione è molto più lungo, una triste e dolorosa litania di vite spezzate.

Ad essa si è  aggiunto George Floyd 46 anni ammazzato il 25 maggio scorso  con le stesse modalità di Eric Garner:  soffocato con la gola compressa dal ginocchio del poliziotto bianco Derek Chauvi. Anche in questo,  caso come per Garner,  il lamento strozzato in gola “I can’t  breath, non posso respirare,  è stata l’ultima espressione di George Floyd prima di morire.

I can’t breath  è diventata lo slogan gridato dai manifestanti,  esasperati dall’ennesima uccisione di un innocente,  davanti al commissariato di polizia  di Minneapolis dato alle fiamme. Manifestazione che ha visto un’altra  vittima. I can’t breath  è diventato l’ennesimo grido di battaglia che sta coinvolgendo, dal Minnesota, tutta l’America, tanto che Trump, dopo aver condannato l’assassinio di Floyd, ha twiittato minaccioso che “dove c’è saccheggio si spara” intendendo per saccheggio l’incendio della stazione di Polizia dove operavano gli assassini di Geroge. Così  rivelando, dopo una flebile indignazioni  per il sopruso degli agenti, le reali intenzioni di continuare l’azione repressiva senza  fare prigionieri. 

La lista di morte ha dunque aggiunto un’altra vittima   e, disgraziatamente ne aggiungerà delle altre.   La repressione della polizia bianca è una costante che si abbatte su i neri, ovviamente poveri. Già  perché non bisogna dimenticare che la crudeltà WASP (White Anglo-Saxon Protestant)  investe tutti coloro ritenuti, non in grado di vincere la lotta per l’affermazione individualista tesa alla massimizzazione del profitto,  ma anzi ne sono un inutile e lamentoso ostacolo.  

Non è solo discriminazione razziale, ma anche sociale. E’ la discriminazione che passa per la ghettizzazione nei sobborghi dormitorio, dove chi vi abita,  per sopravvivere , deve accettare una condizione di schiavitù  legalizzata oppure galleggiare in uno stato sospeso fra la negazione della vita e la precarietà . Una condizione  a  cui non è consentito ribellarsi pena la morte.    

Una società in cui lo schiavismo non è stato mai abolito, anzi è stato pericolosamente esportato in forme più  subdole  anche nella civilissima Europa attraverso il working-poor , i “lavoretti”, il capitale “disumano”. 

  Il fatto che la lotta per i diritti civili e sociali, trovi in America,  un supporto da parte degli artisti e degli sportivi di colore, può quantomeno lasciare accesa la speranza che non tutto possa essere perduto. 

Jazzmeia Horn, che intona “Lift Every Voice ad Sing”, (ovvero il “Black National Anthem”  scritto dal leader del NAACP  James  Weldon  Johnson)  per poi   confluire    nel brano “Moanin” reso celebre da Art Blakey -dove Moanin sta per lamento, ma un lamento che evoca rivendicazione -.  Ambrouse Akinmusire che incide un intero album di protesta contro le violenze della polizia bianca  ai danni gli afroamericani, o il rapper Kendrick  Lamar, con la sua invocazione di un angelo nero non violento che difende i diritti del suo popolo , sono segnali di una grande consapevolezza sulla necessità di una rivoluzione culturale oltre che sociale. 

Sono manifestazioni da sempre patrimonio del popolo nero, a cui tutti dovremmo guardare nella convinzione che la lotta al razzismo è una parte, di un più grande ed aspro conflitto per i diritti inviolabili e incomprimibile della persona umana. Valori universali  che oggi  sono traditi e svenduti alle ragioni dell’accumulazione capitalista .  

E’ possibile evitare che mai più un afroamericano perda la vita soffocato da un poliziotto? O che un immigrato affoghi  nel mediterraneo, che l’infanzia venga violata, che un Italiano non abbia i soldi per curarsi? E’ possibile. Ma serve unire tutte le lotte,  da quelle dei neri d’America a quelle dei precari e disoccupati Italiani e degli esclusi di tutto il mondo, in un'unica rivendicazione: quella per l’ottenimento dei diritti inviolabili, quali quelli necessari ad una vita dignitosa. 

Diritti che vengono definiti "inviolabili" proprio  perché sono dovuti ad ognuno di noi dal momento che veniamo al mondo.  Dunque nessun altro valore, men  che meno monetario, potrà  venire prima.

Di seguito tre contributi in video di Jazzmeia Horn, Kendrick Lamar e Ambrouse Akinmusire.


  

martedì 26 maggio 2020

Scompare Jimmy Cobb il batterista di Kind of Blue ma non solo

Luciano Granieri



Siamo  nel 1957. Jimmy è   il nuovo batterista di Miles.  Ha  sostituito Philly Joe Jones . Durante i primi concerti Miles gli gira intorno sussurrandogli  : “Philly Joe,  è il mio batterista prediletto” Non solo,  ma il trombettista spesso staziona  dietro alla  batteria di Jimmy contando i battiti e le misure come a metterne  in discussione la   sensibilità ritmica, ciò  che è più sacro per un  batterista. Ma a Jimmy queste pressioni del suo leader non fanno né caldo, né freddo. Sa il fatto suo. Infatti rimarrà con Miles fino alla prima metà del 1963, ultimo  della vecchia guardia composta (Cannonball, Trane,Bill Evans, Wynton Kelly   Paul Chambers)  ad abbandonare  il trombettista di Alton  impegnato, in quel periodo, più a discutere con gli avvocati che a suonare. 

Molti avranno capito che i protagonisti di questa  piccola storia sono:   Jimmy Cobb e Miles Davis. Il batterista che più di ogni altro ha ispirato Miles con il suo drumming rilassato, ma sicuro, sfavillante e misurato al contempo,  è morto domenica scorsa 24 maggio  a 91 anni. In una stagione disgraziata, in cui il mondo del jazz ha subito molte perdite, anche Jimmy ci lascia.

 In più di  70 anni di attività Cobb ha lasciato una traccia indelebile  nel mondo della musica afroamericana, protagonista assoluto della svolta di Miles Davis verso le armonie modali,  in quell’interregno cruciale compreso  fra la ricercatezza del Cool, l’esuberanza dell’Hard Bop e l’irruzione delle prime provocazioni Free. 

Un periodo in cui vide la luce quello che è considerato il miglior disco di jazz mai inciso, cioè Kind Of Blue  di Miles Davis con Cobb protagonista,   e solida fondamentale  base   per lo sviluppo di tutte le tracce. Proprio il batterista fu il primo a rendersi conto del capolavoro che in quel 1959 avevano realizzato. Così ebbe a dire dopo l’incisione:“ Quando fu finito e riascoltammo quello che avevamo fatto,  esaminammo  le varie cose…In studio ci era sembrata una buona musica…e su disco era venuta bene veramente…. Diavolo! Mi dissi, proprio un bel suono”.   Ma non fu  solo Kind of Blue. Con Miles Jimmy incise veri e propri capolavori fra cui “Sketches of Spain” , Someday My Prince will Come", "Live at Carnegie Hall, "Live at the Blackhawk", "Porgy and Bess".  

La maestria ritmica di  Jimmy si pose anche    al servizio di tanti altri jazzisti . La prima registrazione risale al    1941, nell’orchestra dell’altossassofonista  Earl Bostic, una formazione sanguigna dalla potente vocazione blues, che ha forgiato, oltre a tanti jazzisti di successo , guarda caso, anche John Coltrane futuro compagni di Cobb nel gruppo di Davis. Altri incontri emozionanti e artisticamente rilevanti hanno punteggiato la carriera di Jimmy. Come non ricordare le collaborazioni con Dinah Washington, Billie Holiday,  Clark Terry, Dizzy Gillespie,  e quel Cannonball Adderly, che lo presentò a Davis nel 1957. 

Nel 1963 il batterista di Washington D.C. seguì,  in una nuova avventura, svincolata da  Miles, i  compagni di ritmica davisiani  Wynton Kelly  e Paul Chambers in  un progetto  con il chitarrita Wes Montgomery. Oltre ad  alcuni album in trio il gruppo incise anche con il trombonista J.J. Johnson.  

Alla fine degli anni ’60 Cobb iniziò una collaborazione di 9 anni con Sarah Vaughan, per poi diventare uno dei batteristi più ricercati del panorama jazzistico fra gli anni ’70-80-90. Straordinario il suo album del 2002 inciso per la Chesky record dal titolo emblematico : “Four Genrations of Miles” con il chitarrista Mike Stern, il tenorista George Coleman e il contrabbassista Ron Carter, tutti leggendari collaboratori di Miles, come lui, ma in tempi diversi.    

Affascinante  anche l’album “Yesterday” registrato, finalmente a suo nome , prodotto  da Eleana Tee per la Rteesan Production. Il disco, a cui partecipano Michael Brecker al sax tenore , Marion Meadows al soprano , Roy Hargrove, tromba e filicorno , Jon Faddis, tromba , Eric Lewis, piano elettrico , Peter Bernstein, chitarra , e John Weber al basso, include una serie di preziosi  arrangiamenti di brani molto lontani stilisticamente fra di loro.  Si  va dal classico  All Blues, a Yesterday,   fino ad una formidabile rivisitazione di Purple Haze di Jimi  Hendrix

Cobb portò la sua maestria ritmica   in tutto il mondo, dal Giappone, alla Cina, al Sud  Africa, e anche in Europa, in Olanda e molto spesso anche in Italia. Un batterista straordinario per la sua capacità di coniugare eleganza ed esuberanza  in un quadro pulsionale nitido preciso e coinvolgente. Ci mancherai Jimmy, come tutti quei jazzisti che questo crudele 2020 si è portato via.

Nel video che segue suona anche il trombettista  Wallace Rooney anch'egli venuto a mancare il 30 marzo scorso a 59 anni.


lunedì 25 maggio 2020

CONSUNTIVO 2019 SUL BILANCIO DEL COMUNE DI FROSINONE E IL GIUDIZIO DELLA CORTE DEI CONTI



Siamo venuti a conoscenza tramite Facebook che la Giunta ha approvato il conto consuntivo 2019. Il comunicato è molto lungo e articolato e poteva essere condensato in sole sei parole: non è mai colpa di Ottaviani. (il sindaco ndr)

Apprendiamo dal comunicato che la Giunta avrebbe anche risposto ai rilievi della Corte dei Conti sul consuntivo 2018, contenuti nella deliberazione n. 7/2020. Ci siano quindi incuriositi e siamo andati a leggere questa Deliberazione 7/2020, che non sembra particolarmente benevola con il Comune quando parla del progetto di copertura del disavanzo 2018 affermando che  “la pianificazione è del tutto inadeguata e non conferente rispetto alla cogenza del recupero tempestivo degli obiettivi di rientro”.

Anche le conclusioni lasciano perplessi dato che la Corte dei Conti “accerta, in sede di controllo … il mancato conseguimento degli obiettivi intermedi del Piano di riequilibrio pluriennale del Comune di Frosinone nell’anno 2018, grave, sebbene non reiterato” e “accerta altresì … la presenza di squilibri a carico delle previsioni di bilancio 2019-2021”.

Ma l’ultima frase della deliberazione ci ha lasciato davvero perplessi. Infatti la Corte dei Conti dispone che “la presente deliberazione sia trasmessa al Consiglio Comunale di Frosinone”.

La deliberazione è arrivata in Comune la prima settimana di aprile e, a meno che non esistano consiglieri buoni e consiglieri cattivi, a noi cinque la deliberazione della Corte dei Conti non è mai arrivata. 

Perché? Pigrizia, poca considerazione dei consiglieri, voglia di far passare la deliberazione sotto traccia? 

E non si può sottacere il fatto che i bilanci consuntivi e preventivi sono atti di esclusiva competenza del consiglio comunale.

Chiediamo pertanto alla Corte dei Conti di fare come il Comune e di pubblicare le deliberazioni su Facebook: forse così i consiglieri comunali ne saranno tempestivamente informati.

I consiglieri:

Fabiana Scasseddu

Christian Bellincampi

Marco Mastronardi

Stefano Pizzutelli

Daniele Riggi

domenica 24 maggio 2020

Rivendichiamo il nostro diritto alla "frugalità"

Luciano Granieri




Dal decreto Cura Italia sono venuti fuori 20 miliardi, dal recente provvedimento, chiamato “Rilancio  55 miliardi. Aggiungiamo  un probabile disavanzo di bilancio per il 2020, al netto d’interessi , pari  a 40 miliardi.  Ci troveremo a fine anno con un  debito di 115 miliardi. Non sarà un problema, per il momento, perché le regole del pareggio di bilancio sono state sospese  fino alla fine della pandemia ,  e poi?  E'  implicito che dopo la crisi sanitaria  tutto verrà ripristinato. Dunque  come la metteremo con un  debito che arriverà a superare il 160% del Pil?

 Dalle parti di Palazzo Chigi si aspettano buone notizie dal recovery fund europeo,  la cui strutturazione è stata accettata, ma della sua modulazione non si sa molto. I paesi del nord, i cosiddetti frugali (Olanda,Danimarca, Svezia e Austria)  vorrebbero contenesse esclusivamente concessione di prestiti,  a  tre anni,   da accordare  ai paesi più colpiti, unici responsabili della restituzione. Gli Stati del Sud Europa  premono per l’ipotesi Franco-Tedesca, ossia   un trasferimento di risorse a fondo perduto.

 C’è un piccolo particolare, dal momento che per sua natura la UE  non eroga  fondi diretti,  le sostanze del recovery fund andrebbero reperite sui mercati finanziari. Certo  con la garanzia dell’intera Unione,  con  conseguente tasso d’interesse basso e restituzione  a  totale carico della UE. 

Sempre debiti sono. Personalmente non mi fido. Secondo me la trattativa con i riottoso nordici  celerà qualche trappola, tipo attivazioni di condizionalità modello Mes. Infatti  il Club dei Frugali , Olanda in testa, non vuole condividere oneri di un prestito richiesto per  le cicale del sud. Quelle  che  hanno sprecato denaro  baloccandosi in sussidi sociali, pagando le prostitute a chi percepisce il reddito di cittadinanza e ai cassaintegrati . Parlando seriamente questa tesi sarebbe tutta  da dimostrare, perché sono decenni che, al netto degli interessi sul debito, l’Italia chiude il bilancio in avanzo primario. 

Però il ragionamento dei paesi austeri potrebbe avere una sua logica. Sarebbe ora che l’Italia adottasse una politica fiscale seria, anziché ricorrere sempre a imponenti dosi di aiuti monetari. E’ ciò che sostiene anche la presidentessa dell  Bce Chirstine Lagarde. Allora, visto che si è dimostrato possibile derogare ai trattati,  la sospensione delle regole del pareggio di bilancio sono li a dimostrarlo,  perché non si deroga ad altri codicilli e commi?  

Ad esempio perché non si sospende l’art.63 del Trattato di Funzionamento dell’Unione Europea (TFUE) in cui si sancisce il divieto di qualsiasi restrizione  alla libera circolazione dei capitali  e ai pagamenti internazionali.  

Ciò consentirebbe agli  Stati membri  di  applicare attinenti disposizioni fiscali per assoggettare  il trasferimento di capitali  ad una specifica legislazione tributaria. Che significa? Significa che sarebbe possibile strutturare una bella patrimoniale, diciamo del 25%? Su 2.000 miliardi di conti correnti e titoli di proprietà,   detenuti dal 10% delle famiglie  italiane,  senza il pericolo che, vista la mala parata, i paperoni in questione, con un click,  spostino le loro sostanze, frutto di un’accumulazione piratesca,  presso altri lidi,   mettendole in salvo da una tassa che sarà  quantomeno di risarcimento. Non è un segreto che parte di quell'accumulazione  derivi  da profitti realizzati anche attraverso la sanità privata a discapito di quella pubblica.   

A conti fatti avremmo disponibile  subito (non a partire dal 2021)  denaro fresco per 500 mld, proprio la somma prevista dal  recovery fund.  Con la differenza che questa sarebbe a disposizione esclusivamente del nostro Paese, senza rate, interessi  o  condizionamenti, e, soprattutto, facendo pagare, finalmente, qualcosa agli strozzini, accattoni protagonisti della nostra imprenditoria illuminata guidata  oggi dall'ordoliberista Bonomi.  Certo l’Olanda dovrebbe rinunciare a  circa 73miliardi (centesimo più centesimo meno)  che ogni anno, i nostri munifici capitani d’industria   e finanzieri d’alto bordo colà mettono in sicurezza.  

Però se proprio i frugali non vogliono mutualizzare i debiti, almeno consentano agli altri di diventare altrettanto FRUGALI. La frugalità  DEVE ESSERE UN DIRITTO  anche per il nostro Paese. Giusto?

sabato 23 maggio 2020

Riaprire l'ospedale di Anagni per gestire l'assistenza sanitaria nella Fase 2



L’ emergenza sanitaria che stiamo vivendo ha dimostrato abbondantemente le inadeguatezze del Servizio Sanitario Nazionale che, tuttavia, nel suo complesso ha retto alla  violenza
dell’ impatto della  pandemia.  La  nostra  regione non ha dovuto far fronte ai “ picchi “ registrati  in quelle zone d’Italia dove il virus ha picchiato più duramente,  altrimenti  le  conseguenze sarebbero state disastrose.

Sarà stata l’ondata improvvisa del Coronavirus che ha colto tutti di sorpresa, ma  non si è visto un sufficiente e adeguato coinvolgimento del Distretto socio-sanitario della Asl, attraverso il Piano di zona (Comuni, Sindacati e Terzo settore) per assicurare i servizi assistenziali ai cittadini, come peraltro previsto proprio nei decreti governativi.

Con l’ avvio della   “fase 2 “ della  ripartenza è stato  stabilito per i luoghi di lavoro autorizzati  l’obbligo di fornirsi dei dispositivi necessari per garantire la sicurezza  di  tutti i lavoratori. Anche  gli insediamenti industriali presenti nell’area di Anagni hanno dovuto, ovviamente,  adeguarsi.

Se non fosse  arcinoto, ricordare lo sfascio della  Sanità nel nostro territorio potrebbe  sembrare un’eccessiva insistenza, ma la drammatica emergenza causata dall’ epidemia  rappresenta la conferma delle  conseguenze nefaste dovute alla mancanza di strutture  sanitarie  territoriali, stabili ed organizzate, capaci di  rispondere non soltanto a situazioni emergenziali ma ai protocolli  richiesti dalla  presenza di un alto numero di attività industriali, come  accade appunto per il territorio di Anagni, gravato oltretutto da pesanti problemi di inquinamento.

Nel contempo, la presenza di una rete sanitaria territoriale  capace di garantire ai cittadini il livello essenziale  di assistenza ( LEA ) e le urgenze,  oggi è riconosciuta indispensabile  dai massimi responsabili del sistema sanitario che  denunciano come la debolezza o l’ assenza di una rete di presidi territoriali, di Ospedali di prossimità  siano  state tra le  principali cause della  diffusione  dei contagi da Covid 19 e dell’elevato, tragico, numero delle  vittime.

L’ ex-Ospedale di Anagni, che dispone di spazi e servizi riattivabili in breve  tempo può offrire posti letto per le terapie sub intensive, le quarantene post-guarigione e altre necessità legate non soltanto all’ attuale  situazione di emergenza Covid  ma indispensabili per  assicurare tutti i servizi di prevenzione  e  assistenza, istituendo un  Centro di screening  di prevenzione Covid,  (tamponi,analisi e test sierologici )  a servizio  della popolazione.

Infatti, al momento attuale, le  ricerche  e le acquisizioni di  medici  ed epidemiologi  sembrano attestare che questa pandemia  lascerà ad un certo numero di malati guariti  dal virus possibili  complicazioni  a carico dei polmoni, e non solo, e ciò comporterà necessariamente un nuovo  modello di  sanità per assistere  questi eventuali  pazienti e per fronteggiare una  possibile  nuova emergenza. Ciò significa, realisticamente, provvedere ad aumentare il numero dei posti letto e  degli ambulatori  specialistici.

Esattamente nella  direzione di riaprire e riutilizzare i reparti disponibili dell’ ex-Ospedale  sembrava  volesse andare la richiesta  presentata  dal Sindaco di Anagni alle  sedi  competenti.
Ma  su questa, come  su altre  analoghe  richieste, è calato un pesante  silenzio, mentre  urge la  necessità di agire per richiedere alle  istituzioni, provinciali, regionali e nazionali gli interventi   per  ricostruire  e  potenziare  la rete  territoriale  assistenziale e di prevenzione in tempi rapidi, anche perché  Il Ministero della  Salute dovrebbe emanare un provvedimento  teso proprio a rafforzare  i Dipartimenti di  Prevenzione  distrettuale  delle Asl, oltre che gli Ospedali.

A maggior  ragione, ora con il D.L.  “ Rilancio”e il finanziamento di oltre  3mld  che  il Ministro della Salute  intende utilizzare per  pianificare il  riassetto del Sistema  Sanitario Nazionale, OCCORRE MUOVERSI CON DECISIONE E VERO IMPEGNO per restituire anche  all’ ex -Ospedale di Anagni un ruolo e una  funzione di autentico  servizio ai cittadini dell’ intera area  Nord della  Provincia.
               
               COMITATO “ SALVIAMO L’ OSPEDALE  DI ANAGNI
 Associazione Quartiere Cerere. Anagni Scuola Futura, Anagni Viva,  Comitato Ponte del Papa, Associazione Diritto alla Salute, LegAmbiente Circolo di Anagni, Comitato Residenti Colleferro, Re.Tu.Va.Sa.,


Per info telefonare al  n.:  3930723990.
mail: info@dirittoallasalute.com.
Per aggiornamenti: www.anagniviva.org
www.dirittoallasalute.com