"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"
Domenica 13 giugno, a partire dalle ore 16,30, avrà luogo a
Frosinone, presso le cascate dello Schioppo, lungo il fiume Cosa,
zona De Matthaeis, un incontro aperto a cittadini, partiti,
movimenti ed associazioni, sull’art.9 della Costituzione. La nostra
Repubblica prefigura una comunità inclusiva dove i cittadini hanno
pari dignità sociale, in cui libertà ed eguaglianza, interamente
realizzati, concorrono al pieno sviluppo della persona umana. Essa
si raggiunge anche con la valorizzazione di quel patrimonio storico
e culturale che ha reso, o dovrebbe rendere, la nostra comunità
socialmente avanzata e consapevole delle proprie radici, coscienti di
quale evoluzione sociale e culturale ci ha reso cittadini e non
sudditi. Così come il pieno sviluppo della persona umana si
raggiunge vivendo in un ambiente accogliente, costituito da luoghi
in cui è possibile un’aggregazione sana, in cui si è parte della
natura e non padroni di essa . L’idea che proprio la natura possa
essere sfruttata e soggiogata agli interessi umani ci ha portato a
subire devastanti tragedie dovute al degrado idrogeologico e alle
terribili angherie della pandemia. Nonostante ciò la lezione non
sembra appresa e ci ostiniamo ancora a voler violentare l’ambiente
che ci circonda. Partendo da queste riflessioni chiamiamo tutti al
confronto i cittadini, i partiti, i movimenti e le associazioni.
Nel
corso dell’evento, organizzato grazie alla collaborazione della
rete “Schioppo Bene Comune”, che ha reso fruibile l’area,
verranno proposte riflessioni e contributi sull’importanza della
valorizzazione del patrimonio artistico e culturale e della tutela
dell’ambiente. Seguirà al dibattito un monologo dell’attrice
Damiana Leone, un concerto con il cantautore Emanuele Zolli e il
gruppo Whistle Jazz Band
Hanno
dato la loro adesione:
Pd, Partito Socialista, Art1, Rifondazione Comunista, Partito
Comunista dei Lavoratori, Possibile, Potere al Popolo, Democrazia
Atea, SPI Cgil, Giovani Socialisti, Stonewall Frosinone Associazione
Arcigay, Il Collettivo UgualMente, Rigenerare Frosinone, Oltre
l’Occidente, AUT-Frosinone, Osservatorio Peppino Impastato.
Il governo Draghi dopo aver regalato il 74% dei 240 miliardi del
Recovery Plan ai padroni delle imprese, anche a quelle che hanno
lavorato di più durante il Covid, ha deciso di fargli fare ancor più
PROFITTI attraverso i seguenti provvedimenti :
a)
AVRANNO LA POSSIBILITA' DI LICENZIARE "LIBERAMENTE" DAL 1°
LUGLIO 2021, tutti i lavoratori che vogliono licenziare, in
alternativa (bontà loro) avranno la possibilita' di non farli
lavorare mettendoli in cassa integrazione. Inoltre , solo se lo
vorranno, potranno assumere personale piu' giovane capace di sgobbare
di più;
b)
il CODICE DEGLI APPALTI VIENE ABOLITO E SOSTITUITO DANDO ALLE IMPRESE
: la libertà di fare subappaltare ad imprese più piccole, o
cooperative, il 50% dei lavori fino ad ottobre 2021. E dopo la
liberta' di appalto diverrà totale, così le imprese che concedono
l'appalto guadagneranno solo speculando senza fare niente, e quelle
subappaltanti cercheranno di ridurre tutti i costi del lavoro
compresa la sicurezza e prevenzione dagli infortuni;
c)
inoltre le "Stazioni appaltanti" potranno concedere
affidamenti senza obbligo di fare la gara, ciò fino al 30 giugno
2023;
d)
le imprese che partecipano alle gare dovranno "garantire"
in caso di assunzioni di lavoratori, che il 30% di loro abbiano meno
di 36 anni ... (forse pensavano che le imprese volessero assumere chi
sta per andare in pensione ?;
e)
formalmente le gare al massimo ribasso non ci saranno , ma si
chiameranno "gare basate sulla massima convenienza", che in
Toscana si dice: " se non e' zuppa e' pan bagnato "... a
mio parere e' la stessa cosa;
COSA
RESTA A TUTELA DEI LAVORATORI CHE HANNO CONTINUATO A LAVORARE ANCHE
DURANTE LA PANDEMIA, CON PIU' MORTI SUL LAVORO ? E PIU' MORTI DI
COVID ?
NIENTE
! DEVONO SOLO RINGRAZIARE IL "BUON PADRONE SE LI FANNO LAVORARE
A TESTA BASSA" .
L'IMPORTANTE
PER "LOR SIGNORI" E' VELOCIZZARE LA PRODUZIONE AFFINCHE'
TUTTO RITORNI PEGGIO DI PRIMA DELLA PANDEMIA !
PRODUCI,
CONSUMA E CREPA !
MA
FINO A QUANDO SOPPORTERANNO SIMILI VERGOGNOSE INGIUSTIZIE ???
Come
diceva Lenin , prima o poi saranno i capitalisti a vendere la corda
con cui impiccarli...
La seconda settimana di maggio del 1949 fu mitica per i jazzisti e
gli appassionati europei. In quei giorni ebbe luogo la prima storica
partecipazione ad un festival del jazz in Europa di Charlie
Parker, insieme ai migliori musicisti Be Bop di quel momento. La
kermesse si tenne alla Salle Pleyel di Parigi. Fu organizzata
dal critico, impresario Charles Delaunay. In quella settimana
si sarebbero alternati sul palco, per due concerti al giorno, oltre a
Parker, musicisti del calibro di Max Roach, che suonava con
Bird, Kenny Clarke, inserito in un gruppo con Tadd Dameron
e Miles Davis. Ai boppers si accompagnavano altri artisti
di grosso calibro come Sidhey Bechet, e “Hot Lips”
Page.
Per rendere il festival di Parigi un grande evento
internazionale Delunay, invitò jazzisti da tutta Europa, fra cui,
oltre ai francesi e gli svedesi, i migliori del vecchio continente,
i belgi del trio di Toots Thielman, con Francis Coppeters
al pianoforte e Jean Warland al contrabbasso il gruppo, belga
anch’esso, Les Bob Shots, nel quale suonavano musicisti che
sarebbero diventati, in seguito, protagonisti assoluti del jazz
europeo e mondiale,quali il sassofono tenore Bobby Jaspar,
l’altosassofinista Jaques Pelzer, il vibrafonista Fats
Sadi e il pianista Francy Boland. Fu invitato anche il
sestetto svizzero del vibrafonista trombonista Hazy Osterwald,
nelle cui fila militava l’altosassofonista ticinese Flavio
Ambrosetti.
A loro, solo dal 5 maggio del 49,’ossia tre giorni
prima dell’inizio del festival, si unì il nostro Gilberto
Cuppini, a detta di tutti i critici, il primo batterista italiano
a suonare secondo il nuovo stile Be Bop. Per rappresentare l’Italia
(Cuppini era in una band svizzera) Delaunay chiese all’amico Arrigo
Polillo, critico e direttore della rivista “Musica Jazz”, di
indicare un musicista (uno solo) che secondo il suo giudizio potesse
brillare in quel cast stellare. Polillo, scelse Armando
Trovajoli, un pianista, animatore dei jazz club romani di allora,
diventato in seguito, come è noto un grande autore di colonne
sonore. Lo stesso Polillo fu inviato dall’amico francese,
fondatore della rivista “Jazz Hot” a recensire il
festival.
Facciamo un passo
indietro
Per inquadrare lo
scenario in cui la notizia del festival francese irruppe nel mondo
jazzistico europeo, bisogna dire che del Be Bop, soprattutto in
Italia non se ne sapeva molto. In America L’American
Federation of Musician, il sindacato dei musicisti degli Stati
Uniti e del Canada, indisse un lungo sciopero dal 1942 al 1944,
interrotto momentaneamente, e poi proseguito anche per tutto il
1948. Per questo motivo a tutti i musicisti fu proibito di registrare
in sala d’incisione. Ora non è chiaro se per lo sciopero o per il
fatto che il Be Bop non era propriamente commerciale, ma la realtà
fu che in Italia arrivò un materiale sonoro scarsissimo.
Uno dei
primi dischi di Gillespie, con la sua orchestra, fu
pubblicato nel 1946 dalla Musicraft. Poi si dovrà attendere
il 1948 quando il discografico svizzero Walter Guttler iniziò
a stampare, per il suo nuovo marchio Celson, matrici della
case discografiche Dial, Keynote, Vox e Manor.
Etichette nei cui cataloghi erano presenti le poche incisioni di
Parker e compagni. Fu da quei dischi, importati anche in Italia,
in poche copie da Messaggerie Musicali, oltre a qualche
registrazione di Gillespie, per la Parlophone, che i nostri
jazzisti cominciarono ad apprezzare e a misurarsi con il nuovo stile.
Fu proprio Gilberto Cuppini, (futuro protagonista del festival jazz
di Parigi) - che aveva accantonato il manuale per batteria di Gene
Krupa per sposare appieno lo stile di Kenny Clarke -ad
incidere il 10 giugno 1948 due classici del Bop “A night
in Tunisia”, e “Salt Penauts”, in un gruppo che
comprendeva Marcello Boschi al sax alto, Nino
Impallomeni alla Tromba e Giorgio Gaslini al pianoforte.
Altri jazzisti furono attratti dal Be Bop, meglio noto allora come Re
Bop, fra gli altri Il clarinettista sassofonista Glauco Masetti,
il trombettista Giulio Libano, il teonrsassofonista Eraldo
Volontè. Manco a dirlo la critica Italiana non fu subito tenera
con il nuovo stile. Arrigo Polillo così scriveva nell’articolo
“Delirio del “Re Bop” : “Come
i lettori di Musica Jazz sanno il vocabolo re-bop, che ha sostituito
nel cuore dei tifosi americani il boogie woogie, dopo aver designato,
in un primo tempo lo stile ultradinamico e acrobatico del
trombettista Dizzy Gillespie e dal suo emulo l’altosassofonista
Cherlie “Bird” Parker (re o be bop è appunto il suono
onomatopeico che vuole imitare gli scoppiettamenti di Dizzy), designa
oggi tutto un genere musicale. Si tratta di lunghe eindiavolate sarabande, dal vago sapore cannibalesco, che giungono
ad un vero parossismo attraverso una serie di riffs incalzanti, quasi
sempre inarticolatamente vocalizzati”.
Sia come sia, qualche
anno dopo, il Be Bop fu riconosciuto come musica rivoluzionaria in
tutto il mondo e Charlie Parker, il suo profeta come nuovo fenomeno.
Da qui si spiega l’entusiasmo di jazzisti e appassionati che si
misero sulla strada per Parigi in quel maggio del 1949 per non
mancare all’appuntamento con il nuovo “vate”.
In viaggio verso l’eldorado
Per raggiungere
Parigi Arrigo Polillo trovò un volenteroso quanto entusiasta autista
in Gorni Kramer, mentre invece il viaggio di Trovajoli, fu un
po’ più travagliato. Ad accompagnarlo, sulla sua Topolino B, la
sua ragazza Silvana e, rannicchiato sul sedile posteriore, fra le
valige e un’enorme cappelliera, Carlo Loffredo contrabbassista
e jazzista di lungo corso, che patì volentieri la scomodità di
quella posizione nella speranza di calcare anch’egli il palco
della Salle Pleyel insieme a quei mostri sacri. Ad un certo punto
l’ipotesi di esibirsi in trio con lo stesso Trovajoli e Cuppini non
si mostrò così campata in aria. Prima tappa Rapallo, poi Aix en
Provence, ed infine Parigi. Girovagarono un po’ intorno, tirando
tardi, tanto che quando arrivarono alla Salle Pleyelle il concerto
era iniziato da un pezzo.
Ad un Polillo che ormai aveva perso la
speranza di vedere la carovana romana fu spiegato che ci si era
fermati ad omaggiare la tomba di Chopin. Quanto ci fosse di vero in
questa affermazione non è dato sapere. Fatto sta che, dopo il
concerto in piano solo di Trovajoli in contest con altri pianisti,
come auspicato da Loffredo e forse previsto, l’estemporaneo trio
dei jazzisti italiani ebbe il permesso per esibirsi. Gilberto
Cuppini, Armando Trovajoli e un entusiasta Carlo Loffredo salirono
sul palco. Ma mentre quest’ultimo stava accordando il contrabbasso
Gorni Kramer con la sia tipica erre moscia ordinò: “Cavletto
fai suonare me” Loffredo, deluso, lasciò lo strumento al
musicista milanese, chissà forse l’indicazione di far esibire
Kramer era venuta proprio da Cuppini.
Il set fu comunque apprezzato
nonostante tutto. Infatti l’atteggiamento dei Francesi, pubblico e
critica, non fu benevolo nei confronti degli Italiani ma anche dei
Belgi. Gli spettatori cominciavano a a fischiare solo a sentir
nominare le nazioni di provenienza dei musicisti “Italie “Belgique”
. Forse il vile attacco di Mussolini nel giugno 1940 ad una Francia
già prostrata dall’esercito tedesco, non era ancora stato
dimenticato dai cittadini transalpini, e l’atavica antipatia verso
i belgi, convogliavano la predisposizione del pubblico verso un
atteggiamento ostile a prescindere. Ma la forza della musica riuscì
a superare anche la più acerrima ostilità. Come avvenne ce lo
racconta lo stesso Trovajoli : “ Quando mi trovai sul palco
della Salle Pleyel, non fu per me una cosa molto piacevole.
Nonostante tutto ebbi un notevole successo personale, in un festival
dove suonarono Parker, Tadd Dameron, Miles Davis, quello che c’era
di più importante nel Bop. C’era anche Toots Thielemans, che venne
subissato di fischi perché belga. Lo stesso toccò a me perché
italiano. Allora cominciai a suonare sempre più piano, finché i
fischi terminarono. La stampa francese scrisse: Abbiamo ascoltato del
jazz suonato con tocco da Mozart. Nel secondo concerto, quando venni
accompagnato da Kramer e Cuppini, ci presentammo senza un minimo di
prove, malgrado ciò il successo non mancò”. In effetti la
brillante esibizione di Trovajoli mise a tacere i molti fischiatori
e, alla fine, applaudirono tutti.
I boppers
E’ gli americani,
i boppers? Miles Davis, allora ventitreene, fornì una prestazione
ammirevole, insieme ai suoi compagni di palco Tadd Dameron e Kenny
Clarke. Era un musicista in piena fase creativa, aveva da poco
inciso una parte dei suoi straordinari dischi per la Capitol, ed
inoltre ancora non aveva introitato quell’arroganza che alcune
volte lo avrebbe reso, in futuro, indolente e intrattabile. Quanto a
Charlie Parker, la star dell’intero festival, le cronache
raccontano di esibizioni altalenanti. Flavio Ambrosetti, che insieme
al sestetto di Osterwald e Cuppini condivise il palco con lui nel set
del 14 maggio, non usò mezzi termini: “Parker è finito”
lo stesso Polillo rimase profondamente deluso. Ma da alcune
registrazioni dei concerti successivi realizzate con mezzi di fortuna
da qualche appassionato, si ascolta il solito Bird geniale ed
immenso. La spiegazione è abbastanza semplice.
La qualità delle
prime esibizioni riferite da Ambrosetti e Polillo, probabilmente
seguirono il giro di cantine che qualcuno aveva fatto fare a Parker
prima del concerto. Tour in cui Bird pare avesse molto apprezzato i
vini francesi. Metteteci su l’effetto di qualche altra sostanza ed
ecco spiegata la qualità dell’esibizione del re del Bop. Lo stessi
Polillo riferisce di come Parker dopo il set abbracciasse e baciasse
un giornalista mai visto prima chiamandolo più volte “my friend”
era talmente “fatto” che il critico italiano, a malincuore,
rinunciò ad intervistarlo.
Gilberto Cuppini, probabilmente eccitato
dall’aver suonato sullo stesso palco dei suoi idoli Max Roach e
Kenny Clarke, sicuramente fu meno colpito da Parker con il quale
comunque ebbe un incontro ravvicinato. Il batterista racconta:
“Quando Parker finì il suo concerto, uscì
barcollando, inciampò e me lo trovai letteralmente fra le braccia.
Ho dovuto sostenerlo perché se no sarebbe finito per terra. Dietro
di lui veniva Max Roach. Non appena Max arrivò dietro le quinte,
tirò fuori una pipa minuscola. Mise dentro una piccolissima pallina
scura che accese. Sopra infilò una mezza sigaretta e cominciò a
fumare. Fui molto sorpreso, non avevo mai visto nulla di simile. Anni
dopo mi resi conto che quella pallina scura era hashish”.
Conclusioni.
Volendo
trarre qualche conclusione c’è da rilevare come i francesi
operarono una sorta di razzismo alla rovescia, applaudendo chiunque
salisse sul palco con la pelle nera e fischiando, a parte gli artisti
francesi, tutti gli altri. Non vi è comunque dubbio che per i
boppers, bistrattati e poco considerati in patria, l’Europa dove
invece erano osannati e venerati, fu per loro un paradiso. La
vera “America”.
Qualche volta accade che anche in una stampa locale morbida nei giudizi sull’operato delle amministrazioni
territoriali, venga alla luce qualche magagna a carico di un sindaco
che s’intende incensare. E’ il caso della querelle fra la testata
“Tu News”, schierata a favore di Ottaviani, e la Cialone Tour, ente privato gestore del Trasporto
Pubblico Urbano nel capoluogo.
Ad un articolo
di “Tu News”, in cui si accusava il gestore del Tpl di prendere
tre e pagare uno, ossia provvedere solo al servizio dei bus,
trascurando il controllo dell’ascensore e delle bici in affitto, pure
previsto dall’appalto pagato dal Comune, la Cialone Spa ribatteva con
una nota polemica proprio verso il Comune .
In essa si specificava che
: “Non è previsto alcun corrispettivo per i servizi
dell’ascensore inclinato e del bike sharing. Il corrispettivo che
il Comune paga all’impresa affidataria riguarda esclusivamente
il trasporto pubblico locale su gomma e si tratta di importi che
provengono dalla Regione Lazio mediante il fondo regionale trasporti.
L’ascensore inclinato e il bike sharing sono stati messi a gara
insieme al Tpl senza prevedere alcun finanziamento pubblico: per
questi servizi l’affidamento riceve un corrispettivo solo
dall’utenza, che li acquista al prezzo calmierato previsto per i
biglietti. Quindi-prosegue la nota-il Comune paga uno e prende
uno (anzi paga zero-visto che i soldi li prende dalla regione
ndr) mentre la Cialone Tour sostiene i costi per
tre, poiché non potendo vendere i servizi dell’ascensore inclinato
e del bike sharing all’utenza, ne sopporta i costi del personale
della manutenzione ordinaria e, in generale, i costi d’esercizio.
Il mancato esercizio dei servizi in questione non è
imputabile alla Cialone Tour poiché dipende da difetti strutturali
dell’impianto ascensore e dalla mancata messa a disposizione di
ciclostazioni e bici. Lo scrivente da questa situazione non sta
traendo alcun vantaggio, ma solo pregiudizi”.
Lungi dal
sottoscritto prendere le difese del gestore privato, il quale se ci
sta rimettendo, vuol dire che ha sbagliato nel partecipare alla gara , e speriamo non ci vadano di mezzo i dipendenti. Ma questa vicenda
mostra ciò che già si sapeva da tempo. Ovvero che quando si tratta
di servizi essenziali per i cittadini, come il Tpl, la giunta
Ottaviani non sgancia neanche mezzo euro. Pagano sempre altri, in
questo caso la Regione e gli utenti direttamente. Ciò che è anche
acclarato riguarda la capacità di Ottaviani di attribuirsi meriti
che non gli spettano. E’ molto bravo a fare la festa con le
libagioni degli altri.
Ricordiamo quando il 16 giugno scorso, in
occasione del passaggio del treno alta velocità presso la stazione
di Frosinone, il sindaco fece schierare tutti i nuovi bus urbani prendendosi il
merito di una operazione fatta dalla Regione. Ricordo anche che
sollecitammo i consiglieri di opposizione, in particolare del Pd, ad
attivarsi con un comunicato stampa o una nota per, ristabilire la
verità su un servizio finanziato dalla Regione, a guida Zingaretti
loro segretario nazionale, e non realizzato per merito di un sindaco
leghista, onnipotente ed egocentrico.
La cosa non sembrò
interessare. Così come alcun interesse hanno rivestito le vicende
sul disastro del bilancio che pone l’ente sull’orlo del
fallimento e la questione dell’eccessivo importo dei tributi locali
la cui esosità è stata sancita anche dalla Commissione Tributaria. Temi che un’opposizione presente avrebbe ampiamente utilizzato, nell’interesse dei cittadini, contro l’operato della giunta.
A
questo punto la domanda sorge spontanea. Si tratta di insipienza
politica o c’è altro? Il sospetto che ci sia altro, secondo me,
non è così campato in aria. Nel gioco delle parti dell’alternanza
al potere - oggi tocca a me, domani tocca a te -il Pd da per scontato
che il prossimo sindaco sarà un suo candidato. Questo scenario potrebbe realizzarsi attraverso un accordo che preveda una sorta di
desistenza da parte del centro destra, il quale potrebbe presentare
un candidato, diciamo così, debole. E’ chiaro che tale
desistenza dovrà prevedere contropartite politiche e dirigenziali, a patire da una opposizione morbida all'attuale giunta. Un do ut des che non cambierà comunque i centri di potere della
città i quali rimarranno saldamente in mano ai potentati finanziari
e fondiari.
Sarà anche fantapolitica, ma la nomina da parte di
Zingaretti alla presidenza dell’Azienda per i Servizi alla Persona
(Asp), un organismo di protezione sociale, di Gianfranco Pizzutelli,
esponente del Polo Civico, una formazione che sostiene in consiglio
comunale Ottaviani e guidata da Igino Guglielmi consigliere alla
Provincia di Frosinone per il gruppo Salvini Premier, sa tanto di un
anticipo dei corrispettivi da pagare per avere un sindaco di
provenienza Pd.
Ora per scongiurare questo scenario, per quanto ipotetico sia, invitiamo quei pochi cittadini che non vogliono essere presi in giro da una prossima
campagna elettorale finta, a mobilitarsi, a mettersi insieme per
denunciare una pratica che da sempre ha condizionato la scelta delle
amministrazioni della città tenendo fuori i cittadini, quelli
consapevoli e quelli inconsapevoli.
Sarebbe ora che qualcuno di noi
riesca a smascherare questo gioco. Ne va della dignità della nostra
città.
Fra
la fine di marzo e l’inizio di aprile il consiglio comunale di
Frosinone si è impelagato nella crisi israelo-palestinese, consciamente o
inconsciamente. Ha approvando all’unanimità una delibera in cui
si adottavano le definizioni di antisemitismo, formulate dall’agenzia internazionale IHRA (Alleanza
Internazionale per la memoria dell’Olocausto), come strumento concreto nella lotta all'antisemitismo. Tali
definizioni vengono interpretate ed applicate in molti Paesi europei
ed in Nord America.
A seguito della collaborazione fra il sindaco e un esponente dell’associazione “Amici di Israele”, Luigi Yitzhak Diamanti , l’assessore Mastrangeli ha approfondito, forse, le prescrizioni
dopo aver partecipato ad una video conferenza inserita in una serie di
incontri organizzati dall’IHRA. Ciò per sensibilizzare tutti gli
enti locali europei sulla
necessità
di adottare
principi comuni nella definizione di antisemitismo.
Evidentemente l’operazione era improntata alla strumentalizzazione
dell’Olocausto e
dell’Antisemitismo
per giustificare tutti le nefandezze che il Governo d’Israele, sta
compiendo ai danni delle popolazioni arabo-palestinesi di Gaza,
Cisgiordania e Gerusalemme est. Come ad esempio il recente sfratto, da parte
israeliana, di 250 mila palestinesi dal quartiere Skeikh Jarrah a
Gerusalemme est, compiuto in chiara violazione del diritto
internazionale. Un abuso che
ha innescato l’ennesima strage sui territori il cui
bilancio parla oggi di 119 morti fra cui 31 bambini e 19 donne.
Fra
le varie definizioni dell’IHRA spicca quella secondo la quale è
esempio di antisemitismo negare al
popolo ebraico il diritto di autodeterminazione, ad esempio
affermando l’esistenza di uno Stato d’Israele come un’entità
razzista”.
Ma è antisemitismo affermare che lo Stato d’Israele è di fatto
un’entità occupante che
da mezzo secolo a questa parte ha violato e viola risoluzioni Onu e norme di
diritto internazionale? La cacciata di 250mila palestinesi dalle proprie case nei quartieri di Gerusalemme Est non è forse un’operazione tesa ad
assicurare una maggioranza ebraica nella città attraverso una vera e
propria sostituzione etnica di popolazioni palestinesi con coloni israeliani?
Sempre in palese violazioni della norme internazionali?
Accusare di
antisemitismo chi denuncia questi comportamenti, significa, attribuire
un valore sacrale e insindacabile ad occupazioni, deportazioni, sostituzioni etniche, e garantire ad Israele l’impunutà assoluta ad ogni
misfatto.
Si
rendono conto, il sindaco Ottaviani, la sua giunta e tutto il
consiglio, che approvare l’ordine del giorno sull’adozione delle
definizioni di antisemitismo proposte dall’IHRA, ha significato concorrere a fornire una giustificazione al governo di Israele per portare
continuare il suo piano di occupazione e violazione dei diritti
umani?
Il contrasto all’antisemitismo e alle teorie negazioniste e
cospirazioniste sull’olocausto è un’operazione tremendamente
seria e chi la usa per giustificare comportamenti altrettanto
prevaricatori e lesivi dei diritti di altri popoli, la destabilizza, la mistifica, peggio di quanto possano fare negazionisti e antisemiti .
L’amministrazione comunale, sottovalutando, o
ignorando, che quella delibera non era altro che la promozione di un
atto strumentale si è resa complice, in nome della lotta all'antisemitismo, delle nefandezze del governo israeliano. Il sindaco Ottaviani è un maestro nel cogliere strumentalmente qualsiasi occasione ne possa accrescere
il consenso, le foto della sua mano vergata con cifre scritte a penna ad imitazione dei terribili tatuaggi con cui venivano marchiati di prigionieri di
Auschwitz avevano proprio l'obieittivo di avvalorare le definizioni dell’IHRA, la giunta ne ha seguito, prona, il percorso, ma questa volta, e la cosa non sorprenda, sono stati consenzienti anche i consiglieri di
minoranza appartenenti al così detto centro sinistra.
Mentre ci si balocca con improbabili definizioni
sull’antisemitismo e sull’olocausto in Palestina civili, donne e
bambini stanno continuando a morire sotto i bombardamenti israeliani. Sarebbe bene che le conseguenze di certe posizioni venissero bene ponderate da chi riveste un minimo di rappresentanza istituzionale anche a livello locale.
Ieri era il 76° anniversario del 9 maggio 1945 conla resa incondizionata della Germania nazista e della vittoria del popolo sovietico e della sua Armata Rossa nell'assoluto silenzio dei media, dei partiti e del governo.
La Grande Guerra Patriottica del popolo sovietico con più di 25 milioni di morti (17 milioni di civili) non si limitò a scacciare i nazisti dal proprio paese, ma liberò definitivamente l'Europa dal mostro nazista e nei nostri cimiteri riposano anche i soldati sovietici che combatterono al fianco dei nostri partigiani.
Invece, in ossequio alla falsa retorica degli Stati Uniti liberatori che anche allora sono entrati in guerra ammantati di democrazia ma con il solo obiettivo di ridurre e sostituirsi all'egemonia sovietica, imperversa la propaganda antirussa e il selettivo uso militare dei diritti civili. Ed il nostro paese, colonizzato da più di 100 basi militari USA, in spregio all'art 11 della Costituzione - L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali - impegna i nostri militari nel provocatorio schieramento NATO ai confini russi.
Pietro Morace
"Ogni essere umano che ami la libertà deve più ringraziamenti all'Armata Rossa di quanti ne possa pronunciare in tutta la sua vita"
Son
s’cioppà, ve la ricordate la canzone di Enzo Jannacci del 1985?
Gli appassionati del musicista milanese sicuramente l’avranno
presente. Ma per chi non la
conoscesse riassumiamo la storia. Si tratta di un povero cristo,
mezzo ubriaco, un po’ mal messo, che al bancone delbar chiede una sigaretta ad un tizio molto
snob il quale, fumando Marlboro, indossando le Timberland e
frequentando l’Amnesy, un locale molto in voga negli anni ‘80,
schifato dallo stato disperato del suo
interlocutore, nega la sigaretta con la
scusa che è l’ulitma. Il tizio fuori di testa esasperato, dallo
snobismo del frequentatore dell’Amnesy, ruba la Marlboro
ugualmente nonostante gli venga detto, che sia l’ultima.
Era una
canzone dell’’85
ma, se la volessimo aggiornare ad oggi, allo
status di privilegiato, codificato dalle Marlboro e dalle
Timberland, dovremmo aggiungere la vaccinazione anticovid da Pfizer.
E’ già perchè il privilegio di ricevere almeno una dose di Pfizer
fa status. Non sei a’ la page
se non sei vaccinato con Pfizer!
Pfizer.......e sai cosa t’iniettano -Pfizer “What else” -Pfizer perchè io
valgo. Anche
alla teoria di Bauman, per cui si crede di essere rispettati per ciò
che si ha e non per ciò che si è, va apportata la modifica in base
alla quale, si crede di essere rispettati in base al vaccino
iniettato. Insomma anche se giri in Ferrari, abiti in una megavilla,
sfoggi borse di Vuitton, evadi le tasse, non sei nessuno se non sei
immunizzato con
Pfizer.
Si teme addirittura la
distribuzione di vaccini con il marchio
contraffatto su bancarelle improvvisate davanti agli ospedali con
personaggi che accalappiano i pazienti al grido “accattateve
o’faizzèr freshco
freshco”. A
pensarci bene si potrebbe sviluppare un bel business attraverso la
vendita di capi e accessori griffati con la scritta. “J’ai ètè
vaccinè avec faizzèr” che, se ci fate caso, è la stessa
pronuncia del preparato spacciato sottobanco.
E’ indubbio, Pfizer è
sinonimo di successo. Altrimenti non si spiega perchè pur di avere
una dose del vaccino del produttore delle pillole blu, si scomodano
conoscenze moooolto in alto, il senatore o il deputato, il
medico amico del cognato della zia, il
banchiere, o si è disposti ad andare negli Emirati
Arabi, oppure a pagare
cifre inimmaginabili. Già sento
lo slogan delle prossime campagne
elettorali,
anzichè “cchiù pilù pe’ tutti” si griderà “cchiù Faizzer pe’ tutti".
Se ti fai con Astrazeneca,
invece, sei un
poveraccio, rischi le pene dell’inferno assediato da febbre
convulsioni, circondato da disgraziati che ti chiedono la sigaretta
e tu a sgolarti a dire che è l’ultima. Del resto da una mistura
che costa solo due euro a dose che cosa vuoi pretendere? E
ancora più sfigato sei se ti fai con J&J una sola pungicata, giù
il finestrino, su la manica, e tutto è a posto. Che
diamine! Neanche la soddisfazione di una
seconda dose! E poi tutto fatto così in mezzo al parcheggio di un
centro commerciale, che vergogna! Chi si
immunizza in questo modo è un reietto della società.
Ma sapete com’è? Per
noi la lotta di classe è rimasta un faro nella nebbia, per cui “Viva
i vaccini proletari”. Vaccinandi
proletari di
tutto il mondo unitevi! Rifiutate l’antidoto
capitalista e imperialista, immunizzativi con il medicamento Cubano.