Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

sabato 24 agosto 2019

Non può una banda di cialtroni risolvere un'emergenza democratica

Luciano Granieri



Come ampiamente previsto  tutto il campo progressista,  che dal Pd e muove verso la sinistra riformista, evoca e benedice un’alleanza Pd  -Movimento 5 Stelle, perché argine urgente e necessario ad una deriva antidemocratica (l’ennesima) incarnata dal fascio leghista Salvini. 

Un despota pronto a fare strame di ogni garanzia istituzionale pur di ottenere pieni poteri, una personaggio che, ad esempio, alla direttrice del Manifesto Norma Rangeri, incute timore per lo scempio che potrà compiere sulla tenuta sociale e democratica del Paese. Per questo la giornalista benedice e  qualifica la scelta di una coalizione 5 Stelle- Pd come un atto di responsabilità istituzionale a cui i leader dei due schieramenti non possono sottrarsi.  

Anche se  14 mesi di barbarie - che  hanno incattivito   il contesto dei rapporti sociali    con  il massiccio sdoganamento di impeti razzisti e fascisti, già incancreniti nella  collettività, impoverita da anni di depredazioni ,  privazioni imposte da  politiche ultraliberiste  - rendono  il quadro molto più complesso, rispetto alle presunte emergenze democratiche evocate dai governi Berlusconi,  sono convinto che la ciclicità di certe dinamiche sia ineludibile.  

Per cui ad un eventuale governo Pd-5 Stelle - chiamato  ad applicare le politiche di austerity imposte da una UE in recessione , in cui la stessa Germania è vittima delle proprie ricette economiche - succederà per forza di cose un’era ancora più populista e razzista di quella auto dimissionatasi . 

Per interrompere questa perversa ciclicità, occorrerebbe la messa in campo di una vera proposta anticapitalista, ipotesi ad oggi impraticabile, o quanto meno di difficile realizzazione, ma questa è un’altra storia . 

C’è comunque  un elemento di diversità a connotare questa crisi rispetto alle precedenti ed è una questione molto più terrorizzante  di una deriva antidemocratica.  Analizzando il crogiuolo di notizie, sussurri, grida e gossip che arriva dal campo delle consultazioni fra gli schieramenti, emerge come gli interessi di bottega, siano sfacciatamente preminenti,  in barba ad ogni scelta di responsabilità istituzionale o di interesse per il Paese. 

Nel Pd, ad esempio, il fronte parlamentare formato da deputati e senatori  renziani è disposto a concedere tutto al Movimento 5  Stelle pur si rimanere abbarbicato alla poltrona. In particolare Renzi sa benissimo che in caso di elezioni i candidati sarebbero scelti da Zingaretti, per cui, oltre alla segreteria, il padre del Jobs Act perderebbe anche il controllo sui parlamentari.  Viceversa Zingaretti , in cuor suo, vede favorevolmente la contesa elettorale, perché sarebbe una ghiotta occasione per togliersi Renzi e i suoi dalle scatole, in tutti i sensi. Il risultato elettorale del partito è ampiamente secondario così come gli interessi degli  Italiani. 

Stesso discorso per i penta stellati, molto vicino ai possibili contraenti del Pd in ambito parlamentare,  per un accordo che eviti le elezioni .  Anche per loro, soprattutto per chi è al secondo mandato - e quindi in candidabile per un terzo, in base alla legge interna al movimento -sarebbe preferibile, anzi indispensabile,  rimanere ancorato alla poltrona . Ma  Di Maio, Di Battista e Grillo non la vedono allo stesso modo e sono lontani  mille miglia dall’accordo col Pd.  I maggiorenti grillini  vogliono trarre il massimo vantaggio  dall’autogol salviniano in termini di posizioni di potere, per cui si stanno proponendo al miglior offerente. Prima opzione sarebbe quella di tornare con Salvini ma, a questo punto,  da un posizione di forza cercando di domare e sterilizzare il  Capitano del Rosario.   Seconda ipotesi elezioni, con la massimizzazione del consenso che la crisi determinata dalla stoltezza di Salvini potrebbe conferire. Senza contare che il taglio dei Parlamentari tanto invocato non è che il primo passo verso lo svuotamento delle funzioni del Parlamento, sostituito dalle consultazioni in rete le cui piattaforme elettroniche atte a gestire il nuovo sistema  sono fonte di profitto per la  Casaleggio Associati. Altro che scelte di responsabilità ed interesse per gli Italiani. 

Per quanto riguarda la Lega, la questione non  è seria ma è grave. La possibilità di fare la battaglia navale con le Ong, fonte di tanto consenso, è di fatto persa. Uno spiraglio potrebbe rimanere aperto qualora si riorganizzasse il la combriccola del contratto.  Ecco spiegata la buona dose di faccia tosta  di Salvini  nell’insistenza a riannodare i rapporti con Di Maio  & Co. Altrimenti le elezioni. Nonostante l’incognita di sondaggi in calo e l’impossibilità di guidare le truppe schierate nella battaglia elettorale   dal ministero degli interni, queste  potrebbero veramente costituire l’opportunità di arrivare ai pieni poteri. Anche in questo caso gli interessi degli italiani contano meno di zero. 

La verità è che stiamo in balia di una manica di cialtroni. Gente completamente a digiuno delle dinamiche istituzionali  e della Costituzione. Persone che hanno acquisito il consenso non sulla base di una proposta programmatica seria, articolata, con alla base un modello di società, quale esso sia,  ma in virtù di campagne di marketing costose, urlate, piene di slogan  quanto vuote di contenuti. Non so cosa questi cialtroni andranno a dire martedì prossimo al Presidente Mattarella. Spero che almeno l'inquilino del Colle nel prendere una decisione così importante pensi al bene degli  Italiani, anche se questo potrebbe non bastare.

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