Questa è una edizione un po’ particolare della rubrica periodica “Riletti per voi da AUT”. I documenti che seguono sono tratti dal libro “Antologia di scritti: L’analisi economica dei comunisti italiani durante il fascismo” di GIULIO SAPELLI Il saggio propone alcuni articoli scritti da militanti comunisti italiani e pubblicati dalla rivista bimestrale “Lo Stato Operaio”, sulla situazione economica dell’Italia durante il fascismo. Il contributo è un po’ lungo tanto che abbiamo deciso di suddividerlo in tre post diversi. Fate conto che la rivista “Lo Stato Operaio” anche se attiva dal 1922 fino al 1939 collabora con AUT e ci ha inviato questi tre interventi. Oh!.... e poi è estate non avete una cazzo da fare potete pure mettervi a leggere..... Del resto per sostenere la lotta antifascista il fascismo bisognerà anche conoscerlo. Non come quei quattro deficienti che vogliono infestare il centro storico blaterandosi fascisti del terzo millennio senza sapere di che diavolo stanno parlando. Comunque, tornando un minimo seri, leggendo questi articoli ci si rende conto di come la lotta partigiana, i conflitti sociali del 68’-69’ siano stati sacrifici inutili. Non vi pare che le situazioni descritte negli interventi sotto riportati siano rimaste tale e quali a quelle di oggi?
Le rovine
"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"
Buenaventura Durruti
giovedì 29 luglio 2010
La stabilizzazione del capitalismo in Italia - da “Lo stato Operaio” marzo 1928
Che cosa è il fascismo? Noi abbiamo definito il fascismo come il tentativo di stabilizzazione del capitalismo italiano, cioè del capitalismo di un paese ad economia prevalentemente agricola, sprovvisto di materie prime, di mercati esterni e di un largo mercato di consumo interno. Come si è proceduto alla stabilizzazione del capitalismo in Italia? Ribadendo che il paese non ha materie prime e deve importare dall’estero, non ha il possesso di capitali ingenti che gli consentano, senza l’intervento di prestiti esteri, la trasformazione degli impianti, quale elemento , tra gli elementi fondamentali alla produzione, il capitalismo italiano è libero di controllare? L’elemento lavoro, l’elemento mano d’opera. Se diamo un’occhiata alla storia politica italiana , dal sorgere di un’industria moderna dal nord in poi, vediamo subito che quel momento coincide con l’inizio dello scatenarsi di violente lotte di classe. Perché in Italia lo sciopero fu sempre così frequente e cosi violento? Forse per una ragione di temperamento dei nostri lavora
tori o perché il nostro proletariato si fa facilmente istigare “dai sobillatori” come si legge nei rapporti di polizia? No davvero. La ragione di “conflitto permanente” fra capitale e lavoro in Italia è da cercarsi nel fatto che il più basso costo dei prodotti è stato sempre ottenuto da noi opprimendo le condizioni del proletariato. Tutti sanno che l’operaio italiano è stato sempre il più miserabile operaio del mondo “civile” . E’ questo un elemento fondante della situazione italiana giacché spiega perché in Italia, Paese il cui sviluppo capitalistico è relativamente arretrato, la situazione sia stata fin dall’armistizio (1° guerra mondiale ndr) una situazione apertamente rivoluzionaria e sia rivoluzionaria ancora oggi. I contrasti di classe sono sempre più acuti in Italia e la guerra li ha esasperati. Da questi lineamenti dell’economia italiana il capitalismo doveva procedere ad un’offensiva contro il salario per tentare la propria stabilizzazione , e tale tentativo assunse quindi il carattere di una azione politica particolare contro le classi lavoratrici, tento più che queste – provviste di un’antica esperienza di lotte- non si sarebbero fatte schiacciare senza una resistenza decisa e “armata”. Il metodo particolare della stabilizzazione del capitalismo italiano è il Fascismo, che perciò, ha un’essenza profondamente e tipicamente anti proletaria e anti contadina. Il capitalismo italiano è in tal modo riuscito ad assicurare le più alte quote di reddito agli investimenti industriali ed agricoli, consentite dallo schiacciamento inaudito delle classi lavoratrici delle città e delle campagne . E il metodo fascista ha in più modi favorito un processo più accelerato di concentrazione dell’economia italiana, il fascismo, avendo distrutto le organizzazioni di classe, ed immobilizzato le classi lavoratrici, ha potuto realizzare le condizioni di massima libertà capitalistica nel cui ambiente ha adottato tutta una serie di misure che hanno permesso il saccheggio del salario operaio, del reddito contadino, e del piccolo risparmio. Queste misure sono state in particolare: l’applicazione di un largo regime di protezione doganale e – in un primo tempo e fino alla primavera del 1925- di una politica di inflazione monetaria. Questa politica ha favorito nel 1924-25 uno slancio della produzione, ha evitato una larga disoccupazione “visibile” ed ha permesso il collocamento dei prodotti dell’industria di esportazione sui mercati esteri in condizioni di concorrenza. Ma una politica di inflazione monetaria non poteva essere prolungata senza provocare una catastrofe economica dato che l’infalzione avrebbe distrutto le fonti del risparmio e avrebbe messo in moto tutti i fattori economici e politici di disgregazione del regime, che non avrebbe resistito alla prova. Ciò spiega anche il perché della nuova politica di rivalutazionista suggellata, recentemente, con la stabilizzazione legale della lira, e la nuova crisi generale economica. La rivalutazone monetaria impone un arresto di programma dell’espansione industriale del fascismo e pone in termini più acuti il problema della conquista delle fonti di materie prime e dei mercati, svelando crudelmente tutte le contraddizioni e le debolezze dell’economia italiana, a cui un nuovo intervento di capitali esteri potrebbe fornire un rimedio parziale e provvisorio, ma a sua volta preparatore di nuove e più profonde contraddizioni, di una crisi più radicale. Preclusa la via ad una larga espansione verso i mercati esteri alla produzione italiana ed impossibilitata questa a trovare sbocco verso l’interno, l’imperialismo italiano si contrae, segna il passo e si prepara alla guerra. La guerra è l’unico tentativo di soluzione della crisi. Solo dalla guerra l’imperialismo italiano può sperare una nuova spartizione delle colonie. Se esso non gioca questa carta terribile, accetta la necessità dello smantellamento delle sue posizioni industriali ed accetta la necessità di fare dell’Italia il mercato dei grandi Paesi industriali, cioè una colonia degli imperialismi forti. La fase fascista del capitalismo italiano è caratterizzata dallo schiacciamento delle condizioni delle classi lavoratrici. Il regime democratico-parlamentare suppone l’esistenza di partiti d’opposizione, di una stampa di opposizione, di organizzazione autonome. Qualunque partito d’opposizione esistesse oggi in Italia non potrebbe non esprimere i bisogni delle classi lavoratrici, cioè minaccerebbe di strappare al potere il controllo sull’unico elemento sul quale il potere poggia per la sua politica di stabilizzazione . Ciò vuol dire anche che non può stabilizzarsi una successione democratica del fascismo e che il fascismo è l’ultima fase del capitalismo italiano.
Il costo della vita è basso abbiate fiducia! (titolo del redattore) – Angelo Tasca da”Lo Stato Operaio” aprile 1927
Il governo italiano tende a rendere sempre più problematico il controllo delle varie manifestazioni della vita economica. Dal novembre 1926 sono scomparsi dai supplementi mensili della Gazzetta Ufficiale tutti gli “indici” economici che accompagnavano , a partire dal 1925, i rendiconto del Tesoro. I dati statistici vengono ancora comunicati al pubblico, ma attraverso le varie agenzie ufficiose, con una conveniente “presentazione” e in modo affatto frammentario, oppure sono raccolti in pubblicazioni di più ristretta circolazione. Mussolini ha poi avuto un’altra geniale trovata contro il sovversivismo delle cifre. Siccome i numeri indici pubblicati dagli uffici del lavoro di alcuni maggiori Comuni denunciavano il persitstente alto costo della vita, e ciò imbarazzava la campagna in corso per la riduzione dei salari, un decreto , 3 marzo c.a., affidava all’Ufficio Centrale di Statistica la formazione di una nuova serie – più addomesticata- di numeri indici. I Comuni continueranno a raccogliere i dati , ma secondo le istruzione dell’Ufficio ministeriale , il quale determinerà pure la “qualità” e la quantità delle derrate e delle merci da prendere in esame. Il decreto legge fa divieto alle altre amministrazioni pubbliche , agli enti Parastatali, alle organizzazioni sindacali di intraprendere e proseguire il calcolo degli indici del costo della vita, e stabilisce pure che la serie di numeri indici che attualmente si compilavano da parte di alcuni Comuni, vanno tutte abbandonate dopo cinque mesi da che si sarà iniziata la pubblicazione dei nuovi indici. E’ evidente che al carattere obbiettivo, scientifico degli accertamenti del costo della vita si vuole sostituire un criterio politico. L’Ufficio Centrale di Statistica sarà uno strumento di politica antiproletaria , e le cifre si piegheranno a tutte le esigenze di manovre capitaistiche.
Il dissesto della Banca Commerciale – da “Lo stato operaio” ottobre- novembre 1931
Per quanto non sia facile conoscere appieno il contenuto dei provvedimenti presi nel corso del mese di novembre per regolare la situazione della Banca Commerciale e il finanziamento dell’industria una cosa si può affermare con certezza, ed è che il comunicato del 4 novembre , col quale veniva annunciata una grande operazione finanziaria della BC, ha segnato ufficialmente il passaggio della crisi economica dal campo della produzione al campo del credito e della finanza. Quale operazione ha compiuto la BC? Il comunicato dice che la banca ha proceduto ad un’integrale smobilitazione del proprio possesso di azioni industriali, cedendo questo possesso senza perdita a una “società finanziaria italiana” il cui finanziamento è assicurato con autonomia di mezzi nello stesso tempo sempre con autonomia di mezzi all’infuori della della BC “il Consorzio Mobiliare Finanziario” che dispone della maggior parte dei capitali della BC, aumenta il proprio capitale per entrare in possesso di quelle azioni della Commerciale che ora sono nelle mani di un sindacato il quale verrà sciolto. Con parole più semplici, la BC cede tutte le azioni industriali di cui è in possesso a un nuovo organismo che viene finanziato con nuovi capitali, e i fornitori di questi capitali entrano in possesso di un grosso pacco di azioni della banca. Quale significato ha questa operazione? E’ la consueta operazione di salvataggio di una grande banca da parte dello Stato. Ma da che risulta che è lo Stato che interviene a mezzo del nuovo organismo e dietro di esso? Il salvataggio non poteva essere compiuto che mediante l’intervento del solo organismo che abbia una forza adeguata, la Banca d’Italia. Ma dietro la Banca d’Italia vi è lo Stato. Tutto questo perché la BC è stata l’ispiratrice della politica economica fascista e ne ha approfittato fino al limite estremo. La potenza della Banca Commerciale giunse al colmo quando si accelerò, favorito dal governo fascista il processo di concentrazione delle aziende, di penetrazione del capitale finanziario in tutta l’economia del paese. Al timone dell’economia italiana essa aveva posto un uomo di sua fiducia, godeva del credito di circoli finanziari americani nel momento in cui un flusso in dollari doveva venire, come premio di una rivalutazione sì saggiamente eseguita, a dare nuovo ossigeno all’attività produttiva . La BC fu dispensatrice di questo ossigeno. In questo periodo, mentre tutte le aziende erano alle prese con gravi difficoltà di credito, dovendo procedere alla svalutazione degli impianti , degli stocks di materie prime, e della produzione accumulata in magazzino e non trovavano i mezzi finanziari per provvedere a questi bisogni , la BC entrò in possesso di un’ingente portafoglio di titoli industriali. Il fine cui si tendeva era evidente. Si cercava di estendere sempre più il controllo della banca, di concentrare sempre il maggior numero d’imprese nella speranza di poter aumentare il profitto riducendo i costi e creando condizioni di monopolio . E’questa la linea della politica economica fascista . La stessa politica agraria del governo fascista ha servito egregiamente gli interessi della BC. La Montecatini che era una cosa sola con la Banca Commerciale, produttrice fra le altre cose di fertilizzanti e prodotti per l’agricoltura ndr , ha tratto enormi vantaggi dalla “battaglia del grano”. Si ricordi infine che in questo periodo l’offensiva spietata contro i salari consentiva un compenso dell’aumento del costo di produzione causato dalla contemporanea rivalutazione della lira. Il predominio della BC poteva quindi sembrare fondato su qualcosa di solido, mentre nella realtà si stavano accumulando le contraddizioni che ora la crisi porta alla luce così crudelmente.La crisi mondiale trova la BC esposta proprio in alcuni dei punti più colpiti. La mancanza di capitali comincia ad essere sensibile, i piccoli e i medi risparmiatori rifuggono dagli impieghi industriali. Il mercato internazionale si fa sempre più avaro e vengono ritirati i presti a breve scadenza fatti all’estero dalla BC. Il mercato italiano subisce il salasso dei 7 miliardi del prestito pubblico per il rinnovo dei buoni novennali . La BC comincia a non trovare i mezzi per alimentare le industrie che essa finanzia, di cui ha nel suo portafoglio i titoli. La situazione minaccia di diventare insonstenibile e lo stato deve intervenire oppure lasciare che si produca un crollo dalle conseguenze incalcolabili. La BC controlla 9 miliardi di capitale azionario questa cifra indica molto chiaramente che cosa significa per l’economia italiana la crisi della BC , fa capire come avendo sulle spalle il finanziamento di gran parte delle imprese, questa avesse bisogno di capitali e quale crollo la minacciava . Dunque ha fatto ricorso alla Banca d’Italia offrendole di rilevare il portafoglio industriale. La Banca d’Italia ha accettato nella forma che è stata resa pubblica creando la “Società Finanziaria Italiana” La BC era salva dal fallimento perché le sue passività sono state assunte dalla Banca dello Stato e quindi il loro peso deve finire per ricadere sulla collettività in un modo o nell’altro . Il problema di trovare le centinaia di milioni di credito cui l’industria ha bisogno il fascismo lo risolve mobilitando sino all’ultima risorsa del paese per servire la grande industria “Il Consorzio mobiliare italiano” riceve 500 milioni che sono dati per metà dalla cassa dei depositi e prestiti cioè dalle casse di risparmio dello Stato alimentate dal piccolo risparmio borghese. Questo rifuggiva dagli investimenti aleatori e pericolosi ? Ebbene il fascismo con un abile giro di mano apre agli industriali e ai finanzieri le casse di risparmio pubblico così che queste vengono legalmente scassinate dallo stato fascista e la cosa viene presentata come la valorizzazione del risparmio. Il piccolo medio borghese risparmiatore può stare tranquillo: il fascismo gli prende i soldi ma rende omaggio alla sua ideologia.
Prove di fascismo nel basso Lazio - da (P-CARC) Sezione “Luigi Di Rosa” Priverno/Roccasecca
29 Luglio 2010
Due militanti del P-CARC denunciati per aver preso parte alla manifestazione dei lavoratori Nexans del 15 Luglio: solleviamoci contro le prove di fascismo dei CC di Priverno e della Digos !!!
Ieri pomeriggio la stazione dei CC di Priverno ha notificato una denuncia per “manifestazione non autorizzata” ad Andrea De Marchis, segretario della sezione “Luigi Di Rosa” del Partito dei CARC e ad un’altra militante della sezione. Secondo i CC di Priverno e la Digos di Latina i due militanti del P-CARC sarebbero “rei” di aver compiuto “manifestazione non autorizzata” (art.18 Tulps) per aver partecipato alla manifestazione tenuta il 15 Luglio a Fossanova dai lavoratori della Nexans di Latina in lotta contro i licenziamenti e la delocalizzazione della loro fabbrica (manifestazione autorizzata dalla Questura).
L’atto notificato quest’oggi ai due compagni del P-CARC rappresenta molto di più che una semplice denuncia. Siamo di fronte ad una palese e mastodontica violazione dei diritti costituzionali e di tutte quelle leggi che sanciscono e tutelano le libertà d’espressione, associazione e organizzazione. Questa denuncia è una prova di fascismo al pari di tanti altri fatti che dimostrano come in Italia sia un atto un tentativo di riscrivere i diritti costituzionali e mettere in discussione le libertà ad oggi esistenti.
Digos e CC di Priverno con queste denunce alzano il tiro nell’accanimento repressivo contro la nostra attività. Giocano a mostrare i muscoli per intimidirci, limitare la nostra agibilità politica e dunque soffocare la nostra attività a sostegno resistenza che le masse popolari oppongono alla crisi.
Denunciamo che questi provvedimenti repressivi sono anzitutto un attacco mirato all’attività del nostro Partito. Le forze dell’ordine vogliono tenerci lontani dalla classe operaia e soprattutto vogliono introdurre una sorta di legislazione speciale cui sottoporre i militanti del nostro Partito. Se in passato denunciavamo di subire un trattamento da “sorvegliati speciali” oggi i CC di Priverno e la Digos di Latina ce ne danno la conferma in maniera plateale!
Denunciamo che queste provvedimenti repressivi rappresentano un attacco a tutta la classe operaia della provincia in lotta contro la crisi, i licenziamenti e i piani di lacrime e sangue della banda Berlusconi. Il messaggio è chiaro: gli operai in lotta contro i licenziamenti devono restare soli, addomesticati dai sindacati di regime e rassegnati alla sconfitta.
Le Autorità, i politicanti corrotti che le dirigono e la loro schiera di magistrati e sbirri scodinzolanti hanno paura del Partito dei CARC! Per quanto rappresentiamo una piccola forza, temono l’influenza che possiamo esercitare su tutti quei lavoratori che oggi scendono in strada e si organizzano per non pagare il prezzo della crisi generata dai padroni. Ci colpiscono perché temono che con il nostro intervento nelle lotte operaie possiamo contribuire a farle uscire dal vicolo cieco della concertazione tra padroni e sindacati di regime (linea che equivale alla morte delle rivendicazioni operaie). Ci colpiscono perché diciamo agli operai che devono pretendere misure d’emergenza dalle Autorità a tutela del posto di lavoro e perché indichiamo nella lotta di piazza lo strumento principale tramite cui far avanzare le loro rivendicazioni. Ci colpiscono perché indichiamo agli operai che la sola alternativa alla miseria, ai licenziamenti e ai piani di lacrime e sangue dei governi della Repubblica Pontificia, che la sola via d’uscita dalla crisi sta nell’instaurazione del socialismo, sta nel liberarsi della cricca di mafiosi, padroni, faccendieri, cardinali e parassiti vari che ci governano e costruire una società basata su superiori relazioni sociali in cui il potere stia nelle mani dei legittimi detentori: i lavoratori!
Chiediamo a tutte le forze sociali, alle RSU della Nexans, alla CGIL e al sindacalismo di base, ai democratici, ai progressisti e ai comunisti, di prendere posizione e chiedere il ritiro di queste denunce: è un atto opportuno e necessario a fronte di un azione repressiva che se dovesse passare non rappresenterebbe soltanto un colpo al Partito dei CARC ma un colpo rivolto a tutti quei soggetti che in provincia di Latina si fanno promotori della lotta per non pagare la crisi dei padroni.
Per quel che ci riguarda mandiamo a dire a CC di Priverno e Digos di Latina che con queste denunce non ottengono nulla: saremo come prima e più di prima al fianco degli operai della Nexans!
Le denunce per la manifestazione del 15 Luglio sono vere e proprie prove di fascismo che fanno il paio con tantissimi fatti ed eventi che stanno accadendo nel nostro paese nell’ultimo periodo e che mirano a riscrivere i diritti costituzionali in senso autoritario. Sono i passaggi con cui chi ci governa cerca di creare il terreno per l’instaurazione di un governo d’emergenza reazionario che con l’autoritarismo e il terrore imponga alle masse popolari di pagare la crisi.
E’ possibile stroncare le “prove di fascismo” che la destra reazionaria sta facendo per mettere alla prova e selezionare individui e organismi che facciano quello che i nazisti e fascisti fecero nello scorso secolo. E’ possibile impedire l’istituzione di nuovi tribunali speciali. E’ possibile impedire l’istituzione di un governo d’emergenza della destra reazionaria. Per raggiungere tutti questi obiettivi, la Organizzazioni Operaie e Popolari devono prendere in mano le redini del paese e costruire un loro governo d’emergenza, che adotti le misure necessarie per far fronte agli effetti peggiori della crisi e sbarri la strada a fascisti e razzisti!
martedì 27 luglio 2010
SI E’ COSTITUITO IL COORDINAMENTO PROVINCIALE PER L’AMBIENTE -Rete per la Tutela della Valle del Sacco -
A seguito del molto partecipato incontro pubblico del 10.07.2010, si è svolta ieri dalle 19 alle 21, nella Sala di Rappresentanza della CIA Frosinone, una riunione tecnico-organizzativa del Coordinamento provinciale per l’Ambiente.
Si è ricordato come la sinergia tra associazioni di categoria dell’agricoltura e associazioni ambientaliste provinciali abbia già negli ultimi mesi sollecitato positivamente e concretamente le istituzioni, trovando corrispondenza nei casi della bocciatura dell’impianto di incenerimento di car fluff ad Anagni, dell’impianto di smaltimento amianto di Villa Santa Lucia e nelle recenti dichiarazioni d’intenti dell’Assessorato all’Ambiente provinciale circa l’opportunità della ricalibrazione del Piano di distretto rurale e agroenergetico. Si ringraziano inoltre le istituzioni per la sensibilità e la partecipazione a questi primi incontri: l’Assessore e Vicepresidente della Provincia di Frosinone Fabio De Angelis e l’Assessore all’Ambiente del Comune di Frosinone Francesco Raffa.
Ma gli obiettivi del Coordinamento sono ancora più ambiziosi: unire le forze dell’associazionismo e della società civile, a tutti i livelli, per formare un patrimonio comune, teorico e pratico-operativo, di conoscenze, competenze ed esperienze. In questo modo si potranno superare i localismi, ponendo le premesse per affrontare “dal basso” le emergenze ambientali dell’intero territorio provinciale e per valorizzare le potenzialità del Frusinate in termini non solo di sviluppo, ma più ampiamente di qualità della vita. Il Coordinamento ha stabilito che il Consiglio direttivo assuma una veste aperta e democratica, evitando i personalismi e l’individuazione di un portavoce. Ne faranno parte dunque le associazioni operanti sull’intero territorio provinciale e i referenti delle macroaree, che nel tempo saranno sempre più circoscritte. La strutturazione provvisoria, aperta a nuove adesioni, è la seguente: Mario Mancini, Presidente provinciale CIA Frosinone; Gianni Lisi, Direttore provinciale Coldiretti Frosinone; Riccardo Consales, consigliere nazionale VAS; Francesco Bearzi, Direttivo Rete per la Tutela della Valle del Sacco; Antonio Setale, Presidente Legambiente Frosinone; Giovanni Nardone, Presidente provinciale Federconsumatori; Area Centro/Frosinone, Francesco Notarcola, Presidente Consulta delle Associazioni della Città di Frosinone; Area nord/Anagni, Mario Sarasso, libero professionista; Area sud/Cassino-Cervaro, Fausto Colella, Associazione “P.P. Pasolini”.
Frosinone, 27.07.2010
lunedì 26 luglio 2010
Four Stick - di Luciano Granieri
La serata di venerdì, 23 luglio l’Alatri in blues festival prevedeva oltre all’esibizione di Billy COBHAM_ già trattata in altra parte del blog, anche quella dello Stickmen trio di Tony Levin. Un set che si preannunciava molto particolare non fosse altro che per la natura degli strumenti protagonisti; due Chapman stick e una batteria. Lo Chapman stick ha dodici corde, sei di basso e sei di chitarra, senza cassa armonica e un’uscita stereo. I due stick men in questione erano Michael Bernier, musicista poliedrico che vanta collaborazioni, fra gli altri, anche con
MARCO MINNEMANN batterista noto ai naviganti di AUT, e il maestro assoluto del Chapman stick, quel Tony Levin già bassista e collaboratore di Peter Gabriel, eroe assieme a Bob Fripp della terza era “King Crimson” , fase cui partecipò anche Pat Mastelotto, batterista dal drumming vigoroso guarda caso anche lui della partita nel concerto alatrese. Su questi presupposti le aspettative erano quelle di un set dalle sonorità tipiche del “Re Cremisi” (seconda e terza versione), con Bob Fripp convitato di pietra. “Red” il brano dei King Crimson tratto dall’omonimo album del 1974 ha aperto il concerto e ciò sembrava confermare le attese. Sicuramente l’esecuzione di Levin & co. , pur mantenendo le linee guida della versione originale, si distanziava non poco dall’incedere incalzante tipico del trio Fripp, Wetton, Brufford. Ciò era probabilmente determinato delle enormi possibilità timbriche degli stick. Ma dopo l’eccellente riproposizione di “Red” il concerto prendeva tutt’altra piega. Lo stickmen trio abbandonava le sonorità “progressive” e si spingeva verso una vera e propria sperimantazione tonale. Su una scansione ritmica altalenante, costante, a volte marcata da Mastelotto, più spesso eseguita in alternanza da Levin e Bernier con le corde di basso dello stick, nasceva e prendeva consistenza un caleidoscopio di suoni. Giri armonici appena accennati si scioglievano in sonorità elettricamente distorte. Questa suggestione timbrica si arricchiva degli interventi vocali dei due stickmen anche in rap e di suoni campionati pre registrati. L’ampio utilizzo di sequencer e sustainer consentiva la riproposizione ripetuta di linee di basso, eseguite precedentemente, sulle quali sia Levin che Bernier si producevano in mirabolanti improvvisazioni utilizzando anche l’archetto. Spesso anche Mastelotto abbandonava il sui incalzante beat per partecipare alla fiera del suono con la batteria elettronica. Particolare è stata la versione dell’uccello di fuoco di Igor Strawinsky con cui si è chuisa la performance. Dunque sperimentazione pura che dai King Crimson approdava alla ricerca timbrica spinta sulla falsa riga di alcuni lavori incisi da Brian Eno in collaborazione con il solito Bob Fripp, ci viene in mente l’album del 73’ Pussyfooting. Non c’è che dire un esibizione di grandi musicisti anche se spesso ridondante, troppo ripiegata sui suoi esecutori. Ciò che usciva dall’effluvio sonoro era una materia freddina, forse troppo cerebrale, sicuramente di grande caratura tecnica ma un po’ noiosa. Trattasi evidentemente di opinione personale, infatti il pubblico era entusiasta. Sicuramente il concerto per i cultori del genere sarà stato memorabile. Noi vi lasciamo alla musica attraverso tre contributi filmati in modo che, anche se tre brani non sono sufficienti, ognuno potrà farsi un’idea.
MARCO MINNEMANN batterista noto ai naviganti di AUT, e il maestro assoluto del Chapman stick, quel Tony Levin già bassista e collaboratore di Peter Gabriel, eroe assieme a Bob Fripp della terza era “King Crimson” , fase cui partecipò anche Pat Mastelotto, batterista dal drumming vigoroso guarda caso anche lui della partita nel concerto alatrese. Su questi presupposti le aspettative erano quelle di un set dalle sonorità tipiche del “Re Cremisi” (seconda e terza versione), con Bob Fripp convitato di pietra. “Red” il brano dei King Crimson tratto dall’omonimo album del 1974 ha aperto il concerto e ciò sembrava confermare le attese. Sicuramente l’esecuzione di Levin & co. , pur mantenendo le linee guida della versione originale, si distanziava non poco dall’incedere incalzante tipico del trio Fripp, Wetton, Brufford. Ciò era probabilmente determinato delle enormi possibilità timbriche degli stick. Ma dopo l’eccellente riproposizione di “Red” il concerto prendeva tutt’altra piega. Lo stickmen trio abbandonava le sonorità “progressive” e si spingeva verso una vera e propria sperimantazione tonale. Su una scansione ritmica altalenante, costante, a volte marcata da Mastelotto, più spesso eseguita in alternanza da Levin e Bernier con le corde di basso dello stick, nasceva e prendeva consistenza un caleidoscopio di suoni. Giri armonici appena accennati si scioglievano in sonorità elettricamente distorte. Questa suggestione timbrica si arricchiva degli interventi vocali dei due stickmen anche in rap e di suoni campionati pre registrati. L’ampio utilizzo di sequencer e sustainer consentiva la riproposizione ripetuta di linee di basso, eseguite precedentemente, sulle quali sia Levin che Bernier si producevano in mirabolanti improvvisazioni utilizzando anche l’archetto. Spesso anche Mastelotto abbandonava il sui incalzante beat per partecipare alla fiera del suono con la batteria elettronica. Particolare è stata la versione dell’uccello di fuoco di Igor Strawinsky con cui si è chuisa la performance. Dunque sperimentazione pura che dai King Crimson approdava alla ricerca timbrica spinta sulla falsa riga di alcuni lavori incisi da Brian Eno in collaborazione con il solito Bob Fripp, ci viene in mente l’album del 73’ Pussyfooting. Non c’è che dire un esibizione di grandi musicisti anche se spesso ridondante, troppo ripiegata sui suoi esecutori. Ciò che usciva dall’effluvio sonoro era una materia freddina, forse troppo cerebrale, sicuramente di grande caratura tecnica ma un po’ noiosa. Trattasi evidentemente di opinione personale, infatti il pubblico era entusiasta. Sicuramente il concerto per i cultori del genere sarà stato memorabile. Noi vi lasciamo alla musica attraverso tre contributi filmati in modo che, anche se tre brani non sono sufficienti, ognuno potrà farsi un’idea.
Buona Visione.
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