Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

mercoledì 1 dicembre 2010

La colpevole indifferenza di chi non può o non vuol capire

di Fausta Dumano



In una Roma BLINDATA, MILITARIZZATA, MARTEDI' 30 NOVEMBRE,LA REDATTRICE DI Aut è IN PIAZZA, niente blocco notes, è complicato scrivere,la tensione è alle stelle, emozioni e sensazioni scivolano dentro il corpo insieme alla paura.Niente macchinetta fotografica,lo strumento è FACEBOOK raccontare la diretta di cosa accade, chiedendo ai tuoi amici di far girare i video.Cellulare preistorico,aggiunto alla tecnologia che è una retta parallela con me...Roma è un' angoscia metropolitana,la città un marziano, un alieno invisibile,serrande chiuse, sciopero dei mezzi pubblici,uno scenario surreale per giocare a guardie e ladri.Ogni angolo, ogni posizione è a prova di nervi,ma il mio post non vuole essere il racconto ,la cronaca,ma una riflessione.La redattrice di aut è una prof del discount GELMINI incaz.......con i partiti della sinistra e anche con la ''mitica fiom''.Ieri la scuola, i giovani,i ricercatori ,i prof non dovevano essre lasciati soli, doveva essere una mobilitazione corale in difesa dell' istruzione,uno dei diritti fondamentali.Incaz....perchè alla scoperta di una ''ROMA CILENA'' LA SINISTRA E I SINDACATI DOVEVANO SCENDERE IN PIAZZA......Salire sui tetti è stato un momento di piacevole notarietà in giacca e cravatta e sigaro,nessuno però ha voluto socializzare l' ebbrezza del pesto romano.I comunicati oggi sono ''una solidarietà pelosa''in piccolo era già accaduto lunedi a FROSINONE, NELLA STRAORDINARIA MANIFESTAZIONE CONTRO I TAGLI DELL' ASSESSORE QUADRINI,dove erano i ''cosidetti impegnati??????tristezza nell' aprire FACEBOOK è scoprire che mentre tu mandavi in diretta il pesto romano,la morte della scuola pubblica''giovani notoriamenti impegnati cazzeggiano su SANREMO....CLICCA MI PIACE SU QUESTA CANZONE,alla domanda :''ma dove stai?????RISPOSTE SVARIATE CHI STAVA SCRIVENDO IL BEST SELLER SULL' ETNA, CHI MANGIAVA LA PASTA AL FORNO.......una giornata che mi resterà dentro la scuola pubblica non l' ha uccisa la GELMINI CON TREMONTI,MA ANCHE L' INDIFFERENZA DI QUANTI IERI NON HANNO CAPITO L' IMPORTANZA DI STARE CON GLI STUDENTI

Gli indifferenti di oggi

di Luciano Granieri



Riflettendo su quanto sta accadendo nel nostro Paese emerge con forza quanto le mobilitazioni si stiano moltiplicando  susseguendosi l’una dopo l’altra. L’espressioni che danno forma alle proteste sono molto variegate. Si va dalla lotta di piazza, all’occupazione dei monumenti, alla conquista dei tetti delle fabbriche delle scuole e delle gru. I principali attori delle mobilitazioni sono lavoratori, disoccupati, studenti, ricercatori universitari, migranti, persone cui la la logica liberista ha precarizzato la vita, gente scippata dalla possibilità di pensare il proprio futuro. Per dirla con Gramsci  e per introdurre ciò che di Gramsci andremo  a pubblicare,  questi sono partigiani vittima degli indifferenti. E già perché l’Italia è un Paese di indifferenti. L’indifferenza ha consentito la drammatica esperienza del ventennio. L’indifferenza- nonostante una dolorosa guerra civile vinta da pochi partigiani che  ha lasciato  un testo rivoluzionario come la Costituzione- si è macchiata  dell’immondo  misfatto di infangare quel  documento di progresso civile – la Costituzione appunto- con l’atto infame di non rispettare  la Carta come atto fondativo della comunità. L’indifferenza ha seppellito in limacciosi liquami di qualunquismo i diritti sociali conquistati negli anni 70’ dai  nuovi partigiani lavoratori e dai nuovi partigiani studenti. L’indifferenza permette che ancora oggi la subcultura di intolleranza e violenza  espressa dal fascismo e dal razzismo sia dominante nelle dinamiche vitali della collettività. L’indifferenza ha offerto un terreno fertile all’orrore sociale del berlusconismo e oppone ancora oggi un insormontabile baluardo alla sua sconfitta. Fino a quando l’accettazione fatalista, inconsapevole e ignorante dello status quo prevarrà sulla rivendicazione del diritto di scegliere come progettare la propria vita, il popolo sarà perdente e i regimi avranno vita facile. Perciò noi chiediamo  a tutti coloro che si sono rifugiati  nella non scelta, alla massa della zona grigia che si fa colorare il mondo da effimere menzogne mediatiche platinate , di diventare  artefici del proprio futuro, lottando nelle piazze sui tetti sulle gru. Cari Indifferenti  la colpa della vostra/nostra precarietà non è di chi lotta, pur nell’inadeguatezza numerica, per un’utopia, ma è vostra chi non credete nella possibilità che tale utopia possa trasformarsi in un mondo più giusto pienamente tangibile. Lo scritto di Gramsci che pubblichiamo nel post successivo, è estremamente attuale e spiega bene di quale disastro siano colpevoli gli indifferenti anche e soprattutto oggi. 

Il video di un corteo di nuovi partigiani.




"Nui ciavimme voce e liuto e pisciamm in gope o scudo" questa è una frase del testo del brano di Enrico Capuano "Mane" E' uno slogan di protesta buono anche per la manifestazione del liceo artistico che si è svolta lunedì 29 a Frosinone contro il piano provinciale della scuola tutto tagli e accorpamenti, deciso dall'assessore all'istruzione Gianluca Quadrini. In brano Mane è eseguito da:
Enrico Capuano: Voce
Manola Colangeli: Cori
Lucio violino Fabbri:Violino
Claudio Clementi:Basso
Alessio Santoni:Batteria
Fabiano Lelli: Chitarre
Stefano Ribeca: Fiati 

Contro gli indifferenti

di Antonio Gramsci



Nel 1917Antonio Gramsci  pubblicava una rivista cui diede un titolo evocativo , civile e poetico; La città futura . Da solo questo titolo costituisce una lezione sul linguaggio della politica e sulla possibilità di raccontare un sogno riconoscibile e condivisibile di progresso civile.  In quella rivista era contenuto fra gli altri, uno scritto che giunge fino a noi con i toni laicamente epici di un grande manifesto politico e morale: Contro gli indifferenti. 

Gianrico Carofiglio.

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Odio gli indifferenti. Credo come Federico Hebbel che “viviere vuol dire essere partigiani” . Non possono esistere i solamente uomini, gli estranei alla città. Ci vive  veramente non può non essere cittadino, e parteggiare. Indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti . L’indifferenza è il peso morto della storia. E’ la palla di piombo per il novatore, è la materia inerte in cui affogano spesso gli entusiasmi più splendenti, è la palude che recinge la vecchia città e la difende meglio delle mura più salde, meglio dei petti dei suoi guerrieri, perché inghiottisce  nei suoi gorghi limosi gli assalitori, e li decima e li scora e qualche volta li fa desistere dall’impresa eroica. L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. E’ la fatalità; è ciò  su cui non si può contare, è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta  che si ribella all’intelligenza e la strozza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, il possibile bene che un atto eroico (di valore universale) può generare , non è tanto dovuto all’iniziativa dei pochi che operano, quanto all’indifferenza, all’assenteismo dei molti. Ciò che avviene, non avviene tanto perché alcuni vogliono che avvenga, quanto perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia fare, lascia aggruppare i nodi che poi solo la spada potrà tagliare, lascia promulgare le leggi che poi solo la rivolta farà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. La fatalità che sembra dominare la storia non è altro appunto che apparenza illusoria di questa indifferenza, di questo assenteismo. Dei fatti maturano nell’ombra, poche mani, non sorvegliate da nessun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non sene preoccupa. I destini di  un’epoca sono manipolati a seconda delle visioni ristrette degli sopi immediati, della ambizioni e passioni personali di piccoli gruppi attivi, e la massa degli uomini ignora perché non sene preoccupa.Ma i fatti che hanno maturato vengono a sfociare; ma la tela tessuta nell’ombra arriva a compimenti: e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto, del quale rimangono vittima tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, che era stato attivo e chi indifferente. E questo ultimo si irrita, vorrebbe sottrarsi alle conseguenze, vorrebbe apparisse chiaro che egli non ha voluto, che egli non è responsabile. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi anch’io fatto il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, il mio consiglio, sarebbe successo ciò che è successo? Ma nessuno o pochi  si fanno colpa della loro indifferenza, del loro scetticismo, di non aver dato il braccio e la loro attività  a quei gruppi di cittadini che, appunto per evitare quel tal male, combattevano, di procurare quel tal bene si proponevano. I più i costoro, invece, ad avvenimenti compiuti, preferiscono parlare di fallimenti ideali, di programmi definitivamente crollati e di altre simili piacevolezze. Ricominciano così la loro assenza da ogni responsabilità. E non già che non vedano chiaro nelle cose, e che qualche volta non siano capaci di prospettare bellissime soluzioni dei problemi più urgenti, o di quelli che, pur richiedendo ampia preparazione e tempo, sono tuttavia altrettanto urgenti. Ma queste soluzioni rimangono bellissimamente infeconde, ma questo contributo alla vita collettiva non è animato da alcuna luce morale; è prodotto di curiosità intellettuale, non di pungente senso di una responsabilità storica che vuole tutti attivi nella vita, che non ammette agnosticismi e indifferenze di alcun genere. Odio gli indifferenti anche per ciò che mi dà noia il loro piagnisteo di eterni innocenti. Domando conto ad ognuno di essi del come  ha svolto  il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime. Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze virili della mia parte già pulsare l’attività della città futura che a mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano nel sacrifizio; e colui che sta alla finestra, in agguato, voglia usufruire del poco bene che l’attività di pochi procura e sfoghi la sua delusione vituperando il sacrificato, lo svenato perché non è riuscito nel suo intento. Vivo sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti. 

martedì 30 novembre 2010

Impara l'arte

di Luciano Granieri



Come più volte abbiamo sostenuto, la partecipazione è il sale della democrazia. Nella marasma odierno partecipare non è andare a votare, questo  esercizio  dovrebbe essere l’atto più alto della democrazia ma nelle condizioni attuali è una presa in giro, uno sfregio per la democrazia stessa. Dunque partecipazione significa andare in piazza per rivendicare i propri diritti. La manifestazione che documentiamo  è stata organizzate in pochi giorni dall’Italia dei Valori, Il Circolo Spartacus di Rifondazione Comunista  di Frosinone e i Cobas per protestare contro i tagli all’istruzione, in generale, ma in particolare contro il piano di riorganizzazione scolastica deciso dall’assessore provinciale all’istruzione  Gianluca Quadrini. Nell’ottica di tagliare dirigenti scolastici, il piano deve riunire  più istituti sotto la stessa direzione, la bella trovata dell’assessore è stata quella di accorpare  le scuole  non per affinità di percorso didattico, ma per contiguità urbanistica, così il Liceo Artistico di Frosinone, si è trovato agganciato all’istituto professionale IPSIA, che con l’arte non c’entra nulla ma risiede nello stesso edificio. Inoltre questa decisione risulta non in linea con i dettami della riforma Gelmini che prevede l’unione fra licei, l’unione fra istituti professionali, insomma l’unione fra istituti che hanno il medesimo indirizzo didattico. Quindi  per DIRE NO ai tagli e alle decisioni cervellotiche prese di conseguenza dall’Assessore Quadrini, studenti, personale ATA, insegnanti, genitori, movimenti e singoli cittadini si sono dati appuntamento lunedì 29 novembre in piazza San Tommaso D’Aquino a Frosinone e da qui,  sfilando per le vie della città  hanno raggiunto  P.zza Gramsci, sede del Palazzo della Provincia, per cercare di ottenere un colloquio con l’assessore e per portare fisicamente l’arte davanti alla sede del Consiglio Provinciale. Infatti la particolarità di questo corteo è stata che i ragazzi dell’Artistico, hanno preparato dei cartelli con scritte, disegni, dipinti, vere opere d’arte, da consegnare agli amministratori provinciali, cosa evidentemente non gradita. Senza perdersi d’animo gli studenti hanno posto le loro opere ai piedi del Palazzo della Provincia per lasciare comunque un messaggio  indelebile  all’assessore Quadrini e al presidente Iannarilli entrambi “NON PERVENUTI”.  L’immagine di queste opere deposte davanti alle forze dell’ordine che presidiavano le porte del Palazzo provinciale è molto significativa. Mostra come gli amministratori provinciali siano talmente allergici all’arte e alla cultura da porre le forze dell’ordine ad impedirne l’ingresso all’interno dell loro edificio di potere. Questo Governo a tutti i livelli E’ REFRATTARIO ALLA CULTURA E ALL’ISTRUZIONE , non le capisce, le considera un pericolo per la salvaguardia dei propri privilegi e dunque le lascia fuori, oltre che dal proprio opportunistico fortino, anche dalla vita degli Italiani. La cultura è bene di pochi e deve essere assoggettata all’ignoranza di chi governa.  Per contrastare  e denunciare tutto questo eravamo in piazza.  I protagonisti della manifestazione sono stati Giuseppina Bonaviri, dell’Italia dei Valori, e Daniele De Bartolo COBAS, hanno invece  viaggiato con noi , Beppe Sacco, segretario provinciale di Rifondazione Comunista, Andrea Cristofaro, segretario del “Circolo Spartacus” di Rifondazione Comunista Frosinone, Francesco Smania, consigliere comunale della lista “La Sinistra” e la redattrice di Aut, nonché organizzatrice, assieme ai movimenti già citati, della manifestazione. Il corteo di lunedì, anche per le modalità con cui si è svolto, ha costituito un esempio di vera partecipazione democratica. L’Istruzione e l’arte FISICAMENTE rivendicavano il proprio diritto di esistere e di non essere tagliati in nome di una razionalizzazione economica che prevede lo smantellamento della scuola pubblica, libera e accessibile a tutti e il rafforzamento della scuola privata, formatrice dei tiranni del futuro.





lunedì 29 novembre 2010

Movimento 5 stelle di scuola non si parla

di Monica Fontanelli



Alle scorse elezioni comunali di Bologna e alle regionali ho votato il Movimento 5 Stelle. Leggo i post di Grillo da anni, e ho visto nel Movimento una “speranza” per il nostro Paese. La scorsa primavera ho deciso di partecipare attivamente alle riunioni dello stesso.  Avevo ovviamente letto il programma nazionale  e ne condividevo i contenuti. Sono insegnante e mi interessano molto quelli inerenti alla scuola. Ci lavoro da quasi 30 anni e la demolizione della  scuola pubblica portata avanti dalla Gelmini, la circolare Limina in Emilia Romagna che invitava i dirigenti scolastici ad assumere provvedimenti disciplinari nei confronti degli insegnanti che avessero preso posizioni pubbliche critiche nei confronti della Riforma, la situazione sempre più drammatica del nostro Paese con la crisi economica affrontata con i tagli allo Stato sociale, hanno suscitato in me la necessità di assumere un impegno civile diretto .
Entrata nel Movimento ho organizzato il gruppo scuola, ho partecipato alle manifestazioni di protesta contro la riforma, convinta che il Movimento ne condividesse i contenuti.  Come gruppo scuola, del quale ero la coordinatrice, abbiamo presentato un documento nel quale è stata analizzata l’attuale situazione della scuola pubblica e si chiedeva al Movimento di assumere una posizione chiara rispetto alla politica scolastica del Governo. Pochi e chiari principi: difesa della Scuola pubblica e conseguente NO alla riforma, laicità dello Stato e conseguente richiesta di abolire i finanziamenti alla scuola privata. Abbiamo chiesto  al Movimento di approvarlo. Non è stato possibile.  La risposta del Movimento è stata l’ostracismo.  Di scuola non se ne parla o, se si è costretti a farlo, comunque non si assume una posizione,  perchè all’interno del Movimento le posizioni sono diverse, inconciliabili e, per non allontanare nessuno, meglio far “finta di niente”, meglio discutere di cose più semplici. Il Movimento nei fatti non assume alcuna posizione sulla riforma della scuola, come non   ne assume su moltissimi argomenti che riguardano il “sociale” e le politiche economiche di chi ci governa. 
 Poco per volta mi sono resa conto che il Movimento non è ciò che viene descritto da Beppe Grillo: il programma nazionale e lo stesso nome di Beppe servono  solo come “specchietto per le allodole”, per attirare i voti di chi non ne può più dell’attuale classe politica, dei suoi privilegi e della sua incapacità di dare risposte credibili ai problemi del Paese. Il Movimento è eterogeneo, composto da persone che cavalcano la tigre della protesta e che affrontano solo  argomenti “facili” sui quali convergere. Quando si parla di piste ciclabili, o di spazi verdi nella città, o di diminuzione dei costi della politica, di raccolta differenziata, di nucleare …. è facile trovare una convergenza di idee e di proposte. Diverso invece è assumere posizioni politiche rispetto alla riforma Gelmini, al finanziamento alla scuola privata, alla laicità dello Stato, ai diritti delle coppie di fatto, alla legge 194 sull’aborto, al problema ormai drammatico della casa, del precariato, all’accordo di Pomigliano, che non è un fatto isolato nel Paese, ma rappresenta il tentativo di togliere sempre più tutele ai lavoratori in tutto il Paese.  Su queste e altre problematiche il Movimento non è in grado di prendere una posizione, perché al suo interno ci sono persone con idee  spesso contrapposte: vi sono conservatori e “orfani della sinistra”, laici e cattolici integralisti,  uniti nella “protesta”, nei facili luoghi comuni, ma incapaci di avere un progetto realistico e coerente di più ampio respiro.  Uno dei loro motti preferiti è che non sono un partito, non sono una casta. A mio modo di vedere sono molto peggio: “uno vale uno” è in realtà solo uno slogan. Nelle assemblee si decidono solo alcuni aspetti, per lo più organizzativi, per il resto c’è un’oligarchia che decide per tutti: sono gli eletti e i loro stretti collaboratori.  In questi mesi trascorsi nel gruppo  l’assemblea non ha deciso nulla di rilevante dal punto di vista politico. Sono gli eletti Favia e De Franceschi che assumono in totale autonomia qualsiasi decisione politica a nome del Movimento.  Quando ho chiesto di discutere in assemblea di alcune problematiche, come il finanziamento dato alla fine di luglio dalla Commissaria Cancellieri alle scuole private a Bologna,  l’adesione alla manifestazione in difesa della scuola pubblica indetta a Reggio Emilia il nove ottobre scorso, la discussione sull’eventuale nomina alla presidenza della Commissione Pari Opportunità in Regione di Silvia Noè, l’accordo di Pomigliano e la necessità di assumere una posizione politica in difesa dei lavoratori, non ho mai ricevuto risposta. Formalmente non rispondono, lasciano decadere, non ne parlano, così possono fingere di essere tutti d’accordo, così possono coesistere nel movimento posizioni spesso contrapposte, intanto gli “eletti” decidono per tutti, perché  loro sono i “portavoce” del Movimento.  Bell’esempio di democrazia!  Ieri sera l’ultima “farsa”: i Consiglieri Regionali in assemblea pubblica hanno presentato un bilancio politico ed economico dei primi sei mesi  in Regione, hanno “rimesso il proprio mandato nelle mani dei cittadini”, quindi c’è stata una votazione  al fine di confermare o meno la “fiducia” a Favia e a De Franceschi.  Nessuna possibilità di porre domande ai Consiglieri, di discutere veramente su ciò che è stato o non è stato fatto. Una votazione plebiscitaria, ad alzata di mano, nella peggiore tradizione dei   peggiori partiti. Uno “spot di propaganda”, non uno strumento di democrazia, una “trasparenza” di facciata.  Un’autoesaltazione del proprio operato e una continua denigrazione di ciò che fanno “tutti gli altri”, questo è stato, in una povertà di contenuti  e progetti  reali davvero impressionante.  Stupefacente scoprire, tra l’altro, che  il denaro proveniente dagli stipendi regionali dei Consiglieri ( l’Assemblea ha deciso per loro un compenso di 2500 euro mensili )  non viene gestito dal Movimento stesso, ma dai Consiglieri che trattengono l’importo dovuto nei loro conti correnti personali!  E questo sarebbe un approccio nuovo alla politica?
Per non parlare della chiusura totale che mostrano rispetto a tutte le altre realtà culturali presenti a Bologna.  Nessun confronto e nessuna alleanza, questo a prescindere da possibili convergenze, perché solo loro sono portatori della “verità” grillina.  Intanto, per le prossime comunali questo Movimento così aperto alla società civile, così diverso dagli altri partiti avrà un candidato sindaco alle prossime amministrative  autocandidatosi e scelto da chi? Dagli elettori che lo indicano in base ad un programma? No, scelto nel chiuso dell’assemblea degli attivi, e solo da chi risulta essere attivo  alla data del 30 settembre 2010, scelto quindi da poche persone nella peggior tradizione dei partiti. Criticano i partiti, non accorgendosi però di essere ancor peggio degli stessi, perché non vi è  alcuna reale democrazia all’interno. E chi “osa” far presente certe incoerenze viene visto immediatamente come un “nemico”, qualcuno da isolare. E così vanno avanti senza prendere mai alcuna posizione chiara, convinti come sono che tanto saranno premiati elettoralmente in ogni caso: gli elettori voteranno sulla base di quello che dice a livello nazionale Grillo, il voto di protesta continuerà ad esserci e solo questo conta.  Lo stesso atteggiamento in fondo che ha la Lega: parlare facile, per slogan comprensibili ed efficaci,nient’altro.  Far credere che vi sia un programma nazionale condiviso, far credere che il movimento rappresenti una novità, una possibilità di riscatto del Paese,parlare alla “pancia” delle persone, glissare su tematiche qualificanti perché una posizione chiara allontanerebbe qualcuno: l’importante è prendere voti da tutti, da destra e da sinistra perché loro sono “sopra”  volano “alti”. Parole prive di un reale significato, solo vuoti slogan di propaganda: come la Lega appunto.
Povertà culturale, intellettuale, politica.  Inaccettabile quando da movimento di protesta si decide di entrare nelle Istituzioni, si decide di proporsi come forza che deve amministrare le città, le regioni e forse domani il Paese.  Per farlo bisogna avere delle idee, occorre avere il coraggio di assumere posizioni politiche, di fare scelte chiare, condivise non solo dagli “eletti” ma dal Movimento intero e soprattutto uscire dalla facile ottica della protesta e degli slogan ad effetto, occorre  occuparsi dei problemi reali dei cittadini e prendere posizioni chiare esponendo le proprie idee e cercando di aumentare il consenso per questo  più’ che per le invettive contro gli altri.  
Per questi motivi lascio il Movimento, per la mancanza totale di democrazia all’interno, per la povertà di contenuti. Lascio il Movimento perché non voglio rendermi complice dell’inganno che stanno perpetuando  verso gli elettori : a parole sostengono il programma nazionale di Grillo, nei fatti approfittano del suo carisma per ottenere facili voti di protesta ed iniziare la propria personale “scalata” alle Istituzioni. Non ci sto. I partiti non mi piacciono, ma il Movimento non è ciò che appare: non c’è democrazia all’interno, non ci sono idee che non siano quelle “facili” e scontate che la stragrande maggioranza delle persone può condividere, non c’è un progetto serio di società, solo slogan.
Un Movimento a parole di tutti, nei fatti solo di pochi.




domenica 28 novembre 2010

la scuola torna in piazza lunedì 29 alle ore 18 per dire no al nuovo piano provinciale

La redazione.


Per dire no al nuovo piano provinciale scuola  ordito dall’assessore alla pubblica istruzione Gianluca Quadrini -  su mandato  della ministra Gelmini -    ai danni di studenti, insegnanti, personale ATA, genitori, e in generale ai danni di un istruzione libera e uguale per tutti LA SCUOLA DELLA PROVINCIA DI FROSINONE TORNA IN PIAZZA LUNEDI’ 29 NOVEMBRE. L’appuntamento è alle ore 18,00 a piazza San Tommaso D’Aquino. Dopo aver appreso delle decisioni cervellotiche  della giunta provinciale secondo  cui  si  mette insieme in un unico polo istituti con percorsi didattici  totalmente diversi  fra di loro come il Liceo Artistico, “Anton Giulio Bragaglia”   con L’Istituto  Professionale  per l’industria e l’artigianato “Galileo Galilei” i quali hanno in comune solo la condivisone dell’edificio, ci rendiamo conto che l’assessore Quadrini non ha neanche bene in mente i dettami della riforma Gelmini.  Questa  obbliga  ad accorpare   licei con i licei,   istitui professionali con istituti professionali. Al di là dell’amara  constatazione che la  sindrome Gasparri - per cui le leggi che si scrivono, o si applicano, neanche si leggono- colpisce anche nella nostra Provincia,  ci preme sottolineare che  i tagli all’istruzione pubblica  sono incompatibili con uno stato che voglia dirsi civile.   LA NECESSITA’ DI TORNARE IN PIAZZA DOPO LA MANIFESTAZIONE del settembre scorso è  dunque IMPELLENTE E IMPRESCINDIBILE. Invitiamo tutti a manifestare, domani 29 novembre affianco dell’Italia dei Valori e del Circolo Saprtacus “di Rifondazione Comunista di Frosinone” per la difesa di un’istruzione di qualità e nella disponibilità di tutti.



No al nuovo piano provinciale per la scuola

Dal responsabile scuola del circolo Spartacus del Prc di Frosinone

Dietro il nuovo piano provinciale di dimensionamento scolastico c’è una sola logica, quella dei tagli. La solita politica neoliberista intrisa di demagogia e tesa al risparmio fine a sé stesso. L’assessore da un lato salva dalla scure scuole elementari sottodimensionate (che verranno poi chiuse dal ministero), e dall’altra accorpa istituti che niente hanno in comune dal punto di vista didattico. Un piano che tra l’altro rinnega quello presentato solo l’anno prima. Dopo vari compromessi si era riusciti a creare un polo artistico che aggregava quattro licei situati a scacchiera nella provincia. Quattro scuole che avevano potuto coordinarsi per offrire un servizio completo senza proporre doppioni. Pochi giorni fa si erano oltretutto svolte le elezioni del nuovo consiglio di istituto: un unico consiglio che rappresentava le quattro scuole. Ebbene con le nuove disposizioni dell’assessore queste elezioni con quello che sono costate in termini di tempo e di soldi saranno del tutto annullate, e ciò che è peggio tutto il lavoro di coordinamento fatto fino ad adesso andrà buttato al vento perché ad es. il liceo artistico di Frosinone sarà accorpato all’Ipsia. Il motivo? Sono due scuole che pur non avendo niente in comune dal punto di vista del percorso didattico hanno però agli occhi dell’assessore, il grosso pregio di essere una attaccata all’altra. Qui si mettono insieme cetrioli e ravanelli solo perché cresciuti nello stesso orto. Peccato per l’assessore, però, che appena la riforma Gelmini entrerà a regime si dovrà di nuovo cambiare idea: nella riforma si dice che i licei andranno accorpati con i licei e fra gli istituti quelli tecnici con quelli tecnici e quelli professionali con i professionali: quindi tra pochi mesi forse l’assessore dovrà cambiare di nuovo idea. Noi siamo tra quelli che pensano che i tagli alle scuole pubbliche non andrebbero fatti, ma che bisognerebbe destinare all’istruzione ben altre risorse, però se chi è al governo vuole fare i tagli sarebbe bene che per lo meno tali tagli seguano un criterio che consenta ai docenti la possibilità di fare il proprio lavoro al meglio, e agli studenti di ricevere dalla scuola pubblica un’istruzione degna di tale nome.