Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

mercoledì 1 dicembre 2010

Gli indifferenti di oggi

di Luciano Granieri



Riflettendo su quanto sta accadendo nel nostro Paese emerge con forza quanto le mobilitazioni si stiano moltiplicando  susseguendosi l’una dopo l’altra. L’espressioni che danno forma alle proteste sono molto variegate. Si va dalla lotta di piazza, all’occupazione dei monumenti, alla conquista dei tetti delle fabbriche delle scuole e delle gru. I principali attori delle mobilitazioni sono lavoratori, disoccupati, studenti, ricercatori universitari, migranti, persone cui la la logica liberista ha precarizzato la vita, gente scippata dalla possibilità di pensare il proprio futuro. Per dirla con Gramsci  e per introdurre ciò che di Gramsci andremo  a pubblicare,  questi sono partigiani vittima degli indifferenti. E già perché l’Italia è un Paese di indifferenti. L’indifferenza ha consentito la drammatica esperienza del ventennio. L’indifferenza- nonostante una dolorosa guerra civile vinta da pochi partigiani che  ha lasciato  un testo rivoluzionario come la Costituzione- si è macchiata  dell’immondo  misfatto di infangare quel  documento di progresso civile – la Costituzione appunto- con l’atto infame di non rispettare  la Carta come atto fondativo della comunità. L’indifferenza ha seppellito in limacciosi liquami di qualunquismo i diritti sociali conquistati negli anni 70’ dai  nuovi partigiani lavoratori e dai nuovi partigiani studenti. L’indifferenza permette che ancora oggi la subcultura di intolleranza e violenza  espressa dal fascismo e dal razzismo sia dominante nelle dinamiche vitali della collettività. L’indifferenza ha offerto un terreno fertile all’orrore sociale del berlusconismo e oppone ancora oggi un insormontabile baluardo alla sua sconfitta. Fino a quando l’accettazione fatalista, inconsapevole e ignorante dello status quo prevarrà sulla rivendicazione del diritto di scegliere come progettare la propria vita, il popolo sarà perdente e i regimi avranno vita facile. Perciò noi chiediamo  a tutti coloro che si sono rifugiati  nella non scelta, alla massa della zona grigia che si fa colorare il mondo da effimere menzogne mediatiche platinate , di diventare  artefici del proprio futuro, lottando nelle piazze sui tetti sulle gru. Cari Indifferenti  la colpa della vostra/nostra precarietà non è di chi lotta, pur nell’inadeguatezza numerica, per un’utopia, ma è vostra chi non credete nella possibilità che tale utopia possa trasformarsi in un mondo più giusto pienamente tangibile. Lo scritto di Gramsci che pubblichiamo nel post successivo, è estremamente attuale e spiega bene di quale disastro siano colpevoli gli indifferenti anche e soprattutto oggi. 

Il video di un corteo di nuovi partigiani.




"Nui ciavimme voce e liuto e pisciamm in gope o scudo" questa è una frase del testo del brano di Enrico Capuano "Mane" E' uno slogan di protesta buono anche per la manifestazione del liceo artistico che si è svolta lunedì 29 a Frosinone contro il piano provinciale della scuola tutto tagli e accorpamenti, deciso dall'assessore all'istruzione Gianluca Quadrini. In brano Mane è eseguito da:
Enrico Capuano: Voce
Manola Colangeli: Cori
Lucio violino Fabbri:Violino
Claudio Clementi:Basso
Alessio Santoni:Batteria
Fabiano Lelli: Chitarre
Stefano Ribeca: Fiati 

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