Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

giovedì 10 marzo 2011

Itake vince il premio "Antonella Cecconi"

di Nicla Langiu  responsabile Forum delle donne del P.R.C di Ceccano


Anche quest'anno il Forum delle Donne del Partito della Rifondazione Comunista di Ceccano intende ricordare la compagna Antonella Cecconi.
La sua vita di donna è stata improntata fino all'ultimo al rispetto e alla lotta contro le ingiustizie e all'impegno sociale.
Ogni anno, il Forum cerca di omaggiare la sua memoria conferendo un Premio ad una associazione di volontariato che meglio rispecchia le caratteristiche che hanno fatto di Antonella una persona speciale, apprezzata da tutti coloro che hanno avuto il piacere di conoscerla e di lavorare al suo fianco sia nella militanza politica che nelle pratiche di solidarietà.
Sabato 12 marzo alle ore 11.15, presso l'Auditorium della Biblioteca Comunale  si rinnova l'appuntamento della consegna del Premio Antonella Cecconi per il volontariato e la solidarietà che quest'anno sarà conferito all'associazione ITAKE per l'opera svolta a sostegno dei bambini del Kenya con impegno e determinazione.
Itake è un'associazione di volontariato che promuove il sostegno scolastico a distanza e durante lo scorso anno ha portato a termine con successo il grande progetto della realizzazione di una scuola professionale presso il villaggio di Muyeye. La costruzione è stata resa possibile grazie al contributo di tanti che hanno deciso di sostenere il progetto, solo nella provincia di Frosinone sono stati raccolti 60 mila euro. Questa associazione rispecchia in pieno lo spirito che da tredici anni anima questo premio dedicato ad Antonella. Con immenso piacere il Forum delle Donne ha scelto l'associazione Itake, un'organizzazione nata in provincia di Frosinone, che piano piano sta allargando la sua rete di solidarietà anche al resto del territorio nazionale. Il Forum delle Donne si augura che il Premio Antonella Cecconi sia anche una stimolo, per tutti i volontari,  a continuare la loro lodevole opera che sicuramente in futuro porterà altri grandi risultati.
Il circolo "5 aprile" del Partito della Rifondazione Comunista ringrazia l'Amministrazione Comunale di Ceccano per la sensibilità dimostrata e il valore che ogni anno riconosce a questo Premio.

Come si distrugge la cultura italiana

di Stefania Brai   Responsabile nazionale cultura Prc


Continua l’opera di distruzione della cultura italiana, delle sue istituzioni e del suo patrimonio da parte del governo Berlusconi. Mentre è ancora in atto la lotta dei lavoratori e di tutte le organizzazioni del cinema italiano contro il rischio di speculazione immobiliare nell’area di Cinecittà, oggi a causa dei tagli al Fondo unico dello spettacolo è a rischio la vita stessa di Cinecittà Luce.
Con un finanziamento per il 2011 di soli sette milioni e mezzo, si decreta di fatto la morte di una istituzione prestigiosa e conosciuta in tutto il mondo, di un archivio che possiede materiali di valore storico inestimabile, di un’attività insostituibile e vitale per il cinema italiano, in particolare in un momento di crisi come quello attuale: la produzione di documentari e di opere prime e seconde, la distribuzione di film d’autore, la promozione in Italia e all’estero. Tutto questo avrà inoltre ripercussioni enormi sui posti di lavoro di tutto il settore.
Rifondazione comunista chiede che Cinecittà torni ad essere un’istituzione interamente pubblica sostenuta da finanziamenti certi per poter ritornare a svolgere il suo ruolo istituzionale di volano della produzione cinematografica di qualità. I fondi ci sono: mentre si tagliano le risorse per la scuola, l’università, la ricerca e la cultura, le spese militari nel nostro paese sono aumentate del 49 percento rispetto al 2000. Il nostro paese ha bisogno di investimenti in cultura e conoscenza, non in armamenti. 


Lettera aperta a Giorgio Cremaschi

di Pietro Vangeli Segretario Nazionale del Partito dei CARC
 
Caro Giorgio,
condividiamo la valutazione che hai dato nel tuo articolo del 4 marzo (www.rete28aprile.it) rispetto allo sciopero generale indetto della Camusso & Co. E’ chiaro infatti che i contenuti, le modalità e la data che la segretaria della CGIL ha fissato per lo sciopero sono finalizzati a depotenziarlo e che l’obiettivo a cui mira questa manovra è cercare di togliere terreno alla sinistra interna al fine di riprendere in mano le redini della situazione: uno sciopero fatto così serve solo a limitare le adesioni e soprattutto a incidere poco nella lotta contro il governo Berlusconi e i padroni.
Di fronte a questa situazione, la strada che indichi nel tuo articolo è giusta: “Impadroniamoci di quella data [il 6 maggio, ndr] e facciamo dello sciopero generale proclamato senza convinzione dalla segreteria della Cgil una data che segni la vita sociale e politica Paese. Con la consapevolezza che oggi più che mai è necessaria la critica a quei gruppi dirigenti che non vogliono cogliere la dimensione dura e drammatica del conflitto in atto. La trasformazione dello sciopero del 6 maggio in uno sciopero generale vero, è la strada sulla quale dobbiamo muoverci”. Ma bisogna fare un passo in più per contrastare efficacemente i piani di Marchionne, Berlusconi, Confindustria, CISL e UIL.
Come tu stesso dici nell’articolo il mondo sta cambiando velocemente. Le cose sono in rapido sviluppo. La situazione internazionale e nazionale va acuendosi, la posta in gioco è enorme, si sta combattendo una battaglia politica il cui esito determinerà il futuro del nostro paese, le nostre condizioni di vita, i nostri diritti, la democrazia. La situazione è straordinaria e richiede decisioni risolute. Per vincere questa battaglia bisogna portarla avanti fino in fondo, senza mezze misure. E nella lotta sindacale e nella lotta politica i tempi e le modalità contano, hanno un peso specifico molto importante, spesso determinante, decisivo. Oggi è sentimento comune tra i lavoratori e le masse popolari che non possiamo permetterci di attendere due mesi, per quanto articolato possa essere il lavoro che andiamo a svolgere nelle fabbriche, nei luoghi di lavoro, nella società civile in preparazione dello sciopero generale. L’attendismo,  il dilatare i tempi significa perdere terreno, lasciare margini di manovra alla controffensiva di Marchionne, Berlusconi, CISL, UIL e della direzione della CGIL che mira a riprendere il controllo sulla FIOM o comunque isolarla.

La sinistra è tale se fa  effettivamente la sinistra in ogni campo (politico, sindacale, culturale). Quando la sinistra non fa la sinistra è la destra a prendere il sopravvento come si è visto bene in questi ultimi 20 anni. Quindi occorre incalzare, essere d’attacco, non dare spazio alla destra, avere in mano l’iniziativa, dettare noi i ritmi della battaglia. 
Bisogna osare, Giorgio: sono la FIOM e l’Area Programmatica che devono fissare, assieme ai sindacati di base, la data per lo sciopero generale, una data veramente utile per incidere sullo scontro politico in atto nel nostro paese! Una data possibile potrebbe essere proprio quella del 15 aprile, giornata dello sciopero generale indetto dai Cobas. Questo sarebbe un segnale forte di coordinamento e di fronte comune in continuità con il 28 gennaio! Sono la FIOM, l’Area Programmatica e i sindacati di base che possono costruire quell’ “ampio fronte sociale che, da subito, definisca obbiettivi e conseguenti forme di lotta” e quella “piattaforma di unità sociale per una mobilitazione prolungata” come scrive Sergio Bellavita (della segreteria nazionale della FIOM) sul sito della Rete 28 Aprile.
Le condizioni per fare uno sciopero generale prima del 6 maggio, per fare uno “sciopero generale forte e chiaro, contro governo e Confindustria, in grado di proporre un blocco sociale e civile alternativo al blocco politico ed economico che governa il disastro attuale dell’Italia” ci sono già tutte, sono state costruite dalla lotta in corso nel nostro paese da Pomigliano in poi. Lo sciopero generale è chiesto a gran voce dalla maggior parte delle organizzazioni operaie e popolari, dagli studenti, dal movimento ambientalista, dagli intellettuali. Il consenso di cui gode è vasto. E altrettanto vasto è il malcontento rispetto alle decisioni prese dalla Camusso e dalla destra della CGIL. Gran parte degli iscritti della CGIL (ma anche nella CISL e nella UIL ce ne sono parecchi!) non ne può più della politica del governo Berlusconi, di Sacconi, di Brunetta, di Tremonti, di Marchionne, della Confindustria e di Confcommercio. Dall’Aquila a Terzigno alla manifestazione del 14 dicembre, la ribellione si è estesa e assedia i palazzi del potere. La mobilitazione delle donne del 13 febbraio ha confermato quanto sia cresciuta la volontà di mandare via il governo Berlusconi. 

Non bisogna sottostare ai ricatti della destra CGIL per la paura di rompere con essa: se la FIOM e l’Area Programmatica saranno d’attacco, sarà la destra a trovarsi isolata e a dover ballare alla musica dettata dalla sinistra! Sono la Camusso & Co. ad aver tradito la CGIL, gli operai, come giustamente hanno detto molti delegati a Cervia a febbraio e all’assemblea dei delegati autoconvocati che si è tenuta a Roma il 26 febbraio, e ora cercano di mettere la FIOM nell’angolo. Accettare questa situazione non è più possibile. Tutti i lavoratori, gli studenti, la società civile lo chiedono. E saranno con la FIOM in strada per lo sciopero generale, come il 16 ottobre, il 28 gennaio e davanti ai cancelli di Pomigliano e Mirafiori. 
Bisogna osare, Giorgio: se non ora, quando? L’attendismo e la subordinazione alla destra sono forieri di gravi conseguenze non solo per la FIOM ma per tutta la società!

La situazione è favorevole, sta a noi usarla al meglio!
Possiamo vincere, dobbiamo vincere, dipende da noi!

Un saluto a  pugno chiuso! 

Sciopero Cgil, bisogna fare sul serio

di Giorgio Cremaschi    RETE 28 APRILE



 E’ inutile nascondersi dietro le parole. Lo sciopero generale proclamato dalla segretera della Cgil si presenta come uno sciopero a metà. Da un lato, è evidente, esso raccoglie una domanda di mobilitazione che è partita dalla piazza del 16 ottobre scorso dove si sono incontrati Fiom e movimenti. Dall’altro, però, non solo per le sue dimensioni, le quattro ore, ma anche per gli obiettivi, si presenta come uno sciopero in assoluta continuità con le iniziative del passato. Il 26 giugno dell’anno scorso la Cgil proclamò uno sciopero generale di quattro ore contro la politica del governo Berlusconi. Un anno dopo, fa la stessa identica cosa, nello stesso identico modo. In mezzo a queste due date è cambiato il mondo. (...)
 L’attacco di Marchionne, quello della Gelmini, il propagarsi dal pubblico al privato, dai metalmeccanici agli insegnanti agli addetti al terziario, della devastazione contrattuale, ha messo in discussione tutto. Cisl e Uil sono state complici convinte di tutte le scelte del governo, della Confindustria, della Fiat. E’ avanzato un processo di distruzione dello stato sociale che in Italia viene presentato come Federalismo. Tutto questo si è accompagnato all’aggravarsi della crisi della democrazia, all’abolizione delle libere elezioni nella Fiat come nel lavoro pubblico, all’attacco alla Magistratura, all’aggressione alla Costituzione, all’impunità di Berlusconi rivendicata e proclamata come sistema di governo. Eppure dopo tutto questo, lo sciopero generale proclamato dalla segreteria della Cgil è lo stesso di un anno fa.
E’ evidente che questo errore di sensibilità e scelta politica nasce da un vizio di fondo che persiste nella linea della confederazione. Si continua a negare la realtà. Si continua a credere che oltre Marchionne, oltre Berlusconi e Sacconi, oltre gli accordi separati, ci sia ancora un mondo ove si possa ricostruire una politica unitaria con Cisl e Uil e un patto sociale con la Confindustria. Questo mondo in realtà non esiste più. C’è oramai un blocco di potere, una vera e propria concertazione che fa sì che tutte le principali decisioni di politica economica e sociale siano prese di comune accordo fra la Lega, Tremonti, Berlusconi, la Confindustria, Cisl e Uil. C’è un blocco di potere concertativo che governa l’Italia ed esclude la Cgil. Questo blocco di potere fa sì che Berlusconi continui, nonostante i suoi misfatti, a restare in sella, mentre appare inconcludente e inefficace l’opposizione politica. Il gruppo dirigente della Cgil continua a illudersi che prima o poi la signora Marcegaglia, la Cisl, la Uil, facciano un’altra politica.
E’  la stessa illusione che coltiva Bersani quando chiede alla Lega di dissorciarsi da Berlusconi. Ma negare la realtà può essere più facile che cambiare linea e comportamento. Per cui, specularmente, ad un’opposizione politica che ogni cinque minuti chiede la caduta di Berlusconi, ma non fa nulla di vero e serio perché ciò avvenga, così la Cgil chiede un cambiamento profondo nelle politiche economiche e sociali, ma poi non fa uno sciopero generale in grado di bloccare davvero il Paese.
E’ questa contraddizione che è stata immediatamente colta in tutti i luoghi di lavoro ove, dopo la prima cauta soddisfazione per la proclamazione dello sciopero generale, è emersa la rabbia per la data e soprattutto per le quattro ore. Sbaglia chi, come fa il nostro caro amico Loris Campetti su il manifesto, sottovaluta questo aspetto e si fa trascinare nella vecchia logica del bicchiere mezzo pieno. Questo sciopero generale così com’è non va, bisogna cambiarlo. Innanzitutto si deve mettere nella piattaforma che esso va proclamato non solo contro il governo, ma anche contro la Confindustria e contro il sistema delle imprese. Pensiamo alla Confcommercio, che sta estendendo ovunque, assieme al governo, il modello Marchionne. Bisogna smettere di illudersi che ci sia un altro padronato buono che è pronto a dissociarsi dall’amministratore delegato della Fiat. In secondo luogo bisogna fare uno sciopero generale di otto ore. Già diverse categorie: la scuola, la funzione pubblica, il commercio, i metalmeccanici, hanno deciso o paiono intenzionati a decidere, l’estensione dello sciopero. Bisogna provare a bloccare il Paese e non a fare uno sciopero di circostanza.
Nelle prossime settimane, ogni luogo di lavoro, ogni rappresentanza sindacale, ogni struttura, dovrà essere portata a discutere e a decidere sugli obiettivi e sull’estensione dello sciopero. Lo sciopero dovrà essere un appuntamento di tutto il Paese che lotta per i diritti e la democrazia. Per questo si dovranno incontrare i movimenti sociali e gli studenti. Essi devono essere soggetti attivi e partecipi dello sciopero e non semplicemente spettatori tollerati. Infine questo sciopero va costruito politicamente anche rispetto a Cisl e Uil. Il primo maggio unitario, che precede lo sciopero è una pura ipocrisia e rischia persino di danneggiare la giornata di lotta se quel giorno, nelle piazze, si dovrà diplomaticamente tacere di essa. Si faccia un primo maggio che prepari lo sciopero, che ne spieghi le motivazioni e gli obiettivi e si vada in piazza anche per questo. Pazienza se Cisl e Uil a questo punto ne saranno travolte o saranno costrette a non partecipare.
Bisogna fare sul serio. Ogni giorno le lavoratrici e i lavoratori, i giovani, i disoccupati e i precari sono di fronte a drammi che si abbattono sulla loro vita. Per questo mobilitazioni rituali non servono più a nessuno e possono persino diventare controproducenti. Abbiamo a questo punto due mesi per arrivare a uno sciopero generale vero. Facciamo sì che ogni appuntamento - lo sciopero dell’11 marzo dei sindacati di base, le altre lotte e mobilitazioni, le assemblee degli studenti e dei movimenti sociali, le manifestazioni della società civile, da quella del 12 marzo a quella sull’acqua - pur conservando naturalmente la propria autonomia, servano anche a far sì che lo sciopero del 6 maggio sia un appuntamento di tutti.
Impadroniamoci di quella data e facciamo dello sciopero generale proclamato senza convinzione dalla segreteria della Cgil una data che segni la vita sociale e politica Paese. Con la consapevolezza che oggi più che mai è necessaria la critica a quei gruppi dirigenti che non vogliono cogliere la dimensione dura e drammatica del conflitto in atto. La trasformazione dello sciopero del 6 maggio in uno sciopero generale vero, è la strada sulla quale dobbiamo muoverci.

Per ogni nota una goccia di civiltà

Libere e Indecorose

di Fausta Dumano



Blocco notes, macchinetta , la redattrice di Aut , 8 marzo è tornata in piazza,erano anni che questa giornata era stata completamente svilita di ogni contenuto,una giornata di mimose, di strep tease, di becero qualunquismo,una festa commerciale, locali pieni di donne, che una sera all' anno lasciano mariti e figli....una festa da cui sono sempre scappata....quest' anno le donne sono tornate in piazza, ribellissime, libere e indecorose. Gli appuntamenti romani sono tanti, bisognerebbe avere il dono dell' ubiquità per poterle raccontare. Piazza vittorio, una piazza simbolo , la piazza dei migranti, qui si sono date appuntamento le donne di se non ora quando, unica bandiera che sventola è quelloa del MANIFESTO,una piazza trasversale dalle studentesse alle nonne, un fiocco rosa, un fioco con duplice valenza, da un lato il bisogno di ''riformulare l' ITALIA, dall' altro la maternità che esclude le donne dalla vita sociale. Sulla scalinata di sinistra femministe storiche, le donne di carta che rivendicano il diritto di leggere, la solidarietà alle donne dell' IRAN....AL CENTRO LE LOTTE DELLE DONNE DEL MAGHREB....La redattrice di Aut poi va verso BOCCA DELLA VERITA’  per raggiungere il corteo di LIBERE E INDECOROSE contro la violenza, contro lo sfruttamento ,ma anche contro il familismo che relega la donna. In entrambi gli appuntamenti anche gli uomini in piazze Colorate , tante...riprendersi la città, mister B ma anche il sindaco ALEMANNO NEI CARTELLI, ma tanta solidarietà anche al recente caso di violenza nella caserma del Quadraro , un 8 marzo di lotta







I brani che accompagnano la clip sono: "Giulia" e "Fischia il vento" tratte dal cd Tammurriatarock di Enrico Capuano.

mercoledì 9 marzo 2011

Essigli essigli essigli è

di Luciano Granieri.


Quando la piazza chiama noi rispondiamo. Siamo stati in piazza con gli studenti contro il decreto Gelmini,  abbiamo protestato  con la FIOM, con il collettivo donne in terra ciociara e in tante altre occasioni. Dunque un richiamo popolare con così tanta gente a invadere strade e piazze non poteva lasciarci indifferenti. Al di là delle ragioni per cui ci si ritrova a sfilare in corteo, riteniamo che sia  sempre positivo riunirsi, stare insieme . Ciò significa, solidarizzare, ritrovare quella dimensione umana condivisa che una società liberal-darwiniana ha frammentato frantumando la moltitudine in una somma di individui soli e impotenti davanti al sopruso, invisi gli uni agli altri. La manifestazione a cui ci riferiamo questa volta non è contro qualcosa o per qualcosa. E’ una riunione di popolo partecipata goliardica. E’ il Carnevale di Frosinone. A voler essere precisi, in realtà,  la "festa della radeca" evoca   due eventi storici rivoluzionari. Le cose andarono più o meno in questo modo. Siamo tra il 1798 e il 1799. Allora Frosinone era occupata dalle truppe francesi. L’occupazione pur dispotica e tiranneggiante non impediva ai ciociari di organizzare la  “Festa della Radeca”. Un evento che si perde nella  notte dei tempi, probabilmente trae origini in un epoca molto lontana precristiana. Questa tradizione può essere ricollegata ai saturnali romani ai riti di fecondità. Non è un caso che “La Radeca” –una foglia di agave-  è un antico simbolo di fertilità nonché un  evidente simbolo fallico. Dunque nel 1798 i cittadini di Frosinone ne ebbero abbastanza di obbedire all’esercito Francese e il 26 Luglio il popolo in rivolta scacciò le guarnigioni transalpine. Ma la contro rivoluzione non si fece attendere . L’armata capeggiata dal generale Girarban riconquistò la città con un vero e proprio massacro. Molti innocenti furono trucidati, Frosinone subì terribili saccheggi e distruzioni. Nel 1799 fu tentata un’altra rivoluzione, molto particolare. Non violenta né cruenta. Per esorcizzare paura e miseria dopo quel drammatico massacro, i cittadini di Frosinone organizzarono, come da tradizione la “Festa della Radeca” e fecero in modo di far credere al  Generale Jean Antoine Etiennè Vachier detto CHAMPIONNET d’istanza con una  guarnigione ad Anagni, che fosse in atto un’altra rivolta. Il generale partì per spargere ulteriore sangue e risolvere la cosa in modo definitivo , ma quando arrivò, si trovò circondato  da una folla festante anziché inferocita. La leggenda racconta che lui stesso si sottomise al battesimo della "Radeca" e partecipò ai festeggiamenti rimanendo sbronzo perso. Da qui probabilmente lo slogan : “Una risata vi seppellirà” .  Dunque per noi  la rievocazione di un evento  che prende in giro i potenti e ne mette a nudo tutte le debolezze non può  passare inosservata. Trasmettiamo quindi due video del Carnevale 2011 a Frosinone. Nel primo sfilano i carri allegorici, che per lo piu' si rifanno alle fiabe e all’immancabile Bunga bunga (ogni tanto Bersani ci prende) , nel secondo si assiste alla vera festa della Radeca con la danza tradizionale e la carrozza del generale Championnet.
Buona Visione.