Il partito della Rifondazione Comunista sta portando a termine il suo congresso, che si concluderà il 2-3-4 dicembre con il congresso nazionale a Napoli. Si sono invece già svolti i congressi locali: e dopo il congresso del circolo di Frosinone svoltosi il 6 novembre, mercoledi 23 novembre sono stati eletti gli organismi direttivi ed il segretario . Andrea Cristofaro , segretario uscente, è stato riconfermato alla guida del Circolo di Frosinone "Carlo Giuliani" . Con questa scelta si conferma la linea politica già delineata prima della fase congressuale, ribadendo la volontà del Partito della Rifondazione Comunista di Frosinone di costituirsi come forza alternativa al centro sinistra cittadino espressione della maggioranza che appoggia il sindaco Marini. La nuova dirigenza, con il riconfermato segretario Andrea Cristofaro, rinnova il proprio impegno affinchè il circolo Carlo Giuliani prosegua con ancora maggiore determinazione la sua attività a fianco del tessuto sociale più debole della città e rivendichi una politica amministrativa che ponga al centro del suo programma la difesa dei beni comuni, nel rispetto degli esiti referendari di giugno, un incremento , in qualità e quantità, dei servizi sociali e un sistema fiscale più equo che agevoli le fasce più deboli . Una volta di più il Circolo Carlo Giuliani di Frosinone ribadisce che far pagare la crisi a chi l’ha provocata è un compito che attiene anche e soprattutto alle amministrazioni locali.
Le rovine
"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"
Buenaventura Durruti
mercoledì 30 novembre 2011
Andrea Cristofaro rioconfermato segretario del circolo "Carlo Giuliani" di Rifondazione Comunsta Frosinone
Circolo "Carlo Giuliani" Partito della Rifondazione Comunista Frosinone.
martedì 29 novembre 2011
Appello per un audit dei cittadini sul debito pubblico
fonte http://www.rivoltaildebito.org
Dalla Francia ( http://www.audit-citoyen.org/ ) proviene un appello per creare una commissione di audit del debito pubblico in grado di visionare come è fatto quel debito, come è stato contratto a favore di chi e di quali interessi. Noi vogliamo fare nostra questa proposta per rivedere in profondità l'entità del debito pubblico italiano accumulato nel tempo per favorire rendite, profitti, interessi di casta e di una ristretta elite e non certo per favorire le spese sociali, l'istruzione, la cultura, il lavoro. Una proposta che serve per impostare un'altra politica economica, del tutto alternativa a quella avanzata in questi anni dai vari governi che si sono succeduti e improntata alla redistribuzione della ricchezza, alla valorizzazione dei beni comuni, del lavoro, del welfare, dell'ambiente contro gli interessi del profitto e della speculazione finanziaria. Una politica economica per il 99% contro l'1% del pianeta.
Una revisione del debito estero eseguita dal Ecuador con l'aiuto di Alejandro Olmos, mette in evidenza le porcate contenute nei vari contratti fatti al paese da parte dei creditori internazionali.
Una classe politica corrotta e compiacente ha collaborato strettamente per impoverire il paese.
Questa tecnica viene speso usata dai creditori internazionali che trovano l'appoggio di politici corrotti disposti a tradire la loro patria, per espropriare i paesi del terzo mondo.
Grazie a questa revisione il mondo ora è al corrente del sistema usato dalla FED, FMI, E BANCA MONDIALE, BANCO INTERAMERICANO DE DESAROLLO per impoverire i popoli del mondo.
Per far si che rimangano poveri e diventino sempre più poveri.
Dalla Francia ( http://www.audit-citoyen.org/ ) proviene un appello per creare una commissione di audit del debito pubblico in grado di visionare come è fatto quel debito, come è stato contratto a favore di chi e di quali interessi. Noi vogliamo fare nostra questa proposta per rivedere in profondità l'entità del debito pubblico italiano accumulato nel tempo per favorire rendite, profitti, interessi di casta e di una ristretta elite e non certo per favorire le spese sociali, l'istruzione, la cultura, il lavoro. Una proposta che serve per impostare un'altra politica economica, del tutto alternativa a quella avanzata in questi anni dai vari governi che si sono succeduti e improntata alla redistribuzione della ricchezza, alla valorizzazione dei beni comuni, del lavoro, del welfare, dell'ambiente contro gli interessi del profitto e della speculazione finanziaria. Una politica economica per il 99% contro l'1% del pianeta.
APPELLO PER UN AUDIT DEI CITTADINI SUL DEBITO PUBBLICO
Scuole, ospedali, alloggi d’urgenza…Pensioni, disoccupazione, cultura, ambiente…viviamo quotidianamente l’austerità finanziaria e il peggio deve venire. “Noi viviamo al di sopra dei nostri mezzi”, questo è il ritornello che ci viene ripetuto dai grandi media. Ora “occorre rimborsare il debito” ci si ripete mattina e sera. “Non abbiamo scelte, occorre rassicurare i mercati finanziari, salvare la buona reputazione, la tripla A”. Non accettiamo questi discorsi colpevolizzanti. Non vogliamo assistere da spettatori alla rimessa in discussione di tutto ciò che ha reso ancora vivibile le nostre società, anche in Europa. Abbiamo speso troppo per la scuola e la sanità oppure i benefici fiscali e sociali dopo venti anni hanno prosciugato i bilanci? Questo debito è stato contratto nell’interesse generale oppure può essere considerato in parte come illegittimo? Chi possiede questi titoli e approfitta dell’austerità? Perché gli Stati devono essere obbligati a indebitarsi presso i mercati finanziari e le banche mentre queste possono farsi concedere prestiti direttamente e a un costo più basso dalla Banca centrale europea? Non accettiamo che queste questioni siano eluse o affrontate alle nostre spalle da esperti ufficiali sotto l’influenza delle lobbies economiche e finanziarie. Vogliamo dire la nostra nel quadro di un ampio dibattito democratico che deciderà del nostro avvenire comune. In fine dei conti, siamo dei giocattoli nelle mani degli azionisti, degli speculatori e dei creditori oppure cittadini, capaci di deliberare insieme sul nostro avvenire? Noi ci mobiliteremo nelle nostre città, nei quartieri, nei villaggi, nei nostri luoghi di lavoro, lanciando l’idea di un grande audit del debito pubblico. Vogliamo creare sul piano nazionale e locale dei collettivi per un audit dei cittadini con i nostri sindacati e associazioni, con esperti indipendenti, con i nostri colleghi, i vicini, i concittadini. Prenderemo in mano i nostri destini perché la democrazia riviva.
Marie-Laurence Bertrand (CGT); Jean-Claude Chailley (Résistance sociale); Annick Coupé (Union syndicale Solidaires); Thomas Coutrot (Attac); Pascal Franchet (CADTM); Laurent Gathier (Union SNUI-Sud Trésor Solidaires); Bernadette Groison (FSU); Pierre Khalfa (Fondation Copernic); Jean-François Largillière (Sud BPCE); Philippe Légé (Économistes atterrés); Alain Marcu (Agir contre le Chômage!); Gus Massiah (Aitec); Franck Pupunat (Utopia); Michel Rousseau (Marches européenne); Maya Surduts (Collectif national pour les droits des femmes); Pierre Tartakowsky (Ligue des droits de l'homme); Patricia Tejas (Fédération des Finances CGT); Bernard Teper (Réseau Education Populaire); Patrick Viveret (Collectif Richesse) ; Philippe Askénazy, économiste; Geneviève Azam, économiste; Étienne Balibar, philosophe; Frédéric Boccara, économiste; Alain Caillé, sociologue; François Chesnais, économiste; Benjamin Coriat, économiste; Cédric Durand, économiste; David Flacher, économiste; Susan George, écrivain; Jean-Marie Harribey, économiste; Michel Husson, économiste; Stéphane Hessel, écrivain; Esther Jeffers, économiste; Jean-Louis Laville, sociologue; Frédéric Lordon, économiste; Marc Mangenot, économiste; Dominique Méda, sociologue; Ariane Mnouchkine, artiste; André Orléan, économiste; Dominique Plihon, économiste; Christophe Ramaux, économiste; Denis Sieffert, journaliste; Henri Sterdyniak, économiste.
Una revisione del debito estero eseguita dal Ecuador con l'aiuto di Alejandro Olmos, mette in evidenza le porcate contenute nei vari contratti fatti al paese da parte dei creditori internazionali.
Una classe politica corrotta e compiacente ha collaborato strettamente per impoverire il paese.
Questa tecnica viene speso usata dai creditori internazionali che trovano l'appoggio di politici corrotti disposti a tradire la loro patria, per espropriare i paesi del terzo mondo.
Grazie a questa revisione il mondo ora è al corrente del sistema usato dalla FED, FMI, E BANCA MONDIALE, BANCO INTERAMERICANO DE DESAROLLO per impoverire i popoli del mondo.
Per far si che rimangano poveri e diventino sempre più poveri.
Iperrealismo
La "Barbara Frigerio Contemporary Art" mi ha invitato alla mostra di Ilaria Morganti dal titolo "Cars". L'esposizione si terrà a Milano in Via Fatebenefratelli n.13 dal 1 dicembre 2011 al 5 gennaio 2012. Quasi sicuramente non potrò esserci, ma per coloro che si troveranno a Milano in quel periodo e vorranno visitare la mostra il recapito telefonico è 02 36593924. Come è consuetudine la presentazione delle opere di Ilaria è costruita secondo una video clip commentata da un brano musicale. Stavolta ho scelto una sfavillante esecuzione del classico di Miles Davis "So What" i musicisti sono : Wayne Shorter al sax tenore, Ron Carter al contrabbasso, Tony Williams alla batteria, l' inossidabile Herbie Hancock al piano, e uno straordinario Wallace Rooney alla tromba. Prima della clip pubblico un testo della stessa Ilaria
Luc Girello.
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Il mio campo di indagine è da sempre il linguaggio della pittura, posto in discussione sul concetto di illusionismo. Ciò che ho perseguito è stato il procedimento concettuale che l’opera fa scattare nella mente dell’osservatore e non il suo valore in quanto forma. Ho voluto dare il risultato della riflessione sul territorio della conoscenza, relativa alla natura stessa della pittura e di quello che mostra. L’intento della minuziosa pittura utilizzata non è stato quello di portare al suo limite estremo la raffigurazione, ma quello di metterla in discussione nei suoi stessi presupposti. Da un realismo di già misurati risultati (si pensi alle opere di vecchia datazione) sono passata al convenzionalismo dello stesso in termini tecnici, giungendo ad un’astrazione realista. Questo modo di pensare ciò che rappresentano le mie immagini è scaturito dalla riflessione incentrata sull’Iperrealismo, corrente artistica americana degli anni ’70 quale punto di partenza del mio interesse storico. L’Iperrealismo è situato all’estremità di una linea virtuale entro la quale si trovano tutte le modalità espressive e le possibili configurazioni del “fare pittorico”. Opposta ad essa, nell’altra estremità della linea, è collocata l’astrazione più totale; due forme d’arte, dunque, agli antipodi. Se questa linea fosse ricondotta ad un cerchio, tuttavia, questi antipodi verrebbero a toccarsi, congiunti nel loro essere e nella loro fattispecie. È per questo che rivendico la natura astratta dell’Iperrealismo e la convenzionalità sistemica dei segni che determinano le figure, a loro volta realiste. I soggetti scelti provengono dalla particolare attenzione su alcuni aspetti della realtà: dettagli ravvicinati di automobili, spesso in degrado, palloncini neri incatenati l’un l’altro da una rete, lampadine ad incandescenza, palloni usurati dal gioco. Sono tutti particolari di un mondo che parla di passato, a volte in modo anche nostalgico, di cose utilizzate e poi buttate, residui di vita che portano con sé il passaggio umano, tracce indelebili del quotidiano vivere. Il momento più creativo avviene durante lo scatto fotografico, tramite che utilizzo per portare il mondo esterno nel mio studio di pittura, dove elaboro mentalmente e poi visivamente il materiale a disposizione. Non si tratta mai di una semplice copia di una fotografia, ma di una rivisitazione emozionale di ciò che mi attrae e che suscita in me curiosità. Ho una particolare predisposizione ad analizzare il particolare, tanto nella vita quanto nella pittura. È per questo che nei miei quadri ogni piccola fattezza è accuratamente messa a fuoco, potenziata rispetto alla fotografia, che spesso annulla peculiarità importanti. Rendendomi conto, poi, che la realtà dipinta nelle sue dimensioni reali rende l’impatto visivo destabilizzante e che la pittura sembra volersi sostituire alla realtà stessa (anche se i bordi circoscrivono questa sensazione), nelle ultime opere c’è una certa ostinazione nella creazione di immagini su grandi formati. L’arte è diletto, piacere, divertimento; tutto ciò lo ritrovo nella pittura e ancor più nell’idea di vedere il persistere di un’attività manuale rispetto ad un’epoca super-meccanizzata, in cui tutto è tecnologico.
Ilaria Morganti
lunedì 28 novembre 2011
Comunisti?
Silverio Di Castro
Le Crisi
[la condizione teorica della crisi]
|CAP 1°/146| – Marx analizza la contraddizione esistente nel processo di circolazione che spezza i limiti cronologici, spaziali, individuali dello scambio – Nel processo di scambio c'è una unità immediata – una unità interna che si muove tuttavia per opposizioni esterne (M–D) vendita (D–M) compera – ma ciò che è vendita per l'uno è compera per l'altro e viceversa
Se la separazione dei due momenti viene prolungata troppo a lungo – la loro unità → può farsi valere con la violenza attraverso una crisi. Una crisi possibile. Perché questa possibilità prenda corpo si rendono necessarie condizioni particolari. Un circuito di rapporti la cui ampiezza ancora non è in essere quando consideriamo il fenomeno dal punto di vista della circolazione semplice delle merci.
[5 tipi di crisi individuate da Marx]
– crisi per via dell'interruzione del processo M–D–M
– crisi di sproporzione – (fra il consumo reciproco delle imprese e fra il consumo fra le classi).
– crisi di sovrapproduzione – (o sottoconsumo per mancanza di consumo solvibile o crisi croniche di realizzo).
– crisi del processo di accumulazione – (esaurimento delle riserve del lavoro e aumento dei salari più forte dell'aumento del processo di accumulazione).
– caduta tendenziale del saggio di profitto – (che Dos Santos non contempla influenzato dal capitale monopolistico di Sweezy e Baran).
La quarta (approfondire).
Le crisi hanno conseguenze immediate sia per il loro verificarsi, sia per le misure che il sistema deve prendere per contrastarle a livello delle strutture sociali, politiche e ideologiche.
Il sistema è sospinto dalle crisi in un processo continuo di trasformazione.
La crisi precapitalistica è una crisi di «sottoproduzione di valori d'uso» – (insufficienza della produzione, insufficienza degli scambi e del sistema dei trasporti. Ma anche da carestie, alluvioni, guerre, eccetera).
La crisi capitalistica è di solito una crisi di «sovrapproduzione di valori di scambio» – (provocata dall'insufficienza del consumo solvibile).
Crisi per via dell'interruzione del processo M–D–M – Il danaro è il mezzo attraverso il quale lo scambio viene dissolto in due atti lontani nel tempo e nello spazio – Di conseguenza il prodotto totale non può essere riacquistato dalla classe lavoratrice per il modo stesso della produzione capitalista – Così i due termini dello scambio rimangono separati – Ed è questo che provoca le crisi – I due termini tendono a ricongiungersi violentemente – Il danaro, quindi, è la forma stessa della crisi....................
Obbedire disobbedendo
Luc Girello - Laura Jurevich
Foto: Laura Jurevich
Musica: Modena City Ramblers brani: "Altra Italia" e "I que viva tortuga"
Testo ed Editing: Luc Girello.
Non c’è pace per il popolo dell’acqua pubblica. Dopo la straordinaria vittoria referendaria con la quale i cittadini hanno sancito che i beni comuni devono essere gestiti dalla comunità , sabato 26 novembre si è resa necessaria una ulteriore manifestazione per ribadire il concetto. Infatti in un paese in cui il profitto è sovrano nessuna espressione popolare, che ne pregiudichi le scorribande speculative, è ammessa. La democrazia è un orpello superato, antico, i referendum sono buoni per far giocare il popolo e illuderlo che conti qualcosa. Mentre i cittadini raccoglievano le firme, si davano appuntamento in 27milioni alle urne, il capitale li imbrogliava, li espropriava di ciò che è concesso per diritto naturale. L’art. 23 bis del Decreto Ronchi, relativo alle modalità di affidamento di tutti i servizi pubblici di rilevanza economica ai privati, abrogato dal quesito numero uno del referendum, viene impunemente reintrodotto nella legge di stabilità voluta dalla Bce che obbliga i comuni a cedere la loro parte di gestione dei beni comuni ai privati. L’eliminazione per via referendaria della voce “remunerazione del capitale investito” dalle bollette, con la seguente diminuzione della tariffa almeno del 7% non viene neanche considerata dalle multinazionali che gestiscono, in molte realtà locali, il servizio idrico. Non era mai accaduto che si continuassero ad applicare norme abrogate per via referendaria. Oggi accade perché non viviamo in uno stato di diritto. Siamo stati catapultati, a nostra insaputa, in un sistema in cui il diritto non è più contemplato, i lavoratori vengono derubati del frutto della loro fatica necessario a rimpinguare il capitale destinato alla speculazione finanziaria. L’innalzamento del livello di voracità di questo sistema richiede una risposta conflittuale molto più forte. Le lotta per l’acqua pubblica non può ripiegarsi su se stessa, ma deve aprirsi e unirsi alle altre lotte, come quella dei No Tav, degli indignati e di tanti altri conflitti sociali presenti sul territorio nazionale. La difesa dei beni comuni deve entrare in un quadro più ampio in cui è tutto un sistema ad essere messo in discussione. In quel 99% di persone a cui è tutto negato ci siamo tutti. E tutti insieme dobbiamo costruire un fronte di contrasto globale, capire che le nostre istanze devono costruire la base di una lotta unitaria. Vedere nelle foto della clip striscioni che invitano a non pagare il debito, constatare che altri soggetti come gli extracomunitari sfruttati nelle campagne, con il loro bagaglio di lotte, si uniscono alla protesta fa ben sperare. Ci fa capire che ancora non tutto è perduto.
Foto: Laura Jurevich
Musica: Modena City Ramblers brani: "Altra Italia" e "I que viva tortuga"
Testo ed Editing: Luc Girello.
domenica 27 novembre 2011
2012, Fiat produrrà 300 mila auto in meno
fonte http://www.linkiesta.it
Il 2012 di Fiat non sarà un anno semplice, anzi. Linkiesta ha ottenuto e visionato i Piani operativi del Lingotto per il 2012. Mirafiori continuerà a veder ridotta la propria produzione industriale, proprio come lo stabilimento polacco di Tychy, uno dei fiori all’occhiello dell’amministratore delegato del gruppo, Sergio Marchionne. Caleranno anche i volumi di Melfi e Cassino, mentre Pomigliano passerà dalle 20.000 unità stimate a inizio 2011 a oltre 202.000. Merito della Nuova Panda, che entrerà a regime fra poco. Smantellata la produzione Fiat a Termini Imerese, sarà in crescita anche il sito serbo di Kragujevac, dove da giugno 2012 nascerà la monovolume L0, che sarà presentata nel prossimo marzo durante il Salone di Ginevra. Si conferma, in ogni caso, il netto calo della produzione per principali stabilimenti del gruppo. Se i Piani operativi di inizio anno prevedevano circa 1,3 milioni di vetture per Mirafiori, Melfi, Cassino, Termini, Pomigliano, Tychy e Kragujevac, cifra poi rivista a settembre, per il 2012 le auto che usciranno da questi impianti saranno 970.000. Diventa sempre più difficile, per gli stabilimenti italiani, contribuire al raggiungimento dell’obiettivo di 6 milioni di vetture l’anno previste da Marchionne per il 2014.
Mirafiori. Lo storico stabilimento torinese vedrà la propria produzione 2012 ridursi ulteriormente. Secondo le stime del Lingotto dalle linee di Mirafiori usciranno 59.600 vetture. Solo un anno fa, i Piani operativi di Fiat indicavano per il 2011 un volume produttivo di 83.000 unità, riviste poi a settembre a 68.900. Nel 2009 il volume previsto era stato di 172.000 automobili, mentre per il 2010 si era attestato a 123.000. Conservata la produzione di Musa e Idea, le piccole monovolume del Lingotto, ormai a fine carriera, il principale modello a essere creato a Mirafiori sarà l’Alfa Romeo MiTo, circa 43.800 unità. A inizio 2011 le stime per l’anno erano di 56.700 auto. Il calo della domanda a livello globale ha però costretto il Lingotto a correggere il tiro, portando le previsioni di settembre intorno a quota 45.800 vetture.
Melfi. Lo stabilimento italiano con il maggiore volume produttivo sarà interessato a sua volta dalla riduzione degli ordinativi. Da Melfi usciranno 223.700 automobili, molte meno rispetto alle 261.000 previste a inizio 2011, riviste poi in 249.800 nello scorso settembre. I principali modelli che usciranno saranno la Grande Punto EVO, ormai giunta a fine carriera (fra gennaio e marzo gli ultimi esemplari) e la sesta serie della Grande Punto, per la quale i volumi attesi sono intorno alle 223.00 unità. Molto dipenderà, per il bestseller di casa Fiat, dalle prospettive di crescita della domanda. Con uno scenario di recessione alle porte, sarà difficile che il gruppo possa rivedere al rialzo le stime.
Pomigliano. L’impianto Gianbattista Vico sarà quello che vedrà il maggiore cambiamento di Fiat degli ultimi anni. La produzione degli ultimi anni è stata molto sottodimensionata rispetto alle capacità del sito. Con l’attivazione delle linee della Nuova Panda, la produzione schizzerà dalle 20.000 unità stimate a inizio 2011 alle 202.700 previste per il 2012. La campagna di marketing della piccola di casa Fiat è già iniziata e potrebbe esserci un responso commerciale capace di innalzare le prospettive del Lingotto su Pomigliano.
Cassino. Anche per quello che Marchionne ha sempre definito «il miglior stabilimento del gruppo», la produzione calerà. E di molto. Dalle 182.000 vetture previste a inizio 2011 si passerà alle 135.400 per il 2012. I volumi si confermano comunque migliori rispetto al 2009 (110.000 unità) e al 2010 (124.000 unità). I modelli prodotti sono sempre le tre vetture del comparto C del Lingotto, cioè Alfa Romeo Giulietta, Fiat Bravo e Lancia Delta, che però stanno registrando una leggera flessione nelle vendite.
Tychy. «C’era una volta la Polonia». Questo potrebbe essere il titolo di un film sulla storia polacca di Fiat, in costante peggioramento negli ultimi tre anni. Se nel 2009 i volumi si sono attestati a 588.000 unità, nel 2010 è iniziato il declino a quota 534.000 vetture. Tutto sembrava andare per il meglio a inizio 2011, quando le stime vedevano una produzione di 563.000 auto, cifra poi rivista a 499.000 nello scorso settembre. Con la fuga verso l’Italia della Nuova Panda, parzialmente sopperita dalla nascita della nuova Lancia Ypsilon (83.200 unità stimate), il 2012 vedrà uscire da Tychy circa 348.600 automobili. Poco, troppo poco, per uno stabilimento da sempre valutato come uno dei punti d’eccellenza dell’automotive europeo. A trainare sarà sempre la Fiat 500, con oltre 148.500 unità prodotte. Tuttavia, il peggio per Tychy arriverà in prossimità del 2013. Nel novembre 2012 infatti finirà la produzione della Panda model year 2009, per il prossimo anno prodotta in 52.000 vetture. Non è ancora chiaro come saranno riutilizzate le linee produttive, ma è presumibile che sarà introdotta una nuova versione della piattaforma del pianale utilizzato da 500, Ford Ka e Ypsilon.
Kragujevac. Lo stabilimento serbo aumenterà la sua produzione nel corso del prossimo anno, portandola circa 30.900 unità. Un passo in avanti per Kragujevac, che nel 2009 produceva 14.000 vetture, nel 2010 circa 17.000, cifra calata a 11.000 nelle prime stime del 2011. Merito della monovolume L0, che entrerà in produzione da giugno per un totale di 26.400 auto prodotte nel corso del 2012. Sarà questa, ribattezzata già la Cinquecentona per via del pianale 500, la vettura che sostituirà Musa e Idea. Nelle intenzioni del Lingotto, che presenterà la L0 al Salone di Ginevra (marzo 2012), ci sarà anche uno sbarco negli Usa per la monovolume, che sarà declinata in diverse opzioni di carrozzeria.
Il futuro. Per Marchionne continuerà il traino da parte della compagine americana di Fiat, ovvero Chrysler Group. Il rilancio dei marchi Chrysler, Dodge e Jeep sta continuando con un buon ritmo, come dimostrato dalle vendite negli Usa. In ottobre il gruppo americano ha visto aumentare il volume del venduto del 27%, segnando il migliore ottobre dal 2007 e una performance positiva per il diciannovesimo mese consecutivo. Inoltre, Fiat ha annunciato un investimento di circa 500 milioni di dollari per lo stabilimento americano di Toledo (Ohio), dove sarà prodotta il nuovo fuoristrada su base Compact us wide, una versione allargata di quella utilizzata dalla Alfa Romeo Giulietta.
Di contro, sono pochi i nuovi progetti che il Lingotto sta portando avanti sui marchi italiani. Oltre ai rebranding, cioè Fiat Freemont, Lancia Thema e Lancia Voyager, i nuovi modelli scarseggiano e, complice il quadro congiunturale in deterioramento, è difficile pensare che ci sia spazio operativo per lanci commerciali oltre a quelli già programmati. Se il 2011 è stato particolarmente ostico per Fiat, a esclusione di Chrysler, il 2012 rischia di esserlo ancora di più.
Il cinema e la memoria
sabato 26 novembre 2011 Il Cinema e la memoria Vittorio De Sica 110 con lode Frosinone, villa Comunale, via Cicerone h.17
giovedì 1 dicembre 2011 Il Cinema e la memoria "La Ciociara" Frosinone, Cineteatro Nestor h.20.30
giovedì 22 dicembre 2011 Il Cinema e la memoria "Miracolo a Milano" Frosinone, Cineteatro Nestor h.20.30
giovedì 12 gennaio 2012 Il Cinema e la memoria "Ladri di biciclette" Frosinone, Cineteatro Nestor h.20.30
giovedì 19 gennaio 2012 Il Cinema e la memoria "Sciuscià" Frosinone, Cineteatro Nestor h.20.30
giovedì 26 gennaio 2012 Il Cinema e la memoria "Il giardino dei Finzi Contini" Frosinone, Cineteatro Nestor h.20.30
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