Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

mercoledì 12 settembre 2012

Sinistra, la lezione della Val Susa

   fonte: http://www.cuatorino.org

Pubblichiamo qui di seguito la riflessione scritta da Carlo Formenti, docente di scienze della comunicazione all’Università di Lecce. Il docente, relatore al dibattito “Social media battleground” durante la quattro giorni universitaria organizzata al campeggio di lotta di Chiomonte, regala ai suoi lettori una prima impressione del suo soggiorno valsusino…a presto professore!

Butto giù questa breve nota sull’onda delle emozioni che mi hanno suscitato i due giorni che ho avuto modo di trascorrere al campeggio No Tav di Chiomonte. Voglio ringraziare prima di tutto i ragazzi che mi hanno invitato a parlare su lotte, democrazia e rete in uno dei loro workshop.
Era la prima volta che andavo in Val Susa e si è trattato di un’esperienza straordinaria. Credo che tutti coloro che, pur e considerandosi di sinistra, nutrissero il minimo dubbio sulla giustezza e sull’importanza politica della battaglia che da quasi vent’anni si combatte lassù o, peggio, fossero tentati di prendere per buone le motivazioni con cui i media e la maggioranza dei partiti appioppano ai No Tav l’etichetta di estremisti (se non di terroristi), nonché di nemici del progresso economico e della democrazia, dovrebbero andare di persona a vedere che cosa succede da quelle parti e, soprattutto, dovrebbero andare a parlare con i valsusini, oltre che con le forze “esterne” che ne appoggiano in vari modi la lotta. Le virgolette sono d’obbligo perché i militanti di diversa estrazione ideologica che non solo dal Piemonte ma da ogni parte d’Italia salgono in Val Susa per fiancheggiare l’azione dei comitati spontanei creati dalla popolazione, non sono in alcun modo esterni agli obiettivi e ai metodi di lotta scelti dalla gente del posto.
Obiettivi e metodi legittimati dalla volontà di resistere a quella che si presenta come una delle più brutali azioni di stupro ai danni di un ambiente e dei suoi abitanti che i governi (al plurale perché si sono passati il testimone in questa nobile impresa) di questo Paese abbiano mai perpetrato. Uno stupro motivato dagli interessi di un pugno di speculatori e che oggi, mentre sono ormai smascherate le ragioni economiche, politiche e “scientifiche” con cui si è inutilmente cercato di legittimarlo, viene tenuto in piedi al solo scopo di dimostrare l’impossibilità che l’autonoma volontà democratica di una popolazione locale possa prevalere sul potere dello Stato e dei suoi organi di repressione.
È probabile che la “grande impresa” della Tav sia destinata a fare la fine della megabufala del ponte sullo stretto di Messina, con la quale condivide lo stesso infame mix di irrazionalità tecnoeconomica, dannosità ambientale e rapacità speculativo mafiosa, a meno che lo Stato non voglia prima celebrare una “vittoria” che testimoni la sua schiacciante superiorità militare su poche decine di migliaia di persone (è il dubbio che sorge guardando lo spettacolo desolante di un cantiere armato fino ai denti, nel quale si lavora per distruggere e non per costruire).
In ogni caso, se e quando ciò dovesse avvenire, la storia della No Tav resterà nella memoria di chi appartiene alla sinistra, nei fatti e non solo nelle parole, come un formidabile esempio di autogoverno democratico e di integrazione positiva fra i soggetti locali di tale autogoverno e le forze politiche accorse a sostenerlo con la loro azione e le loro idee. Fra queste forze politiche latitano, ma questo è ormai scontato, quelle che, se non altro per tradizione e bandiera, avrebbero dovuto essere in prima fila nel difendere le ragioni della popolazione valsusina, mentre hanno preferito unirsi al coro degli anatemi contro i “violenti” (chiudendo gli occhi su qual era la parte in campo che stava effettivamente esercitando violenza) e gli “antipolitici”, insulto che i veri democratici di questo Paese dovrebbe ormai accogliere come il miglior complimento.

di Carlo Formenti, da Blog-Micromega



martedì 11 settembre 2012

Ciccia cementizia

Luciano Granieri

Il Governo Monti ha stanziato la somma di 230milioni a favore di quei Comuni che presenteranno progetti per la costruzione di opere di riqualificazione urbanistica. I finanziamanti verranno erogati in base all'importanza e all'utilità  dell'opera da realizzare. Ecco pronta l’ennesima regalia alla speculazione edilizia e finanziaria. La Giunta Ottaviani ha colto la palla al balzo e ha sfruttato l’occasione per rimpolpare la ciccia cementizia che tanto fa gola alle solite note famiglie dei grandi muratori padroni assoluti della città. Gli unici, secondo la stampa locale, che in un momento di crisi come questo hanno la forza economica per investire. Una disponibilità finanziaria , aggiungiamo noi, maturata a spese dei cittadini di Frosinone grazie alle enormi agevolazioni ottenute dalle Giunte succedutesi fino ad oggi sul pagamento degli oneri concessori. Ma come funziona il meccanismo? Il sindaco Ottaviani chiederà di accedere ai finanziamenti concessi da Monti per una serie infinita di progetti; dalla riqualificazione del quartiere Campo Sportivo – Matusa - con la realizzazione di una piazza, un giardino pubblico e un parcheggio interrato - alla costruzione di un mega polo sportivo nell’area Casaleno, dalla realizzazione di un numero imprecisato di scale mobili che collegheranno la città bassa con la città alta, alla riqualificazione del quartiere scalo e molto altro ancora. Tutto estremamente affascinante. I progetti andranno presentati entro il 5 ottobre. Purtroppo c’è il concreto rischio, se non la certezza matematica, che per tali progetti il Comune non ottenga il becco di un quattrino. Nel qual caso il sindaco ha intenzione di affidare le realizzazione di queste opere ai soliti noti grandi costruttori privati della città, secondo i collaudati sistemi dei project financing e dell’edilizia diretta. Due procedure , soprattutto la seconda , che conformano l’opera da costruire , non alle esigenze dei cittadini a cui è destinata , ma ad uso, consumo e profitto delle grandi imprese che la dovranno realizzare, secondo una prassi del tutto avulsa da qualsiasi pianificazione urbanistica e men che meno soggetta ad uno straccio di piano regolatore. E allora prego grandi muratori! servitevi al banchetto delle mega cubature! Già i padroni edificatori della città hanno fatto sapere che volentieri si impegneranno a realizzare queste opere qualora non dovessero essere finanziate dallo stato, del resto sono imprenditori del luogo come possono sottrarsi al richiamo della terra natia? Però è lapalissiano che in cambio il Comune un po’ di cubature le deve concedere. Anzi cominciasse a sbloccare il milione e mezzo di volumetrie, in attesa di essere riempite ,che incombono minacciose sulla città. Oltre alla gentile concessioni del Comune di Frosinone, le grandi famiglie edili potranno usufruire di un regalo proveniente direttamente dal governo centrale . L’esecutivo Monti ,in concerto con le banche, probabilmente costituirà un fondo destinato ad erogare finanziamenti a tassi agevolati per quelle imprese private che si incaricheranno di aprire i cantieri. Chissà da dove arriveranno i soldi per costruire quel fondo? In base a questo quadro il futuro è facilmente ipotizzabile. I cantieri per la piazza del Matusa, i lavori per le scale mobili, gli scavi per i parcheggi interrati, procederanno secondo tempi biblici, mentre le volumetrie liberate e concesse in cambio ai grandi muratori della città, verranno riempite di cemento in un battibaleno . Frosinone sarà ancora più congestionata e vittima di una ipertrofia cementizia che determinerà un tessuto urbano disarticolato e inospitale per chi in città abita e continuerà ad abitare e per i pendolari che frequenteranno il Capoluogo . Ecco pronto il piano città di Frosinone. Dovremmo esserne tutti contenti . Certo saremo destinati a subire l’ulteriore invasione di immobili che occuperanno tutto la skyline della città coprendo perfino il sole, ma vuoi mettere la soddisfazione che avranno i nostri pronipoti nel ricoverare l’astronave nel parcheggio interrato sotto al Matusa!



Rinasce la rete 28 Aprile

Rete 28 Aprile - Opposizione CGIL.

L'incontro di Parma, a cui ha partecipato un centinaio di compagni e compagne, ha deciso di dar vita all'opposizione organizzata in CGIL, chiamandola: Rete 28 aprile-opposizione CGIL.
La ragione di questa scelta sta nella necessità di organizzare la lotta e l'alternativa contro il governo Monti e l'Europa dell'austerità, contro l'attacco ai diritti e all'occupazione da parte del padronato.
Il sindacato confederale, compresa la CGIL, non ha davvero contrastato quella che è la più grave aggressione al lavoro dal 1945 a oggi. E così, in pochi mesi, governo e padronato hanno realizzato successi.
Il peggior sistema pensionistico d'Europa, la cancellazione dell'articolo 18 e l'estensione della precarietà, i tagli allo stato sociale, i licenziamenti e la chiusura delle fabbriche, i contratti che peggiorano drasticamente le condizioni di lavoro e cancellano i diritti, tutto questo è avvenuto senza una reale ed efficace azione sindacale, con la complicità o la subalternità.
Ora si spera di fermare questa deriva con un rilancio della concertazione sindacale, che invece è tra le cause dell'arretramento dei lavoratori e che, riproposta oggi, produrrebbe nuove regressioni.
La negazione della gravità delle sconfitte subite e delle scelte sbagliate dei gruppi dirigenti della CGIL, è la base per la riaffermazione delle politiche concertative. Per questo la negazione delle sconfitte subite va combattuta con forza per ripartire davvero.(...)

La rete di opposizione in CGIL respinge l'accordo del 28 giugno 2011 e il modello sindacale che da esso deriva. Quell'accordo ripropone ancora una volta lo scambio tra peggioramento delle condizioni dei lavoratori e istituzionalizzazione burocratica del sindacato. Seguendo quell'accordo si possono solo fare contratti peggiorativi, come tutti quelli che vengono firmati anche dalla CGIL.
L'opposizione CGIL sceglie invece una nuova piattaforma sindacale che respinga la concertazione e il moderatismo e organizzi la lotta e l'alternativa alla politica di Monti nel paese, e al modello Marchionne, in tutte le sue versioni, nei luoghi di lavoro.
La nuova piattaforma sindacale dovrà fondarsi sul pubblico e sulle nazionalizzazioni, sull'aumento del salario e sulla riduzione degli orari, sullo stato sociale e sui diritti, sul diritto al reddito. Essa dovrà essere sostenuta da un movimento unitario, che metta assieme tutte le forza sociali che oggi si oppongono alla politica di austerità che viene dall'Europa e che viene attuata da tutti i governi.
L'opposizione al governo Monti e a chi lo sostiene, è una discriminante nel paese uguale a quella contro il modello Marchionne nei luoghi di lavoro. Dire no a Monti è una scelta sindacale, non di schieramento politico. Significa respingere il quadro di compatibilità che ci viene imposto e rifiutare una sterile politica di piccoli emendamenti e correzioni ad esso.
Nei due giorni del dibattito a Parma su tutti questi temi si è discusso con rigore e passione, consapevoli della difficoltà di una scelta che va contro corrente, ma convinti della necessità di compierla.
Si è quindi deciso di organizzare l'opposizione, facendo appello prima di tutto a tutte e tutti coloro che respingono la deriva sindacale e non vogliono arrendersi. Verranno così diffusi un appello alle lavoratrici, ai lavoratori e ai militanti della CGIL, e tre documenti programmatici per una piattaforma sindacale sulla crisi economica, sulla contrattazione, sulla democrazia.

Si è deciso un programma di riunioni per i prossimi tre mesi per organizzare una conferenza nazionale dell'opposizione CGIL, da realizzare con il massimo di partecipazione democratica, a partire dai luoghi di lavoro. Nel frattempo un esecutivo di 9 persone coordinerà le iniziative.

Si è deciso un impegno immediato a sostegno delle lotte di Alcoa, Carbosulcis, Jabil, dei precari della scuola, di Taranto e a tutte le mobilitazioni in corso a partire dalla Valle Susa, con l'impegno per una grande manifestazione a Roma contro Monti e la politica economica europea.

Piena solidarietà è stata espressa nei confronti della compagna Eliana Como e del compagno Sergio Bellavita, di fronte alla stretta contro il dissenso in atto nella FIOM, parte di una forte tendenza verticistica da tempo diffusa in CGIL, tesa a superare i problemi ed il confronto politico con il richiamo all'obbedienza ai gruppi dirigenti.

Nei prossimi giorni pubblicheremo un riassunto del dibattito di Parma, ulteriori note e i documenti, intanto a tutte e tutti coloro che vogliono lottare contro il massacro sociale eprovare a fermare la deriva sindacale, diciamo:

Organizzatevi e mettetevi in rete con noi !





Caschi e bastoni. Quelli di CasaPound hanno aggredito studenti a una festa

fonte:http://www.controlacrisi.org/

Aggrediti per questioni politiche dopo una festa a Roma. E’ la denuncia, attraverso un comunicato, fatta da alcuni ragazzi ‘antifascisti’. “La scorsa notte nel Parco di Aguzzano- raccontano- si stava tenendo una festa organizzata da ragazzi e ragazze del IV municipio che in questi anni hanno condiviso all’interno delle scuole del territorio percorsi di movimenti e di aggregazione sociale e culturale. Un momento per stare insieme, ballare, ritrovarsi alla fine dell’estate e prima dell’inizio del nuovo anno. Verso le due e mezzo del mattino, a festa ormai finita, una ventina di neofascisti appartenenti a CasaPound e Blocco Studentesco hanno aggredito i partecipanti alla festa con caschi e bastoni”.

IL RISULTATO – “Il risultato? Quattro ragazzi hanno dovuto ricorrere alle cure mediche in ospedale con lesioni alla testa e in altre parti del corpo e molti altri sono rimasti contusi- si legge ancora nella nota- L’ennesimo atto di violenza neofascista dopo la stagione segnata dalle aggressioni targate CasaPound durante l’occupazione di via Val d’Ala culminate con l’agguato ai giovani del Partito democratico, tra cui il capogruppo municipale Paolo Marchionne, lo scorso novembre, di cui sono stati riconosciuti responsabili noti dirigenti dell’organizzazione neofascista”.

CAMPAGNA ELETTORALE – “E’ iniziata la campagna elettorale dei gruppi neofascisti sui territori della nostra citta’- conclude il comunicato- abbiamo gli occhi ben aperti e non abbiamo nessuna intenzione di rimanere a guardare. Invitiamo tutta la cittadinanza democratica e antifascista a manifestare la propria solidarieta’ alle ore 15 a Piazza Sempione dove si terra’ una conferenza stampa”.

lunedì 10 settembre 2012

L'altro 11 settembre. L'ultimo discorso di Salvador Allende

Donato Giannini e Anita D'Orsi. fonte: http://www.infiltrato.it

Dalla democrazia alla dittatura. I cattivi questa volta non combattono in nome di una crociata religiosa. L’altro 11 settembre è questo: il passaggio, attraverso un colpo di stato, da un presidente democraticamente eletto e benvoluto dal suo popolo ad un dittatore impossessatosi del potere con la forza sotto la guida di una super potenza. Una pagina della storia dell’umanità scritta con il sangue. Salvador Allende, il fautore della “via socialista cilena”, morto per il popolo e la nazione. A lui va il nostro ricordo a 38 anni dalla sua morte, avvenuta l’11 settembre 1973.



7.55, Radio Corporaciòn

Parla il Presidente della Repubblica dal palazzo della Moneda.

"Viene segnalato da informazioni certe che un settore della marina avrebbe isolato Valparaiso e che la città sarebbe stata occupata. Ciò rappresenta una sollevazione contro il Governo, Governo legittimamente costituito, Governo sostenuto dalla legge e dalla volontà del cittadino. In queste circostanze, mi rivolgo a tutti i lavoratori. Occupate i vostri posti di lavoro, recatevi nelle vostre fabbriche, mantenete la calma e la serenità. Fino ad ora a Santiago non ha avuto luogo nessun movimento straordinario di truppe e, secondo quanto mi è stato comunicato dal capo della Guarnigione, la situazione nelle caserme di Santiago sarebbe normale. In ogni caso io sono qui, nel Palazzo del Governo, e ci resterò per difendere il Governo che rappresento per volontà del Popolo. Ciò che desidero, essenzialmente, è che i lavoratori stiano attenti, vigili, e che evitino provocazioni. Come prima tappa dobbiamo attendere la risposta, che spero sia positiva, dei soldati della Patria, che hanno giurato di difendere il regime costituito, espressione della volontà cittadina, e che terranno fede alla dottrina che diede prestigio al Cile, prestigio che continua a dargli la professionalità delle Forze Armate. In queste circostanze, nutro la certezza che i soldati sapranno tener fede ai loro obblighi." Comunque, il popolo e i lavoratori, fondamentalmente, devono rimanere pronti alla mobilitazione, ma nei loro posti di lavoro, ascoltando l’appello e le istruzioni che potrà lanciare loro il compagno Presidente della Repubblica.

8:15 A.M.
Lavoratori del Cile:

Vi parla il Presidente della Repubblica. Le notizie che ci sono giunte fino ad ora ci rivelano l’esistenza di un’insurrezione della Marina nella Provincia di Valparaiso. Ho dato ordine alle truppe dell’Esercito di dirigersi a Valparaiso per soffocare il tentativo golpista. Devono aspettare le istruzioni emanate dalla Presidenza. State sicuri che il Presidente rimarrà nel Palazzo della Moneta per difendere il Governo dei Lavoratori. State certi che farò rispettare la volontà del popolo che mi ha affidato il comando della nazione fino al 4 novembre 1976. Dovete rimanere vigili nei vostri posti di lavoro in attesa di mie informazioni. Le forze leali rispettose del giuramento fatto alle autorità, insieme ai lavoratori organizzati, schiacceranno il golpe fascista che minaccia la Patria.

8:45 A.M.
Compagni in ascolto:

La situazione è critica, siamo in presenza di un colpo di Stato che vede coinvolta la maggioranza delle Forze Armate. In questo momento infausto voglio ricordarvi alcune delle mie parole pronunciate nell’anno 1971, ve lo dico con calma, con assoluta tranquillità, io non ho la stoffa dell’apostolo né del messia. Non mi sento un martire, sono un lottatore sociale che tiene fede al compito che il popolo gli ha dato. Ma stiano sicuri coloro che vogliono far regredire la storia e disconoscere la volontà maggioritaria del Cile; pur non essendo un martire, non retrocederò di un passo. Che lo sappiano, che lo sentano, che se lo mettano in testa: lascerò la Moneda nel momento in cui porterò a termine il mandato che il popolo mi ha dato, difenderò questa rivoluzione cilena e difenderò il Governo perchè è il mandato che il popolo mi ha affidato. Non ho alternative. Solo crivellandomi di colpi potranno fermare la volontà volta a portare a termine il programma del popolo. Se mi assassinano, il popolo seguirà la sua strada, seguirà il suo cammino, con la differenza forse che le cose saranno molto più dure, molto più violente, perché il fatto che questa gente non si fermi davanti a nulla sarà una lezione oggettiva molto chiara per le masse. Io avevo messo in conto questa possibilità, non la offro né la facilito. Il processo sociale non scomparirà se scompare un dirigente. Potrà ritardare, potrà prolungarsi, ma alla fine non potrà fermarsi. Compagni, rimanete attenti alle informazioni nei vostri posti di lavoro, il compagno Presidente non abbandonerà il suo popolo né il suo posto di lavoro. Rimarrò qui nella Moneda anche a costo della mia propria vita.

9:30 A.M. RADIO MAGALLAN
In questi momenti passano gli aerei. Potrebbero mitragliarci. Ma sappiate che noi siamo qui, almeno con il nostro esempio, che in questo paese ci sono uomini che sanno tener fede ai loro obblighi. Io lo farò su mandato del popolo e su mandato cosciente di un Presidente che ha dignità dell’incarico assegnatogli dal popolo in elezioni libere e democratiche.
In nome dei più sacri interessi del popolo, in nome della Patria, mi appello a voi per dirvi di avere fede. La storia non si ferma né con la repressione né con il crimine. Questa è una tappa che sarà superata.
Questo è un momento duro e difficile: è possibile che ci schiaccino. Ma il domani sarà del popolo, sarà dei lavoratori. L’umanità avanza verso la conquista di una vita migliore. Pagherò con la vita la difesa dei principi cari a questa Patria. Coloro i quali non hanno rispettato i loro impegni saranno coperti di vergogna per essere venuti meno alla parola data e ha rotto la dottrina delle Forze Armate. Il popolo deve stare in allerta e vigile. Non deve lasciarsi provocare, né deve lasciarsi massacrare, ma deve anche difendere le proprie conquiste. Deve difendere il diritto a costruire con il proprio sforzo una vita degna e migliore.

9:10 A.M.
Sicuramente questa sarà l’ultima opportunità in cui posso rivolgermi a voi. La Forza Aerea ha bombardato le antenne di Radio Magallanes. Le mie parole non contengono amarezza bensì disinganno. Che siano esse un castigo morale per coloro che hanno tradito il giuramento: soldati del Cile, comandanti in capo titolari, l’ammiraglio Merino, che si è autodesignato comandante dell’Armata, oltre al signor Mendoza, vile generale che solo ieri manifestava fedeltà e lealtà al Governo, e che si è anche autonominato Direttore Generale dei carabinieri. Di fronte a questi fatti non mi resta che dire ai lavoratori: Non rinuncerò!
Trovandomi in questa tappa della storia, pagherò con la vita la lealtà al popolo.
E vi dico con certezza che il seme affidato alla coscienza degna di migliaia di Cileni, non potrà essere estirpato completamente.
Hanno la forza, potranno sottometterci, ma i processi sociali non si fermano né con il crimine né con la forza. La storia è nostra e la fanno i popoli. Lavoratori della mia Patria: voglio ringraziarvi per la lealtà che avete sempre avuto, per la fiducia che avete sempre riservato ad un uomo che fu solo interprete di un grande desiderio di giustizia, che giurò di rispettare la Costituzione e la Legge, e cosi fece. In questo momento conclusivo, l’ultimo in cui posso rivolgermi a voi, voglio che traiate insegnamento dalla lezione: il capitale straniero, l’imperialismo, uniti alla reazione, crearono il clima affinché le Forze Armate rompessero la tradizione, quella che gli insegnò il generale Schneider e riaffermò il comandante Ayala, vittime dello stesso settore sociale che oggi starà aspettando, con aiuto straniero, di riconquistare il potere per continuare a difendere i loro profitti e i loro privilegi.

Mi rivolgo a voi, soprattutto alla modesta donna della nostra terra, alla contadina che credette in noi, alla madre che seppe della nostra preoccupazione per i bambini.

Mi rivolgo ai professionisti della Patria, ai professionisti patrioti che continuarono a lavorare contro la sedizione auspicata dalle associazioni di professionisti, dalle associazioni classiste che difesero anche i vantaggi di una società capitalista.

Mi rivolgo alla gioventù, a quelli che cantarono e si abbandonarono all’allegria e allo spirito di lotta.

Mi rivolgo all’uomo del Cile, all’operaio, al contadino, all’intellettuale, a quelli che saranno perseguitati, perché nel nostro paese il fascismo ha fatto la sua comparsa già da qualche tempo; negli attentati terroristi, facendo saltare i ponti, tagliando le linee ferroviarie, distruggendo gli oleodotti e i gasdotti, nel silenzio di coloro che avevano l’obbligo di procedere.

Erano d’accordo.

La storia li giudicherà.

Sicuramente Radio Magallanes sarà zittita e il metallo tranquillo della mia voce non vi giungerà più.

Non importa.

Continuerete a sentirla.

Starò sempre insieme a voi. Perlomeno il mio ricordo sarà quello di un uomo degno che fu leale con la Patria.

Il popolo deve difendersi ma non sacrificarsi.

Il popolo non deve farsi annientare né crivellare, ma non può nemmeno umiliarsi.

Lavoratori della mia Patria, ho fede nel Cile e nel suo destino. Altri uomini supereranno questo momento grigio e amaro in cui il tradimento pretende di imporsi.

Sappiate che, più prima che poi, si apriranno di nuovo i grandi viali per i quali passerà l’uomo libero, per costruire una società migliore.

Viva il Cile! Viva il popolo! Viva i lavoratori!

Queste sono le mie ultime parole e sono certo che il mio sacrificio non sarà invano, sono certo che, almeno, sarà una lezione morale che castigherà la fellonia, la codardia e il tradimento.

Santiago del Cile, 11 Settembre 1973.





s/cultura

Giovanni Morsillo

Un ARTICOLO di Luciano Granieri su Aut Frosinone espone riserve (diciamo così) sulla manifestazione "Via Aldo Moro apre alla cultura" svoltasi a Frosinone, evidenziando come l'iniziativa dell'Amministrazione di destra, in continuità con quella di centro-centro, si sia praticamente risolta in un mercato, anzi in un centro commerciale a cielo aperto.
Conservando per motivi più alti la stima ed il rispetto per Luciano, non possiamo però tacere di fronte a questa madornale sbandata del Nostro, e redarguirlo come merita. Ma Granieri che edizione ha del dizionario della lingua italiana? Cosa c'è scritto alla voce "Cultura"? Non sa il nostro commentatore che il termine si è evoluto, ha cioè maturato un cambiamento generazionale che ne ha trasformato i caratteri come avviene a qualsiasi essere vivente? Lo sa Granieri che la lingua è, appunto, viva e che quindi ci si deve aggiornare per comprendere a pieno i processi da essa descritti, specie se attengono a vicende sociali, di costume o scientifiche, per definizioni sempre in aggiornamento?
Insomma, caro Granieri, ci sembra che sia tu fuori tema, non certo la pregevole manifestazione di nullezza (neologismo che non sarà certamente presente sul tuo vecchio dizionario della scuola media, ma che dovrebbe rendere l'idea) che la Giunta si è premurata di propinare ai cittadini. Forse tu, vecchio impenitente magari ancorato ai vecchi canoni della cultura pre-nicoliniana ti aspettavi teatro, poesia, pittura, performances, installazioni, scultura, librerie con le ultime novità editoriali, saggi, ricerche e riviste scientifiche, musica nota e inedita, pianisti e trii d'archi, satira e danza, cucina innovativa e classica, cinema, esperienze di viaggio, reportage, giornalismo, informazione, riflessioni, filosofia, letteratura, scioglilingua e giochi matematici, enigmistica, giocattoli e passatempi per tutte le età, fumetti, vecchi utensili e nuove scoperte tecnologiche, e chissà cos'altro ancora in quel vecchio solaio che è la tua testa di inguaribile rivoluzionario rétro. Ebbene, fai come tutti: omòlogati, pardon, aggiornati, e non scocciare quelli che guardano avanti e ne sanno più di te sulle involuzioni della società.
Ma dico, ci hanno messo trent'anni di impegno continuo ed estenuante per riportare la gente a fare a meno della testa, e ora tu ti scandalizzi? Devi dir loro bravi, se sei onesto, e riconoscere che aver svuotato la scuola e l'Università, l'aver privatizzato e commercializzato la televisione, la stampa, i partiti, i sindacati e le istituzioni ha dato frutti solidi. Adesso la gente, come tu stesso dici, accorre in massa, abbagliata dall'ultima offerta di telefonia mobile, dal viaggio esotico a un tanto al giorno per avventure che si riducono all'escursione nella zona portuale di Istanbul con una guida che non vede l'ora di dirottarti nei negozi "amici" a fare shopping e poi riportare il gregge sulla nave a farsi un'altra abbuffata e convincersi di essere James Bond su uno yacht con personaggi che decidono le sorti del mondo.
Del resto, il capo dei cloni che ha massacrato il paese per quasi vent'anni lo ha detto in veste ufficiale: la cultura non è mica Manzoni, il latino va abolito, meno filosofia e più ragioneria! E il suo giullare rincalzava che con la cultura non si mangia (chissà poi dove l'avrà sentito?).
Ma essendo talenti incommensurabili, preso atto di questo hanno ridisegnato la cultura e l'hanno resa compatibile con i nuovi obiettivi della società finanziarizzata: hanno semplicemente chiamato cultura quello che una volta si chiamava bancarella, e via col tango (anzi, con la disco).
Ora dovresti scrivere un pezzo che ripeta un centinaio di volte, come Bart Simpson in una delle sue punizioni da contrappasso "La cultura dominante è la cultura della classe dominante. Karl Marx".

Un abbraccio fraterno e solidale, Lucià.

domenica 9 settembre 2012

Volano BMW

Luciano Granieri

E’ ormai uso comune sostenere che Pd e Pdl siano comitati elettorali identici . Probabilmente è vero, considerato che in parlamento costituiscono la maggioranza bulgara che sostiene il governo Monti. Eppure in Ciociaria qualche differenza esiste. A dire il vero i due partiti anche qui hanno in comune una devastante litigiosità interna . Nel Pd volano stracci. Spifferi e correnti con i loro rispettivi capi bastone sono impegnate a lanciarsi strali e maledizioni . L’eurodeputato Francesco De Angelis scaglia stracci bagnati contro il consigliere regionale Francesco Scalia, tutti e due menano fendenti contro il segretario provinciale Migliorelli , anche l’ex sindaco Marini, indicato come principale responsabile della sconfitta elettorale a Frosinone, incassa sveglie a destra e a manca. Infine il rottamatore ciociaro Ermisio Mazzocchi, invocando il congresso provinciale, tira strofinacci bagnati contro tutti bocciando in toto l’attuale classe dirigente provinciale. Come detto anche il Pdl è dilaniato da guerre intestine ma, e qui sta la differenza con il Pd, noblesse oblige, anziché volare stracci, fra i dirigenti ciociari volano BMW. Francesco Battistoni neo capogruppo alla Pisana  del Pdl sbatte in faccia al consigliere regionale,   Franco Fiorito una Bmw X5 e una Smart , 90 mila euro di macchine, accusandolo di aver acquistato tali vetture con i soldi del partito (cioè nostri) e poi averle usate per se. Franco Fiorito dal canto suo si esercita nel lancio della BMW, scagliando una 520 in faccia all’euro deputato Alfredo Pallone, accusandolo di aver lasciato “buffi” per l’utilizzo personale di quell’auto, debiti pari a 10milla euro fra multe, contenziosi, e interventi meccanici non pagati. Lo stesso Fiorito , prima di essere defenestrato da Battistoni alla carica di capogruppo alla Regione,  ha dovuto rimborsare quelle somme con i soldi del partito (cioè nostri). Non contento sempre il corpulento consigliere regionale anagnino si produce nel titanico lancio di un intero autonoleggio, con annesse regalie per collaboratrici, contro Francesco Battisotni. L’accusa di Fiorito al nuovo capogruppo è quella di aver noleggiato più volte delle vetture per viaggi istituzionali ed essersi fatto accompagnare da alcune collaboratrici . Le spese, per diversi migliaia di euro relative al pagamento del noleggio e del soggiorno delle collaboratrici sono state sborsate dal partito (cioè da noi) . Per finire in bellezza la sequenza di questi lanci, Fiorito accusa Battistoni di aver tradito la moglie con le suddette collaboratrici. Le corna sono a carico della moglie di Battistoni ( e, almeno queste, non carico a nostro). BRUTTA GENTE.