Ieri pomeriggio ho partecipato ad una riunione convocata dall’associazione Oltre
l’Occidente in cui cittadini, movimenti
e istituzioni erano chiamati a riflettere sulla grave situazione economica che
sta investendo il comune di Frosinone. A
causa di un imprecisato accumulo debitorio
da parte dell’’ente che, dopo un balletto di cifre variamente annunciate,
sembra attestarsi fra i 38 e i 40
milioni di euro, la giunta presieduta dal sindaco Ottaviani è decisa a
dichiarare il pre-dissesto finanziario per poter accedere al Fondo Salva
Comuni e chiedere un prestito di 11 milioni di euro. Come già
scritto in un altro post, l’operazione comporterebbe il taglio dei servizi
sociali, degli addetti direttamente
assunti dal comune e l’aumento delle tariffe. Insomma una situazione che oltre
al licenziamento dei lavoratori della
Multi servizi, imporrebbe un aumento
irreversibile del tasso di povertà alla cittadinanza. Una crisi economica gravissima
investirebbe pesantemente anche i
ceti medi , i commercianti e la piccola
e media impresa, impossibilitata a onorare
il forzoso aumento dei tributi locali
con i proventi dei propri affari fortemente compromessi dalla poca
disponibilità alla spesa dei cittadini gravati, a loro volta, dal pagamento della spesa sociale. All’incontro hanno partecipato esponenti di
quella che fu la coalizione che all’epoca delle elezioni comunali si era
raccolta attorno alla candidata sindaco di Sel Marina Kovari. In particolare, il sottoscritto, Andrea Cristoforo,
Marisa Cianfrano, dipendente della Mutiservizi -per quella che fu la componente
di Rifondazione, (oggi siamo tutti fuoriusciti dal partito) - Lorenzo Rea,
Paolo Iafrate anch’egli dipendente
Multiservizi -per la componente di Frosinone bene Comune -e la stessa Marina
Kovari ex candidata a sindaco. Insieme
ad altri cittadini, fra cui Francesco Notarcola
portavoce della Consulta delle associazioni di Frosinone, era presente una nutrita rappresentanza di amministratori del centro sinistra.
Sembrava di assistere ad una riunione
politica del Pd di alto livello. Fra gli
altri hanno partecipato: Stefania Martini, Pd ex assessore al bilancio del comune di
Frosinone, Massimo Calicchia consigliere comunale Psi di opposizione ed ex
assessore ai servizi sociali, Mauro
Buschini, Pd neo eletto consigliere alla
Regione Lazio e la neo senatrice del Pd Maria
Spilabotte. Nel corso dell’incontro si è sviscerata la perversa strategia pianificata dalla
giunta di centro destra. Lo stato di
pre-dissesto concede al sindaco la
prerogativa di gestire la fase di rientro del debito, da realizzarsi in dieci anni, scegliendo
autonomamente le misure di austerity. E’ previsto l’intervento della Corte dei Conti solo a livello di controllo.
Differentemente dalla procedura di dissesto, dove di fatto la giunta viene
commissariata e le misure di rientro vengono stabilite dai commissari, nel pre
dissesto è il sindaco che decide . Ciò significa quindi che Ottaviani avrà pieni
poteri nel decretare chi deve immolarsi e chi no. La decisione di non rinnovare
i contratti alla Multiservizi,
affidando la gestione delle prestazioni erogate da questa società a delle cooperative sociali che per loro
natura sono impossibilitate ad
aderire, con la conseguenza inevitabile
di privatizzare tutto il sistema di cura
alla città e ai cittadini, dà l’idea
chiara di quali saranno le classi sociali che dovranno sopportare il peso
economico di tale operazione. La cura Ottaviani
si fonderà sui soliti ulteriori tagli ai
servizi sociali fino alla loro scomparsa
, sull’aumento delle tariffe e delle tasse, il tutto salvaguardando il proprio
bacino elettorale. In pratica il sindaco
Ottaviani acquisirebbe potere di vita o di morte su ognuno dei suoi cittadini.
Tutti abbiamo convenuto che una situazione del genere sarebbe insostenibile, non solo per i lavoratori della Multiservizi ,
ma per tutta la città. Come al solito ci siamo dovuti sorbire la litania dei vecchi amministratori sui mancati
contributi della Regione guidata dalla
Polverini, sul programma di risanamento e di riscossione
della TARSU evasa dissoltosi nel nulla della nuova giunta Ottaviani . Insomma
la giustificazione, in parte vera, secondo cui i debiti accumulati dalla ex
giunta Marini siano stati per lo più dovuti al mancato trasferimento di fondi
dallo stato centrale e dalla Regione.
Ma consiglieri e senatori convenuti non avevano ben chiara la
questione che le giustificazioni per
quanto accaduto e i rimpalli di responsabilità sullo schieramento di segno
opposto, oggi non servono. Oggi è urgente evitare il baratro
in cui una giunta dissennata vuole precipitarci. Per fare questo, come
suggerito da Marina Kovari, occorre
partire dalla visione dei bilanci, quelli veri, quelli completi, non il
“bignamino” riassuntivo. Occorre verificare se la dimensione del debito e la sua conformazione possano giustificare il ricorso alla procedura di pre-dissesto
e accesso al fondo salva comuni. Fra l’altro i soldi destinati a quel fondo
sono finiti, dunque Frosinone non li
otterrà mai. E’ chiaro quindi che il pre-dissesto
sarebbe utile solo a fornire al sindaco il potere esclusivo di gestire il
taglio delle risorse pro domo sua. Una
volta accertato la reale conformazione del quadro economico, si deve bloccare con ogni mezzo la decisione del
consiglio comunale. Ma per fare questo è necessario che l’opposizione faccia
veramente l’opposizione. Questi vengono a chiedere a noi di aiutarli a
contrastare l’insano progetto. Noi possiamo organizzare manifestazione,
mobilitare i cittadini, anche se è difficile considerata l’apatia che
attanaglia la cittadinanza, ma sono loro che siedono in consiglio comunale.
Votare semplicemente contro non basta. Bisogna pretendere di vedere le carte e
renderne partecipi anche i cittadini. Mi
rendo conto che in quei documenti ci sono riportate anche le gravi
responsabilità dei signori che ora siedono all’opposizione e che oggi vogliono
salvare la città. Ma se la volontà è realmente quella di mettersi finalmente al
servizio dei cittadini, bisogna avere il coraggio di ammettere i propri errori
e ricominciare secondo pratiche nuove e trasparenti come ha suggerito Francesco Notarcola. Anche io ho fornito il mio contributo
chiedendo che alla fermezza di pretendere la visione del bilancio particolareggiato e di
renderlo pubblico, ci si impegni a mettere in pratica ciò che la Corte dei
Conti ha suggerito per ridurre i costi ,
cioè ripubblicizzare i servizi ceduti a
privati con l’assunzione diretti degli addetti da parte dell’ente. A Genova è
già successo con l’azienda dei TRASPORTI PUBBLICI. E finalmente avere il
coraggio di infrangere il patto di
stabilità spendendo ciò che serve per i bisogni dei cittadini anche sforando i
limiti imposti da una legge infame che rende i comuni esattori delle tasse
imposte dal capitale finanziario. Piero
Fassino, un sindaco moderato riformista, non un indignados, lo ha fatto a
Torino. Noi siamo disposti a fare la
nostra parte, a fare opposizione
sociale, andare in comune ad ogni seduta e strillare le nostre ragioni. Se poi
l’opposizione istituzionale si sveglierà come pare dalle promesse che oggi sono
state fatte tanto meglio. Ma bisogna darsi una mossa oggi è già tardi.
Le rovine
"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"
Buenaventura Durruti
martedì 19 marzo 2013
Documento condiviso sul Pronto Soccorso dell’ospedale del Capoluogo
Le associazioni sottoscritte ed i numerosi cittadini intervenuti, dopo
un ampio ed approfondito dibattito svoltosi nell'incontro di venerdì 1 marzo
sulla drammatica realtà del pronto soccorso dell'ospedale del capoluogo,
ritengono urgente ed immediato un confronto istituzionale (Dirigenza Asl,
Comune capoluogo, Amministrazione Provinciale, Conferenza locale della sanità e
Regione Lazio), per porre fine ad una vergogna che toglie dignità e prestigio
al ruolo del capoluogo e dell'intera provincia. La chiusura degli ospedali di
Anagni, Pontecorvo e Ceccano, gli accorpamenti dei reparti, il loro
ridimensionamento o la loro soppressione in vari ospedali della provincia, come
Sora, Alatri e Cassino, non hanno migliorato alcunché, aggravando le
situazioni preesistenti in tutta la provincia di Frosinone. Nella sanità
ciociara regna il caos e l'improvvisazione, per l'assenza di un atto aziendale
e di una programmazione seria rispondente ai bisogni di salute delle nostre
popolazioni. La gestione delle risorse umane e finanziarie é dominata dal
clientelismo e dagli sprechi come da noi ripetutamente denunciato
e dimostrato dai recenti rilievi della Corte dei Conti. Non si può non
rilevare che quello che doveva essere un pronto soccorso di un ospedale di Dea
di 2° livello, non può definirsi nemmeno Dea di 1° livello. Al fine di
ripristinare la legalità e la normalità in un settore importante dei servizi
sanitari, quale é l'emergenza, si propone:
1) Di garantire la presenza nel pronto soccorso, di un
cardiologo, un radiologo, un pediatra ed un ortopedico, così come
prescritto dalla legge;
2) Di aprire in via sperimentale almeno 4 punti di Pronto soccorso H24
dislocati nelle strutture dismesse di Anagni, Frosinone Umberto
I°, Cassino o Pontecorvo e Sora o Isola del Liri o Atina, strutture
che potrebbero essere gestite dai medici
di famiglia o assumendo medici giovani senza lavoro a tempo determinato;
3) Di potenziare in modo adeguato l'assistenza domiciliare, realizzando
ed estendendo anche l'assistenza socio sanitaria integrata oltre
all'istituzione di un'anagrafe assistenziale e del registro dei tumori;
4) Attivare percorsi riservati e programmati per i pazienti affetti da
patologie croniche;
5) Costituire un coordinamento tra i pronto soccorso di Frosinone ed
Alatri;
6) Istituire degli hospices, presso le strutture dismesse di Anagni,
Alatri, Ceccano e Pontecorvo, per i malati terminali, per alleggerire la
pressione sui pronto soccorso e nei reparti ospedalieri;
7) E' possibile attivare decine e decine di nuovi posti letto:
a - trasferendo il
reparto di lunga degenza dal "Fabrizio Spaziani" ad Alatri o Ceccano;
b - recuperando spazi,
arredi e posti letto della riabilitazione ortopedica dell'ospedale Fabrizio
Spaziani;
c - utilizzando tutti gli
spazi disponibili adiacenti il pronto soccorso;
8) Le associazioni ritengono inoltre opportuno e necessario
attivare strumenti di valutazione da parte del cittadino che si rivolge al
pronto soccorso. Questa importante attività potrebbe essere gestita con il
contributo volontario delle associazioni in un apposito ed attrezzato
sportello, messo a disposizione dalla ASL.
Non è da trascurare il fatto che nella ASL di Frosinone vengono
impiegati decine di medici per attività burocratico-amministrative. Tali
risorse, considerato il periodo eccezionale di emergenza economica, dovrebbero
tornare ad essere impiegati nelle attività sanitarie di loro competenza.
Firmato:
- Consulta delle associazioni della Città di Frosinone – Francesco
Notarcola
- Cittadinanzattiva-Tribunale difesa diritti malato - Renato
Galluzzi
- Associazione Italiana Pazienti anticoagulati e cardiopatici – Antonio
Marino
- Frosinone Bella e Brutta – Luciano Bracaglia
- Associazione Diritto Alla Salute - Sandro Compagno – Anagni
- Legambiente Frosinone – Antonio Setale
- Gruppo Civico Vitaminex – Mauro Meazza –Anagni
- Coordinamento prov.le Legambiente – Francesco Raffa
- Associazione “Alle Venti” – Amedeo Di Salvatore
- Osservatorio Peppino Impastato – Mario Catania
- Coordinamento Frosinone “Salviamo il paesaggio” – Luciano Bacaglia
- Associazione “Mountain Village” – Fabio Colasanti
- Associazione “Città del sole” – Fabio Colasanti
- Associazione Oltre l'Occidente - Paolo Iafrate
- Comitato Salviamo l'ospedale di Anagni - Piero Ammanniti
- Zerotremilacento - Simona Grossi
- Fondazione Kambo - Marco Campagna
- Ciociaria Report 24 - Carlo Ruggiero
- Associazione Forming Onlus - Riccardo Spaziani
domenica 17 marzo 2013
Er punticino (Udinese-Roma 1-1)
Kansas City 1927
FRANCO!
Subito.
Così, a strappo.
A freddo.
A freddo de Udine.
Che se sa, in un ipotetico contest tra freddi, er freddo de Udine te fa secco ar primo round.
Non lo devi fa er coatto, cor freddo de Udine.
C’è gente che c’è rimasta statua consegnata all’eternità tipo quelli de Pompei co la lava. Ce fanno le visite turistiche. E le guide ripetono in tutte le lingue der monnonfame: non lo fa er coatto cor freddo de Udine.
Ma Franco, se sa, se la guida non è scritta è come se non fosse proprio, e quindi je l’avranno pure detto, ma lui er coatto a freddo lo fa, e na cifra. Però evidentemente s’è scallato bene.
Duminuti e Di Natale sta là, pronto a facce piagne. Che come le statistiche ce ricordano, facce piagne a noi (dopo la pesca d’altura, er collezionismo de francobolli svedesi) è l’hobby preferito da Di Natale Totò detto Antonio. L’omo che ad ogni intervista sposta un passetto più in là il confine de quella che po esse ancora definita lingua italiana. Pioniere della glottodidattica, la sua ardita teoria linguistica “Uaaaa fraaaa” mira a dimostrare una sostanziale indifferenza tra un regime di comunicazione verbale che preveda l’utilizzo delle regole grammaticali e uno che le ignori. E la gente ancora lì a ripete “Quando parla nse capisce gnente”, ignoranti.
E comunque mo sta proprio là attuppertù co Francone nostro, dalla mattonella sua, che pe uno forte come lui so praticamente tutte le mattonelle all’interno dell’area de rigore.
Noi amo già capito tutto, se parte in salita, se accantona subito la velleità de potè vince sta partita.
“Accantona sto gran cazzo!” sembra dettare precise istruzioni la voce dai pali nostri quando, esplosivo come esplode urtimamente, Francone bello se allunga e mette fori na palla che sembrava fosse nata dai piedi der fine linguista co l’unico scopo de purgacce.
Ensomma Franco s’è imparato l’italiano.
Ensomma Franco sta messo bene là sotto.
Ma soprattutto Franco fa in modo che sta partita non finisca prima de comincià, e quando comincia s’accorgemo che c’è na novità tattica, cioè che sordato Florenzi sta a fa la zanzara cacacazzi che gira e ronza intorno Arcapitano e poi se infila in areartrui quand’è il momento propizio, cioè la palletta imbucata Darcapitano.
Alla prima, Sturmentruppen nse raccapezza col ruolo nuovo e fa passà er momento bono.
Ercapitano se lo guarda. Florenzi abbozza.
Alla seconda la zanzara riesce armeno a pialla e a tirà, me je la tira addosso a Brkrrkrc.
Ercapitano se lo guarda male. Florenzi se sottera.
Alla terza, Ercapitano sente che è ora de motivà il ragazzo.
“Soldato Florenzi! Che amo deciso? Je la fai a fa un tiro in porta fatto come Cristo comanda?”
“Sissignore! Ci provo signore! Ma non è che possiamo provarci di nuovo signore?”
“A coso! Le domande qui le faccio io fino a prova contraria, sono stato chiaro?”
“Signorsì, signore!”
“Bene, grazie mille, te dispiace se faccio Ercapitano io ancora per un po’?”
“Signorno, signore!”
“Sei mpo emozionato, sei mpo nervoso?”
“Signorsì, nervoso, signore! Me sto mpo a cacà sotto signore!”
“So io che te rendo nervoso?”
“Mpochetto Signore!”
“E allora va va, ma mo vedi de facce quarcosa co sta palla soldato!”
Ercapitano pennella, Sturmtruppen se tuffa e de mezzoesternorecchia a sto giro la mette pure bene, ma Brkrkrkckrkc fa er miracolo e la manna sulla traversa, e quando tutto sembra finito, se palesa lui.
All’improvviso Ladolescente. Ariva, imbuca, ride, ridemo. Ed è subito gioia, ed è subito gel, ed è subito sebo abbondante, ed è subito ormone fuori controllo, ed è subito “Ich bin ein Adolescenten”, si si, semo tutti adolescenti, se non ora quando, e adesso ammazzateci tutti de pippe, fate come ve pare, amo segnato, stamo sopra, se semo sbrinati, daje mo!
Aurelio dalla panca, come ogni buona chioccia de marmo, se compiace dei purcini che crescono bene.
Poi non succede gnente. La gestione. Le schermaglie a centrocampo. Lo sterile possesso. Du cojoni.
Er primo tempo se ne va cosí,
L'intervallo ha il vago sapore de un gò de Lamela che però stamo talmente cloroformizzati che pare che c'è stato ar girone d'andata.
Il secondo tempo, come segno de rispetto nei confronti der primo e con raro senso della continuità, decide de esse na busta de piscio pure lui, il che comporta pe coerenza semantica l'ingresso in campo dell'Acquistinho.
A dì la verità na cosa succede. Aurelio la fa.
La prima vera cazzata della gestione Andreazzoli. Er battesimo ner Giordano delle stronzate. Er cambio Dercapitano.
"Eh ma lo ha visto nervoso"
E che vordì, pure a Gengis Khan, Giulio Cesare, Alessandro Magno e Napoleone ogni tanto je piavano i cinque minuti, ma nè che pe questo a quarcuno ner mezzo della battaglia je passava pe la testa la sostituzione der condottiero.
Subito dopo Muriel se ricorda che oggi lui è forte forte forte e che il Ct della Selezione Mondiale Dribbling Sull'Out di Sinistra è lì in tribuna per lui, Burdisso rammenta che lui decise de fa er difensore principalmente pe il piacere antico e sempre nuovo de fa scivolate in libertà, Franco je sovviene che c'ha i pantaloncini scuciti proprio lì sotto e allarga le cianche pe controllà com'è la situazione, e noi tutti famo mente locale sulla nostra tradizione de pià gò a cazzo proprio mentre ne aggiungiamo uno alla lista sssorica.
Poi niente, succede che me devi dà i rigori. Che rivendico er mio diritto a vince pure le partite mezze e mezze. Epperò Porosidis rimane lì sciancato senza che ne consegua sanzione alcuna, e sarà forse perchè dopo Guida ce ripensa che invece Heurtaux quando scianca Florenzi la sanzione se la pia para para e va a assaggià le docce prime de tutti.
Er punto è che non cambia molto, perchè noi stamo in quei giorni là che potremmo pure aveccela tripla la superiorità numerica, ma la partita nun la addrizzi.
L'occasione a dilla tutta ce sarebbe, quando er Cigno fa una delle rare cose belle della stagione e sull’asse cipolla bionda-cipolla mora se costruisce er Contropiede de Cristo (che come è risaputo sulle ripartenze in velocità faceva miracoli).
Osvardone se ritrova solo davanti ar portiere a du minuti dala fine, è l’occasione pe buttala dentro, è l’occasione pe fasse perdonà, è l’occasione pe facce strillà, è l’occasione pe dimenticasse mpo de cazzate.
E invece diventa l’occasione pe niente. La prende de stinco. La prende male.
Noi pure non la prendiamo benissimo, come dimostra il picco statistico de vendite de tv nuove er giorno dopo da Mediaworld.
Finisce così, cor punticino. Se lo damo moderatamente in fronte er punticino.
Raccojemo i cocci de Lcd o plasma sfonnati co na discreta rosicata ancora appiccicata alla pelle, tutti pensamo che se poco poco Ercapitano rimaneva in campo sta partita se portava a casa.
Tutti annamo a dormì rimasticandose un nome: Francesco...Francesco...Francesco...
In Vaticano, un Cardinale va a dormì rosicando come noi, rimasticandose lo stesso nome.
La prova dei fatti
Rete dei comunisti
Il Movimento Cinque Stelle al Senato non ha retto l'unità ferrea che Grillo e Casaleggio avevano voluto cucirgli addosso. Stavolta l'ideologia "anti-ideologica" non poteva restare indifferente alla scelta da fare.
Al Senato, per la carica di presidente, al quarto turno, il regolamento prescirve il ballottaggio tra i due primi arrivati al terzo. E il Pd ha avuto la furbizia di presentare un candidato per molti versi inguardabile, Pietro Grasso, che era stato capo dell'Antimafia su nomina di Berlusconi. E il Pdl ha avuto la dabbenaggine di ripresentare Renato Schifani, ex presidente, siciliano, più volte "chiacchierato" - nulla di definitivo o certo - per le sue frequentazioni locali.
Facile, insomma, presentare questo voto come uno scontro tra antimafia e "sicilianità" quantomeno disattenta alla mafia. Per i siciliani, soprattutto, non c'era neppure bisogno di montare il castello di chiacchiere intorno a Schifani. Da quelle parti si parla forse più chiaro, nei capannelli, di quanto non si possa fare sui giornali, a rischio di querela.
Mettiamoci anche che oggi era la giornata della memoria dedicata alle vittime della mafia. E il cerchio non poteva che chiudersi con lo schieramento dei parlamentari "cinque stelle" provenienti dalla Trinacria a favore del "meno peggio". Ovvero col voto a Grasso.
Una rondine non fa primavera così come una nuvola non fa autunno. Nessuno può scommettere che il movimento grillino appoggerà sistematicamente il Pd, né l'opposto. Qui ci tocca semplicemente registrare che questa massa di neofiti - magari assai competenti nei rispettivi campi professionali - non è indifferente al "merito" delle cose da votare in Parlamento. E che il "comando dispotico" del padrone del logo - Grillo - non è in grado di orientare i comportamenti in aula.
Può darsi che su altri temi ritrovino una tetragona unità, può darsi che si dividano ancora, rispecchiando le cento anime diverse - socialmente e politicamente - lì dentro sono presenti. In fondo, stavolta si trattava solo di scegliere tra due diversi gradi di impresentabilità. Dal momento stesso di dover decidere cosa fare sul governo, un altro sì o no, sapremo se questo "esperimento reticolare" possiede una sua consistenza oppure è stato solo un bacino di raccolta dell'incazzatura senza progetto.
Noi possiamo solo augurarci che le prossime fratture si verifichino su cose più decisive - i trattati europei, da rispettare o no, e le questioni concernenti mercato del lavoro, contrattazione, pensioni, sanità, istruzione, ricerca, ecc.
Ma siamo anche consapevoli che questo "augurio" potrà diventare un fatto concreto soltanto se un nuovo movimento politico di massa si metterà lì dove ha senso mettersi: all'incrocio tra dispotismo governativo e urgenze sociali. Come dire: nessuna delega.
Cosa c'è dietro le dimissioni di Benedetto XVI
di Matteo
Bavassano
Torneremo prossimamente sul tema del nuovo
papa, l'ex amico dei generali torturatori argentini, Francesco. In questo
articolo ci soffermiamo invece sulle dimissioni del predecessore, per cercare di
capire cosa vi sia dietro.
Le dimissioni di Joseph Ratzinger da
Pontefice della Chiesa cattolica rivestono a nostro avviso una grande importanza
per dei rivoluzionari che operano in Paesi e tra masse che sono influenzate
dalla religione cattolica. Strappare le masse dall’apatia e dallo stato di
sottomissione passiva in cui sono relegate dalle religioni dominanti è un
compito importante che dobbiamo porci. Prima però di tentare un’analisi di
quanto è successo, vorremmo fare alcune considerazioni di base sulla religione
cattolica in quanto fenomeno sociale.
Lo scopo delle
religioni e la burocrazia della Chiesa
Ogni religione nasce per rispondere a dei
bisogni dell’uomo. Solitamente la classe dominante in ogni epoca ha il controllo
più o meno totale dei dogmi religiosi e, in una specie di circolo vizioso,
attraverso dogmi che essa stessa proclama dà una giustificazione teologica del
suo potere. Non bisogna mai dimenticare che la teologia, lungi dal parlare di
dio, parla in realtà dell’uomo e di come questo deve organizzare la società,
anche quando pretende di parlare di dio. Da una certa concezione di dio (o degli
dei) deriva una precisa organizzazione sociale. Quando nasce una nuova
religione, questa si pone solitamente in contrasto con la religione dominante e
ha una certa carica progressiva: questa è anche la storia del cristianesimo, che
all’inizio lancia un messaggio che potremmo considerare rivoluzionario per
l’epoca. In questa fase l’insegnamento della Chiesa è ancora molto fluido e non
dogmatico. L’esigenza del dogma arriva in seguito, quando con l’imperatore
Costantino avviene di fatto l’istituzionalizzazione della religione cristiana
come religione dell’impero romano. Un solo dio era più adatto ad un solo impero,
con il suo imperatore che, in quanto designato da un dio onnipotente, diviene di
fatto divino e infallibile.
Da questa stessa concezione deriva la sua ragione di esistenza anche la stessa gerarchia ecclesiastica, che è sempre più una casta “burocratica”. Nei secoli questa ha mutato i suoi dogmi nei punti che le servivano per sopravvivere alle mutate condizioni economico-sociali (si ricordi che un tempo la Chiesa appoggiava gli aristocratici contro i primi capitalisti e mercanti, per esempio considerando peccato il prestito ad interesse, dogma che è poi stato cambiato per venire incontro all’esigenza dell’investimento del capitale), ma non ha mai cambiato i dogmi che le permettevano di sussistere in quanto casta ecclesiastica. In un certo senso possiamo tracciare un parallelismo con la burocrazia sovietica: anche questa, infatti, per esistere rimaneggiava la dottrina marxista fino a renderla irriconoscibile e a contraddirla nei fatti, ma non poteva in alcun modo dichiarare che il comunismo di Marx e Lenin non fosse più alla base dello Stato sovietico. Se avessero fatto ciò, avrebbero annientato le basi stesse del loro potere sulle masse proletarie.
Da questa stessa concezione deriva la sua ragione di esistenza anche la stessa gerarchia ecclesiastica, che è sempre più una casta “burocratica”. Nei secoli questa ha mutato i suoi dogmi nei punti che le servivano per sopravvivere alle mutate condizioni economico-sociali (si ricordi che un tempo la Chiesa appoggiava gli aristocratici contro i primi capitalisti e mercanti, per esempio considerando peccato il prestito ad interesse, dogma che è poi stato cambiato per venire incontro all’esigenza dell’investimento del capitale), ma non ha mai cambiato i dogmi che le permettevano di sussistere in quanto casta ecclesiastica. In un certo senso possiamo tracciare un parallelismo con la burocrazia sovietica: anche questa, infatti, per esistere rimaneggiava la dottrina marxista fino a renderla irriconoscibile e a contraddirla nei fatti, ma non poteva in alcun modo dichiarare che il comunismo di Marx e Lenin non fosse più alla base dello Stato sovietico. Se avessero fatto ciò, avrebbero annientato le basi stesse del loro potere sulle masse proletarie.
L'infallibilità papale
Il dogma fondamentale della Chiesa cattolica, benché sancito ufficialmente solo nel 1870, è l’infallibilità del papa. In realtà a sua volta questo dogma discende naturalmente dalla lettura che la bibbia fa da secoli del messaggio evangelico e forse la necessità di sancirlo quale dogma arriva dopo che la Chiesa perde il suo storico potere temporale. In ogni caso, in quanto il Conclave designa il Papa mediante il consiglio di Dio che opera attraverso lo Spirito santo, questo è investito del potere di Dio ed era quindi “divino” e “infallibile” già prima del dogma ufficiale. Tutta la gerarchia ecclesiastica è, in misura minore, compartecipe di queste qualità, in quanto designata tramite sacramento.
Cosa significano dunque le dimissioni di Ratzinger da un punto di vista teologico? Per sintetizzare che il Papa e Dio stesso non sono infallibili. Benedetto XVI non poteva non sapere che la sua scelta portava a questa necessaria conclusione logica. Perché dunque ha compiuto questo passo, rischiando di minare alle fondamenta la Chiesa così come oggi la conosciamo e spiazzando completamente, a nostro parere, le stesse gerarchie vaticane? Se fosse stato semplicemente un venir meno della salute e della forza fisica dell’anziano Papa, non dubitiamo nemmeno per un istante che Ratzinger avrebbe fatto valete l’interesse teologico di casta della Chiesa sui suoi interessi personali. Un po’ come aveva fatto Giovanni Paolo II, anche lui gravemente malato. Non dobbiamo dimenticare tutta la retorica della Chiesa sulla necessità che ogni uomo porti la sua croce con pazienza e sacrificio. Se Dio stesso ha designato un Cardinale come Papa, come può questo, sebbene il diritto canonico lo consenta, dimettersi lasciando così la sua croce? Questo esempio non garantisce a tutti gli uomini di lasciare la loro di croce e cambiare il loro destino? Non garantisce ai proletari e agli sfruttati il diritto a ribellarsi agli sfruttatori per creare oggi sulla Terra un mondo migliore? Se così fosse la Chiesa perderebbe la sua utilità per le classi dominanti, perderebbe la sua funzione di “oppio dei popoli”: non a caso infatti lo stesso Benedetto XVI nella sua ultima udienza pubblica ha dichiarato che la sua rinuncia non equivale ad un abbandono della croce, ma crediamo che la verità sia sotto gli occhi di tutti, bisogna avere solo al volontà di vederla.
Il dogma fondamentale della Chiesa cattolica, benché sancito ufficialmente solo nel 1870, è l’infallibilità del papa. In realtà a sua volta questo dogma discende naturalmente dalla lettura che la bibbia fa da secoli del messaggio evangelico e forse la necessità di sancirlo quale dogma arriva dopo che la Chiesa perde il suo storico potere temporale. In ogni caso, in quanto il Conclave designa il Papa mediante il consiglio di Dio che opera attraverso lo Spirito santo, questo è investito del potere di Dio ed era quindi “divino” e “infallibile” già prima del dogma ufficiale. Tutta la gerarchia ecclesiastica è, in misura minore, compartecipe di queste qualità, in quanto designata tramite sacramento.
Cosa significano dunque le dimissioni di Ratzinger da un punto di vista teologico? Per sintetizzare che il Papa e Dio stesso non sono infallibili. Benedetto XVI non poteva non sapere che la sua scelta portava a questa necessaria conclusione logica. Perché dunque ha compiuto questo passo, rischiando di minare alle fondamenta la Chiesa così come oggi la conosciamo e spiazzando completamente, a nostro parere, le stesse gerarchie vaticane? Se fosse stato semplicemente un venir meno della salute e della forza fisica dell’anziano Papa, non dubitiamo nemmeno per un istante che Ratzinger avrebbe fatto valete l’interesse teologico di casta della Chiesa sui suoi interessi personali. Un po’ come aveva fatto Giovanni Paolo II, anche lui gravemente malato. Non dobbiamo dimenticare tutta la retorica della Chiesa sulla necessità che ogni uomo porti la sua croce con pazienza e sacrificio. Se Dio stesso ha designato un Cardinale come Papa, come può questo, sebbene il diritto canonico lo consenta, dimettersi lasciando così la sua croce? Questo esempio non garantisce a tutti gli uomini di lasciare la loro di croce e cambiare il loro destino? Non garantisce ai proletari e agli sfruttati il diritto a ribellarsi agli sfruttatori per creare oggi sulla Terra un mondo migliore? Se così fosse la Chiesa perderebbe la sua utilità per le classi dominanti, perderebbe la sua funzione di “oppio dei popoli”: non a caso infatti lo stesso Benedetto XVI nella sua ultima udienza pubblica ha dichiarato che la sua rinuncia non equivale ad un abbandono della croce, ma crediamo che la verità sia sotto gli occhi di tutti, bisogna avere solo al volontà di vederla.
Banche e
scandali della Chiesa
Perché Ratzinger potesse anche solo
rischiare di far traballare l’intera impalcatura ecclesiastica la situazione
doveva evidentemente essere diventata talmente tanto grave che egli stesso non
se la sentiva più di coprire le cricche di potere del Vaticano con la sua
permanenza alla guida della Chiesa. Tendiamo a escludere che egli ritenesse di
non essere più in grado di contrastare questi gruppi che, a quanto è dato
sapere, si scontrano nel Vaticano e che invece un nuovo Papa potesse riuscirci
meglio. Questo perché comunque non è escluso che il nuovo Papa non faccia parte
di uno di questi gruppi di potere, anche se forse è per evitare questa
possibilità che Ratzinger ha introdotto la necessità di una “maggioranza
qualificata” per eleggere il nuovo Papa. Le (pochissime) indiscrezioni che
trapelano dal Vaticano parlano di scambi loschi di denaro nonché di ricatti a
membri della gerarchia che hanno “rapporti mondani”, spesso omosessuali, con dei
laici. Lo stesso Benedetto XVI aveva commissionato a tre cardinali una inchiesta
per far luce sulle cricche presenti nei palazzi vaticani, che ha prodotto un
rapporto di due tomi da 300 pagine che sarebbe alla base della decisione delle
dimissioni.
Altra cosa strana è la nomina del successore di Gotti Tedeschi alla guida dello Ior. Quel posto era infatti vagante dal maggio dello scorso anno. Improvvisamente il 15 febbraio, quattro giorni dopo l’annuncio dell’“abdicazione” di Ratzinger, viene nominato presidente dell’Istituto Ernst von Freyberg. La nazionalità tedesca suggerirebbe che sia un uomo di Ratzinger. Ma perché allora designarlo solo ora, dopo le dimissioni? O Benedetto XVI ha tentato di lasciare un suo uomo di fiducia alla guida dello Ior per contrastare le cricche vaticane e per aiutare e consigliare il nuovo Papa oppure la scelta gli è stata imposta in quanto da dimissionario non ha più avuto la forza di contrastare i suoi oppositori interni. Noi optiamo per la seconda versione. Se infatti è sempre molto difficile scrutare tra le mura del Vaticano, sembra quasi certo che il capo della lobby di potere vaticana sia il Segretario di Stato, il Cardinale Tarcisio Bertone. Bertone ha il compito di organizzare il prossimo conclave ed ha avuto un ruolo determinante nella scelta di von Freyberg.
Di fatto, se le letture e le indiscrezioni che trapelano in questi giorni sono giuste, ne discende logicamente che Ratzinger, schiacciato dal peso di tutti gli scandali scoppiati durante il suo pontificato, preferisce ritirarsi a vita privata, anche a costo di lasciare campo libero a coloro che ha individuato come responsabili della corruzione delle alte gerarchie ecclesiastiche e di prestare il fianco a critiche teologiche molto radicali che potrebbero mettere in discussione l’esistenza stessa delle gerarchie ecclesiastiche e che verrebbero non solo da fuori la Chiesa, ma anche dai teologi cristiani cosiddetti progressisti.
Probabilmente la voce di chi trarrà le logiche conseguenze sarà però silenziata dalle gerarchie ecclesiastiche che comunque mantengono il potere necessario per sopravvivere in quanto casta privilegiata. Tutta la Chiesa e anche Ratzinger stesso si stanno muovendo per minimizzare l’accaduto, squalificando in questo modo l’importanza delle sue stesse dimissioni, spostando l’attenzione mediatica dal fatto in sé a cose assolutamente secondarie come il titolo da attribuire al “Papa emerito”. Chissà che Benedetto XVI per la sua ignavia nel denunciare i misfatti della Chiesa non finisca nell’Inferno di Dante insieme a Celestino V. E a tutti gli altri gerarchi e burocrati di tutte le risme, religiosi e non.
Altra cosa strana è la nomina del successore di Gotti Tedeschi alla guida dello Ior. Quel posto era infatti vagante dal maggio dello scorso anno. Improvvisamente il 15 febbraio, quattro giorni dopo l’annuncio dell’“abdicazione” di Ratzinger, viene nominato presidente dell’Istituto Ernst von Freyberg. La nazionalità tedesca suggerirebbe che sia un uomo di Ratzinger. Ma perché allora designarlo solo ora, dopo le dimissioni? O Benedetto XVI ha tentato di lasciare un suo uomo di fiducia alla guida dello Ior per contrastare le cricche vaticane e per aiutare e consigliare il nuovo Papa oppure la scelta gli è stata imposta in quanto da dimissionario non ha più avuto la forza di contrastare i suoi oppositori interni. Noi optiamo per la seconda versione. Se infatti è sempre molto difficile scrutare tra le mura del Vaticano, sembra quasi certo che il capo della lobby di potere vaticana sia il Segretario di Stato, il Cardinale Tarcisio Bertone. Bertone ha il compito di organizzare il prossimo conclave ed ha avuto un ruolo determinante nella scelta di von Freyberg.
Di fatto, se le letture e le indiscrezioni che trapelano in questi giorni sono giuste, ne discende logicamente che Ratzinger, schiacciato dal peso di tutti gli scandali scoppiati durante il suo pontificato, preferisce ritirarsi a vita privata, anche a costo di lasciare campo libero a coloro che ha individuato come responsabili della corruzione delle alte gerarchie ecclesiastiche e di prestare il fianco a critiche teologiche molto radicali che potrebbero mettere in discussione l’esistenza stessa delle gerarchie ecclesiastiche e che verrebbero non solo da fuori la Chiesa, ma anche dai teologi cristiani cosiddetti progressisti.
Probabilmente la voce di chi trarrà le logiche conseguenze sarà però silenziata dalle gerarchie ecclesiastiche che comunque mantengono il potere necessario per sopravvivere in quanto casta privilegiata. Tutta la Chiesa e anche Ratzinger stesso si stanno muovendo per minimizzare l’accaduto, squalificando in questo modo l’importanza delle sue stesse dimissioni, spostando l’attenzione mediatica dal fatto in sé a cose assolutamente secondarie come il titolo da attribuire al “Papa emerito”. Chissà che Benedetto XVI per la sua ignavia nel denunciare i misfatti della Chiesa non finisca nell’Inferno di Dante insieme a Celestino V. E a tutti gli altri gerarchi e burocrati di tutte le risme, religiosi e non.
sabato 16 marzo 2013
Il treno verde
Il Corrosivo
Un treno che nel cuore della notte, mentre voi
dormivate ignari di quanto accadeva, ha percorso mezzo Piemonte, da Vercelli a
Novara, ad Alessandria, ad Asti e poi su, fino a Torino e attraverso la Val di
Susa fino alla Francia.
Un treno Castor riempito di scorie nucleari e destinato agli stabilimenti della Areva di La Hague, sulle coste
dell'Atlantico, dove il materiale radioattivo sarà sottoposto a
riprocessamento, prima di venire rispedito in Italia.
Un treno di gran lunga più pericoloso di quello che a Viareggio tre anni fa
bruciò come tizzoni 32 persone e ne lasciò almeno un migliaio senza casa,
senza che ad oggi sia stato individuato alcun colpevole...
Un treno del cui passaggio, per legge, la popolazione interessata
dovrebbe essere avvisata, affinché in caso d'incidente sia preparata ad
affrontare il piano d'emergenza predisposto dal suo comune. Siete stati
avvisati? Conoscete il piano d'emergenza predisposto dal vostro comune?
Probabilmente no, perché in Italia generalmente queste operazioni vengono fatte
in gran segreto, il vostro comune non ha nessun piano d'emergenza e nel caso esista giace ad ammuffire
da tempo immemorabile rinchiuso in un cassetto.
Nonostante ciò, mentre dormivate tranquilli il sonno dei giusti,
il treno è passato accanto alle vostre case, con sulle fiancate la scritta Treno Verde e le forze dell'ordine nelle stazioni
erano impegnate ad intimidire e identificare le poche persone che sapevano ed
hanno abbozzato una qualche forma di protesta.
Quando
vi sveglierete il Treno
Verde avrà già valicato
la frontiera ed il pericolo sarà passato, almeno fino al prossimo
trasferimento. In fondo avete ragione voi, meglio non saperle queste (ed altre)
cose, si dorme più sereni e si vive più a lungo e poi la mano delle autorità ci
protegge e non permetterebbe mai ci accadesse qualcosa di brutto.
Un giorno tutto questo sarà tuo. (NO NUKE - STOP THAT TRAIN!)
Simonetta Zandiri
15 marzo 2013
Alle 22:45 del 14 marzo siamo arrivate alla stazione di
Vercelli, quasi contemporaneamente all'arrivo di camionette della polizia. All'interno
un gruppo di presidianti, presente anche Legambiente. Qualche minuto ed ecco
arrivare un colonnello dei Carabinieri, poi auto blu tirate a lucido,
presumibilmente prefetto e questore di Vercelli. Entriamo tra un discreto
numero di agenti in borghese riconoscibili perché indossano la kefiah tipo un
foulard e ti guardano storto perché intuiscono che non sei un no nuke locale.
Tra i presidianti gira un termos con tisana calda e qualche dolce, tra lo
sguardo invidioso degli agenti che fanno battute tipo "voi siete più
organizzati di noi!". Certo, rispondiamo. Solo che voi siete più pagati di
noi.
Entriamo in stazione, i treni civetta sono pronti
ma il castor non si vede. E' nell'ultimo binario....
Ci infiliamo nel sottopassaggio per raggiungere il
secondo civetta, dietro c'è sicuramente il castor e vogliamo almeno tentare di
filmare la partenza. Siamo scortate da agenti in borghese, acceleriamo e
raggiungiamo il fondo del binario dal quale riusciamo a filmare solo l'inizio
del Castor. Un minuto, al massimo, ed ecco che l'avvicinamento diventa
accerchiamento. "Non si può filmare". " E perché?" .
"Perché è una cosa delicata, non si può filmare".
Una risposta poco soddisfacente. Facciamo notare
che l'unica cosa che non si potrebbe fare è far transitare un treno carico di
ignari paseggeri accanto ad un treno carico di scorie, ci rispondono
malamente... Poi ci dicono che se volevamo fare una manifestazione dovevamo
mandare un avviso, facciamo notare che siamo in due, anzi in tre, e che non è
una manifestazione. E' una passeggiata.... informativa.
"Guardate che voi avete ragione, lo sappiamo,
ma la questione è delicata... e poi è meglio se le scorie vanno da un'altra
parte".
"Si, ma poi ritornano qui. Non fate finta di
non saperlo".
O forse, non fanno finta?
Arriviamo al dunque... documenti. Perché?
"Perché è una normale identificazione", risponde l'uomo in borghese,
scocciato. OK, ma lei chi è? Sempre più irritato, mostra il suo documento. E'
un agente. Tiriamo fuori i nostri documenti e con molta flemma se li passano,
tanto per far passare il tempo e anche il convoglio (civetta e castor), che nel
frattempo parte (23:31)
Complimenti vivissimi. L'ordine pubblico è stato
gestito molto bene, la salute pubbica un po' meno. Per non parlare di quella
del pianeta terra.
Vorrei che questo messaggio arrivasse agli ignari
passeggeri.
Questo è il sesto trasporto di scorie. Ce ne
saranno altri, a breve.
Bilancio della situazione dei trasporti di
combustibile consumato italiani:
Totale a consegnare (contratto firmato con Areva) :
235 tonnellate
Già consegnato: 207 tonnellate
Già ritrattato : 190 tonnellate
Consegnato all'ultimo viaggio : 7, 36 tonnellate
Resta a consegnare : 20,6 tonnellate (ossia circa 3
trasporti).
fonte: La Hague
Tratta: Vercelli - Novara - Mortara - Alessandria -
ASTI - TORINO LINGOTTO - GRUGLIASCO - BARDONECCHIA - MODANE
Iscriviti a:
Post (Atom)


