Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

mercoledì 27 marzo 2013

Muore la Multiservizi, muore la città.

Marisa Cianfrano
Video Luciano Granieri


Vicenda Frosinone Multiservizi s.p.a .  A  tre giorni dallo scadere del contratto di servizio i lavoratori che hanno servito l’ente per 17 anni  (11 come lavoratori socialmente utili 6 anni come dipendenti Frosinone Multiservizi s.p.a.,  società  costituita dopo un lungo percorso di sacrifici, lotte, scontri con le varie giunte centro sinistra ed oggi centro destra), sono diventati gli agnelli sacrificali da sgozzare  sull’altare del rientro del debito che loro, come tutta la cittadinanza non hanno provocato.  Come se i lavoratori buttati in strada risolvessero il problema di cassa dell’ ente .   La giunta di  destra,   arroccata sulla sua intenzione di smantellamento, spacchettamento, macelleria sociale non ho altri termini per definire l’operazione di questa amministrazione,  decreta l’affidamento dell’erogazione dei servizi  a società cooperative , tutto ciò per RISPETTARE IL PAREGGIO DI BILANCIO e provare inutilmente a tamponare un DEBITO CHE LIEVITA DI GIORNO IN GIORNO, A OGGI SIAMO A 45 milioni di euro . I lavoratori della Multiservizi non vogliono pagare per una situazione debitoria che non hanno provocato. Il  25 marzo   sono scesi in piazza con un corteo che ha attraversato parte della città informando e coinvolgendo la cittadinanza anche sui piani del nostro sindaco che oggi  27 marzo ha dichiarato  il predissesto finanziario . Non si vede luce,  quello che oggi i cittadini lavoratori onesti di questa città si troveranno ad affrontare saranno soltanto tasse tagli dei servizi, chiusure dei negozi ,una città invivibile una città corrotta una città dove regna l’ illegalità del  cemento dove ognuno ha fatto i propri comodi esenti da tasse,  una città che vive sul “non ti preoccupare ci penso io”.  I lavoratori Multiservizi lo hanno provato sulla propria pelle assistendo e subendo in silenzio discriminazioni sociali  e angherie grazie a chi è stato messo alla dirigenza della società a riscossione di cambiali politiche pagate dai lavoratori.  Destra,  sinistra,   ognuno ha fatto la sua parte.


 L' amministrazione comunale di Frosinone ha chiesto di accedere al fondo salva comuni allo scopo di ottenere un prestito di 11 milioni di euro. Per far questo il comune ha dovuto dichiarare lo stato di pre - dissesto ed impegnarsi a rientrare in 10 anni dal debito accumulato quantificato in 45 milioni di euro. Lo stato di pre - dissesto consente al sindaco di aumentare i tributi comunali in modo illimitato, di ridurre del 35% l'erogazione dei servizi ai cittadini di licenziare i dipendenti comunali. Tutto ciò sta accadendo a Frosinone. Una città in cui i cittadini si troveranno a pagare i debiti contratti da altri. Debiti accumulati dal comune per il mancato trasferimento dei fondi regionali, per i tagli operati dal governo centrale, per l'austerity imposta dal patto di stabilità, e per la mancata riscossione degli oneri concessori dovuti dalle imprese edili che hanno cementificato la città attraverso il sistema dell'edilizia contrattata al di fuori di ogni piano regolatore. Dunque una città senza servizi, con l'aumento indiscriminato dei tributi e senza addetti alla manutenzione degli arredi urbani, alla guida degli scuola bus, alla cura dei cittadini, è destinata a morire. Così come sono destinati ad un futuro gramo i lavoratori della Multiservizi. La società partecipata dal comune che provvedeva alla manutenzione città a cui l'amministrazione comunale di Frosinone non ha rinnovato il contratto proprio in ottemperanza alla politica dei tagli. E sono proprio i lavoratori della Multiservizi, destinati al licenziamento o, ben che vada, ad essere riassunti a 500 euro al mese della società cooperative che prenderanno gli appalti per l'erogazione dei servizi , a celebrare i funerali della città. 


Luciano Granieri


L’ACQUA E’ UN BENE COMUNE


Riccardo Palma  Segretario Circolo PRC Cassino “M. De Sanctis

Il Tar del Lazio con una sentenza non definitiva ha disposto che entro 90 giorni l’acquedotto del Comune di Cassino debba passare nelle mani di ACEA. Infatti il Prefetto di Frosinone ha nominato un commissario ad acta per gestire il passaggio delle consegne. Dopo il referendum promosso dal comitato per l’acqua pubblica che ha visto un risultato eccezionale di grande partecipazione nella riappropriazione dei beni comuni, ci ritroviamo di fronte a decisioni che sono a dir poco paradossali per altro quando si è ancora in attesa di una pronuncia da parte del Consiglio di Stato. Una “forzatura” quando le cose potrebbero cambiare in senso opposto. Una sentenza arrivata dopo un lungo contenzioso iniziato nel 2003 ma che avrà uno strascico per la richiesta di risarcimento danni da parte della ACEA per non aver potuto usare l’acquedotto ed ha già richiesto il pagamento di 12 milioni di euro per il mancato guadagno e per le quote non versate per l’utilizzo del depuratore.
            E’ sicuramente sconcertante vedersi “sfilare” gli impianti della sorgente più grande d’Europa ed è ancora più difficile da digerire quando il Consiglio di Stato ha bocciato l’aumento del 7% sulle bollette perche “non coerente” con i risultati del referendum sull’acqua pubblica perché ritenuto illegittimo e dovrebbe essere immediatamente restituito ai cittadini con la prima bolletta utile per restituire i soldi indebitamente incassati a partire dal 21 luglio 2011.
            La decisione contrasta anche con lo stesso Consiglio Comunale che si è espresso all’unanimità per difendere l’acqua pubblica modificando lo statuto comunale in favore dell’estensione della rete pubblica dell’acqua a tutto il comune.
            L’ACEA è una società privata che ha legittimamente vinto la gara per la gestione del servizio idrico, ma la politica ha il compito soprattutto per la propria  e specifica situazione idrica, continuare a combattere affinché i risultati dei referendum siano resi esecutivi. Inoltre l’ACEA ha dimostrato in questi anni una cattiva gestione, con una serie di inadempienze che sono andate a danno dei cittadini della provincia, come dimostrato da recenti e numerose sentenze. Il Commissario ad acta non può supplire all’autorità idrica che è l’organo dei sindaci per proporre tariffe che non tengano conto anche della qualità del servizio. La recentissima sentenza del TAR toscano e del Consiglio di Stato sono sentenze storiche da questo punto di vista perché dichiarare illegittime le tariffe praticate dai gestori significa rispettare prima di tutto l’esito referendario, che era applicabile fin da subito, e soprattutto significa riaprire concretamente la strada della ripubblicizzazione del servizio idrico. Una pagina importante che difenderà tutti quei cittadini che, aderendo alla campagna di Obbedienza Civile promossa dal Forum dell’acqua, si sono autoridotti le bollette “obbedendo” agli esiti referendari. Dunque ridiventa attuale l’imperativo di “rimborsate quanto dovuto”.
All’ACEA ATO 2 diciamo: la rete idrica invecchia, lo sappiamo, le perdite di rete toccano percentuali altissime e sono destinate a salire fino oltre il 50% proprio perché le risorse non bastano. Ma la risposta sta nel riportare i grandi investimenti plurigenerazionali nella fiscalità generale, come si fa per ospedali e scuole, liberando così la tariffa da spese insostenibili. Solo così si potrà far fronte alla manutenzione ordinaria, altro che disapplicare i referendum! All’amministrazione comunale va dato il massimo sostegno politico per percorrere tutte le strade possibili per scongiurare la consegna dei nostri impianti e riprenderci una sana gestione della stessa a partire da una diversa concezione della depurazione delle acque con tecniche che scongiurano effettivamente la carica batterica delle stesse con l’elettrolisi prevedendo spese piu basse ed una qualita’ maggiore del bene più prezioso che abbiamo.

LETTERA APERTA AI MILITANTI E AGLI ISCRITTI DEL PRC E DEL PDCI.

PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI


Cari/e compagni/e, 

La disfatta dell'operazione “Rivoluzione civile” non è solo elettorale, ma politica. E' il capolinea definitivo di un lungo corso trasformista dei gruppi dirigenti di PRC e PDCI, che ha distrutto e disperso, in tanti anni, energie, passioni, potenzialità enormi. E che si è rivelato irriformabile. 

Ci rivolgiamo a voi- nel nome di tante battaglie comuni- per chiedervi di trarre un bilancio onesto di questo fallimento politico senza ritorno. E di compiere l'unica scelta politica conseguente : quella di unirvi al Partito Comunista dei Lavoratori, e dunque al programma e ai principi del marxismo rivoluzionario. Per rafforzare l'unico partito a sinistra che non si è mai compromesso nelle politiche borghesi. Per costruire insieme, finalmente, una coerente presenza anticapitalista e comunista, contro ogni opportunismo e trasformismo. 


L'OPERAZIONE “INGROIA”: IL CAPOLINEA DEL TRASFORMISMO 

Non si tratta di discutere con voi dell' “insuccesso elettorale” in quanto tale dell'operazione Ingroia o del mancato ritorno in Parlamento di PRC e PDCI. Né si tratta di confrontare i 113.000 voti del PCL al Senato ( comunque conquistati -senza mezzi e senza coprire tutti i collegi- su un programma anticapitalista,) con i 500.000 o poco più di “Rivoluzione Civile” al Senato( IDV+ PRC+ PDCI+ Verdi+ De Magistris..), che è l'unico terreno omogeneo di confronto possibile. Perchè successi o insuccessi, tanto più sul piano elettorale, possono essere a volte indipendenti dalle scelte politiche che si compiono. 

Si tratta invece di discutere esattamente della scelta politica compiuta: quella di aver annullato la propria autonomia e riconoscibilità di “comunisti” dentro l'arancione dei pubblici ministeri, nel momento della massima crisi del capitalismo. Quella di aver imboscato la stessa centralità delle ragioni del lavoro dentro l'abbraccio col liberal questurino Di Pietro, nel momento della più grave aggressione contro i lavoratori dell'intero dopoguerra. La disfatta elettorale ha solo registrato l'enormità di questa scelta politica. Che ha esposto decine di migliaia di compagni/e ad un'autentica umiliazione. E che oltretutto ha favorito lo sfondamento grillino a sinistra. 

Il punto è : qual'è la radice di questa scelta politica abnorme? Non siamo in presenza di un “errore”, per quanto letale. Siamo in presenza dell'ennesima manifestazione del codice politico di fondo dei gruppi dirigenti di PRC e PDCI: quello per cui la propria collocazione o ricollocazione istituzionale ( o... la speranza di conseguirla) prevale su ogni considerazione di principio. E tanto più sul rispetto dei propri militanti e delle loro ragioni. 


LA LUNGA STORIA DI UNA DERIVA ISTITUZIONALE 

E' lo stesso codice genetico che ha segnato, con responsabilità anche più gravi, il lungo corso dei gruppi dirigenti di Rifondazione. 

E' il codice che nel 96/98 spinse l'intero gruppo dirigente del PRC ( Bertinotti, Cossutta, Ferrero, Diliberto, Grassi, Rizzo..) a entrare nella maggioranza del primo governo Prodi, votando l'introduzione del lavoro interinale (Pacchetto Treu), il record delle privatizzazioni, i campi di detenzione per i migranti( legge Turco- Napolitano). 

E' il codice che nel 99/2001 spinse Diliberto (e Rizzo) a sostenere i bombardamenti “umanitari” su Belgrado, in cambio di un ministero nel governo D'Alema-Cossiga per il neonato PDCI. 

E' il codice che nel 2006/2008 spinse PRC e PDCI a entrare nel secondo governo Prodi, votando missioni di guerra e detassazione dei profitti, in cambio di un ministero( Ferrero) e della Presidenza della Camera (Bertinotti). 

E' il codice che tuttora spinge PRC e PDCI in tante giunte locali di centrosinistra a votare tagli sociali in cambio di assessori. Magari a braccetto dell' UDC, come in Liguria. 

Del resto: la stessa operazione Ingroia non è nata forse per il solo rifiuto del PD di accettare Di Pietro e Diliberto nella coalizione di Centrosinistra? E a nome di “Rivoluzione civile” Ingroia non ha forse continuato ad offrire al PD la propria disponibilità di governo, al posto di Monti, durante tutta la campagna elettorale? 

Questo codice politico si è rivelato irriformabile. Ha disperso e demotivato negli anni un patrimonio enorme di energie e di speranze di decine di migliaia di attivisti e di milioni di lavoratori e di giovani. Ed oggi è giunto semplicemente al suo epilogo. 


PERCHE' UNIRSI AL PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI 

Il Partito Comunista dei Lavoratori è nato (tra il 2006 e 2008) contro questa politica, dopo una battaglia di 15 anni all'interno del PRC, basata sui principi anticapitalistici e di classe. E' nato non per “dividere” i comunisti. Ma per liberarli da partiti che comunisti non erano e non sono. Per dare loro un riferimento coerente da cui ripartire. Per evitare loro nuove delusioni e dispersioni. 

Certo: siamo un piccolo partito. Che si è dovuto confrontare , in anni difficili, con gli effetti di confusione e demoralizzazione prodotti dal fallimento del PRC governista in un vasto settore della stessa avanguardia. Che ha dovuto lottare controcorrente , negli anni della peggiore crisi sociale, rispetto allo stesso arretramento della coscienza politica del movimento operaio . Ma abbiamo lavorato e lavoriamo per ricostruire una coscienza di classe , non per contribuire a disperderla. Da qui la nostra battaglia, in tutte le lotte e i movimenti, contro ogni subordinazione al PD, o al giustizialismo, o al grillismo. Da qui anche la nostra presenza alle elezioni: come terreno di presentazione di un programma comunista, alla luce del sole e senza mimetismi. 

Oggi possiamo dire di aver costruito, con tutti i nostri limiti, l'unico partito a sinistra del PRC realmente presente su scala nazionale, dotato di un minimo di organizzazione e di radicamento. L'unico che, nel suo piccolo, sta estendendo la propria presenza territoriale. L'unico, non a caso, che può presentarsi alle elezioni nazionali. L'unico, soprattutto, che non ha altro interesse da difendere che gli interessi del lavoro e della rivoluzione sociale. 

Cari compagni e compagne, 

diversi militanti di PRC e PDCI, in diverse parti d'Italia, hanno raggiunto in questi mesi le fila del PCL. E' un fatto prezioso. Ma se entrassero nel nostro partito tutti coloro che- tra voi- ci hanno detto e ci dicono che “sono d'accordo” con il PCL, con la sua politica, con il suo programma, la nostra comune battaglia comunista e rivoluzionaria farebbe un grande passo avanti. Nell'interesse dei lavoratori e di tutti gli sfruttati. 

Questa è esattamente la proposta che vi avanziamo. 
Disponibili, con i nostri dirigenti, e con le nostre sezioni territoriali, ad ogni occasione di incontro , di confronto, di approfondimento. A partire dalle lotte comuni di ogni giorno. 

PERCHE'IL MOVIMENTO OPERAIO IRROMPA NELLA CRISI POLITICA E IMPONGA LA PROPRIA SOLUZIONE DELLA CRISI

Marco Ferrando


La crisi politico/istituzionale della Seconda Repubblica si avvita senza trovare uno sbocco. Il populismo reazionario di Grillo è al centro della scena. Mentre il movimento operaio osserva in silenzio, con le mani legate dalle proprie direzioni politiche e sindacali, a fronte di una crisi sociale che va precipitando. Questa è la sostanza dell'attuale momento politico. 


LA CRISI POLITICA DELLA BORGHESIA 

La borghesia ha perso il controllo della crisi politica. Prima del voto puntava a un compromesso tra centrosinistra e Monti. Ma il voto ha spazzato via questa possibilità. Ed oggi i vecchi partiti dominanti sono alle prese con la propria crisi. 

Bersani cerca di salvare il suo gruppo dirigente del PD candidandosi a risolutore della crisi. Ma non è in grado di formare un governo. E prepara così, in prospettiva, il tappeto rosso per Matteo Renzi, col rischio serio di conflagrazione del PD. 

Berlusconi cerca di salvarsi dalle sentenze annunciate della magistratura, e per questo punta a un negoziato politico istituzionale col PD che gli possa garantire un salvacondotto. Ma cozza con le difficoltà insolute del PD a un compromesso pubblico col Cavaliere. E per questo accarezza in subordine l'idea di nuove elezioni con l'obiettivo di vincerle e dunque di procurarsi per questa via il salvacondotto istituzionale. 

La Lega, uscita malconcia e divisa dalle urne, vorrebbe evitare il voto ad ogni costo, e per questo ha lanciato segnali di disponibilità al PD. Ma è troppo debole per giocare una partita in proprio senza il benestare di Berlusconi. 

Il Centro di Lista Civica è a sua volta diviso dalle ambizioni frustrate di Mario Monti, col rischio di una clamorosa disgregazione parlamentare: indebolendo ancor più le fortune già precarie di Bersani. 

In sostanza: un ginepraio irrisolto e forse, nell'immediato, insolubile. 

Napolitano proverà forse a istruire ancora una volta “un governo del Presidente”, facendo leva sull'emergenza finanziaria e istituzionale. E certo non manca un programma comune di governo tra PD, PDL, Monti: una pioggia di 50 miliardi di “debiti” della pubblica amministrazione alle imprese ( prevalentemente alla industria farmaceutica e ai grandi costruttori); l'abolizione progressiva dell'Irap a vantaggio dei padroni ( 34 miliardi che oggi finanziano la sanità); l'ulteriore appesantimento delle norme Fornero sul mercato del lavoro. E' il programma ufficiale di Confindustria, sotto la guida dell'”illuminato” Squinzi. Cui tutti i partiti padronali si sono inchinati riverenti. 
Ma questo programma comune saranno in grado di gestirlo in un comune governo, fosse pure sotto l'egida presidenziale? Perchè questa è l'unica possibilità consentita dai numeri parlamentari. E questa è la drammatica difficoltà del PD. 


IL POPULISMO REAZIONARIO DI GRILLO CASALEGGIO 

Grillo e Casaleggio cercano di tenersi fuori da tutto. Per una ragione semplice: puntano in prospettiva al potere politico in proprio. 

Non si tratta anche in questo caso di differenze di programmi da un punto di vista di classe. Sul mantra del “taglio ai costi della politica” tutti pagano pegno al grillismo, col sostegno unanime della grande stampa borghese. E' il classico specchietto per le allodole: come si possono chiedere nuovi pesanti sacrifici sociali agli sfruttati senza dare una spuntatina d'immagine agli stipendi istituzionali? Quanto ai programmi sociali, nulla questio. Il M5S rivendica come Berlusconi ( e il PD) l'abolizione dell'Irap. E in fatto di mercato del lavoro, scavalca a destra, per alcuni aspetti, i vecchi partiti padronali: rivendicando un reddito di cittadinanza di 600 euro come indennizzo di licenziamento per lavoratori “esuberanti” delle fabbriche in crisi ( “da chiudere” come nel Sulcis) e del settore pubblico (.. per risparmiare i soldi con cui tagliare l'Irap ai padroni). “ Col nostro programma nei prossimi 5 anni saremmo più poveri, ma più felici” ha dichiarato il milionario Grillo a una TV turca. Del resto un soggetto politico che a Parma, dove governa, attacca frontalmente le prestazioni sociali per pagare il debito ai banchieri, non ha certo ostilità di principio verso i programmi padronali. 

Il punto è un altro. Grillo e Casaleggio rifiutano alleanze di coalizione coi vecchi partiti borghesi perchè mirano alla Repubblica di.. Grillo e Casaleggio. Fuori e contro la vecchia democrazia borghese e la sua tradizione costituzionale. Sulla base di un progetto ideologico reazionario, che punta all'abolizione del sindacato in quanto tale (“roba da 800”), alla soppressione di “tutti i partiti”, al dominio totalizzante della “Rete” come moderno modello plebiscitario. In attesa... dell'”ordine nuovo” universale di Gaia del 2054, secondo le farneticazioni di Casaleggio. 


LA CRISI DRAMMATICA DEL MOVIMENTO OPERAIO 
LA PARALISI SUBALTERNA DELLE SINISTRE 

Il movimento operaio è il grande assente dello scenario politico, per responsabilità delle sue direzioni. E' clamoroso. Di fronte alla crisi dei vecchi partiti padronali e dell'intero edificio della seconda Repubblica, non esiste sul campo una proposta alternativa della classe lavoratrice. 

Le burocrazie sindacali difendono i propri interessi di burocrazie. CISL e UIL chiedono un governo di unità nazionale che dia continuità lineare alle politiche di Monti e al proprio asservimento alla Fiat. La burocrazia CGIL, orfana di un governo di centrosinistra su cui aveva puntato le proprie carte, cerca di salvaguardare il canale di dialogo con Confindustria. Mentre tace sul programma sociale del grillismo per coprire il gioco(vano) di Bersani verso i 5 stelle. Così all'incontro col presidente incaricato, Camusso, Bonanni, Angeletti, si sono presentati con..la piattaforma di Confindustria: “tagli ai costi della politica” ( per dare più soldi ai padroni), “taglio delle tasse” ( in primo luogo l'Irap per i padroni), pagamento degli “arretrati alle imprese”. Nulla che riguardi il mondo del lavoro, se non i penosi auspici per “ sviluppo e occupazione”. E questo nel momento della massima precipitazione dei salari, del blocco annunciato dei contratti del pubblico impiego, della carneficina dei posti di lavoro. Sullo sfondo della recessione italiana ed europea. 

Parallelamente ciò che rimane delle sinistre politiche balbetta una recita subalterna. 

SEL resta attaccata alla gonna del PD e di un suo improbabile governo ( borghese). Vendola chiede a Bersani l'accordo (irrealistico) con il M5S di cui beatifica le immaginarie virtù. Per il resto copertura totale dell'afasia della CGIL, e nessuna proposta d'azione per il movimento operaio. Il peggio del peggio. Col rischio oltretutto di trovarsi, a breve, di fronte al vicolo cieco un centrosinistra elettorale targato Renzi e alleato di Monti. In realtà la crisi del bersanismo trascina con sé la crisi del vendolismo e ne documenta la totale inconsistenza. 

Il PRC è nel vortice di una crisi drammatica dopo la disfatta di Ingroia. E mentre la sua ala “grassiana” cerca la ricomposizione..con SEL, il segretario Ferrero chiede a Bersani e al PD di “avere più coraggio”(?) e a Grillo/Casaleggio di “far valere i voti ottenuti per imporre una svolta”..al PD nella critica al “fiscal compact”. In altri termini chiede al populismo reazionario di premere sul polo liberal borghese per una svolta progressista ( il famigerato New Deal di Roosvelt). Il tutto, per la cronaca, nel nome della rifondazione..”comunista”. E' la misura di una crisi senza ritorno di una sinistra “radicale” sempre più allo sbando. 


PER UNA ALTERNATIVA OPERAIA ALLA CRISI POLITICA E SOCIALE 

C'è una sola svolta possibile dentro la crisi politica. E' quella che passa per una aperta irruzione sulla scena del movimento operaio e dei movimenti di lotta, in un grande fronte unitario contrapposto a tutti i loro avversari: liberali (Pd /Monti), reazionari (Berlusconi), populisti ( Grillo/ Casaleggio). 

E' necessario avanzare una piattaforma di lotta indipendente della classe operaia, contrapposta a tutte le soluzioni borghesi della crisi sociale: una piattaforma che parta dal blocco dei licenziamenti, dall'esproprio di tutte le aziende che licenziano, dalla ripartizione fra tutti del lavoro esistente, da un grande piano del lavoro finanziato con l'abolizione del debito pubblico verso le banche, con la tassazione progressiva dei grandi redditi, con una patrimoniale ordinaria e straordinaria. E su questa piattaforma indipendente va organizzato un piano di mobilitazione straordinaria e continuativa che unisca in un unico fronte l'insieme del mondo del lavoro, dei precari, dei disoccupati. Solo questa mobilitazione straordinaria può incidere sulle contraddizioni (enormi) del blocco sociale populista, capovolgere i rapporti di forza, aprire dal basso la prospettiva dell'unica possibile soluzione progressiva della crisi politica e sociale: quella di un governo dei lavoratori, basato sulla forza e l'organizzazione degli sfruttati. 
E viceversa, senza questa svolta unitaria e di lotta, la profondità della crisi politico istituzionale della seconda Repubblica, sommata con la drammatica crisi sociale, rischiano di creare, in prospettiva , le condizioni di svolte autoritarie. Quali che possano essere la loro dinamica e i loro canali di sviluppo. 

Di certo il PCL si batte e si batterà in ogni luogo di lavoro, in ogni movimento, in ogni organizzazione sindacale e di massa, per l'indipendenza del movimento operaio su un programma anticapitalista. Unico fattore possibile di una vera alternativa. 

lunedì 25 marzo 2013

Lavoratori e cittadini non devono pagare il vostro fallimento!


Ecco i risultati del vergognoso appoggio del PD, insieme a PDL e UDC, al governo Monti. Come conseguenza dell’approvazione del fiscal compact (45 miliardi di euro di tagli all’anno per 20 anni) e dell’introduzione in Costituzione dell’obbligo del pareggio di bilancio, i cittadini di tutt’Italia dovranno subire tagli ai servizi, aumenti delle tariffe e licenziamenti. I comuni saranno inoltre obbligati a privatizzare i servizi e a svendere il proprio patrimonio pubblico. il tutto per pagare coi soldi dei cittadini un debito che i cittadini non hanno prodotto.

Anche Frosinone sta finendo nel vortice: si inizia con la proposta ai lavoratori Multiservizi di passare alle dipendenze di cooperative sociali per 5 mesi, con uno stipendio di 4-500 euro, rinunciando definitivamente alla possibilità di essere stabilizzati nell’ambito del Comune. Inoltre la maggioranza consiliare sta per approvare lo stato di pre-dissesto, che significa altre privatizzazioni, altri posti di lavoro che se ne vanno e aumenti indiscriminati delle tariffe, al fine di tagliare la spesa del 30%, scatenando una vera e propria macelleria sociale nei confronti dei cittadini e in particolare dei più deboli. Tutto ciò è frutto di una fallimentare gestione del patrimonio pubblico da parte del centrosinistra, alla quale il centrodestra, ora al governo della città, risponde tagliando servizi e posti di lavoro.

Solo una forte opposizione da parte dei lavoratori e dei cittadini potrà fermare questo circolo vizioso di malgoverno di centrodestra e di centrosinistra, le cui conseguenze altrimenti porteranno ad un drastico peggioramento delle condizioni di vita. I lavoratori della Multiservizi loro malgrado, essendo i primi ad essere colpiti dalla mannaia, sono già in lotta per difendere un diritto elementare come quello del lavoro. Spetta ora a tutti i cittadini appoggiare la loro lotta per difendere oltre che il loro posto di lavoro anche il proprio diritto a ricevere servizi pubblici degni di una società civile. Come abbiamo detto all’assemblea dei lavoratori di mercoledì chiediamo:

1. Che gli esponenti dei partiti che in campagna elettorale hanno fatto a gara nel criticare Monti, si oppongano ai tagli imposti dal suo Governo e chiedano i fondi necessari a garantire servizi pubblici e posti di lavoro. Se ci sono 4 miliardi per salvare il Monte dei Paschi, devono saltare i soldi per salvare la città e i suoi servizi.

2. Che il Comune renda pubblici i libri mastri di Multiservizi e che si costituisca una commissione formata da rappresentanti del consiglio comunale e rappresentanti eletti dei lavoratori e degli utenti dei servizi, per verificare come sono stati spesi i soldi pubblici in questi anni ed elaborare proposte alternative per affrontare la crisi.  

I lavoratori della Multiservizi, portano la salma della città davanti all'ingresso del consiglio comunale
foto:Fausta Dumano

Sanità: le associazioni incontrano i rappresentanti delle istituzioni

Francesco Notarcola


L’incontro delle associazioni con i rappresentanti delle Istituzioni, svoltosi ieri mattina (sabato 23 ndr) , è stato molto proficuo.
A conclusione di un’impegnata e partecipata discussione sono state assunte le seguenti decisioni:
  1) Richiesta di un incontro da parte dei neo consiglieri regionali, anche a nome delle associazioni, al direttore generale dell’Azienda sanitaria (asl) per sapere quali decisioni ed iniziative intende assumere con urgenza per mettere fine alla vergognosa e drammatica realtà del pronto soccorso e per ripristinare la normalità nel reparto di ematologia dell’ospedale del capoluogo; inoltre, si chiederà allo staff dirigenziale della asl  di mettere a disposizione delle associazioni tutti i dati necessari per avere un quadro preciso dell’organizzazione sanitaria del capoluogo e della provincia, sia  per gli ospedali che per il territorio;
  2) costituzione  un gruppo di lavoro che dovrà, entro la metà di aprile, elaborare un documento ( bozza di progetto) quale base di discussione per i confronti che dovranno aversi successivamente con la giunta regionale,  con  la Commissione regionale della sanità e  con il comitato di rappresentanza della conferenza locale della sanità, presieduto dal sindaco del capoluogo;
  3) istituzione di un tavolo permanente di confronto e di verifica per monitorare periodicamente l’evolversi e il divenire della organizzazione sanitaria dell’ospedale del capoluogo e della provincia;
  4) un  incontro delle  associazioni con i consiglieri regionali per contribuire ad elaborare e  mettere a punto le proposte per una legge regionale sulla trasparenza e sulla partecipazione.
Erano presenti i consiglieri regionali Daniela Bianchi e Marino Fardelli. L’on. Pilozzi, impegnato nella manifestazione NOTAV era rappresentato da Marina Kovari.
Brillavano per la loro assenza il sindaco ed i capigruppo del consiglio comunale del capoluogo, i rappresentanti del movimento 5 stelle e dell’Amministrazione provinciale. A costoro della dignità e dei diritti dei cittadini, calpestati ogni giorno e della realtà incivile e barbara del pronto soccorso dell’ospedale del capoluogo non interessa.

I partecipanti all’incontro hanno tutti condiviso le proposte avanzate dalle associazioni, sintetizzate nei documenti noti, illustrati e integrati nel corso del dibattito.

Frosinone 24 marzo 2013

domenica 24 marzo 2013

Arrivederci in piazza

Luciano Granieri


 I nostri  compagni  - di sempre nelle lotte, ma ex compagni in Rifondazione Comunista - Maddè Guglielmo e Giuseppe Antonelli, si sono dimessi dall’organo dirigente provinciale del partito. Le motivazioni sono ampiamente spiegate nella lettera di dimissioni che hanno inviato agli  organi direttivi  e che noi abbiamo pubblicato in un altro post. Sorprende scoprire che gran parte delle cause per le quali Giuseppe e Maddè hanno deciso di lasciare l’organo direttivo provinciale coincidono con quanto il sottoscritto e la maggioranza del circolo cittadino Carlo Giuliani, compreso il segretario Andrea Cristofaro, hanno sempre sostenuto prima di uscire dal partito determinando lo scioglimento del circolo di Frosinone. L’enorme distanza fra la passione e l’entusiasmo dei militanti attivi nelle lotte,  e la deprimente e castrante aspirazione dei dirigenti di rientrare in Parlamento,  la convinzione che la teoria rivoluzionaria non sia necessaria, la frenetica rincorsa a ciò che decideva il Pd, sono stati tutti argomenti che il sottoscritto, con altri compagni che allora fuoriuscirono, ha posto all’interno di confronti e discussioni. Ma fra coloro che ci accusavano  di voler portare il partito all’anonimato e al dissolvimento, di non riconoscere la necessità di  un realismo politico che, per consentire l’ingresso nelle assisi locali e nazionali, conduceva a spogliarsi dei buoni propositi  programmatici e di lotta ed  accettare alchimie elettoralistiche indigeribili, c’erano, dispiace dirlo, proprio Giuseppe e Maddè.  Sorprendono inoltre i tempi lunghi con cui i nostri due compagni e amici hanno  preso atto dell’inadeguatezza della dirigenza provinciale. Non era necessario l’ulteriore bagno di sangue delle ultime elezioni regionali e politiche per  certificare   questo fallimento. Segnali forti si erano avuti già nel corso della vicenda elettorale relativa alle comunali di Frosinone e Ceccano. E’  palese  che sotto la reggenza provinciale di Ornella Carnevale -non me ne voglia Ornella ma sto mettendo in fila degli eventi  così come si sono verificati - siano successi i seguenti incresciosi  fatti : Si è dissolto il circolo del Capoluogo Carlo Giuliani , al quale fu dato dal “Provinciale”   mandato, per le elezioni  comunali di Frosinone,  di perseguire la sua linea programmatica, precisamente pianificata,  consistente nel non appoggiare, in caso di ballottaggio,  né l’uno né l’altro dei sindaci contendenti. Linea  poi sconfessata quando si è trattato di prendere posizione alla vigilia del secondo turno, scegliendo di supportare il sindaco Marini in aperto contrasto con le decisioni assunte  assieme al circolo stesso. Senza discutere preventivamente con i suoi iscritti,  provocandone  così l’inevitabile fuoriuscita dal partito. Inoltre a Ceccano, per vincere,  si è accettata la pericolosissima alleanza con la socialista  Maliziola.  La cosa è riuscita ma l’affermazione è risultata immediatamente una vittoria di Pirro, in quanto l’ingresso riconoscente in giunta, concesso  dallo stesso sindaco Malziola, a un figuro proveniente dalle fila berlusconiane,  ha provocato inevitabilmente il passaggio di Rifondazione all’opposizione a fianco di quel Pd di cui si erano dette peste e corna in campagna elettorale. E’ riuscita l’improvvida impresa di trasformare una vittoria in una sconfitta.  Sono fatti secondo me già più che sufficienti a certificare il fallimento di una dirigenza. Per questo io ed altri compagni abbiamo restituito la tessera. Ma questo è il passato. Ora è necessario invece occuparsi del presente e del futuro. E la decisione dei compagni Maddè e Giuseppe forse può essere utile alla causa. Il grave stato di crisi sociale ed economica che sta coinvolgendo il Paese, e in particolare il nostro territorio, richiede il massimo  impegno nel conflitto, nella lotta. Uno sforzo che non può essere indebolito da beghe e inefficienze dirigenziali di partito. Pur nella drammaticità della situazione si registra un fatto nuovo e positivo, l’affermazione del Movimento 5 Stelle. E’ necessario riconoscere che i grillini , all’interno del sistema,  stanno riuscendo laddove Rifondazione, quando ne ebbe l’occasione, fallì. Ovvero stanno mettendo in atto, anche se in modo disorganico, un’azione di sabotaggio e di paralisi del sistema istituzionale assolutamente necessaria. Ma è altrettanto evidente che il M5S non può andare al di là di una azione distruttiva. La sua eterogeneità programmatica, la sua inadeguatezza organizzativa interna, gli impediscono di aggregare un blocco sociale, qualsiasi esso sia. In pratica la potenzialità in termine di rappresentanza di classe del Movimento 5 stelle è nulla. Per cui all’abilità di distruggere non si associa la capacità di costruire un alternativa. Ed allora ecco che l’alternativa anticapitalista può riempire il vuoto creato dal disfacimento provocato da Grillo, ecco che le forze anticapitaliste, imperialiste, comuniste,  hanno il dovere di riempire questi spazi. Ciò lo si può ottenere ritornando a dare rappresentanza a quella marea di gente che oggi ne è priva e che la cerca in aggregazioni improprie. Mi riferisco a lavoratori, disoccupati, studenti, pensionati. Persone che sono in attesa di risposte da partiti e sindacati i quali hanno promesso di occuparsi di loro  ma, fino ad ora, o non  l’hanno  fatto, o  la loro azione è stata peggiorativa. Bisogna dunque ricominciare -ma per Maddè e Giuseppe è più appropriato dire continuare – a  tornare nelle fabbriche nelle scuole, nei luoghi di aggregazione. E necessario far sentire la propria vicinanza ai lavoratori, ai precari, ai disoccupati parlando la loro lingua in modo trasparente  , facendo emergere le vertenze e mettendole in connessione fra di loro. Urge   costruire la rappresentanza partendo dalle singole istanze locali per arrivare a un progetto nazionale condiviso. Un partito anticapitalista e comunista  serve a connettere le varie lotte per i diritti che i loro  militanti seguono nel territorio, e fare in modo che diventi un’unica e potente azione di contrasto. Le lotte del lavoratori della Multiservizi  a Frosinone, così come quelle della Fiat di Cassino, della Ferrari a Maranello, dei facchini dell’Ikea di Piacenza, della Jabil, della Esselunga,  e di altre vertenze  presenti sul territorio nazionale vanno appoggiate senza se e senza ma. Si deve iniziare riacquistando la fiducia di questi lavoratori, i quali devono capire che possono contare finalmente in modo trasparente su una forza in grado di dargli una prospettiva di vita dignitosa per il futuro. Cosa possibile solo  ottenendo    la vittoria del lavoro sul capitale  finanziario. E’ necessario una movimento  capace di connettere le lotte per il lavoro con quelle per la difesa del territorio, Tav,  Dal Molin, ma anche la questione dei rifiuti di Roma da trattare a Colfelice. E  soprattutto è fondamentale riorganizzarsi per ridare spinta al contrasto alla dittatura del capitalismo. Tornare a riproporre con forza la questione del debito, la moratoria del pagamento degli interessi e la loro rinegoziazione. Come ho già detto tutto ciò deve partire dalle singole vertenze locali. Ed è per questo motivo che persone come Giuseppe e Maddè sono necessarie soprattutto se riusciranno a svincolarsi dalle pastoie burocratiche di obsoleti e ormai insignificanti apparati partitici. A rivederci presto in piazza cari Giueseppe e Maddè.