Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

venerdì 26 luglio 2013

La solidarietà è un reato peggiore dell'evasione fiscale

a cura di Luciano Granieri con il contributo di Simonetta Zandiri

Nella clip  le cariche della Guardia di Finanza in assetto antisommossa, davanti al Tribunale   di  ‎Torino al presidio di solidarietà organizzato dai NoTav ‬, mentre si svolgeva l'interrogatorio dell'attivista Marta Camposana fermata nei boschi della Val di Susa, accusata di resistenza a pubblico ufficiale, e oggetto secondo le accuse della stessa Marta di violenze e molestie sessuali da parte delle forze dell'ordine .   La  solidarietà è un reato, non c'è tempo per cercare gli evasori eh?

Brano:  "O"  dei Weather Report
Foto: Sandro Ficco


Kuffr Qaddum Resiste!

Samantha Comizzoli





Come ogni venerdì Kuffr Qaddum si prepara per la manifestazione. Non mollano nonostante i due anni di arresti e violenze, nonostante il periodo di ramadam, nonostante i 42° all'ombra.
I soldati arrivano prima della manifestazione e fanno pressione sul gruppo poco numeroso per l'ora.
Inizia la manifestazione: canti e marcia. La collina è presidiata dall'esercito e dalla polizia d'Israele (la collina è palestinese). Ma, eccoli, all'imporvviso scendono e iniziano a sparare. Sound bomb, gas lacrimogeni e granata gas. Ma nonostante le corse per schivare ciò che sparano, non si arretra. Si prende fiato e si risale, sempre in avanti. Oggi l'esercito ha portato un bulldozer che toglie tutte le pietre e la terra dalla strada e le accumula per fare una barriera. Non importa, il villaggio ha i trattori e rimetterà la strada a posto. Questa è Kuffr Qaddum, la Resistenza. Qui si sono visti internazionali arrestati, bambini torturati, feriti, martiri, episodi di ogni violenza. Ma Kuffr Qaddum resiste. Al prossimo venerdì, sempre più avanti su quella strada e sulla strada della Giustizia.

“La Costituzione stravolta nel silenzio”. L’appello contro la riforma presidenziale

http://www.ilfattoquotidiano.it/

Lucarelli, Salvi, Ingroia, La Valle, Giulietti e altri chiedono una firma per fermare la procedura di modifica della Carta messa in opera dalla maggioranza delle larghe intese. Che affossa l'articolo 138, umilia i parlamentari e tiene all'oscuro l'opinione pubblica. Mentre il Porcellum resta.


Ignorando il risultato del referendum popolare del 2006 che bocciò a grande maggioranza la proposta di mettere tutto il potere nelle mani di un “Premier assoluto”, é ripartito un nuovo e ancor più pericoloso tentativo di stravolgere in senso presidenzialista la nostra forma di governo, rinviando di mesi la indilazionabile modifica dell’attuale legge elettorale. In fretta e furia e nel pressoché unanime silenzio dei grandi mezzi d’informazione la Camera dei Deputati ha iniziato a esaminare il disegno di legge governativo, già approvato dal Senato, di revisione dall’articolo 138, che fa saltare la “valvola di sicurezza” pensata dai nostri Padri costituenti per impedire stravolgimenti della Costituzione.
Ci appelliamo a voi che avete il potere di decidere, perché il processo di revisione costituzionale in atto sia riportato sui binari della legalità costituzionale. Chiediamo, innanzitutto, che l’iter di discussione segua tempi rispettosi del dettato costituzionale, che garantiscano la necessaria ponderazione delle proposte di revisione, il dovuto approfondimento e anche la possibilità di ripensamento. Chiudere, a ridosso delle ferie estive, la prima lettura del disegno di legge costituzionale, impedisce un vero e serio coinvolgimento dell’opinione pubblica nel dibattito che si sta svolgendo nelle aule parlamentari.
In secondo luogo vi chiediamo di restituire al Parlamento e ai parlamentari il ruolo loro spettante nel processo di revisione della nostra Carta costituzionale. L’aver abbandonato la procedura normale di esame esplicitamente prevista dall’articolo 72 della Costituzione per l’esame delle leggi costituzionali, l’aver attribuito al Governo un potere emendativo privilegiato, l’impossibilità per i singoli parlamentari di sub-emendare le proposte del Governo o del Comitato, la proibizione per i parlamentari in dissenso con i propri gruppi di presentare propri emendamenti, le deroghe previste ai Regolamenti di Camera e Senato, costituiscono altrettante scelte che umiliano e comprimono l’autonomia e la libertà dei parlamentari e quindi il ruolo e la funzione del Parlamento.
Vi chiediamo ancora che i cittadini possano liberamente esprimere il loro voto su progetti di revisione chiari, ben definiti e omogenei nel loro contenuto. L’indicazione generica di sottoporre a revisione oltre 69 articoli della Costituzione, contrasta con questa esigenza e attribuisce all’istituendo Comitato parlamentare per le riforme costituzionali indebiti poteri “costituenti” che implicano il possibile stravolgimento dell’intero impianto costituzionale.
Non si tratta di un intervento di “manutenzione” ma di una riscrittura radicale della nostra Cartafondamentale non consentita dalla Costituzione, aperta all’arbitrio delle contingenti maggioranze parlamentari. Chiediamo che nell’esprimere il vostro voto in seconda lettura del provvedimento di modifica dell’articolo 138, consideriate che la maggioranza parlamentare dei due terzi dei componenti le Camere per evitare il referendum confermativo, in ragione di una legge elettorale che distorce gravemente e incostituzionalmente la rappresentanza popolare, non coincide con la realtà politica del corpo elettorale del nostro Paese. Rispettare questa realtà, vuol dire esprimere in Parlamento un voto che consenta l’indizione di un referendum confermativo sulla revisione dell’articolo 138.
Vi chiediamo infine di escludere dalle materie di competenza del Comitato per le riforme costituzionali la riforma del sistema elettorale che proprio per il suo significato politico rilevantissimo ha un effetto distorsivo nell’ottica della revisione costituzionale. E’ in gioco il futuro della nostra democrazia.
Assumetevi la responsabilità di garantirlo.

CAPAREZZA AL FIANCO DELLA LOTTA DEGLI OPERAI DELL'OM CARRELLI DI BARI

La redazione di Pianetalecce.it

 Questa mattina, presso la sede di Alternativa comunista di Barletta, si è tenuto un incontro tra il cantante Caparezza e i lavoratori dell'Om carrelli di Bari.


L'incontro è stato organizzato da Michele Rizzi, coordinatore pugliese di Alternativa comunista. Presenti all'incontro anche 
rappresentanti degli studenti e di No Austerity, coordinamento delle lotte.

Nell'assemblea, durata quasi due ore, si è discusso ampiamente della vicenda dei lavoratori dell'Om Carrelli, della loro lotta che va avanti da due anni, della necessità di unire questa lotta con quella di altre fabbriche pugliesi in crisi, a partire da Bridgestone e Natuzzi, fino a quelle dei cassaintegrati salentini.

Caparezza, figlio di operaio e da sempre attento alle lotte dei lavoratori, ha espresso solidarietà ai lavoratori Om condividendo pienamente la proposta partorita dal presidio di una gestione operaia della fabbrica quale soluzione ai licenziamenti e alla disoccupazione.






















giovedì 25 luglio 2013

Riti Voodoo per il sindaco Ottaviani

Luciano Granieri


Ennesima puntata della travagliata vicenda della Multiservizi di Frosinone. Oggi presso la prefettura i lavoratori hanno incontrato il sindaco di Alatri Morini, L'assessore regionale al lavoro Lucia Valente, il commissario straordinario della provincia di Frosinone Patrizi, il sindaco di Frosinone Nicola Ottaviani,  presenti come enti  azionisti della società. A loro si aggiungevanbo  oltre alle rappresentanze sindacali, il prefetto Eugenio Soldà e il Vescovo di Frosinone, Ambrogio Spreafico. Tutti ben disposti ad attuare la proposta della Regione in merito    alla  costituzione di una  società In house che riassorba i lavoratori della Mutlisrevizi.  Tutti, tranne il sindaco di Frosinone, che rimaneva  fermo nella sua posizione di affidare i servizi di manutenzione della città a cooperative esterne. Martedì  prossimo sarà convocato un tavolo tecnico per discutere del piano industriale che dovrebbe supportare la nuova società. Tutti sembrano disposti a fare la loro parte, bisogna solo convincere il sindaco Ottaviani. Vista la difficoltà dell'operazione i lavoratori della Multiservizi sono disposti a ricorrere anche a riti Voodoo, per piegare le resistenze del sindaco. Il presidio davanti alla prefettura di Frosinone, in attesa de risultati del tavolo di trattativa, si è svolto sulle musiche della diabolica chitarra di Jimi Hendrix che impazzava sui riff di Voodooo child.


I lavoratori della Multiservizi , in una nota hanno dichiarato quanto segue:

“Nelle stanze della prefettura il clima che si respirava era quello dell’impegno a risolvere il problema, che era oramai palese a tutti. Tutti meno uno: il Comune di Frosinone. La disponibilità, finalmente, della prefettura ad occuparsi in profondità della problematica; le pressioni del Vescovo sugli enti per risolvere la situazione; la presenza fuori casa della Regione Lazio con l’Assessore Valente e il capogabinetto Caligiuri; la paziente attesa e ormai nota scelta di aderire al piano regionale del Sindaco di Alatri (che metterebbe in bilancio €.450.000), e del commissario Patrizi (che in bilancio potrebbe mettere anche €.2.500.000,00) contrastavano con l’agguerrita e consistente delegazione del Comune di Frosinone capeggiata dal Primo Cittadino. Tutti attendevano quello che avesse da dire Ottaviani. E la delusione è stata tanta. Come se in questi mesi, la situazione occupazionale, la protesta, la disponibilità della Regione Lazio, i continui rinvii fossero passati invano. Il Sindaco ricominciava il solito racconto ad ostacoli spending review, corte dei conti, predissesto il passaggio dei lavoratori… Decine di minuti di intervento che parevano anni davanti alla incapacità di capire che si era tutti assieme per superare i problemi sicuramente presenti e non per dire no a prescindere. Non contento aggiungeva tre elementi sicuramente importanti ma oramai intempestivi: il ruolo della Regione Lazio nella nuova società e l’immediato ripianamento del debito, ma anche che la cosiddetta verifica tecnica che deve avvenire entro pochi giorni, pena la scelta della esternalizzazione dei servizi a salari bassissimi. Ostacoli e ricatti, dunque – tuonano i lavoratori dela Multiservizi - queste sono le cose con le quali ha contribuito al tavolo “distensivo” questo Sindaco che non manca mai occasione di sovrastare condivisioni e proposte per usare strumentalmente ai propri scopi anche visioni diverse e contrarie alle Sue. L’intera platea dopo l’intervento del Sindaco Ottaviani e le continue incursioni tecnico/legislative spesso inappropriate, nonché i compiti che destina a chicchessia poiché sempre gli altri debbono dimostrare la buonafede, è apparsa stanca di questo atteggiamento. In primis la Regione Lazio che non poteva non rispondere che da quattro mesi rincorre inutilmente il Comune per risposte e chiarificazioni in merito. Ma sono apparsi stanchi anche le amministrazioni di Alatri e della Provincia che non hanno mancato di fare appello al sindaco Ottaviani di venire incontro alla proposta Regionale. Dal tavolo si esce con una prossima riunione tecnica, fissata per martedì nella quale va verificato l’accordo su un a bozza di piano d’impresa. Tutto questo ovviamente rapidamente poiché il Comune di Frosinone ha fretta di decidere: se lo convinceranno i numeri e le prospettive degli attori - vedi il diktat rivolto alla Regione che deve nei prossimi giorni pagare il proprio debito della Frosinone Multiservizi! Allora qualche spiraglio si potrà aprire. I lavoratori  percepiscono che la strada è stata individuata ma conoscono il Sindaco di Frosinone. Sanno adesso che la lotta è decisiva e necessaria, attendono con cautela ma non si lasceranno calpestare la dignità né di lavoratori né di cittadini ancora”.


Per dovere di cronaca, il sindaco Ottaviani sarebbe disposto a investire nel progetto i 2.500.000 euro messi a bilancio dalla   precedente giunta Marini per il finanziamento della nuova società In house. Soldi che magicamente erano spariti dalle casse comunali passate in gestione alla nuova giunta Ottaviani . Ora sembra che questi fondi  siano tornati disponibili, ma verranno investiti solo a patto che la Regione Lazio si impegni a ripianare tutti i debiti della Multiservizi e a coprire eventuali spese eccedenti i 2.500.000 euro che il comune di Frosinone sarebbe disposto ad investire. Il tutto dovrà avvenire entro la prossima settimana, altrimenti partirà il progetto di esternalizzazione alle cooperative. 

Coi lavoratori della Multiservizi fino in fondo

Controcorrente Per una sinistra dei lavoratori





mercoledì 24 luglio 2013

Il passo indietro responsabile

Luciano Granieri


Accordo raggiunto far sindacati e padroni per incrementare l’occupazione in vista dell’expò 2015. Il programma dovrebbe coinvolgere le aziende impegnate nell’organizzazione della kermesse espositiva, ma si cerca di estenderlo  a tutta Italia.

Infatti martedì 30 luglio Cgil, Cisl, Uil, Confindustria e altre associazioni imprenditoriali, si incontreranno presso il ministero del lavoro per trovare un’intesa sulle questioni occupazionali,  e tutti sembrano intenzionati a confermare l’impianto dell’accordo milanese.  In base al testo messo a punto  in ’occasione dell’expò,  un’azienda può disporre di un organico composto all’80% di addetti con contratto a tempo determinato, il 10% dei quali deve essere costituito da lavoratori  in cassa integrazione, in mobilità o disoccupati. Tali contratti potranno durare da  un minimo di sei mesi  a un massimo di dodici .  

Ecco servito l’ennesimo strappo al contratto collettivo nazionale. I sindacati hanno incassato le lodi di governo e padroni   per il loro atto di responsabilità che pone le basi di  una duratura era di pacificazione delle relazioni industriali.

 E in cambio di questo gesto di responsabilità la triplice ha ottenuto che la proposta originaria,  messa a punto da Confindustria con l’appoggio del Pdl, in base alla quale un’azienda  poteva   accedere al piano di   deregulation del   lavoro senza dichiararne i motivi (principio di acasualità), venisse modificata. Ossia un’impresa che intende avvalersi del privilegio di precarizzare il proprio organico è obbligata a  indicarne i motivi, a porre una causale.  

Niente di chè basta indicare come causale l’expò del 2015. Cioè se un imprenditore di Canicattì, volesse licenziare l’80% dei suoi dipendenti a tempo indeterminato e sostituirli con lavoratori assunti con questa nuova tipologia di contratto a termine,avrebbe tutto il diritto di farlo, è sufficiente che indichi come motivazione , l’expò di Milano del 2015. 

Mi sembra un concessione mica da ridere quella ottenuta dai nostri sindacati. Premio all’atto di responsabilità che segue l’altra grande dimostrazione di buona volontà e di responsabilità dimostrata da Cgil, Cisl Uil e Ugl, tutti insieme appassionatamente a svendere  ai padroni il diritto di rappresentanza sindacale. Mi riferisco all’accordo sulla rappresentanza nelle fabbriche in base al quale l’organizzazione che risulterà minoritaria in un data azienda non potrà svolgere in quel contesto attività, indire scioperi o assemblee. 
Secondo un principio di democrazia deviata, sarà  destinata a scomparire e lasciare i propri iscritti senza rappresentanza. 

Ma di atti di  responsabilità,  di passi indietro è piena la storia delle più recenti vertenze. Anche nella nostra città i lavoratori della Multiservizi, saliti sul tetto del comune per rivendicare il loro diritto ad occuparsi della città dopo 17 anni di onorato e apprezzato servizio, e di non essere licenziati in tronco a causa della frenesia privatizzatrice del sindaco Ottaviani, sono stati convinti da rappresentati politici della così detta area riformista (Sel-Pd) al gesto di responsabilità. 

Hanno fatto il fatidico passo indietro, sono scesi dal tetto del comune e hanno ottenuto in cambio il pagamento delle loro tredicesime, quattordicesime, e ferie non godute. Cioè a dire che uno per vedersi corrisposto ciò che già è suo,  che gli spetta di diritto per aver lavorato, si deve arrampicare sui tetti. Inoltre sono riusciti a strappare un tavolo di trattativa dagli esiti incerti  in cui amministratori regionali, provinciali, il  Vescovo e il Prefetto, proveranno ad ammorbidire la posizione del Sindaco Ottaviani. Un risultato ben lontano dalla assunzione diretta che i lavoratori chiedevano. 

La sindrome del gesto di responsabilità pervade  il Pd intero,  l’ultimo esempio, forse il più eclatante riguarda il pasticcio kazako,  quando di fronte alle cazzate commesse dal  ministro degli interni Alfano sulla vicenda dell’espulsione di Alma Shalabayeva, pur riconoscendo il grave danno che questo aveva arrecato alla credibilità internazionale dell’Italia, ha deciso, per responsabilità,  di rinnovare la fiducia ad un così inetto ministro.  

A questo punto una domanda sorge spontanea:quando avverrà che i sindacati, le forze riformiste costringeranno agli atti di responsabilità, ai passi indietro coloro che si contrappongono al blocco sociale, da loro  falsamente rappresentato? Potremo assistere un giorno al passo indietro di Marchionne che, costretto dai  sindacati, tornerà a proporre un piano  industriale nel quale ci saranno investimenti su nuovi prodotti e un programma di riassunzione degli operai?  

Avverrà in un  tempo lontano che esponenti politici locali riusciranno a costringere un sindaco al gesto di responsabilità di  rinunciare alla privatizzazione dei servizi, così come sancito dai referendum, e assorbire i dipendenti  in società pubbliche, o meglio in ENTI DI DIRTTO PUBBLICO?  Vorrei ricordare a forze riformiste e sindacati al seguito, che a forza di passi indietro le persone che loro fanno finta di tutelare, sono già precipitate nel baratro e sarebbe ora d provare a ritirarle su anziché farle scivolare ancora più giù negli abissi di una vita priva di diritti e di dignità.