Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

giovedì 29 agosto 2013

In difesa della Costituzione

ANPI Frosinone


Carissime/Carissimi,
Vi segnaliamo che è stata convocata per il 4 settembre alle ore 18.00 presso  la sala CIA di via Brighindi a Frosinone un'assemblea di preparazione delle  iniziative da intraprendere a difesa della Costituzione, ancora una volta oggetto di tentativi di stravolgimento. Sono note a tutti le insistenti pressioni per completare la modifica sostanziale e formale dell'assetto istituzionale dei poteri da essa previsti e garantiti. Proposte, come il  famigerato presidenzialismo in tutte le ipotesi di varianti, che trova consensi  ed acquiescenze perfino in settori progressisti del paese e  dell'intellettualità, e che ricercano l'obiettivo di destrutturare qualsiasi residuo di partecipazione e di ruolo politico dei cittadini e dei lavoratori, a vantaggio di una ancor maggiore concentrazione dei poteri decisionali,  esecutivi e di controllo nelle mani di minoranze agguerrite e interessate per  fini soggettivi. Finora i dispositivi di bilanciamento dei poteri previsti  dalla Carta hanno consentito di impedire o almeno limitare gli effetti di tale  concezione autocratica ed autoritaria del potere, ma se riuscisse un colpo di  mano di questo carattere, magari anche grazie a una solida campagna di  persuasione basata sui soliti sebbene non chiari "interessi nazionali", si  aprirebbero scenari suscettibili di epiloghi tutt'altro che lieti, come l'esperienza di altri popoli in epoche anche vicine alla nostra hanno  ampiamente reso evidente.

L'ANPI di Frosinone parteciperà all'assemblea, non semplicemente aderendo a qualcosa che in questa fase è ancora in cerca di una sua definizione  organizzativa e politica, ma per dare alla discussione materiali ed argomenti  utili ad un lavoro concreto ed efficace.
Richiediamo pertanto agli iscritti ed ai simpatizzanti dell'Associazione di  divulgare questa informazione, di essere presenti all'assemblea, di fare  proprie e sostenere le tesi che l'ANPI propone, di informare gli iscritti ed i  simpatizzanti delle vostre località che non dispongono di e-mail.
Vi preghiamo di farci avere notizia della vostra partecipazione per  organizzare la delegazione al meglio. Poiché, il tempo a disposizione è davvero poco, vi preghiamo di essere solerti  e di fare ogni sforzo per garantire il vostro contributo di presenza attiva.

Fraterni saluti.
ANPI Frosinone



Non siamo un Paese per comunisti

Luciano Granieri


 Che l’Italia non fosse un paese per comunisti  lo si era capito già dal giorno successivo la  promulgazione  della Costituzione. 

Le ultime decisioni prese nel consiglio dei ministri, su Imu, esodati, cassa integrazione e piano casa sono l’ennesima dimostrazione di come nella lotta di classe (ammesso che ancora esista)  a vincere  siano sempre loro.

 In un recente  POST avevo avanzato una mia proposta sull’Imu, quasi provocatoria  in verità,  per cui l’imposta avrebbe dovuta essere abolita per i proprietari di immobili residenziali, popolari  e il mancato gettito di questa agevolazione si sarebbe recuperato da un’aumento corrispondente dell’Imu sulle case di lusso. Scrissi che era un’idea da dittatura del proletariato. 

Infatti, dal momento che in Italia il proletariato non conta, non risulta, cancellato dall’assoluta mancanza di rappresentanza i provvedimenti governativi sono l’esatto opposto di ciò che avevo immodestamente suggerito. In pratica l’aggravio fiscale della service tax, che dal 2014 sostituirà l’Imu,  sarà trasferito dai padroni privati ai servizi collettivi pubblici. Se non è vittoria di classe questa!  

Prima di proseguire nella dotta trattazione sgombriamo il campo da false convinzioni. Contrariamente a quanto starnazzano falchi, colombe, pitonesse e pantegane del Pdl, l’imu non è stata abolita. E’ stata rinviata al prossimo anno inserita in un quadro fiscale che comprende la pianificazione di una nuova tassa, la service tax.

 A credere alla balla propagandistica dell’abolizione dell’Imu,  sbandierata come trionfo  dell’associazione a delinquere berlusconiana, guidata dal delinquente evasore fiscale di Arcore, sono solo i  penosi cortigiani parlamentari piddiellini   e quegli otto milioni di coglioni che hanno votato per l’avanzo di galera che oggi non vuole schiodare dalla sedia senatoriale. 

Solo la rata di giugno  è stata abbuonata. Il mancato gettito verrà  coperto attraverso la più tipica delle manovre tremontiane. Ovvero; condono fiscale tombale per tutti coloro che hanno contenziosi aperti con lo stato per irregolarità sulla gestione delle macchinette mangiasoldi.  Queste breve persone , se aderiranno alla sanatoria  dovranno pagare solo 750mila euro globali , tutti maledetti e subito, anziché i 4 miliardi dovuti.

 In più è previsto un vero colpo di finanza creativa.  Cioè  un incasso aggiuntivo derivante dall’Iva sui compensi che le imprese fornitrici di beni e servizi  per lo Stato devono ancora ricevere  e che acquisiranno a breve. 

 Niente di che dunque ma tanto basta a far cantare vittoria alle oche starnazzanti Berlusconiane. A dire il vero anche il Pd si intesta una vittoria. E’ quella  dei 750mila euro destinati ad alcune categorie di esodati e dei 500mila euro previsti per rifinanziare la cassa integrazione straordinaria. Ma i fondi stanziati sono talmente esigui che perfino il più allineato sindacalista  di regime, ll cislino Bonanni,  storce il naso sull’inadeguatezza economica del provvedimento. 

Dunque vincono tutti tranne  i cittadini. Non dimentichiamoci che ogni provvedimento di natura economica deve  muoversi all’interno dei vincoli costituzionali del  pareggio di bilancio da raggiungere entro il  2013. Per cui se si toglie una tassa il gettito mancante deve essere assicurato da un altro nuovo tributo. 

 In questa ottica, la definizione della service tax, che dall’anno prossimo sostituirà l’Imu, verrà rimodulata  compiutamente ad ottobre  al momento della redazione del patto di stabilità (la finanziaria di una volta). Per ora sembra che questa  verrà gestita dai Comuni e  commisurata alla grandezza dell’abitazione.  Sarà comprensiva di una parte relativa al tributo sulla proprietà dell’immobile e di  un altro capitolo riguardante il  pagamento dei servizi:  rifiuti, scuola bus e altro ancora.

Il peso percentuale delle due voci verrà deciso dai sindaci, i quali potranno scegliere se far pagare maggiormente la tassa sull’immobile o quella sui servizi.  La service tax, quindi dovrà essere pagata da tutti, anche da chi non possiede una casa e vive in un alloggio in affitto perché  comunque dovrà corrispondere  la sua   quota sui servizi. 

 Non oso immaginare cosa toccherà in sorte a noi poveri pre -dissestati cittadini frusinati. Il sindaco Ottaviani coglierà la palla al balzo per applicare le aliquota massime, magari gravando più sulla tassazione dei servizi che sull’imposta sulla casa vera e propria, mica si può fare un torto agli amici costruttori!!! 

Da manovra classista che si rispetti, la Chiesa non pagherà nulla, così come i proprietari di immobili vuoti. Io al contrario, avevo proposto l’esproprio di quegli alloggi che non fossero stati  venduti o  affittati entro un’anno dalla loro dichiarata agibilità. Niente di nuovo, quindi, tutto già visto. 

Sull’altare delle esigenze di sopravvivenza di una nomenclatura formata da delinquenti e avanzi di galera insieme ai  loro complici e conniventi si continuano a sacrificare enormi pezzi di dignità della gente comune, di lavoratori precari, disoccupati, studenti. E’ in questi frangenti che sale maggiormente una sana e decisa voglia di dittatura del proletariato.


mercoledì 28 agosto 2013

Di Vittorio è rinato in Camerun

Roberto Ciccarelli: fonte http://www.ilmanifesto.it/

  Nell'impero dell'oro rosso, il pomodoro, dove il caporalato 
è la legge. 
Intervista a Yvan Sagnet, già portavoce dello sciopero di Nardò, 
sindacalista di strada. «La visita della ministra Kyenge a Nardò 
è stata importante. Si è accorta di persona della 
situazione dei lavoratori»


«Sono un sindacalista di strada più che di ufficio. 
Cerchiamo di andare incontro alle persone e interveniamo 
nei luoghi di lavoro e dove alloggiano». 
Così si definisce Yvan Sagnet, nato in Camerun 28 anni fa, 
laureato al Politecnico di Torino. Due anni fa Yvan 
è stato uno dei portavoce dello sciopero dei braccianti 
africani di Nardò partito da un campo organizzato 
dalle associazioni Finis terrae e dalle Brigate di solidarietà attiva. 
Da giugno lavora nel coordinamento migranti 
della Flai-Cgil Puglia e gira nelle campagne pugliesi 
a bordo di un camper. La sua storia di community 
organizer l'ha raccontata nel libro Ama il tuo sogno (Fandango). 
«È un modello che stiamo reinventando giorno dopo giorno. 
Di Vittorio faceva così e organizzava il lavoro 
nelle campagne. Diciamo così: cerchiamo di 
riportare alla luce un modello che abbiamo perso». 


Perché la Cgil ha perso questo modello? 

È successo negli anni Novanta quando è iniziato 
il processo di delocalizzazione e di precarizzazione 
del lavoro tra gli italiani e gli stranieri. 
Il sindacato non è riuscito a 
reggere e a tutelare i braccianti, soprattutto gli stranieri. 
Nel corso degli anni la situazione è peggiorata. 
Vengono tutelati di più quelli che lavorano nelle aziende 
che i braccianti. La battaglia si vince partendo dal 
basso e per noi «il basso» è dove si vive e lavora. 



È possibile organizzare uno sciopero come quello di Nardò anche in Capitanata?

Nardò è una piccola realtà rispetto a Foggia. 
I lavoratori erano concentrati nella masseria che diventò 
un punto di aggregazione. Più c'è contatto, più 
c'è consapevolezza della propria condizione.
 Questo è fondamentale. In Capitanata il territorio 
è vastissimo ed è difficile organizzarsi. 
Bisogna presidiarlo, fare una mappatura precisa di tutti i ghetti, 
creare assemblee dove si lavora e si dorme. 
Bisogna risolvere i bisogni primari: l'assistenza sanitaria, 
i corsi di italiano, il permesso di soggiorno. 
Molti non sanno come fare perché sono estranei al territorio 
e non sanno nulla sul contratto, sul sindacato, sulle leggi. 



Come giudichi la visita della ministra Kyenge a Nardò?

È stata importante. Si è accorta di persona della situazione 
dei lavoratori a due anni dallo sciopero. Le condizioni non 
sono cambiate, la risposta allo sciopero per i diritti da parte dell'aministrazione locale, insieme alla provincia e alla prefettura, 
è stata chiudere la masseria Boncuri. 
Oggi i lavoratori dormono sotto gli olivi senza luce, gas, 
energia. Alla ministra abbiamo presentato il nostro piano di azione: riaprire Boncuri, alloggiare i lavoratori, incentivare le aziende che assumono dalle liste di prenotazione. A Nardò si sono 
iscritti in trecento. Oggi cerchiamo di farlo in tutta la regione. 
Con il camper portiamo le liste da compilare nei ghetti. 



Cosa si sta facendo per individuare le aziende?

È stata istituita una task force sulle attività ispettive, con regione prefetti magistratura e le associazioni di categoria. La Flai lo sta facendo a livello regionale. Se il caporalato è così forte è perchè non ci sono controlli nelle aziende e non esiste uno strumento legale per fare incontrare la domanda con l'offerta di lavoro. A sud il caporalato è una forma di agenzia interinale. Non è possibile che il 90% dei lavoratori non abbia un contratto. Dove sono gli ispettori del lavoro? Ci sono comuni di centrodestra che non vogliono nemmeno sentirne parlare. Il prefetto di Brindisi l'altro giorno ha detto che il caporalato non esiste. Incredibile. 



Hai ricevuto minacce di morte dai caporali. Hai preso delle precauzioni?

Rispetto all'anno scorso la situazione è più tranquilla. Nel 2012 c'è stata l'inchiesta Sabr a Lecce, i caporali non ci hanno lasciato lavorare. Io stesso ho ricevuto minacce verbali e sono stato aggredito nel «ghetto Ghana». Allora ci seguiva una macchina delle forze dell'ordine. Quest'anno facciamo attenzione, ma presentarsi con la polizia è complicato.



Come valuti i conflitti dei lavoratori migranti nel mondo delle cooperative e della grande distribuzione?

Tutto converge verso il modello dell'organizzazione dei lavoratori a partire dai luoghi di lavoro. Questo vale per le cooperative, per il sindacato e per qualunque associazione. Il contrasto dal lavoro nero partirà dagli stranieri. Ormai per gli italiani lo sfruttamento e il lavoro nero sono socialmente e culturalmente accettati. Il welfare familiare glielo permette di fare. Anche gli autoctoni sono molto frammentati e non c'è una grande unione come in passato. Tutto è diventato molto individuale. Per loro dovrebbe valere il modello dell'auto-organizzazione. 



Qual è il rapporto tra i sindacati e i movimenti e le associazioni anti-razziste?

Le associazioni accusano il sindacato di essersi burocratizzato, mentre il sindacato prende le distanze. È un conflitto che non accetto e non sono mai riuscito a capire. È come una guerra tra poveri a sinistra. Fa il gioco dei padroni e dei politici che spesso rappresentano lobby imprenditoriali. Io credo che bisogna ridefinire un rapporto di collaborazione perché abbiamo lo stesso obiettivo. Poi bisogna anche distinguere, perché quello delle associazioni è un mondo. Nella nostra battaglia non c'è solo l'assistenza ai dannati della terra, ma ci sono anche i diritti del lavoro. Se uno ha una paga può affittarsi una casa invece di stare in un ghetto. Questo dovremmo fare insieme, non alimentare la dipendenza dei poveri.



SIRIA, NO ALLO STERMINIO DEL POPOLO IN RIVOLTA

Comunicato della Corrente Sinistra Rivoluzionaria siriana


Il regime dittatoriale di Bashar Al Assad prosegue nella politica di sterminio del nostro popolo. All’alba del 21 agosto abbiamo visto morire centinaia di siriani, tra cui tante donne e tanti bambini, vittime di armi di sterminio di massa come i gas tossici e dell’incontestabile uso di armi chimiche nei quartieri orientali di Ghouta, alla periferia di Damasco. Il tutto nel quadro del più violento attacco condotto dal regime fin dal mattino su queste zone in rivolta.
Da più di due anni la liste delle sevizie e dei sacrifici inflitti alle masse del nostro popolo non smette di allungarsi. E’ impossibile enumerare le centinaia di migliaia di martiri, di feriti, di imprigionati, i milioni di profughi e di rifugiati. La tortura del nostro popolo, che non ne può più, continua. Le sue grida si perdono nell’aria e un silenzio mortale avvolge la coscienza dell’umanità.
Il massacro e la coercizione per il popolo continuano, perpetrati dalla macchina di morte e di distruzione di un regime che supera il fascismo per inciviltà. Si tratta di una tragedia come il mondo non conosce da tempo, la tragedia di un popolo insorto per lalibertà e la liberazione dalle grinfie di un regime dittatoriale, selvaggio per il sue azioni repressive e selvaggio per lo sfruttamento degli oppressi del nostro paese, al servizio di una ristrettissima cerchia di borghesi.
La nostra rivoluzione non ha alleati sinceri, fatta eccezione per le rivoluzioni dei popoli della regione e del mondo e per i militanti che lottano ovunque per liberarsi di regimi oscurantisti, oppressivi e sfruttatori.
Questo atto criminale e odioso della cricca al potere contro civili isolati dimostra il suo cinismo di fronte alla vita umana e questo, nel momento in cui le forze controrivoluzionarie hanno cominciato a organizzare il loro attacco contro le rivoluzioni a livello regionale, sotto la direzione dell’Arabia Saudita e dei suoi alleati. Il regime ha colto l’occasione per commettere il suo abominevole massacro. Tuttavia il nostro popolo in rivolta e con determinazione, stremato dai colpi, continuerà la propria resistenza contro i tiranni omicidi, infliggerà loro una sconfitta e le punizioni che meritano per i loro crimini.
Per parte nostra sotterreremo i morti e cureremo i feriti. Saremo sempre più determinati e risoluti nella lotta per la caduta del regime assassino e per la vittoria della nostra rivoluzione popolare.
Per l’edificazione della Siria della libertà, della giustizia, dell’uguaglianza e della giustizia sociale.
Né Washington, né Mosca
Né Riyadh, né Téhéran
Gloria ai martiri, guarigione per i feriti
Vittoria per la rivoluzione popolare
Tutto il potere e tutta la ricchezza al popolo

martedì 27 agosto 2013

Appello degli scrittori israeliani contro la Firing Zone 918

Aiutaci a salvare i villaggi palestinesi nelle South Hebron Hills
Negli ultimi vent’anni Israele ha continuamente espulso o allontanato gli abitanti delle South Hebron Hills. Queste persone conducono uno stile di vita unico: molti di loro abitano grotte e si guadagnano da vivere allevando capre e pecore o coltivando i loro piccoli terreni.
Durante questi anni hanno subito una lunga serie di vessazioni compiute dall’esercito e dai coloni israeliani. Le loro abitazioni sono state ripetutamente demolite, le cisterne dell’acqua distrutte o confiscate, i loro raccolti danneggiati.
Circa 1000 persone, tra adulti e bambini, in 8 villaggi di un’area che negli anni ‘80 è stata dichiarata “Firing Zone 918” rischiano l’espulsione immediata dalle loro terre. Vivono in una costante paura, affrontando da soli un potere spietato che fa di tutto per cacciarli dalle case che abitano da secoli.

Ora la loro difficile situazione è in attesa di un’ultima decisione dell’Alta Corte di Giustizia Israeliana.

Ci rivolgiamo a coloro che ancora riescono a sentire:
Non possiamo portare la pace oggi. Ma il minimo che possiamo fare è mostrare e condannare queste “piccole” ingiustizie locali. In una realtà caratterizzata da un’occupazione che non sembra voler terminare, da un diffuso cinismo e da mancanza di valori, ognuno di noi ha l’obbligo morale di tentare di alleviare la sofferenza, di fare qualcosa per fermare la gigantesca, crudele mano dell’occupazione. "In un luogo dove non ci sono uomini degni, sforzati di essere degno" (Pirkei Avot - Etica dei Padri). Non dovremmo almeno compiere questo piccolo passo?

Firmato da:

Shimon Adaf
Nir Baram
Assaf Gavron
David Grossman
Alon Hilu
Yoram Kaniuk, z”l
Sayed Kashua
Yehoshua Kenaz
Etgar Keret
Alona Kimhi
Salman Masalha
Ronit Matalon
Eyal Megged
Sami Michael
Agi Mishol
Salman Natour
Amos Oz
Haviva Pedaya
Dorit Rabinyan
Meir Shalev
Zeruya Shalev
Joshua Sobol
A.B. Yehoshua
Nathan Zach

lunedì 26 agosto 2013

Benvenuti al Nord

Luciano Granieri


29 dicembre 1945. Presso l’aula magna dell’università di Roma Pietro Secchia apre i lavori del V congresso del Pci. Il primo del dopo guerra indetto a soli sette mesi dalla fine del conflitto. Al congresso partecipano circa 1.800 delegati. 

Dopo importanti discussioni sulle tante questioni aperte in un scenario di devastazione economica e sociale determinata dalla spietatezza della guerra, il 31 dicembre  interviene uno dei tredici delegati di Frosinone. Raoul Silvestri combattente nella resistenza presso la zona di Ripi, distintosi per azioni di sabotaggio alle colonne di camion tedeschi che percorrevano la Via Casilina  per raggiungere Cassino. E proprio sulla città martire si concentra l’intervento del partigiano ciociaro. 

Il compagno Raoul fornisce in modo molto toccante e appassionato il quadro di una città fantasma, assediata dalle mine, circondata dalle macerie, dove malattie terribili come la malaria, aggrediscono i cittadini e a farne le spese sono soprattutto i bambini. Un infanzia flagellata dalle malattie e dalla fame è l’eredità terribile lasciata dalla guerra. Colpiti dalla cruda testimonianza del compagno di Frosinone i delegati di Pavia Imperia e Mantova annunciano la disponibilità ad ospitare i bambini del cassinate.

 Il 5 gennaio 1946 una delegazione nominata dal congresso giunge a Cassino per portare aiuti e iniziare ad organizzare i viaggi della speranza per i bambini malati, affamati, bambini cui la guerra ha tolto tutto. Dopo quella visita già 800 bambini sono pronti a partire per raggiungere i nord,  dove alcune famiglie si sono offerte di ospitarli. Ma non basta. Parte  così una vera e propria gara di solidarietà fra le delegazioni del Pci del nord, che si pone l’obbiettivo di accogliere quanti più bambini possibile, provenienti da Cassino, ma anche da altre città del sud, da L’Aquila, Rieti e da tutta la Campania, dalla Sicilia e dalla Sardegna. 

Madri in lacrime e commosse ringraziano queste persone. I loro figli devastati dalla malaria, consumati dalla febbre, poco a poco,  grazie  alla disponibilità delle famiglie del nord ad ospitarli, riprenderanno vita e colore. E giova ricordare che queste sono famiglie di operai, di gente modesta. Il 19 gennaio altri bambini partiranno da Cassino e i viaggi della speranza dal sud verso il nord proseguiranno fino al 1952..

Ecco un esempio di quanto forte era allora la solidarietà sociale. Lavoratori, operai, gente comune  si adoperava affinchè figli di altri lavoratori e operai non dovessero patire  ulteriormente  gli stenti della fame e delle malattie. Un popolo, diciamo pure, una classe proletaria capace di mettere in atto un reale processo di unificazione dal basso, affinchè la distinzione fra nord e sud diventasse  una semplice espressione geografica e non la descrizione di due realtà economiche e sociali diverse. “Dove si magna in sei si magna anche in sette”. Così dicevano le famiglie che ospitavano i bambini del sud. Eppure i comunisti erano gentaglia che i bambini li mangiava.  Di seguito la testimonianza del membro di una famiglia che aveva ospitato un ragazzo.

“La prima notte che Franco ha dormito da noi, non riusciva a dormire, si agitava. Io gli ho chiesto – Franco, cos’hai – e lui  ­ non ho sonno  . Il giorno dopo si guardava intorno sospettoso. – Che cosa cerchi? -  e lui niente, niente ­. 
Solo a pranzo quando mangiò per la prima volta le tagliatelle  Si rilassò e disse ci avevano detto che qui c’erano i comunisti affamati che mangiavano i bambini­“
Giovanni Berardi (7 anni nel 1945)

Notizie tratte dal post : BAMBINI DI CASSINO AL V CONGRESSO DEL PCI




Brano: Pasta Nera dei Modena City Ramblers

Mio figlio è morto per montare un palco

Paola Armellini via Change.org


Sono Paola, madre di Matteo, Rigger morto il 5 marzo 2012 a Reggio Calabria, durante il montaggio del mega palco per il concerto di Laura Pausini.
Dopo un anno e mezzo dalla morte di mio figlio niente è cambiato. Lo dimostra l’ennesima recente tragedia: solo un mese fa Khaled Farouk Abdel Hamid ha perso la vita durante lo smontaggio del concerto dei Kiss, così come era accaduto a Francesco Pinna durante i lavori d’allestimento del palco di Jovanotti, tre mesi prima della morte di Matteo.
Rigger, Scaffolder, Facchini, sono tutti "lavoratori invisibili" dello spettacolo!
Gli operai specializzati adibiti a costruire e gestire le strutture per i grandi eventi live, come i concerti con turni di lavoro illimitati, sono esasperati dalla necessità di rispettare le consegne programmate, e con personale insufficiente. Condizioni rese ancor più "ad alto rischio" dalla mancanza di revisione dei materiali assemblati e da un' organizzazione dei cantieri basata più sulla consuetudine che sulle regole e sulle leggi; una prassi che non rispetta la gerarchia formale e sostanziale dei ruoli operativi. 
Quello dei concerti è un business milionario, l’unico nel mercato della musica in grado di assicurare, ancora oggi, i massicci guadagni di una volta. Ma questo non deve prescindere dalla sicurezza dei lavoratori.
Andrebbe verificata l'idoneità delle location che accolgono le strutture da montare, i turni andrebbero programmati in maniera adeguata e andrebbe regolato il sistema di scatole cinesi degli spettacoli live.
Grazie,