Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

martedì 23 settembre 2014

Happy Birthday to John Coltrane

a Cura di Luciano Granieri






Good Vibrations

Schiavi e ricattati

Cloud's Walden


Persino il famigerato 'contratto di lavoro' non ha più alcun senso in quanto tale, o meglio, il suo senso è stato stravolto in favore del sistema. Un contratto dovrebbe infatti essere un accordo su delle condizioni prestabilite e soprattutto discusse e condivise da tutte le parti in causa. Oggi il contratto di lavoro è solo un insieme di condizioni stabilite dai vertici, cioè da chi, in origine e in verità, dovrebbe essere proprio colui che ha bisogno dello schiavo. Invece il sistema, con la sua cultura imposta obbligatoriamente, ha fatto in modo che sia lo schiavo ad avere bisogno del padrone, e le condizioni dei contratti sono diventati dei veri e propri ricatti. Tutto il lavoro dipendente è solo un ricatto, incredibilmente spacciato per diritto. E' un'ingiustizia profondissima, nonché una violenza inaudita, quella di ricattare le persone persino sulla loro sopravvivenza. Se non lavori non mangi, e se non lavori alle mie condizioni (cioè arricchendomi) muori lo stesso e me ne fotto. Scioperi e proteste non servono a niente fintanto che il lavoratore delega il suo potere ai sindacati, i quali non fanno altro che accordi col potere. Il contratto vero lo fa lo stato con i sindacati. E i sindacati con lo stato si sono sempre accordati molto bene insieme, a tutto svantaggio degli schiavi che non possono, non devono decidere mai nulla, altrimenti non sarebbero schiavi deleganti. Ma sono abituati a non decidere, sono persino convinti di non esserne capaci. Gran bell'addestramento che fa la scuola, non c'è dubbio, il capitalismo gode. Dentro questo sistema ogni cosa è stata snaturata, non soltanto il senso del contratto di lavoro e il concetto stesso di lavoro. Persino l'essere umano è stato snaturato. Ma se nessuno sembra più farci caso, se anzi lo ritiene una normalità, la colpa è sia della cultura che ci viene somministrata sottoforma di educazione e istruzione obbligatoria, sia della società forgiata da questa educazione e che crede in questa cultura, convinta addirittura che sia civiltà.


video di Luciano Granieri

ISIS

Simonetta Zandiri

Il fantomatico messaggio trasmesso dai nostri media evidenziando solo il passaggio in cui minacciano Roma, contiene altri passaggi, ve ne cito alcuni (tradotti un po' velocemente):


"O America, O alleati dell’America, O crociati, sapete che la faccenda è ben più pericolosa di quanto voi abbiate immaginato e più grande di quanto possiate prevedere.Vi abbiamo avvertito che oggi siamo in una nuova era, un'era in cui lo Stato, i suoi soldati, ed i suoi figli non sono schiavi, ma leader. Sono un popolo che attraverso i secoli non ha conosciuto sconfitta. L'esito delle loro battaglie è definito prima che queste abbiano inizio. Essere uccisi - lo mettono in conto - è una vittoria. Ecco dov’è il segreto. Si sta combattendo un popolo che non può mai essere sconfitto. Vincono sia se ottengono la vittoria, sia se vengono uccisi. "
(rivolto agli alleati) "Inviate armi e attrezzature per i vostri agenti e cani. Preparateli con le più moderne attrezzature. Inviate loro molto, perché finirà come bottino di guerra nelle nostre mani con il permesso di Allah. Spendete, e ve ne pentirete, sarete sconfitti.. Guarda il tuo veicoli blindati, macchinari, armi e attrezzature. Sono nelle nostre mani, Allah li ha concessi a noi. Noi vi combattiamo con i vostri mezzi. Quindi morite nella vostra rabbia."
"E Obama O, O mulo degli ebrei. Tu sei vile. Tu sei vile. Tu sei vile. E sarete delusi, Obama. E 'questo tutto quello che eri in grado di fare in questa tua campagna? E' questo quanto l'America ha raggiunto in incapacità e debolezza? Sono l'America e tutti i suoi alleati tra i "crociati" e gli atei non sono in grado di fare un attacco da terra? Non avete capito - O crociati - che le guerre per procura non si servono e non saranno mai utili? Non hai capito, o mulo degli ebrei, che la battaglia non può essere decisa dal cielo, con attacchi aerei? "
"O americani, e O europei, lo Stato islamico non ha iniziato una guerra contro di voi, come i vostri governi ei media cercano di farvi credere. Siete voi che avete iniziato le trasgressioni (violazioni) contro di noi, e quindi portate la colpa che pagherete a caro prezzo. Pagherete il prezzo quando le vostre economie collasseranno. Pagherete il prezzo quando i vostri figli saranno mandati a fare la guerra contro di noi e torneranno a voi con amputazioni, disabili,o dentro bare, o malati mentali. Pagherete il prezzo perché avrete paura di viaggiare ovunque. E pagherete il prezzo camminando nelle vostre strade, guardandovi a destra e a sinistra, e temendo i musulmani. Non vi sentirete al sicuro neanche nelle vostre camere da letto. Pagherete il prezzo quando queste crociate crolleranno e da quel momento in poi vi colpiremo nella vostra patria, e voi non sarete più in grado di fare del male a nessuno. Pagherete il prezzo e abbiamo preparato per voi un grande dolore.."
"O Allah, sapete non abbiamo alcun potere né forza contro i loro aerei, se non attraverso Te. O Allah, non lasciare loro essere sopra di noi mentre Tu sei sopra di loro. O Allah, non lasciare loro essere sopra di noi, mentre noi siamo superiori a loro. O Allah, non lasciare loro essere sopra di noi, mentre noi siamo superiori a loro. Non c'è Dio fuori di te."
Senza dubbio è un messaggio che contiene minacce. Ma aiuterebbe, nella comprensione di uno scenario assai complesso, considerare che gli "alleati" hanno iniziato a bombardare sia in Iraq che in Siria.

Lotta di classe o sponda istituzionale?

Mauro Buccheri


(P. Bruegel, La parabola dei ciechi)


Abbiamo più volte rimarcato nelle nostre analisi come in Italia, contrariamente a quanto sta accadendo in vari altri Paesi, il conflitto sociale stenti a decollare. Certamente alcune lotte importanti si sono sviluppate in questi mesi, soprattutto al nord e nell'ambito del settore della logistica, ma in maniera frammentata e isolata. Un importante tentativo di unificazione delle vertenze in atto si sta realizzando con lo sviluppo del coordinamento delle lotte No Austerity, a cui anche il Pdac fornisce il proprio contributo, un coordinamento delle principali realtà in lotta che sta promuovendo delle importanti battaglie, a partire da quella fondamentale contro “l'accordo sulla rappresentanza sindacale”, scontrandosi – non senza importanti successi ad oggi – contro uno storico ostacolo: quello rappresentato dalle (macro e micro) burocrazie politiche e sindacali che come sempre cercano di impedire la convergenza dei fronti di lotta attorno a una piattaforma anticapitalista, mirando a depistarli nell'alveo della concertazione e del compromesso con le “istituzioni”.
Il movimento 5 stelle: “né destra né sinistra” ?
Un indicatore molto utile per tastare il polso alle sinistre politiche, sindacali e di movimento nostrane è rappresentato dal tipo di rapporto che queste intrattengono col Movimento 5 stelle dei miliardari Grillo e Casaleggio. Sin da subito nelle nostre analisi (1) abbiamo denunciato la pericolosità di questo progetto politico reazionario. Da marxisti, infatti, non possiamo fare a meno di considerare una forza politica in base al suo programma e alle sue classi sociali di riferimento. In tal senso, sebbene il M5s si definisca opportunisticamente “né di destra né di sinistra” (per raccattare voti a destra e a manca), consideriamo il grillismo un fenomeno populista di destra, verità che ogni giorno affiora in maniera sempre più evidente, e che ad un'attenta analisi poteva emergere chiaramente molto prima del recente matrimonio europeo di Grillo con l'Ukip di Farage e altre forze destrorse nazionaliste del continente.
Grillo e i suoi seguaci si sono sempre limitati a strillare contro la “casta” politica senza mettere in discussione neppure vagamente il sistema economico vigente e la proprietà privata dei mezzi di produzione e di scambio (al contrario, a proposito della vicenda Electrolux, Grillo ha espresso solidarietà verso i padroni che delocalizzano!); non si sono mai posti chiaramente su posizioni antifasciste, arrivando anzi a sdoganare il “fascismo delle origini”, come nel caso della Lombardi, e ad aprire le porte alle forze di estrema destra; hanno espresso posizioni ambigue, quando non apertamente razziste, verso i migranti (2); hanno celebrato la “legalità” borghese, e civettato con la polizia e la magistratura, cioè coi principali apparati di repressione dello Stato borghese; hanno avanzato proposte reazionarie come quella, in ambito scolastico, sulla “abolizione del valore legale del titolo di studio” (in linea col programma berlusconiano).
Si tratta insomma dell'ennesimo movimento piccolo-borghese che si affaccia alla ribalta della storia dell'Italia repubblicana e che cerca di capitalizzare il crescente malcontento popolare a furia di slogan. Operazione che finora ha portato buoni risultati al M5s (al di là della recente flessione, rimane il secondo partito in Italia in termini di consensi elettorali) grazie a un diffuso torpore della coscienza storico-politica e alla disillusione delle masse popolari verso una “sinistra” che ne ha tradito le rivendicazioni, preferendo collaborare col padronato in cambio di poltrone e privilegi. Fausto Bertinotti, di cui in questi giorni leggiamo l'abiura anche formale del “comunismo” - quella sostanziale c'è sempre stata - ne è un ottimo esempio.
Un importante indicatore: i rapporti delle “sinistre” col grillismo
Ebbene, davanti alla grande avanzata in termini di consensi elettorali del M5s, qual è stato l'atteggiamento della sinistra politica, sindacale e di movimento? Anche in questo caso, non senza un pizzico di stupore, ci siamo trovati ad essere piuttosto soli nell'avanzare un'analisi e una pratica politica di classe.
Rifondazione, attraverso il suo segretario Paolo Ferrero, ha aperto a Beppe Grillo, riscontrando un'ampia convergenza politica col movimento del comico reazionario, salvo poi prenderne le distanze dopo che la sua richiesta di “collaborazione” era stata rispedita al mittente (3). Stesso atteggiamento opportunista, dettato da logiche meramente elettoraliste, che ha spinto a suo tempo il Prc a bussare anche alla porta del Pd (con cui peraltro collabora in diverse giunte a livello locale), prima di essere scaricato.
Non è mancato chi a “sinistra” ha invitato a “votare e far votare” il Movimento 5 stelle, mentre alcuni, come i neostalinisti del giornale online Contropiano, si sono rifiutati di prendere posizione nettamente, oscillando fra incontri coi parlamentari grillini (4) e impresentabili difese d'ufficio. Ci riferiamo in particolare a un recente articolo di Sergio Cararo, della segreteria nazionale della Rete dei comunisti, che in spregio alla logica di classe (e chiamando in causa a suo supporto persino Andreotti!) si è arrampicato sugli specchi nel tentativo di difendere dagli attacchi di alcuni settori borghesi il parlamentare grillino Di Battista, autore dell'ennesima sparata colossale (5). In un testo delirante, infatti, quest'ultimo ha presentato i tagliagole dell'Isis come una forza in qualche modo progressista e antiimperialista con la quale sarebbe necessario interloquire. Come se il progresso sociale piuttosto che dall'abbattimento del sistema economico disumano in cui viviamo potesse passare dall'interlocuzione fra le forze borghesi nostrane (che massacrano le masse popolari occidentali) e quelle fondamentaliste islamiche (che massacrano le masse popolari in medio oriente)! E' molto eloquente che Contropiano abbia difeso l'analisi interclassista del grillino, ma non ci meravigliamo: trattasi dello stesso gruppo, la Rete dei comunisti, che in questi anni è andato a rimorchio del comitato No debito neokeynesiano di Cremaschi e che adesso appoggia l'ennesimo calderone “anticapitalista”, Ross@, un progetto che sembra morto prima di nascere (6).
Del resto, l'ambiguità della Rete dei comunisti rispetto al grillismo va di pari passo (ed è spiegabile) con quella tenuta verso il M5s dall'Usb, sindacato che la rete dei comunisti dirige dietro le quinte spesso a insaputa dei suoi stessi attivisti, e che ha concepito sino a oggi il M5s come utile sponda istituzionale (anche qui non c'è da meravigliarsi, dato l'atteggiamento remissivo e collaborativo dimostrato da Usb anche verso personaggi che, al contrario di Grillo, nemmeno provano a definirsi “antisistema”! 7). Ecco perché, davanti a una forza reazionaria in ascesa che è arrivata ad attaccare genericamente il “sindacato” (8), Usb non ne ha mai denunciato agli occhi dei lavoratori la natura filopadronale, limitandosi, in seguito all'attacco di Grillo, a rassicurare il comico reazionario: anche “Usb sta nelle piazze a combattere il sistema contro cui ti stai scagliando” (9). Insomma, una piena legittimazione del grillismo come forza “antisistema”, coerentemente con una pratica sempre più subordinata alle logiche istituzionali: non è casuale ad esempio se rispetto al terribile attacco padronale rappresentato dall'accordo sulla rappresentanza, Usb si sia limitata ad affidarsi alla magistratura borghese anziché mobilitare la propria base in funzione di azioni realmente conflittuali.
Si tratta dello stesso atteggiamento di sponda, quando non di palese propaganda politica filogrillina, tenuto anche dalle direzioni di altre organizzazioni sindacali “di base” nonché da movimenti e centri sociali, come può facilmente constatare qualsiasi attento osservatore. Altamente esemplificativa, a tal proposito, l'assenza di una chiara presa di posizione di classe in merito (e al contrario, le apologie e gli incontri con rappresentanti istituzionali grillini) da parte di gruppi autonomi riconducibili all'area di “Autonomia Contropotere” (Infoaut), coerentemente col “principio” campista, secondo cui chi dice di essere nemico del mio nemico è mio amico (e pertanto va a difeso). E per loro evidentemente il nemico è rappresentato soltanto dai partiti di governo, non dalla classe sociale che dirige quei partiti così come quelli della cosiddetta “opposizione” parlamentare! Un modo di fare che contribuisce a confondere ancora di più i giovani che si avvicinano ai centri sociali infatuati dall'infantile antipartitismo di principio e dall'apparente radicalismo, e a legittimare pubblicamente la falsa immagine “rivoluzionaria” dei cinque stelle.
Altri indicatori: elettoralismo, subalternità alle burocrazie sindacali
La situazione non è certo più rosea se analizziamo la pratica politica di forze che sostengono di richiamarsi al marxismo rivoluzionario e (sia pure a giorni alterni) al trotskismo, e che per questo rendono necessaria da parte nostra qualche considerazione. Ci rifermiamo in particolare al Pcl di Ferrando, una forza che il Pdac ha sempre definito centrista, nel senso di oscillante fra proclami rivoluzionari e una pratica spesso riformista. In realtà dovremmo forse aggiornare la nostra analisi perché, a parte qualche articolo di Ferrando, il Pcl ha ormai messo in soffitta anche le parole d'ordine rivoluzionarie e quel che resta è solo la pratica riformista, come si evince chiaramente anche da alcuni articoli presenti sul suo sito web nazionale e su quelli locali. Valga su tutti l'allucinante comunicato in bella mostra negli ultimi giorni sul sito nazionale (10) e relativo all'intervento di una sezione del Pcl a una “assemblea pubblica del Pd” (!), un articolo che – fra citazioni di normative borghesi e appelli all' “etica politica” - si risolve in una celebrazione della democrazia borghese, che per il Pcl “non è un valore aggiunto, ma un valore punto e basta!”. Una deriva inarrestabile quella del Pcl, che lo ha ormai escluso quasi completamente dalle lotte concrete e che lo porta a dedicarsi – con sempre maggiore fatica - soltanto alle elezioni (a quelle locali si presenta con programmi sempre più minimalisti, nella speranza di avere qualche voto in più - 11), e ad andare costantemente a rimorchio delle microburocrazie politico-sindacali (12).
Mentre in questi anni i compagni del Pdac subivano ostracismi di ogni sorta e venivano espulsi dall'Usb per aver fatto energiche battaglie interne contro il verticismo e le politiche di compromesso dei dirigenti di quel sindacato (episodi su cui il Pcl non ha mai espresso una parola di solidarietà), Ferrando è stato impegnato a formare – assieme a Usb, Rete dei comunisti e altri gruppi centristi - l'ormai collassato coordinamento No debito, un progetto calato dall'alto e costruito attorno alla figura di Giorgio Cremaschi, di cui il Pdac ha sin da subito denunciato i connotati neokeynesiani. Insomma, si è andati a braccetto con le burocrazie sindacali e ci si è tirati fuori dai coordinamenti promossi dai lavoratori in lotta (13).
La deriva del Pcl trova inquietanti riscontri anche nella politica internazionale di questo partito, che dopo avere sostenuto – in linea con le posizioni dei gruppi stalinisti - il referendum farsa in Crimea sulla base del “principio di autodeterminazione” (qualcuno rammenti ai dirigenti del Pcl la russificazione forzata operata in quella regione da Stalin e le condizioni di militarizzazione in cui si è svolto il referendum) si è spinto fino a pubblicizzare sul proprio sito web il “manifesto del Fronte Popolare per la Liberazione della Ucraina, Novorossia e Carpazi Rutenia” (14), un manifesto borghese redatto da un “fronte” diretto da forze fasciste alleate di Putin ! (15) Anche in politica estera, piuttosto che dire la verità, e contribuire così all'avanzamento della coscienza politica generale, i dirigenti del Pcl preferiscono abbassare il livello delle “analisi” per provare a intercettare più facilmente qualche consenso.
Unificare le vertenze intorno a una piattaforma anticapitalista, costruire il partito rivoluzionario
Se questo è il quadro generale, è quanto mai necessario lavorare oggi all'unificazione delle vertenze in corso, raccogliendole attorno a una piattaforma anticapitalista e a una prospettiva di classe, e liberandole dall'abbraccio mortale delle (macro e micro) burocrazie sindacali, interessate più a coltivare i propri orticelli e a preservare i propri grandi o piccoli privilegi piuttosto che alle ragioni dei lavoratori. I comunisti hanno il compito di dire la verità, perché solo la verità può favorire l'avanzamento delle coscienze politiche.
La verità è che il riscatto dei lavoratori, degli studenti, dei migranti, delle masse subalterne non passa certo dai palazzi o dall' “intercessione” delle forze borghesi (come il M5s) né dai giochi istituzionali delle burocrazie sindacali e dei loro reggicoda, ma dall'unificazione delle lotte contro il sistema capitalista. Per realizzare la convergenza delle lotte e per dirigerle contro il capitale, evitando di farle finire in pasto alle burocrazie politiche-sindacali e di farle arenare nelle secche della concertazione, è quantomai necessario costruire un'organizzazione politica rivoluzionaria internazionale e internazionalista.
Poiché abbiamo il senso delle proporzioni e comprendiamo bene l'enormità di questo compito, non ci illudiamo – al contrario di altri - di incarnare noi il partito rivoluzionario indispensabile ai lavoratori e alle masse oppresse. Riteniamo tuttavia come Lit e come Pdac, che della Lit è sezione italiana, di aver posto le solide basi di questa costruzione. Una costruzione che sta conoscendo attualmente sviluppo in decine di Paesi in diversi continenti, e che ha recentemente avviato la costruzione anche in Africa con la nascita della sezione del Senegal (la cui delegazione ha partecipato nei mesi scorsi all'XI congresso della Lit). Invitiamo i compagni che si riconoscono nel programma marxista rivoluzionario a confrontarsi con noi e a lavorare insieme alla costruzione dell'alternativa di sistema.

NOTE
1. Per un'analisi di classe del grillismo: 
http://www.alternativacomunista.it/content/view/1793/47/
2. Dal parlamentare Di Battista, secondo il quale i migranti vanno “aiutati a casa loro”, al guru Beppe Grillo, che in questi giorni ha evocato la “quarantena” che gli Stati Uniti riservavano agli immigrati italiani appena sbarcati, le posizioni grilline sul tema dell'immigrazione risultano quantomai convergenti con quelle della Lega nord, scavalcando a destra anche il Pd: http://www.beppegrillo.it/2014/09/il_ritorno_delle_malattie_infettive_tbcnograzie.html
3. http://video.repubblica.it/politica/ferrero-pronto-a-collaborare-con-grillo/109448/107833
4. http://contropiano.org/archivio-news/archivio-news/in-breve/italia/item/15243 ; http://contropiano.org/articoli/item/25811
5. http://contropiano.org/articoli/item/25811
6. La nostra posizione su Ross@: http://www.alternativacomunista.it/content/view/1877/47/
7. Molto significativo, fra gli altri, questo comunicato ossequioso verso Enrico Letta, nel quale  l'Usb sottlinea la “sensibilità” del (ex) premier bildeberghiano: http://confederazione.usb.it/index.php?id=20&tx_ttnews[tt_news]=62579&cHash=46131474b2&MP=63-552
8. http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/01/18/grillo-attacca-sindacati-eliminiamoli-sono-vecchi-come-partiti/473979/
9. http://puglia.usb.it/index.php?id=85&tx_ttnews[tt_news]=53146&cHash=96c57db8f3&MP=73-288
10. L'articolo da noi citato è questo: http://www.pclavoratori.it/files/index.php?obj=NEWS&oid=4013 . E' possibile tuttavia, girando sui siti del Pcl, trovare parecchi altri articoli che legittimano la democrazia borghese. Un compagno che è recentemente uscito dal Pcl (in Toscana), ha riconosciuto la correttezza delle nostre analisi rispetto a questa forza centrista, denunciandone il tesseramento allargato, i militanti fantasma, il federalismo, l'“opportunismo menscevico”. E ci ha segnalato un articolo, pubblicato il 12 luglio sul blog del Pcl Pistoia, che poi alcuni giorni dopo – in seguito alle sue comprensibili proteste nei confronti dei vertici del partito – è stato rimosso. Si tratta di un articolo, intitolato “fascismo oggi”, in cui una militante del Pcl individua il mezzo “per resistere all'estremismo di destra” nella “legalità” (!) e nella “Costituzione”, di cui rimarca l'impostazione “palesemente antifascista”.
11. Esemplare il caso di Castiglion fiorentino, che il Pcl ha sbandierato come il proprio miglior risultato elettorale. Qui il Pcl si è presentato alle comunali con un programma indistinguibile da quello di una qualsiasi lista civica: si rivendicano l'esplicitazione dei “responsabili” del dissesto, il rispetto dei “diritti” delle persone, la “valorizzazione dei prodotti tipici locali”, “diritto allo studio per tutti i cittadini”, il ripristino del centro storico e delle frazioni, “iniziative culturali” di richiamo per il turismo, “forte controllo sul costo degli affitti”. Si veda:http://www.comune.castiglionfiorentino.ar.it/upload/file/PROGRAMMA%20PARTITO%20COMUNISTA%20LAVORATORI.pdf
12. Questo codismo di Ferrando e Grisolia a rimorchio delle burocrazie sindacali è stato denunciato pubblicamente persino dal loro alleato Jorge Altamira, leader del Partido Obrero argentino, uno dei quattro gruppi che compongono il fantomatico Crqi (Coordinamento per la Rifondazione della Quarta Internazionale), coordinamento che ha recentemente riconosciuto di essere “collassato”, come si legge in una risoluzione interna pubblicata per sbaglio qualche mese fa sul sito del Pcl (http://www.alternativacomunista.it/content/view/1940/47/ ). Nel congresso del Po di un anno e mezzo fa Altamira, da anni in polemica col Pcl, ha dichiarato (traduzione dallo spagnolo e sottolineature nostre): "Il Pcl continua una politica che chiamerei di 'codismo negativo' (...) Non avanza la parola d'ordine 'abbasso il governo Monti' in modo sistematico, né fa appello ad appoggiare questa parola d'ordine rivendicando un piano di scioperi, un piano di lotta, azioni dirette. Al contempo pratica [il Pcl, ndt] un codismo nei confronti della burocrazia dei metalmeccanici [il gruppo dirigente della Fiom, ndt] che ha rinunciato a sviluppare nei fatti una resistenza ai piani del governo, pur usando un linguaggio di opposizione e combattivo." Citato da: http://prensa.po.org.ar/blog/2012/07/22/informe-de-apertura/
13. Non è un caso che il Pcl non abbia aderito al coordinamento No austerity né alla rete del sindacalismo conflittuale internazionale.
14. Nel suddetto “manifesto” si fa riferimento a una "repubblica popolare" fondata sugli "interessi della nazione" (!), nella quale "il potere appartiene al popolo", è "consentita la proprietà privata" (!) - "a patto che avvantaggi le persone e il loro sviluppo"! Un manifesto che, a parte il Pcl, è stato pubblicato soltanto da alcuni blog di gruppi stalinisti come contropiano e stachanovblog http://www.pclavoratori.it/files/index.php?obj=NEWS&oid=3974
15. Sulla “repubblica popolare” sponsorizzata dal Pcl e da vari gruppi stalinisti, ci limitiamo a citare, tra le tante, questa analisi abbastanza eloquente: http://www.eastjournal.net/ucraina-altro-che-compagni-la-repubblica-di-donetsk-e-lombra-nera-di-aleksandr-dugin/46773

Sabato 27 a Roma alle 14 Manifestazione Nazionale

Appello per una manifestazione nazionale in sostegno al popolo palestinese


L’aggressione Israeliana contro il popolo palestinese continua, dalla pulizia etnica del 1948, ai vari massacri di questi decenni, dal muro dell’apartheid, all’embargo illegale imposto alla striscia di Gaza e i sistematici omicidi mirati, per finire con il fallito tentativo di sterminio perpetuato in questi ultimi giorni sempre a Gaza causando più di 2000 morti ed oltre 10.000 ferite.
Il Coordinamento delle comunità palestinesi in Italia indice una manifestazione nazionale di solidarietà:
- per il diritto all’autodeterminazione e alla resistenza del popolo palestinese;
- per mettere fine all’occupazione militare israeliana;
- per la libertà di tutti i prigionieri politici palestinesi detenuti nelle carceri israeliane;
- per la fine dell’embargo a Gaza e la riapertura dei valichi;
- per mettere fine alla costruzione degli insediamenti nei territori palestinesi;
- per il rispetto della legalità internazionale e l’applicazione delle risoluzione del consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite;
- per uno stato democratico laico in Palestina con Gerusalemme capitale (come sancito da molte risoluzioni dell’Onu);
- l’attuazione del dritto al ritorno dei profughi palestinesi secondo la risoluzione 194 dell’Onu e la IV Convenzione di Ginevra.
Chiediamo a tutte le forze democratiche e progressiste di far sentire la loro voce contro ogni forma di accordi militari con Israele.
Chiediamo al Governo italiano e in qualità di presidente del “semestre” dell’UE di adoperarsi per il riconoscimento europeo dei legittimi diritti del popolo palestinese e mettere fine alle politiche di aggressione di Israele, utilizzando anche la pressione economica e commerciale su Israele.
Il coordinamento delle Comunità palestinesi in Italia chiede a tutte le forze politiche e sindacali e a tutti le associazioni e comitati che lavorano per la pace e la giustizia nel mondo di aderire alla nostra manifestazione inviando l’adesione al nostro indirizzo mail :comunitapalestineseitalia@hotmail.com
Coordinamento delle Comunità Palestinesi in Italia

lunedì 22 settembre 2014

Calcio-mercato e casta-mercato. Scalia meglio di Sabatini

Luciano Granieri


Così come nel calcio-mercato anche nel casta-mercato i migliori colpi si portano a termine a fari spenti. Gli acquisti inaspettati sono i più importanti, quelli destinati a cambiare le sorti di un campionato o di una contesa elettorale.  Ma non tutti sono così abili dal riuscire nell’impresa. Occorre furbizia, scaltrezza, spietatezza nel chiudere la trattativa. Doti comuni solo ai più grandi manager e direttori sportivi.  Non vi è dubbio che nel calcio-mercato estivo, protagonista assoluto sia  stato il direttore sportivo della Roma Walter Sabatini. Ma nel recente casta-marcato provinciale Francesco Scalia lo  ha surclassato . Parlano i fatti. 

Gli appassionati di calcio ricorderanno la vicenda legata al forte difensore del Cagliari Davide Astori. Per tutta l’estate il centrale difensivo fu  oggetto dei desideri della Lazio. Il presidente Lotito intavolò  una complessa trattativa con il Cagliari  per acquistare  il calciatore  e accontentare i tifosi . Ma mentre l’operazione si dava per conclusa  e Astori sembrava destinato ad approdare a Formello, l’intervento del manager  romanista Sabatini  risultava decisivo. Con  un magistrale colpo di mano la Roma si inseriva in extremis nella trattativa e riusciva a soffiare agli odiati cugini il forte difensore della nazionale.  Un azione che, oltre ad assicurare alla Roma un ottimo calciatore, determinava una vera e propria beffa per la Lazio e per il presidente Lotito pesantemente contestato dai suoi tifosi. Un derby vinto a tutti gli effetti.  

Stesso copione è andato in scena per l’attaccante del Verona Juan Manuel  Iturbe, inseguito da molte squadre di prima fascia europee ed italiane,  in particolar modo dalla Juve. Era il primo rinforzo chiesto da Conte alla società bianconera. Anche in questo caso , quando ormai  la forte ala argentina era data in partenza per Torino,  s’inseriva la Roma soffiando il giocatore alla corazzata juventina.  Pare che le improvvise dimissioni di Antonio Conte, da allenatore di Buffon e compagni, siano avvenute proprio per  il mancato acquisto da parte della Juve di Iturbe. La tempestiva azione di Sabatini, oltre che a soffiare ai campioni d’Italia un fuoriclasse  li lasciava anche senza allenatore.  

Chi avrebbe potuto fare meglio di Sabatini? Naturalmente Francesco Scalia. Nel casta-mercato provinciale lo scaltro senatore Pd riusciva ad assicurarsi prima dei rivali  i   cartellini  della punta dell'Ncd Pallone e del consigliere regionale Marino Fardelli, per offrire  al suo candidato alla Provincia Antonio Pompeo una squadra quasi imbattibile . Poi  quando  l’accordo fra i cugini avversi del Pd, capitanati da Francesco   De Angelis,   e il  forzista Abruzzese sembrava raggiunto, e i favori di Forza Italia erano dati per assegnati al candidato dell’ex eurodeputato,  il socialista Gianfranco Schietroma, arrivava il colpo da maestro di Scalia. Così come Sabatini riusciva  a soffiare Astori alla Lazio, Scalia riusciva a gabbare  i cugini assicurandosi, all’ultimo momento, il cartellino di Abruzzese    con tutto il seguito forzista. Non solo, così come Conte dette le dimissioni da allenatore della Juve perché i piemontesi si erano fatti scappare Iturbe per l’intervento della Roma,  così il candidato di De Angelis, Gianfranco Schietroma, si è ritirato dalla corsa alla poltrona di presidente della Provincia perché l’ex eurodeputato  si era fatto soffiare  Abruzzese, decisivo per la vittoria,  dai cugini avversari.  

Grazie al suo scaltro intervento Scalia è riuscito ad assicurarsi il derby dentro il Pd umiliando l’avversario, lasciandolo per giunta senza candidato. Rispetto a Sabatini, Scalia è stato più abile.  Infatti  tutta questa operazione è stata condotta all’ultimo istante, al termine dal casta-mercato. In una fase in cui i campioni disponibili sono pochi e,,se si trovano,  pretendono contropartite esose. Non è un caso che le trattative intavolate in fretta e furia con il sindaco di Frosinone, Ottaviani e il presidente della Provincia uscente Patrizi, siano naufragate , probabilmente per l’elevato costo degli ingaggi.

Dunque in mancanza di meglio si punterà sui giovani. In luogo del campione navigato, vincitore di tante partite, Schietorma,  a contrastare Pompeo,  rappresentante  della squadra di Scalia, sarà il giovane “primavera”  Enrico Pittiglio, sindaco di San Donato Val Comino.  Esiste  una differenza fra il calcio-mercato e il casta-mercato.   Per quest’ultimo infatti  le trattative non sono  mai note. Non si sa quale sia la contropartita promessa ad  Abruzzese da Scalia : la poltrona di  vice presidente? La presidenza della Saf  in prestito con diritto di riscatto?  Mistero. Non sappiamo come finirà l’annata calcistica. A  seguito della campagna acquisti, una tifoseria festeggerà, un’altra si dispererà.  Su come finirà la corsa alla Provincia una certezza c’è.  Nessuna delle squadre giocherà per i propri tifosi. Anzi i tifosi sono esclusi dalla partita visto che non votano.  Chi vincerà non si sa, chi perderà è certo.Saranno  i cittadini.

domenica 21 settembre 2014

Frosinone: Festa della Gioventù Socialista Unificata

Luciano Granieri




Accompagna il video un brano tipico da festa dell'Unità

El quinto  regimiento

esegue il "Noi credevamo Trio"

Gaetano Liguori: Pianoforte
Filippo Monico: batteria
Roberto del Piano: basso elettrico


No non era la festa  della Gioventù Socialista Unificata. Del resto i tempi della resistenza comunista e socialista al  golpe spagnolo di Francisco Franco sono  ormai  materia dei libri di storia .  All’epoca la Gioventù Socialista Unificata era parte integrante del “quinto regimiento”. Un battaglione  che partecipò attivamente alla guerra contro il dittatore fascista spagnolo. 

Oggi è finito il tempo delle resistenze, è lontano il tempo delle rivoluzioni. L’unica resistenza ipotizzabile  sarebbe quella a difesa dei diritti minacciati dagli interessi del capitalismo finanziario, come  l’unica rivoluzione da organizzare  sarebbe quella tesa a rovesciare la dittatura neoliberista. Ma occorrerebbero le masse, e le masse non ci sono più. 

Non eravamo  dunque alla festa della Gioventù Socialista Unificata, ma molto più realisticamente alla festa dei  Giovani Democratici di Frosinone.  L’evento si è svolto sabato  e domenica scorsi 20 e 21 settembre  in Piazza Valchera.  Era palese il tentativo messo in campo dai giovani militanti ciociari del Pd, di riconnettere un minimo di passione politica con l’alta  nomenklatura  così lontana dai problemi delle persone . 

Non sappiamo se l’obbiettivo sia stato perseguito.  A  giudicare dalla partecipazione al dibattito, organizzato sabato 20 settembre sulla grave piaga della disoccupazione nella nostra Provincia, la risposta giovanile è stata flebile, appena percettibile, quasi nulla. Ma ai ragazzi del Pd si può imputare ben poco. I giochi oscuri, le trattative, le lacerazioni, che si stanno consumando sulla testa dei militanti sono incolmabili. 

Qualcuno è in grado di spiegare alla gente, quali siano le differenza programmatiche fra i due candidati che si giocheranno, in un derby fratricida, la poltrona di Presidente della provincia?   Quali le differenze nei programmi di Pompeo  appoggiato da una parte del Pd e di Schietroma, appoggiato dall ‘altra parte del Pd? Non è dato saperlo e non dovremmo neanche saperlo, perché noi “gente comune” non voteremo. 

Si da li caso però che chi accederà al soglio di P.zza Gramsci si dovrà occupare di scuola, ambiente, trasporto pubblico, viabilità provinciale. Materie che incideranno pesantemente sulla vita di tutti noi  estromessi dalla possibilità di votare.  E’ obbiettivamente difficile far appassionare giovani e meno giovani ad un processo che coinvolge il loro quotidiano  ma li vede irrimediabilmente esclusi da qualsiasi coinvolgimento decisionale.  

Volendo entrare  nel merito delle questioni trattate dagli invitati al dibattito, presentato dal giovane democratico Alessandro Marino e moderato dal giornalista del quotidiano locale “l’Inchiesta” Alessandro Redirossi,  la sensazione era quella di partecipare ad un incontro non organizzato dal Pd, ma da una forza antagonista. Dai ragionamenti  condivisi da  Ermisio Mazzocchi, Guido Tomassi  della CGIL,  e, un po’ meno, dalla consigliera Regionale Daniela Bianchi, emergeva la totale insoddisfazione per  le intenzioni del segretario Renzi di smantellare lo statuto dei lavoratori a partire dall’abolizione dell' art.18,  la cui intangibilità era ribadita con forza dai relatori. 

Si sono sparsi nell’aeree concetti  indigesti per  il "segretario magno" quali, la redistribuzione del reddito dal capitale al lavoro, la lotta al neoliberismo, il contrasto al patto di stabilità. Meno male che Matteo Renzi ha dimostrato poca propensione ad occuparsi delle cose terrene insite nel territorio cui si devono far carico le sezioni locali.  Se fosse capitato lì per caso avrebbe messo in atto uno spietato programma di “DEGUFIZZAZIONE” , avrebbe iniziato un rito vodoo contro lo spirito malefico cigiellino che si era impossessato della Piazza. Ora una domanda sorgerebbe spontanea. Ma che ci stanno a fare costoro nel Pd? Mistero. E’ più facile andare alla ricerca delle masse perdute che sciogliere tali inspiegabili enigmi.