Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

venerdì 10 ottobre 2014

La "Buona Scuola" di Renzi... copiando Marchionne

Fabiana Stefanoni

10 ottobre: sciopero nazionale di studenti e lavoratori della scuola


Il piano di ristrutturazione della scuola pubblica, presentato dal premier Renzi e dal ministro Giannini, si articola in un malloppo di più di 130 pagine. Malloppo che il governo chiede a tutti i lavoratori della scuola di discutere e, eventualmente, integrare... Anzi, nelle pagine del testo si sollecitano tutti i docenti di ogni scuola a leggere e commentare le 130 pagine: operazione impossibile, visto che in molte scuole mancano persino i soldi per comprare l'inchiostro delle stampanti. Ma questo Renzi forse non lo sa. Vediamo brevemente in cosa consiste questo progetto, beffardamente denominato "La Buona Scuola".
Assunzione dei precari... per essere ancora più precari
"Assumere tutti i docenti": così titola il primo capitolo della "Buona Scuola" di Renzi. Un titolone altisonante, perché è proprio il piano di assunzioni di precari della scuola il "piatto forte" del progetto governativo. Si parla di circa 150 mila precari, sia delle graduatorie ad esaurimento sia vincitori (o idonei) dell'ultimo concorso (quello bandito dal ministro Profumo), che verranno assunti a partire dall'anno scolastico 2015-2016.
I precari della scuola hanno da tempo imparato a diffidare degli impegni di assunzione "a breve" (stando alle promesse dei vari ministri che si sono succeduti, avremmo dovuto essere tutti assunti da parecchio tempo... e invece siamo ancora qui ad aspettare l'ennesima promessa). Inoltre, bisogna anche capire di che tipo di assunzioni si tratta.
Il "malloppo" parla chiaro: i nuovi assunti dovranno essere massimamente flessibili, pronti a qualsiasi orario di lavoro (mattina, pomeriggio e forse sera) e a qualsiasi mansione: si scordi l'insegnante che è stato obbligato a fare corsi di specializzazione su una materia - per essere un bravo insegnante di quella materia - di poterla un giorno insegnare, dovrà piuttosto fare supplenze dove serve, compilare progetti, affiancare tirocinanti, e essere disponibile a venire incontro a qualsiasi esigenza del gruppo di scuole a cui verrà assegnato.
Non solo. Considerato che la maggioranza dei precari della scuola sono precari da almeno dieci o venti anni, nel caso in cui qualcuno si sia azzardato a costruirsi una vita o una famiglia in una determinata città, questo tipo di assunzione in ruolo potrebbe rappresentare una doccia fredda (da far rimpiangere la precarietà). Come recita il testo governativo, "serve prima di tutto una maggiore mobilità ai fini dell'assunzione in ruolo rispetto all'attuale 'vincolo di destinazione' all'interno della provincia" essendo necessari "aggiustamenti anche geografici", sulla base delle esigenze. In altre parole, si potrà essere assunti anche in una regione diversa da quella di appartenenza. Non solo: analoga "flessibilità" sarà richiesta anche per quanto riguarda le classi di concorso (cioè le materie di insegnamento), con la possibilità di essere assunti per insegnare "materie affini".
Dato che chi non fa parte dell'assurdo mondo del precariato permanente della scuola probabilmente fatica a capire di cosa si stia parlando, facciamo un esempio concreto. Prendiamo un insegnante precario che da circa dieci anni insegna matematica e fisica (con alle spalle anni di studi e specializzazioni). Poniamo che viva da sempre in provincia di Firenze. Fino a cinque anni fa, questo precario riusciva bene o male a lavorare per nove o dieci mesi all'anno con uno stipendio pieno (sui 1200 euro al mese), più due o tre mesi di disoccupazione. Dopo i tagli di Fioroni, Gelmini e Profumo, negli ultimi cinque anni ha invece lavorato saltuariamente, con spezzoni di ore (cioè non con cattedra piena) e conseguente riduzione dello stipendio. Le ultime leggi di stabilità gli hanno tolto anche la monetizzazione delle ferie non godute (cioè i circa 1000 euro in un anno che spettavano ai supplenti come "compensazione" dei mesi di disoccupazione).
Bene, ora che arriva l'assunzione in ruolo di Renzi che succederà a questo precario? Primo, se a Firenze non c'è posto, può essere che venga assunto a Bologna, o a Trieste. Secondo, siccome di posti di matematica e fisica ce ne sono pochi, può capitare che gli venga chiesto di insegnare "materie affini". Cioè? Quale è una materia affine a matematica o fisica? Forse biologia? o scienze della terra? oppure, come dicevano gli antichi greci, è invece la filosofia la materia più affine alla matematica?
Ecco allora perché, buttandola in battuta, pensiamo che, se queste saranno le assunzioni, sia meglio agurarsi di restare precari per ancora molti anni. Tra la precarietà e i lavori forzati tutto sommato è meglio la prima.
Se questo è un precario
Ma le sorprese amare per i precari non finiscono qui. Accanto ai precari delle graduatorie ad esaurimento e vincitori di concorso, ci sono decine di migliaia di precari che o stanno per conseguire l'abilitazione all'insegnamento (attraverso carissimi e pesantissimi corsi a frequenza obbligatoria chiamati tfa o pas), oppure sono privi di abilitazione pur lavorando da anni nelle scuole, chiamati a fare supplenze brevi e sostituire i colleghi assenti. Sono la parte più sfruttata e maltrattata dei lavoratori della scuola, spesso pagati in ritardo di alcuni mesi e con contratti che durano anche pochi giorni (costretti per questo a cambiare continuamente scuola). Bene, che ne sarà di questi disgraziati? Il ministero è lapidario: "costoro non possono essere considerati 'precari', se non vogliamo correre il rischio paradossale per cui chiunque abbia mai svolto anche solo una settimana di supplenza è (sia prevede la lingua italiana, ma non pretendiamo troppo dal ministero dell'istruzione, NdR) un precario della scuola". Più o meno quello che si diceva degli schiavi neri nell'Ottocento: i padroni bianchi si stupivano che qualcuno avesse la pretesa di considerarli degli essere umani... Tornando ai giorni nostri, questi esseri indefiniti, per essere puniti della loro presunzione, verranno letteralmente eliminati dalle scuole (ma "non fisicamente", non si preoccupino, come rassicurava ad agosto il ministro Giannini intervenendo alla festa di Comunione e Liberazione): per loro non ci saranno più posti, perché le supplenze di poche settimane o pochi giorni verranno d'ora in poi svolte dai colleghi "flessibili" neo assunti in ruolo. Poi, un giorno, arriveranno i concorsi: e lì, tanto più con la crisi che imperversa, verranno messi a bando i pochi posti che si libereranno per un esercito di svariate centinaia di migliaia di laureati...
E per i docenti di ruolo? modello Fiat! 
Oltre il danno c'è anche la beffa. Considerato che il governo avrà bisogno di reperire risorse per coprire questo piano di assunzioni flessibili, a rimetterci saranno ancora una volta le tasche dei lavoratori. A tutti i dipendenti della scuola - docenti, personale ata, neoassunti e tutti gli assunti in servizio da meno di 33 anni - verrà chiesto "qualche" sacrificio. Verranno eliminati gli scatti stipendiali automatici (quelli legati all'anzianità), che saranno sostituiti con "scatti di carriera", riservati solo al 66% dei docenti di ogni scuola. In altre parole, quello che prima era diritto di tutti (qualche decina di euro in più in busta paga ogni tot di anni), diventerà un traguardo da sudarsi, in una competizione eterna coi colleghi per spartirsi poche briciole.
Di fatto, docenti che da decenni insegnano a scuola, dovranno tornare ad accumulare "crediti" (come i loro studenti) per non rischiare di finire in quel 34% di docenti "di serie b" privi di scatti: i crediti si accumulano lavorando di più, restando a disposizione della scuola, essendo disponibili per attività diverse dall'insegnamento, ecc. Il rischio che si corre è grosso, perché chi finisce in quel 34% potrà essere spostato di sede o di "mansione" (come si direbbe in fabbrica...) a discrezione del dirigente scolastico (oppure licenziato?).
E chi valuterà i docenti? si parla di un "Nucleo di Valutazione Interno", costituito anche da un "membro esterno" (magari il rappresentante di qualche azienda), che avrà il compito di stilare le classifiche dei docenti. Come in Fiat, solo chi lavorerà più del dovuto non subirà sanzioni: si rafforza un sistema disciplinare interno che ha lo scopo di spremere i lavoratori della scuola ai fini del risparmio. Tutto questo all'interno di un sistema di valutazione nazionale (sperimentato con l'Invalsi), operativo già dal prossimo anno, che taglierà i finanziamenti alle scuole che non raggiungono determinati standard. E sappiamo quali saranno le scuole che raggiungeranno questi standard: quelle che riusciranno a reperire maggiori risorse "dal territorio", cioè dalle imprese private.
Aziendalizzazione e privatizzazione
Ma Marchionne ha fatto scuola anche in altro senso nella scuola pubblica italiana: verranno infatti smantellati tutti gli organismi collegiali che oggi permettono ai lavoratori della scuola di partecipare alle scelte, anche amministrative ed economiche, delle scuole. Il dirigente scolastico diventerà un vero e proprio direttore d'azienda, con la possibilità di gestire le risorse - economiche e umane - come meglio crede. Sarà affiancato da una sorta di consiglio di amministrazione (sul modello del progetto di legge Aprea di berlusconiana memoria) mentre al "consiglio dei docenti" (che prenderà il posto del collegio docenti) verranno riservate solo decisioni relative alla didattica.
Il dirigente scolastico avrà "licenza di uccidere": potrà scegliere quali docenti e lavoratori premiare, quali trasferire, dove e come reperire le risorse dai privati. Se consideriamo che il suo stipendio sarà tanto più alto quanto più efficiente risulterà la scuola, è facile prevedere il clima da catena di montaggio che si respirerà nelle scuole.
La verità è che la "Buona Scuola" che ha in mente Renzi non è una scuola pubblica, ma una scuola privatizzata: la collaborazione con le imprese sarà sempre più forte, anche con il rafforzamento dell'alternanza scuola-lavoro. In quasi tutte le scuole superiori l'alternanza diventerà obbligatoria, con un monte ore di almeno 200 ore all'anno in azienda per ogni studente degli istituti tecnici: in parole povere, gli studenti andranno a lavorare gratuitamente per i padroni (che risparmieranno nelle assunzioni) evitando di "perdere tempo" con gli insegnamenti di storia, italiano, matematica...
10 ottobre: tanti buoni motivi per scioperare!
Il 10 ottobre i sindacati di base (Cobas, Cub, Usi) sono in sciopero, nella giornata nazionale di mobilitazione studentesca. Sono molti i buoni motivi per scioperare: è necessario respingere questo piano scellerato del governo, che intende smantellare la scuola pubblica, trasformandola in una succursale delle imprese. E' un progetto contro cui lottare anche per le modalità autoritarie con cui è stato presentato: di fatto il governo aggira la contrattazione sindacale (a tutti i livelli), rifiutando di affrontare il nodo del rinnovo contrattuale (ormai scaduto da anni) e proponendo ai sindacati una frittata bell'e pronta. Un attacco ai diritti acquisiti che va di pari passo con lo smantellamento dello statuto dei lavoratori (Jobs Act) e con l'accordo della vergogna sulla rappresentanza (che azzera la democrazia sindacale nei luoghi di lavoro).
Da parte loro, le direzioni dei sindacati concertativi - Cgil, Cisl e Uil - non partecpano allo sciopero , limitandosi ad organizzare assemblee e manifestazioni simboliche. Oggi  in piazza lavoratori e studenti sono uniti nella lotta. E' importante che dalla  giornata di oggi nasca un percorso di mobilitazioni nella scuola che, attraverso l'unificazione delle lotte di tutti i settori lavorativi, porti alla costruzione di un vero grande sciopero generale unitario.

Liceo San Benedetto da Norcia di Roma la mozione del collegio dei docenti

  

Il Collegio dei Docenti del Liceo Benedetto da Norcia di Roma, nella seduta del 9-10-2014, convocata in risposta all’invito, sia del Governo sia dell’USR (nota MIUR prot-n° 3043 del 2-10- 2014, ripresa dalla circolare  dell'USR prot. n° 25529 del 3 /10/2014), a discutere sulla proposta di riforma della scuola denominata “La buona scuola”, dopo un’analisi di tale proposta esprime profonda preoccupazione per i seguenti aspetti della riforma, di cui giudica negativamente le ricadute didattiche:
1) la proposta di riforma dequalifica la professione docente e peggiora le condizioni di insegnamento a causa di:
            mancanza di investimenti nella scuola pubblica e cancellazione degli scatti di anzianità;
            mantenimento del numero eccessivamente alto di alunni per classe;
            inefficacia di fatto delle nuove assunzioni promesse che, anche nel caso fossero effettivamente realizzate, non aggiungono cattedre all’organico di diritto, ma creano solo bacini di docenti a disposizione per coprire le assenze brevi dei loro colleghi;
            imposizione di carichi di lavoro aggiuntivi (a parità di stipendio) che andranno a discapito della qualità dell’insegnamento;
2) la proposta di riforma, prevedendo i cosiddetti “scatti di competenza”, introduce una pericolosa competizione tra docenti, invece che rafforzare la cooperazione tra docenti, che sarebbe didatticamente ed educativamente auspicabile nella scuola; i docenti infatti per essere compresi nel 66% dei “meritevoli”, saranno spinti ad accumulare “crediti”, e quindi oneri, oppure a chiedere il trasferimento in altra scuola, ancora una volta a danno della qualità dell’insegnamento e della continuità didattica;
3) la proposta di riforma pregiudica – come il vecchio DDL Aprea – la collegialità delle istituzioni scolastiche e riduce il peso della componente docenti negli OO.CC. , a vantaggio del preside e dei soggetti privati, di cui è previsto l’ingresso;
4) la proposta di riforma introduce nelle scuole un nucleo di valutazione interno che, utilizzando prioritariamente i parametri dell’INVALSI, dovrà obbligatoriamente individuare tra i docenti un 66% di “meritevoli” e una restante percentuale di “non meritevoli”, con quote fisse che prescindono dalla qualità reale della didattica, per l’assegnazione degli scatti stipendiali.
            Considerati  i suddetti aspetti, il Collegio dei Docenti esprime la propria contrarietà dal punto di vista didattico, formativo, educativo, alla proposta di riforma del Governo denominata “La buona scuola”.
Inoltre il Collegio dei Docenti, per rilanciare e riqualificare l’istruzione pubblica statale, esprime il proprio sostegno alla Legge di Iniziativa Popolare “Per un Buona Scuola per la Repubblica”.

Approvato all’unanimità.

Roma,  9-10-2014

giovedì 9 ottobre 2014

La lunga scia di sangue lasciata dal capitale finanziario

Luciano Granieri



Le  schegge violente, armate dal capitale finanziario per proteggere i propri interessi geopolitici, ogni qual volta ce ne è stato bisogno, sono  ormai diventate incontrollabili.  I jihadisti dell’ISIS non combattono solo in Iraq e in Siria ma hanno fatto proseliti anche in Europa. Oltre ad  un buon numero di Europei e Statunitensi , che hanno deciso  di arruolarsi nell’esercito del Califfato,  esistono numerose falange di jihadisti operanti  all’interno delle Nazioni occidentali.  In Germania militanti dell’ISIS hanno aggredito manifestanti Kurdi che protestavano per la blanda difesa da parte delle forze occidentali coalizzate  dell’enclave kurda di Kobe al confine con la Turchia. Gravi scontri sono accaduti ad Amburgo e a Cell, come RIPORTIAMO  in altra parte del blog. 

Il capitale finanziario dopo aver armato , tramite i rivoluzionari siriani cooptati contro il regime di Al-Sadr,  i guerriglieri dell’ISIS,  dopo aver consentito che un numero considerevole di militari sunniti delle truppe di Saddam, trovassero asilo presso il Califfato, ora si sta accorgendo della catastrofe.  Ciò è avvenuto molto in ritardo. Dal momento in cui l’ISIS si è impadronito dei grandi  pozzi petroliferi di Mosul e Tikrit. Perché questo è il vero motivo della reazione all’invasione di eserciti, armati da coloro i quali ora ne subiscono l’attacco.  I profughi, i morti, non hanno molto significato. Hanno ragione i kurdi a protestare per la blanda difesa occidentale di Kobe.  

Infatti dietro il Califfato si celano gli interessi dell’Arabia  Saudita, che  intrattiene rapporti finanziari con tutta la finanza occidentale. Dunque si faccia la guerra di difesa, ma non troppo. Ci si può spartire il petrolio da buoni compari.  Si mandino allo sbaraglio i Peshmerga  Kurdi  armandoli con  materiale preistorico del tutto insufficiente per contrastare l’avanzata jihadista. Del resto  la lotta per l’autodeterminazione del popolo kurdo non è mai stata vista di buon occhio dalla comunità capitalistico-finanziaria . 

Dal lato occidentale, lo svuotamento ideologico delle comunità, fondamentale per la tranquilla espansione del capitale finanziario,  ha  creato un vuoto in cui molti giovani,  in cerca di un’ideale, qualsiasi esso sia, si sono inseriti sposando la causa idealisticamente forte del Califfato.  

I giochi di guerra del capitale finanziario hanno origini antiche. L’armamento dei Talibani afghani, prima utilizzati per reprimere la rivoluzione comunista in atto nel paese,  e poi combattuti come terroristi, l’armamento di Saddam, dittatore  usato  per tutelare gli interessi capitalistici contro l’Iran, e poi  divenuto acerrimo nemico,  non sono che gli esempi più recenti.  

Andando indietro nella  storia si può rilevare come durante la seconda guerra mondiale grossi trust statunitensi continuarono a fare affari con i tedeschi. Nei bombardamenti  di Francoforte sul Meno gli americani rasero al suolo la città, ma lasciarono intatti gli imponenti  fabbricati della Farben. Un gigantesco trust chimico che aveva accordi di cartello con la Standard Oil del New Jersey, con la Du Pont de Nemours, e con la Ethy Gasoline Corp, detenuta per metà  dalla General  Motor. La Ferben era stata le più forte sostenitrice finanziaria di Hitler. Al processo di Norimberga fu provato che la multinazionale    aveva effettuato  esperimenti con prodotti chimici e droghe sui detenuti dei campi di sterminio. Era arrivata addirittura ad acquistare donne dal campo   di Auschwitz per proseguire negli esperimenti. 

Qualche anno prima  dinanzi alla guerra civile Spagnola i democraticissimi americani, vicini alla Repubblica Spagnola, minacciata della dittatura, rifiutarono  qualsiasi coinvolgimento diretto e indiretto nella contesa, perché una legge neutralista giustificava un intervento nei contenziosi fra Stati ma  non nelle guerre civili. Nel frattempo  continuarono a vendere all’Italia qualsiasi tipo di materiale bellico e ad intrattenere, strettissimi rapporti economici con la Germania, fingendo di non sapere che  le truppe ribelli di Franco senza l’apporto di mezzi ,  uomini e delle aviazioni italiane e tedesche non avrebbero potuto prendere il potere.  

A testimonianza dello sdegno che un tale atteggiamento provocò presso alcune parti della società civile americana, a distanza di anni, il contrabbassista Charlie Haden realizzò con la sua “Liberation Music Orchestra”  composta fraternamente da bianchi come lui (Carla Bley, Mike Mantler, Gato Barbieri, Roswell Rudd) e neri (Don Cherry, Dewey Redman, Andrew Cyrille e Howard Johnson) un disco in cui con rabbia ed irrisione  vennero incisi, riarrangiati secondo il linguaggio jazzistico free,  i canti della guerra popolare spagnola   (El quinto Regimiento, Los Quatros, Generales, Viva la Quince Brigada) accompagnando le musiche con forti dichiarazioni secondo le quali il disco era stato realizzato per lottare contro il razzismo, la guerra e la povertà. La Storia si ripete dunque e le ragioni degli affari e del capitale continuano a produrre carne da macello oltre che povertà e disagio sociale. Quanto avevano ragione quei partigiani che interpretarono la lotta di liberazione come contrasto alla dittatura del capitale prima che ai Fascisti  e ai Tedeschi!


Liberation Music Orchestra
Track: El Quinto Regimiento / Los Cuatro Generales / Viva la Quince Brigada (The Fifth Regiment / The Four Generals / Long Live the Fifteenth Brigade)

mercoledì 8 ottobre 2014

Radicali pro Isis con machete e coltelli assalgono Kurdi in Germania

 FROM RT  RUPTLY QUESTION MORE


Una protesta pacifica contro l’IS in Siria e in Iraq, organizzata da alcuni membri della comunità kurda in alcune città della Germania,  si è conclusa in  gravi scontri con musulmani pro-jihadisti ad Amburgo e Celle. La Polizia ad Amburgo, una città portuale  con una popolazione di 1.8 milioni di abitanti, è stata costretta ad usare manganelli, cannoni d’acqua e spray al peperoncino, nel tardo pomeriggio di martedì, per disperdere un gruppo  di  Kurdi e  mussulmani pro-jihadisti  in lotta fra di loro armati di coltelli e pugni di ferro. Ciò  a seguito di una protesta contro i miliziani dello stato islamico che stanno attaccando la città kurda di Kobani in Siria vicino al confine Siriano. In un primo momento martedì pomeriggio circa 80 manifestanti kurdi hanno occupato la stazione centrale di Amburgo  per un ora, secondo quanto riferito dalla NDR.  Un porta- voce della polizia ha riferito che  i manifestanti hanno liberato volontariamente la ferrovia dopo le 6 di sera. Un gruppo più numeroso di circa 500 manifestanti  kurdi hanno sfilato per il centro di Amburgo.  Sulla loro strada hanno danneggiato alcune vetture , bar turchi, infrangendo vetrine, lanciando in aria sedie di plastica. La Polizia ha arrestato 14 rivoltosi. Più tardi alcune centinaia di manifestanti kurdi si sono riuniti presso la moschea Al Nour in Via Steindamm, vicino alla stazione ferroviaria della città. Alle 11,30 locali circa i Kurdi sono stati aggrediti da un gruppo armato di circa 40 fanatici dello Stato Islamico, come riporta il video della nuova Agenzia Ruptly. Il bilancio dei violenti scontri seguiti  all’aggressione è di 4 persone ricoverate in ospedale  per ferite di arma da taglio .  La manifestazione Kurda anti IS nel nord della Germania è iniziata lunedì scorso ed è stata supportata da un centinaio di manifestanti a Brema, Celle, Göttingen, Hannover, Kiel  e Oldenburg. Nella maggior parte delle città  la protesta si è svolta pacificamente  ed è stata praticamente esente da incidenti. Ma a Celle la polizia non è riuscita a prevenire gli scontri. La prima rissa fra due fazioni di almeno 100 Kurdi e altrettanti Mussulmani ha avuto inizio lunedì. Ma la polizia  di Celle, una cittadina di 71.000 abitanti, con l’aiuto di rinforzi provenienti da Hannover, Oldenburg e Wolgsburg,  è riuscita a scongiurare seri scontri fra le due fazioni. Martedì, naturalmente, le due fazioni armate hanno tentato di forzare il blocco della polizia che li divideva per attaccarsi un’altra volta. La polizia in tenuta anti sommossa ha usato spray al peperoncino, manganelli per reprimere l’attacco e scongiurare la violenza. Nonostante sia tornata la calma e nessun poliziotto sia rimasto ferito, un numeroso contingente  di polizia è rimasto in città per evitare una possibile escalation di violenza . La Cellesche Zeitung ha riferito che alcuni dei mussulmani che hanno preso parte agli scontri di Celle erano di nazionalità cecena  giunti da tutta la Germania.  L’onda della protesta anti IS organizzata dagli attivisti kurdi ha scosso molte capitali europee compreso  Londra, Bruxelles, L’Aia e Goteborg in  Svezia. La diaspora kurda in Europa sta protestando contro i miliziani dello Stato Islamico   dell’Iraq e della Siria perché questi stanno assalendo  le comunità Kurde impunemente, senza incontrare una seria opposizione sul terreno da parte  delle milizie Kurde dei Peshmerga. L’assalto dei Jihadisti  nell’insediamento kurdo di Kabani in Siria, vicino al confine turco ha già introdotto 400 miliziani , mentre gli attacchi aerei degli Stati Uniti e dei loro alleati contro i guerrieri dell’IS in Siria non si sono concentrati sulla protezione di  Kobani.  Kristofer  Lundberg un attivista del Partito Socialista  della Giustizia Svedese di Gotheborg che ha organizzato e arringato 1.000 manifestanti accesi a sostengo del popolo kurdo di Kobani ha dichiarato alla RT: “Noi chiediamo che la Turchia apra le proprie frontiere per lasciare entrare i rifugiati che sfuggono il terrore dell’IS e nello stesso tempo lasciar passare i guerriglieri che stanno attendendo al confine per raggiungere Kobani e difendere la città. Migliaia di Kurdi sono pronti ad andare a difendere Kobani”. Nel frattempo ci sono state anche proteste a Londra contro il bombardamento inglese delle postazioni dell’ISIS in Iraq.

Traduzione di Luciano Granieri.


Dichiarazione Paglia Dionisio

Dionisio Paglia


Che cosa succede in Provincia? Ben quattro sono i filoni di indagine da parte della magistratura su tematiche quali:1) rilascio di autorizzazioni ambientali; 2) questione aeroporto; 3) corsi di formazione; 4) bonifiche ex discariche. Sembrerebbe che i quintali e quintali di faldoni sequestrati dalle forze dell'ordine riguarderebbero presunti sprechi e illegittimità degli ultimi quindici anni di storia della Provincia di Frosinone. Il sottoscritto, quale capogruppo consiliare del PRC alla provincia dal 1995 al 1999, ha sostenuto la giunta di Loreto Gentile che ha fatto della "trasparenza" la bandiera della propria amministrazione. Cosa è successo dopo il 1999 dentro il Palazzo della Provincia? E' cambiata la strategia politica? Mi sono candidato nella lista civica "Acqua, rifiuti, sanità, lavoro", anche per fare da sentinella della "trasparenza amministrativa" nella gestione della cosa pubblica. Il Palazzo della Provincia deve essere una casa di vetro. Il 12 ottobre si elegge un consiglio provinciale ridotto nei ranghi ( da 30 a 12) e saranno gli amministratori comunali e non i cittadini ad eleggere i propri rappresentanti, in virtù di una legge assurda che riduce gli spazi democratici. Sarebbe auspicabile che almeno una voce di opposizione entrasse a far parte di quel consesso: sarebbe una vittoria per la democrazia.
Dionisio Paglia (candidato lista civica "Acqua, rifiuti, sanità, lavoro").

Sanità. Alcune valutazioni sugli ultimi sviluppi

COORDINAMENTO PROVINCIALE PER LA SANITA' FROSINONE

IL COORDINAMENTO PROVINCIALE DELLA SANITA' RITIENE DOVEROSO ESPRIMERE ALCUNE OPINIONI SULLA BASE DI CIO' CHE APPARIREBBE EVIDENZIARSI CIRCA GLI ULTIMI SVILUPPI DELLE VICENDE RIGUARDANTI LA SANITA' NELLA PROVINCIA DI FROSINONE
In attesa  della Conferenza locale della sanità  che dovrà esaminare l’Atto Aziendale, la direttrice generale della asl, assumendo le vesti di un autorevole candidato politico ha scatenato una campagna elettorale intensa e ricca di promesse  come nessun vetero democristiano di questa provincia è mai riuscito a fare.  Secondo quanto prospettato e promesso  negli incontri  di  Cassino, di  Alatri e di  Anagni tutti i problemi sarebbero stati  già avviati a soluzione e  la sanità  sarebbe avviata a diventare la più avanzata della Regione. Infatti :
 il 16 luglio, nel corso di una manifestazione, è stato annunciato  per  l’ospedale di  Frosinone, Il
  di 2° livello;  qualche tempo  prima, l’On. Zingaretti aveva promesso il polo oncologico all’ospedale di Sora dopo la dura protesta dei sindaci e della popolazione del sorano e della Valle di Comino;  qualche giorno fa la manager ha promesso al sindaco di Cassino di portare i posti letto del locale ospedale, secondo quanto riportato dalla stampa,  da 190 a 310 (120in più) mentre è risaputo che i posti letto dovrebbero aumentare di 100 in tutta la provincia.
Questo sottile, spregiudicato e furbesco modo di fare che, non ha niente in comune con una gestione seria, razionale e  positiva della sanità, è teso a rompere quel vasto e diffuso fronte di protesta, forte ed unitario che ha mobilitato decine di migliaia di persone in ogni angolo di questa provincia. 
Di fronte allo sfascio dell’organizzazione sanitaria  in un territorio che vive nel degrado e in una dilagante povertà  tanto da essere considerato  “Perduto” dai  vertici regionali, occorrono coraggio, buon senso e capacità non comuni  per ascoltare chi protesta e  per dar vita, con loro e non contro di loro, ad un   progetto che realizzi, finalmente una sanità efficiente e di qualità ripristinando legalità, dignità e  diritti. 
Lunedì 6 c. m., nel corso dei lavori della conferenza locale della sanità abbiamo ascoltato con molta attenzione l’esposizione  direttrice generale della asl. La nostra delusione è stata profonda. Non una parola sulla lotta agli sprechi ed agli scandali.  Non una parola sulla lotta alla corruzione. Non una parola sulla partecipazione e sulla trasparenza.
Eppure non è ancora spento l’eco suscitato dalla sentenza della Corte dei Conti che ha accertato un danno erariale di 41 milioni di euro   e chiesto il risarcimento ai responsabili. Milioni pagati e non dovuti ad una struttura privata convenzionata per gli anni 2007 2008 ne 2009. Mentre siamo in attesa di sapere dalla Magistratura  penale se vi sono reati  sarebbe opportuno e doveroso da parte della manager   informare  i cittadini e rassicurarli, con documenti ufficiali alla mano, che  per gli anni successivi tutto è stato rivisto e restituito ad una corretta amministrazione e gestione della cosa pubblica. E’ giusto continuare a mantenere rapporti con una struttura di questo tipo?  E dopo questi fatti non è dovere del manager dire  come si intende controllare l’appropriatezza  e la regolarità delle prestazioni erogate dalle strutture private convenzionate?
Questi scandalosi eventi  impongono l’urgente necessità di   applicare l’art. 1 del DL n.33 del 14 marzo 2013 che così recita: “  La trasparenza è intesa come accessibilità totale delle informazioni  concernenti l’organizzazione e l’attività delle pubbliche amministrazioni, allo scopo di favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull’utilizzo delle risorse pubbliche”.
08.10.2014                                   Coordinamento Provinciale Sanità


Video di Luciano Granieri

martedì 7 ottobre 2014

Appello "BLOCCA LO SBLOCCA-ITALIA" - Presidio alla Camera il 15 e 16 ottobre

Acqua bene comune


L'APPELLO

Un attacco all’ambiente senza precedenti e definitivo: è il cosiddetto Decreto “Sblocca Italia” varato dal Governo Renzi il 13 settembre scorso. Un provvedimento che condanna il Belpaese all’arretratezza di un’economia basata sul consumo intensivo di risorse non rinnovabili e concentrata in poche mani. È un vero e proprio assalto finale delle trivelle al mare che fa vivere milioni di persone con il turismo; alle colline dove l’agricoltura di qualità produce vino e olio venduti in tutto il mondo; addirittura alle montagne e ai paesaggi sopravvissuti a decenni di uso dissennato del territorio. Basti pensare che il Governo Renzi rilancia le attività petrolifere addirittura nel Golfo di Napoli e in quello di Salerno tra Ischia, Capri, Sorrento,  Amalfi e la costiera Cilentana, dell'omonimo Parco Nazionale.
Si arriva al paradosso che le produzioni agricole di qualità, il nostro paesaggio e i tanti impianti e lavorazioni che non provocano inquinamento, compresi quelli per la produzione energetica da fonti rinnovabili quando realizzati in maniera responsabile e senza ulteriore consumo di territorio, non sono attività strategiche a norma di legge. Lo sono, invece, i pozzi e l'economia del petrolio che, oltre a costituire fonti di profitto per poche multinazionali, sono causa dei cambiamenti climatici e di un pesante inquinamento.
Mentre il mondo intero sta cercando di affrancarsi da produzioni inquinanti, il Governo Renzi per i prossimi decenni intende avviare la nostra terra su un binario morto dell’economia. Eppure l’industria petrolifera non ha portato alcun vantaggio ai cittadini ma ha costituito  solo un aggravamento delle condizioni sociali ed ambientali rispetto ad altre iniziative legate ad un’economia diffusa e meno invasiva.
Nel Decreto la gestione dei rifiuti è affidata alle ciminiere degli inceneritori, mentre l’Italia dovrebbe puntare sulla necessaria riduzione dei rifiuti e all'economia del riciclo e del riutilizzo delle risorse. Tanti comuni italiani hanno raggiunto percentuali del 70-80% di raccolta differenziata coinvolgendo intere comunità di cittadini. Bruciare i rifiuti significa non solo immettere nell’ambiente pericolosissimi inquinanti producendo ceneri dannose alla salute e all’ambiente ma trasforma in un grande affare, concentrato in poche mani, quello che potrebbe essere una risorsa economica per molti.
Le grandi opere con il loro insano e corrotto “ciclo del cemento” continuano ad essere il mantra per questo tipo di “sviluppo” mentre interi territori aspettano da anni il risanamento ambientale. Chi ha inquinato deve pagare. Servono però bonifiche reali, non affidate agli stessi inquinatori e realizzate con metodi ancora più inquinanti; l'esatto opposto delle recenti norme con cui si cerca di mettere la polvere tossica sotto al tappeto. Addirittura il “sistema Mose” diventa la regola, con commissari e “general contractor” che gestiranno grandi aree urbane in tutto il Paese, partendo da Bagnoli.
Questo Decreto anticipa nei fatti le peggiori previsioni della modifica della Costituzione accentrando il potere in poche mani ed escludendo le comunità locali da qualsiasi forma di partecipazione alla gestione del loro territorio..
Il provvedimento si configura come un primo passaggio propedeutico alla piena realizzazione del piano complessivo di privatizzazione e finanziarizzazione dell'acqua e dei beni comuni che il Governo sembra voler definire compiutamente con la legge di stabilità.
Riteniamo che il Parlamento debba far decadere le norme di questo Decreto chiarendo che le vere risorse strategiche del nostro paese sono il nostro sistema agro-ambientale con forme di economia diffusa, dal turismo consapevole all’agricoltura, dalle rinnovabili diffuse alle filiere del riciclo e del riutilizzo.
Contrastare questo Decreto è un impegno affinché la bellezza del paese non sfiorisca definitivamente sacrificata sull’altare degli interessi di pochi petrolieri, cementificatori e affaristi dei rifiuti e delle bonifiche.

COSA PUOI FARE DA CITTADINO, COMITATO O ASSOCIAZIONE?

PARTECIPARE AL PRESIDIO A ROMA
-Partecipare al presidio a Roma a Piazza Montecitorio, un sit-in “a staffetta” tra cittadini che difenderanno la loro terra per i giorni:

MERCOLEDI' 15 OTTOBRE, ore 10-14
GIOVEDI' 16 OTTOBRE, ore 10-14 

-INVIARE UN'EMAIL “BLOCCA LO “SBLOCCA-ITALIA” A PARTIRE DA MARTEDI' 7 OTTOBRE ai parlamentari - link: www.acquabenecomune.org per testo ed indirizzi dei parlamentari.

PER ADESIONI DI ORGANIZZAZIONI E INFORMAZIONI: nosbloccaitalia@gmail.com

Prime adesioni:  Coordinamento nazionale NO TRIV, Forum Italiano Movimenti per l'Acqua Coordinamento Nazionale Siti Contaminati; Abruzzo Social Forum; Forum Abruzzese Movimenti per l'Acqua; Rete per la Tutela della Valle del Sacco, Associazione A SUD; Stop Biocidio Lazio; Taranto Respira; Peacelink; WWF Taranto; NO Carbone Brindisi, Confederazione COBAS, Ambiente e Salute nel Piceno; Comitato Stoccaggio Gas S. Martino (CH), Comitati Cittadini per l'Ambiente di Sulmona; Associazione Nuovo Senso Civico; Comitato No TAP; Coordinamento nazionale No Triv-sez Basilicata; Coordinamento Regionale Acqua Pubblica di Basilicata; Coordinamento dei Comitati contro le autostrade Cremona-Mantova e Tirreno-Brennero; Onda rosa, comitatino di mamme e donne del centro olio (ENI) di Viggiano; No Triv Sannio, Altragricoltura, Comitato per la Difesa delle Terre Joniche, Rete Forum Ambientale dell'Appennino; Comitato No Powercrop Avezzano (AQ), Circolo culturale "Ambientescienze" – Cremona; Comitato No al Petrolio nel Vallo di Diano (SA), Comitato "No Petrolio, Sì Energie Rinnovabili", Comitato Abruzzese Difesa Beni Comuni (Tortoreto, TE), Comitato Opzione Zero - Riviera del Brenta, Comitato per la Salute, la Rinascita e la Salvaguardia del Centro Storico di Brescia, Forum Ambientalista di Grosseto, Associazione Made in Taranto, Ola (Organizzazione lucana ambientalista), Rete dei comitati in Difesa del Territorio, Medicina Democratica Onlus, Associazione AmbienteVenezia, Cambiamo Abbiategrasso, Circolo culturale "AmbienteScienze" di Cremona, Comitato NO Corridoio Roma-Latina per la Metropolitana Leggera, Comitato sardo Gettiamo le Basi, Radio AUT per l'antimafia sociale, Comitato NOil Puglia, Rete della Conoscenza, Coordinamento Comitati Ambientalisti Lombardia, Comitato SpeziaViaDalCarbone (La Spezia), WWF Potenza e Aree Interne, MEDITERRANEO NO TRIV, Comitato Verità per Taranto, Comitato 12 giugno Familiari delle vittime del lavoro di Taranto,  Associazione ambientalista “Clan-Destino O.N.L.U.S.”, Ass. Ravenna virtuosa, A.N.P.I. Sezione di Nova Milanese (Monza e Brianza), Assotziu Consumadoris Sardigna – Onlus. Comitato NO TUNNEL TAV Firenze, Ecoistituto del Veneto "Alex Langer", AmicoAlbero – Venezia, Movimento dei Consumatori, Collettivo Nonviolento Uomo Ambiente della BASSA - RE- Guastalla, L.O.C. - Lega Obiettori di Coscienza alle spese militari e nucleari, Milano, Coordinamento Campano per la Gestione Pubblica dell'Acqua, Brindisi Bene Comune, ATTAC Italia; Associazione ZeroWasteLazio, Associazione Alternativa@Mente, Rete Campana della Civiltà del Sole e della Biodiversità, Coordinamento regionale dei comitati NoMuos, Osservatorio sulla Repressione, Fondazione Lorenzo Milani, Associazione RAP Molise, Coordinamento No Triv - Terra di Bari, Coordinamento Nord Sud del Mondo, Mountain Wilderness Abruzzo; Associazione TILT!; Coordinamento Salviamo il Paesaggio Roma e Provincia; Legambiente Italia; Comitato FuoriPista; Associazione Bianchi Bandinelli; Forum Salviamo il Paesaggio, Difendiamo i Territori; Rete civica italiana; Consiglio Metropolitano Partecipato; Era Onlus - Associazione Radicale Esperanto; Laboratorio sociale "La città di sotto" – Biella; Associazione Rita Atria; L'Albero Vagabondo; Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti; Fronte Sannita per la Difesa della Montagna; Forum Paesaggio Marche.