Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

giovedì 1 gennaio 2015

I migliori 50 album di jazz di tutti i tempi

fonte: http://www.udiscovermusic.com/
traduzione di Luciano Granieri

La fine dell'anno è il momento migliore per guardarsi indietro. Abbiamo approfittato della fine di quest'anno  per  redigere una lista definitiva dei 50 più grandi  album di jazz   di tutti i tempi. Molti staranno pensando che è un'operazione impossibile e probabilmente lo è. Quindi abbiamo dato una buona occhiata al web per incrociare la lista da noi preferita con altre  liste frutto dei giudizi degli appassionati della rete . Come al solito ci aspettiamo  che molti esprimeranno, anche in maniera decisa, il loro disaccordo, ma è sempre stimolante conoscere il giudizio degli altri.  

Ci sono voluti diversi giorni di ricerca ma ecco quali sono risultati i migliori 50 album di jazz di tutti i tempi.

50. Thelonious Monk Genius of Modern Music vol.1 & 2.
49. Count Basie – the Original American Decca Recordings
48. Bud Powell – The Amazing Bud Powell Vo.1
47. Weather Report – Heavy Weather
46. John Coltrane & Thelonious Monk – At Carnegie Hall
45. Horace Silver – Song For My Father
44. Grant Green – Idle Moments
43. Count Basie – The Complete Atomic Basie
42. Hank Mobley – Soul Station
41. Charlie Christian – The Genius of the Electric Guitar
40. Art Pepper meets the Rhythm Section
39. John Coltrane – My Favourite Things
38. Benny Goodman – At Carnegie Hall 1938
37. Wes Montgomery – The incredible Jazz Guitar of Wes Montgomery
36. The Mahavishnu Orchestra With John McLaughlin – Inner Mounting Flame
35. Clifford Brown and Max Roach – Clifford Brown & Max Roach
34. Andrew Hill – Point of Departure
33. Herbie Hancock – Head Hunters
32. Dexter Gordon – Go
31. Sarah Vaughan – With Clifford Brown
30. The Quintet – Jazz at Massey Hall
29. Bill Evans trio – Waltz For Debby
28. Lee Morgan – The Sidewinder
27. Bill Evans – Sunday at the village Vanguard
26. Thelonious Monk – Brilliant Corners
25. Keith Jarrett – the Koln Concert
24. John Coltrane – Giant Steps
23. Herbie Hancock – Maiden Voyage
22. Duke Ellington – Ellington at Newport
21. Cecil Taylor – Unit Structures
20. Charlie Parker – Complete Savoy and Dial Studio recordings
19. Miles Davis – Birth of the Cool
18. Art Blakey & the Jazz Messengers – Moanin’
17. Albert Ayler – Spiritual Unity
16. Eric Dolphy – Out To Lunch
15. Oliver Nelson – The Blues and the Abstract Truth
14. Erroll Garner – Concert By the Sea
13. Wayne Shorter – Speak No Evil
12. Stan Getz & Joao Gilberto – Getz/Gilberto
11. Louis Armstrong – Best of the Hot 5s and 7s
10. John Coltrane – Blue Train
9. Miles Davis – Bitches Brew
8. Sonny Rollins – Saxophone Colossus
7. Cannonball Adderley – Somethin’ Else
6. Charles Mingus – The Black Saint and the Sinner Lady
5. Ornette Coleman – The Shape of Jazz to Come
4. Charles Mingus – Mingus Ah Um
3. Dave Brubeck Quartet – Time Out
2. John Coltrane – A Love Supreme
1. Miles Davis – Kind of Blue


di seguito, All Blues,  un brano dell'album risultato vincitore: Kind of Blue

CON LA TESTA FRA LE MANI

Samantha Comizzoli


E' il primo di gennaio 2015, è iniziato il NUOVO anno anche qui in Palestina. Siamo andati al checkpoint di Howwara, Nablus, con i cappellini di Natale, due babbi natale e i fiori di dare a chi passava con le auto come augurio per la fine dell'occupazione israeliana.
I soldati sono subito usciti dalla torretta e insistevano perchè ce ne andassimo da un'altra parte. Il loro capoccia fa presente che non possiamo stare lì..caspita la loro torretta e il loro checkpoint e i loro insediamenti illegali possono starci?
Mi risponde che il checkpoint è per difendere “la sua gente”. Razzista di merda.
Siamo rimasti lì FINO A quando non abbiamo finito i fiori, anche se hanno piazzato un cecchino a due metri di distanza contro di noi. Stavamo andando via, ma i soldati ci seguono. Alcuni shebab tirano qualche pietra, giuro...: tiri senza speranza (nel senso che un po' per la distanza un po' perchè non sono dei lanciatori..al massimo guadagnavano qualche foto dai giornalisti). Poi, all'improvviso i soldati prendono la jeep e ci seguono con la jeep, scendono, nessuno di noi scappa correndo. E continuiamo tranquilli per la nostra strada, ma loro risalgono nella jeep e vanno dai primi là davanti al gruppo e inseguono due ragazzi.
Iniziamo a correre per raggiungere la jeep che si è fermata in una stradina, lontana dagli occhi di tutti. Quando svolto l'angolo mi trovo i soldati che stanno stringendo Taher. Ha l'aspetto di un bambino e divulgherò la notizia del suo rapimento in questo modo. Ho saputo dopo che aveva compiuto 18 anni, ma non cambia assolutamente una virgola, ve ne renderete CONTO nel video.
Cerchiamo di fermarli, più volte, loro sparano e ci allontanano e stringono Taher per il collo, soffocandolo. Lo caricano nella jeep schiacciandolo sul pavimento e soffocandolo ancora. Chiudono la porta della jeep, mi metto di opposizione alla jeep a braccia APERTE, ma i soldati mi strattonano.
Mi rimetto di nuovo per fermare la jeep assieme ad un altra INTERNAZIONALE e la innesca la retro marcia e ci investe. Urliamo, la jeep allora va avanti e fa il giro della collina, mi ripiazzo davanti quando torna verso la strada, ma i soldati mi strattonano ancora.
La jeep si allontana con Taher dentro. E' giovedì, seguiranno due giorni di festa quindi Taher resterà lì, nelle loro mani ad aspettare per due giorni e forse domenica sapremo qualcosa. Quando sono tornata sulla strada per trovare un service ho trovato per terra il cappellino di babbo natale di Taher, ho pianto e l'ha dato al suo amico.

Taher Alhindi, 18 anni. Rapito il 1 gennaio 2015 al checkpoint di Howwara dai soldati nazisti israeliani. Guado il video e ho la testa fra le mani, non sono riuscita a fermarli. Un altro crimine davanti ai miei occhi.

  • tutto quello che ho scritto è nel video come PROVA di ciò che hanno fatto-

martedì 30 dicembre 2014

Un anno di lotte

Luciano Granieri



Diritto al lavoro, allo studio, ai beni comuni e all’acqua, alla salute, sono elementi fondamentali per il pieno sviluppo della dignità umana. La loro negazione pone ostacoli al raggiungimento della dignità medesima e ciò è contrario al dettato costituzionale. Nella nostra Provincia questi diritti, o sono negati, o vengono elargiti  come regalia, in cambio di qualche contropartita elettorale. 

E’ evidente come le amministrazioni e le istituzioni non siano in grado di rimuovere gli ostacoli posti sulla strada dello sviluppo della dignità umana, anzi sono i primi a porre impacci. Infatti le molteplici storie di lavoro negato nel nostro territorio vedono come principali protagonisti sindaci, amministratori di Provincia e di Regione . Così come i sindaci sono responsabili della tresca ordita da Acea ai danni degli utenti del servizio idrico. 

Allo stesso modo la Regione, attraverso la sua esattrice di salute Isabella Mastrobuono, sta sottraendo pezzi di sanità pubblica alla cittadinanza  per svenderla alle grandi lobby private, è il caso dei laboratori d’analisi. Un’operazione che, dopo le misere vicende di Mafia-Capitale , chissà perché, ha subito un notevole rallentamento. A distruggere la scuola pubblica ci sta pensando direttamente lo Stato centrale. 

Dunque a  rimuovere gli ostacoli sul percorso dello sviluppo della dignità umana devono pensarci i cittadini. Ciò è quanto accaduto anche a Frosinone nel 2014. Una Paese dalla cittadinanza dormiente, ma che ha visto degli scatti di dignità da parte di una piccola parte di popolazione, soprattutto in relazione al piano di devastazione della sanità provinciale. 

Questa piccola parte di popolazione si è messa a fare politica, quella vera, fra la gente, quella che una volta facevano i partiti di massa oggi ridotti a comitati di affari costantemente  in combutta con potentati finanziari sempre più voraci.  E la gente, anche se molto lentamente  e a fatica, comincia a prendere coscienza, a capire che il lavoro, l’accesso all’acqua, la salute, l’istruzione non è un privilegio , ma  un diritto sancito per natura e per legge. Nel 2014 l’attività in piazza è stata minima. Speriamo che nel 2015 possano moltiplicarsi gli sforzi sulla strada della rivendicazione di una vita dignitosa per tutti. Ed è per questo che auguro ad ogni lettore un proficuo nuovo anno  di lotta.

Multiservizi ancora una proroga alle coop

Comitato di lotta Frosinone

Mille promesse, mille proroghe, mille poltrone, mille volti dell’amministrazione. I lavoratori sono solo a 269 giorni di presidio. E’ ancora troppo presto...

Un fine d’anno poco felice accompagnerà i lavoratori della Frosinone Multiservizi accampati per il 269° giorno sotto il municipio in attesa della definizione tecnica per la costituzione della newco.
L’amministrazione comunale di Frosinone preferisce allungare il brodo dei servizi alle coop per altri quattro mesi utilizzando proprio la newco per giustificarne le proroghe!

Nonostante fosse stato firmato l’impegno politico e i lavoratori attendessero una veloce azione, l’Amministrazione invece posticipa, forse, a maggio le operazioni. I lavoratori, che pure avevano salutato positivamente l’accordo, non avevano certo deciso ancora di smantellare il presidio, ben conoscendo Millevolti. Non è nuova l’Amministrazione a queste trovate, che tradiscono sempre gli impegni presi pubblicamente.

Si ricorda l’esternalizzazione dei servizi con il mancato passaggio dei lavoratori, sostituiti impropriamente con altri; il tentativo di convincere il comune di Alatri sulla necessità della società pubblica, mentre facevano il bando per le coop; il mancato rispetto degli accordi presi con la prefettura; il calcolato ignorare l’intervento della regione Lazio; l’affidamento definitivo a Solco dei servizi dopo che la Commissioneconsiliare aveva optato per la gestione pubblica. Tanti sono stati i momenti di repentino voltafaccia finalizzati evidentemente alle “mille proroghe”.

Vuole, dunque, essere questo il carattere distintivo di questa amministrazione: il disprezzo e il ripudio dell’intervento pubblico, del confronto democratico, del governo per gli interessi della cittadinanza. Si distinguerà come quella che avrà prosciugato i risparmi dei cittadini con prelievi forzosi di tasse al massimo, che verranno spesi, questi ed altri, per la costruzione di un nuovo inutile stadio; per aver scelto l’inerzia nei confronti di Acea e della deriva della sanità. Si distinguerà per aver sdoganato la morale e l’etica di personaggi come Ciavardini, accolto come un animatore sportivo ed umano dimenticando le pesantissime e reiterate condanne…

Eppure le bruciature a partite dalla vicenda Sangalli e delle altre miserrime vicende legate alle segreterie politiche, avrebbero dovuto segnare campanelli d’allarme per ripensare questa politica. Invece si prosegue sulla sicura strada del governo dei mille appalti, delle mille proroghe, delle mille poltrone, dove una parte “in tragedia” la svolgono decine di yesman, senza pensare, senza considerare, senza amore per la propria gente.

Anche l’inchiesta “Mafia-capitale” avrebbe dovuto suggerire di utilizzare con molta attenzione l’istituto della proroga, degli affidamenti, dell’utilizzo delle cooperative sociali, impigliate in molti filoni d’inchiesta, ma che sul territorio sono state accolte con il tappeto rosso.
A Frosinone, ma non nei bar, nei piani alti della politica, si discute di pallone e di posti al sole, improvvisamente e genialmente aumentati anche senza le necessarie poltrone!

Rimane la tenda, oggetto invisibile, necessariamente invisibile in questa tela. Eppure essa è vissuta dopo quasi 9 mesi sempre più come testimonianza di giustizia sociale, di legalità, di riappropriazione di diritti calpestati. Questo è il messaggio che il 31 dicembre i lavoratori e le lavoratrici lanciano alla città….

lunedì 29 dicembre 2014

L’Unione Europea calpesta le conquiste democratiche e sociali

Eric Toussaint

Il fallimento dei governi europei, DELLACommissione Europea e della BCE è evidente nel realizzare ciò che si suppone vogliano OTTENERE: ridurre la disoccupazione, rilanciare l’attività economica, risanare dalle fondamenta le banche, stimolare e aumentare il credito ai privati e alle PMI, e anche aumentare l’investimento e ridurre il debito pubblico. Su tutti questi PUNTI, la politica europea è un fiasco clamoroso. Ma in realtà sono questi gli obiettivi che i dirigenti europei vogliono raggiungere?
I media mainstream affrontano regolarmente una serie di questioni come: una possibile esplosione della zona euro; il fallimento delle politiche di austerità in materia di ripresa economica; le tensioni tra Berlino, Parigi o Roma, tra Londra e i membri della zona euro; le contraddizioni in seno al Consiglio della BCE; le enormi difficoltà per arrivare ad un accordo sul bilancio della UE; i dissidi di certi governi europei con ilFMI a proposito della quantificazione dell’austerità. Anche se queste tensioni sono del tutto reali, non ci devono occultare la cosa essenziale.
I dirigenti europei dei Paesi più forti e i padroni delle grandi imprese si rallegrano che ci sia una zona economica, commerciale e politica comune, dove le transnazionali europee e le economie del Centro della zona euro ottengono profitti dalla debacle della Periferia, per rafforzare la redditività delle loro imprese e guadagnare competitività rispetto ai loro concorrenti statunitensi e cinesi. Il loro obiettivo, nello stato ATTUALE della crisi, non è quello di rilanciare l’economia e ridurre le asimmetrie tra le economie forti e quelle deboli all’interno della UE.
Inoltre i dirigenti europei ritengono che la debacle del Sud europeo sarà un’opportunità per privatizzazioni generalizzate di imprese e beni pubblici a prezzi da SALDO. E li aiutano l’intervento della Troika e la complicità attiva dei governi della Periferia. Le classi dominanti dei Paesi periferici sono favorevoli a queste politiche, dato che contano di ricevere una parte di una torta che da tempo desiderano. Le privatizzazioni di Grecia e Portogallo prefigurano quello che arriverà a Spagna e Italia, dove i beni pubblici che si potrebbero acquisire sono molto più importanti, considerate le DIMENSIONIdi queste due economie. I dirigenti delle economie europee più forti progettano anche di mettere in atto una nuova ondata di importanti privatizzazioni nei loro stessi Paesi.
Non si cerca neppure di dissimulare la stretta RELAZIONE tra i governanti e il grande capitale. Alla testa di diversi governi, collocati in posti ministeriali importanti e alla presidenza della BCE, si trovano uomini direttamente usciti dasl mondo dell’alta finanza, |1| a cominciare dalla banca d’affari Goldman Sachs. |2| Alcuni politici di primo piano sono ricompensati con un posto in una grande banca o un’altra grande impresa una volta compiuti i loro favori alle grandi corporazioni. |3| Non è cosa nuova, ma è più evidente e comune rispetto agli ultimi 50 anni. Si può parlare di veri vasi comunicanti e molto trasparenti.
Ritenere che la politica dei dirigenti europei sia un fallimento perché la crescita economica non è tornata significa sbagliare notevolmente il criterio di analisi. Gli obiettivi perseguiti dalla direzione della BCE, dalla Commissione Europea, dai governi delle economie più forti della UE, dalle direzioni delle banche e delle altre grandi imprese private non sono né il rapido ritorno alla crescita, né la riduzione delle asimmetrie all’interno della zona euro e della UE al fine di farne un insieme più coerente nel quale possa TORNARE la prosperità.
E soprattutto non bisogna dimenticare una questione fondamentale: la capacità dei governanti, che si sono messi docilmente al servizio degli interessi delle grandi imprese private, per gestire una situazione di crisi, anche di caos, e agire nella direzione RICHIESTA da queste grandi imprese. La crisi permette di passare all’attacco con il pretesto di applicare un trattamento shock giustificato dall’ampiezza dei problemi.
I diritti economici, sociali e culturali sono continuamente messi in discussione fin dalle loro fondamenta, senza dimenticare l’offensiva contro i diritti civili e politici come il diritto effettivo all’elezione dei parlamentari. In verità, il Parlamento Europeo non esercita realmente il potere legislativo, i parlamenti nazionali dei Paesi sottomessi alla Troika vedono come questa gli detta le sue leggi, e gli altri Parlamenti hanno la loro sovranità e il loro potere fortemente limitati dai diversi trattati europei, adottati senza nessuna CONSULTAZIONE democratica, come il TSCG (Trattato sulla stabilità, il coordinamento e la governabilità) che fissa requisiti di bilancio inaccettabili.
Anche altri diritti vengono scherniti: l’esercizio reale del suffragio universale diretto, il diritto di respingere i trattati, il diritto di modificare la costituzione mediante un processo democratico costituente, il diritto di protestare e di organizzarsi perché queste proteste diano dei RISULTATI. La UE e i suoi Paesi membri fomentano una deriva autoritaria con il ritorno dell’esercizio diretto del potere da parte dei rappresentanti di un’oligarchia economica.
Per avanzare nella maggior offensiva portata avanti dopo la seconda guerra mondiale su scala europea contro i diritti economici e sociali della maggioranza della popolazione, i governi e il padronato utilizzano armi diverse: il debito pubblico, la disoccupazione, l’aumento dell’età pensionabile, l’esclusione dal diritto di ricevere un sussidio delle moltissime persone senza impiego, il congelamento o la diminuzione dei salari e dei diversi aiuti sociali, la riduzione dei posti di lavoro sia nelle imprese private che nel settore pubblico, la RICERCA dell’equilibrio di bilancio come pretesto per i severi tagli nei servizi pubblici, la ricerca del miglioramento della competitività degli Stati membri della UE, tra loro e rispetto ai loro concorrenti commerciali di altri continenti.
Per il Capitale, la questione è aumentare ancor di più la precarizzazione dei lavoratori, ridurre radicalmente la loro capacità di mobilitazione e di resistenza, diminuire i salari e le diverse prestazioni sociali e allo stesso tempo mantenere le enormi disparità tra i lavoratori all’interno dell’UE, con l’obiettivo di aumentare la concorrenza tra loro e affondarli nella trappola del debito.
In primo luogo ci sono le disparità tra i salariati di uno stesso Paese: tra donne e uomini, tra fissi e temporanei, tra lavoratori part time e lavoratori a tempo pieno, tra le vecchie generazioni che beneficiano di un sistema di pensionamento basato sulla solidarietà e le NUOVE generazioni alle quali si impone un sistema sempre più individualista e aleatorio. Senza contare i «clandestini», supersfruttati e che non godono di nessun diritto sociale legato al lavoro. Per iniziativa del padronato e con l’appoggio dei governi che si succedono (e in questo, i partiti socialisti europei hanno svolto un ruolo attivo), queste disparità sono cresciute nel CORSO degli ultimi 20 anni. Per esempio, in Germania 7 milioni e mezzo di lavoratori devono accontentarsi di un salario mensile di 400 euro, quando il salario minimo normale supera nettamente i 1.500 euro. |4|
In secondo luogo a queste differenze si aggiungono le disparità tra i lavoratori dei Paesi del Centro e quelli dei Paesi della Periferia nel seno della UE, che sono complementari a quelle che si approfondiscono nell’ambito delle frontiere nazionali. I salari dei lavoratori del gruppo dei Paesi più forti (Germania, Francia, Paesi Bassi, Finlandia, Svezia, Austria, Danimarca) sono il doppio o il triplo dei salari dei quelli di Grecia, Portogallo o Slovenia. Il salario minimo legale della Bulgaria (156 euro lordi mensili nel 2013) è da 8 a 9 volte inferiore a quello di Paesi come Francia, Belgio o Paesi Bassi. |5|
Nell’America del Sud, anche se le differenze sono grandi tra le economie più forti (Brasile, Argentina, Venezuela) e le più deboli (Paraguay, Bolivia, Ecuador...), la differenza nel salario minimo legale è dell’ordine di 1 a 4, pertanto una disparità nettamente minore che nel seno dell’Unione Europea. Questo MOSTRA fino a che punto è forte la concorrenza tra i lavoratori d’Europa. Le grandi imprese dei Paesi europei più forti sul piano economico beneficiano profondamente delle disparità salariali nel seno dell’UE.
Le autorità europee rafforzano anche la politica da fortezza assediata sminuendo il DIRITTO dei cittadini e cittadine non europei/e all’accesso al loro territorio. Inoltre, perfezionano la loro politica criminale alle frontiere d’Europa che provoca la morte di migliaia di persone che cercano di trovare una vita migliore nell’Unione Europea. Anche il diritto di asilo è calpestato.
Quello che vediamo, dietro la cortina di fumo dei discorsi ufficiali, è una logica terribile, ingiusta e mortifera che è in atto. È il momento di portarla alla luce per poterla affrontare meglio e riuscire a sconfiggerla.
Note:
|1| Un esempio: Emmanuel Macron, designato ministro dell’Economia e dell’Industria dal presidente francrsr François Hollande a fine agosto del 2014, che proviene dalla banca Rotschild, si veda:http://es.wikipedia.org/wiki/Emmanu...
|2| Éric Toussaint,«Bancocracia: de la república de Venecia a Mario Draghi y Goldman Sachs» pubblicato il 6 novembre 2013, http://wwwcadtm.or/Bancocracia-de-l...
|3| Éric Toussaint, «DSK, Blair, Geithner, Rubin: de la politique à la finance», pubblicato il 9 dicembre 2014, http://cadtm.org/DSK-Balir-Geithner...
|4| Il salario minimo stabilito recentemente in Germania sarà effettivo a PARTIRE dal 2017, ma avrà numerose eccezioni e non beneficerà di una rivalutazione regolare e automatica;
|5| Si veda http://epp.eurostat.ec.europa.eu/st... con i DATI fino al 2013. Si veda anchehttp://www.inegalites.fr/spip.php?a... dove ci sono dati che sfortunatamente si fermano al 2011.
Éric Toussaint, maître de conférence all’Università di Liegi, portavoce del CADTM INTERNAZIONALE e membro del Consiglio scientifico di ATTAC Francia, è autore di Bancocracia, Icaria Editorial, Barcellona, 2014, Proceso de un hombre ejemplar, EDIZIONE digitale (2013), disponibile in pdf, si veda www.cadtm.org/Proceso-a-un-h..., Una mirada al retrovisor. El neoliberalismo desde sus orígenes hasta la actualidad, Icaria Editorial, Barcellona, 2010.

Addio a Buddy De Franco il Charlie Parker del clarinetto.

Luciano Granieri


Negli anni ‘40 Il Be Bop era il nuovo stile nero, manifesto  di  riappropiazione della creatività afroamericana annacquata dalle orchestre commerciali  bianche della swing era. Il Be bop, rifuggendo, anzi distruggendo le mielosità e  gli ammiccamenti danzanti delle orchestre da ballo, proponeva una musica frenetica, dai fraseggi complessi e veloci, rimetteva al centro dell’esecuzione l’improvvisazione. Alle sonorità swing  brillanti ed eleganti del clarinetto di Goodman e di Artie Shaw si sostituivano le  furiose scorribande Bop del sax alto  di Charlie Parker e della tromba di Dizzy Gillespie. "Swing, deriva commerciale bianca della musica jazz, il cui strumento principe era il clarinetto, e Be Bop come riscossa creativa nera dove a dettare legge era il sassofono"? E’ una conclusione appropriata, ma non esatta. La musica jazz infatti certezze non ne fornisce, mai.  E’ una forma musicale nata e cresciuta sulla contaminazione, dal  combinarsi di sensibilità culturali e musicali  sempre nuove e diverse. Non c’è dunque da stupirsi se nell’era del Be Bop, dei solisti neri, quattro musicisti bianchi si imponessero all’attenzione del panorama jazzistico dell’epoca ,guarda caso,  suonando quel clarinetto, strumento principe della swing che nel Be Bop era stato posto in secondo piano. Quattro musicisti di origini italiane: John La Porta, Jimmy Giuffre, Antonio Sciacca, meglio conosciuto col nome di  Tony Scott, e Buddy De Franco. In particolare vogliamo ricordare Buddy De Franco, scomparso la vigilia di natale all’età di 91 anni in Florida. Buddy era  considerato il Charlie Parker del clarinetto. Forse l’unico che dal punto di vista tecnico sia riuscito a superare Benny Goodman. La sua capacità improvvisativa e creativa lo pone a tutti gli effetti fra i musicisti Bop più importanti, anche se il suo fraseggio vitale, incisivo e cristallino spesso veniva considerato “freddo” dagli appassionati. Non a caso De Franco fu  anche  uno dei protagonisti della crescita  del Cool jazz una stile più compassato e ricercato diffusosi negli anni ’50. Il clarinettista, nato nel New Jersey e cresciuto a Philadelphia, è stato a lungo attore principale  in  molti scenari jazzistici,  dall’epopea dello swing a fianco di Gene Krupa,  e nel settetto di Count Basie  al Be Bop, al Cool fino alla presenza negli Art Blakey Jazz Messenger,  esponenti dell’evoluzione Hard Bop. Con la morte di De Franco il jazz perde uno dei più longevi e creativi musicisti  della sua storia.



domenica 28 dicembre 2014

L'ORRORE ISRAELIANO NEL VILLAGGIO PALESTINESE DI AZZOUN

 Samantha Comizzoli


Il villaggio di Azzoun si trova sulla STRADA prima di arrivare a Qalquilja ed è “controllato” da due torrette israeliane e due cancelli custoditi dai soldati. Chi segue i miei REPORT ha già sentito parlare di Azzoun: è il villaggio di Younes (al quale i soldati hanno sparato alla schiena ed ora è paralizzato) e di Waleed, un bambino di 14 anni torturato e rapito dai soldati israeliani.
Ebbene, qualche giorno fa i vostri media italiani ne hanno parlato per un'aggressione che sarebbe avvenuta ad un'auto di coloni, il lancio di una molotov che ha provocato l'incendio dell'auto e il ferimento del guidatore e di suo figlio di 11 anni.

Ora vi racconto i fatti dal principio su questa vicenda. Il giorno 26 dicembre (il giorno prima dell'incendio dell'auto) fra Azzoun e il villaggio di Jaiuss, i soldati nazisti israeliani hanno installato un altro cancello d'ingresso controllato da loro. In pratica hanno chiuso il villaggio di Azzoun, poiché quella era l'ultima strada libera.
Il giorno 27 dicembre verso le ore 16,00 sulla strada PRINCIPALE (teatro dell'incidente) c'è stato un dispiegamento di soldati e jeeps e hanno creato diversi checkpoint volanti. Gli abitanti del villaggio di Azzoun si sono allarmati perchè hanno capito che stava per accadere qualcosa. Ovviamente in una circostanza del genere NESSUNO camminava vicino a quella strada, e men che meno per tirare una molotov. Dure ore dopo (verso le 18,00) c'è l'incendio dell'auto del colono che verrà trasmesso ai media per il lancio di una molotov.
La notte del 27 dicembre, a seguito della famigerata molotov, i soldati nazisti israeliani fanno irruzione nel villaggio di Azzoun e chiudono tutti e tre gli ingressi. Nessuno può entrare né uscire.

Entrano nella case con violenza, facendo saltare le porte e distruggono gli arredamenti. Rapiscono 15 persone, fra i QUALI dei bambini. ( Ashraf Ahmed Radwan, Amir Jawdat, Radwan, Gattaca shabita 16 anni, Walid Musa Abu Libdeh 14 anni, mghaoih Abdul Latif Rizwan 19 anni, Murat Hawk 20 anni, sweidan Rizwan Malik Al 20 anni, ALA Samir Salim, 22 anni, ikrima Mohamed dahbour 22 anni, Yusuf Zennaro Swedan 16 anni, Fahmi Nael 17 anni, Mohamed Ali 20 anni, Emad Mohamed Alami 30 anni.)

E' giovedì notte, seguono il venerdì e il sabato che sono giorni di festa e pertanto di “non lavoro” e pertanto di tutti questi rapiti non si hanno ATTUALMENTEnotizie.
Oggi è il 28 dicembre e i soldati israeliani sono tornati nel villaggio di Azzoun e hanno rapito altre due persone.
Il villaggio di Azzoun è teatro di molti rapimenti di bambini da parte di israele. Nel guinness dei primati c'è Gerusalemme, ma Azzoun la segue. Dovete anche sapere che il villaggio è nel mezzo di una volontà di ampliamento dell'insediamento illegale israeliano e confina con il nucleo di abitazioni palestinesi di Ismal Tabib. Tabib non è un campo profughi e non è nemmeno un villaggio pertanto nessuno se ne occupa perchè non figura in nessuna categoria. Questo piccolo nucleo di persone deve vedersela con israele che vuole cancellarli per costruire un ….......... parco giochi per bambini israeliani.
Ora, nessuno di noi era su quella strada per poter dire che la molotov non è stata tirata, ma pur volendo tenere in considerazione che abbiano tirato una molotov, scusate, ma questi palestinesi con tutti questi bambini rapiti, picchiati e torturati e con tutto il quadro che vi ho descritto...scusate, ma questi palestinesi come cazzo si devono difendere?
Nel villaggio di Azzoun ho raccolto un'importante testimonianza: un bambino che è stato picchiato e rapito da israele e detenuto per 16 mesi. Aveva 13 anni quando l'hanno rapito, ora ne ha 15. I suoi famigliari mi hanno raccontato che gli hanno anche spento le sigarette sulle labbra, i soldati. Lui a me non l'ha raccontato e non perchè c'era la telecamera, ma perchè davanti ad una donna, bionda ed internazionale questo piccolo palestinese ci teneva alla sua dignità.
Mi ha però raccontato tutto il resto, ho mascherato il viso del bambino perchè non voglio che lo rapiscono di NUOVO. Guardate come hanno costruito fino all'impensabile la messa in scena per rapirlo. Vomitate pure per quello che hanno fatto a questo bambino, ma poi tornate a ragionare su tutta la vicenda di Azzoun e credo, capirete da voi la verità.

p.s.: i rapimenti e i raid nel villaggio sono in CORSO anche in questo mome