Oggi Peppino Impastato avrebbe compiuto 67 anni. Chissà come avrebbe vissuto le nefandezze di una gestione della cosa pubblica intrisa di illegalità, chissà come avrebbe sopportato questa società fatta di individualismo , insofferenza per “l’altro””. Come sarebbe sopravvissuto all’interno di una comunità completamente priva dei quella consapevolezza e solidarietà sociale, elementi cardine della sua lotta contro la mafia e in favore della giustizia sociale. Non lo sapremo mai. Trentasette anni fa il 9 maggio 1978, Peppino Impastato veniva trucidato dalla mafia, dagli scagnozzi dello "Zu Tano", Tano seduto, come lo chiamava Peppino, cioè il boss Tano Badalamenti. Vorremmo, nell’anniversario della sua nascita, ricordare Peppino in modo un po' diverso dal solito. La storia di Impastato, poco conosciuta prima che Marco Tullio Giordana con il suo FILM "I 100 passi" la rendesse icona della lotta sociale alla mafia, racconta di un ragazzo impegnato nel contrasto alla criminalità organizzata fino al sacrificio della propria vita. Un eroe? Certamente no, Peppino non avrebbe voluto essere definito eroe. Un giovane completamente immerso nel conflitto per il raggiungimento di una piena giustizia sociale ? E' una definizione più coerente al personaggio. Ma Peppino Impastato era soprattutto una persona sensibile, con i sui dubbi, le sue crisi, preso a tenaglia fra la voglia di giustizia sociale -che lo portava a lottare la mafia considerata causa prima dell'impossibilità di perseguire un modello di società basato sulla solidarietà e sulla condivisione -e la sua famiglia, in particolare suo padre che da quel mondo di violenza soprusi e omertà proveniva. Dentro quella tenaglia Peppino si dilaniava smembrato fra gli affetti e l'impegno civile. Quelle profonde lotte interiori ci hanno regalato, oltre che il riconosciuto e irriducibile militante , un poeta profondo e straordinario nel suo lirismo. E’ unanimemente celebrato , l'impegno civile e il coraggio di Peppino. Noi vogliamo ricordare anche lo straordinario poeta. Riproponiamo un video posato il 9 maggio dell’anno scorso. Nel filmato , le cui immagini sono tratte dal breve documentario : "Una storia da raccontare" abbiamo combinato la eccellente recitazione di Alfonso Cardamone mentre legge alcune poesie di Peppino, con l'improvvisazione free jazz, dell'Idea Trio guidato dal pianista Gaetano Liguori , sul leggendario brano El pueblo unido jamas serà vencido, degli Inti-Illmani . Un canto di lotta eseguito con un linguaggio musicale creativo e di rottura come il free jazz. Un miscela assolutamente rivoluzionaria a commento della poetica di Peppino. Lirismo e lotta. Sono forse le due figure che descrivono meglio ciò che era Peppino Impastato e ciò che ha lasciato. Un messaggio la cui forza incisiva, viene raccolta oggi da molti giovani, questo ci fa ben sperare e credere che la sua lotta e il suo sacrificio non sono stati vani.
Le rovine
"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"
Buenaventura Durruti
domenica 4 gennaio 2015
Oggi Peppino avrebbe compiuto 67 anni
Luciano Granieri
Oggi Peppino Impastato avrebbe compiuto 67 anni. Chissà come avrebbe vissuto le nefandezze di una gestione della cosa pubblica intrisa di illegalità, chissà come avrebbe sopportato questa società fatta di individualismo , insofferenza per “l’altro””. Come sarebbe sopravvissuto all’interno di una comunità completamente priva dei quella consapevolezza e solidarietà sociale, elementi cardine della sua lotta contro la mafia e in favore della giustizia sociale. Non lo sapremo mai. Trentasette anni fa il 9 maggio 1978, Peppino Impastato veniva trucidato dalla mafia, dagli scagnozzi dello "Zu Tano", Tano seduto, come lo chiamava Peppino, cioè il boss Tano Badalamenti. Vorremmo, nell’anniversario della sua nascita, ricordare Peppino in modo un po' diverso dal solito. La storia di Impastato, poco conosciuta prima che Marco Tullio Giordana con il suo FILM "I 100 passi" la rendesse icona della lotta sociale alla mafia, racconta di un ragazzo impegnato nel contrasto alla criminalità organizzata fino al sacrificio della propria vita. Un eroe? Certamente no, Peppino non avrebbe voluto essere definito eroe. Un giovane completamente immerso nel conflitto per il raggiungimento di una piena giustizia sociale ? E' una definizione più coerente al personaggio. Ma Peppino Impastato era soprattutto una persona sensibile, con i sui dubbi, le sue crisi, preso a tenaglia fra la voglia di giustizia sociale -che lo portava a lottare la mafia considerata causa prima dell'impossibilità di perseguire un modello di società basato sulla solidarietà e sulla condivisione -e la sua famiglia, in particolare suo padre che da quel mondo di violenza soprusi e omertà proveniva. Dentro quella tenaglia Peppino si dilaniava smembrato fra gli affetti e l'impegno civile. Quelle profonde lotte interiori ci hanno regalato, oltre che il riconosciuto e irriducibile militante , un poeta profondo e straordinario nel suo lirismo. E’ unanimemente celebrato , l'impegno civile e il coraggio di Peppino. Noi vogliamo ricordare anche lo straordinario poeta. Riproponiamo un video posato il 9 maggio dell’anno scorso. Nel filmato , le cui immagini sono tratte dal breve documentario : "Una storia da raccontare" abbiamo combinato la eccellente recitazione di Alfonso Cardamone mentre legge alcune poesie di Peppino, con l'improvvisazione free jazz, dell'Idea Trio guidato dal pianista Gaetano Liguori , sul leggendario brano El pueblo unido jamas serà vencido, degli Inti-Illmani . Un canto di lotta eseguito con un linguaggio musicale creativo e di rottura come il free jazz. Un miscela assolutamente rivoluzionaria a commento della poetica di Peppino. Lirismo e lotta. Sono forse le due figure che descrivono meglio ciò che era Peppino Impastato e ciò che ha lasciato. Un messaggio la cui forza incisiva, viene raccolta oggi da molti giovani, questo ci fa ben sperare e credere che la sua lotta e il suo sacrificio non sono stati vani.
Oggi Peppino Impastato avrebbe compiuto 67 anni. Chissà come avrebbe vissuto le nefandezze di una gestione della cosa pubblica intrisa di illegalità, chissà come avrebbe sopportato questa società fatta di individualismo , insofferenza per “l’altro””. Come sarebbe sopravvissuto all’interno di una comunità completamente priva dei quella consapevolezza e solidarietà sociale, elementi cardine della sua lotta contro la mafia e in favore della giustizia sociale. Non lo sapremo mai. Trentasette anni fa il 9 maggio 1978, Peppino Impastato veniva trucidato dalla mafia, dagli scagnozzi dello "Zu Tano", Tano seduto, come lo chiamava Peppino, cioè il boss Tano Badalamenti. Vorremmo, nell’anniversario della sua nascita, ricordare Peppino in modo un po' diverso dal solito. La storia di Impastato, poco conosciuta prima che Marco Tullio Giordana con il suo FILM "I 100 passi" la rendesse icona della lotta sociale alla mafia, racconta di un ragazzo impegnato nel contrasto alla criminalità organizzata fino al sacrificio della propria vita. Un eroe? Certamente no, Peppino non avrebbe voluto essere definito eroe. Un giovane completamente immerso nel conflitto per il raggiungimento di una piena giustizia sociale ? E' una definizione più coerente al personaggio. Ma Peppino Impastato era soprattutto una persona sensibile, con i sui dubbi, le sue crisi, preso a tenaglia fra la voglia di giustizia sociale -che lo portava a lottare la mafia considerata causa prima dell'impossibilità di perseguire un modello di società basato sulla solidarietà e sulla condivisione -e la sua famiglia, in particolare suo padre che da quel mondo di violenza soprusi e omertà proveniva. Dentro quella tenaglia Peppino si dilaniava smembrato fra gli affetti e l'impegno civile. Quelle profonde lotte interiori ci hanno regalato, oltre che il riconosciuto e irriducibile militante , un poeta profondo e straordinario nel suo lirismo. E’ unanimemente celebrato , l'impegno civile e il coraggio di Peppino. Noi vogliamo ricordare anche lo straordinario poeta. Riproponiamo un video posato il 9 maggio dell’anno scorso. Nel filmato , le cui immagini sono tratte dal breve documentario : "Una storia da raccontare" abbiamo combinato la eccellente recitazione di Alfonso Cardamone mentre legge alcune poesie di Peppino, con l'improvvisazione free jazz, dell'Idea Trio guidato dal pianista Gaetano Liguori , sul leggendario brano El pueblo unido jamas serà vencido, degli Inti-Illmani . Un canto di lotta eseguito con un linguaggio musicale creativo e di rottura come il free jazz. Un miscela assolutamente rivoluzionaria a commento della poetica di Peppino. Lirismo e lotta. Sono forse le due figure che descrivono meglio ciò che era Peppino Impastato e ciò che ha lasciato. Un messaggio la cui forza incisiva, viene raccolta oggi da molti giovani, questo ci fa ben sperare e credere che la sua lotta e il suo sacrificio non sono stati vani.
L’apertura verso Cuba e la lotta per un nuovo ordine sociale – Parte prima
Horace Campbell fonte: Zetanet Italy
Quando i rivoluzionari cubani hanno preso il potere il 1° gennaio 1959, i leader politici degli Stati Uniti all’inizio hanno avuto un atteggiamento ambivalente verso la leadership di Castro, ma dopo che questa ha nazionalizzato il capitale straniero e ha iniziato importanti riforme fondiarie per la maggioranza della popolazione, c’è stata un’opposizione totale alla Rivoluzione Cubana. Il governo degli Stati Uniti ha intrapreso una guerra politica, psicologica, economica e militare contro Cuba e ha promesso di rimuovere il leader Fidel Castro. Come è stato documentato nel libro The Brothers [ I fratelli] di Stephen Kinzer, il 17 marzo 1960, meno di 4mesi dopo che i rivoluzionari erano andati al potere, il Direttore della CIA Allen Dulles, ha presentato “Un programma di azione segreta contro il regime di Castro” al Consiglio Nazionale di Sicurezza degli Stati Uniti” che “proponeva un’operazione in molte fasi per portare alla sostituzione del regime di Casto con uno più devoto agli interessi del popolo cubano e più accettabile per gli Stati Uniti, in modo tale da evitare qualsiasi sembianza di intervento statunitense… La CIA avrebbe costruito una rete all’interno di Cuba, avrebbe saturato l’isola di propaganda contro Castro, avrebbe infiltrato piccole squadre di guerriglieri, li avrebbe usati per far esplodere un’insurrezione nazionale e avrebbe fornito un nuovo regime ‘responsabile, attraente e unificato.’”
Questo complotto per rimuovere la leadership cubana ha attraversato molte fasi diverse e c’era la fiducia che la colossale forte potenza a circa 144 km. a nord di Cuba avrebbe potuto fermare questa rivoluzione. Questa fiducia veniva dai successi che avevano avuto nel rimuovere altri governi che sostenevano fossero comunisti. Nel 1953, il governo degli Stati Uniti alleato con le compagnie petrolifere aveva rimosso il Dottor Mohammad Mossadegh dalla carica di Primo Ministro dell’Iran. Era stato un leader incorruttibile che voleva usare le risorse petrolifere per trasformare il paese elevando il livello di vita della gente. L’anno dopo, nel 1954, la CIA ha organizzato una rivolta contro il presidente del Guatemala, Jacobo Arbenz. Il suo reato era che voleva convincere i grandi proprietari terrieri a vendere la parte non coltivata delle loro proprietà al governo per distribuirla alle famiglie contadine indigenti. Questo stesso governo statunitense nel 1960 si era alleato con i colonialisti belgi per uccidere il Primo Ministro del Congo, Patrice Lumumba, che voleva l’autodeterminazione per il suo paese.
E’ stato lo spirito di intervento che ha guidato le politiche statunitensi verso Cuba per 55 anni.
Questo sforzo è fallito.
Mercoledì 17 Dicembre 2014, il Presidente Barack Obama ha annunciato la sua decisione di normalizzare le relazioni diplomatiche tra gli Stati Uniti e Cuba. Per la prima volta in più di mezzo secolo, gli Stati Uniti avranno un’ambasciata all’Avana. Questa è una vittoria per la Rivoluzione Cubana, per quelli che vogliono la pace del mondo e per coloro che sono stati in trincea lottando per un nuovo ordine sociale. Questa vittoria eccezionale della Rivoluzione Cubana può essere aggiunta alle altre grandi imprese delle lotte contro lo sfruttamento e il razzismo come, per esempio, l’appoggio al socialismo nelle Americhe e il suo ruolo nelle vittorie contro l’imperialismo in Angola nel 1975 e a Cuito Carnavale nel 1988. Non soltanto i Cubani hanno fatto enormi sacrifici in quella importante lotta in Sudafrica, ma negli ultimi 50 anni la leadership cubana è stata in prima linea della lotta per un Nuovo Ordine Economico Internazionale. (NIEO) e ha fornito la necessaria leadership nel G77 (http://it.wikipedia.org/wiki/G77_(politica)). Questa vittoria richiede ora una nuova strategia per guardarsi da nuove forme di sovversione e ad assicurarsi il tipo di visione che sosterrà il consolidamento dei guadagni avuti dall’esperimento cubano. Il consolidamento dell’apertura verso Cuba può dare coraggio a coloro che combattono per l’indipendenza a Porto Rico, a Martinica e negli altri 20 territori coloniali nei Caraibi. Ciò che più conta, questa vittoria avrà l’effetto di dimostrare in il mondo che è possibile resistere ai Baroni dell’Impero e vincere. Le forze progressiste impareranno la lezione a livello internazionale?
Consolidare la composizione sociale dell’ordine alternativo
Per gli scorsi 55 anni, l’esistenza della Rivoluzione Cubana è stato un simbolo delle lotte contro l’imperialismo. Delle svolte rivoluzionarie avvenute nell’emisfero occidentale – Stati Uniti nel 1776, Haiti nel 1804 e Cuba nel 1959, la Rivoluzione Cubana è stata la più tenace nel portare avanti ostinatamente le richieste di emancipazione umana. I liberali della Rivoluzione del 1776 negli Stati Uniti hanno presto rivelato i loro tratti genocidi nello sterminio dei popoli indigeni e nella brutale schiavitù degli africani. E’ stato il rivoluzionario C.L.R. James che, riflettendo sugli slanci, i salti e le catastrofi associati al cambiamento rivoluzionario nei Caraibi, ha visto un chiaro collegamento nella ricerca della libertà da Toussaint L’Ouverture a Fidel Castro. All’alba del processo cubano, James aveva notato che “quello che aveva avuto luogo nella Santo Domingo francese nel periodo 1792-1802, è riapparso a Cuba nel 1958.”
Mentre le forze imperiali avevano lavorato sodo per 200 anni a far arretrare la rivoluzione Haitiana, il successo dell’imperialismo nell’appoggiare la controrivoluzione era dipeso dal fatto che la Rivoluzione Haitiana non aveva lo spazio di consolidarla. Anche se gli haitiani avevano appoggiato Simon Bolivar e le lotte di indipendenza in America Centrale e in Sudamerica, la crescita del razzismo e lo sciovinismo dividevano i lavoratori poveri delle Americhe, cosicché le forze repressive haitiane erano sempre in collaborazione con i razzisti e i capitalisti delle Americhe.
La vittoria del processo cubano nel 1959 ha portato con sé le lezioni di Haiti con l’aggiunta della vigilanza delle forze sociali che hanno compreso la necessità di costruire forti basi tra la gente. I lettori più giovani di questo pezzo avranno bisogno di acquistare di nuovo familiarità con le svolte eccezionali fatte dai cubani nei loro sforzi di costruire un nuovo sistema. Questi sforzi hanno assunto maggiore importanza dopo la caduta del Muro di Berlino nel 1989. All’epoca della Rivoluzione del 1959, i leader cubani hanno cambiato i rapporti di proprietà e hanno nazionalizzato il patrimoni dei capitalisti stranieri e dei grossi proprietari terrieri.
Queste forme di espropriazione dell’alta oligarchia della società cubana, sono state appoggiate perché, nl 1961, la leadership della rivoluzione si era dichiarata a favore del socialismo. Nell’anno successivo gli Stati Uniti hanno istituito un blocco economico contro Cuba. E’ stato questo clima politico che ha costretto a scegliere sentieri alternativi per l’esperimento cubano, e la leadership ha lavorato duramente per fornire i servizi sociali per la gente. I successi straordinari nelle aree della diffusione dei servizi sociali, come assistenza sanitaria ed educazione, hanno assicurato che il contenuto sociale dell’alternativa venisse riconosciuto dalle organizzazioni internazionali come l’UNDP (Programma di sviluppo delle Nazioni Unite) e dall’UNICEF (Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia). Queste trasformazioni dei servizi per l’educazione e l’assistenza sanitaria, sono stati associati al tipo di leadership popolare che può mobilitare una società per scopi difensivi. E’ stato nei casi di difesa della società contro i disastri naturali come gli uragani che è apparsa tutta l’importanza dei comitati per la difesa della rivoluzione. Questi comitati erano associati a organizzazioni di lavoratori, di studenti, di donne, di artisti, di scrittori e di piccoli imprenditori agricoli. In competizione con questi elementi sociali c’erano gli elementi cubani a cui erano stati espropriati i loro beni e che si erano ritirati in Florida e in altre zone dell’America Latina e che per 50 anni hanno lavorato con la CIA per minare l’esperimento cubano. Nei Caraibi c’erano molti esempi di questa attività controrivoluzionaria e l’abbattimento dell’aereo passeggeri sulle Barbados avvenuto nel 1976 e che ha fatto 76 vittime, ha rivelato l’appoggio degli Stati Uniti al terrorismo nei Caraibi, in America Centrale e in Sudamerica.
Attaccare la Rivoluzione Cubana
La riuscita mobilitazione dei poveri in una società era una minaccia per il capitalismo e l’imperialismo internazionale. Meno di dieci anni dopo la lotta di indipendenza fatta dai cubani nel 1896, lo spazio cubano è stato trasformato in un campo da gioco per i ricchi e i potenti. Dopo le lotte dei cubani per l’indipendenza, nel 1896, gli Stati Uniti avevano ripetutamente occupato Cuba militarmente apparentemente per proteggere gli interessi degli Stati Uniti, per stabilizzare Cuba e dando altre giustificazioni per gli interventi imperiali. Quando gli Stati Uniti sono intervenuti dopo il 1902, il codice di condotta basato sulle leggi Jim Crow per il sud è stato introdotto nella società cubana per sfruttare al massimo le persone di discendenza africana che formavano la schiacciante maggioranza della popolazione (http://www.ilpost.it/2012/07/23/cosa-furono-le-leggi-jim-crow).
Dopo la riuscita rimozione della odiata dittatura di Batista nel 1959, sotto la leadership di Fidel Castro, Juan Alemida e Che Guevara (insieme ad altri), i capitalisti statunitensi guidati da fratelli Dulles hanno lavorato in stretta collaborazione con elementi delle grosse aziende, con la mafia, e con svariati dittatori dell’America Centrale, per capovolgere l’esperimento cubano. Con l’amministrazione Eisenhower, quando John Foster Dulles era Segretario di stato americano, suo fratello a capo della CIA, Allen Dulles, ha dato il via a numerosi piani di invasioni e di uccisioni. Il fallimento dell’invasione della Baia dei Porci del 1961 ha dimostrato la forza popolare della rivoluzione cubana, e i capitalisti non hanno mai rinunciato al loro impegno di rimuovere la leadership politica a Cuba. Sotto la direzione di queste forze conservatrici la cospirazione di questa forze conservatrici ha raggiunto il punto massimo dell’integrazione tra i capitalisti, i servizi segreti e la mafia. Il libro JFK and the Unspeakable [JFK e ciò che non si può dire] ha documentato la profonda integrazione della cospirazione con le forze anti cubane per eliminare John Fitzgerald Kennedy.
I lettori più giovani di testi sulle lotte per il socialismo in futuro comprenderanno il ruolo di agenti segreti come James Jesus Angleton e l’ossessione del sistema statunitense di rimuovere la leadership politica di Cuba. I servizi segreti statunitensi hanno dato la caccia a Che Guevara e lo hanno ucciso in Bolivia nel 1967 mentre intensificavano i complotti per uccidere Fidel Castro e la Rivoluzione. Nel 2006 un documentario britannico ha rivelato i più che 638 modi che hanno concepito le agenzie negli Stati Uniti per uccidere Fidel Castro. Henry Kissinger, mentre era Segretario di Stato negli anni ’70 ha portato avanti l’ossessione eliminando la rivoluzione dopo l’intervento cubano in Angola del 1975 di respingere la triplice invasione sudafricana. Subito dopo l’intervento cubano, c’è stata un’epidemia inaspettata di febbre Dengue a Cuba. Il bioterrorismo si è aggiunto all’attacco contro la rivoluzione cubana. Il recente libro, Back Channel to Cuba: The Hidden History of Negotiations between Washington and Havana [Canale secondario per Cuba la storia nascosta dei negoziati tra Washington e l’Avana]diWilliam M. LeoGrande and Peter Kornbluh, ha esaminato a fondo le macchinazioni di Henry Kissinger per invadere Cuba e distruggere la rivoluzione.
Cuba e il movimento di liberazione nero
“Mi piace dire che abbiamo già solidarizzato con la lotta della gente di colore, delle minoranze, e di tutti i poveri degli Stati Uniti. Siamo stati sempre solidali con loro e sono sempre stai solidali con noi.” Fidel Castro, 1990.
Questa dichiarazione di Fidel Castro è stato un riconoscimento che uno dei pilastri della difesa della Rivoluzione Cubana è stato il movimento di liberazione nero negli Stati Uniti. La classe dominante statunitense aveva capito questa realtà, e la lobby anti-castrista molto conservatrice nella Florida meridionale, aveva intensificato la suaopera per rafforzare la rete di razzismo bianco in tutti gli Stati Uniti. Fin dall’inizio della rivoluzione c’erano stati collegamenti palesi e chiari collegamenti tra il movimento di liberazione nero negli Stati Uniti e la leadership cubana. Ogni rispettabile rivoluzionario del movimento di liberazione nero si era alleato con la rivoluzione, di modo che non è per caso che oggi anche mentre si parla della normalizzazione dei rapporti, i cubani non prenderanno in considerazione le discussioni dei neo-conservatori statunitensi sulla consegna di Assata Shakur, la rivoluzionari nera che ha ricevuto asilo politico a Cuba.
La leadership cubana ha capito molto presto, fin dai primi anni della presidenza di Eisenhower, che il movimento nero forniva una base alle forze progressiste e anti-imperialiste per neutralizzare i drastici piani delle agenzie di spionaggio. Nella sua prima importante visita negli Stati Uniti, Fidel Castro si è recato nel quartiere di Harlem, all’albergo Theresa con l’appoggio di Malcolm X. Rosemary Mealy, che era una delle principali figure rivoluzionarie di quel periodo, ha documentato questo legame diplomatico e politico tra Malcolm X e Fidel nel libro: Fidel & Malcolm X: Memories of a Meeting[ Fidel e Malcolm X: ricordi di un incontro].
Nel novembre 1964, Che Guevara, Malcolm X and Abdurrahman Babu si sono incontrati a New York ai margini della visita alle Nazioni Unite, per programmare la liberazione del Congo. Quattro mesi dopo Malcolm X è stato assassinato e il sistema statunitense ha intensificato i suoi piani per eliminare Che Guevara.
La base di Fidel ad Harlem e la Comunità Nera sono diventate ancora più palesi dopo il crollo dell’Unione Sovietica, quando Fidel si è recato negli Stati Uniti per Il Vertice del Millennio dell’ONU. All’incontro di Fidel Castro ad Harlem, le file di persone che volevano partecipare si allungavano per chilometri. E’ stato un momento in cui le forze controrivoluzionarie come quelle legate a Posada Carriles (http://it.wikipedia.org/wiki/Luis_Posada_Carriles) e a elementi come Brothers to the Rescue (Fratelli al soccorso), (http://it.wikipedia.org/wiki/Hermanos_al_Rescate),
commettevano atti provocatori per intrappolare gli Stati Uniti e Cuba in scontri militari dichiarati e diretti.
L’apertura verso Cuba e la lotta per un nuovo ordine sociale – Parte seconda
Horace Campbell fonte: Zetanet Italy
Quifangondo and Cuito Cuanavale
Quifangondo and Cuito Cuanavale sono due località in Angola che ora sono la prova storica che la rivoluzione cubana era internazionalista e anti-razzista. Nel 1975, Henry Kissinger e i servizi di sicurezza statunitensi avevano esortato il regime razzista sudafricano a invadere l’Angola per impedire che il Movimento Popolare di Liberazione dell’Angola (MPLA) andasse al potere.
Il Sudafrica aveva intrapreso un attacco aereo, marittimo e terrestre per prendere Luanda (la capitale dell’Angola, n.d.t.). Le truppe del Fronte Nazionale di Liberazione dell’Angola (FNLA), appoggiate dal dittatore Mobutu Sese Seko dello Zaire e dalla CIA stavano arrivando dal Nord per impadronirsi di Luanda. Fidel Castro ha personalmente sovrainteso all’invio e alla supervisione delle forze cubane che sono arrivate appena in tempo per respingere i sudafricani e fermare le forze imperialistiche a Quifangondo, il principale bacino idrico situato appena fuori dalla capitale. L’Indipendenza angolana del 1975 è stata festeggiata in una nuvola di intrighi militari, politici e diplomatici in cui gli Stati Uniti hanno iniziato un tentativo per cambiare l’equilibrio politico delle forze in Sudafrica. Quando il presidente nigeriano Murtala Mohammed ha preso la decisione risoluta di appoggiare la liberazione sudafricana e il MPLA nel 1976, ha perduto la vita. La Nigeria non si è ancora riresa dal quell’assassinio.
L’azione più decisiva di Cuba in Africa è stato l’intervento per sconfiggere le forze armate razziste del Sudafrica a Cuito Carnavale in Angola nel 1987-1988. Come nel 1975, le forze militari sudafricane avevano preso l’iniziativa di cercare la sconfitta del MPLA che governava, e di ridurre i risultati del processo di liberazione africano. Quando Ronald Reagan era andato al potere nel 1981, il Dipartimento di Stato e i servizi segreti avevano mobilitato i conservatori in tutte le parti del mondo per opporsi al Congresso Nazionale Africano e per fermare la strada verso l’Indipendenza della Namibia. Chester Crocker che aveva lavorato con lo staff di Henry Kissinger, ha intrapreso una guerra diplomatica, mentre la CIA sotto la direzione di Bill Casey,
ha portato avanti il finanziamento segreto delle forze anti-liberazione. Combattendo dalla Namibia occupata (che nel 1987 era uno degli spazi più militarizzati della terra), i sudafricani hanno dato il via a un’invasione dell’Angola meridionale nel 1987 per invertire il ritmo della liberazione africana.
Un anno prima, nel 1986, le forze conservatrici avevano cospirato per abbattere l’aeroplano del Presidente del Mozambico, Samora Machel e ucciderlo. I neoconservatori avevano dato il via a una guerra economica, psicologica, politica e militare in tutta la regione dell’Africa Meridionale. Per fare qualcosa di più, il Congresso degli Stati Uniti ha etichettato come terrorista Nelson Mandela e il Congresso Nazionale Africano come organizzazione terroristica. A Margaret Thatcher era stato dato il compito di mobilitare le forze di paesi lontani come Arabia Saudita, Marocco e parti della Nigeria, per appoggiare questo fronte anti-liberazione. Il decisivo intervento delle forze cubane per appoggiare gli angolani, gli abitanti della Namibia, e i combattenti per la libertà africani, è finito con il ritiro delle truppe dell’Apartheid Sudafricana nel 1988.
A un certo punto, l’assedio di Cuito Cuanavale era diventato così pieno di tensione, che il presidente del Sudafrica, P.W. Botha è volato al fronte della guerra quando i generali militari avevano richiesto armi nucleari tattiche per attaccare gli angolani e i cubani. All’epoca il clima internazionale di sanzioni e di disinvestimento era stato così severo contro il Sudafrica, che ai generali dell’apartheid sudafricana era stato ordinato di andare avanti con le armi tradizionali. Questa battaglia, che è infuriata tra l’ottobre 1987 e il giugno1988, ha portato a una fase decisiva nella liberazione dell’Africa. Le forze armate sudafricane sono state sgominate e ì soldati sudafricani sono scappati a piedi dall’Angola. Sebbene in Occidente a Chester Crocker sia stato attribuito il merito delle “aperture diplomatiche” che hanno portato all’indipendenza della Namibia, e al rilascio di Nelson Mandela, la vittoria decisiva di Cuba e dell’Angola a Cuito Cuanavale, ha cambiato la storia della liberazione africana. Fidel Castro ha notato che Cuba aveva scommesso ogni cosa, compresa l’esistenza della rivoluzione stessa, nella battaglia di Cuito Cuanavale.
Quanto siamo progrediti noi schiavi?
Il libro How Far We Slaves Have Come! [Quanto siamo progrediti noi schiavi?] di Nelson Mandela e Fidel Castro, ha registrato per la posterità alcuni dei sacrifici della Rivoluzione Cubana per la liberazione di tutti i popoli. Nelson Mandela, Hugo Chavez, Evo Morales e gli Zapatisti soni i famosi combattenti per la libertà che sono collegati al processo cubano. Con il successo della difesa della rivoluzione, per 50 anni Cuba è diventata una base per rivelare che cosa era possibile per i rivoluzionari. Questa società è diventata un faro per i rivoluzionari e Fidel Castro ha considerato particolarmente importante legarsi alle tradizioni rivoluzionarie dell’umanità.
Mentre Castro accoglieva a Cuba Nelson Mandela, ha affermato chiaramente: “Da dove è venuta l’ingiustizia? Da dove è venuta la povertà? Da dove è venuto il sottosviluppo? Da dove sono arrivate tutte queste calamità? Da che cosa se non dal capitalismo?”
L’imperialismo ha inteso il ruolo di Cuba come precursore del socialismo nelle Americhe e ha raddoppiato i tentativi rischiosi di sovvertire l’indipendenza di Cuba. I più che 600 complotti per uccidere Castro sono stati abbandonati a favore della forma più moderna di sovversione che comportava la mobilitazione di sezioni della cosiddetta “società civile” e le ONG tramite l’Ufficio delle Alternative alla Transizione. All’inizio di quest’anno, ho scritto riguardo al ruolo del Dipartimento di Stato americano e dei massimi “contractor” per lo sviluppo dell’USAID per pianificare il cambiamento di regime a Cuba e in Venezuela. Alan Gross che era stato preso in questa rete di sovversione, era stato arrestato a Cuba nel 2009 per contrabbando di attrezzatura per comunicazioni satellitari a banda larga. Gross è stato rilasciato in dicembre, come parte del programma di scambio di prigionieri tra Cuba e gli Stati Uniti, quando Barack Obama ha dichiarato che gli Stati Uniti avrebbero ripristinato le relazioni diplomatiche con Cuba.
L’apertura cubana e la vittoria per le forze progressiste
Nel luglio 2014, dopo il vertice del BRICS in Brasile, il presidente della Cina Xi Jinping ha visitato l’Argentina, il Venezuela e Cuba. Questa visita, insieme agli incontri di numerosi capi di stato dell’America Latina in Brasile, ha rivelato il profondo isolamento degli Stati Uniti in America Latina. Questo isolamento è stato ulteriormente in vista dopo il dibattito all’Assemblea Generale dell’ONU nel 2014 perché gli Stati Uniti togliessero il blocco economico contro Cuba. “L’Assemblea Generale ha adottato una risoluzione che per il ventitreesimo anno di fila chiedeva una risoluzione del blocco economico, commerciale e finanziario per Cuba. Rivelando una separazionr irrisolvibile della comunità internazionale, 188 stati membri hanno votato a favore, e, come negli anni precedenti, gli Stati Uniti e Israele hanno votato contro. Tre piccoli stati insulari, le Isole Marshall, gli Stati Federati di Micronesia e dell’Arcipelago di Palau – si sono astenuti.
In America Latina e nei Caraibi la Cina aveva fatto grandi passi nella costruzione di nuove relazioni economiche. I maggiori progetti infrastrutturali della Cina in tutta la regione, sono stati coronati dall’avvio del canale da 50 miliardi che attraversa il Nicaragua. http://it.wikipedia.org/wiki/Canale_del_Nicaragua .
Questo isolamento degli Stati Uniti fornisce il contesto per comprendere l’annuncio che il Presidente Barack Obama ha pronunciato il 17 dicembre. Alan Gross è stato scambiato con l’agente statunitense dei servizi segreti Rolando Saraff Trujillo, un cubano che aveva lavorato come agente per la CIA e che era stato in una prigione cubana per quasi 20 anni. Entrambi erano stati in carcere a Cuba.
Nel suo annuncio il Presidente Obama ha detto: “Gli Stati Uniti attenueranno le restrizioni sulle rimesse, sui viaggi e sulle operazioni bancarie, mentre Cuba permetterà maggiore accesso a Internet e il rilascio di 53 cubani identificati come prigionieri politico dagli Stati Uniti.” Sebbene il blocco rimarrà attivo, il presidente ha chiesto un “dibattito onesto e serio sulla sua eliminazione, che richiederebbe un azione del Congresso.”
Questa affermazione che ci vorrà un’azione del Congresso per togliere il blocco contro Cuba, serve a ricordare la natura della Legge Helms Burton del 1996 http://www.ecn.org/asicuba/document/helms-bu.htmper la Libertà Cubana e la Solidarietà (Libertad) Democratica. In base a questa legge le società straniere erano state penalizzate per aver commerciato con Cuba. I progressisti a livello internazionale dovranno lavorare più duramente per fare pressione sul Congresso controllato dai Repubblicani per revocare la legge Helmes Burton del 1996. In questo caso il ruolo di Papa Francesco nelle lotte future sarà inestimabile. Dopo la collaborazione tra i neoconservatori degli Stati Uniti e gli anticomunisti dell’Europa dell’Est in paesi come la Polonia, l’intervento di Papa Francesco che ha scritto sia a Raoul Castro che a Barack Obama e il ruolo energico della Chiesa Cattolica nello svolgere un compito di mediazione, ha creato un nuovo momento nella politica Latino Americana.
Il futuro del socialismo a Cuba
Tre giorni dopo l’annuncio del presidente Obama e di Raoul Castro sulla riapertura delle relazioni diplomatiche, Raoul Castro ha riaffermato gli obiettivi della lotta per un nuovo ordine sociale quando ha dichiarato che Cuba non avrebbe abbandonato le sue idee socialiste. Parlando in dicembre all’Assemblea Nazionale all’Avana, Castro ha detto di essere aperto discutere una vasta gamma di argomenti con Washington, ma ha aggiunto che il suo paese non si sarebbe inchinato alla pressione di cambiare i suoi principi politici fondamentali.
Proprio come non abbiamo mai proposto agli Stati Uniti di cambiare il loro sistema politico, domandiamo rispetto per il nostro. …Ci sono profonde differenze tra il governo degli Stati Uniti e quello di Cuba che comprendono, tra le altre, concetti che sono diversi riguardo all’esercizio della sovranità nazionale, della democrazia, dei modelli politici e delle relazioni internazionali.”
Malgrado questa chiara posizione, i progressisti in ogni luogo avranno necessità di riflettere sull’apertura della Cina e del Vietnam al capitale globale, per vedere quali possibilità c’erano in serbo per il popolo cubano. Quello che la CIA e i vari servizi segreti non sono riusciti a ottenere nei loro tentativi di riportare indietro l’esperimento cubano, sarà ora svolto con zelo dalle grosse aziende degli Stati Uniti. Le aziende americane nel campo agricolo, delle automobili, dei macchinari pesanti, dell’industria alberghiera e della biotecnologia, stanno aspettando ansiosamente di entrare nel mercato cubano per inondare la coscienza dei cubani con il consumismo e lo spreco della attuale forma di capitalismo.
Il ruolo degli interessi delle grosse aziende occidentali nella destabilizzazione della Libia, offre una lezione critica per Cuba.
Ralph Nader (avvocato e attivista politico statunitense, n.d.,t), ha ricavato le implicazioni del futuro massacro quando ha osservato che, “Cuba ha bisogno di migliorare in maniera significativa la sua infrastruttura e di espandere la produzione degli articoli casalinghi… Non è probabile che i cubani possano restare fedeli ai loro principi nonostante una marea senza impedimenti di porcherie alimentari statunitensi, di ingannevole pubblicità televisiva, di contratti unilaterali di ultra promozione di medicine, di commercializzazione dell’infanzia con una programmazione incessante e spesso violenta, e altre forme dannose di commercializzazione. ..Poche società possono assorbire la seduzione sensuale del massacro della cultura industriale/commerciale e senza soccombere e diventare una società che scimmiotta. Se può accadere alla Cina – il Regno di Mezzo, può accadere a qualsiasi paese.”
Forse i fratelli Castro guardano al Vietnam come a un modello. Là il Partito Comunista è ancora totalmente in carica, ma c’è un’economia “capitalista” in crescita che si sta espandendo molto rapidamente. Inoltre, il Vietnam ha visto l’espandersi della corruzione pubblica, dell’inquinamento, dell’approfittare, della disuguaglianza, di un penoso divario generazionale e di uno sconvolgimento delle tradizioni culturali.”
L’annuncio di Barack Obama è arrivato in un momento in cui la mobilitazione delle forze anti-razziste aveva raggiunto nuovi vertici negli Stati Uniti in seguito alle dimostrazioni che affermavano che #BlackLivesMatter! [Le vite dei neri sono importanti]. Proprio le stesse forze razziste negli Stati Uniti sono legate alle forze anti-cubane della Florida meridionale e del New Jersey. Queste forse, a loro volta, sono legate con i Baroni di Wall Street che stanno derubando l’umanità.
Cuba sta affrontando i punti di svolta dell’invasione capitalista globale in un periodo posteriore rispetto alla Cina e al Vietnam e può imparare dalle lezioni positive e negative dell’apertura di queste economie. Una delle conseguenze negative dell’espansione dei rapporti tra la Cina e il capitalismo occidentale, è stata l’intensificazione dello sfruttamento dei lavoratori cinesi, la distruzione ecologica e la profonda alienazione dei giovani. A Cuba sarà fondamentale che le associazioni di lavoratori, di piccoli imprenditori agricoli, studenti, e operatori culturali rafforzino le loro organizzazioni e istituzioni e che ai poveri che lavorano non venga offerto un lavoro scarsamente retribuito per il Capitale Globale come in Cina.
Cuba negli scorsi 60 anni ha mantenuto relazioni con le forze anti-razziste e anti-imperialiste negli Stati Uniti, e la posizione di Cuba su Assata Shakur ci serve a ricordare i cubani stanno dalla parte dei Rivoluzionari di colore. Comunque questo deve essere ulteriormente approfondita in modo che Cuba continui a impegnarsi nella Dichiarazione di Durban e nel Programma di Azione per la lotta globale intensificata contro il capitalismo, il sessismo, il razzismo e la xenofobia. Nel suo discorso, il presidente Obama ha dichiarato che vorrebbe vedere i medici cubani lavorare a fianco dei medici statunitensi nella lotta contro l’Ebola. Questo è un altro esempio in cui i progressisti dovranno chiedere che il governo degli Stati Uniti si faccia avanti per rinunciare all’uso delle armi biologiche e chimiche e perché gli Stati Uniti firmino la Convenzione delle Nazioni Unite sulle armi biologiche.
Sei gennaio 2015. Ventun’anni di resistenza di Oltre l’Occidente
Oltre l'Occidente
Incontri, scambi, riflessioni e alle ore 21 in l.go Paleario 7
interventi di Guglielmo Bartoli, Luca Mauceri, Davide Fischanger, Milena Frantellizzi
L’anno 2015 vede l’Associazione tentare di riorganizzare la propria sede e renderla innanzitutto più vivibile e accogliente.
Dal punto di vista tecnico si sta operando per rimodulare gli spazi: si sta allestendo una sala per incontri e attività pubbliche; si tenta di caratterizzare maggiormente l’archivio/biblioteca per renderlo più fruibile al fine di essere riconosciuti, a giugno prossimo, come biblioteca di base; si cerca di ridefinire lo spazio convivialità.
L’azione individuale, maggiormente gradita dalla società dei consumi, si riduce a causa della mancanza di autonomia di reddito e anche, in molti casi, di un tetto sopra la testa e di servizi fruibili. Quello che manca di più però è una costante relazione e un terreno di riflessione politico, culturale e sociale riconoscibile fondato sullo scambio tendenzialmente alla pari. La debolezza politica riscontrata nell’opporsi alle deliranti azioni del capitale che territorialmente si stanno snodando con la privatizzazione dell’acqua e dei servizi pubblici, con la monetizzazione della salute, con la riduzione degli spazi di democrazia e partecipazione, con la mancanza di lavoro e reddito per la massa dei cittadini, con la spoliazione e inquinamento del territorio a vantaggio di una economia della terra decontestualizzata, con un orizzonte economico/sociale sempre più nebbioso, ha bisogno di una azione più incisiva e chiara.
A questo proposito si tenta di aprire gli spazi ad altre realtà che condividono il percorso associativo e quello umano. I percorsi collettivi, in uno spazio e con un linguaggio comune, senza sottacere le difficoltà di confronto che comportano, rappresentano gradi della costruzione di una pratica e un messaggio per fare politica a tutto tondo nell’orizzonte di un altro mondo possibile.
sabato 3 gennaio 2015
I percorsi di Podemos
Manuel Gari(i) . Pubblicato sul numero 611 di “Inprecor”.
Traduzione di Titti Pierini
Traduzione di Titti Pierini
Sullo sfondo di una vasta e grave crisi economica e sociale e del susseguirsi ininterrotto di episodi di corruzione che hanno colpito quasi tutte le forze politiche con rappresentanza nelle istituzioni, è comparso nel marzo del 2011 il movimento degli indignados (indignati), seguito da manifestazioni di massa in decine di città dello Stato spagnolo. La mobilitazione sociale ha evidenziato la perdita di credibilità dei partiti principali, espressa con lo slogan “non ci possono rappresentare”, e la crisi di legittimità del sistema politico ereditato dalla transizione post-dittatura, il cosiddetto “sistema della riforma”, che ha portato alla Costituzione del 1978, risultato del patto dei socialisti e comunisti con la destra uscita dal franchismo.
Nello Stato spagnolo si è in piena situazione di emergenza sociale. Disuguaglianza e povertà sono aumentate in maniera allarmante. L’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIT) stima che disoccupazione e riduzione dei salari siano le cause di fondo di questa situazione, la cui concreta conseguenza è che il potere d’acquisto delle famiglie si è mediamente ridotto del 17%, una diminuzione che arriva fino al 43% per quel terzo della popolazione che guadagna di meno.
Nonostante le consistenti mobilitazioni, come quelle dello sciopero generale del 29 marzo 2012, le 100.000 persone radunatesi a Madrid l’11 luglio 2014 in solidarietà con i minatori, le “maree” bianca e verde contro la privatizzazione dell’insegnamento e dell’istruzione, le iniziative contro gli sfratti delle Associazioni delle vittime delle ipoteche, il milione e mezzo di firme per ottenere che il parlamento discutesse una proposta di legge di iniziativa popolare per un alloggio dignitoso, o l’impressionante manifestazione riuscita delle Marce per la Dignità del 22 marzo 2014, il governo del Partito Popolare (PP) non ha sostanzialmente ceduto. E questo, malgrado alcune parziali vittorie, ad esempio quella dei lavoratori dei parchi e giardini e della pulizia della città di Madrid contro i licenziamenti, il blocco della privatizzazione del sistema sanitario nella regione di Madrid, o la vittoria dei residenti contro progetti speculativi nel quartiere Gamonal, a Burgos.
Una sola vittoria chiara e netta su un tema centrale si è avuta a livello dello Stato: il PP è stato costretto a ritirare il suo progetto reazionario contro il diritto delle donne a decidere sull’aborto, e questo ha provocato le dimissioni del ministro della Giustizia. Agli occhi di gran parte degli attivisti, la lotta sociale non raggiungeva i suoi obiettivi perché occorreva combinarla con quella politico-elettorale.
In questo contesto, in cui si combinano la disaffezione verso i partiti istituzionali e l’incapacità della mobilitazione sociale di rovesciare la situazione politica, Podemos è stato visto come strumento del cambiamento da parte di molti attivisti sociali come pure di ampi settori della popolazione. Se ne è avuta la conferma alle elezioni europee, sia con i risultati (1.200.000 elettori, pari al 7,8% dei voti espressi e 5 deputati eletti), sia con la rapida creazione di circoli e la partecipazione ai comizi. Ma, oltre a questo, anche con l’affluenza in massa, da quel momento, di attivisti di sinistra e di persone non militanti, incluso gente senza esperienza politica, nei circoli di Podemos.
Il successo di Podemos si spiega con tre fattori:
· Innanzitutto, un discorso chiaro di radicale denuncia delle vecchie pratiche politiche antidemocratiche con cui Podemos vuole rompere e un messaggio diretto e semplice: è possibile promuovere una politica alternativa ai diktat della Troika. Messaggi accompagnati dalla denuncia della subordinazione alla Troika di una “casta” politica corrotta installata negli ingranaggi dello Stato, causa della politica di austerità e dello stesso protrarsi della crisi.
· In secondo luogo, il fatto di avere messo in piedi una struttura aperta (quindi ravvicinata) ai cittadini, consentendo loro di partecipare alle decisioni di Podemos: sulla scelta dei/delle candidati/e alle elezioni, sulla definizione della linea politica e l’elezione dei membri degli organismi dirigenti, sinonimo di trasparenza, di orizzontalità e di prossimità. Il che significa: dare la parola ai cittadini, al di là delle strutture di partito.
· In terzo luogo, avere lavorato e ottenuto grande risonanza mediatica sia sui grandi mezzi di comunicazione di massa audiovisivi, sia fra le reti sociali.
Un sisma politico
Per questo l’“effetto Podemos” ha destabilizzato il panorama politico e il sistema dei partiti, investendo in particolare il Partito Socialista Operaio spagnolo (PSOE), come pure Sinistra Unita (IU). Il primo cerca di ricomporre la propria direzione, ma si vede al contempo costretto a dimostrarsi disponibile a patti di Stato con il PP per contrastare la minaccia di “rottura”. Da parte sua IU, secondo i sondaggi attualmente la più colpita dall’ascesa di Podemos, è nel pieno di un processo di rinnovamento del suo gruppo dirigente, con l’intenzione di convergere conPodemos, senza tuttavia mettere per questo in discussione taluni aspetti della sua politica istituzionale e neanche la sua partecipazione al governo regionale andaluso insieme al PSOE o il suo atteggiamento tollerante nei confronti del governo del PP in Estremadura.
In questo momento, i sondaggi riguardanti le elezioni generali [che erano previste per la fine del 2015 alla data della stesura dell’articolo], registrano l’intenzione di voto per Podemos tra il 18% e il 22%, con la possibilità che finisca in testa, cosa che equivarrebbe al 25-27%. Podemos diventerebbe in tal modo la seconda forza e Pablo Iglesias è uno dei leader più stimati dalla popolazione.
L’ipotesi che Podemos riesca a ottenere la maggioranza sufficiente per arrivare al governo tende a diventare un incubo per i “poteri effettivi” dentro e fuori l’Europa. La potenziale irruzione di una forza suscettibile di infrangere l’alternanza tra la destra e la socialdemocrazia al potere negli ultimi trent’anni, che aspira a spazzare via la “casta” e a cambiare rotta è sufficiente a dimostrare che la paura ha cambiato campo.
L’eventualità dell’accesso al governo di Podemos, come di Syriza in Grecia, è un’assoluta anomalia storica nei sistemi bipartitici europei: un punto di rottura elettorale che riflette la grave crisi politica degli Stati spagnolo e greco. Per quanto tuttavia si tratti di un punto di rottura elettorale, non va dimenticato, parafrasando Marx, che in certi casi processi di rottura sociale cominciano esprimendosi prima attraverso rotture politiche (diciamo, in questo caso, la rottura con la casta) e che non vanno presi alla leggera. Nella crisi sistemica che stiamo vivendo è fondamentale capirlo, perché questo ci pone di fronte a prospettive politiche e sociali assenti da decenni.
Per questo, al di là dei limiti e delle contraddizioni che possiamo scorgere attualmente in Podemos, sarebbe un grave errore non capire le dinamiche di fondo e l’importanza storica del suo slancio.
Un progresso vertiginoso
Con oltre 280.000 iscritti e la creazione in meno di un anno di un migliaio di circoli che comprendono migliaia di attivisti, si è costretti a riconoscere che Podemos ha conosciuto una crescita senza precedenti. Ora,Podemos nasce in un momento di riflusso sociale, in un momento in cui la crisi non si traduce in sviluppo delle dinamiche associative, né in adesione ai sindacati, ecc., ma in cui aumenta la rabbia, ma anche la disperazione.
Non vi è dubbio che un momento del genere abbia influito sulla sua strutturazione e sul processo che è sfociato nell’Assemblea cittadina dello scorso ottobre, in cui Podemos si è dotato di un orientamento politico e di una struttura organizzativa, ma che non è stata un congresso del tipo di quelli cui siamo abituati.
C’è stata una prima fase con una riunione di militanti di tutto il paese a Madrid, in cui sono stati presentati i documenti e le proposte di risoluzioni posti in discussione (senza voto), e una seconda fase in cui il voto è avvenuto via internet. Alla prima hanno assistito 7.000 persone e, al momento del voto, la partecipazione si è alzata a 112.000 per i documenti e a 107.000 per le strutture dirigenti (Comitati cittadini, segreteria generale e segretario generale).
Il successo di Podemos non è stato solo quello di avere un discorso collegato a larghi strati della popolazione (come è accaduto a suo tempo al movimento degli indignati), ma di articolare un’organizzazione “aperta” di cui la gente si sentiva parte integrante. Questo costituisce un elemento importante, che però non è esente da problemi dal punto di vista democratico, come vedremo.
Passate le elezioni, essendo riuscito a trasformare l’indignazione, o perlomeno una parte di essa, in espressione politica, a Podemos si presentava una triplice sfida per trasformarsi in leva di cambiamento sociale, non solo in macchina per vincere le elezioni:
Organizzare i settori mobilitati fino ad allora.
Dotarsi di un programma politico concreto, al di là delle formulazioni generiche.
Trasformare la speranza suscitata in vasti strati popolari in mobilitazione sociale e in base elettorale.
Ciò che Podemos potrà fare di fronte a queste sfide dipenderà dal processo apertosi dopo l’Assemblea cittadina (i congressi). Per ora, si può solo dire che nell’indirizzo maggioritariamente adottato questa prospettiva è del tutto assente. Tuttavia, lo sviluppo futuro diPodemos non evolverà solo in funzione di quanto si è deciso nell’Assemblea, ma dipenderà anche dai nuovi eventi interni ed esterni.
Lo sviluppo di Podemos è stato ed è ancora contraddittorio. Da un lato, si alimenta di settori che si organizzano per le prospettive che apre alla sinistra e per le nuove forme di partecipazione e di democrazia che inaugura; fra queste, la parte più attiva si organizza nei circoli e dovrà pensare a decidere assi di intervento al di là delle campagne elettorali. Dall’altro lato, tuttavia, il gruppo dirigente cerca di inglobare l’attività dei circoli in un progetto politico elettorale al 100%: questa direzione ha bisogno di restare al di sopra, praticamente al riparo da qualsiasi controllo democratico.
Che cosa è emerso nell’Assemblea cittadina?
L’Assemblea cittadina dello scorso ottobre ha costituito il momento per stabilire l’orientamento politico – non solo elettorale – e il modello organizzativo. Dal momento in cui il gruppo dirigente ha optato per la formula di documenti alternativi, respingendo ogni diritto di emendamento (l’unica possibilità era fondere dei testi), abbiamo assistito a un procedimento falsato in partenza. Si sono mescolate l’inflazione di documenti (più di 200 documenti, che la maggio parte dei votanti non ha neanche letto) e l’assenza di dibattito collettivo. In questo modo, la democrazia formale (la partecipazione di 110.000 persone al voto via internet) ha ucciso la democrazia reale, che si nutre del processo di dibattito collettivo. In Podemos non esiste spazio alcuno per effettuare una scelta approfondita, presupposto indispensabile per la qualità democratica, in quanto le formule virtuali, a mio avviso, sono utili, ma non consentono di approfondire il dibattito.
Nonostante questo, grosso modo, ci sono state due proposte alternative sul modello organizzativo, che in qualche modo catalizzavano due distinti progetti politici per Podemos.
La proposta sostenuta dalla squadra di Pablo Iglesias e che ha ottenuto una larga maggioranza si sforza di fare di Podemos uno strumento pressoché esclusivamente orientato all’avvento al governo alle prossime elezioni. Per queste persone, l’attuale crisi politica non può protrarsi all’infinito e si deve approfittare di questa “finestra d’opportunità” prima che si richiuda. Per riuscirci, credono che un gruppo dirigente monolitico e senza contestazione interna sia la condizione imprescindibile. Ne deriva la loro proposta organizzativa, in cui la struttura organizzata di Podemos (i circoli) non ha alcun ruolo. L’attuale gruppo dirigente si regge sul “BONUS
” di legittimazione del loro leader agli occhi della larga maggioranza degli iscritti a Podemos, nonché sul controllo del gruppo addetto alla stampa per fare andare avanti le sue proposte, passando sulla testa di quel che pensano i circoli.
” di legittimazione del loro leader agli occhi della larga maggioranza degli iscritti a Podemos, nonché sul controllo del gruppo addetto alla stampa per fare andare avanti le sue proposte, passando sulla testa di quel che pensano i circoli.
Si tratta di un fattore importantissimo, perché l’attuale gruppo dirigente ritiene indispensabile il proprio ruolo, non solo per costruire Podemos, ma per vincere le elezioni. La permanenza e preminenza dei membri della direzione, quindi, costituiscono di per sé un fattore determinante in ogni loro ragionamento. E per vincere le elezioni sono convinti che il programma debba moderare le sue precedenti formulazioni (quelle presentate alle elezioni europee) per riuscire a conquistare il centro e contendere al PSOE la gestione del campo socialdemocratico. Analoga è la loro posizione sul governo: il nucleo di Pablo Iglesias ritiene di essere la sola squadra in grado di garantire che vada in porto il progetto sociale e politico di Podemos.
Il progetto alternativo, alla cui testa si trovano gli/le eurodeputati/e Pablo Echenique, Teresa Rodríguez e Lola Sanchez, e intorno al quale c’è stata la convergenza di vari settori, sosteneva la necessità di strutturarePodemos dal basso in alto, con organismi di direzione collegiali e pluralisti. Attribuiva maggiore importanza al movimento politico-sociale che non alla pura e semplice formula elettorale.
Quanto al documento politico adottato dall’Assemblea, contiene una buona analisi della situazione, ma non vi si trova alcune proposta. L’unico messaggio è che lo sforzo va concentrato sulla vittoria alle legislative. Di conseguenza, il compito è quello di costruire l’apparato elettorale diPodemos e di non mettere in gioco il suo prestigio partecipando alle elezioni comunali (veto che non esiste per i governi delle regioni autonome), il che pone un problema politico di primo piano per l’importanza delle elezioni comunali nella configurazione dei rapporti di forza politici. A parte questo, però, un vuoto profondo. Scarsi elementi strategici, scarno bagaglio programmatico e nessuna riflessione o proposta sul movimento sociale.
Così come lo si è formulato, il modello di partito uscito dall’Assemblea cittadina è molto convenzionale, gerarchico e in mano a una élite assai ristretta. Benché secondo il modello organizzativo varato i responsabili eletti di Podemos possano essere revocati, esso non consente l’esercizio di un dibattito democratico con potere decisionale nelle strutture organizzate: Tutto rimane alla merce’ di quel che si decide in seno alla partecipazione cittadina via internet, in cui l’opinione pubblica, non essendo articolata a livello territoriale, è “dominata” dal nucleo dirigente tramite i mezzi di comunicazione di massa, dato che per la gente la figura di riferimento è Pablo Iglesias.
Così, un elemento positivo – la partecipazione aperta alle decisioni – si trasforma in un elemento dalla dubbia efficacia democratica nella misura in cui non si struttura attraverso naturali spazi territoriali. Così, quello che può sembrare uno spazio autenticamente democratico si traduce in spazio basato sulla disuguaglianza, senza alcun correttivo: non tutti hanno gli stessi accessi ai mezzi di comunicazione di massa. Così, la democrazia si trasforma in plebiscito, due cose in certo senso antagonistiche. Ad esempio, al momento di eleggere i candidati agli organismi dirigenti, il sistema delle liste bloccate elette a scrutinio maggioritario comporta che con il 75% dei voti si ottenga il 100% della rappresentanza, cosa che normalmente andrà bene per la candidatura che verrà appoggiata pubblicamente da Pablo Iglesias.
La natura del progetto
L’Assemblea cittadina ha chiuso una fase e ne ha aperta un’altra, i cui elementi essenziali sono tre: la trasformazione di Podemos in partito politico centralizzato e verticistico al massimo, l’esclusione dalla direzione dei settori più a sinistra e la svolta verso la preparazione della vittoria elettorale alle prossime politiche. Un obiettivo deciso come centrale ed esclusivo.
Il progetto verrà attuato tramite un modello organizzativo centralizzato e basato su una “macchina da guerra elettorale”, con alla testa la leadershipcarismatica di Pablo Iglesias, e con la ratifica delle sue decisioni grazie a un meccanismo plebiscitario, come è stato fino ad ora.
La sua strategia passa per l’adeguare il discorso alle esigenze elettorali e al “senso comune” dominante al livello di coscienza del grosso della popolazione cui si rivolge. Non si tratta dunque di un partito di militanti né di un partito-movimento. Si tratta di un partito elettorale di tipo nuovo, che non sembra aspirare a un ancoraggio territoriale, grazie alla deliberazione interna e alla partecipazione dei circoli alla sua costruzione.
Podemoscombina la scarsa concretizzazione del suo progetto di cambiamento sociale e il continuo riadattamento di questo in funzione delle esigenze elettorali e del sostegno sociale, con la formulazione di proposte concrete sempre più pragmatiche volte a ricercare consenso nei ceti medi e a rafforzare la propria “rispettabilità” come forza politica. In questo senso, relega in secondo piano il rapporto con i movimenti sociali.
Il bilancio provvisorio che ne va ricavato è che in questo processo è risultato vincente il progetto rappresentato da Pablo Iglesias e dal gruppo che è stato eletto a far parte del Comitato cittadino. Un progetto che aspira ad agglutinare una maggioranza elettorale intorno alla polarizzazione di “gente” contro “casta”, “popolo” contro “oligarchia”, e che tende a subordinare a questa polarizzazione l’inserimento nel suo discorso e nel suo programma di altre risposte e domande in funzione del criterio: aiutano o no a costruire l’unità nazional-popolare la più ampia possibile per “vincere” le prossime elezioni politiche.
Ora, la legittima aspirazione a non perdere l’opportunità offerta dall’attuale crisi del regime e, ancor più, dal declino dei due principali partiti, porta a un’evoluzione del gruppo dirigente tendente a moderare il programma con cui si era presentato alle europee su problemi chiave. Si cerca così di apparire come un’alternativa di governo “realistica”, con il senso della “responsabilità di Stato”, di cui farebbero parte “i migliori” (le persone esperte in ogni singolo campo). La moderazione del programma elettorale e del discorso di Podemos è stata parallela alla crescita delle sue aspettative elettorali e al suo sviluppo verso un modello di comportamento vicino a quello dei partiti “acchiappa-tutto”.
Si è passati dalla ricerca della “centralità” – mettendo in primo piano temi cruciali che interessano larghi strati della popolazione, a prescindere dai riferimenti ideologici – al tentativo di contendere al PSOE il “centro” politico. Di qui la nuova immagine socialdemocratica che si progetta per cancellare il passato più a sinistra del programma elettorale delle europee.
Il progetto di programma economico, affidato a due docenti universitari, è economicamente keynesiano e politicamente socialdemocratico. È stato lo strumento che ha permesso di condurre in porto l’operazione. Il modello di comportamento populista della direzione fa sì che nel rapporto diretto e senza mediazioni con l’elettorato sia possibile combinare messaggi molto diversi. La strategia populista non è soltanto un “discorso vuoto”: Gli argomenti e le proposte della direzione di Podemos possono variare a seconda di quel che ritiene più opportuno ad ogni momento, e potremmo conoscere svolte in varie direzioni.
Non dobbiamo dunque analizzare Podemos come una forza anticapitalista o con vocazione a diventare tale, ma come un disegno nazional-popolare spagnolo (incluso con la contraddizione che questo gli crea in Catalogna e altrove), anti-neoliberista e a favore della rottura democratica con il regime del 1978. Una forza che – benché nella sua direzione, al vertice, non si sia lasciato spazio a coloro che sostenevano proposte diverse durante il percorso delle assemblee – fa i conti al suo interno con una pluralità di sensibilità e attivisti disposti a continuare a dare battaglia per “vincere” – non solo sul piano elettorale, ma anche su quello politico e sociale – creando e costruendo potere popolare.
Verso avanti
Ora resta da vedere il risultato che avranno sia il processo di articolazione interna (che include l’elezione dei Comitati locali e poi regionali e si concluderà a gennaio), sia quello delle elezioni comunali (maggio 2015), a cui Podemos non parteciperà con candidati propri ma all’interno di candidature di unità popolare. La conclusione di entrambi questi processi consentirà di avere un quadro più completo della realtà organizzativa e istituzionale di Podemos, e del peso delle differenti sensibilità che ne fanno parte.
Finora, il nucleo dirigente – lo sottolineo, perché non mi riferisco ai militanti – di Podemos mantiene una calcolata ambiguità quando deve impegnarsi nelle iniziative di mobilitazione, come ha fatto di recente rispetto alle Marce per la dignità del 29 novembre. L’unico gesto mobilitante che abbia fatto il nuovo Comitato cittadino (organismo di direzione larga) è stato quello di fare appello a una manifestazione il 31 gennaio in difesa di Podemos dagli attacchi della destra, come strumento per misurare il sostegno sociale di cui dispone. Una manifestazione le cui modalità restano da decidere e che, da parte nostra, cercheremo di trasformare in denuncia della corruzione e delle politiche antisociali da condurre in modo unitario con altre forze, poiché come mera autoproclamazione di Podemos non andrebbe molto avanti.
A parte questo, tuttavia, il fenomeno Podemos ha innescato la comparsa in seno alle Comisiones Obreras (CCOO) di una tendenza critica,Ganemos-CCOO, che ha lanciato un manifesto sottoscritto da 1001 delegati/e sindacali. Questa tendenza esige la rivitalizzazione del sindacalismo, le dimissioni del segretario generale, si oppone al dialogo sociale [concertazione] e si richiama a un sindacalismo di lotta. Resta da vedere quale sarà l’evoluzione, ma non è assurdo puntare sul fatto che il fenomeno Podemos - come espressione della crisi politica e sociale – vada ben oltre l’angusto quadro elettorale che attualmente costituisce il suo progetto dominante.
Il ruolo di Sinistra Anticapitalista
Podemoscatalizza ed agglutina migliaia di attivisti, che vedono in questa forza politica uno strumento utile a far cadere il regime della riforma e ad affrontare la Troika. Sinistra Anticapitalista (IA), che ha partecipato al lancio dell’iniziativa, al di là delle importanti divergenze che ha con l’evoluzione attuale della direzione, non può e non deve rinunciare alla costruzione di questa alternativa.
Podemoscostituisce, di gran lunga, la migliore iniziativa che sia riuscita a promuovere la sinistra radicale da anni nello Stato spagnolo. Per questo è necessario seguire il lavoro di costruzione e di sviluppo di questa organizzazione, ricercando la convergenza al suo interno con altri settori e sensibilità con cui ci si possa mettere d’accordo vista dei problemi che si presenteranno in futuro, ad esempio: la democrazia interna, la partecipazione politica a partire dal basso, la sfida per un programma di rottura e l’inserimento nei movimenti sociali.
Ancor più, salvo novità che al momento non è dato prevedere, lavorare a consolidare i circoli di Podemos, al loro ancoraggio ai movimenti sociali e l’inserimento nelle mobilitazioni contro le politiche in atto, costituisce il migliore antidoto per evitare che Podemos resti limitato a un mero apparato elettorale o subordinato ai suoi eletti.
Nulla è scritto in partenza. Nel caso in cui arrivasse al governo, Podemossarà sottoposto a molteplici tensioni e pressioni, per lo scarso margine di manovra che hanno le politiche di cambiamento, anche quelle riformiste, nell’attuale contesto di crisi. Podemos non tarderà a vedersi costretto a scegliere se sottomettersi per “realismo” ai diktat dei mercati o sostenere con la mobilitazione sociale un programma di rottura con questi. Non si può neanche scartare l’eventualità che una vittoria elettorale di Podemosincoraggi la ripresa della mobilitazione sociale contro l’establishmentpolitico ed economico, cosa che aprirebbe lo spazio a un fronte di pressione popolare favorevole a un cambiamento a vantaggio del popolo e perché il governo non ceda al ricatto dei poteri finanziari.
Per questo, al di là delle sue contraddizioni, Podemos è lo spazio prioritario per avanzare verso la rottura con il regime del 1978 e l’austerità della Troika. Podemos è il progetto che debbono sospingere gli anticapitalisti dello Stato spagnolo. La referenza più forte di Podemosnella società è il fatto che rappresenta un movimento di rottura più che un possibile gestore “sano” del sistema.
Trasformare Podemos in strumento di necessario cambiamento sociale non sarà un lavoro facile: Di fronte all’impasse della mobilitazione sociale, le aspettative elettorali incidono pesantemente e ci sono difficoltà ad animare vita e funzionamento delle strutture di Podemos. Occorre cominciare a costruire un’organizzazione robusta in grado di affrontare le sfide attuali e porre freno alle dinamiche elitarie imposte dalla presente direzione di Podemos, che lasciano scarso spazio alla partecipazione militante.
Per gli anticapitalisti è fondamentale capire che, perché Podemos vada nella giusta direzione, è indispensabile animarne il funzionamento collettivo e riuscire a impegnarlo nelle dinamiche sociali. L’obiettivo è trasformarlo in un’organizzazione capace di rispondere ai bisogni della gente e di dare impulso alle mobilitazioni e all’autorganizzazione degli/delle oppressi/e. Riuscirci richiederà uno sforzo raddoppiato per IA, su vari terreni. Ad esempio, senza voler essere esaustivi: dare impulso al lavoro collettivo per consolidare i militanti anticapitalisti come quadri politici di Podemos, in grado di capire la situazione politica e le sfide che presenta, di avere la duttilità sufficiente per reagire a un processo mutevole e di sviluppare iniziative politiche a livello sia dei movimenti sociali sia delle istituzioni.
Concretamente, visto che il regolamento interno di Podemos vieta che al suo interno esistano partiti di portata nazionale, IA dovrà modificare la sua forma giuridica. La strategia di promuovere le mobilitazione e l’autorganizzazione degli oppressi implica che gli anticapitalisti diano vita a uno spazio di lavoro e di elaborazione che permetta che si generino idee, coesione, proposte. Ma presuppone anche che lo si faccia con quei settori che, in seno a Podemos, condividono gli obiettivi di trasformazione democratica e di rafforzamento delle posizioni di sinistra.
Non sfuggono a nessuno le difficoltà del momento e le contraddizioni esistenti in Podemos. La soluzione non è né sfuggirle né adattarsi alla dinamica predominante, ma di mantenere la necessaria tensione. È la sola garanzia per avanzare nella costruzione di un’alternativa anticapitalista. I progressi lungo questo cammino sono importanti non solo per la situazione nello Stato spagnolo. I successi di Podemos alle elezioni europee e il folgorante sviluppo che ne è seguito hanno avuto un’eco importante e costituiscono un argomento di riflessione nella sinistra anticapitalista europea. I passi che si faranno nello Stato spagnolo avranno rilevanza anche per questi settori, impegnati nella costruzione di alternative politiche anticapitaliste in tutta Europa.
[i] Manuel Garí è membro della redazione della rivista “Viento Sur”, militante di Izquierda Anticapitalista (IA, sezione della Quarta Internazionale nello Stato spagnolo) e membro di Podemos. Per altri articoli su Podemos si veda dello stesso autore http://www.vientosur.info/?article9668 (Somos todos Podemos?) e anche, di Martí Caussa,Podemos y el derecho a decidir, http://www.vientosur.info/?article9681 (su una prima verifica in Catalogna della pericolosità dell’adattamento al senso comune teorizzato da Pablo Iglesias).
Come cambia la sanità provinciale dopo l'approvazione dell'atto aziendale
COORDINAMENTO PROVINCIALE SANITÀ FROSINONE
Il prossimo mercoledì 7 gennaio, alle ore 11.00, presso
la Sala Consiliare della Provincia, il Coordinamento Provinciale Sanità terrà
una conferenza stampa, alla quale sono invitati i 91 sindaci della provincia,
per illustrare e confrontare la
situazione attuale della sanità con quella del recente passato. Saranno,
altresì, illustrate le prossime iniziative per garantire il diritto alla salute,
per difendere e ottenere una sanità dignitosa ed a misura d’uomo.
Saranno esaminati i
risvolti inerenti al depotenziamento che le strutture ospedaliere subiranno (o
meglio stanno già subendo) in seguito all’approvazione dell’Atto Aziendale da
parte della Regione. Per non tacere delle scelte strategiche sbagliate, quali:
le case della salute; quelle della maternità; riduzione degli screening (in
particolare quelli della mammella) ed, infine, programmi di abbattimento delle
liste d’attesa da migliorare. Sarà dedicata particolare attenzione al polo
oncologico provinciale e al DEA di II livello.
Il tema
della conferenza è: “L’organizzazione sanitaria ospedaliera e territoriale
della provincia, alla luce dei provvedimenti adottati e di quelli futuri della
dirigenza Asl di Frosinone e dalla regione Lazio. Le iniziative del
coordinamento per il dea di 2° livello e per una sanità’ efficiente e di
qualità sull’intero territorio provinciale”.
All’appuntamento
sono invitate a partecipare tutte le
Associazioni della Provincia, con l’auspicio che possa nascere un serio
confronto ed un’azione ancor più forte, nel segno della massima partecipazione,
condivisione e trasparenza, che da sempre sono le colonne portanti che da
sempre caratterizzano il Coordinamento.
Frosinone,
3 gennaio 2015
Il
Coordinamento Provinciale Sanità
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