Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

martedì 5 maggio 2015

Ceccano: scoperto un altro insediamento archeologico di epoca romana

Antonio Nalli. Fonte https://antonionalli.wordpress.com

Anni fa, erano stati gli scavi per la realizzazione della linea ferroviaria ad alta velocità, Roma – Napoli, a portare alla luce una straordinaria villa di epoca romana, sulla quale oggi pascolano tranquillamente i bufali, a testimonianza di come il patrimonio dei beni culturali a Ceccano sia oggetto di una scarsa, anzi, scarsissima attenzione e valorizzazione, frutto della cultura del disinteresse di chi da anni, ormai, amministra ininterrottamente l’ente comunale.
Oggi, sono gli scavi per la realizzazione del gasodotto a portare alla luce un altro insediamento archeologico di epoca romana.
Il fatto conferma come la cittadina di Ceccano sia un territorio ricco di insediamenti archeologici di questo tipo, eppure, nonostante gli studi e le pubblicazioni rese note, su tutte quella di Antonini Sabina, il piano regolatore di Ceccano non ha mai previsto alcuna zona archeologica, portando ad un’edificazione selvaggia su tutto il territorio, in spregio non soltanto alla sua storia, ma anche alla bellezza delle risorse naturali, come ad esempio le rocce di via Aldo Moro.
Il Ministero dei Beni Culturali ha inviato sul posto degli archeologi con il compito di effettuare uno studio, un sondaggio nell’area oggetto dei lavori da parte della SGI (Società Gasdotti Italia) ed un monitoraggio dei lavori stessi, per il prosieguo dei quali, è stato addirittura autorizzato, dal Ministero stesso, il taglio di una porzione di mura del fabbricato rinvenuto. Mura che sono state “schiumate” e che a detta degli stessi archeologi, saranno ricollocate dopo la messa in posa dei tubi.
Gli archeologi inviati dal Ministero hanno fornito anche qualche dettaglio importante, raccontando come la metanizzazione realizzata negli scorsi anni, ha già compromesso il sito archeologico oggi rinvenuto.
In pratica, quell’insediamento era già stato scoperto in passato, ma i lavori proseguirono in totale spregio al suo valore storico ed archeologico, comportandone, in parte, la sua distruzione, nel silenzio assordante di tutti!
Anche in questo caso, come per quello della villa romana, i reperti rinvenuti, saranno ricoperti dal terreno, una volta ultimata la collocazione dei tubi della linea del gasdotto e di raccordo a quella già esistente. L’ispezione, infatti, è limitata, per ora, soltanto all’area oggetto del cantiere.
Per scoprire la reale entità del sito rinvenuto, il Ministero, la Regione ed il Comune stesso, dovrebbero farsi promotori di un interesse volto alla valorizzazione di questa area, con un investimento, anche in termini economici, probabilmente troppo elevato o comunque ritenuto troppo importante vista l’ignoranza diffusa.
Nel frattempo, un gruppo di residenti della zona, riunitosi in Comitato di quartiere, ha indirizzato al Commissario prefettizio una specifica missiva, con la quale hanno posto precise domande circa gli intenti della pubblica amministrazione.
Queste alcune immagini che mettono in mostra una parte di quanto rinvenuto:









lunedì 4 maggio 2015

La buona scuola neusea anche i docenti di Frosinone

Luciano Granieri


 Tra poche ore andrà in scena una delle più grandi mobilitazioni che il mondo della scuola abbia mai attuato. Sciopero generale con cortei previsti in diverse città, il più importante a Roma. Non c’è  che dire Matteo Renzi riesce dove altri prima di lui hanno fallito. 

Vedere insieme uniti nella protesta, insegnanti, alunni e tutto il personale della scuola è fatto abbastanza insolito, se non unico. Complimenti al buon Matteo che con la sua banda di accoliti e servi è riuscito a produrre una legge sulla scuola che fa schifo a tutti: dagli studenti  agli insegnanti, dai bidelli ai segretari, finanche ai presidi. Non solo, ma l’ex sindaco di Firenze è riuscito nell’impresa  di  far scendere in piazza persone che mai si sarebbero sognate di sfilare fra bandiere e fischietti.   

Nella giornata di ieri, ad esempio, qui a Frosinone davanti al semi deserto Palazzo Magnolia, in Via Aldo Moro  si sono radunati un manipolo di insegnanti per spiegare ai cittadini le nefandezze di questo ennesimo insulto renziano. Per chi come noi in piazza ci va abbastanza spesso è stato sorprendente vedere facce così  nuove. Gente che mai e poi mai  ti saresti aspettato in strada  a protestare.  

Giustamente alcune professoresse facevano notare che i docenti hanno cervello e non sono asserviti  come le ancelle ministre del Presidente del Consiglio. E certe prese in giro, tipo  la stabilizzazione di 150mila precari, poi diventati 100mila ed infine, per ora, ridotti a 47mila,  abbindolano solo i servi sciocchi non certo il personale della scuola che chiede,  rispetto, oltre che una legge decente.

 Dopo l’Italicum, la riforma del Senato, il Jobs Act, ecco l’ultimo atto del cambiamento. La scuola pubblica era disastrata?  Con il colpo assestato da Renzi entra definitivamente in coma, in balia di presidi sceriffi che esercitano potere di vita e di morte su insegnanti e studenti. 

Questo signore sostiene di avere il compito  di cambiare l’Italia. Ma di grazia chi gliel’ha dato questo incarico? Non certo gli elettori neanche quelli del Pd che alle ultime elezioni hanno votato un programma molto diverso rispetto alle nefandezze di  Renzi.  L’Italia con Renzi cambia verso? Non proprio si accelera quel verso già esistente in  cui ingenti profitti vengono  realizzati da banchieri e uomini di finanza sulla pelle di lavoratori, studenti  e disoccupati. Cambiamo verso? No cambiamo Renzi.

9 maggio festa dell'Europa, festa di legalità

Luciano Granieri

Art.4  Tutti i lavoratori hanno diritto ad un’equa retribuzione che assicuri a loro e alle loro famiglie  un livello di vita soddisfacente.

Art.7  I bambini e gli adolescenti  hanno diritto ad una speciale tutela contro i pericoli fisici e morali cui sono esposti.

Art.11 Ogni persona ha diritto di usufruire di tutte le misure che le consentano di godere del migliore  stato di salute ottenibile

Art. 12 Tutti i lavoratori e i loro aventi diritto hanno diritto alla sicurezza sociale.

Art.13 Ogni persona sprovvista di risorse sufficienti  ha diritto all’assistenza sociale e medica

Art. 23 Ogni persona anziana ha diritto ad una protezione sociale

Art.24 Tutti i lavoratori hanno diritto ad una tutela in caso di licenziamento.

Art.30 Ogni persona ha diritto alla protezione dalla povertà  e dall’emarginazione sociale.


Gli articoli sopra citati, sembrano una  boutade, od  utopie di una mente malata di antiliberismo, ma sono , invece, legalmente sanciti nella Carta Sociale Europea (versione riveduta nel 1996). Questo trattato, come anche il Trattato Fondativo dell’Unione Europea ,ed altri  che ribadiscono gli stessi dritti,  sono stati   firmati delle istituzioni europee  ed internazionali (Commissione europea e Fmi).  I tagli alla sanità, alle pensioni, agli stipendi, l’annullamento dei diritti del lavoro, dell’istruzione  e dei servizi pubblici, imposti da Commissione Europea , Fmi e Bce a Grecia, Portogallo, Spagna, Irlanda, Italia, infliggono  privazioni a milioni di persone. Violano, quindi, palesemente  i  trattati  sopra richiamati.  Il   nove maggio  ricorrerà  la festa dell’Europa. Quale migliore occasione per provare a  ristabilire un principio di legalità.   Denunciamo   Commissione Europea,  Bce, Fmi,  innanzi alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea o alla Corte Penale Internazionale per violazione dei diritti umani?  Già che ci siamo potremmo denunciare anche qualche governo che con alcuni provvedimenti,  leggi jobs act, sta  violando gli stessi trattati.  Siamo o non siamo cittadini europei?  La televisione ce lo ricorda ad ogni spot.  Dunque come cittadini europei gradiremmo vedere riconosciuti i nostri diritti, quelli  sanciti nei trattati.  E se questi  vengono considerati carta straccia dall’èlite internazionale che pure li ha firmati, allora non è affatto delittuoso definire l’Unione Europea, con tutti i suoi orpelli finanziario-monetari  un solenne imbroglio. Sarebbe bene quindi  evitare di continuare ad essere imbrogliati. 

domenica 3 maggio 2015

Alcuni dubbi su black bloc e forze dell'ordine.

Giuliano Giuliani

Ho letto inaspettati commenti elogiativi sul comportamento delle FO a Milano (anche il Manifesto!) e allora provo a chiarire.
Quando parlo di infiltrati fra i bb non escludo affatto che la gran parte siano fuori di testa o delinquenti comuni. Ma mi pongo due domande:
1) Come mai le FO, da tempo, massacrano manifestanti pacifici e ai bb, quando va bene, si limitano a tirare qualche lacrimogeno, ininfluente perché prima gli hanno venduto sottocosto le maschere antigas?
2) Perché questi eroici bb oppositori del capitalismo (di cui una vecchia Punto non è certo il simbolo!) attendono sempre che ci sia una manifestazione legale e pacifica per compiere le loro azioni delinquenziali finalizzate a creare consenso alla repressione del dissenso?


sabato 2 maggio 2015

Resistenza per il volsco tifoso

Luciano Granieri

Mese  di aprile, mese di liberazione. Proprio ad aprile  si è consumata  la liberazione dei fondi per l’ampliamento del museo archeologico di Frosinone. Come è noto i finanziamenti, a suo tempo destinati alle opere finalizzate alla sistemazione del polo museale, erano stati  cooptati e dirottati sul completamento del nuovo stadio Casaleno. Un’opera elettoralmente e populisticamente redditizia.  

Ma proprio il mese di aprile  porta la liberazione, dal  lager dello stadio,  dei soldi destinati al museo. Il merito di questa vittoria   va ai partigiani di oggi, quelli che il 25 aprile scorso hanno occupato L.go Turriziani per ricordare alla cittadinanza i valori e gli strumenti di lotta  che la resistenza  ci ha lasciato in eredità:  Perseveranza,  consapevolezza,  condivisione.  

Con queste armi, le associazioni firmatarie della lettera inviata alla cassa depositi e prestiti per denunciare la deviazione  di fondi dal museo allo stadio,  ed autrici di una campagna informativa presso i cittadini, sono riuscite ad ottenere una prima resa del podestà sindaco. 

Quelle stesse associazioni,  salvo qualche eccezione, che con l’evento del 25 aprile scorso in L.go Turriziani  hanno legato gli ideali della liberazione dal nazifascismo  ad una prassi di liberazione dagli abusi e soprusi perpetrati dai gerarchi fondiari padroni della città. 

Come nella lotta resistenziale  i  pezzi grossi del Comitato Nazionale di Liberazione tentarono di intestarsi vittorie ottenute esclusivamente grazie al coraggio dei partigiani, anche nella battaglia per il museo alcuni generali  stanno tentando di impossessarsi dei  risultati ottenuti da chi ha preso in mano le redini della vera opposizione in questa città. 

Ma non finisce qui, la resistenza è appena cominciata . Ora c’è da difendere l’area del Matusa. Infatti la liberazione dei fondi per il museo, non disinnescherà l’operazione capitalistica di esproprio alla cittadinanza di un luogo pubblico , nostro, come quello dell’attuale stadio Matusa. Questa è un’area di proprietà comunale la cui destinazione di piano regolatore è, “F” cioè servizi pubblici, cioè servizi per il cittadino, cioè per noi. 

Con la delibera di consiglio comunale n.31 del 19/04/2014 si regala questo nostro possedimento al solito costruttore padrone della città. Senza nulla ricevere in cambio i cittadini dovranno cedere un loro spazio ai  soliti signori del profitto privato. Non so quale valore catastale potrebbe avere  un’area come quella del Matusa. Sarebbe bene che qualche tecnico si incaricasse  calcolarlo, infatti quel valore è l’esatta stima del danno erariale che l’amministrazione Ottaviani arrecherebbe   alla collettività cedendo il Matusa aggratis. 

Quell’area è nostra. Lo stadio deve sgomberare da lì per rendere quegli spazi liberi di ospitare  “servizi per i cittadini” così come indicato dal Piano regolatore.  Dove si farà lo stadio? Al Casaleno, o da qualche altra parte non interessa. L’importante che sia a totale carico dei privati. L’importante è che chi decida di realizzare l’opera, provveda, a sue spese, a dotarla delle servitù urbanistiche necessarie,  a pagare gli oneri concessori e a non arrecare danni all’ambiente della città . 

Che si faccia lo stadio, ma senza alcun onere per una cittadinanza stremata da tasse e balzelli. Tutti auspichiamo il Frosinone in serie A, ma i Canarini  non devono gravare sulle tasche dei cittadini se non per il costo del biglietto e dell’abbonamento che pagherà solo  chi vorrà assistere alle partite. Lo vogliono i partigiani di oggi, lo vogliono i tifosi e lo vorrebbe anche il cittadino volsco.


Busto di tifoso volsco.

Il "NO EXPO' ha già perso

Simonetta Zandiri

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Non mi piace. I GOMBAGNI di carta sono spesso disorientati, tendono ad etichettare i violenti come "corpi estranei" a questa o quella lotta, "cattivi che vengono da fuori" e poi si dileguano come se non ne fossero parte per la modalità con la quale scelgono di portarla avanti. O li conoscono tutti, nome e cognome, li hanno ascoltati, e quindi sono certi sia della loro provenienza, sia delle loro ragioni, o stanno semplicemente tentando di salvare il salvabile di quel "movimento" al quale evidentemente tengono tanto (più ancora che alla lotta), nonostante da anni porti avanti quel NO all'EXPO che proprio ieri è stato INAUGURATO. Eh si. Inaugurato. Con i NO EXPO a debita distanza. Il che significa che l'opposizione (il no, appunto), ha perso. A meno che non avesse altri obiettivi, allora doveva essere un NON COSI' o NON QUI o altre robette perché il NO assoluto, ieri, ha perso. Ed è del tutto inutile che la redazione de  IL MANIFESTO si lanci in dure reprimende contro chi non si è limitato ad un corteo festoso, evidenziando poi che "è andata esat­ta­mente come doveva andare. Lo sape­vano tutti, era pre­vi­sto da mesi."... E poi, aggiunge: "Banal­mente: que­sta stessa piazza, dieci anni fa, sareb­bero state due. I cat­tivi die­tro a pren­derle, gli altri davanti con le loro buone ragioni."
Esatto. Dieci anni fa si sarebbero divisi. Gridando, forse, uno contro l'altro. Ma ieri non è successo. Nessuna divisione.
Sarà questo che infastidisce i sostenitori del "no" gentile... ? 


Sarà questo, forse, a fare davvero paura?

No alla cattiva scuola di Renzi e della Giannini!

5 maggio, sciopero della scuola


Fabiana Stefanoni
Il 5 maggio è sciopero generale della scuola. Una data che unisce le mobilitazioni degli insegnanti (e di tutto il personale della scuola) con quelle degli studenti. Una giornata di lotta importante che però, per essere realmente incisiva, non deve limitarsi a un'azione meramente simbolica. Il governo Renzi, sordo a qualsiasi rivendicazione della classe lavoratrice, ha già dimostrato, in occasione delle mobilitazioni dello scorso autunno contro il Jobs Act, di non avere alcuna intenzione di fare passi indietro rispetto alle politiche di austerity. Ciò che serve è allora un'azione prolungata e incisiva, che imponga il ritiro dei piani del governo.
Ma quale "Buona scuola"...
"Renzi ha fatto in 11 mesi quello che non è stato fatto in anni interi. Lasciamolo lavorare, non ostacoliamolo". Sono parole di Sergio Marchionne, che, non a caso, loda l'operato del governo Renzi. Prima lo smantellamento definitivo dell'articolo 18, ora la privatizzazione e aziendalizzazione dell'istruzione: i padroni hanno buone ragioni per cantare vittoria. Nessun governo, fino ad oggi, aveva fatto tanto per loro.
Ma che cosa prevede il Disegno di Legge sulla scuola che piace tanto a Marchionne e Confindustria? Sintetizzando, il modello autoritario già sperimentato in Fiat viene applicato anche al sistema dell'istruzione, favorendo le logiche aziendali e depotenziando la partecipazione dei lavoratori e degli studenti nella definizione dei percorsi didattici.
Di fatto, i dirigenti scolastici si trasformano in sceriffi, in grado di decidere il bello e cattivo tempo degli istituti a loro assegnati. Le tante sbandierate assunzioni dei precari della scuola avverranno su chiamata diretta dei dirigenti, che potranno scegliere chi chiamare e chi no: sappiamo bene cosa questo significhi in termini di logiche clientelari e favoritismi. Non solo: i dirigenti potranno anche disporre delle vite dei loro dipendenti, decidendo in modo totalmente discrezionale chi premiare e chi invece penalizzare.
Gli istituti collegiali degli insegnanti saranno ridotti a meri organismi consultivi, mentre si creerà una sorta di organismo direttivo - costituito dal dirigente e da pochi accoliti - che, in cambio di qualche piccolo privilegio stipendiale, potrà assumere tutte le decisioni relative alla didattica e al finanziamento della scuola. L'ingerenza dei privati diventerà sempre più pesante, soprattutto considerando che non vengono stanziate risorse pubbliche per soddisfare il fabbisogno delle scuole.
Tutto questo mentre aumentano i finanziamenti pubblici alle scuola private - che in Italia sono a larga maggioranza gestite dalla Chiesa cattolica - e il Contratto nazionale degli insegnanti non viene rinnovato dal 2006 (le buste paga degli insegnanti italiani sono tra le più basse d'Europa).
Giannini fa rima con Gelmini
"Giannini fa rima con Gelmini": è questo uno degli slogan più gridati dai precari della scuola in questi ultimi anni. Ed è uno slogan azzeccato. La ministra dell'istruzione Giannini, all'ombra di un governo a guida Pd, sta portando avanti lo stesso progetto inaugurato dalla Gelmini ai tempi di Berlusconi.
I lavoratori della scuola si ricordano bene che il Pd, ai tempi della controriforma Gelmini, stigmatizzava il taglio di 8 miliardi all'istruzione pubblica voluto da Berlusconi: un taglio che ha comportato il licenziamento di fatto di circa 180 mila precari (in gran parte donne), che hanno visto sfumare per sempre la possibilità di essere assunti a tempo indeterminato. "Il più grande licenziamento di massa della scuola d'Italia", lo aveva ipocritamente definito allora Dario Franceschini.
Fatto sta che oggi il Pd sta sostenendo a spada tratta il proseguimento, o meglio l'ulteriore peggioramento, di quella controriforma. I tagli della Gelmini non sono stati ritirati né nella scuola primaria né in quella secondaria. Alcune materie di insegnamento sono state quasi cancellate, con il conseguente peggioramento sia della condizione lavorativa degli insegnanti sia della qualità dell'istruzione. Gli edifici sono fatiscenti e sono all'ordine del giorno crolli di soffitti e pareti, per non dire cedimenti di intere strutture (con rischi per la vita nelle tante zone sismiche del Paese). Studenti e lavoratori della scuola sanno che basta a volte un forte acquazzone per mettere in crisi gli edifici scolastici. E conoscono fin troppo bene lo spettacolo quotidiano dei secchi o delle bacinelle per raccogliere l'acqua piovana che gocciola dai soffitti...
La truffa delle assunzioni
E' da settembre che Renzi e la Giannini fingono di interloquire con insegnanti e studenti in vista dell'approvazione della legge sulla scuola. In realtà, non c'è stato nessun reale dialogo, come dimostra la recente vicenda dei precari e studenti bolognesi a cui è stato impedito di intervenire ad un dibattito con la Giannini alla festa dell'Unità: la loro protesta è stata bollata come "atto squadristico" dalla ministra. Una vera e propria provocazione: dopo che per anni e decenni gli insegnanti precari sono stati utilizzati come tappa-buchi usa e getta, oggi si prendono anche degli squadristi!
La condizione dei precari della scuola in Italia è quasi da romanzo di fantascienza. Nonostante esista una legislazione che impone l'assunzione dei precari dopo 36 mesi di lavoro nella pubblica amministrazione, gli insegnanti nel nostro sistema di istruzione restano precari per decenni. Ogni anno vengono, se va bene, assunti a settembre, per poi, se va bene, essere licenziati a giugno (spesso sono licenziati molto prima). Quindi ci sono i soliti due mesi di disoccupazione (con un assegno sempre più misero che arriva con mesi di ritardo) e poi di nuovo la sempiterna odissea delle supplenze. E, se una volta tutto questo avveniva nella speranza di migliorare in futuro la condizione lavorativa, oggi tutto ciò avviene con la certezza che ogni anno sarà sempre peggio (meno ore di lavoro, scuole sempre più distanti, contratti sempre più spesso a breve o brevissimo termine, stipendi che non arrivano mai, ecc.). Il tutto aggravato dalle recenti leggi finanziarie, che hanno deciso di togliere ai precari persino la monetizzazione delle ferie non godute "per contribuire ai bilanci dello Stato" (un taglio di circa 1000 euro all'anno).
E oggi il governo Renzi che fa? Dopo la sentenza della Corte di giustizia europea, che ha sanzionato l'Italia per l'illegittima reiterazione dei contratti precari, pensa bene di spacciare per assunzione di massa quello che invece sarà un licenziamento di massa. Le centinaia di migliaia di precari che lavorano nella scuola potrebbero essere assunte solo se venissero ritirate le controriforme dell'era berlusconiana: cosa che Renzi non ha nessuna intenzione di fare. Dell'enorme esercito di precari che lavorano nella scuola solamente una piccolissima parte verrà assunta... e sarà assunta su chiamata dei dirigenti scolastici, a seconda delle loro preferenze. Per tutti gli altri non resterà che la disoccupazione... e poi si vedrà.
La parte di precariato che verrà esclusa a priori dal piano di assunzioni è proprio quella a cui in questi anni sono stati chiesti i sacrifici più duri: corsi di abilitazione costosissimi (3000 euro o più) e a frequenza obbligatoria, tirocini, esami di selezione, stipendi pagati con tre mesi di ritardo! Prima sono stati spremuti come limoni per risanare le casse delle facoltà universitarie (a cui il governo ha appaltato i corsi) e adesso ricevono il benservito.
Lo sciopero del 5 maggio: non è che l'inizio! 
Da settimane i comitati di lotta dei precari e dei lavoratori della scuola chiedono a gran voce uno sciopero unitario su una piattaforma che preveda il ritiro del Ddl Scuola. La prima azione di sciopero si è avuta il 24 aprile, promossa da alcuni sindacati autonomi della scuola, con la partecipazione attiva di numerosi coordinamenti di precari della scuola e il sostegno dell'area di opposizione interna alla Cgil.
Dopo la grande manifestazione del 18 aprile, anche Cgil, Cisl e Uil si sono decise a proclamare lo sciopero, seppure indicando la data del 5 maggio e ignorando le date di sciopero già in programma. La piattaforma dei sindacati concertativi non è condivisibile, poiché viene richiesta la modifica del Ddl, e non se ne richiede invece con fermezza il ritiro totale (non è da escludersi anzi che, dopo lo sciopero, le burocrazie contrattino col governo qualche insignificante modifica del Ddl, lasciando invariata la sostanza dello stesso). Alcuni sindacati di base (Cobas e Cub) hanno proclamato nello stesso giorno lo sciopero, con una piattaforma più radicale che rivendica il ritiro immediato della controriforma e un reale piano di assunzioni di tutti i precari.
Soprattutto, i coordinamenti di lotta dei precari e degli insegnanti di ruolo di tutta Italia, insieme con i collettivi e i sindacati degli studenti, si stanno preparando a riempire la giornata del 5 maggio di contenuti combattivi.
Occorre essere consapevoli del fatto che dalle burocrazie dei sindacati concertativi non potrà venire alcuna reale risposta di lotta a questo piano di privatizzazione della scuola pubblica. Soprattutto, una giornata di sciopero non basta: occorre un'azione di lotta ad oltranza che, unendosi alle mobilitazioni dei lavoratori degli altri settori, metta realmente il bastone tra le ruote del governo, costringendolo a ritirare i piani di privatizzazione.
Sappiamo che un'azione di questo tipo in Italia è difficile, anche a causa delle leggi antisciopero volute dai sindacati concertativi: leggi liberticide che impediscono l'organizzazione di azioni di sciopero a oltranza nel pubblico impiego e nei servizi cosiddetti essenziali. Ma la storia e anche esempi recenti - come gli scioperi prolungati nel settore dei trasporti - ci dimostrano che, in definitiva, sono i lavoratori in lotta che decidono le regole, e non le leggi o gli accordi scritti a tavolino da padroni e burocrati sindacali.
Oggi più che mai serve, sia nel pubblico che nel privato, una mobilitazione unitaria e prolungata che respinga tutte le politiche di austerity e di privatizzazione, dalla scuola ai trasporti. La battaglia contro la cattiva scuola renziana deve unirsi alla lotta per il ritiro del Jobs Act e di tutte le misure antioperaie del governo Renzi. Difendere la scuola pubblica significa difendere il diritto dei figli dei lavoratori ad avere un'istruzione: anche per questo la mobilitazione non deve essere settoriale ma quanto più ampia e unitaria possibile.