Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

domenica 10 maggio 2015

Il seminario del 18 aprile sulla bonifica della Valle del Sacco: certezze, nuovi elementi e necessità di costruire la conoscenza.

Rete per la Tutela della Valle del Sacco

Sabato 18 aprile si è svolto il seminario organizzato dalla Rete per la Tutela della valle del Sacco (retuvasa) sullo stato dell'arte della gestione del Sito di Interesse Nazionale (SIN) e della bonifica delle aree inquinate.

I lavori, coordinati da Roberto Rosso di Retuvasa, sono stati introdotti da Alberto Valleriani -presidente di Retuvasa- che ha illustrato le varie tappe attraversate, dalla nascita del SIN, alla gestione commissariale, il declassamento da parte del ministero dell'ambiente del ministro Clini con gli errori di definizione delle aree, il rigetto del provvedimento da parte del TAR sino all'attuale processo amministrativo che deve ridefinire la perimetrazione del SIN.

L'ing. Fabio Ermolli di ARPA Lazio sezione provinciale di Roma ha illustrato in modo approfondito metodologia e pratica della caratterizzazione dei siti inquinati ossia quel processo che ha come obiettivo la individuazione e l'analisi completa dello stato di inquinamento, concentrandosi sull’area industriale di Colleferro e sui risultati allo stato dell’arte.
C’è da sottolineare che le fasi di caratterizzazione dell’ex area BPD hanno evidenziato, per il suolo, forti contaminazioni per le aree denominate Arpa1, Arpa2, Benzoino,OCR, Ex Cava di Pozzolana, Caffaro Chetoni e modeste contaminazioni nelle aree denominate Se.Co.Sv.Im. ex Edison, Italcementi, CSC,Se.Co.Sv.Im, ARC. Sono stati riscontrati superamenti principalmente per metalli (Arsenico, Mercurio, Cadmio, Zinco, Rame, Nichel, Vanadio, Ferro, Manganese) fitofarmaci (DDD, DDE, DDT, Dieldrin, Clordano, HCH, Idrocarburi C>12), diossine e PCB.
Per le acque sotterranee l’area risulta molto più vasta e interessa indicativamente il 60% dell’ex area industriale andando ad interessare anche il consorzio Vallesettedue con modeste contaminazioni con superamenti principalmente per metalli (Cromo VI, Alluminio, Arsenico, Ferro, Manganese, Mercurio, Piombo), fitofarmaci (DDD, DDE, DDT, diedri, clordano, HCH, idrocarburi C>12), BTEX, solventi.

Il dott. Francesco Blasetti del dipartimento di epidemiologia dell'ASL Roma G-E ha illustrato in modo sintetico, l’attività di sorveglianza sanitaria ed i suoi risultati, ha poi risposto ai molti interrogativi proposti dai partecipanti al seminario.
Lo studio, finora, ha interessato 502 persone, 183 famiglie evidenziando che i soggetti sottoposti a biomonitoraggio presentano maggiore contaminazione per le donne e gli anziani, persone che hanno bevuto acqua da pozzi privati e consumato cibo locale con possibili accostamenti a effetti genetici o di familiarità.  
I primi risultati del rapporto di sorveglianza hanno segnalato che l’esposizione ambientale al Beta-HCH può influire sul metabolismo dei lipidi, la funzionalità renale, la regolazione degli ormoni sessuali nelle donne, i livelli di cortisolo ematico e lo stato cognitivo.
Il Dott. Blasetti ha evidenziato gli svantaggi della metodologia applicata a questo tipo di studio ricondotti a: disegno trasversale, no migliori stimatori di grasso corporeo (es. circonferenze), no misurazione pressione sanguigna, no info su ipertensione e farmaci, 22% di soggetti esclusi per campioni non idonei.
Tra i vantaggi: l’esito è stato rilevato direttamente attraverso un prelievo di sangue analizzato da un laboratorio di analisi, è da considerare un primo programma di popolazione per fornire risposte tecniche capaci di informare le istituzioni.
In conclusione occorrerà un’osservazione longitudinale
Da marzo 2013 è iniziato il primo follow-up della coorte che prevede la ripetizione degli esami di laboratorio e strumentali con l’aggiunta di: elettroliti, visita cardiologica, elettrocardiogramma, misurazione pressione arteriosa, eco-doppler delle vene carotidee, misura circonferenza vita, info farmaci da questionario

Da ultimo la dott.ssa Sara Taviani ha fornito una descrizione della struttura delle falde acquifere restringendo il quadro dal livello regionale sino al territori in cui si colloca Colleferro comprensivo di aree inquinate e discarica. Sicuramente da approfondire il fatto che per quanto riguarda i barrieramenti idraulici sarebbe opportuno lavorare su un’indagine degli acquiferi su area vasta e non sostanzialmente su quelli sottesi alle aree contaminate.

Non è potuto intervenire per ragioni di salute il prof. Paolo Viotti, ma si è dichiarato disponibile a collaborare alle prossime iniziative.

Alle relazioni del seminario vanno segnalati alcuni eventi degli ultimi tempi.

Un dato positivo è una nuova modalità di intervento partecipato per la proposta di perimetrazione del SIN Valle del Sacco che nelle prossime settimane verrà discussa dai Comuni, dalle istituzioni sanitarie e di controllo, dalle reti associative del territorio.

Una pessima notizia viene invece dal Ministero della Salute che ha interrotto i finanziamenti dello Studio SENTIERI (studio epidemiologico nazionale dei territori e degli insediamenti esposti a rischio da inquinamento), tuttora finanziato esclusivamente dall’ISPRA con notevoli difficoltà economiche dovute anche alla riorganizzazione dell’ente, che negli anni ha prodotto un rapporto sulla realtà sanitaria dei singoli SIN inserita nel contesto nazionale.  

In conclusione questo seminario costituisce un primo momento, a cui altri seguiranno, di un percorso finalizzato a ricostruire il quadro organico dei problemi ambientali del territorio di Colleferro e della Valle del Sacco. In questo percorso ai momenti seminariali si affiancherà la costituzione di un gruppo di lavoro di esperti delle diverse discipline necessarie a comprendere i fenomeni di inquinamento che investono il nostro territorio, e le necessarie opere di bonifica, indispensabili per la realizzazione di un futuro diverso. Assieme al gruppo di lavoro si lavorerà alla costruzione di strumenti per la condivisione delle informazioni acquisite e delle conoscenze prodotte.  
Integrare le conoscenze è necessario per prendere le decisioni corrette, ma tutti i cittadini devono poter partecipare comprendendo il contesto di quelle decisioni.

CLICCA QUI per scaricare le presentazioni del seminario.

Ciociaria maglia nera

Il segretario provinciale del Pcdi

Oreste della posta

I dati relativi all’anno 2014 della disoccupazione nel Lazio sono drammatici: 329.000 cittadini senza lavoro, con un aumento dell’ 8,7% rispetto al 2013, ovvero, in numeri assoluti, 26.300. La provincia di Frosinone riporta un 27,5% di rispetto al 2013. E’ la maglia nera del Lazio. La nostra provincia vanta il triste primato nel Lazio anche per quel che riguarda l’occupazione femminile. Se a ciò si aggiunge che i redditi delle famiglie non tengono il passo con l’inflazione, allora è inequivocabile constatare che la provincia si sta impoverendo. Gli ultimi dati dimostrano che, nel 2014, il reddito delle famiglie è diminuito dello 0,9%, provocando la perdita del potere d’acquisto in modo consistente. Siamo in presenza di un crollo economico della nostra provincia rispetto ad altri territori del Lazio. Noi comunisti vogliamo mettere al centro del dibattito politico la crisi del nostro territorio che è drammatica. Solo l’intervento pubblico può dare una scossa per ripartire. In questo quadro è importante costituire una vertenza territoriale che possa ridare una speranza ai giovani che, con la disoccupazione giovanile al 50,2%, è stata loro tolta la speranza del futuro. Le politiche del governo si sono dimostrate errate, profondamente ingiuste e totalmente inefficaci. Noi comunisti proponiamo che la Regione Lazio metta la centro del suo programma di sviluppo economico la nostra provincia, con un piano provinciale che dia slancio al turismo e all’ambiente. Che sappia agevolare l’accesso al credito, favorire lo sviluppo dell’agricoltura attraverso la valorizzazione dei prodotti tipici, della ricerca tecnologica per nuovi prodotti per i nuovi mercati. Le risorse si possono e si devono trovare nella riduzione della spesa regionale attraverso la creazione di una struttura regionale molto più snella ed efficiente.

sabato 9 maggio 2015

9 Maggio 78 Peppino Impastato viene ucciso dalla Mafia

Luciano Graneri

Non ci sono migliori parole di quelle di Peppino per ricordare Peppino.

Da Radio Aut  Peppino Impastato.



venerdì 8 maggio 2015

Il gestore idrico "della Nazione"

Luciano Granieri


I cittadini interdetti a partecipare all'assemblea dei sindaci
Frosinone 7 maggio 2015 palazzo della Provincia. E’ prevista l’assemblea dei sindaci dell’autorità d’ambito per  approvare il piano di investimenti  pianificato da Acea, finalizzato al miglioramento del   servizio idrico nel nostro territorio.  

Quanto è avvenuto nelle stanze di Palazzo Iacobucci non lo abbiamo potuto documentare perché l’assemblea si è tenuta  in un’ambientazione da setta segreta degna delle migliori tradizioni massoniche.  Leggendo i vari resoconti dei fortunati giornalisti ammessi grazie al tesserino d’ordinanza e incrociando queste informazioni con riscontri dell’assemblea degli azionisti di Acea, siamo giunti alle seguenti conclusioni. 

Le continue vessazioni che Acea  ha perpetrato verso i cittadini, con la connivenza della maggioranza dei sindaci  dell’assemblea capitanati dal Presidente della Provincia, hanno contribuito ad elevare le tariffe dell’acqua nel nostri territorio fino a raggiungere un costo superiore al miglior champagne francese. Grazie a questi incrementi, e  per effetto delle fatturazioni dei conguagli pregressi  nell’area idrica ,  Acea ha messo da parte  un cospicuo tesoretto. Da questa cuccagna cento milioni di euro sono già finiti nelle tasche dei  fortunati azionisti e 62 milioni, guarda caso lo stesso importo ottenuto con gli aumenti tariffari, saranno destinati all’ammodernamento del servizio idrico per il triennio 2014-2017. 

Cioè cento milioni agli azionisti subito, 62 milioni al territorio in tre anni... forse. Il forse è d’obbligo perché originariamente il piano Acea prevedeva investimenti per 179 milioni di euro. La domanda sorge spontanea,    perché ,dei 56 sindaci presenti,  la maggioranza, 38 primi cittadini fra cui i rappresentati dei comuni più numerosi,  ha votato un piano d’investimenti inferiore di 117 milioni di euro rispetto a quanto previsto, considerato che gli utili hanno consentito agli azionisti di spartirsi una torta di 100 milioni di euro?  Questo  quesito,   e tante altri, relativi  alle procedure di rescissione di contratto per colpa con il gestore, cittadini e associazioni avrebbero voluto porre ai sindaci e al loro presidente.  Ma non è stato possibile per la blindatura dell’assemblea interdetta al pubblico e agli amministratori non allineati che non fossero sindaci. 

E qui veniamo a quanto avvenuto fuori le segrete stanze. Su questo tema siamo un po’ più ferrati perché eravamo presenti.  Giunti alle 16,00 presso la scalinata del Palazzo della Provincia, un abnorme schieramento di forze dell’ordine occludeva l’accesso alla sala dell’assemblea. Digos, guardia di finanza, polizia con tanto di dirigente, forse i servizi segreti, presidiavano il sito neanche fosse la  zona rossa del G8 di Genova.  Ci aspettavamo da un  momento all’altro l’arrivo dei  reparti mobili, ma forse la recente approvazione del reato di tortura ha scongiurato la presenza dei celerini . 

Tutto sto’ casino per impedire ai cittadini  e alle associazioni  di partecipare ad un’assemblea che fino al giorno prima era qualificata come “Pubblica” (vedi comunicazione agli organi di stampa). Ma  il manovratore non poteva essere disturbato , dunque era necessaria una trovata che rendesse legittimo, a livello formale  la blindatura delle porte di un edificio pubblico, come il Palazzo della Provincia, senza suscitare un eccessivo malcontento. 

Da questo punto di vista non possiamo che rilevare come il presidente provinciale,  Antonio Pompeo, possa a buon diritto ambire ad una borsa di studio per come è in grado di interpretare le norme renziane tese all’esclusione di ogni afflato democratico disturbatore delle dinamiche di potere.  Il buon Pompeo decide di espletare le noiose pratiche partecipative inviando fra la serata del 6 maggio e la mattinata del 7 inviti vie E.Mail  ad associazioni di consumatori,  non troppo urticanti,    per  un audizione illustrativa del piano di investimenti di Acea da tenersi alle 12,00. 

Contestualmente lo stesso Presidente invia, sempre nella mattinata del 7, alle stampa l’informazione per cui,  visto il coinvolgimento delle associazioni alle 12,00 la successiva assemblea delle 16,00 previo un suo  provvedimento scritto, per ragioni di ordine pubblico avverrà a porte chiuse, di qui il presidio  delle forze dell’ordine. Per la precisione questo documento scritto, nonostante le richieste  ad  essere visionato da parte dei  cittadini, non  è stato mai esibito.   

Il  cambio di strategia non può essere  divulgato in tempo utile alla cittadinanza , considerato che la comunicazione viene inviata alla stampa quando ormai  i menabò sono pronti per le rotative .  Per cui molti di noi si sono  trovati  davanti al palazzo della Provincia, credendo di partecipare ad un’assemblea pubblica, ed  essere  invece respinti da Digos e polizia. 

Complimenti a Pompeo, un’azione formalmente  ineccepibile. Ma sul fronte dell'ottemperanza  delle prerogative costituzionali, della sensibilità democratica  e del rispetto di quei cittadini che,  pagando di tasca propria le bollette di Acea,   avrebbero avuto  il diritto di partecipare e contribuire a quanto veniva  deciso, la figura del neo Presidente è stata infima e alla sua pochezza istituzionale associamo anche l’atteggiamento di quei sindaci, a cominciare da quello  del Capoluogo, da sempre succubi  di Acea .  

C’è poco da stupirsi comunque perché il nuovo corso del Pd prevede in prima istanza  l’obiettivo di escludere il coinvolgimento dei cittadini  e dei loro rappresentanti dalle dinamiche decisionali.  La sostituzione dei membri  "democrat"  all’interno della  commissione affari  costituzionali  alla camera ostili all’Italicum, l’imposizione del voto di fiducia allo stesso Italicum per evitare un ulteriore passaggio letale al Senato, fanno il paio con la strategia locale di Pompeo ordita per evitare la partecipazione dei cittadini ad un’assemblea in cui non erano graditi, semplicemente perché avrebbero esercitato il loro diritto di difendersi dagli abusi di Acea, prerogativa non assicurata dai loro rappresentati sindaci.  L’atteggiamento ironico  e di sberleffo  verso i manifestanti, che le indirizzavano cori di protesta,  della Presidente del Pd Provinciale Sara Battisti,   uscita dal Palazzo Iacobucci,  sono un’ulteriore dimostrazione di come il partito della Nazione consideri i cittadini sudditi da prendere in giro. 



Per dovere di cronaca indichiamo gli esiti della votazione con i sindaci favorevoli e quelli contrari.

Favorevoli al Piano di investimenti – Acuto, Alatri, Anagni, Arce, Arpino, Ausonia, Campoli Appennino, Castelnuovo Parano, Castro dei Volsci, Castrocielo, Colfelice, Coreno Ausonio, Esperia, Ferentino, Fontana Liri, Fontechiari, Frosinone, Fumone, Gallinaro, Isola Liri, Monte San Giovanni Campano, Posta Fibreno, Ripi, Rocca D’Arce, Roccasecca, San Donato, Sant’Elia, Serrone, Settefrati, Sgurgola, Sora, Trivigliano, Vallemaio, Veroli, Vico, Villa Latina, Villa Santa Lucia, Viticuso.


Contrari: Aquino, Broccostella, Cassino, Castelliri, Ceprano, Cervaro, Falvaterra, Fiuggi, Guarcino, Pescosolido, Piglio, Pignataro, Pofi, San Giovanni Incarico, Strangolagalli, Torre Cajetani, Torrice . Astenuto: Boville Ernica. Tutti gli altri assenti.


giovedì 7 maggio 2015

La dittatura dell'acqua

Luciano Granieri



Che lo strapotere delle multinazionali fosse stratosferico era noto, ma ciò che è accaduto all’assemblea dei sindaci di Acea Ato5 del 7 maggio puzza di regime lontano un miglio. Il regime dei Caltagirone, della multinazionale Gdf Suez , che hanno messo in un angolo l’azionista pubblico di maggioranza di Acea , il Comune di Roma.  

La conferenza dei sindaci, presieduta dal Presidente della Provincia, nonché sindaco di Ferentino  Antonio Pompeo, era chiamata all’approvazione del piano di investimenti proposto da Acea per la gestione del servizio idrico. Un piano nettamente insufficiente a fronte anche dell’esosità delle bollette richieste. Un passaggio delicato, il cui esito è stato già fortemente messo in dubbio da una parte dei sindaci nel corso della conferenza tenutasi  nel mese di marzo. 

Oggi non si dovevano correre rischi perché il padrone  vuole essere servito senza se e senza ma. Per cui l’assemblea pubblica è stata interdetta non solo ai cittadini, ma anche a quegli amministratori  in disaccordo con i soprusi di Acea e gli atteggiamenti servili dei controllori.  Emblematico il caso del consigliere comunale Marco Maddalena,   oppositore di Antonio Pompeo in veste di sindaco di Ferentino  e del consigliere provinciale Gianni Bernardini, oppositore di Antonio Pompeo in veste di Presidente della Provincia e presidente dell’autorità d’ambito, i quali non riuscivano ad entrare in un  luogo, la sede della Provincia, dove soprattutto Bernardini, esercita il suo mandato di consigliere. 

Dopo estenuanti trattative i due amministratori  hanno avuto accesso al Palazzo, e non poteva essere diversamente perché in caso contrario l’amministrazione Provinciale avrebbe rischiato un bell’esposto. Ma come ricordato il manovratore non doveva essere disturbato, per cui i due consiglieri sono stati segregati, nella stanza di Bernardini, guardati a vista, perché mai e poi mai avrebbero dovuto accedere nella sala dove l’assemblea dei sindaci stava discutendo e approvando i piani di Acea. 

E’ stato riferito che l’emissione di un’ordinanza del Presidente Pompeo, peraltro resa nota all’ultimo momento, interdiva la presenza ad altre figure che non fossero i sindaci. Allora perché è entrato un’assessore insieme al sindaco di Cassino Petrarcone? Perché è entrato il consigliere provinciale di maggioranza Danilo  Magliocchetti ? 

Al di là delle decisioni che sono state prese, su cui riferiremo in altra parte del blog, oggi a Frosinone si è consumata la devastazione di ogni principio democratico.  L’interdizione di cittadini e amministratori non allineati  ad un assemblea pubblica dove venivano decisi  provvedimenti  fondamentali per la vita della collettività , quali le modalità di gestione del servizio idrico, non è solo  mancanza di rispetto verso i cittadini stessi, ma anche un enorme vulnus democratico.  

Da un lato non è il caso di stupirsi, siamo nell’era buia del becero e cafone dispotismo renziano, fatto proprio da tutti gli amministratori locali targati Pd, Pompeo ne è un formidabile esempio, dall’altro questi fatti dovrebbero chiamare alla sollevazione tutti i cittadini sinceramente democratici a cominciare da quegli elettori del Pd che hanno creduto di votare un partito rispettoso del dettato Costituzionali e della Repubblica nata dalle lotte Partigiane. Oggi è dittatura a tutti i livelli, nazionale e locale. E’ quindi ora che inizi una nuova lotta di liberazione dal dittatore lobbista e dai suoi ignobili servi che infestano le istituzioni democratiche.

Il ponte proletario

Luciano Granieri


Alla locomotiva proletaria cantata da Francesco Guccini, oggi si affianca una infrastruttura altrettanto proletaria.  E'  il pontile sul Canal Grande installato a Ca’ Corner della Regina sede della fondazione Prada a Venezia. Gli effetti dell’azione di questo ponte, manifestatisi ieri - lungi dall’essere così cruenti rispetto al sacrificio del macchinista anarchico, cantato da Guccini,  lanciato con la locomotiva verso il treno pieno di signori - hanno comunque fatto trionfare la  giustizia proletaria. La passerella  gravata di velluti e ori si è ribellata e ha disarcionato, scaraventandoli in acqua, i signori imbellettati, cravattai  ed incravattati, che si stavano recando all’esclusivo cocktail organizzato dalla fondazione Prada. Sicuramente i proletari sono più buoni dei padroni, ogni tanto, raramente , si limitano a gettare i signori dal ponte ma dove sotto c’è l’acqua. I padroni lobbisti e speculatori, invece sono molto più crudeli, infatti quasi ogni giorno scaraventano interi pezzi di popolazione giù nel burrone della disperazione. Uno strapiombo dove al fondo non c’è l’acqua ma la dura roccia. Onore al ponte proletario dunque.

mercoledì 6 maggio 2015

Italicum: reazione governativa e risposta proletaria

Piattaforma Comunista – per il Partito Comunista del Proletariato d’Italia


La legge elettorale è la legge più politica. La sua formulazione è una delle prerogative tipiche del Parlamento borghese. Matteo Renzi ponendo la fiducia sull’Italicum, come fece Mussolini sulla fascistissima Legge Acerbo, ha violato le norme e la pratica parlamentare borghese, ha vergognosamente calpestato la Costituzione antifascista nel 70° anniversario del 25 Aprile.
Il colpo di forza ha chiarito a milioni di lavoratori e di disoccupati la natura del governo di Renzi, una marionetta tanto arrogante e prepotente quanto al servizio esclusivo dei gruppi dominanti del capitale finanziario, che ieri lo hanno applaudito alla Borsa di Milano.
L’Italicum, ora approvato, serve a concentrare il potere nelle mani del premier del partito vincente. Con la sua approvazione le controriforme istituzionali e del lavoro accelereranno. Il ricatto di Renzi, l’erede di Gelli e Berlusconi,  sulla vita politica sarà ancora più forte.
La nuova legge-truffa elettorale esprime la tendenza dei monopoli finanziari a rafforzare la loro dittatura. Grazie all’enorme premio di maggioranza, all’imposizione di capolista eletti “a prescindere”, alla soglia d’accesso, l’Italicum vanifica il concetto di rappresentanza nel sistema borghese e vorrebbe segnare la fine della partecipazione delle masse alla vita politica.
Con il nuovo sistema elettorale verranno formati governi oligarchici più stabili e feroci, che approveranno rapidamente leggi antoperaie, colpiranno duramente le nostre condizioni di vita e di lavoro, comprimeranno ancora le nostre libertà e diritti, avanzeranno nella repressione della protesta sociale e nella criminale politica di guerra. 
Si prepara il passaggio da un regime democratico-borghese costituzionale a un regime assoluto presidenziale, guidato dalla volontà del leader di un unico partito. Un Parlamento di figuranti sarà l’appendice obbediente del comitato di affari di Palazzo Chigi.
Le “opposizioni” parlamentari non sono in grado di organizzare una lotta contro la trasformazione reazionaria dello Stato e non rappresentano nessuna alternativa. Il M5S non è disturbato più di tanto dall’Italicum. SEL balbetta e tira fiori a Boschi. La sbriciolata minoranza socialdemocratica del PD è sempre più marginalizzata e impotente. Nessuna di queste forze imbevute di pregiudizi borghesi e riformisti vuole mobilitare e organizzare le masse sfruttate e oppresse. Hanno più paura della lotta di queste masse che del governo Renzi, perciò le tengono passive e si propongono di utilizzarle solo per raccolte di firme e come massa di manovra elettorale.
E’ in sostanza la stessa posizione dei vertici sindacali riformisti che invece di proseguire e indurire la lotta operaia contro il Jobs Act l’hanno fermata. I risultati della resa li abbiamo visti: più sfruttamento, più precarietà e più attacchi alle organizzazioni sindacali.
Il bulletto fiorentino può fare il bello e il cattivo tempo, può forzare la mano proprio per l’assenza di una vera opposizione politica e sindacale. La relativa forza di Renzi sta nella debolezza e nell’inconcludenza dei partiti di “opposizione” rappresentanti delle classi medie, che non sanno nemmeno quello che vogliono; sta nel collaborazionismo palese e in quello mascherato degli “aventiniani”  che illudono, disorganizzano e paralizzano le masse.
E nel campo proletario? L’opportunismo, la politica del “male minore”, il limitarsi alla lotta economica così come allo sfogo sui simboli del capitalismo, sono altrettanti modi per eludere i compiti e le responsabilità dell’oggi.
I nodi politici che abbiamo di fronte possono essere sciolti solo dalla classe operaia, la classe più rivoluzionaria della società. Nessuna illusione può essere nutrita sulle forze borghesi liberali e riformiste: alla reazione governativa deve opporsi il fronte unico di lotta del proletariato!
Per far saltare i piani reazionari e i propositi liberticidi del governo Renzi e di chi lo sostiene, per ribaltare i rapporti di forza, bisogna ampliare e radicare la lotta, con una direzione e chiari obiettivi di classe. 
La chiave di volta sta nella costruzione e nella moltiplicazione degli organismi di massa operai e popolari, nelle fabbriche, nei quartieri, nei territori per rafforzare la resistenza di massa contro l’offensiva del capitale, la reazione politica e le minacce di guerra.
E’ anche necessaria un’ampia coalizione che veda la classe operaia come sua forza dirigente, per unire le forze popolari, di sinistra, democratiche e antimperialiste, che subiscono la stessa politica reazionaria.
Questa forza anticapitalista non può essere costruita “a porte chiuse”. Bisogna rompere con un approccio che alimenta la dispersione, il disfattismo e il pessimismo sulle capacità della classe lavoratrice. Bisogna farla finita con i calcoli opportunisti e elettoralisti e far progredire rapidamente l’unità di azione dal basso, sulla base degli interessi economici e politici del proletariato.
Nell’immediato serve una Conferenza nazionale volta a unificare politicamente tutte le forze sindacali, politiche, sociali che negli ultimi mesi sono scesi in piazza, su un programma su cui fondare l’alleanza tra il proletariato e la piccola borghesia impoverita, i giovani senza futuro nel capitalismo, le donne degli strati popolari, i migranti, etc.
Ma tutto ciò ancora non è sufficiente per affrontare e vincere le battaglie di classe che ci attendono.
Finchè i settori di avanguardia del proletariato non si saranno liberati dalle concezioni, dalle pratiche, dall’influenza borghese e piccolo borghese sulla questione del Partito, finchè gli operai combattivi e avanzati non faranno proprio il concetto di “partito indipendente e rivoluzionario della classe operaia”  sarà impossibile avanzare sul terreno della lotta politica per il potere.
Ci vuole un autentico Partito comunista del proletariato che sorga dall’unione dei settori avanzati del movimento operaio e del movimento comunista (marxista-leninista).
Perciò chiamiamo gli operai avanzati e combattivi a distaccarsi decisamente, nettamente e definitivamente  dal revisionismo e dall’opportunismo, ad abbandonare le residue illusioni democratico borghesi e riformiste.
Che i migliori elementi del proletariato, i lavoratori, i disoccupati, i delegati che resistono all’offensiva capitalista si uniscano alla nostra attività per costruire il Partito comunista, strumento indispensabile per sviluppare la coscienza politica di classe e affrettare la fine inevitabile dello sfruttamento capitalistico.
Solo con la guida del Partito potremo liberarci dalle marce e corrotte istituzioni borghesi, costruire una società in cui vi sarà una democrazia mille volte più completa, più piena e più conseguente della sempre più limitata, ipocrita e decadente democrazia parlamentare borghese.