Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

domenica 16 agosto 2015

La battaglia su facebook

Pietro Milazzo Milazzo


E' davvero inquietante come, mentre gli snob ipertutto di una certa finta sinistra salottiera, si auto compiacciono della propria sottile ironia e presunta intelligenza, standosene a cazzeggiare fra loro, autoreferenziali e totalmente avulsi dal sentire comune, si fa strada una SPAVENTOSA.CANEA, frutto di ignoranza e di analfabetismo di ritorno, per alcuni, di MALAFEDE e CINISMO politico, per altri, fatta di RAZZISMO, di INTOLLERANZA, di PREGIUDIZIO.Facebook e' piena di post deliranti, a cui pochi rispondono.

Forse, come titolava un bel film di I. BERGMAN si stanno schiudendo "le Uova del serpente",ed e', ormai, troppo tardi.
Abbiamo sprecato troppo tempo, abbiamo abbandonato il territorio e la dimensione comunitaria. abbiamo lasciato che il senso comune venisse forgiato dallo stupidario televisivo e dalle cazzate consumistiche ed, ora, sembriamo incapaci, attoniti, come inebetiti da questa TURBA vociante. 
Dobbiamo reagire COLLETTIVAMENTE.Non basta la resistenza accanita di pochi.
SVEGLIATEVI e date battaglia. Anche su questo strumento, assai importante.

video di Daniele Sepe.

Grecia, verso la costituzione politica del fronte del NO

presentazione di Stathis Kouvelakis, da Europe Solidaire Sans Frontières, traduzione diGigi Viglino    fonte:http://anticapitalista.org/
Gli sviluppi ad Atene sono drammatici e il loro ritmo si accelera. Il Parlamento ha votato il terzo Memorandum concordato tra il governo Syriza e le “istituzioni” europee, con la nuova procedura rapida di un «dibattito» di un solo giorno (e notte…). I parlamentari della Piattaforma di Sinistra di Syriza avevano già annunciato che avrebbero votato no, e il numero degli altri parlamentari di Syriza che hanno fatto lo stesso è cresciuto. Tra l’altro ha votato no anche Yanis Varoufakis. Zoe Konstantopoulou, la presidente del Parlamento greco, attualmente sta conducendo una disperata battaglia perché siano rispettate le procedure per un minimo dibattito parlamentare. Il suo atteggiamento ha scatenato un attacco forsennato dei media che ora è apertamente sostenuto da membri del governo e da parlamentari sostenitori del governo Syriza.
Un altro importante sviluppo è l’appello per la mobilitazione popolare e la costituzione in tutto il paese di comitati popolari contro il Memorandum, lanciato oggi dai capi della Piattaforma di Sinistra di Syriza (Panagiotis Lafazanis della Corrente di Sinistra e Antonis Ntavanellos di DEA/Red Network), e da dirigenti di altre undici organizzazioni della Sinistra radicale greca. Due di queste (ARAN e ARAS) sono tra le componenti fondatrici di Antarsya. Questo è considerato il primo passo pubblico verso la costituzione di un nuovo fronte politico che raggrupperà un ampio arco di forze della Sinistra radicale che si oppone al nuovo Memorandum e alla svolta di 180 gradi del governo Syriza.
Il Memorandum è stato votato da una larga maggioranza in Parlamento, grazie al sostegno dei partiti di centro-destra e destra, che tuttavia faranno pagare presto a Tsipras il prezzo del loro sostegno negandogli la fiducia, e imponendo così la convocazione di nuove elezioni ravvicinate dall’esito incerto. Ma lo stesso Tsipras punta a impedire che l’opposizione di sinistra alla sua politica, che sta emergendo, abbia il tempo di organizzarsi, sperando che tenere le elezioni prima che l’impatto concreto delle nuove misure di austerità cominci a mordere gli consenta di mantenere il consenso che oggi avrebbe secondo i sondaggi (anche in Grecia tutt’altro che sicuri). In ogni caso, queste elezioni saranno la prima verifica per il nuovo fronte antiausterità che si sta cristallizzando attorno alla Piattaforma di Sinistra. I prossimi giorni saranno cruciali.
Di seguito, il testo dell’appello firmato dai dirigenti delle 13 organizzazioni della Sinistra Radicale greca.

No al nuovo Memorandum: un appello per la mobilitazione e la lotta in tutto il paese

I sottoscritti, che rappresentano un ampio arco di forze e organizzazioni, respingono il nuovo terzo Memorandum sottoposto oggi al Parlamento e fanno appello a grandi lotte unitarie per rovesciare tutti i Memorandum e imporre un nuovo orientamento progressista per il paese.
La firma di un nuovo Memorandum, da parte di un governo che era stato eletto per abolire i due precedenti, è un enorme disastro per il popolo greco e la democrazia. Il nuovo Memorandum significa ancor più austerità, ulteriore restrizione dei diritti dei cittadini e la continuazione del regime di tutela del paese. Il nuovo memorandum è il rovesciamento totale del mandato del popolo greco, che nel referendum del 5 luglio ha respinto nella loro interezza le politiche neoliberiste di austerità e di dipendenza neocoloniale.
Nei cinque anni scorsi, il popolo si è opposto in tutti i modi possibili alla paura e al ricatto, e ha lottato per una Grecia indipendente, giusta, ricostruita, democratica e sovrana. Come quelli precedenti, questo Memorandum deve incontrare la più ampia resistenza militante, di una società coesa e determinata. Continueremo sulla via del 5 luglio fino alla fine, fino al rovesciamento delle politiche dei Memorandum, con un progetto alternativo per il domani, per la democrazia e la giustizia sociale in Grecia.
La lotta contro il nuovo Memorandum comincia ora, con la mobilitazione del popolo in tutti gli angoli del paese. Per sviluppare e vincere questa lotta, è necessario costruire organizzazione popolare a tutti i livelli e in tutte le aree sociali.
Facciamo appello alla costituzione di un ampio movimento politico e sociale nazionale e alla creazione di comitati di lotta contro il nuovo Memorandum, contro l’austerità e contro la messa sotto tutela del paese. Questo sarà un movimento unitario che sosterrà le aspirazioni del popolo alla democrazie a alla giustizia sociale.

La lotta che ha portato al trionfo del NO del 5 luglio continua e vincerà!

13 agosto 2015
Panagiotis Lafazanis (Piattaforma di sinistra-Corrente di sinistra)
Alekos Vernardakis (Communist Renewal)
Nikos Galanis (Leftwing Intervention)
Dimitris Kavouras (Communist Organization Reconstruction) (1)
Kaltsonis Dimitris (Association Yannis Kordatos) (1)
Panagiotis Mantas (DIKKI – Socialist Left) (2)
Anthonis Ntavanelos (Piattaforma di sinistra–DEA)
Andreas Pagiatsos (Xekinima, sezione greca del CWI)
Spyros Sakellaropoulos (ARAN – Left Recomposition)
Dimitris Sarafianos (ARAS – Leftwing Anticapitalist Regroupment)
Maria Souani (Workers Struggle) (3)
Themis Tzimas (Former member of PASOK National Council)
Lambros Heetas (Initiative of the 1000)
Note
  1. Communist Organization Reconstruction e Association Yanis Kordatos sono raggruppamenti di ex attivisti del KKE (PC greco)
  2. Workers Struggle è una rete di attivisti che sono ancora in maggioranza membri del KKE
  3. DIKKI –Socialist Left è un raggruppamento di ex attivisti del PASOK che faceva parte della coalizione Syriza

venerdì 14 agosto 2015

Dopo un anno non è cambiato nulla. Buon Ferragosto

Luciano Granieri

Come il rifiuto del neoliberalismo ha salvato l’economia della Bolivia

Federico Fuentes

La piccola nazione andina della Bolivia ha ricevuto lodi da molti   grazie alla sua trasformazione politica che ha sperimentato   nello  scorso decennio.
La curiosità per questa conversione da paese con una difficile situazione economica a economia che cresce con maggior rapidità in tutta la regione, è stata enfatizzata dal fatto che si è verificata con il presidente di sinistra Evo Morales. Comprendere il modo in cui il governo di Morales ha ottenuto questa trasformazione è di grande interesse per coloro che cercano un’alternativa al neoliberalismo tormentato dalla crisi.
Prima dell’elezione di Morales avvenuta nel dicembre 2005, i boliviani avevano sopportato 20 anni di neoliberalismo. Una serie di governi di destra avevano privatizzato le compagnie di proprietà statale e  avevano trasferito il controllo di pezzi dello stato a istituzioni finanziarie.
Quando le entrate pubbliche si sono ridotte, il paese è entrato in un circolo vizioso di deficit e di debito. Ogni nuovo bilancio richiedeva ulteriori prestiti internazionali che erano sempre accompagnati da maggiori condizioni restrittive. I prestiti e gli aiuti internazionali hanno finito per coprire circa metà degli investimenti pubblici della Bolivia.
Tuttavia, da quando hanno eletto il loro primo presidente indio in una nazione con una maggioranza di popoli indigeni che precedentemente venivano esclusi, i boliviani hanno sperimentato tassi di crescita economica maggiori che in qualsiasi periodo compreso negli ultimi 35 anni.
Contemporaneamente, la disuguaglianza è stata molto ridotta e il debito pubblico è stato portato sotto controllo. Questi successi sono il risultato della strategia totale del governo di focalizzarsi sul recupero della sovranità sull’economia e sullo stato.
Nazionalizzazioni
Quando Morales prestò giuramento nel gennaio del 2006, disse: “Dopo aver sentito i rapporti avuti dalle commissioni di transizione, ho visto come lo stato non controlla lo stato e le sue istituzioni. C’è una dipendenza totale.”
Ha descritto la Bolivia come “una nazione transnazionalizzata” e ho trovato che, con il pretesto della “capitalizzazione” – un eufemismo usato al posto di privatizzazione – “il paese è stato decapitalizzato”.
Morales ha detto, perciò, che la Bolivia aveva bisogno di “nazionalizzare le nostre risorse naturali e di mettere in atto un nuovo modello economico”.
Questo nuovo modello, noto come “Nuovo modello economico, sociale, comunitario e produttivo”, ha cercato di ridurre il neoliberalismo:
° Riaffermando la sovranità dello stato sull’economia, particolarmente sulle risorse minerarie della Bolivia;
° Abbandonando la tradizionale posizione della Bolivia come paese esportatore di materie prime industrializzando queste risorse;
° Promuovendo i settori produttivi come la produzione e l’agricoltura;
° Redistribuendo la ricchezza del paese per contrastare la povertà;
° Rafforzando la capacità di organizzazione della classe operaia e delle forze dei campesinos (i contadini) come i due pilastri essenziali della transizione al socialismo in Bolivia.
Secondo il ministro dell’economia Luis Arce Catacora, questo modello economico poggia su due pilastri: i settori strategici, come gli idrocarburi e l’attività mineraria     che producono  rendite   e i settori produttivi, come quello manifatturiero,  il turismo, il settore immobiliare  e l’agricoltura che generano profitti e posti di lavoro.
Per infrangere la dipendenza dell’economia dalle esportazioni delle materie prime, il governo ha usato le rendite prodotte nel settore strategico per industrializzare le risorse naturali e promuovere i settori produttivi, mettendo in risalto le imprese collettive, cooperative e a base famigliare.
Un punto programmatico fondamentale del nuovo modello economico è stata la nazionalizzazione del settore degli idrocarburi. Prima della nazionalizzazione, il capitale transnazionale rivendicava l’82% della ricchezza generata dai diritti sul gas. Nel nuovo sistema, lo stato si tiene circa l’80% della rendita del gas. Questo significa che l’ammontare totale del reddito del gas ricevuto dal governo boliviano durante i primi sei anni di Morales era circa sette volte più grande di quello ottenuto durante i cinque anni precedenti.
La raccolta di entrate è stabilito che aumenti ulteriormente, dato che la Bolivia comincia a esportare gas trasformato che ha un valore aggiunto, come risultato del suo programma di industrializzazione.
Il governo di Morales ha anche realizzato le nazionalizzazioni in altri settori strategici come l’attività mineraria, le telecomunicazioni e l’elettricità. Prese nel loro complesso, queste nazionalizzazioni hanno messo in grado lo stato di diventare il maggior protagonista nell’economia.
Al contrario del capitale transnazionale, la cui sola motivazione è il profitto, lo stato ha diretto le sue attività economiche ad assicurare ai boliviani di avere maggiore accesso ai servizi essenziali.
Nei primi 5 anni del governo Morales, il numero di famiglie che hanno l’allacciamento alla rete del gas è salito all’83%.  La percentuale di famiglie con accesso all’elettricità è aumentato dal  20% al 50%, e il numero di comuni con copertura di telecomunicazioni è salita da 110 a 324 su 339.
I boliviani hanno anche beneficiato di un incremento di spesa per la sanità e per l’istruzione, dell’introduzione di benefici per la sicura    sociale, di aumenti di salari e di controllo sui prezzi degli alimenti di base.
Queste politiche a favore dei poveri hanno contribuito a condurre a  un aumento improvviso della domanda interna. Questa è stata la vera forza che ha spinto alla spettacolare crescita economica della Bolivia. La domanda esterna – colpita dalla crisi economica globale – ha avuto un impatto negativo sulla crescita, ma la domanda interna è cresciuta a una media del 5,2% all’anno tra il 2006 e il 2012.
Anche la redistribuzione dei fondi da parte dello stato ha contribuito ad alimentare un    aumento del numero delle imprese registrate – da meno di 20.000 nel 2005 a più di 96.000 a metà del 2013. Questo a sua volta ha creato posti di lavoro, provocando una grossa diminuzione della disoccupazione.
Per aiutare a favorire il settore “comunitario” (gestito collettivamente), il governo ha fatto sperimentazioni con piccole imprese di proprietà statale per la produzione di  cibo confezionato, con l’oro e con la produzione di cartone.  Il piano è di trasferire queste compagnie alle comunità locali perché le gestiscano.
Inoltre, più di 20 milioni di ettari di terra sono stati trasferiti alle comunità di campesinos come proprietà comunitaria o sono stati messi sotto il controllo diretto dei proprietari indigeni della terra. Piccoli produttori agricoli ora hanno un accesso preferenziale alle attrezzature, forniture, prestiti senza alcun interesse, e mercati sovvenzionati   dallo stato.
Rifondare lo stato
Questi avanzamenti in campo economico sono stati accompagnati da cambiamenti nel settore politico allo scopo di responsabilizzare le classi indigene e popolari della Bolivia.
Il governo di Morales continua a funzionare nella sua struttura di cultura capitalista e di relazioni sociali profondmente radicate. E’ stato però in grado di usare le maggiori entrate provenienti dalla nazionalizzazione del gas per rompere la sua dipendenza dai finanziamenti internazionali e per iniziare a “nazionalizzare” lo stato.
Dato che le tasse  e le royalty   raccolte dallo stato che erano il  28% del PIL nel 2004  sono arrivate al 45% nel 2010, il debito pubblico è crollato dal 90% del PIL nel 2003 al 31,5% nel 2012.
Questa forte posizione economica ha permesso al governo di   dettare  la sua propria politica interna ed estera, libero da imposizioni decise dalle istituzioni finanziarie internazionali.
Oggi non sono i funzionari degli Stati Uniti o del Fondo Monetario Internazionale che sviluppano le politiche governative; sono invece i movimenti sociali della Bolivia che ricoprono questo ruolo. Per facilitare questo processo, nel 2007 il governo ha iniziato la Coalizione Nazionale per il Cambiamento (CONALCAM).
Il CONALCAM mette insieme le principali organizzazioni indigene e  popolari della Bolivia con rappresentanti statali per coordinare e discutere le strategie.
Quando i dibattiti tra il governo e la sua base sociale si sono trasferiti sulle strade, il governo ha cercato il dialogo e il consenso. Ha ceduto dove era necessario, ma ha sempre tentato di continuare a portare avanti il processo.
Il passo più importante fatto dal governo di Morales nella sfera politica è stato di indire un’Assemblea Costituente eletta. Stabilita per riscrivere la costituzione della Bolivia, lo scopo dell’Assemblea era di creare un nuovo stato “plurinazionale” che ha finalmente riconosciuto le “nazioni” indigene precedentemente escluse e ha fornito loro una struttura legale per aiutarle a portare avanti le loro richieste.
Le tradizionali élite della Bolivia hanno cercato di bloccare i cambiamenti spinti dall’Assemblea Costituente. La loro opposizione alla minaccia ai loro interessi da una nuova costituzione ha innescato il loro tentativo di colpo di stato senza successo del settembre 2008. La profonda natura della mobilitazione di classe in questo periodo, unita all’abilità del governo di Morales di espandere e unire la sua base di supporto tra le classi  indigene di lavoratori, i militari e a livello internazionale, è stato il fattore chiave nella sua capacità di sopprimere la rivolta della destra.
Malgrado alcune importanti debolezze, la versione finale della costituzione approvata alla fine del 2008 è generalmente considerata come una conquista importante  dei movimenti sociali. Soddisfa tre richieste fondamentali del movimento sociale: il pluri-nazionalismo, l’autonomia indigena e il controllo popolare sulle risorse naturali.
La nuova costituzione ha facilitato il processo di “decolonizzazione” dello stato. Per esempio, ha preparato la strada per le prime elezioni popolari per eleggere le autorità giudiziarie.
Dopo le elezioni dell’ottobre 2010, un numero record di donne (il 50%) e di indigeni (il 40%) sono arrivati a frotte nella magistratura  l’accesso alla quale in precedenza era ristretto a coloro che avevano legami con i tradizionali partiti dominanti della vecchia élite.
‘Governare obbedendo’
Il governo di Morales ha dimostrato che è possibile un’alternativa al neoliberalismo. Al centro di questa c’è stato il recupero del controllo popolare sullo stato e l’economia. I risultati sono evidenti.  Nessuno di questi è stato facile: il governo ha dovuto fronteggiare  una rivolta della destra che minacciava di diventare un colpo di stato militare. Ha dovuto anche fronteggiare un apparato statale capitalista che aveva ereditato e che è in gran parte  sprovveduto  per attuare riforme progressiste.
Infine ha affrontato proteste da parte dei suoi sostenitori che si sono mobilitati per    le  speciali  richieste dei loro settori.
Malgrado questo, dopo 10 anni, il governo di Morales continua ad avere il sostegno della maggior parte dei boliviani. Questo è stato possibile perché la maggioranza è d’accordo con la strategia e perché Morales è restato fedele alla sua parola di “governare obbedendo” al popolo.
Coloro che cercano di apprendere lezioni dall’esempio della Bolivia dovrebbero anche imparare da questo tipo di approccio al modo di governare.

giovedì 13 agosto 2015

Io salvo le terme romane. Un cartello vi seppellirà

Luciano Granieri



La lotta per la salvaguardia delle Terme Romane dall’asfaltatura degli Unni costruttori - che ha visto un primo round vinto da questi ultimi spalleggiati dal sindaco Ottaviani- si è giocata e si sta giocando sull’esibizioni di cartelli.  Durante il consiglio comunale indetto per approvare i programmi urbanistici utili alla concessione del titolo edilizio agli Unni costruttori, che proveranno  a seppellire sotto 35.000 metri cubi di cemento i reperti archeologici delle terme romane,  furono sequestrati i cartelli di protesta ai cittadini che stavano contestando i provvedimenti. Per contro, una volta che la delibera asfaltatrice fu approvata, altri cartelli furono esibiti con fare denigratorio verso l’uditorio, dal sindaco e dalla giunta gongolante di aver confezionato il bel regalo agli Unni di cui sopra. Dentro il consiglio comunale la legge non è uguale per tutti. Ma fuori dalle stanze del potere c’è un mondo. Un mondo di cittadini frusinati consapevoli che il patrimonio archeologico va salvaguardato e sottratto alla logica devastatrice della speculazione. Quel mondo è armato di cartelli che mostrano la determinata volontà di salvare le terme romane. Manifesti che nessuno potrà mai sequestrare e che finiranno per seppellire coloro i quali vogliono seppellire. Un grazie di cuore a Serena Vona che ha lanciato l’idea di farsi fotografare esibendo il cartello “Io  salvo le terme romane” La speculazione edilizia ha vinto solo il primo round, ma sappiano i contraenti del patto feroce  ordito per distruggere il patrimonio archeologico delle terme, che quel mondo di persone esiste. Guerrieri  armati semplicemente di cartello, che faranno  del tutto, dopo aver perso la prima battaglia, per vincere la guerra.

video a cura di Luciano Granieri.

mercoledì 12 agosto 2015

Esami diagnostici a babbo, mamma, figlia e tutta la famiglia morti.

Simona Grossi  Coord. Prov. Della sanità

La cura Zingaretti-Mastrobuono condivisa e difesa dai vari Buschini, Bianchi e Fardelli per rendere efficiente e funzionale l’organizzazione sanitaria di questa provincia ha dato risultati ottimi, tutti i cittadini sono contenti e i tempi di attesa non ci sono più.
Sono rimasta sconcertata questa mattina, allo sportello del cup, dove mi sono recata per prenotare delle visite di controllo, sono stata invasa dalla rabbia e dalla protesta.
Infatti una mammografia bilaterale la potrò fare a Ferentino soltanto il 10\08\2016, perché mi hanno detto che Alatri è chiuso. Guarda caso mi seguiva da tempo il responsabile del reparto radiologico dello stesso  sopracitato ospedale.
L’altro esame (ecocardiogramma), mi è stato prenotato in data 06\04\2016. Alla faccia della prevenzione e dell’efficienza.
Ma i nostri sindaci, i nostri parlamentari, il presidente della provincia, i nostri consiglieri regionali e provinciali, e i loro rispettivi familiari, parenti stretti ed affini, seguono gli stessi tempi di attesa quando hanno bisogno di cure? oppure con una semplice telefonata risolvono il problema? E quando hanno bisogno di interventi chirurgici, come spesso si è verificato e continuamente si verifica, perché si rivolgono alle strutture private eccellenti e non seguono l’iter dei comuni cittadini inserendosi nelle liste di attesa delle strutture sanitarie pubbliche?
Lo sanno che questo comportamento danneggia fortemente la sanità pubblica, perché è un segno evidente di sfiducia e una grande mortificazione per gli operatori sanitari tutti.
A questo è servito l’accordo tra Federlazio e Asl per la riduzione dei tempi di attesa?

Regno Unito, storia di foto e parole negate.

Hamdi abu Rahma


La prima Nazione a non  rilasciarmi   un visto d’ingresso nel loro paese  a causa del sostegno all’occupazione israeliana al mio paese la Palestina. Hamdi abu Rahma, la tua richiesta di visto per l’ingresso nel Regno Unito è stata rifiutata!.  Dopo oltre tre mesi trascorsi ad organizzare e pianificare il mio viaggio nel Regno Unito allo scopo d i tenere una serie di conferenze in Inghilterra e Scozia e partecipare all’edizione annuale del Fringe Festival di Edinburgo, la mia richiesta di visto è stata respinta. Uno dei più importanti festival d’arte mi aveva invitato ad esporre le mie foto che illustrano la resistenza non violenta, e a descrivere  la vita in Palestina ad un uditorio britannico. Il governo del  Regno Uniti, ha rifiutato di concedermi un visto oggi  e la ragione del rifiuto è stata che io non sarei stato in grado di fornire un conto corrente bancario o altra documentazione a dimostrazione della mia capacità economica di sostenere il viaggio e la permanenza.  Nonostante l’invio della documentazione inerente alle sponsorizzazioni che avrebbero finanziato il mio viaggio, con la specifica della copertura di tutte le spese inerenti a  spostamenti e alloggio la domanda di visto è stata rigettata. Ho viaggiato molto con lo scopo di raccontare la storia della Palestina attraverso le mie foto e il Regno Unito è stato il primo Paese che ha bloccato il mio ingresso per motivi assurdi ed infondati. Ma noi conosciamo bene le ragioni di questo rifiuto. Il Regno Unito conosce  molto bene l’oggetto delle mie conferenze. Non vado nel loro paese per chiedere asilo o chiedere l’elemosina all’angolo della strade. Vado nel Regno Unito per educare il popolo britannico e porre alcune domande. Avete mai chiesto ad Israele perché commettono omicidi e uccidono donne bambini e uomini innocenti in Palestina? Sapete perché Israele occupa illegalmente le terre palestinesi e distrugge le nostre case?  Perché consentono ai coloni di profanare illegalmente le nostre case contro ogni legge internazionale?  L’autorità per il rilascio dei visto, non ha trovato alcuna prova di reati penali da me commessi  per motivare il loro rifiuto a rilasciare il permesso, solo la mancanza di dettagli finanziari che pure sono stati forniti. Un altro atto di ingiustizia contro il Popolo Palestinese e contro la nostra causa. Sono profondamente deluso di non aver potuto raggiungere il Regno Unito questa volta, ma vorrei ringraziare i miei amici nel Paese britannico per il loro supporto e per essersi offerti di ospitarmi nelle loro case. Sono notevolmente triste per questo rifiuto e per la perdita della meravigliosa opportunità di vistare il Regno Unito. Il mio ringraziamento più grande va a Phil Chetwind del Fringe Festival per il grande impegno che ha profuso per  organizzare questo viaggio e a tutte le persone che hanno contribuito economicamente alla realizzazione della mostra. Il mio sincero grazie agli scozzesi  per il loro amore e sostegno alla causa palestinese.

Questa non è la fine.

Traduzione e fotoclip  a cura di  Luciano Granieri