Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

sabato 21 novembre 2015

Sanità di Frosinone. Il servzioTAO (Terapia Anticoagulante Orale) è in crisi

Francesco Notarcola


Il servizio TAO (Terapia Anticoagulante Orale), una terapia salvavita, è stato efficiente e di qualità fino a quando era responsabile il dott. Raffaele Reggio, primario del Centro trasfusionale.
Ai primi di novembre Egli è andato in meritata pensione e il Centro TAO è andato in crisi. Questo rischio era stato ampiamente e ripetutamente fatto presente, nell’estate scorsa, al direttore generale ed a quello sanitario della ASL,  durante le riunioni  del gruppo di lavoro,  costituito da medici e da rappresentanti dell’Associazione degli anticoagulati (AIPA), che ha elaborato un progetto per la realizzazione, nel prossimo anno,  di Centri antitrombotici eccellenti su  tutto il territorio della provincia. Il progetto prevede un protocollo clinico unico, un  organico del personale medico ed infermieristico, gli arredamenti e la  disponibilità di locali e di parcheggio.
Nel momento in cui questo progetto dovrebbe muovere i primi passi verso la realizzazione di quanto in esso previsto, concordato e deliberato dalla ASL, si crea il caos e lo smarrimento.
Infatti il Centro TAO di  Frosinone non ha più un responsabile. Viene gestito in collaborazione tra Centro trasfusionale e UOC di ematologia. La presenza di medici ed infermieri viene decisa all’ultimo momento. E’ accaduto ed accade che invece di due infermieri ce ne sia solo uno. Per inviare, tramite fax, 10-15 fogli con le terapie ad altrettanti  pazienti si impiegano circa due ore perchè la macchina non funziona come prescritto e come dovrebbe. Le copie che si inviano escono nere dalla stampante perché, si dice, è stato acquistato il toner di bassa qualità. Tutte queste piccole cose che dovrebbero essere risolte in un baleno da dirigenti avveduti e capaci si protraggono inspiegabilmente nel tempo creando disagi e difficoltà al personale ed ai pazienti. Ma quali sono le ragioni che impediscono l’affidamento  della direzione di questo servizio alla UOC di ematologia, come  proposto dall’aipa in tutte le sedi competenti?
Abbiamo chiesto  da mesi  la riunione del “Gruppo di lavoro” coordinato dal dott. Bruno Macciocco, a voce e per iscritto,mentre  si continua a fare orecchie da mercante e ad assumere decisioni senza informare i pazienti. Eppure gli accordi deliberati dicono il contrario. E’ stata finanche prevista una cabina di regia, mai convocata, per dare avvio alla realizzazione del progetto e per evitare  rischi di crisi e di peggioramento del servizio. Quali sono i motivi che impediscono una discussione seria e proficua?

Il Commissario, nuovo arrivato è molto impegnato a colloquiare con i primari per conoscere tutte le problematiche della nostra sanità. Se vuole noi siamo a sua disposizione.  Ma una persona come il Commissario Macchitella, impegnato da lustri come dirigente della sanità regionale, non dovrebbe conoscere a menadito pregi e difetti della sanità laziale e  quindi, anche della nostra?

Non è il Corano a colpire l’occidente

Michele Prospero

Anche chi di mestiere fa lo storico tende ad interpretare i fatti di Parigi come episodi di una guerra di religione. Con queste categorie non si capisce però ciò che sta accadendo. Se si vuole comprendere la minaccia che incombe, è meglio non assecondare certe semplificazioni storiografiche. Sarebbe un’impresa vana accostarsi a un fenomeno armato, che minaccia di incendiare l’occidente, pretendendo di rintracciare la sua genesi ispiratrice nel Corano.

Come non si spiega la politica estera di Putin leggendo i testi ortodossi, così non si può cogliere il senso delle stragi ispirate al fanatismo religioso consultando il Corano. Non tiene, a un minimo vaglio critico, il diffuso pregiudizio per cui in occidente si fa politica con la logica della potenza e in medio oriente o altrove invece si fa terrore con la logica della fede.


I classici del pensiero politico lo avevano segnalato già alcuni secoli fa. Locke suggeriva di vedere nell’invocazione del sacro, usata dalle fazioni avverse che si affrontavano nelle guerre di religioni, solo una maschera che nasconde effettivi obiettivi di potenza. E sul finire del 1500 Alberico Gentili, il fondatore del moderno diritto internazionale, esortava ad eliminare la cortina teologica nella descrizione della condotta degli Stati, che segue altre suggestioni rispetto a quelle contenute nei sacri testi.


Molti oggi sono disposti a compiere il tragitto inverso rispetto a quello che ha percorso il grande pensiero politico, con il suo trasparente invito rivolto alla teologia a mettersi da parte, per scrutare il fenomeno politico nella sua diramazione di potenza. Con il ritorno alla teologia politica, e quindi alla metafisica dello scontro di cultura o di civiltà, si getta solo una coltre di fumo che devia nell’interpretazione di una grande emergenza che viene così sottratta ai moduli di gestione della politica.

Quando le mistiche anime della potenza imperiale pregavano nella sala ovale prima di sganciare le bombe, hanno determinato la catastrofe attuale. Il volto profetico del presidente che ripescava la dottrina medievale del tirannicidio per sbarazzarsi di despoti sgraditi, e mettere le mani sulle loro gradite risorse, ha creato il deserto disordinato che oggi viene riempito dalle velleità di occupare terra per inseguire il mito del Califfato.

L’occidente ha confidato troppo in questi anni nelle virtù delle sue bombe intelligenti perché da decenni latita una sua politica intelligente. Con la metafisica della guerra globale al terrore, Bush o Sarkozy hanno ordinato politiche folli e inefficaci, con il pretesto del sacro dovere di combattere per i diritti umani, soprattutto nelle aree dove la puzza dell’oro nero era più nitida. Con i loro disastrosi calcoli di potenza hanno destrutturato alla radice quel minimo di ordine feroce che le dittature assicuravano dall’Iraq alla Libia, alla Siria. Hanno lasciato sul campo élite deboli e denazionalizzate, che non hanno forza, organizzazione per trattenere masse mobilitate.

Il riciclaggio tardivo dello scontro di cultura non solo ignora i disastri che ha provocato la ri-teologizzazione della politica internazionale ma non fa che fornire un insperato fondamento politico agli strateghi del terrore che sperano nella spoliticizzazione dell’evento bellico, nell’accantonamento cioè del suo profilo pubblico-statuale. L’ancoraggio alla teoria di Alberico Gentili sulla pubblicizzazione-statalizzazione del conflitto impone invece di escludere il movente della fede come motivo di un’iniziativa bellica.

Il moderno, con Locke raggiunge la pacificazione-neutralizzazione della sua vita interna solo con la privatizzazione della fede, e con il De jure belli di Gentili acquisisce la pubblicizzazione della guerra solo con la negazione del “nemico di fede” esterno. Deviare da questo processo comporta solo sciagure politiche: disordine, terrore, caos. La pubblicizzazione del conflitto sconsiglia di intraprendere guerre asimmetriche contro non-Stati, ed implica comunque il dovere prioritario di vedere la geopolitica dove la propaganda mette la fede. Di esaminare il calcolo dove si esibisce il Corano. Di scorgere il territorio dove si invoca Dio.

Contro un nemico che sfila con auto e armi occidentali nei territori dell’autoproclamato Stato islamico, non si può rispondere con i simboli delle armi convenzionali della guerra via terra che assume l’altro come “nemico etico”. Prima bisogna spiegare gli effetti perversi delle nuove guerre in distese spaziali che l’occidente ha destrutturato nei vertici politico-militari. E poi occorre riflettere sulle implicazioni di una organizzazione del terrore capace di portare la morte entro le metropoli dell’occidente.

Con un quasi Stato, oltre che con la minaccia delle armi si parla con la diplomazia, con l’arte del compromesso, con l’offerta di un ragionamento plurale sulla nuova ripartizione dei territori in un’area ormai implosa. Solo con i conflitti non mediabili, quando cioè le altre alternative sono sfumate, si procede manu militari. Ma, anche in questi casi, l’efficacia delle armi è stata sinora devastante, e le guerre del petrolio hanno creato solo disordine mondiale. Non si può trascendere il nucleo forte degli interessi di potenza che la Russia tradizionalmente coltiva in Siria. E non è possibile escludere la tattica del negoziato con la semplice definizione del nemico come agente del terrore.

Il fatto è che la gola tagliata dall’Isis allarma molto di più della testa legalmente sgozzata in Arabia, con le cui classi dirigenti le cancellerie europee sottoscrivono contratti d’oro. Con ciò che si definisce Stato islamico è prova di forza, non di disperata debolezza parlare con il linguaggio degli interessi, dello spazio, delle risorse. Dopo tutto, anche i capi dell’esercito del Califfato maneggiano più i barili di greggio che gli scaffali zeppi di Corano. Si tratta di élite del terrore che rivendicano potere e quindi sanno effettuare il calcolo dei costi e dei benefici dinanzi a offerte e a minacce.

Confidano i signori del Califfato in un indubbio punto di forza, e cioè il prevedibile contagio della maschera fondamentalista nelle rabbie delle periferie della vecchia Europa. La sola forza del Califfato è nel consenso che può nascere tra fasce di cittadini esclusi delle periferie, colpiti non tanto nella carenza di risorse economiche ma nella dignità. Privare ancor più di dignità i migranti in nome della sicurezza e negare negoziati con le élite del terrore in nome dei diritti umani non disponibili, questa sì che è l’avventura folle, che conduce l’occidente al suicidio.

fonte: il manifesto del 21.11.2015

venerdì 20 novembre 2015

Disoccupato n.439562B5-6C8E-4390-BFBA-FEC45F2E68B7 faccia un passo avanti.

Luciano Granieri 




Il 18 novembre scorso  la Regione Lazio ha selezionato i 2000 disoccupati di lunga durata risultati idonei al programma finalizzato alla ricollocazione presso aziende che necessitano di mano d’opera,  o all’accesso a corsi di formazione e orientamento retribuiti .  Il tutto finanziato dalla Regione attraverso i fondi europei per un importo totale di 4milioni e 700mila euro. Ci occupammo di questo BANDO quando la Regione lo rese disponibile sul proprio sito, predisposto a   raccogliere le domande dei disoccupati di lunga durata che nel nostro territorio ammontano a circa 125mila. Come l’evidenza dei numeri mostra, i 2000 aventi diritto in confronto all’enormità dei 125mila disoccupati non sono  che una goccia nel mare. Così come le stanziamento di 4milioni e 700mila euro finalizzato a contrastare un fenomeno devastante come la disoccupazione nel nostro territorio è poco più che elemosina. Se si considera  che i fondi non saranno erogati direttamente ai  lavoratori, ma ai centri per l’impiego privati è ipotizzabile,  per il contrasto alla disoccupazione, un flop simile  a quello avvenuto del programma “Garanzia Giovani” finalizzato all’incremento dell’occupazione giovanile.  

La  pubblicazione del bando non è stata molto pubblicizzata, come se la selezione cominciasse a scartare i molti che non ne sono venuti a conoscenza. Comunque dopo l’analisi delle  domande prevenute fra il 30 settembre e il 9 ottobre, termini stabiliti dalla Regione per la presentazione delle richieste, la graduatoria dei 2000 fortunati è stata stilata.  Per consultarla cliccati QUI.



Come si può constatare del  candidato vincitore si conosce vita,  miracoli e morte....forse. Dalla lista si rileva il genere (maschio o femmina), la data e il luogo di nascita,  la data dichiarata di inizio disoccupazione e quella di iscrizione al centro per l’impiego, oltre che il Comune di residenza del centro per l’impiego che lo gestirà . Si sa tutto insomma, tranne il nome e il cognome del fortunato. Questo irrilevante dato è sostituito da un numero. Il codice univoco  che la Regione ha assegnato alla domanda inviata  del lavoratore. Dunque chi  è disoccupato, e per questo ha deciso di aderire al programma di ricollocazione, è talmente sfigato da   non meritare  nemmeno di essere citato per nome? Risponde solo  ad una serie di numeri e lettere.  Non è un tantino umiliante?  E’ come se diventasse  membro della disneyana banda bassotti,  senza nome ma con il codice del carcere stampigliato sul maglioncino.  Si dirà che è un provvedimento atto a tutelare la privacy.  E’ un  problema sapere che è Luciano Granieri ad aver avuto accesso al programma e non il codice univoco  439562B5-6C8E-4390-BFBA-FEC45F2E68B7?  O forse meno si sa di certe graduatorie e meglio è?    Evviva la trasparenza. 

COMUNE DI FROSINONE: CASA DI VETRO

Comitato di Lotta per il lavoro


Il 23 il Comune di Frosinone organizza alla Villa Comunale un incontro “Amministrazione Trasparente ed Anticorruzione: l’esperienza del Riuso”.
Ci si soffermerà sui temi dell’”Amministrazione trasparente” e sui temi dell’”anticorruzione”. Un terreno irto e oscuro nel quale un “coraggioso” ente, bisogna proprio riconoscerlo, vuole intraprendere un confronto con la popolazione nonostante le gravi defaillance e la poco attenzione alle indicazioni del piano anticorruzione, adottato con Regolamento Comunale Anticorruzione 2015/2017, con Delibera di Giunta Comunale n. 29/2015, anche in riferimento, ad esempio degli appalti della già Frosinone Multiservizi che hanno raggiunto ormai i sei milioni di euro.

Forse daranno spiegazione, alla luce del nuovo Regolamento sulle reiterate proroghe di affidamento diretto che possono essere indice “di un malfunzionamento dell’Amministrazione, nel senso di una devianza dai canoni della legalità, del buon andamento e dell’imparzialità dell’azione amministrativa”;
Forse daranno spiegazione sulle note della Presidenza del Consiglio dei Ministri che avvertono della “possibile elusione delle regole di affidamento degli appalti, mediante l’improprio utilizzo del modello procedurale dell’affidamento delle concessioni”,

Forse daranno spiegazione dell’altissima valutazione del “livello di rischio” per l’utilizzo dell’affidamento diretto, anche in riferimento al valore economico e alla frazionabilità (Regolamento Comunale Anticorruzione);
Forse daranno spiegazione della irrintracciabilità nell’Albo pretorio on line di atti riguardanti proroghe degli affidamenti in atto alle cooperative sociali di tipo B;

Forse daranno spiegazione della non congrua pubblicazione dal punto di vista temporale di alcuni atti sull’Albo pretorio inerenti sempre proroghe di affidamento;

 Forse daranno spiegazione della assenza di allegati come ad esempio le convenzioni che regolamentano l’appalto dei servizi affidati alle cooperative sociali di tipo B.

Forse daranno spiegazione del perché non si rispettano le motivazioni pur scritte nelle determine con le quali si giustificano continui e diretti affidamenti;

Forse daranno spiegazione in applicazione del Regolamento Comunale Anticorruzione 2015/2017 dei mancati monitoraggi rispetto ai reiterati affidamenti diretti di appalti di servizi a cooperative sociali di tipo B visto l’elevato il rischio di corruzione e considerando che le misure di contrasto al rischio possono anche essere ulteriormente individuate oltre a quelle “comuni e obbligatorie” oppure “Emerge la concreta difficoltà delle amministrazioni di individuare correttamente i rischi di corruzione, di collegarli ai processi organizzativi e di utilizzare un’adeguata metodologia di valutazione e ponderazione dei rischi” (Aggiornamento 2015 al Piano Nazionale Anticorruzione);

Forse daranno spiegazione perché società coinvolte nelle indagini di Mafia-Capitale continuano a gestire servizi nella nostra città e in altri territori, anche in proroga con affidamento diretto, senza che alcuno ne chieda conto e ne valuti l’opportunità. Nella vicenda dei vestiti usati prelevati dai cassonetti gialli la società Ama di Roma ha interrotto il servizio di raccolta differenziata di indumenti e accessori di abbigliamento usati sul territorio comunale, revocando l'affidamento ai consorzi aggiudicatari: "Il provvedimento, che si inserisce nel percorso di trasparenza e legalità intrapreso dal nuovo management di Ama”.

Per tutto questo daranno spiegazione o forse no?

“In altre parole, è risultata inadeguata la capacità delle amministrazioni di leggere ed interpretare le dinamiche socio-territoriali e di tenerne conto nella redazione del PTPC” (Aggiornamento 2015 al Piano Nazionale Anticorruzione).
 A Frosinone ce ne preoccupiamo o no?

giovedì 19 novembre 2015

Noi non abbiamo paura della bomba

Luciano Granieri


“Non abbiate paura! Il Giubileo si  terrà  nonostante gli attentati di Parigi.  L’intera popolazione deve continuare  a frequentare i  cinema, i concerti,  bar,  ristoranti,  e lo  stadio. Smettere di  vivere la propria condizione  sociale negandosi un divertimento, un’occasione di condividere passioni , significherebbe darla vinta ai terroristi”.  Questo è il mantra che giornali, TV e web continuano a ripetere come un disco rotto .  

Sono pienamente d’accordo ma non vedo il problema.  Posto che a mio giudizio il Giubileo non andrebbe celebrato a prescindere - personalmente sono ateo e non mi garba affatto   di essere fiscalmente derubato dei denari necessari ad assicurare il tranquillo soggiorno dei Pellegrini - se avessi le possibilità economiche  per andare più spesso  allo stadio,   a teatro,   al cinema, lo farei  tranquillamente.  

Siamo sicuri che la limitazione alla libertà di aggregazione  derivi dai rodimenti di culo del Daesh,  o non sia interesse di certo potere che basa sull’isolamento, sull’individualizzazione spinta dei cittadini la forza della propria tirannia?  La partita  di calcio Germania-Olanda è stata annullata perché fonti  reputate attendibili dal governo e, presumo, dai servizi segreti, hanno reputato veritiera la notizia, rivelatasi poi falsa,  che un’ambulanza imbottita di tritolo fosse  pronta ad esplodere. Quali  e di che tipo fossero queste fonti non è dato sapere, bisognava fidarsi.  La  gente è rimasta pure contenta di aver perso la serata dietro ad un evento che non si è tenuto convinta  com’era che gli organi preposti avessero  bene  agito per la loro salvaguardia. 

Resta il fatto che la comunicazione dei media è in preda di un’isteria sospetta.  Da un lato si esorta a vivere le proprie passioni e i propri divertimenti per  non darla vinta ai terroristi , dall’altro si profonde paura a piene mani. Si moltiplicano allarmi diramati dall’FBI, da servizi segreti, da fonti d'intelligence  autorevoli, per cui, Roma, Milano  sono a  rischio attentati, così come  Londra, la stessa Parigi e altre città di mezzo mondo. 

La realtà è che impedire l’incontro  fra cittadini, il libero confronto  che può scaturire in tutti i luoghi di aggregazione è una necessità, prima che dei terroristi dell’Isis,  del potere economico e finanziario.  Esso  individua nella libertà di condivisione, insita in qualsiasi elemento della vita sociale,  un pericoloso innesco di ribellione al sistema che rende i ricchi sempre più rari,  e sempre più ricchi, e i poveri  sempre più poveri   e numerosi.  

Se ancora non fosse chiaro, gli attentati di Parigi sono una manna per questi burocrati del regime  finanziario.  E’ dietrologia ? Può darsi   ma  risulta incomprensibile  come dopo le esplosioni e i raid  che hanno devastato Parigi, le immagini dei terroristi (filmati, foto) abbiano cominciato ad invadere l’etere neanche fossero attori di Hollywood. In questi pochi  giorni, da venerdì  scorso, ha avuto più passaggi in TV  Abdelhamid Abaaoud che Antonella Clerici e Carlo Conti messi insieme. Se Abaaoud non fosse stato ucciso ieri  dalla polizia, nella banlieu di San  Denis, mentre stava progettando (vedi il caso) nuovi attentati,  ce lo saremmo ritrovato nel salotto di Vespa.   La vita  di questi signori era così  ben conosciuta?  Perché non è stato impedito loro di compiere le stragi? 

Si  continua a martellare con la diffusione di allarmi continui sui rischi di attentato,   si moltiplicano i possibili obbiettivi sensibili,  anche quelli così  detti “deboli” bar, ristoranti, luoghi di ritrovo. Poi s va  in giro a chiedere alla gente se ha paura?  Ebbene confesso.   Io  ho paura. Non dei kamikaze  ma di altro. Ad esempio stamattina ho temuto che mio figlio arrivasse in ritardo all’università, dopo il solito viaggio nel carro bestiame che conduce i pendolari da Roma a Frosinone, per l’ennesimo allarme bomba  farlocco che ha bloccato la linea A della metropolitana. 

 Il  terrore che impedisce  il normale svolgersi delle relazioni sociali, non è generato da particolari paure per ulteriori attentati, ma dai continui allarmismi che arrivano dagli organi di controllo a cui i media offrono una eccellente e squillante cassa di risonanza.  Penso che la misura sia colma.  Arrivano le bombe dell’Isisi ? Noi ci scansiamo.

mercoledì 18 novembre 2015

Reinventarsi la politica

Associazione Oltre l'Occidente

Nell’esigenza di dover decifrare gli eventi che accadono nel nostro territorio per ridefinirli all’interno di un possibile quadro politico e culturale; nel tentativo di riconnettere le iniziative e le lotte all’universo provinciale e oltre, allargando con maggior impegno e competenza le azioni per arginare il tracollo sociale e economico, si propone per sabato 21 novembre alle ore 17.30, presso i locali di l.go Paleario 7 a Frosinone, un incontro dove un movimento dal basso si reinventi un modo di fare politica insieme, a cominciare da un’altra informazione.

“Ma le vittorie eventuali rimarranno senza futuro, e l’indignazione continuerà a essere impotente, senza una riforma radicale del sistema dell’informazione. […] I problemi del giornalismo tradizionale si porranno presto anche al giornalismo digitale – anzi, è già così. Immaginare che le promesse della Rete daranno vita a un altro tipo di informazione di massa, svincolato dalle logiche dominanti che operano ovunque, è una scommessa persa in partenza. L’esistenza di un sito marginale che ci piace e che anche i nostri amici apprezzano non gli conferisce alcun potere particolare, alcun impatto supplementare dal momento che a consultarlo, a utilizzarlo siamo in pochi. Verosimilmente gli stessi di prima, ma dietro una tastiera. E allora, dobbiamo continuare a indignarci e invadere tutti i nostri contatti di tweet pieni di rabbia? Alla lunga, dar la caccia in Rete a realtà inaccettabili delle quali indignarsi insieme agli amici diventa un esercizio spossante e inutile”.

 [Serge Halimi direttore di Le Monde Diplomatique, numero di ottobre 2015]

TAVOLA ROTONDA SULLA SALUTE MENTALE

L' ASSOCIAZIONE VER.BENE

Gli appartenenti dell' Associazione di volontariato “Ver.Bene”  sono familiari ed utenti della salute mentale affiancati da volontari interessati allo stesso ambito di azione.  L’Associazione ha per scopo la difesa della dignità e dei diritti delle persone con sofferenza mentale e dei loro familiari, la garanzia  della tutela della salute mentale e del benessere della società tutta. Essa  intende perseguire l’interesse generale della comunità diffondendo una cultura collettiva che rispetti e valorizzi le differenze tra le persone e che miri alla promozione umana ed all’integrazione sociale civile e culturale. In tal senso potranno riconoscersi in essa anche cittadini con disagi diversi da quello mentale, al fine di condividere problemi e scambiare esperienze, idee e  strategie, diffondendo la pratica dell’auto-mutuo-aiuto e del “fare assieme”, la lotta allo “stigma” ed iniziative che sensibilizzino l’opinione pubblica attraverso la  conoscenza  del contesto della salute mentale anche attraverso attività di informazione e  formazione di familiari, utenti, volontari ed operatori;