Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

venerdì 30 dicembre 2016

Il nero e il bianco, il buono e il cattivo… tutto in un anno.

Marina Navarra

fonte nonsolodirosso





Questo è tempo di bilanci, c’è un anno intero da raccontare…da scindere, da spezzettare e catalogare; un anno strano, segnato soprattutto da un evento positivo e cioè la certezza della mia vittoria su un ceppo bastardo di virus di epatite c che per 25 anni ha preso di mira il mio fegato attaccandolo senza pietà fino a renderlo cirrotico e malfunzionante. Grazie a uno progetto sperimentale, riesco ad entrare a far parte di uno studio per il nuovo farmaco che in pochi giorni uccide definitivamente il virus riaccendendo in me la speranza di una vita normale…. vedere i valori delle transaminasi in due cifre invece che a tre è una sensazione inspiegabile!!! Dovrebbe forse bastare questo a fare del 2016 un anno buono…. e invece no,  non basta…. il mio stato di salute nulla può contro le ingiustizie, i soprusi,  gli abusi. Nulla può per quei lavoratori che un lavoro non lo hanno più….per quegli occhi tristi su pelle nera, nostri fratelli sbattuti dentro alberghi da tempo deserti e presi a pugni e a sputi… nulla può contro la malvagità di quell’amore che violenta, maltratta e uccide... nulla può contro la violenza di andare a comprare un lavoratore in tabaccheria… il cosiddetto  voucher!
Il mio malessere dunque è stato sempre costante, ho solo potuto alleviarlo… come?  Gridando la mia rabbia, lottando e parlando alla gente, essere sempre instancabile e combattiva, urlando l’importanza della parola accoglienza, ricordando prepotentemente la dignità perduta di chi non ha un lavoro…. questa è stata e continuerà ad essere la mia terapia più efficace.
Dicevo di un anno strano….diciamo che ho fatto mia la frase del film “la grande bellezza” e cioè ” alla mia età non posso più perdere tempo a fare quello che non mi va di fare “.  Ho  analizzato a fondo alcune persone e ho deciso che sfancularle sarebbe stata cosa buona e giusta…. amici opportunisti, falsi, pronti a fotterti non appena volti l’angolo, sempre pronti a prendere ma molto poco propensi a dare…. a senso unico insomma, dove a dare ero sempre e solo io… non ci sto più, fanculo anche a questo mio lato sentimentale e compassionevole … tolleranza zero quest’anno, nonostante poi ci sia anche stata male per questo….mi innamoro sempre troppo facilmente accidenti!!!!
Ma per ogni tramonto che muore c’è sempre un’alba che nasce… altri legami  a riempirmi il cuore e a darmi nuova linfa, i soliti vecchi amici sempre presenti, i miei figli, la mia famiglia perno importantissimo e fermo, dove non di rado mi aggrappo e trovo sostegno…  e facilmente, senza indugi, si fa strada la consapevolezza di essere molto amata … e mi sembra già abbastanza.
L’asticella delle cose negative si è alzata notevolmente con i rapporti sindacali, tanta delusione e amarezza e non solo dal basso…. situazioni che mi hanno costretta a profonde analisi e riflessioni e spero che tutto questo lavoro fatto su me stessa, sfoci in qualcosa di positivo per l’anno a venire, lo devo a me e a tutti quei colleghi che mi hanno dimostrato affetto e vicinanza in un momento particolarmente complicato.
Qualche si e qualche no, un po’ di nero e un po’ di bianco, qualcosa salviamo e qualcosa gettiamo…l’importante è non aver cancellato o sbiadito il colore della vita, il rosso delle nostre passioni, è stato importante piangere, è stato bello emozionarsi, è stato giusto dire anche cose che hanno ferito, è stato giusto poi pentirsene, è stato giusto prendere simbolici ceffoni per poi rialzarsi e darne altrettanti…. è stato giusto dire quel NO… è stato giusto alzare il bicchiere e parlare di rivoluzione, è stato giusto ubriacarsi di libri, di carezze, di arte, di blues, di jazz, di rock… è stato giusto perché abbiamo vissuto e lo abbiamo fatto come ci piace, ci siamo schierati, abbiamo parteggiato, abbiamo detto  le nostre verità… abbiamo scelto e spesso è stato molto difficile… ma sono queste scelte poi, a rendere la vita una cosa meravigliosa!!!!!!!!

giovedì 29 dicembre 2016

Colleferro, la Magistratura apre un nuovo processo sulla gestione dei rifiuti

Retuvasa, Comitato Residenti Colleferro, Raggio Verde



Nel difficile rapporto tra economia, ambiente e salute in materia di gestione dei rifiuti le associazioni locali e i comitati cittadini svolgono un continuo monitoraggio e controllo del territorio per verificare che lo smaltimento avvenga nel rispetto della normativa ambientale e della legalità, soprattutto in questo settore, dove gli illeciti amministrativi e penali intorno al traffico dei rifiuti hanno conseguenze dirette sulla salute di tutti.

Gli enti preposti alla vigilanza, nonostante un preciso e chiaro sistema di regole, non riescono a garantire, con la necessaria assiduità, i controlli ordinari, che andrebbero urgentemente potenziati per limitare le tante e diffuse forme di illegalità, di crimini e delitti ambientali.

L’incertezza della punibilità per le fattispecie di reati ambientali nella nostra regione trova conferma nelle parole del Direttore Generale di Arpa Lazio, Marco Lupo, pronunciate nelle audizioni del 13 ottobre 2016 in Commissione bicamerale sul traffico illecito di Rifiuti e il 15 novembre 2016 in Commissione Ambiente della Regione Lazio: “Mi sembra importante evidenziare un dato che può essere per voi anche oggetto di riflessione: su circa 330 controlli il 50 per cento circa (155 controlli) è a supporto dell'autorità giudiziaria o delle forze di polizia.”

Proprio la carenza di controlli ispettivi da parte delle Autorità competenti ed il mancato rispetto del sistema delle regole porta, nel dicembre 2014, al sequestro preventivo del centro di trasferenza allestito abusivamente presso la discarica di colle Fagiolara, Colleferro (Rm).

A gennaio 2015  l’allora legale rappresentante della Società “Lazio Ambiente SPA” e il Presidente del Consiglio di Amministrazione nonché rappresentante della società di autotrasporti “Autotrasporti Pigliacelli SPA” con sede a Veroli (Fr), vengono raggiunti da due avvisi di garanzia.

I fatti contestati risalgono a febbraio 2014 e sono legati alla stazione di trasferenza allestita nel sito di discarica di colle Fagiolara a Colleferro e autorizzata dalla Regione Lazio per sopperire all’impossibilità di continuare a conferire il cosiddetto rifiuto tal quale dopo l’opposizione al Tar del Lazio di Retuvasa e Comitato Residenti Colleferro all’ordinanza contingibile e urgente del Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, che ne permetteva il prosieguo per altri 6 mesi contravvenendo alla Circolare Ministeriale.

Lo stesso Presidente Zingaretti a maggio 2015 era stato ascoltato, come persona informata dei fatti, dal dottor Alberto Galanti, Pubblico Ministero, sostituto procuratore della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma.

Contestualmente ai soggetti raggiunti da avvisi di garanzia vengono inviati a processo anche i rappresentanti legali al tempo dei fatti di altre due società di autotrasporti, la “M.ECO.RI.S. SRL” con sede a Frosinone e la “ISOTRAS SRL” con sede a Fiumicino (Rm).
Parti offese sono il Ministero dell’Ambiente, il Comune di Colleferro, la Provincia di Roma, la Regione Lazio, le Associazione Rete per la Tutela della Valle del Sacco e Raggio Verde e il Comitato Residenti Colleferro.

I capi di imputazione per i quali viene richiesto il rinvio a giudizio sono relativi all’art. 110 c.p., per l’art. 260 del Dlgs 152/2006 (attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti) per tutti e quattro i soggetti, mentre per il solo ex rappresentante legale di Lazio Ambiente SpA si aggiunge il reato di cui all’art. 256 comma 1 lettera a) del Dlgs 152/2006 (attività di gestione di rifiuti non autorizzata), reati contestati nel periodo dal 10 settembre 2014 al 18 dicembre 2014.

Sono chiamati a rispondere del fatto che venivano effettuate abusivamente operazioni di trasferenza rifiuti all’interno della discarica di Colle Fagiolara, con attività continuative organizzate, i cui ingenti quantitativi, circa 20.000 tonnellate, non risultavano tracciati sul registro di carico e scarico del gestore, prima dell’invio al trattamento presso gli impianti di Rida Ambiente in Aprilia. Dopo il trattamento i rifiuti tornavano nuovamente in discarica a Colleferro, con aggravio dei costi per i Comuni e la Regione Lazio, che si assumeva l’onere economico della differenza.

Il processo è nella fase preliminare di accertamento dei reati contestati, ma qualora venissero confermati, l’intera vicenda mette nuovamente in luce non solo l’insufficienza dei controlli da parte delle Autorità preposte, quanto il fatto che l’Amministrazione comunale allora in carica non era a conoscenza di quanto accadeva a differenza di associazioni e comitati!

Senza voler poi insistere sulla circostanza che a Colleferro come in tante altre parti d’Italia si azzardano operazioni poco trasparenti e pretestuose con il movente della “necessità emergenziale”, spesso indotta, che sfociano in illeciti non sempre perseguiti.

Oggi, con l’approvazione della legge n. 68 del 2015  sui reati ambientali seppur criticata e accolta senza troppi trionfalismi, la disciplina è stata modificata e sono stati introdotti nuovi delitti a salvaguardia dell'ambiente. Nel codice penale sono state previste pene più gravi rispetto all'attuale sistema sanzionatorio, che puniva tali illeciti prevalentemente attraverso contravvenzioni e sanzioni amministrative previste dal Codice dell'ambiente. Soprattutto sono state introdotte nuove fattispecie di reato oggi perseguibili, come il disastro ambientale, il traffico e l’abbandono di materiale radioattivo, l’impedimento di controllo e l’omessa bonifica.

Quello che accade a Colleferro e nel resto dell’Italia mina nelle fondamenta la nostra fiducia nell’operato di quelle Istituzioni che non tutelano la vita e la salute dei cittadini, che è il fine costante della nostra azione.

"VICENDA ALBANETA: MISTERO SUL PROGETTO DI RESTAURO"

Alessandro Barbieri   Salvatore Avella


Questa mattina le associazioni ambientaliste e animaliste "Fare Verde Onlus" e "Consulta dell'Ambiente di Piedimonte San Germano" hanno presentato in Procura e all'A.N.A.C. (Autorità Nazionale Anticorruzione), e per conoscenza al Ministero dell'Ambiente, al MIBACT, al Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, alla Regione Lazio, alla Provincia di Frosinone e alla Commissione per l'Accesso agli Atti c/o Presidenza del Consiglio dei Ministri, l'esposto/denuncia per omissioni o diniego d'atti d'ufficio, riguardante il presunto progetto di restauro del sito archeologico di S. Maria dell'Albaneta a Montecassino. «Abbiamo atteso prima i trenta giorni per legge, poi diffidato gli Enti e infine ci siamo rivolti alla Procura per esercitare il diritto all'accesso agli atti - esordiscono gli ambientalisti. Silenzio totale dal Comune di Cassino e dal Corpo Forestale dello Stato di Frosinone, mentre la Soprintendenza dei Beni Culturali di Roma, chiedendo preventivamente un parere sulla legittimità della richiesta, ha poi negato gli atti. Ma esisterà questo progetto che tanto è stato pubblicizzato nei mesi scorsi su social network e sulla carta stampata? Perchè ci negano un atto pubblico se è tutto in regola? Approfittiamo coll'informare che il 25 maggio 2016 è stato approvato in via definitiva il "Freedom of Information Act", meglio noto come Foia (D.Lgs. 25 maggio 2016 n.° 97, G.U. 08/06/2016), allineando così l'Italia agli altri paesi europei (e non) in termini di trasparenza e diritto di accesso agli atti della Pubblica Amministrazione, garantendo a tutti i cittadini il diritto di accesso ai dati e ai documenti detenuti dalle pubbliche amministrazioni, senza necessità di spiegarne la motivazione, fatte salve alcune limitate eccezioni (segreto di stato, sicurezza nazionale, ecc.). Ricordiamo che in corso ci sono altri due esposti per reati ambientali, paesaggistici e archeologici - concludono Avella e Barbieri - e che ad oggi dall'imprenditore locatario dei beni di proprietà dell'Abbazia di Montecassino si aspetta ancora la conferenza stampa del progetto Albaneta-Farm.»   

mercoledì 28 dicembre 2016

Il lavoro

 Il Segretario Prc-Se Paolo Ceccano



Quella del lavoro oggi è la questione epocale di cui bisogna avere l’adeguata consapevolezza.

Per rendersene conto basta tenere presente che, come giustamente e per fortuna, l’articolo uno della nostra Costituzione recita, sul lavoro si fonda la ragion d’essere della Repubblica Italiana. Vale a dire: il lavoro costituisce il collante dell’aggregato sociale che ciascuno di noi vuole civile, equo e avanzato verso una modernità definita in maniera precisa.

Il dramma che stiamo attraversando è quello di una economia che non produce più lavoro. Si badi bene: le relazioni economiche oggi esistono in forme diverse dal passato, non esiste più il Fordismo e il taylorismo di cui i grandi aggregati manifatturieri erano l‘espressione con il lavoro umano che ne costituiva il motore. Ma queste relazioni economiche oggi producono accumulazione di ricchezza, di entità vieppiù maggiori, generando forti disparità sociali e non generano lavoro.

La nostra preoccupazione è che la disgregazione sociale diventa sempre più spinta in presenza di questa economia per pochi e quindi malata.

La forte opposizione alle politiche governative che noi esprimiamo discende proprio da questa preoccupazione. Il Jobs Act è deleterio proprio perché tende a gestire e a incentivare la marginalità del lavoro. Quindi foriero di disgregazione sociale e suggella in maniera definitiva la presa d’atto della presenza imperante dell’economia malata. Quella che crea solo profitto e nello stesso tempo disparità e disgregazione sociale.

Per noi il concetto di tutela del lavoro, non è una pretesa incompatibile con lo sviluppo dell’economia. No, ne costituisce invece la premessa allorquando noi rivendichiamo la funzione sociale dell’economia. La difesa dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, si inquadra in questa esigenza. Guai a considerarla una difesa di un privilegio. Non può essere l’economia una questione privata di chi detiene il potere finanziario, come purtroppo oggi è! A forza di considerarla una questione privata, l’Italia con la delocalizzazione delle produzioni e con l’intervento della finanza straniera ha perso grandi capacità industriali, importanti knowhow e specificità produttive. Al punto che oggi, in molte realtà importanti estere, ritroviamo queste capacità che una volta erano italiane e traferite in loco in ragione dei tristemente famosi “salvataggi stranieri”.

 Ecco che ritorna la funzione sociale dell’economia. Si deve produrre beni e servizi e quindi creare ricchezza da cui far discendere un assetto della società equa e giusta eche tuteli il lavoro per tutelare anche una idea di società che non sia avversa alle speranze di sviluppo di ogni giovane e più sicura per tutti. L’obiettivo del Jobs Act, della cancellazione dell’articolo 18, della precarietà consacrata dai voucher è l’antitesi di questo bisogno.


Il gigante farmaceutico Teva dovrà pagare oltre 520 milioni di dollari per il reato di corruzione.

R.T. News


Il gigante farmaceutico Teva dovrà pagare  oltre 520 milioni di dollari  per il reato   di corruzione accertato  dal dipartimento americano di giustizia. La compagnia ha violato il Foreign  Corrupt  Pracitise Act (Fcpa) (Atto   sulle  pratiche di corruzione estera )  corrompendo funzionari  in Russia Ucraina e Messico. Teva è la più grande azienda  al mondo per la produzione di farmaci generici. Secondo il dipartimento di giustizia, la Teva LCC (Teva russia) azienda completamente controllata  dalla casa madre, ha corrotto il più alto funzionario  russo per favorire   l’acquisto  del Copaxone, farmaco  utile alla della   sclerosi multipla, nella gara d’appalto per l’acquisizione  dei farmaci indetta dal Ministero per la Salute russo.

Fra il 2010 e la fine del 2012, Teva ha ottenuto guadagni extra dalla vendita del Copaxone  per una cifra pari a 200 milioni di dollari. Il funzionario avrebbe ricevuto 65 miloni di dollari grazie ai  margini di profitto gonfiati.

Complessivamente Teva pagherà 520 milioni  comprendenti le sanzioni penali e regolamentari comminate dagli Stati Uniti per la sua attività illegale in Russia, Ucraina e Messico.

In Ucraina  ha assunto un alto funzionario governativo nel Ministero della Salute come consulente di registrazione . Tra il 2010 e il 2011, la Compagnia Israeliana gli ha corrisposto  uno stipendio mensile e un rimborso spese pari a 200mila dollari. In Messico Teva ha corrotto  medici affinchè prescrivessero il Copaxone almeno dal 2005.

“Teva e le sue controllate hanno pagato milioni di dollari in mazzette a funzionari governativi di vari Paesi  e hanno  intenzionalmente omesso di attuare protocolli interni per impedire atti di corruzione” Ha dichiarato l’assistente del procuratore generale Caldwell.

“Le compagnie che competono onestamente,    in modo, equo etico, devono  usufruire   di parità di condizioni. Continueremo a perseguire coloro che minano questo concetto” Ha aggiunto Caldwell.


“Come dimostrato da questo caso Il Foreign  Corrupt  Pracitise Act  è fondamentale per il scongiurare certi abusi.  Il pretenzioso tentativo ordito da  Teva per  arricchirsi  illegalmente è fallito. E l’azienda dovrà ora pagare una dura sanzione”  ha dichiarato l’assistente William J. Maddalena.

traduzione di Luciano Granieri.

martedì 27 dicembre 2016

Pentole e cassette di sapone, tutto è buono per fare jazz .

Luciano Granieri



Il brano che abbiamo appena ascoltato è Processione sul mare, tratto dall’omonimo Lp di Tony Esposito registrato nel 1976. Questa splendida esecuzione introduce al tema di come sia possibile fare musica usando per strumenti oggetti di uso quotidiano. Nel caso del percussionista napoletano ,l’utilizzo di pentole e padelle è un esperimento  molto particolare, suggestivo, finalizzato ad inventare  nuove sonorità. Ma c’è stato  chi, ben prima di Tony Esposito,  ha usato le più disparate cianfrusaglie per fare musica. In questo caso però la stramberia non era funzionale ad esperimenti particolari, ma a sbarcare il lunario. 

Ci riferiamo agli straordinari protagonisti di una storia che  comincia a New Orleans, agli inizi del secolo scorso. In quel periodo la città del Delta era  un grande porto internazionale. Qui  attraccavano  grandi navi pronte a  caricare  tutte le merci provenienti, oltre che dall’interno, anche dal traffico fluviale del Mississippi. Una prosperità che attrasse molti immigrati  dal vecchio continente, italiani, tedeschi, anglosassoni, irlandesi, ma, soprattutto  neri, provenienti dal Senegal dal Niger e dal Congo. Intorno ai commerci procurati dall’attività portuale girava un mondo fantasmagorico fatto di avventurieri, commercianti , ladri, preti, artigiani, assassini, suore, ruffiani, prostitute di ogni razza. 

A  New Orleans c’era sempre musica. In ogni quartiere i suoni delle bands squillavano  con alla guida i leaders naturali, i cornettisti (progenitori dei solisti di tromba che per decenni  - e in ultima analisi ancora oggi- furono e sono i veri condottieri dal jazz) . Nei funerali, o nelle occasioni festose, le bands suonavano soprattutto blues. 

Ma il jazz ebbe ampia diffusione anche in ben altri contesti presenti nella città: le case di  piacere. Qui la nuova musica   si suonava in un ambiente lussuoso dove donne giovani , a volte giovanissime, si offrivano a ricchi borghesi (bianchi per lo più, ma anche creoli e neri). Uno dei musicisti, consacrato   alla storia come inventore del  jazz, impegnato  ad allietare i clienti di “Lulu White”, fu Jelly Roll Morton. La prima volta  che Morton    riuscì a sedersi davanti  ad una tastiera di pianoforte in Rampert  Street, si ritrovò in tasca, a fine serata ,  più di venti dollari. Tanto era l’ammontare  delle mance raccolte. La   paga settimanale al porto, dove il pianista  creolo si spezzava la schiena nel riempire e spostare i barili sui moli,  era di soli  15 dollari. Ciò da la dimensione di come la professione del musicista nelle Case a luci rosse  di Storyville rendesse bene. 

Ma c’erano altri personaggi che campavano con la musica. Erano i venditori ambulanti. Essi  affollavano i  moli del porto. Per allettare i passanti,  e convincerli all’acquisto della loro mercanzia,, suonavano blues in modo molto elementare. Ecco cosa ricorda il pianista Jelly Roll Morton:”… imboccavano delle trombette da quattro soldi, quelle che regaliamo ai nostri bambini come giocattolo, sfilavano il bocchino, e modulavano (il suono) senza avere a disposizione pistoni, usando cioè solo le labbra….ma con questo arnese suonavano più blues di quanto io ne abbia sentito suonare da tanti professionisti. E si facevano sentire a più di tre quattro isolati di distanza”.  Una musica semplice come semplici erano gli uomini che la suonavano. Suonavano  per campare cercando di procurarsi i mezzi necessari a  sopravvivere. I loro nomi? Morton ne ricorda alcuni : Jasky Adams, Buddy Canter, Sam Henry, Garne Kid, Frank Richards.  Poche storie ce li hanno tramandati, ma soprattutto la loro musica  non venne mai registrata su disco.  

C’erano poi le spams band  gruppi di ragazzi di dieci, dodici, quattordici anni  che vagavano sui marciapiedi, suonando strumenti costruiti con gli oggetti più disparati,  così come Tony Esposito suonava le pentole. Il loro scopo era quello di racimolare qualche dollaro in modo da assicurarsi il pane e, a volte, il companatico. Scatole di sigari   diventavano  violini, canne da zucchero erano la base per  contrabbassi, assi per il bucato –i futuri washboard- si trasformavano in  percussioni. 

Alcuni di questi ragazzi   furono  i componenti della band di Stealbread Charlie (Charlie Paneduro come si evince dal nome). Stealbread si chiamava in realtà Emile Auguste Lacoume, era creolo suonava la chitarra (le storie però non ci dicono che chitarra). Con lui c’erano: Cajun (alias  Willie Bussey) all’armonica a bocca, Whisky (cioè Emil Bernod) che suonava un contrabbasso fatto con una mezza cassa di birra, dei fili di ferro e un ramo di cipresso come archetto, Warm Gravy (cioè Cleve Glaven ) che strimpellava un banjo costruito con una scatola di formaggio e Slew-Foot Pete (ovvero Albert Montzulin) il quale suonava, si fa per dire,  una chitarra fatta con una cassetta di sapone. 

In realtà anche questi ragazzi, pur essendone assolutamente ignari, stavano sperimentando come Tony Esposito.   Dalle loro  esibizioni, da  quelle delle  bands di quasi professionisti pronti a proporre la loro musica in ogni occasione,  dagli  entertainer dei locali a luci rosse,   si costruì una tradizione composita  che del jazz, in sostanza, già aveva le caratteristiche fondamentali. Non lo sapeva ancora  Slew-Foot Pete, ma dalla sua chitarra fatta con una cassetta di sapone stava nascendo il jazz.



lunedì 26 dicembre 2016

Perché la risoluzione dell’ONU contro gli insediamenti illegali israeliani non è stata sufficiente

Juan Cole  

Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (UNSC) ha approvato venerdì una risoluzione con 14 stati membri a favore e un astenuto (gli Stati Uniti) di condanna del sostegno del governo israeliano agli occupanti illegali israeliani che rubano terre palestinesi e vi si insediano nella West Bank palestinese.
Poiché Israele è in grave violazione di un gran numero di trattati e di strumenti della legge internazionale sul trattamento delle persone in territori occupati da parte dell’Occupante, avrebbe potuto essere sanzionato per questo comportamento vergognoso.
Si noti che Netanyahu si è candidato su una piattaforma che negava uno stato palestinese. E il governo israeliano ha annunciato migliaia di nuovi insediamenti di appartamenti in terra palestinese solo negli ultimi pochi anni. Tel Aviv è chiaramente intenta ad annettere tutto il territorio palestinese nella West Bank e a cacciare i palestinesi. L’UNSC vuole preservare la possibilità di una soluzione a due stati, ma quella via è già stata bloccata dal furto israeliano di terre su scala cosmica.
Ma la risoluzione, anche se ha condannato l’annessione israeliana di terre palestinesi e l’occupazione israeliana di esse, non ha specificato alcuna particolare punizione contro Israele, che è il governo condannato.
Per contro, l’UNSC ha reso miserabili, mediante sanzioni, le vite di iraniani, iracheni e nordcoreani.
I crimini di Israele contro i palestinesi non sono paragonabili ai crimini commessi da nessun altro governo contemporaneo contro popoli che occupa e sono unici nel loro orrore. E’ vero che il Marocco ha annesso il Sahara occidentale dopo che quest’ultimo è stato abbandonato dalla Spagna come progetto coloniale. Ma il Marocco ha almeno conferito la cittadinanza ai sahariani occidentali e non li ha lasciati senza patria.
E’ in questo che il progetto israeliano si differenzia da altre occupazioni contemporanee. Ha mantenuto i palestinesi apolidi e senza i diritti che derivano dall’avere una cittadinanza in uno stato autonomo. Milioni di palestinesi sono apolidi a causa della politica israeliana. Gli apolidi non hanno proprietà stabili perché esse possono essere tolte loro in qualsiasi momento senza ripercussioni. Gli apolidi possono anche essere maltrattati impunemente, in modo tale che paesi (come Israele) possono concludere un trattato con loro (come quello di Oslo degli anni ’90) e poi rinnegarlo completamente.
Gli Stati Uniti non hanno posto il veto contro la risoluzione, come fanno normalmente per proteggere i governi israeliani da qualsiasi conseguenza dei loro crimini. Questa volta Barack Obama ha ordinato all’ambasciatrice all’ONU Samantha Power di astenersi. Ma avrebbe dovuto chiederle di votare a favore della risoluzione. E la risoluzione stessa avrebbe dovuto avere un qualche mordente.
Il primo ministro israeliano Binyamin Netanyahu ha immediatamente promesso di ignorare la risoluzione. Ha anche complottato con Donald Trump perché l’Egitto (autore della risoluzione originale) ritirasse la sua bozza. E’ stato per minare il presidente Obama. Trump avrebbe telefonato all’egiziano Abdel Fattah al-Sisi e avrebbe esercitato pressioni su di lui perché ritirasse la bozza egiziana. Ma Senegal e Malesia, tra altri, hanno proposto la risoluzione senza l’Egitto (che comunque l’ha votata). E’ passata comodamente.
Eccovi un’anticipazione dell’ondata di propaganda del Partito Likud che sta per essere scatenata: ad esempio accuse che quelli che si preoccupano per i milioni di palestinesi privi di patria sotto governo militare da parte di una potenza straniera lo fanno perché sono razzisticamente settari nei confronti degli ebrei. Al contrario, esentare gli israeliani dal comportarsi in conformità con lo stesso regime di legge internazionale che pretendiamo dagli altri sarebbe isolarli per un trattamento speciale su basi razziali, l’essenza stessa del razzismo.
Anche se gli statunitensi di destra normalmente non amano le Nazioni Unite (e la folla col paraocchi promuove ogni sorta di teorie cospirative e di false notizie sull’organizzazione) a volte è effettivamente un organismo potente. Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU ha decretato che le navi nordcoreane possono essere arrembate impunemente da marine di stati membri dell’ONU, il che in altre circostanze costituirebbe una violazione del diritto del mare.
Le Nazioni Unite hanno contribuito a uccidere 500.000 bambini iracheni mediante gravi sanzioni contro l’Iraq negli anni ’90 dopo la Guerra del Golfo. Le sanzioni comprendevano l’interdizione del cloro, che può essere utilizzato per fabbricare bombe ma che è anche essenziale per depurare l’acqua. Emerge che se non si purifica l’acqua da bere i bambini e i neonati muoiono come mosche.
I neoconservatori dell’era Bush affermavano che l’Iraq violava le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell’ONU sulla distruzione delle sue armi biologiche, chimiche e nucleari e sui laboratori di sperimentazione di armamenti. Affermavano, in effetti, che gli Stati Uniti dovevano entrare in guerra con l’Iraq come modo per far valere tali risoluzioni dell’ONU!
Dunque Washington ignora o fustiga l’ONU salvo quando esso fa qualcosa che gli Stati Uniti possono rivolgere a proprio vantaggio.
Ma consentitemi di ripeterlo. Il pretesto della guerra illegale di Bush contro l’Iraq è stato che il Consiglio di Sicurezza dell’ONU aveva condannato ripetutamente Baghdad.
L’ONU ha imposto pesanti sanzioni all’Iran perché non era trasparente riguardo ai suoi piani di arricchire l’uranio e perché non aveva interrotto il ciclo del combustibile. Nel periodo dopo il 2012 alcuni iraniani in effetti non hanno potuto ricevere i medicinali di cui avevano bisogno poiché le sanzioni contro l’Iran avevano colpito l’economia in modo tale da impedire a una famiglia di classe media di permettersi tali medicine.
Dopo aver rovinato l’Iraq e danneggiato pesantemente l’Iran (che neppure aveva un programma di armamento nucleare, mentre Israele ha tra le 200 e le 400 testate nucleari) il minimo che l’UNSC poteva fare riguardo alla concertata colonizzazione e politica di apartheid israeliana in Palestina era dare carta bianca alle nazioni e ai popoli del mondo per punire Israele per la sua sfacciata sfida alla legge internazionale.

Da ZNetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo