Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

mercoledì 8 febbraio 2017

La deriva inarrestabile del Movimento 5 stelle

Mauro Buccheri

Dai proclami xenofobi al supporto a Trump ed Assad.
Dalle disavventure romane alla celebrazione della povertà

Il Movimento 5 stelle chiede da tempo il ritorno degli italiani alle urne. Il suo stato maggiore scalpita, infatti, perché intravede la possibilità di fare il grande salto: quello verso Palazzo Chigi (1). Ai giornalisti che chiedono con quale programma il movimento pentastellato si presenterebbe oggi alle elezioni politiche, Di Battista risponde che la priorità va data alle piccole e medie imprese (2). Una risposta per nulla imprevedibile, data la natura piccolo borghese del M5s. Il programma grillino, oggi come ieri, si pone come orizzonte ultimo la lotta (almeno a parole) ai privilegi della casta politica e alla “corruzione”, ma non mette minimamente in discussione il sistema capitalista, cioè un sistema strutturalmente fondato sullo sfruttamento e sull'oppressione della maggioranza dell'umanità.
Infinite volte in passato, mettendo in guardia quanti a sinistra ripongono speranze nel grillismo, abbiamo rimarcato la natura reazionaria del progetto politico a cinque stelle. E ogni giorno si hanno nuove conferme di questa verità per noi scontata. Ci soffermiamo qui di seguito sulle ultime posizioni espresse da Grillo, Di Battista e soci, a partire da quanto hanno dichiarato in merito alla questione dei migranti. Nello specifico, Dibba dixit: “I profughi con diritto di asilo devono essere accolti in Europa e distribuiti uniformemente in tutti i paesi membri. Chi è privo di diritto d'asilo in questo momento storico deve essere espulso”. Specificando subito dopo, da bravo grillino, che “il termine espulsione non deve essere ricondotto alla destra, alla sinistra, o alla xenofobia”. Sulla stessa linea si è espresso Beppe Grillo che con tono perentorio ha aggiunto: “Adesso è il momento di proteggerci, rimpatriare subito tutti gli immigrati irregolari”! (3) Posizioni che, come spesso abbiamo rimarcato, pongono di fatto il M5s sullo stesso piano della Lega e dei gruppi neofascisti, convergenza del resto rimarcata da parecchi attivisti e sostenitori dello stesso Movimento 5 stelle (4).
Le uscite xenofobe dei leader pentastellati fanno il paio con esternazioni altrettanto reazionarie e riguardanti un vecchio cavallo di battaglia grillino, cioè l'attacco ai “sindacati”. Un concetto ribadito giorni fa da Di Maio il quale ha commentato la vicenda Almaviva, che ha visto il drammatico licenziamento di oltre 1600 lavoratrici e lavoratori, scrivendo su facebook che “l'epoca della rappresentanza è finita” e che ognuno dovrà iniziare a “rappresentare se stesso” (5). Becero populismo che avallando la deriva atomistica della società capitalistica fa un grosso favore al padronato che sulla divisione della classe lavoratrice costruisce le sue fortune.
 
Le capriole in Europa e il supporto a Putin, Trump e Assad
Il cambiamento di linea maturato negli ultimi mesi dal M5s in merito all'Europa (ieri “euroscettico”, oggi europeista) ha avuto ripercussioni anche nella pratica politica internazionale dei pentastellati, che hanno provato – col benestare del voto democratico virtuale del popolo grillino – ad uscire dall'Efdd, eurogruppo composto da forze nazionaliste e xenofobe, per entrare nel gruppo liberale dell'Alde, aperto difensore dell'Europa delle banche e del capitale (6). In realtà, il cambio di gruppo, ratificato dal voto online dei grillini, non si è mai concretizzato, e Beppe Grillo ha incolpato del nulla di fatto il capogruppo dell'Alde Verhofstadt, accusandolo di essere “piegato all'establishment”. La capriola grillina, consumatasi nell'arco di poche ore, ha portato insomma il M5s al punto di partenza: cioè all'Efdd. La fuoriuscita dei pentastellati avrebbe messo a serio repentaglio l’esistenza stessa di questo eurogruppo, che si sarebbe ritrovato con appena 27 membri, appena due sopra la soglia minima di 25: motivo per cui Farage ha riaccolto a braccia aperte il M5s (7).
E mentre oscilla a livello europeo, il M5s a livello extraeuropeo prende nettamente posizione a favore dello zar russo Putin e del neopresidente americano Donald Trump. Già all'indomani delle elezioni presidenziali negli Usa, Beppe Grillo aveva celebrato la vittoria del tycoon a stelle e strisce (8). Successivamente, la posizione è stata ribadita da Di Maio, che ha rimarcato come il M5s sia pronto a collaborare col neopresidente statunitense, e dallo stesso Grillo, che ha tessuto le lodi di Putin e Trump, definendoli uomini forti di cui il mondo ha bisogno per per procedere verso la pace (9)... Esternazioni surreali, tanto più se si considera che sono riferite a un miliardario fascistoide, che sin dall'insediamento ha dichiarato guerra agli immigrati, applicando nell'immediato delle gravissime misure discriminatorie verso i musulmani e promettendo la costruzione di un muro alla frontiera col Messico, e a uno dei principali responsabili del genocidio che si sta consumando in Siria!
E proprio a proposito di Siria, il M5s ha preso posizione a supporto del regime di Damasco, che pur ha sulla coscienza 500000 morti e la devastazione del Paese (10). Il parlamentare grillino Di Stefano, in particolare, ha salutato il bagno di sangue di Aleppo come una “liberazione”, sulla base del solito assioma complottista, che largo seguito ha avuto ahinoi anche a sinistra, secondo cui tutti coloro che si ribellano al regime di Assad sarebbero terroristi al soldo delle potenze occidentali e delle monarchie del golfo. Anche a proposito della questione siriana, dunque, riscontriamo la pressoché totale convergenza fra grillini, gruppi neofascisti e settori della sinistra riformista fagocitati nel gorgo campista e interclassista (11).
 
Le vicende paradigmatiche della giunta grillina romana
Anche le posizioni espresse dai grillini sulla Siria dimostrano quanto costoro contribuiscano alla diffusione dell'ignoranza politica e, più in generale, del pensiero borghese dominante. Sebbene infatti Grillo strilli contro la disinformazione altrui e accusi la stampa avversaria di fabbricare notizie false – al punto da suscitare le ire, con conseguenti querele, del direttore del Tg7 Mentana  - lui stesso ha sempre dimostrato di non essere da meno e di riuscire talvolta anche a battere i suoi rivali in quanto a sparate (dalle scie chimiche ai “pomodori antigelo”, i grillini sono sempre stati una fucina di bufale e una fonte d'ispirazione inesauribile per i complottisti).
E anche a livello di coerenza politica, i grilli dimostrano di essere sullo stesso livello dei loro competitori. Le vicende della giunta grillina romana, che abbiamo seguito nel loro evolversi e su cui ci siamo già soffermati di recente, sono in tal senso paradigmatiche. La sindaca Raggi risulta oggi indagata sulla base di gravi ipotesi di reato: falso e abuso d'ufficio (12). Ma il "codice etico" varato recentemente da Grillo le viene incontro: una volta, infatti, i grillini strillavano che i politici anche soltanto indagati devono dimettersi, mentre oggi iniziano a scoprirsi "garantisti"... (13)
Ad ogni modo, le acque sono sempre più agitate per la sindaca di Roma e negli ultimi giorni la storia infinita si è arricchita di un nuovo elemento, cioè la polizza da 30 mila euro sottoscritta da Salvatore Romeo, promosso dalla Raggi a capo della sua segreteria con stipendio triplicato, di cui la beneficiaria, ignara, sarebbe la stessa Raggi (14). Episodio che ha alimentato ulteriormente il malcontento interno al M5s, oltre agli attacchi della stampa di sistema ostile ai pentastellati.
Nonostante il leader maximo Beppe Grillo la difenda pubblicamente, la Raggi è sotto un fuoco incrociato, proveniente anche dal suo stesso (non) partito, nel quadro di una faida fra bande che da tempo logora il M5s laziale. Indicativo, a tal proposito, e allo stesso tempo esilarante, l'attacco subito dalla Raggi da parte di Annalisa Taverna, sorella della senatrice Paola e attivista del M5s romano, che con profondità di argomenti e stile forbito le ha gridato: “hai rotto er cazzo”, “smettila de fa’ la bambina deficiente”, “non rompere i coglioni altrimenti t’appendemo pe le orecchie ai fili dei panni sul balcone” (15)! Il tutto mentre alcuni sondaggi, negli ultimi giorni, fanno registrare un calo di consensi per la sindaca grillina di Roma.
Tirando le somme, la Raggi ha dunque buoni motivi per piangere: e non ci riferiamo certo ai poveri, che non si è fatta scrupolo in passato di sgomberare per motivi di decoro, sebbene ipocritamente - seguendo il modello Fornero - la sindaca romana sembra dedicar loro le lacrime alla Caritas (16)! Non ci lasciamo infatti ingannare da certe sceneggiate. A Beppe Grillo, che fa l'elogio pubblico della povertà (di quella altrui ovviamente) dall'alto dei suoi miliardi, e ai suoi accoliti rispondiamo che i lavoratori e le masse subalterne possono porre fine al pianto e alla povertà: la soluzione sta nell'abbattere il sistema economico disumano che li tiene col cappio al collo, cioè nell'edificazione di una nuova società, socialista, la cui premessa indispensabile è l'esproprio dei ricchi apologeti della povertà altrui. Per questo motivo continuiamo a lavorare alla costruzione del partito internazionale dei lavoratori e delle masse oppresse, strumento indispensabile per porre le basi di una nuova umanità.


Note
5) Quello dell'attacco generico ai sindacati è un motivo ricorrente nel repertorio di Grillo già da alcuni anni:
Così come attacca genericamente i "partiti", definendosi "movimento" e "non partito", ed essendo ciononostante un partito di sistema a tutti gli effetti, il M5s attacca in maniera qualunquista i sindacati, senza fare alcuna distinzione ed alcuna analisi di classe. Attacchi che tuttavia non hanno impedito ad alcuni sindacati, che pur si autodefiniscono "di base" e, sia pure a corrente alternata, "di classe", ad esempio l'Usb, di sostenere – elettoralmente e non – il movimento reazionario a cinque stelle. Sui rapporti fra sinistra e M5sconsultare:
Singolare, a tal proposito, che uno dei blog italiani più attivi nella propaganda filoPutin e filoAssad, L'Antidiplomatico, cui attinge a piene mani la sinistra riformista e castrochavista, sia diretto da AlessandroBianchi, uomo vicinissimo a Di Battista.
 

Che fine ha fatto la delibera sull'ospedale di Anagni?

COMITATO “ SALVIAMO L’ OSPEDALE DI ANAGNI “


Per il Comitato “ Salviamo l’Ospedale di Anagni “, è necessario prendere atto della  situazione attuale della  struttura che, ridotta al funzionamento del Punto di primo intervento, del Reparto di nefrologia-emodialisi  e di alcuni servizi ambulatoriali e di diagnostica, esiste e resiste ancora.
L’anno iniziato registra l’ impegno costante del Comitato, affinché non venga  assolutamente  meno l’ attenzione alle  esigenze di assistenza di base dei cittadini di Anagni e dei paesi limitrofi, da parte dei responsabili politici, amministrativi e aziendali.
Raggiunto faticosamente un impegno  condiviso i  9  Sindaci dei Comuni  maggiormente interessati ai servizi sanitari di base e di emergenza della  struttura di Anagni,  nel mese di agosto, hanno approvato una Delibera da presentare  alla Regione Lazio, nella quale si chiede l’ attuazione di  quanto previsto dall’ Atto Aziendale del 2015, e nella  successiva  revisione del 2016, per l’ Ospedale di Anagni.
                 Che  fine  ha  fatto  questa  Delibera ?
C' è poi da  aggiungere  quanto dichiarato  dal Commissario della ASL di Frosinone dott. Luigi Macchitella  per il ripristino dei  servizi necessari  a rispondere agli interventi di Pronto Soccorso: “.. è evidente che la rete ospedaliera, a mio avviso, andrebbe rivista. L' Ospedale di Anagni, ad esempio, se ripristinato, oggi potrebbe essere un' ottima soluzione.”
A questo punto si pone un interrogativo che esige una risposta seria e responsabile perché ci troviamo di fronte ad una contraddizione palese. Si assumono impegni per il rilancio della struttura di Anagni, per il rinnovo di alcuni  macchinari,  addirittura per l’acquisto di avanzatissima e costosissima strumentazione (tomosintesi per le mammografie),  si avviano lavori per l’ adeguamento  dei  locali alle  norme di sicurezza e per gli impianti per l’ ossigeno.
               
A che  cosa debbono  servire  e  che  cosa si vuole realizzare ?

Si  annunciano anche iniziative  di politici locali,  ma….non si vedono fatti  e alle  ripetute e  precise domande non è stata mai data risposta.

Questo vuol dire che:
C’ è una indifferenza reale per il problema e una conseguente  scarsa o assente  volontà di affrontarlo, in primo   luogo dall’ Amministrazione cittadina.
C’è una effettiva, anche se non dichiarata, impotenza a rappresentare e tutelare le ragioni sacrosante del Diritto all’ Assistenza  sanitaria  di migliaia di persone.
Situazioni analoghe di altri ospedali nella  regione  sono state risolte grazie all’ impegno politico dei parlamentari del  territorio i quali, qui da noi, nonostante le continue richieste dei loro circoli di base (PD,Sel), continuano a disinteressarsi totalmente della  drammatica realtà di Anagni.

Nel frattempo i medici del sindacato ANAO hanno denunciato l’ estrema difficoltà nella  gestione dei Pronto Soccorso e, il sindacato dei medici di base, il fallimento delle  Case della  Salute.
Ribadiamo che il potenziamento del Punto di Primo Intervento di Anagni alleggerirebbe di molto  il cronico affollamento del Pronto Soccorso di Frosinone, soprattutto per i codici bianchi, verdi e  gialli che potrebbero essere trattati adeguatamente nella nostra struttura.
Convocheremo a breve un’Assemblea pubblica per  informare i cittadini sulla  situazione e sulle responsabilità politiche che ostacolano le soluzioni possibili.


Colleferro, in attesa della decisione del Tar del Lazio sull'opposizione alla sopraelevazione della discarica raccontiamo i fatti.

Retuvasa e Comitato Residenti Colleferro


Nei giorni scorsi è stato pubblicato da alcuni organi di stampa un comunicato che dà per respinto il ricorso al Tar del Lazio presentato da Retuvasa e Comitato Residenti Colleferro. Attraverso un uso scaltro delle parole il comunicato evita accuratamente di fare menzione del motivo del ricorso - “la sopraelevazione della discarica di Colleferro” - al punto da non permettere nemmeno di poterlo dedurre dal testo!

Con tutta probabilità il comunicato è stato pubblicato così come inviato presumibilmente dagli uffici di Lazio Ambiente SpA, con le dichiarazioni del Dott. Gregorio Narda, Amministratore Unico della società, attuale gestore della discarica di colle Fagiolara.

E’ doveroso quindi un chiarimento da parte nostra affinché venga ripristinata la verità dei fatti. 

L’associazione Rete per la tutela della valle del Sacco e il Comitato residenti Colleferro con l’intento di continuare a portare avanti la loro azione di tutela del territorio hanno impugnato, con richiesta di sospensiva dell’atto, la Determinazione con la quale la Regione Lazio ha ultimamente disposto una “provvisoria”  sopraelevazione di 7 metri della discarica di colle Fagiolara, nel Comune di Colleferro, discarica, forse unica al mondo, dove, oltre alle alte colline di rifiuti (da ora in poi e non si sa fino a quando arrivano a 287 m slm), ci sono anche alcuni tralicci di alta tensione all’interno della stessa.

Atteso che la Regione Lazio ha emesso il provvedimento autorizzativo di sopraelevazione dopo solo 8 giorni dalla relativa richiesta presentata da Lazio Ambiente spa (tempismo  incredibilmente celere, considerato che i tempi normalmente sono molto più lunghi),  abbiamo voluto vederci chiaro e in particolare capire se la Regione Lazio ha approfondito l'impatto ambientale che una sopraelevazione di rifiuti alta come un palazzo può avere sotto il profilo dei possibili smottamenti, delle mutate pendenze e delle interazioni con i cavi ad alta tensione (vi ricordate gli incendi che ogni tanto si sviluppano nella discarica?)

Alla nostra richiesta di accesso ambientale per visionare l'istruttoria effettuata la Regione Lazio non ha dato alcuna risposta, violando le disposizioni di legge che regolano la materia.

Possiamo quindi ritenere che 8 giorni di istruttoria dalla richiesta all'emissione del provvedimento siano evidentemente troppo pochi per approfondire questi aspetti!

Studiando le carte abbiamo altresì scoperto che per la discarica di colle Fagiolara non è nemmeno stato adottato a suo tempo un provvedimento di rinnovo dell'AIA e che la Regione ha deciso di emettere un provvedimento di modifica non sostanziale di una autorizzazione (AIA) che non pare essere più operativa. 

Si badi bene, che l'AIA non sia stata oggetto di un provvedimento di rinnovo, è una circostanza che la Regione Lazio non ha nemmeno smentito in giudizio.

Secondo Lazio Ambiente spa, però, il rinnovo dell'AIA starebbe nel provvedimento della conclusione della Conferenza di servizi, nonostante in quel provvedimento la Regione affermi che sarebbe stato emesso in seguito un “provvedimento finale” nel quale recepire tutte le osservazioni delle Amministrazioni partecipanti alla Conferenza dei servizi, “provvedimento finale” che non è mai stato emesso.

La notizia è che il TAR ha aderito alla tesi difensiva della Lazio Ambiente SpA e ha respinto l'istanza di sospensiva. La causa comunque non finisce qui e verrà decisa nel merito.

Noi però siamo convinti delle nostre ragioni e andremo avanti in tutte le sedi opportune.

lunedì 6 febbraio 2017

I PROBLEMI DEI CECCANESI DIVENTINO CENTRALI E SIANO QUOTIDIANAMENTE SOSTENUTI

Angelino Loffredi 


A Ceccano in queste ore fa discutere ma non entusiasmare la presa di posizione assunta da Roberto Giannetti, membro della Direzione provinciale del PD di Frosinone. 

Giannetti non è l’ultimo arrivato a svolgere attività politica, non può essere considerato uno sprovveduto, ne un velleitario anche perché ha alle sue spalle una ricca e dignitosa esperienza di partito, a cominciare da quella avuta nell’interno del Partito Comunista Italiano, di cui trenta anni fa fu segretario della Sezione. 

In questi giorni ha preso carta e penna ed ha indirizzato ai suoi dirigenti provinciali (Costanzo, Alfieri, Battisti, Buschini e Di Pucchio) una serena e dialogante missiva, attraverso la quale fotografa tre anni di assoluta inattività, due anni di commissariamento, sconfitte elettorali per finire con una amministrazione comunale nelle mani della coalizione ostentatamente dichiarata di destra. Mi auguro e gli auguro possa avere delle convincenti risposte e conseguenti iniziative. 

 A leggere bene nella illustrazione sullo stato delle cose di segnata da Giannetti non mi sembra vedere delle esagerazioni, né livore e nemmeno vendette postume. C’è però qualche contraddizione: egli non chiede un Congresso cittadino perché solleciterebbe un tesseramento drogato e quindi una sommaria resa dei conti. Insomma Giannetti preferisce mantenere, anche se non lo esplicita, un circolo con pochi e buoni tesserati. 

 Secondo il dirigente provinciale si deve uscire dal commissariamento e sub commissariamento ( Buschini e Di Pucchio ) nominando da parte della Federazione “un comitato di coordinamento del circolo tenendo conto delle sensibilità e pluralità che sono presenti nell’interno del circolo“ 

Il grave limite di tale sollecitazione riguarda una visione tutta interna al PD e in particolar modo priva di una precisa illustrazione delle condizioni in cui versano il paese e il comprensorio: inquinamento atmosferico, bonifica fiume Sacco, Vertenza Frusinate, come attuare la fuori uscita dall’Acea voluta da 33 sindaci, inoltre mancano i riferimenti alle strutture sanitarie, alle condizioni in cui versano le discariche SAF di Colfelice e Mad di Roccasecca e i conseguenti pericoli per la nostra salute, come puntualmente fronteggiare l’attività sempre più discrezionale della Giunta comunale di Ceccano, a cominciare dalla vicenda riguardante l’appalto della raccolta della NU e per ultimo la questione della privatizzazione della illuminazione pubblica e dei costi ipotizzati. Gli ultimi due punti indicati oltre tutto prevedono in uscita somme ingenti e per lunga durata. L’illuminazione addirittura per 20 anni. Sarebbe necessario, naturale un approfondimento sui costi e sui benefici da fare coralmente in vari confronti con i cittadini. 

Roberto Giannetti in verità parlando dell’attuale coalizione amministrativa arriva ad ipotizzare addirittura, e non sarò io a smentirlo, per la maggioranza stessa il possibile ”rischio di precipitare da un momento ad un altro“. 

Sulla vicenda della privatizzazione dell’illuminazione è necessario rilevare che l’opposizione mi sembra essere scarsa sia dal punto di vista della quantità delle iniziative che della qualità in riferimento alla osservazioni da fare sui costi. Con molta tristezza debbo rilevare che solo due persone si sono impegnate per distribuire duecento volantini di condanna per tale prospettiva. Nell’ultimo mese su un profilo personale di FB si è aperta una Rubrica denominata “Ascolta si fa sera. Dialogo odierno con il viaggiatore errante al caffè 2000 “. Nello stesso possono essere lette battute simpatiche, sferzanti, caustiche, intelligenti, di vera sostanza politica che spesso fanno il verso ai titoloni osannanti la Giunta in carica. Il filo conduttore, il tema e il fine mi sembra essere sintetizzabile in “ Una risata vi seppellirà “ 

Ma in coscienza si può fare politica con il volontarismo, appoggiandosi a poche persone ? Non lo credo. Mi limito a ritenere che debbono essere i problemi dei Ceccanesi a diventare centrali, essere sostenuti quotidianamente ma è necessario anche che i quattro consiglieri comunali di opposizione e le formazioni politiche che rappresentano rimuovano questo negativo atteggiamento autistico, sospendano e eliminino questa corsa a false e ingannevoli primogeniture, riducano le loro ambizioni personali e, al contrario, tutti insieme contribuiscano a saldare  un solido rapporto con i cittadini di Ceccano.

domenica 5 febbraio 2017

La Palestina nell’era di Trump

Rashid Khalidi


 Con l’avvento a Washington di un’amministrazione con nuove e radicali priorità riguardo ad Israele e disprezzo nei confronti dei diritti dei palestinesi, la Palestina sta affrontando una situazione scoraggiante. Negli scorsi anni avevano già iniziato ad evidenziarsi predominanti indirizzi politici in America e in Israele. Ora abbiamo raggiunto il punto in cui i rappresentanti di un Paese nell’altro potrebbero praticamente essere scambiati: l’ambasciatore di Israele a Washington, Ron Dermer, che è cresciuto in Florida, potrebbe facilmente essere l’ambasciatore USA in Israele, mentre l’ambasciatore designato da Trump in Israele, David Friedman, che ha stretti legami con il movimento dei coloni israeliani, potrebbe benissimo fare l’ambasciatore a Washington per il governo favorevole ai coloni di Benjamin Netanyahu.

Mentre il sollecito interesse dell’America per Israele e il suo disinteresse per i palestinesi erano in precedenza celati dietro all’imparzialità, con Trump stiamo per assistere a una più totale convergenza tra la dirigenza politica americana e il governo più sciovinista, religioso e di destra nella storia di Israele. Saranno questo governo israeliano e le sue nuove anime gemelle americane che prenderanno le decisioni in Palestina almeno per i prossimi anni.

L’intera struttura politica ed economica palestinese costituita dagli accordi di Oslo del 1993 era fondata sull’idea che si sarebbe trasformata in uno Stato palestinese reale, sostenibile e con continuità territoriale. Quella illusione, sostenuta da molti palestinesi, è stata ormai dissolta. Quella struttura imperfetta era anche basata sulla premessa, quanto meno ingenua, che gli Stati Uniti avessero un interesse nazionale nel moderare il comportamento di Israele e nel raggiungere un minimo di giustizia in Medio Oriente. Anche questa premessa è stata distrutta.

Per i palestinesi l’Autorità Nazionale Palestinese, stabilita dagli accordi di Oslo in apparenza come parte di un accordo temporaneo per l’autogoverno palestinese, continuerà a fare più danno che bene. Poche persone capiscono che la colonizzazione della terra palestinese e l’occupazione militare israeliana durata quasi cinquant’anni, – tra le più lunghe della storia contemporanea – oggi non sarebbero sostenibili senza l’appoggio americano ed israeliano all’ANP ed alle sue forze di sicurezza addestrate dagli USA. La criminalizzazione da parte dell’ANP di ogni forma di resistenza alla spoliazione, alla discriminazione ed al permanente controllo militare da parte di Israele ne hanno fatto, in effetti, uno strumento di collaborazione con l’occupazione. Persino bloggers e manifestanti pacifici sono soggetti ad arresti e a soprusi da parte delle forze dell’ANP. Il modo in cui questa istituzione opera contro il proprio stesso popolo fornisce un’anticipazione del futuro che ora i dirigenti sia americani che israeliani prevedono per i palestinesi nei territori occupati: un futuro che è oppresso, controllato e privo di sovranità ed autodeterminazione.

E’ assolutamente chiaro che gli Stati Uniti, nell’era Trump, e Israele, in quella di Netanyahu, non faranno niente per cambiare questo quadro. In un simile contesto, i palestinesi hanno di fronte scelte nette. Possono sottomettersi ai voleri degli USA e di Israele oppure possono ridefinire profondamente e urgentemente il loro movimento nazionale, i loro obiettivi e le modalità della loro resistenza all’oppressione. E’ ora per i palestinesi di abbandonare l’esperimento fallito dell’ANP e forme di violenza che rafforzano solo il dominio della destra sulle politiche israeliane. E’ ora di mobilitare le ampie energie della diaspora palestinese e di smettere di pensare alla Palestina come solo a quei frammenti sotto occupazione israeliana. Ed è tempo di iniziare ad immaginare modi in cui palestinesi ed israeliani saranno finalmente capaci di coesistere in totale uguaglianza nel piccolo Paese che alla fine dovranno condividere, una volta che si sia liberato dalla dominazione di un gruppo sull’altro. Sarà un compito eccezionalmente difficile per i palestinesi, che vengono dall’aver sofferto decenni di guerra, spoliazione ed occupazione.

Ciononostante ci sono segni di speranza, almeno negli Stati Uniti. A dispetto delle posizioni dei dirigenti sia del partito Democratico che Repubblicano, l’opinione pubblica americana si sta allontanando rapidamente da un appoggio acritico ad Israele. Gli americani stanno diventando sempre più solidali con la causa della libertà dei palestinesi. Secondo un sondaggio realizzato dalla Brookings Institution [gruppo di ricerca in scienze sociali di tendenza progressista con sede a Washington. Ndtr.] in dicembre, il 60% dei democratici e il 46% di tutti gli americani appoggia sanzioni o misure più forti contro Israele per la costruzione di colonie ebraiche illegali sulla terra palestinese occupata. Un recente sondaggio del Pew [centro di ricerca statunitense indipendente. Ndtr.] mostra che, per la prima volta, la percentuale di democratici che sono solidali con i palestinesi è praticamente pari a quelli che simpatizzano con Israele, mentre i democratici progressisti sono molto più solidali con i palestinesi (58%) che con Israele (26%).

Con il tempo, questi cambiamenti arriveranno fino ai politici ed ai decisori a Washington. Nel frattempo, ci si aspetta da persone con una coscienza, comprese quelle che stanno resistendo all’ondata di razzismo e di estremismo di estrema destra che si prospetta nell’era Trump, che esercitino pressioni sui loro rappresentanti eletti perché siano all’altezza degli ideali di libertà ed uguaglianza che professano e che rendano Israele responsabile delle sue violazioni delle leggi internazionali e del rifiuto dei diritti nazionali ed umani dei palestinesi.

Rashid Khalidi è professore Edward Said di Studi Arabi alla Columbia University e autore, più recentemente, di “Mediatori di menzogna: come gli USA hanno minato la pace in Medio Oriente.”

STUDIO DI MODIFICA ART.135 della C.Cost.

Mario Zorzetto


Spesso i media parlano troppo delle accuse e delle offese che ruotano attorno alla Corte Costituzionale, ma non si soffermano mai sul sistema in sé, su come vengono scelti i membri e su chi sono gli stessi. 

LE MOTIVAZIONI DELLA MODIFICA 

E’ avvenuto ed avviene che i suoi membri non hanno propriamente quel carattere di indipendenza ed autonomia che la Costituzione richiede : 

Paolo Maria Napolitano: nato a Roma nell’ottobre del 1944, Paolo Maria Napolitano ha lavorato al fianco di Gianfranco Fini, ricoprendo il ruolo di capo dell’ufficio legislativo alla Farnesina nel 2004, quando Fini era ministro degli Affari Esteri. Anche lui era alla cena con il collega Mazzella e Berlusconi, 5 mesi prima del voto della Consulta sul lodo Alfano. 
( Daniele Sforza 23 Settembre 2013) 

Giuliano Amato: nato a Torino il 13 maggio 1938, è il più “recente” giudice della Consulta, nominato dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nel settembre 2013. Ex Psi, poi entrato nelle file dell’Ulivo e del Partito Democratico, nel 2009 è stato nominato Presidente dell’Istituto dell’Enciclopedia Treccani. La sua recente elezione alla Consulta ha generato molte polemiche e discussioni, soprattutto in seguito alla diffusione delle intercettazioni che lo hanno visto coinvolto nello scandalo tangenti nell’era pre-Mani Pulite
 ( Daniele Sforza 23 Settembre 2013)

 Luigi Mazzella (Vicepresidente): anche a lui scadrà il mandato nel 2014. Reduce da una votazione sul filo di lana, dove ha perso la sfida con Silvestri per un solo voto, Mazzella appartiene all’ambiente di Centrodestra. Nato a Salerno il 26 maggio 1932, Mazzella ha ricoperto il ruolo di Ministro della Funzione Pubblica nel governo Berlusconi II. Molto scalpore fece il suo invito a Berlusconi e altri esponenti del Pdl nella sua residenza, qualche mese prima che la Consulta si pronunciasse sul lodo Alfano. 
( Daniele Sforza 23 Settembre 2013)

 Inoltre il Parlamento ha impiegato 31 sedute e altrettante votazioni conclusesi con un nulla di fatto, per indicare tre giudici della Corte Costituzionale il cui posto era vacante da mesi ( Augusto Barbera, Franco Modugno e Giulio Prosperetti, indicati rispettivamente da Pd, M5s e centristi). Un'elezione, quella dei tre supremi giudici, particolarmente travagliata e non inscrivibile nelle migliori pagine della politica italiana, risoltasi solo grazie ad un accordo “segreto” tra il PD che ha 'scaricato' Forza Italia e i 5Stelle (con Forza Italia, al momento del voto, che ha lasciato l'Aula). 

Tra di essi ci sono stati “convinti” sostenitori della legge elettorale ITALICUM poi rivelatesi a giudizio del 24 gennaio 2017 in gran parte incostituzionale . Visti i fatti elencati e quelli denunciati dagli interventi parlamentari in materia di composizione ed elezione dei membri della Corte, incluse le critiche sollevate dal Presidente della Repubblica (G. Napolitano) alle Camere e dalla opinione pubblica e dalla stampa, si propone la seguente bozza di modifica costituzionale dell’art 135 C. Cost. per il terzo dei componenti che è di competenza delle Camere riunite: 

La Corte costituzionale è composta di quindici giudici nominati per un terzo dal Presidente della Repubblica, per un terzo eletto a suffragio universale e diretto in concomitanza con le elezioni di Camera e Senato, per un terzo dalle supreme magistrature ordinaria ed amministrative.

 I giudici della Corte costituzionale sono scelti fra i magistrati anche a riposo delle giurisdizioni superiori ordinaria ed amministrative, i professori ordinari di università in materie giuridiche e gli avvocati dopo venti anni di esercizio. 

I giudici della Corte costituzionale sono nominati per nove anni, decorrenti per ciascuno di essi dal giorno del giuramento, e non possono essere nuovamente nominati. 

Finché non siano nominati i nuovi membri sono prorogati gli incarichi dei membri esistenti. 

La Corte elegge tra i suoi componenti …..(come attuale 135 fino al punto del comma)

 L’ufficio di giudice della Corte è incompatibile……..(come attuale 135 fino al punto del comma)

 E’ comunque fatto divieto di eleggere o nominare membri che nell'ultimo decennio siano stati membri di governo o parlamentari o membri di autorità di garanzia di nomina governativa, o siano stati membri degli organi di direzione nazionale dei partiti. Sia per i membri di elezione popolare che di nomina presidenziale è d’obbligo una procedura di candidatura fondata su criteri trasparenti di verifica dei requisiti dei candidati e di permanenza di essi tramite specifica Commissione parlamentare. 

Continua come il 135 attuale” 

Commento: Nella modifica è inteso che venga formato un terzo dei membri (i cinque giudici ora delle Camere riunite) con gli eletti di una lista unica di candidati in base alle preferenze espresse dal Popolo elettore. Tutti i candidati hanno i requisiti di eleggibilità vagliati da specifica Commissione parlamentare. L’elezione dei cinque giudici è legata alla scadenza di una legislatura che dura 5 anni di norma per cui le elezioni dei giudici di Corte avvengono solo con le elezioni delle Camere nella cui legislatura naturale cade la prima scadenza del mandato di giudice. I cinque giudici eletti a maggior suffragio entrano in carica solo alla scadenza naturale dei giudici eletti ora dalle Camere riunite. La lista eletta ha validità cinque anni. (verificare meccanismo).Se un membro per cause imprevedibili non può svolgere il mandato ricevuto vi è comunque una lista di eletti da cui prendere il nome del membro che lo supplisce. La regolarità della composizione della Corte è garantita dalla lista degli eletti e i suoi componenti sono legittimati da art.1 C.Cost. Tutto funzionerebbe con il più elevato livello democratico di espressione della sovranità popolare. 

Ognuno tessa la tela della democrazia come meglio sa fare.  

Una delegazione del Prc-Se della Provincia di Frosinone incontra il sindaco di Napoli De Magistris.

Il Segretario Prc-Se  Paolo Ceccano




Una delegazione del Prc-Se , composta dal Segretario Provinciale  Paolo Ceccano, Giuseppe Di Pede e Giovanni Tedeschi, si è recata a Napoli per incontrare alcuni componenti dell’amministrazione comunale partenopea,  fra i quali la consigliera  Elena Coccia, consigliere del PRC, il Sindaco Luigi De Magistris e il suo segretario particolare. Al centro dell’incontro sono stati i punti di connessione fra l’esperienza in essere nella città di Napoli e  quanto la Federazione di Rifondazione Comunista di Frosinone  sta costruendo da anni: una sinistra ampia nella sua composizione, critica ed oppositrice verso tutto ciò che sa di politicismo mestierante e di vulgata populistica che sta incattivendo il midollo della nostra società. Una Sinistra capace di aggregare, nella lucida e ragionevole consapevolezza della complessità dei problemi che oggi affliggono le comunità urbane, le persone in una prospettiva di governo amministrativo in grado di dichiararsi dalla parte degli strati più deboli ed indifesi della società e trovare in questa posizione i motivi programmatici.
L’interesse reciproco manifestatosi durante l’incontro è frutto di un modo identico modo di guardare alla funzione della politica e all’azione amministrativa e da qui una forte intesa che si concretizza con futuri incontri che si terranno anche qui nella nostra provincia.

Questo è il primo passo, verso un cammino lungo che vedrà i nostri nodi politici e organizzativi espandersi oltre la dimensione provinciale.