Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

martedì 29 gennaio 2019

Degrado ambientale nella Valle del Sacco. E’ ora di pianificare soluzioni diverse e finalmente efficaci

Assemblea Territoriale Potere al Popolo Frosinone




Quando l’assemblea di Frosinone di Potere al Popolo, in occasione della manifestazione organizzata a Ceccano sull’inquinamento del fiume Sacco nel dicembre scorso, espresse la preoccupazione che, finita l’indignazione per l’invasione di schiuma inquinante nel corso d’acqua, il problema della Valle del Sacco sarebbe tornato nel suo alveo dormiente, non sbagliava. Ciò perché la situazione di totale degrado ambientale in cui versa la “Seveso del Sud “ non ha mai trovato soluzioni basate sulla  dimensione globale  del problema. Eppure analisi esaustive sull’intero complesso delle criticità  sono state avanzate, anche nell’ultimo convegno organizzato  il 25 gennaio scorso a Ceccano  dal giornale on line uno&tre.it  Ma mai hanno suscitato una risposta adeguata  che è, inutile negarlo, complessa e articolata. La stessa mozione presentata alla Camera a firma dei deputati di Leu, Muroni, Fornaro,Epifani, Occhionero, Rostan ,Fassina il 5 dicembre scorso, pur completa nell’analisi, risulta debole nelle richieste limitate ad un moratoria nel conferimento di rifiuti da Roma e nell’insediamento di industrie impattanti nella zona Sin. Meglio che niente! Ma si da il caso che il Parlamento sia lontano anni luce dal calendarizzarne la discussione.  Proviamo qui a fornire un quadro complessivo e ad avanzare le nostre proposte.  Una prima fondamentale  operazione    riguarda la classificazione dei detrattori ambientali, ossia tutti quegli elementi che impattano in modo nocivo sull’ecosistma. 

IL CONSUMO DI  SUOLO                                                                                                                     Iniziamo con il  consumo di suolo.  Per consumo di suolo s’intende la   concentrazione  di insediamenti abitativi ,  di attività industriali  e produttive in aree definite.  Nel piano di gestione  dell’Autorità di Bacino Distrettuale  dell’Appennino Meridionale, ente pubblico incaricato di monitorare i bacini  del  Liri-Garigliano  e del Volturno,  la percentuale di consumo di suolo (fra il 1910 e il 1998)  , nel  sotto bacino Sacco-Cosa, che rientra nell’area Liri-Garigliano,  è stata  del 12,1%.  Lo stesso dato per il  bacino del Volturno è esattamente la metà,  6% . Nel rapporto Ispra del 2017 la Provincia di Frosinone ha subito un ulteriore aumento pari al 7%. Come incide il consumo di suolo sull’inquinamento?  La scomparsa di spazi aperti, spazi verdi, aree naturali boscate e agricole, trasforma le superfici  permeabili in impermealizzate  con il conseguente aumento della velocità di scorrimento delle acque dei fiumi, l’annullamento dell’effetto filtro  del terreno  sugli inquinanti che si riversano direttamente   nei corsi d’acqua . Se ciò è devastante in termini di inquinamento ambientale lo è ancora di più per il rischio di alluvioni. Un consumo di suolo elevato, causato da un processo di urbanizzazione ed industrializzazione incontrollata, determina ulteriori pressioni ambientali  in termini di eccessivi scarichi nocivi nei corpi idrici  ed emissioni atmosferiche  di sostanze tossiche per l’uomo.  Non è un caso che l’inquinamento da polveri sottili sia elevatissimo per gran parte dei Comuni che insistono nel Sin, Frosinone e Ceccano su tutti .
IMPIANTI DI DEPURAZIONE
Un potente detrattore  ambientale è la totale insufficienza degli impianti di depurazione. I depuratori situati nella provincia di Frosinone ricadente nel Sin sono 58. Tutti sono poco, o per nulla, funzionati . Sempre nel piano di gestione dell’ Autorità di Bacino dell’Appennino Meridionale si rileva che lo stato pessimo del fiume in termini sostanze tossiche presente nell’asta fluviale  è dovuto all’insufficiente  trattamento delle acque reflue. Gli impianti di depurazione  sono gestiti da Acea Ato5.  Nel 2014 il pm Adolfo Coletta dispose il sequestro degli impianti di Frosinone,Ferentino, Anagni, Ceccano, Fiuggi, Veroli e Trevi nel Lazio  perché, a seguito di un’indagine del Noe,  i reflui civili provenienti da  questi comuni non erano depurati.  Ad oggi non è cambiato molto. Suggestiva,  a dire poco, è l’odissea del depuratore industriale di Anagni. Una mega struttura costata 20 milioni di euro le cui traversie sono iniziate sin dagli inizi degli anni  ‘90.  L’impianto doveva servire la depurazione dei reflui provenienti dalle aziende del distretto Asi, ma non ha mai funzionato. Non solo, nel corso degli anni la struttura ha subito furti e danneggiamenti. Finalmente nel 2013 la Regione cede la gestione dell’impianto al consorzio Asi senza  però che nulla cambiasse. Durante un’audizione di movimenti   e associazioni ambientaliste presso la commissione parlamentare ecomafie, avvenuta nel 2015, emerse la sussistenza di 88 scarichi industriali, con 17 milioni di metri cubi di acque non trattate sversate direttamente nel Sacco. Nel marzo 2017 in pompa magna la Regione attraverso l’assessore all’ambiente Mauro Buschini, firmava un ulteriore accordo con l’Asi  guidata del sodale di partito Francesco De Angelis in cui il consorzio, a seguito di un’ulteriore finanziamento  (160mila euro), riattivava il sistema, affidandone la gestione ad una ditta privata la AeA . L’amministratore delegato di tale azienda recatosi presso il depuratore, lo  ha trovato letteralmente devastato. A oggi  la struttura non è ancora funzionante.

Il depuratore di Anagni
ATTIVITA’ PRODUTTIVE INQUINANTI.
Passiamo alle  industrie. 623 aziende insistono nel Sin della provincia di Frosinone. Fra queste 14 sono classificate come altamente inquinanti, tanto da rientrare nel controllo della  direttiva Seveso. La   norma, emanata dalla UE e recepita nel 1988 dall’Italia con successive modificazioni,  prevede l’adozione di controlli e protocolli particolari   a cui devono adeguarsi  fabbriche   che fanno uso di sostanze pericolose e nocive per l’ambiente. Alcune fra queste 14 attività hanno procedimenti legali in corso proprio per la mancata osservanza della direttiva.
SMALTIMENTO RIFIUTI
Infine non si può sottacere la critica questione sullo smaltimento rifiuti. Nel 2015 l’Unione Europea  ha comminato al nostro Paese   sanzioni per 218 infrazioni in materia di discariche abusive . 32 sono nel Lazio, 27 nella Provincia di Frosinone. Interessano 85 comuni sui  91 della Provincia . In base all’ultimo rapporto ISPRA,  alcuni residui di metalli nel fiume Sacco non possono che derivare da rifiuti nocivi interrati ad oggi non ancora localizzati. Un discorso particolare riguarda la discarica di Via Le Lame  nella zona industriale di Frosinone. Una superficie di 4 ettari  con 650.000 metri cubi di rifiuti. La bonifica di questo sito si è già mangiata 8 milioni di euro. Nonostante ciò ne è stato ordinato il sequestro perché a seguito di un’ispezione dell’Arpa si è rilevato che  la discarica ancora produce inquinamento da percolato e che lo stesso percolato è inquinato da metalli pesanti. Ad aggravare il problema contribuisce la strategia che la Regione Lazio sta adottando per lo smaltimento dei rifiuti. Per supplire la carenza d’impiantistica di Roma  gli impianti di trattamento TMB e di produzione del CDR, presenti nel territorio della Valle del Sacco, ricevono  i rifiuti solidi urbani da Roma.  Tanto che l’impiantistica di Frosinone tarata per  la lavorazione di 175.000 tonnellate all’anno  di RSU, dal 2017, ne tratta un milione.  Una quantità di otto volte superiore al fabbisogno del  territorio con le conseguenze che sappiamo in termini di inquinamento dell’aria attraverso gli inceneritori e la contaminazione dei terreni attraverso le discariche.

SITUAZIONE SANITARIA
Tutto ciò non può che ricadere drammaticamente sulla salute delle persone. Lo studio epidemiologico  nazionale dei territori e degli insediamenti esposti a rischio da inquinamento, commissionato dall’Istituto Superiore di Sanità, sia nel rapporto 2011,che in quello del 2014, (nel 2016 il rapporto  non è stato pubblicato) ha evidenziato come nelle aree limitrofe al fiume Sacco si riscontri  una mortalità superiore rispetto alle altre zone d’Italia  per tutte le malattie, in particolare per i tumori alle vie respiratorie e per diverse tipologie di leucemie. I rapporti evidenziano come  la grave situazione sanitaria della valle sia pari, se non superiore, ai livelli riscontarti presso l’Ilva di Taranto. In base al nuovo modello di politica  sanitaria europea, denominato Health 2020, stipulato dai 53 paese facenti parte della Regione Europea dell’OMS,    il sistema  sanitario pubblico  deve potenziarsi  per curare più efficacemente  le patologie derivanti dall’inquinamento. Nella Valle del Sacco tutto ciò è totalmente disatteso. I  trattati europei ,si  sa,   devono  essere rispettati  tassativamente solo per il rapporto deficit/pil, gli altri accordi, soprattutto se riguardano aspetti sociali, possono diventare carta straccia.
SOLUZIONI
Come risulta evidente la  grave crisi ambientale della Valle del  Sacco  sembra ormai irreversibile.  Di fronte a questa conclamata gravità, l’assemblea territoriale di Potere al Popolo  di Frosinone  valuta del tutto insufficienti  le soluzioni proposte.  Si sta assistendo ad uno  scarica barile fra istituzioni. I sindaci  scaricano le responsabilità sulla Regione, la Regione non recepisce ed imputa al governo centrale una parte delle cause. La verità è che sono tutti responsabili. I sindaci, ad esempio,  per assecondare la speculazione fondiaria  alimentata dall’ urbanistica contrattata.   Per ogni  opera urbanistica da strutturare , concedono ai privati  aree estese da seppellire sotto  milioni di metri cubi di cemento. Il risultato è una disordinata urbanizzazione che aumenta l’inquinamento del terreno, dell’aria e delle acque,rendendo inefficienti i depuratori. Anche sul tema della depurazione  i  sindaci dovrebbero essere maggiormente vigili, verificando   l’efficienza gestionale dei privati sugli impianti. Gravi responsabilità ricadono sul consorzio Asi e sulla Regione. Come assemblea di Potere al Popolo di Frosinone chiediamo al presidente Francesco De Angelis di procedere immediatamente  all’attivazione del depuratore di Anagni anche se ciò dovesse configgere con gli interessi delle aziende che, per risparmiare sul trattamento dei reflui,  preferiscono sversare direttamente nel fiume.  Così come chiediamo la moratoria di ogni insediamento industriale inquinante. Denunciamo inoltre la totale insipienza della Regione Lazio sullo  smaltimento dei rifiuti. Manca ancora un piano definito, l’ultimo fu redatto nel 2010.  Tutto si svolge in regime di emergenza e  privilegia  lo smaltimento a mezzo incenerimento e discarica un sistema altamente inquinante e desueto. Invitiamo il presidente Zingaretti a redigere finalmente un piano rifiuti basato su  differenziazione, ricircolo e riuso. Un sistema che, oltre a evitare l’inquinamento, potrebbe creare nuovi posti di lavoro. E ancora esortiamo il presidente Zingaretti a fermare il processo di disarticolazione della sanità pubblica nel Lazio  e ripristinare i presidi sanitari all’interno della Valle del Sacco. Se si considera il territorio del Sin emerge che  l’unico  Ospedale attivo  è lo Spaziani di Frosinone .  Invitiamo il ministro dell’ambiente Costa ad aumentare i fondi per la bonifica (50 milioni di euro sono briciole) e coinvolgere direttamente nel processo  i sindaci del coordinamento Valle del  Sacco. Ma, soprattutto, rigettiamo l’attuale sistema economico  basato sulla privatizzazione del profitto e la publicizzazione delle perdite in termini di costi finanziari sociali e sanitari. Il totale fallimento di queste pratiche è certificato da  un tasso di disoccupazione del 14%, la distruzione ambientale della valle e la devastazione del sistema sanitario pubblico a fronte del preoccupante aumentare delle malattie causate da inquinamento. E’ necessario che siano i cittadini a riappropriarsi del proprio territorio, a chiedere la nazionalizzazione delle aziende che de localizzano che non  hanno scrupoli in nome del profitto ad inquinare aria suolo e acqua. Bisogna pianificare investimenti pubblici sotto  controllo partecipato della collettività  per  la riqualificazione d’impianti inquinanti dismessi  e la  valorizzazione  della  vocazione turistica ed agroalimentare. E’ necessario riaffermare il primato degli interessi delle persone sugli affari della speculazione finanziaria. La  soluzioni dei problemi della Valle del Sacco deve, da un lato,  prevedere azioni specifiche e mirate per procedere all’individuazione delle fonti inquinanti, la bonifica e la valorizzazione della Valle, ma nel frattempo è fondamentale mettere in discussione un’ economia che punta al profitto finanziario ai danni del progresso civile e sociale dell’intera collettività. Per questi obiettivi  l’assemblea territoriale di Potere al Popolo di Frosinone si batterà con forza senza se e senza ma.








APPELLO PER L’IMMEDIATO SBARCO DEI MIGRANTI DELLA SEA WATCH

Pierpaolo Brovedani 





Come operatori sanitari, che quotidianamente si prendono cura della salute delle donne e dei bambini, assistiamo attoniti a quanto si svolge al largo di Siracusa, dove alla nave Sea Watch, con 47 migranti tra cui diversi minori a bordo, viene impedito lo sbarco a terra per soccorrere persone in pericolo e costrette all’addiaccio in un mare agitato ed esposte a temperature invernali.
Possiamo solo immaginare, nelle nostre comode e calde abitazioni, il dolore e l’angoscia degli adulti e dei bambini a così grave rischio di serie conseguenze fisiche e psicologiche.
Siamo indignati per l’indifferenza del nostro governo, che riduce questa tragedia umanitaria a mera questione di opportunità politica e a merce di scambio nei confronti degli altri stati europei.
Rivolgiamo un appello innanzitutto alle forze di governo locali, al Sindaco di Trieste Di Piazza e al Presidente della Regione Fedriga perché dichiarino aperti i nostri porti e le nostre strutture per accogliere queste poche decine di migranti e prioritariamente i bambini e i minori.
Chiediamo al Primo Ministro Conte, al Ministro degli Interni Salvini, al Ministro delle Infrastrutture Toninelli di uscire dall’indifferenza e consentire lo sbarco a terra di queste persone.
Siamo di fronte ad una vera e propria emergenza sanitaria con possibili tragiche conseguenze. Scongiuriamola subito, accogliamo i naufraghi. Ce lo impongono non solo le regole internazionali di assistenza e salvataggio in mare, ma anche il senso morale che deve caratterizzare la società civile, il dovere del pronto soccorso sanitario e infine, ma non ultime, la pietas e la solidarietà che deve caratterizzare ogni essere umano.


  1. Pierpaolo Brovedani, pediatra , brovedanisardo@libero.it , cell 328 7437144
  2. Franco Colonna, pediatra
  3. Claudio Germani, pediatra
  4. Marco Rabusin, pediatra
  5. Giuseppe Ricci, ginecologo
  6. Francesco Maria Risso, pediatra
  7. Giuseppe Abbracciavento, neuropsichiatra infantile
  8. Anna Agrusti, medico, specializzanda in Pediatria
  9. Stefano Amoroso, medico, specializzando in Pediatria
  10. Stefanny Andrade, medico, specializzanda in Pediatria
  11. Laura Badina, pediatra
  12. Francesco Baldo, medico, specializzando in Pediatria
  13. Elena Battistuz, medico, specializzanda in Pediatria
  14. Maria Bernardon, ginecologa
  15. Martina Bevacqua, medico, specializzanda in Pediatria
  16. Benedetta Bossini, medico, specializzanda in Pediatria
  17. Jenny Bua, pediatra
  18. Giulia Caddeo, medico, specializzanda in Pediatria
  19. Marta Campagna, pediatra
  20. Giorgia Carlone, medico, specializzanda in Pediatria
  21. Adriano Cattaneo, epidemiologo infantile
  22. Gabriele Cont, pediatra
  23. Sarah Contorno, medico, specializzanda in Pediatria
  24. Cristiana Corrado, medico, specializzanda in Pediatria
  25. Francesca Corrias, medico, specializzanda in Pediatria
  26. Luisa Cortellazzo Wiel, medico, specializzanda in Pediatria
  27. Alessandro Daidone, medico, specializzando in Pediatria
  28. Laura De Nardi, medico, specializzanda in Pediatria
  29. Lucia De Zen, pediatra
  30. Irene Del Rizzo, medico, specializzanda in Pediatria
  31. Sara Della Paolera, medico, specializzanda in Pediatria
  32. Giulia Maria Di Marzo, medico, specializzanda in neuropsichiatria infantile
  33. Anna Favia, pediatra
  34. Francesca Galdo, pediatra
  35. Maria Rita Genovese, medico, specializzanda in Pediatria
  36. Rita Giorgi, pediatra
  37. Sara Lega, pediatra
  38. Marta Massaro, pediatra
  39. Giuliana Morabito, pediatra
  40. Giovanna Morini, neuropsichiatra infantile
  41. Laura Morra, medico, specializzanda in Pediatria
  42. Enrico Muzzi, medico ORL pediatrico
  43. Daniela Nisticò, medico, specializzanda in Pediatria
  44. Tarcisio Not, pediatra
  45. Laura Novello, assistente sociale
  46. Paola Pascolo, pediatra
  47. Matteo Pavan, pediatra
  48. Roberto Pillon, medico, specializzando in Pediatria
  49. Stefano Pintaldi, medico, specializzando in Pediatria
  50. Riccardo Pinzan, anestesista pediatrico
  51. Angela Pirrone, pediatra
  52. Federico Poropat, pediatra
  53. Sara Romano, medico, specializzanda in Pediatria
  54. Nicoletta Santangelo, ginecologa
  55. Alessia Giuseppina Servidio, medico, specializzanda in Pediatria
  56. Aldo Skabar, neuropsichiatra infantile
  57. Alice Sorz, ginecologa
  58. Meta Starc, pediatra
  59. Gianluca Tamaro, medico specializzando in Pediatria
  60. Alberto Tommasini, pediatra
  61. Laura Travan, pediatra
  62. Marina Trevisan, pediatra
  63. Andrea Trombetta, medico specializzando in Pediatria
  64. Angelica Velkoski, medico specializzanda in Pediatria
  65. Giulia Ventura, pediatra
  66. Uri Wiesenfeld, ginecologo


sabato 26 gennaio 2019

In morte del servizio sanitario nazionale

Ivan Cavicchi





 Il M5s, attraverso il suo ministro della salute, Giulia Grillo, ha accettato, sulla sanità, senza condizioni, il regionalismo differenziato chiesto dal Veneto dalla Lombardia dall’Emilia Romagna. Cioè dalla lega e dal Pd.
LE REGIONI, per gentile concessione del M5s, cioè di coloro che si sono sempre dichiarati grandi difensori della sanità pubblica, avranno i poteri esclusivi dello Stato su: personale, farmaci, governance, fondi integrativi, tariffe, servizi, formazione. Lo Stato quindi su queste fondamentali materie non avrà più voce in capitolo.
Ogni regione se la suonerà e se la canterà come vuole, potrà privatizzare i suoi servizi, potrà fare contratti ad hoc per i propri operatori, potrà dare di più o di meno, potrà gestire la sanità con aziende uniche, centralizzate, o altro, potrà avere propri operatori specifici, potrà formare perfino i medici come vuole, potrà curare la gente a modo suo, potrà ovviamente mettere le tasse che servono sui propri cittadini, perché l’unica condizione posta a questa follia contro-riformatrice è che tutto avvenga per lo Stato a «costo zero» cioè che le regioni si paghino le spese. Un costo zero che sarà pagato a caro prezzo dal nostro paese
MUORE COSÌ, nel quarantennale della sua nascita, il servizio sanitario nazionale. Con esso muore: la solidarietà tra le persone, quella che finanzia attraverso il fisco in modo giusto i bisogni di salute dei poveri e dei ricchi, l’universalità cioè la persona non è più curata per i suoi diritti, l’equità cioè la possibilità di curare le persone secondo le loro personali necessità, con esso muore un’idea nuova di salute, di persona, di bisogno, di medicina, con esso muore la civiltà dell’art 32 della Costituzione.
Tutto questo nel mentre a Davos il grande capitalismo ci avverte che il welfare sanitario di domani è destinato a mangiarsi almeno il 15% del pil (noi come sanità pubblica proprio perché pubblica costiamo la metà) e che per forza per governare questa enorme spesa «improduttiva» sarà necessario produrre molta più salute di prima (noi abbiamo già un intero sistema incentrato sulla prevenzione)
TUTTO QUESTO AVVIENE con il governo giallo verde, vale a dire con le antitesi al potere che si disputano a suon di contraddizioni, lo spazio politico disponibile, con una sinistra morente ma disgustosamente compromessa, del tutto collusa con lo sfascio, e con un ministro della Salute che più anodino di quello che è sarebbe impossibile immaginarlo.
IN QUESTA FACCENDA il ruolo del ministro Grillo avrebbe potuto essere fondamentale: ella avrebbe potuto mediare, avanzare delle contro-proposte, trovare soluzioni compromissorie, fare alleanze, ma niente di tutto ciò. La ragione è che i «ministri per caso» non sono mai all’altezza del compito. È sorprendente come alla fine a decidere la storia non siano solo le grandi cose ma anche quelle più piccole e più insignificanti.
Nel programma di governo, c’è una contraddizione grande come una casa nella quale il ministro Grillo avrebbe potuto infilarsi che è quella che da una parte si prevede il regionalismo differenziato ma dall’altra si ribadisce il valore irrinunciabile del servizio sanitario nazionale solidale e universale.
Il ministro anziché rimuovere la contraddizione con soluzioni alternative ha preferito calarsi le brache ma solo perché non sa che fare. Cioè non ha idee, non ha un programma, non ha un pensiero.
STRIDONO le contraddizioni: mentre la solidarietà muore perché si chiudono i porti, nello stesso tempo muore perché in sanità si cancellano i diritti. Mentre il governo ci propone più sicurezza, gli italiani sono più insicuri cioè mal tutelati nei confronti delle malattie. Mentre le grandi regioni leghiste Lombardia e Veneto chiedono di uscire dal Ssb, si accoda l’Emilia Romagna la grande regione rossa e il Pd incapace di distinguersi da essa, sta a guardare perdendo la sua storica occasione di fare opposizione non solo al governo ma a un pensiero contro-riformatore, che cancella 40 anni di leggi parlamentari.
La Cgil non solo ha aperto con i metalmeccanici la strada al welfare aziendale e al sistema multi-pilastro ma ha appena sottoscritto contratti, come quelli del comparto sanità, basati sulla deregolazione del lavoro riconoscendo agli operatori sanitari pubblici la facoltà di farsi una mutua per loro e i loro famigliari contro loro stessi, cioè una mutua che integri ciò che loro fanno.
C’È QUALCOSA DI INSANO e di perverso in tutto questo che certo apre la strada a ciò che è male ma solo perché ciò che è bene per la sinistra non si sa più cosa sia o cosa debba essere.
Resto convinto che se la sinistra avesse fatto la «QUARTA RIFORMA» oggi non saremo a questo punto. «Quarta riforma» per dire che se la sinistra avesse continuato a fare il suo mestiere riformatore, cioè avesse continuato a produrre un pensiero di riforma, oggi non saremmo a piangere la morte del servizio sanitario. Ma la sinistra buona non è riuscita ad andare oltre l’apologia del passato e quella cattiva ha venduto l’anima al pensiero neoliberista. Gli uni e gli altri a coloro che controcorrente proponevano la «quarta riforma» li hanno semplicemente ignorati.
Resta il fatto nudo e crudo. il tradimento del M5s oggi in sanità apre la porta al far west abbandonando il sud a se stesso e togliendo ai cittadini il diritto di essere curati secondo diritto. Cioè il diritto alla giustizia e all’eguaglianza.
fonte "il manifesto" del 26/01/2019


giovedì 24 gennaio 2019

Il comune di Castelnuovo di Porto comunica quanto segue:


Ieri sera ho visto in TV il film documentario trasmesso da Rai 1 “Figli  del destino”. La proiezione narra la storia  di quattro bambini ebrei, nella realtà,  Lilliana Segre, Lia Levi, Tullio Foà e Guido Cava, vittime delle leggi razziali  fasciste promulgate nel 1938. In particolare i quattro bambini  , oggi diventati adulti ,  ricordano con tristezza , sgomento e dolore  quando, per il decreto sulla razza  firmato da Vittorio Emanuele III, hanno dovuto, in quanto figli di ebrei, lasciare la scuola. Una domanda  i ragazzini  sgomenti rivolgevano ai loro genitori: “Perché non posso più andare a scuola? Eppure la maestra mi vuole bene, i compagni anche, e poi vado bene ho bei voti” I genitori erano in difficoltà non sapendo cosa rispondere a questa domanda. Ebbene  questa stessa domanda i bambini del C.A.R.A. di Castelnuovo  di Porto l’avranno posta ai loro genitori i quali, presumo, avranno avuto le stesse difficoltà dei genitori ebrei nel  rispondere ai propri figli.  Non è un paragone azzardato perché lo sgombero  che il ministro della paura ha ordito nei confronti degli immigrati della cittadina vicino a Roma è una vera e propria deportazione. Pubblico di seguito il comunicato stampa del Comune di Castel  nuovo di Porto del 22 gennaio scorso. Il documento è utile per capire come si fa a distruggere un processo di civile integrazione costruito con dedizione ed umanità  in pochi barbari minuti. Forse sarebbe ora di ribellarsi al grido di “BUONISTI UN CAZZO”




martedì 22 gennaio 2019

Cronache da un'ambulanza del 118

 Gruppo Sanità Potere al Popolo Lazio

Giovedì 22 gennaio 2019

Ancora si continua a dire da parte di questa Regione che hanno implementato gli Ospedali di periferia! Ecco ancora oggi la situazione al Gemelli e al San Filippo Neri, veramente da far dire si stava meglio quando si stava peggio, con le vecchie astanterie, dove almeno c'era un minimo di dignità della persona, con la divisione fra uomini e donne, con un posto letto, che tuttavia non veniva considerato tale, e non una barella stretta e scomoda dell'ambulanza! La nostra poi, non la puoi nemmeno lasciare incustodita , primo perché troppo alta e il paziente se si gira può cadere, secondo, perché se la abbassi per evitare il rischio di caduta, le ruote si bloccano, la barella non si muove più e il personale dell'ospedale non la sa manovrare. Grazie a chi ha ordinato questo tipo di barelle, sicuramente uno che non ha mai lavorato in ambulanza o forse uno che non ha mai lavorato, chissà! Insomma siamo ancora una volta bloccati, da un'ora circa. E dire che stamattina ho fatto il giro degli ospedali per non essere bloccata, arrivando persino all'Aurelia Hospital. Già, mi era andata fin troppo bene, ma non ha importanza la mia posizione, sono di turno fino alle 20:00, non è questo il problema, mi preoccupa invece vedere tutti i pazienti che necessitano di cure e che non trovando altro si rivolgono a noi del 118 e ai P.S.!

Diverse ambulanze bloccate

Sala Gialla

Sala gialla


S'intravede il punto di ristoro pieno dei parenti dei pazienti




NEOSCHIAVISMO FCA

Potere al Popolo Frosinone



L’Assemblea territoriale di Frosinone di Potere al Popolo esprime preoccupazione per il futuro dello stabilimento FCA di Piedimonte San Germano, vicino Cassino.

Alcuni dati rendono chiaro il quadro.

Nel 2017 erano stati assunti 830 lavoratori interinali per quattro mesi e quando Marchionne aveva promesso 1800 assunzioni, la possibilità di un contratto diverso per costoro era sembrata possibile.
Invece per 530 persone un laconico sms ha troncato ogni speranza: "Per il momento il tuo contratto cessa. Ci aggiorniamo per ulteriori novità".


Oggi lo stabilimento Fca di Piedimonte San Germano conta 4.100 dipendenti quando nel 2017 ne aveva 4300. Il turn over non esiste: chi va in pensione non viene sostituito. Il piano industriale rende l’analisi ancora più preoccupante.



A Cassino vengono prodotti l’Alfa Romeo Giulia, l’Alfa Romeo Stelvio e l’Alfa Romeo Giulietta. 
Il nuovo CEO Mike Manley durante la presentazione dei risultati finanziari del terzo trimestre del 2018, aveva confermato che per Alfa Romeo non erano previste novità nel 2019 mentre per gli altri modelli si sarebbero limitati ad un aggiornamenti degli interni.




Il 14 gennaio 2019 a Detroit le sue dichiarazioni sono apparse ancora più preoccupanti quando ha detto che il piano da 5 miliardi di investimenti previsto in Italia nel 2019-2021 «sarà rivisto» e quindi sarà rivisto anche il progetto di piena occupazione negli stabilimenti italiani entro il 2021, compreso lo stabilimento di Cassino.




A Cassino l’elettrificazione delle Alfa Romeo Giulia e Stelvio è pianificata per il 2019 e le produzioni non saranno nelle concessionarie prima del 2020, quando il mercato sarà già saturo.
Nel 2017 sempre a Cassino si è registrata una diminuzione della produzione del 26,7% e nella pianificazione industriale è prevista la produzione del D-SUV Maserati non prima del 2020.
Gli investimenti previsti per Cassino sono risibili e ininfluenti per il rilancio della produzione e dell’occupazione.



La sfida dell’auto ibrida e elettrica è fuori tempo.

I piani industriali preannunciati nelle stagioni precedenti non sono stati realizzati e quelli futuri saranno rivisti, con l’inevitabile conseguenza che l’occupazione a Cassino sarà sempre più a rischio.
I sindacati metalmeccanici della provincia di Frosinone hanno chiesto un Tavolo con il Governo che ha avuto un esito paradossale, a tratti ridicolo.



Il 18 gennaio si sono incontrati con il Sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon e con l’onorevole Francesca Gerardi, entrambi della Lega, i quali, di fronte alla preoccupazione manifestata dai sindacati, hanno minimizzato dicendo che si trattava di esagerazioni giornalistiche e che, siccome a loro non risultava, le dichiarazioni di Mike Manley di certo non erano vere.

I sindacalisti hanno esposto in che modo il nuovo intervento governativo inciderà negativamente su Cassino per favorire le case automobilistiche straniere, ma le risposte ricevute dai due leghisti hanno oscillato tra la derisione e il surreale, negando che si trattasse di un tavolo tecnico e derubricandolo ad un informale incontro conoscitivo.



La condizione degli operai addetti alla catena di montaggio è la seguente: lo stipendio è di circa 1.200 euro che può aumentare se si fanno i turni; i turni si articolano in questo modo: una settimana dalle 06,00 alle 14,00, una settimana dalle 14,00 alle 22,00, e una settimana dalle 22,00 alle 06,00; se lo stabilimento non è vicino a casa, un operaio si alza anche alle 4,30 per prendere servizio alle 6; la pausa mensa di 30 minuti non è più garantita e viene messa a fine turno, e, in tal modo l’operaio che si è alzato alle 4,30 potrà usufruirne solamente alle 14; le pause collettive invece hanno una regolamentazione sadica perché sono state ridotte e ridistribuite: si è passati da 40 minuti al giorno a 30, e i 30 minuti sono divisi in tre pause da 10 minuti; poiché lo stabilimento è molto esteso, per arrivare alla macchinetta del caffè dalla propria postazione, in media occorrono dai 5 ai 6 minuti e altrettanti per tornarvi dopo la pausa caffè, insomma un sistema pianificato per disincentivare le pause, in perfetta adesione al neo schiavismo del capitalismo contemporaneo.



Il salario non riesce a garantire nemmeno la sussistenza dell’operaio e la sua esistenza resta schiacciata dalla sola funzione produttiva, con la negazione persino del tempo di urinare.

Per lo stabilimento di Cassino la battaglia dei diritti sociali non può essere separata dalla battaglia ecologista e si potrebbe costruire una mobilitazione estesa che superi il ricatto per rimettere in discussione tutti gli assetti esistenti, sia i piani occupazionali che i piani industriali.
Non saranno i pentafascioleghisti ad essere capaci di tanto, e occorre riaprire la stagione delle mobilitazioni.



4.100 dipendenti sono una forza straordinaria, devono solo prenderne coscienza.

Se le vittorie regressive della proprietà della Fiat/FCA sono state il simbolo delle politiche regressive per l’intera nazione, potranno essere le mobilitazioni dei dipendenti ad essere il motore per invertire la rotta, non solo per Cassino, ma per l’Italia.
Potere al Popolo ne è consapevole e lo auspica.

video a cura di Luciano Granieri

domenica 20 gennaio 2019

MAIL-BOMBING GUARDIA COSTIERA ITALIANA

100 PERSONE STANNO MORENDO SOTTO I NOSTRI OCCHI. 
CHIEDIAMO ALLA GUARDIA COSTIERA DI INTERVENIRE IMMEDIATAMENTE.
NON ASSISTEREMO INERMI ALL'ENNESIMA STRAGE.

“AIUTATECI, PRESTO NON RIUSCIRO' PIU' A PARLARE PERCHE' STO CONGELANDO”
Nel Mar Mediterraneo, nel mare “nostrum”, in questi minuti, si sta rischiando un'altra tragedia, l'ennesima.
Un'imbarcazione a largo della Libia ha lanciato un allarme. A bordo ci sono 100 persone, tra cui 20 donne e 12 bambini, che stanno rischiando il congelamento.
Il governo maltese e quello italiano non stanno intervenendo, sostenendo che la guardia costiera libica ha la situazione sotto controllo e che sta per intervenire, ma non è così. Sono già passate tre ore da quando sono stati lanciate le prime drammatiche richieste di aiuto dall'imbarcazione.

CHIEDIAMO SUBITO ALLA GUARDIA COSTIERA ITALIANA DI INTERVENIRE.
NON POSSIAMO PERMETTERCI DI AVERE SULLA COSCIENZA 100 VITTIME, MENTRE LE OSSERVIAMO MORIRE SENZA FARE NULLA PER SALVARLE.

INVITIAMO TUTTE/I A MANDARE SUBITO UNA MAIL AGLI INDIRIZZI guardiacostiera@guardiacostiera.it e guardiacostiera@mit.gov.it CON IL SEGUENTE TESTO:
OGGETTO: 20 GENNAIO 2019 - RICHIESTA DI INTERVENTO IMMEDIATO PER ILSALVATAGGIO DI 100 VITE UMANE
TESTO: “Io sottoscritto, NOME+COGNOME, chiedo alla Guardia Costiera Italiana di rispondere ai principi di solidarietà delle persone di mare, e di intervenire subito per salvare le persone a bordo dell'imbarcazione che si trova a largo delle coste libiche.
La Guardia Costiera italiana ha sempre svolto in questi anni importanti operazioni di soccorso in mare portando in salvo migliaia di persone: oggi non può restare a guardare la morte in diretta senza intervenire. 
Non siate complici di questo delitto.

NOME+COGNOME”