Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

venerdì 1 marzo 2019

Sanità: nove proposte per abbattere i tempi d'attesa



Cittadinanzattiva della Provincia di Frosinone e Cittadinanzattiva TDM di Frosinone ribadiscono l’urgente necessità di avere la disponibilità di tutti i dati richiesti con lettera del 24 ottobre 2018 . Richiesta ribadita nel corso delle riunioni dell'Osservatorio per il governo delle liste d'attesa della Asl ad oggi rimasta inevasa. In particolare si richiede:
1) I dati del CUP afferenti le richieste di esame diagnostici per immagini e visite specialistiche nell’ultimo triennio (2016-2018) alfine di determinare il futuro fabbisogno annuo della popolazione; 
2) I dati sulle patologie croniche e la loro incidenza nella gestione delle liste;
3) Il carico di lavoro annuo svolto dagli ambulatori delle strutture sanitarie pubbliche ed il costo complessivo e delle singole prestazioni;
4) Le convenzioni con gli Enti sanitari privati accreditati, il carico di lavoro da essi svolto e il costo complessivo annuo e delle singole prestazioni;
5) I carico di lavoro svolto dalle strutture sanitarie pubbliche, ospedaliere e territoriali afferenti alle visite diagnostiche per immagini: ecografie-Rx-tac.Rmn;
6) I dati relativi alla differenza tra le visite prenotate e le visite realmente effettuate;
7) I dati e il costo riguardanti le visite specialistiche e la diagnostica per immagine, effettuate fuori provincia e fuori Regione presso strutture sanitarie pubbliche e Enti privati accreditati.
Gli scriventi ribadiscono, inoltre, che è difficile comprendere il perché sia così difficile conoscere questi dati, rilevabili agevolmente dal sistema SIAS, in dotazione ad ogni ASL.
 Nonostante tali carenze che non permettono un esame serio ed approfondito del governo delle liste di attesa e del fabbisogno della popolazione in tale ambito, gli scriventi avanzano le seguenti proposte per l’abbattimento delle liste di attesa:
1. Personale sanitario: è necessario attivare tutte le procedure per l’immissione in servizio di un numero di operatori sanitari sufficiente a garantire le attività di diagnosi e cura. Altrimenti tutte le proposte si scontreranno con l’insufficienza dovuta alla situazione decennale del blocco turno over. In particolare si rileva come l’assunzione di medici specialisti sia un obiettivo funzionale a qualsiasi operazione di abbattimento e governo delle liste di attesa;
2. Attività intramoenia: tale attività deve essere costantemente monitorata e eventualmente bloccata se le prestazioni prenotate, presso il CUP, non siano erogate entro i termini stabiliti dalla legge . L’incidenza di tale attività deve essere facilmente e quotidianamente rilevabile dai cittadini attraverso i siti delle Asl.
3. Informazione ai cittadini: va attivata una procedura di corretta informazione sui percorsi di accesso, sui codici prescrittivi (U, B; D, P) con relative campagne informative da divulgare presso tutti gli studi dei medici di famiglia, dei pediatri di libera scelta, le strutture sanitarie pubbliche e private, i siti aziendali, della regione, dei comuni e presso le associazioni di volontariato impegnate nel settore sanitario, al fine di rendere edotti i cittadini dei corretti percorsi. E’ necessario, inoltre, mettere a disposizione dei cittadini la modulistica relativa alla possibilità di accedere a servizi sanitari pagando solo il ticket, nel caso in cui le prestazioni superino i tempi massimi previsti, in base quanto deliberato dal decreto legislativo 29 aprile 1998 n.12. Sulla base dell’analisi delle richieste le ASL e le Az. Osp, e in alternativa la Regione, dispongono controlli specifici e mirati, su quelle aree e prestazioni che risultano non adeguate al fine di migliorare la capacità di accesso dei cittadini entro i limiti previsti dalle leggi;
4. Ampliamento orari degli ambulatori e dei luoghi dove effettuare visite e esami diagnostici: tale azione deve diventare la normale attività del servizio sanitario regionale e non una situazione “una tantum”.
5. Patologie croniche: per le persone affette da patologie croniche , così come prevede il DCA 110, vi deve essere la reale presa in carico e la gestione diretta da parte del servizio sanitario. Le visite ed i controlli sanitari necessari per ciascun paziente, devono essere annualmente programmati dalla Asl e trasmessi ai diretti interessati all’inizio di ogni anno, in modo da non accedere mai al servizio CUP e RECUP.
6.  Accesso alle agende da parte dei medici prescrittori: si chiede di strutturare il servizio di accesso ai servizi diagnostici e terapeutici direttamente tramite gli operatori prescrittori, senza che i cittadini passino dal RECUP, per le prescrizioni con priorità U, B e D. Mentre per le P il cittadino contatterà il sistema RECUP. Ciò significa che il servizio sanitario regionale deve avere necessariamente tutte le agende, pubbliche e private accreditate, immediatamente disponibili anche per i medici prescrittori alfine di metterli in condizione di prenotare direttamente la prestazione sanitaria al momento della prescrizione.
7. Sanzioni: Nel caso di inottemperanza dei tempi massimi devono essere previste sanzioni di tipo economico verso i responsabili di ogni livello e, nei casi più gravi, la immediata rimozione dall’incarico. Il controllo primario spetta al Direttore Generale della ASL. Si chiede, altresì, che l’ Osservatorio aziendale si riunisca obbligatoriamente ogni mese per verificare il corretto andamento della gestione e per portare soluzioni alle criticità rilevate. La presenza di rappresentanti delle organizzazioni di tutela dei diritti dei cittadini nell’Osservatorio aziendale per il governo delle liste di attesa è obbligatoria.
8.Informazioni sul raggiungimento degli obiettivi: obbligo di fornire e comunicare da parte delle Asl e delle Az. Osp., anche attraverso i siti istituzionali, tutte le informazioni relative al raggiungimento o meno degli obiettivi di governo delle liste di attesa.
9 .CUP decentrato: al fine di evitare disagi e spese ai cittadini si propone di decentrare l’attività di prenotazione CUP e RECUP, presso le sedi di ogni Comune. Tale decentramento potrebbe essere attivato attraverso la stipula di una convenzione o Protocollo d’intesa tra Comuni e Regioni, oppure tra Comuni e Asl.

Francesco Notarcola, Luciano Granieri


giovedì 28 febbraio 2019

Prima gli italiani, canta che ti passa.

Luciano Granieri



Apprendendo della proposta di legge leghista per la  quale si vorrebbe imporre  alle emittenti radiofoniche nazionali e private di riservare almeno un terzo della programmazione   giornaliera alla trasmissione di brani  italiani, credevo di trovarmi di  fronte alle solite scempiaggini di stampo fascio-razzista  della serie “prima gli italiani”. Ma la posizione a favore di questa proposta da parte di Giulio Rapetti, in arte Mogol, oggi presidente della Siae, mi ha spinto a prendere la cosa con un minimo di serietà. 

Mogol in una sua lettera ai propri  associati, sottolinea come la proposta leghista consentirebbe di aumentare gli introiti a favore di musicisti e autori nostrani  sostenendo l’industria culturale italiana e chi ci lavora. In Francia, sottolinea Rapetti,  le emittenti radiofoniche sono obbligate a mandare il 40% di pezzi francesi nella programmazione musicale quotidiana.  Questa prima motivazione è chiaramente orientata a favorire  un maggior guadagno grazie ad una commercializzazione  spinta dovuta ai maggiori passaggi in radio.  E’ la  classica storia del profitto che, secondo la corrente litania, deve favorire gli “Italiani”. 

La discussione sulla commerciabilità di un brano va avanti da tempi immemori. E’ chiaro che un musicista fa musica per venderla, diverso è l’autore che nel comporre si fa condizionare  dalle richieste del mercato, ma questa è un’altra storia. A mio parere    un brano di qualità dovrebbe avere automaticamente successo indipendentemente dai passaggi radiofonici giornalieri e dalla campagna di marketing che gli gira intorno, ma questa è una mia idea romantica ormai sorpassata. 

Abbastanza sconcertante è la seconda affermazione di Mogol, quando esorta  a supportare l’iniziativa “affinchè si affermi il principio che la musica italiana fa parte del nostro patrimonio culturale”Già ma qual’è la musica italiana  che fa parte del nostro patrimonio culturale?  Il melodramma  dell’800, Verdi, Puccini, Rossini, Bellini Donizetti. Oppure  la canzone napoletana di Salvatore Di Giacomo,  Eduardo di Capua, o ancora il patrimonio della musica popolare dalla pizzica, alla tarantella, alla ballarella. Dunque per difendere la cultura musicale italiana  ogni due brani stranieri bisognerebbe  mandare in onda O’ Sole Mio, piuttosto che Nessun Dorma, Nabucco o Funiculì Funiculà. Questa è la musica  italiana che fa parte del nostro patrimonio culturale. 

Ma se consideriamo i brani dell’ultimo festival di Sanremo (festival della canzone italiana, appunto) scopriamo che buona parte di essi sono dei rap, non propriamente un’espressione musicale del patrimonio culturale italiano, anzi. Il rap viene direttamente dai ghetti delle grandi città americane è  la musica  di protesta dei neri di Harlem, di gente povera e nera , non sarà un po’ troppo per i leghisti impegnati a difendere il patrimonio musicale italiano? Il resto delle canzoni è  basato sulla musica POP che affonda le sue radici nel  rock, il quale, a sua volta, viene dritto dritto dal blues, altra espressione afroamericana  inventata addirittura dagli schiavi neri quando ancora stavano in Africa!  

Di quale patrimonio culturale italiano si va cianciando allora? La verità è che la musica non ha confini è pura espressione creativa del tutto refrattaria ad essere confinata in recinti predefiniti, non ha bisogno di passaporto e nessuna frontiera la può fermare.  Una stupidata del genere è comprensibile se rimane una boutade dei barbari leghisti, ma che essa venga fatta propria da Mogol, lascia interdetti.

La musica POP italiana   suonata a Sanremo, e non solo, viene da qui. Leghista guarda e impara!!!

martedì 26 febbraio 2019

SSN e autonomia regionale


Mariano Mij, Potere al Popolo Imperia
Simonetta Astigiano, Potere al Popolo Genova

foto da Contrpiano.org



Sono tre le Regioni che, sulla base dell’articolo 116 della Costituzione, hanno chiesto più autonomia e la competenza esclusiva su alcune materie, tra cui la sanità, si tratta di Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna, le regioni “ricche” d’Italia. Le richieste vanno dalla possibilità di superare il tetto di spesa per il personale sanitario all’autonomia organizzativa e legislativa sui percorsi di specializzazione medica, dalla gestione dei ticket sanitari a quella delle politiche sui farmaci, dall’organizzazione dell’offerta ospedaliera e territoriale all’edilizia sanitaria, fino alle modalità di erogazione dei livelli essenziali di assistenza (LEA). E’ evidente che l’accoglimento di tali proposte metterebbe la parola fine all’idea stessa di un Sistema Sanitario Nazionale (SSN) basato su quei principi di uniformità, e universalità delle cure, conquistati con anni di lotte e riconosciuti con la riforma del 23 dicembre 1978 (legge 883). Inoltre, il regionalismo differenziato e le maggiori autonomie richieste nell’ambito della tutela della salute, rischiano di legittimare normativamente il divario tra Nord e Sud, violando il principio costituzionale di uguaglianza dei cittadini. Lo scenario futuro potrebbe essere quello di tre regioni che, partendo da standard sanitari di qualità, contando su una importante parte di servizi privati-convenzionati, e potendo investire di più in sanità, richiamerebbero pazienti da ogni parte del paese, in particolare dal sud, alimentando un mercato della salute che svuoterebbe sempre più i servizi delle altre regioni pesando sulle fasce più deboli della popolazione.

Così, dopo numerosi passi indietro attuati da governi di centrosinistra come di centrodestra (ricordiamo la legge 502/92 del governo Amato), ora il #governodelcambiamento promette di smantellare ciò che resta di quella riforma che, istituendo il SSN, permise di migliorare sensibilmente lo stato di salute della popolazione portando l’Italia tra i primi paesi al mondo per qualità di cure ed aspettativa di vita.

E’ singolare poi che nessuna delle Regioni del nord, che pure soffrono di gravissimi problemi di inquinamento, si preoccupi di chiedere, ad esempio, di poter operare in maniera più efficace per mettere in campo una seria prevenzione primaria e dei monitoraggi efficaci sullo stato di salute delle popolazioni, attività queste che dovrebbero sì essere territoriali e modulate in base alle esigenze locali.


Siamo quindi fermamente contrari all’accoglimento di richieste così pericolose che, oltre a minare ulteriormente l’uniformità di erogazione delle cure, che dovrebbe essere garantita dal Ministero della Salute (che peraltro finirebbe per diventare inutile), negano quei principi di solidarietà e di reciproco aiuto che dovrebbero essere alla base di uno stato che sia unito ed abbia veramente a cuore il benessere dei propri abitanti. Stupisce non poco che partiti nazionalisti come Lega e Fratelli d’Italia siano così inclini ad attuare politiche che minano il concetto stesso di nazione a favore di una frammentazione che rinchiuderà sempre più le persone in un regionalismo egoista ed insensato.

Noi abbiamo un’idea diversa, noi pensiamo che la salute sia un bene primario dell’uomo non assoggettabile alle esigenze del PIL, soprattutto se regionale; pensiamo che la difesa della salute debba essere al centro di tutte le decisioni politiche di uno stato unito e solidale, capace di garantire i diritti fondamentali a tutti i propri abitanti, indipendentemente dalla loro collocazione geografica.
Se, come pensiamo, di una riforma sanitaria abbiamo bisogno, questa deve essere tesa a recuperare lo spirito della riforma del ’78, a separare nettamente la sanità privata da quella pubblica, a garantire l’uniformità dell’assistenza su tutto il territorio nazionale. Per questo serve uno stato che sulla sanità mantenga il potere e la capacità di controllo e verifica, lasciando alle Regioni il solo compito di valutare i bisogni di salute dei propri abitanti per organizzare al meglio i servizi sul proprio territorio

domenica 24 febbraio 2019

Organizziamo in tutto il mondo un grande sciopero generale per i diritti delle donne

                          Verso l'8 marzo

Lit-Quarta Internazionale


 
Quest'anno, l’8 marzo rappresenterà ancora di più l’occasione di una lotta di massa per i diritti delle lavoratrici, delle giovani e delle bambine.
Come Lit-Quarta Internazionale ci adopereremo per costruire lo sciopero per quella giornata e promuoveremo ogni iniziativa affinché riesca in ognuno dei Paesi in cui siamo presenti.
Al di là di quello che raccontano l’Onu e i capitalisti, che vogliono vendere rose e cioccolatini, l'8 marzo trae origine dalla lotta rivoluzionaria delle lavoratrici. Questa data, dichiarata Giornata Internazionale della Donna Lavoratrice, nasce in primo luogo come movimento di base delle donne immigrate che lavoravano nelle fabbriche tessili di New York, che organizzavano scioperi e azioni di massa per migliorare le loro condizioni di lavoro e ottenere il diritto alla rappresentanza sindacale.
Nel 1910 la Conferenza Internazionale delle Donne Socialiste, propose la data dell’8 marzo come giornata mondiale di lotta di tutta la classe operaia per i propri diritti e allo stesso modo per la liberazione dall’oppressione e dallo sfruttamento delle donne lavoratrici. In ogni caso questa data non divenne realmente internazionale fino a che le operaie tessili di San Pietroburgo diedero inizio, con il proprio sciopero, alla rivoluzione operaia del 1917, che dalla Russia impatterà su tutto il pianeta.
Il metodo dello sciopero dell'8 marzo, come strumento per la lotta della classe operaia, è qualcosa che abbiamo conquistato ed è essenziale rafforzarlo. Non vogliamo che quel giorno i governi concedano un giorno di riposo nella pubblica amministrazione, né vogliamo solo una paralisi al femminile. Al contrario, vogliamo andare in tutti i nostri posti di lavoro, sindacati e quartieri in modo che l'intera classe lavoratrice sostenga le necessarie rivendicazioni delle donne.
Noi saremo alla testa della lotta, con i nostri slogan, le nostre rivendicazioni più urgenti e decideremo come riempire le piazze quel giorno. Però non vogliamo che le fabbriche, le scuole, i negozi e ogni attività, producano senza di noi. Noi chiediamo che tutto venga paralizzato!
Chiediamo che i sindacati e le centrali operaie dirette dalle diverse burocrazie, smettano di metterci da parte e riprendano questa lotta, chiedendo scioperi generali l'8 marzo per i diritti delle donne. Vogliamo collegare ognuna delle lotte quotidiane a questa lotta, per iniziare a unificare le nostre rivendicazioni con quelle dell'intera classe lavoratrice.
La nostra lotta non deve limitarsi a fronteggiare un presunto «fascismo emergente», ma deve contrastare tutte le politiche di fame e sottomissione applicate dai diversi governi imperialisti e non, siano essi di destra, di estrema destra, o quelli che si definiscono «di sinistra».
Il nostro grido e la nostra lotta è perché tutti i governi la smettano di favorire le grandi multinazionali e per liberarci dalla sottomissione che ci impongono costringendoci a lavorare fino alla morte come dimostrano, ad esempio, con le contro-riforme della sicurezza sociale che promuovono in tutto il mondo o con la disumanità a cui costringono i migranti nel Mediterraneo o negli Stati Uniti. Affronteremo quei governi che reprimono e perseguitano chi lotta per esigere la libertà immediata dei detenuti e delle detenute politiche.
Alla richiesta di parità di retribuzione, prolungamento del congedo di maternità, asili nido presso i luoghi di lavoro, orari flessibili per le madri, autodifesa operaia contro le molestie, lavoro legale e non schiavistico per quelli di colore, migranti e indigeni, si aggiungerà la rivendicazione della quota trans-lavoro e dei servizi pubblici di qualità.
Rivendichiamo il nostro diritto alla vita richiedendo politiche di prevenzione contro la violenza sessista, chiedendo la punizione per gli stupratori, i molestatori e gli autori di femminicidi. Pretendiamo la fine dei crimini d'odio contro omosessuali, lesbiche, transgender e travestiti.
Ci alziamo in piedi per chiedere il nostro diritto a decidere il momento della maternità e non essere madri se non lo vogliamo, aggiungendo alla richiesta di aborto legale, sicuro e libero, la necessità di avere politiche e investimenti che proteggano la maternità e l’infanzia, per garantire il diritto alla semplice adozione alle donne non fertili.
Vogliamo che le giovani siano libere di camminare per le strade, che non vengano più sequestrate, violentate e precarizzate con lavoro da schiave. Rivendichiamo il diritto all'istruzione e chiediamo che tutte le chiese siano separate dagli Stati.
Riempiremo le strade quel giorno e insieme combatteremo per un mondo senza sfruttamento o oppressione. La lotta per la nostra emancipazione sarà completamente terminata solo quando elimineremo lo sfruttamento, ecco perché la nostra lotta fa parte della lotta della classe operaia nel suo insieme. Dobbiamo combattere il maschilismo all’interno della nostra classe e incorporare le donne in tutte le battaglie dei lavoratori.
La Lit-Quarta Internazionale sarà in prima linea in questa lotta e faremo ogni sforzo per la sua preparazione, perché oltre ad essere un diritto umano di prim’ordine, la lotta per la liberazione delle donne è parte della nostra lotta quotidiana per la costruzione di un mondo socialista dove, come diceva Rosa Luxemburg, «saremo socialmente uguali, umanamente diversi e totalmente liberi».
 

sabato 23 febbraio 2019

Potere al Popolo e lo shock del debito pubblico

Assemblea Territoriale di Potere al Popolo Frosinone





Giovedì scorso, 21 febbraio l’assemblea territoriale di Potere al Popolo ha   organizzato a Ceprano  un incontro dal titolo “aboliamo il debito pubblico”. Il convegno è stato indetto per smascherare le reali finalità delle politiche fondate sul debito vera arma d’imposizione del verbo neoliberista. Hanno partecipato, Marco Bersani di Attac Italia, uno dei principali animatori,  con la sua associazione, del referendum sull’acqua pubblica del 2011, nonché  profondo conoscitore e divulgatore del tema  “debito”attraverso articoli di giornali e pubblicazioni  fra cui  “Dacci oggi il nostro debito quotidiano” pubblicato da Drive Approdi;  Giorgio Cremaschi portavoce nazionale di Potere al Popolo;  Carla Corsetti segretario nazionale di Democrazia Atea e membro del consiglio nazionale di Potere al Popolo;  e il sottoscritto dell’assemblea territoriale di PaP in qualità di moderatore. Hanno contribuito alla discussione altri interventi, tra cui quello della D.ssa Elisabetta Canitano del coordinamento nazionale di Pap; di  Luigi Sorge del Partito Comunista dei Lavoratori e  di Severo Lutrario . Contributi utili    ad animare un dibattito estremamente proficuo.  In particolare l’acquisita e rafforzata consapevolezza   da parte dei convenuti   che, disarmare  l’ordigno letale   del debito, vero e proprio shock usato dall’ultraliberismo per imporre le proprie ricette affamatrici del popolo, è una operazione ineluttabile per assicurare il successo di ogni conflitto sociale.

Di seguito, prima dei video dei relatori, proponiamo alcune riflessioni.

 Ci sono dei concetti logicamente dimostrabili che con il passare del tempo, chissà perché , diventano atti di fede. Si trasformano cioè in postulati non più confutabili . Uno fra questi è il concetto di debito riferito agli Stati e  alle singole comunità. Il debito pubblico   è un’ineluttabile piaga biblica, una sorta di invasione della cavallette  inviata da una strana  divinità, il Dio Mercato,  contro quei Paesi che hanno sperperato i propri denari  assicurando sanità, scuola, e servizi pubblici. Elementi   necessari a rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana .  Oppure hanno consentito agli anziani di godersi una pensione decente in grado di sopportare al meglio le angherie del tempo.  Il Dio mercato, appunto, altra entità assurta a trascendenza divina. Guai ad indispettire questo Dio che si deprime ed emette sentenze di sciagura se le piazze finanziarie  vanno in ribasso, e si esalta se l’indice Ftse Mib cresce, se  azioni, bond, derivati finanziari, diventano ipertrofici  alimentandosi dei profitti dell’economia reale, quella cioè che consente a tutti noi di condurre una vita decente. 

Ecco vorremmo  proferire qualche irriverente bestemmia contro questo Dio e la piaga del debito che egli ci ha inviato .  Il debito pubblico italiano al 2018 era di 2.317 miliardi di euro, il che comporta un costo per interessi di circa 60 miliardi di euro, più o meno all’anno. E’ possibile che tutti questi buffi siano stati  causati da uno stato sociale così magnanimo versi i suoi cittadini? Se fosse cosi vivremmo  tutti con un reddito di cittadinanza  almeno di 1.500 euro, avremmo di fatto  sconfitto  la povertà. Invece emerge che all’aumentare del  debito sono aumentate le diseguaglianze e il numero di persone in difficoltà economica . 

Dunque il postulato non solo è confutabile ma è anche fallace e truffaldino. Emerge infatti che   dal 1992 ad oggi, eccetto il  2009 e il 2010 i bilanci dello Stato hanno chiuso sempre in avanzo primario, ossia le  entrate fiscali hanno superato le spese per servizi ai cittadini .  Il nostro Paese vanta il  record mondiale di avanzi primari ottenuti per ben 26 anni. Nessuno Stato è riuscito a massacrare per così tanto tempo i propri cittadini come il nostro, privandoli anno per anno di tutti i diritti sanciti dalla costituzione, al contrario, sommergendoli di tributi, quasi totalmente  pagati dal lavoro dipendente.  

Dunque il debito è costituito SOLO  dalla spesa per interessi. Ma allora se per 26 anni ci hanno massacrato come si è prodotto questo enorme buco? La responsabilità è proprio del Dio mercato che, prima attraverso attacchi speculativi affama il presunto peccatore, e poi esige da lui l’espiazione. 

Nel 1992, ad esempio,  la svalutazione della lira determinata da un attacco speculativo allo SME,  provocò il saccheggio di beni pubblici  e servizi pubblici da parte dei potentati finanziaria . Non solo ,per  la pressione del Dio Mercato  gli interessi sui titoli di Stato salirono in modo esponenziale aggravando l’entità del debito.  

Poi iniziò la litania di Maastricht, quando a tutti i costi bisognava aderire al progetto unificatrice dell’Europa del tutto asservita al Dio mercato, è da lì che nacque l’obbligo di rispettare il rapporto deficit/pil al 3% per entrare nell’agognato ed  esclusivo club. Oggi  parlare di Unione  Europea è un non senso. Ci troviamo davanti ad una grossa area di mercato definita  dall’ euro, dove 19 economie diverse si scannano fra di loro,  dove i cittadini più deboli , saranno sempre più deboli e più numerosi, mentre i  più ricchi saranno sempre più ricchi e più rari. 

Negli anni della crisi finanziaria globale, 2007-2009  alcuni  Stati europei, fra cui l’Italia, s’indebitarono acquisendo prodotti in cui all’interno c’erano di titoli tossici superspeculativi, sgravando così le banche d’affari dell’immondizia finanziaria generata dalla speculazione. 

Infine  arriviamo al 2011, quando  un ulteriore attacco speculativo, non più arginabile con politiche di difesa  monetaria (siamo nell’euro), aveva portato il differenziale del tasso d’interesse con i bund tedeschi a 500 punti base   aumentando notevolmente il debito per interessi. 

Queste dinamiche non hanno fatto altro che alimentare a dismisura i profitti delle multinazionali della finanza e delle banche d’affari per un importo pari nel 2017 a 467.279 miliardi. Dunque se il colpevole è il Dio Mercato   perché dovremmo essere noi a  pagare ? 

Ad esso aggiungiamo che le politiche adottate dai governi, passati e presenti, tese a favorire grandi aziende e multinazionali  , hanno realizzato una drastica diminuzione della progressività fiscale producendo una riduzione di entrate tributarie a carico dei più ricchi  calcolata dal 1974 ad oggi in 146 miliardi.  L’emissione di ulteriore titoli  a  compensazione di tale ammanco  ha portato un aumento del debito per altri 295 miliardi di euro. 

La domanda che poniamo è la seguente. Perché in nome del pagamento di un debito prodotto dalla speculazione finanziaria e dalle agevolazione concesse a ricchi e multi nazionali noi dovremmo  sopportare gli enormi ostacoli che impediscono  il pieno sviluppo della persona umana?

I video sono di Giuseppe Guerrera

Luciano Granieri



Carla Corsetti



Marco Bersani




Giorgio Cremaschi

martedì 19 febbraio 2019

La ballarella ciociara al centro della World Music

Luciano Granieri




Venticinque  anni di Banditaliana, ovvero 25  anni di Riccardo Tesi,  organettista pistoiese, insieme ai suoi amici, il chitarrista Maurizio Geri, il sassofonista  Claudio Carboni, il percussionista  Ettore Bonafè sostituito poi dal 2010 da  Gigi Biolcati.

 Intorno a loro una straordinaria lista di musicisti provenienti da diverse nazioni e linguaggi musicali  che hanno contribuito alla reale costruzione di una musica del mondo, senza confini e barriere.  Tutto tenuto insieme da una ricerca compositiva etno-musicale e da una maestria tecnica straordinaria. 

Feconda  la contaminazione con la  musica occitana del  mandolinista francese Patrck Vaillant - fondatore dei  “Manodoline Liberation Front” una sorta di gilet gialli, che rivendicano   libertà espressiva  e giustizia sociale a colpi di arpeggi di mandolino -  il quale,insieme a Tesi, con il jazzista italiano Gianluigi  Trovesi, ha dato vita ad una straordinaria miscellanea di jazz- folk e pop. 

Oppure la  collaborazione con Paolo Fresu, altro gigante del jazz mondiale , o con Mauro Pagani. Insomma il linguaggio musicale dell’organettista pistoiese, e del suo gruppo, è il classico esempio di come la musica popolare, e non solo, non abbia confini e  nessuna barriera  politico-culturale la potrà ghettizzare . 

Non solo composizioni originali, viaggi nella musica popolare europea e mondiale, ma anche memoria come elemento fondante delle proprie radici  di resistenza   ,  unificate,  condivise  e costruite     sull’antifascismo . Il riallestimento del primo spettacolo folk italiano “Bella Ciao” basato su questi valori unificanti ne è una testimonianza indicativa .

 Per non parlare dell’esaltazione dello spirito matriarcale racchiuso nei brani dell’ultimo CD “Argento” : “Donna Tita, GinaGina e Donna Guerriera”  affidate alle voci di  Elena Ledda, Lucilla Galeazzi,  Ginevra Di Marco e Luisa  Cottifigli .   Lo sappiamo che questi valori sono oggi desueti,  affogati in un  coacervo di crudeltà e cattiveria alimentato dalla peggiore deriva fascista razzista e maschilista aizzata  dalla Lega e dai suoi supini burattini penta stellati. Ma  l’esistenza stessa di un gruppo come Banditaliana che cerca di racchiudere in un abbraccio ideale la musica popolare di tutto il mondo è un fatto politico assolutamente rilevante. 

E ancora più rilevante, nonché fonte di soddisfazione per un  ciociaro come il sottoscritto, è il fatto che nell’ultimo CD “Argento” uscito per la Visage Music, registrato, come detto, per festeggiare i  25 anni del gruppo, figuri un brano dedicato alla Ciociaria. Fra l’appennino  pistoiese, e la Francia occitana, fra l’Australia e il Giappone , fra il  jazz e il  manouche, fra la  tarantella napoletana e la  pizzica, trova un posto preminente la ballarella ciociara, segno di un’espressione culturale e musicale rilevante della nostra terra. 

Il fatto che Roberto Tesi e Banditaliana abbiano inserito la ballarella nel novero delle espressioni musicali più significative mi rende orgoglioso di essere ciociaro. Ma attenzione non è l’orgoglio di una stupida appartenenza ad una presunta  schiatta superiore  la cui purezza è  da difendere, e da esibire negli stadi di calcio, ma è l’orgoglio di far parte di un popolo che nella sua storia ha mostrato un bagaglio artistico e culturale straordinario, fonte di stratificazioni culturali che partono  dai Volsci. Una dote da mettere a confronto e condividere  con altre espressioni culturali. 

E il brano "Ciociaria" di Riccardo Tesi e Banditaliana, si basa esattamente  su contaminazioni e riletture personali . S’incardina  sulle fondamenta armonico ritmiche tipiche della ballarella ciociara, ma si espande in atmosfere che rasentano il rock ed il funky. 

 Di seguito al brano Ciociaria di Riccardo Tesi pubblico una ballarella originale  eseguita dal gruppo i Bikolk di Veroli del mio amico Dine Dell’Unto.  Spero che così si possa apprezzare  al meglio la rielaborazione di Riccardo Tesi. E la forza espressiva della  ballarella ciociara. 
Buon Ascolto.


Aboliamo il debito pubblico



Aboliamo il debito pubblico” è il convegno che l’assemblea di Potere al Popolo della Provincia di Frosinone ha organizzato a Ceprano giovedì 21 febbraio a partire della ore 18,00 presso la Sala consiliare Sandro Pertini in Via Vittorio Alfieri.  Parteciperanno Marco Bersani dell’associazione Attac Italia, Giorgio Cremaschi Portavoce nazionale di potere al Popolo, Carla Corsetti, segretario nazionale di Democrazia Atea e membro del Coordinamento Nazionale di Potere al Popolo, presenterà Luciano Granieri dell’assemblea territoriale della Provincia di Frosinone di Potere al Popolo. Il tema del debito pubblico è alla base della negazione delle politiche sociali che i potentati finanziari impongono agli Stati. Da cosa dipenda l’aumento del debito pubblico italiano, come e perché lievitano gli interessi, in che modo la speculazione finanziaria è responsabile, come tutto questo incide sui risparmi e sulla vita delle persone, quali soluzioni e come sottrarsi all’ingiustizia del debito, saranno questi i temi affrontati nel convegno. Un punto di vista diverso dalla narrazione comune. Una prospettiva di soluzione possibile che smaschera la narrazione prevalente.

Frosinone, 19/02/2019

Assemblea territoriale di Potere al Popolo Frosinone.