Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

lunedì 29 luglio 2019

Aggressione fascista a Frosinone: quando l'indifferenza libera l'odio

Luciano Granieri




Sdegno e rabbia sta suscitando sui social media, sia a  livello  locale che nazionale,  la notizia dell’aggressione subita da un ricercatore universitario, Francesco,  ad opera  di picchiatori  dell’estrema destra avvenuta a Frosinone  durante un concerto di beneficenza. La colpa di Francesco era quella di avere indosso  la maglietta del Cinema America . Gli squadristi , emuli delle gesta dei loro camerati di  Roma scagliatisi   qualche settimana fa contro altri due ragazzi che indossavano la stessa maglietta, hanno pensato bene di dimostrare che anche a Frosinone certe manifestazioni di convivenza democratica e di solidarietà non sono gradite e vanno punite. Francesco   si è ritrovato con la maglietta stracciata e gli occhiali rotti. 

In realtà l’aggressione  è solo uno, anche se grave, di una serie di atti che  testimoniano come  la marea nera stia montando anche a Frosinone.  Un compagno  aveva solo provato  ad  alzare  il pugno in cielo (gesto permesso dalla Costituzione, mi pare) e si è trovato circondato da squadristelli minacciosi, dispersi grazie all’aiuto della vigilanza.

 Con mia moglie,  Maria Lucia ci siamo visti fermare , presso il Parco del Matusa, da tre ragazzi i quali ci hanno chiesto di fargli una foto con il loro cellulare, abbiamo accettato senza problemi.  Ma dopo essersi messi in  posa questi hanno srotolato una bandiera con la croce celtica. Gli abbiamo riconsegnato il telefonino dicendo che la foto se la potevano fare da soli. Ci hanno apostrofato chiamandoci zecche di merda, ma per fortuna non ci hanno aggredito, forse perché  c’era troppa gente intorno.  Resta il fatto  che  nel tornare a casa una certa preoccupazione per eventuali ritorsioni l’abbiamo avuta.

 Le farneticazioni razziste del  ministro dell’interno  -l’amministrazione comunale cittadina pienamente allineata  a Matteo Salvini , grazie  ad una giunta comunale  sodale al   Carroccio ed un neo consigliere  che, qualche anno fa, invocava il manganello e l’olio di ricino per reprimere una protesta di lavoratori licenziati  - stanno dando la stura alle peggiori pulsioni fasciste e razziste, già presenti in città ma in qualche modo limitate da una sorta di pudore nel manifestarle.

 Tutto ciò, purtroppo, non è che la inevitabile conseguenza dell’indifferenza e l’insofferenza verso chi come noi,  già dal  2010, ammoniva contro il pericolo fascista che si stava materializzando in città con l’apertura di una sede di Casapound. Indifferenza: “ma chi sene frega di quattro ragazzotti un po’ esuberanti capaci solo di fare un po’ di casino senza fare  male a nessuno ” così venivamo apostrofati quando parlavamo dei fascisti del terzo millennio. Insofferenza: “tutti hanno il diritto di esprimere la propria opinione, anche chi non la pensa come voi, anzi non ci rompete le scatole con queste stupidaggini i problemi di Frosinone sono altri non la solita diatriba fra fascisti e comunisti” Ciò è quanto affermavano anche esponenti politici cittadini di peso  quando provammo  a lottare contro “l’incistamento” a Frosinone di Casapound.

 Oggi quei ragazzotti considerati innocui  ce li troviamo fianco a fianco in ogni tipo di manifestazione pubblica cittadina. Sono li pronti a riversare il loro odio inculcato da cattivi maestri che ahimè stanno governano, non solo il Paese, ma anche la città, contro chi  si azzarda a difendere i migranti  o a proferire una minima parola di solidarietà  .  La Costituzione  non sanno  neanche cosa sia, la convivenza democratica  è stata stracciata e buttata nel cesso, i tagli ai servizi sociali, operati anche dal comune frusinate leghista, sono il frutto dell’invasione dei neri che vengono a rubare il lavoro, e non il risultato di una politica che, per procedere indisturbata nella tutela degli interessi del capitale finanziario, alimenta la guerra  dei penultimi contro gli ultimi.

 Dunque l’indifferenza di allora ha sdoganato l’odio di oggi  , ha liberato le peggiori pulsioni fasciste e razziste. Oggi resta difficile fermare una deriva che poteva essere bloccata dieci anni fa. Ma ciò non deve giustificare arretramenti o desistenze di fronte alla minaccia fascista. Il fascismo non è un’idea è un crimine, questo va ribadito con ancora più forza a partire dalla nostra città.

 Frosinone è antifascista, questo deve essere chiaro a tutti a cominciare dal sindaco , dalla  sua giunta e dai consiglieri di maggioranza, qualcuno dei quali invoca manganello e olio di ricino per reprimere il dissenso. Chiarire questo concetto è compito di tutti, donne, uomini, associazioni, movimenti  di questa  città e provincia che considerano la Costituzione elemento fondante del vivere democratico. Persone chiamate ad unirsi ed organizzarsi per combattere e scacciare una marea nera e pesante che sta degradando ogni principio di convivenza civile. E’ una reazione urgente e quanto mai irrinunciabile.


venerdì 26 luglio 2019

RIDUZIONE DEI PARLAMENTARI E ASSETTO COSTITUZIONALE

Coordinamento per la Democrazia Costituzionale




Tra qualche settimana la maggioranza farà approvare al parlamento una riduzione dei parlamentari inaccettabile che rischia di destabilizzare l’assetto costituzionale del nostro paese. 
Il Senato ha già votato nella sua seconda lettura la riduzione del numero dei parlamentari voluta dalla maggioranza verde gialla, in particolare dal M5Stelle. Tra qualche settimana toccherà alla Camera per la quarta e definitiva approvazione. L'approvazione del Senato é già sotto la soglia dei 2/3 dei voti a favore, quindi è possibile il referendum popolare previsto per le modifiche costituzionali che non arrivano al quorum previsto dall'articolo 138 della Costituzione. 
La proposta di ridurre i parlamentari è una storica posizione del M5Stelle che ora ha anche lo scopo di allungare la vita al governo giallo verde, evitando il voto anticipato per almeno un anno, e di tentare il recupero della perdita di voti delle europee.
La maggioranza verde gialla giustifica in modo povero e strumentale il taglio dei parlamentari. La motivazione principale è la riduzione dei costi, fingendo di ignorare che il funzionamento della democrazia ha inevitabilmente dei costi. Per di più se l’obiettivo è la riduzione dei costi, il taglio dei compensi dei parlamentari -per quanto discutibile -avrebbe avuto risultati più rapidi ed efficaci,senza cambiare la Costituzione.  
Non convince neppure l’affermazione che la riduzione dei parlamentari porterebbe ad una maggiore efficienza del parlamento. L’efficienza del parlamento non dipende dal numero degli eletti ma dai regolamenti di funzionamento delle Camere, dalla effettiva possibilità di esercitare in autonomia la funzione legislativa attualmente sequestrata dal governo, dalla capacità di rappresentare gli elettori, da cui dovrebbero essere scelti, mentre oggi i capi partito decidono chi verrà eletto.
Questo taglio dei parlamentari non ridurrà, semmai aggraverà i problemi, rendendo il parlamento ancora meno rappresentativo del paese e più subalterno al governo. 
Altro discorso potrebbe essere mantenere una sola Camera con funzione legislativa, con parlamentari eletti in modo proporzionale direttamente da i cittadini. In sostanza una storica proposta di Rodotà.
Inoltre la Lega è riuscita a fare approvare insieme a questa modifica della Costituzione una nuova legge elettorale, già in vigore, che è strettamente legata a questa modifica dell Costituzione. Legge elettorale che entrerà in vigore automaticamente quando questa modifica della Costituzione diventerà definitiva. Ancora una volta tra cambiamento della Costituzione e nuova legge elettorale c'é un rapporto inscindibile, come fu con le proposte di Renzi nel 2016.
La nuova legge elettorale riproporziona quella attualmente in vigore (Rosatellum) con la conseguenza che la soglia di eleggibilità minima alla Camera diventerà almeno il 5%, al Senato più del doppio, lasciando intere aree del nostro paese senza rappresentanza parlamentare. Le forze minori verranno cancellate dal parlamento e quelle che si formeranno difficilmente potranno entrarvi.
La legge elettorale in vigore impedisce agli elettori di scegliere i parlamentari.  Difetti che la nuova legge elettorale aggraverà.
 Oggi dovrebbe essere messo al centro l’obiettivo del rilancio della capacità di rappresentare i cittadini, dell’autonomia del parlamento, in sostanza il rafforzamento della democrazia rappresentativa. Mentre con questa modifica della Costituzione è concreto il rischio di un ulteriore indebolimento del ruolo del parlamento, cioé della rappresentanza eletta dai cittadini e poiché il parlamento é centrale nella nostra democrazia i rischi di un suo indebolimento sono preoccupanti, con effetti imprevedibili. 
Le difficoltà di governo sono dei partiti, mentre con questo taglio dei parlamentari è la Costituzione che viene cambiata.  Questo governo cerca di scaricare le sue difficoltà sulle istituzioni, mettendo in discussione il ruolo del parlamento, senza alcun riguardo al funzionamento della nostra democrazia, all'equilibrio e all'autonomia dei poteri che ne sono la garanzia.
Sono tempi difficili per la democrazia. Il ritorno di fantasmi autoritari dal passato gettano ombre preoccupanti sulla nostra democrazia conquistata dalla resistenza e dalla cacciata del nazifascismo. 
Per queste ragioni il giudizio su questa proposta di riduzione dei parlamentari non può che essere fondamentalmente negativo.

mercoledì 24 luglio 2019

L’ONU insorge contro Israele per la demolizione di decine di abitazioni ed edifici palestinesi a Sur Bahir, quartiere alla periferia di Gerusalemme Est occupata

La Rete Romana di Solidarietà con il Popolo Palestinese


Il 22 luglio, a firma dei massimi rappresentanti dell’ONU presenti a Gerusalemme, Jamie McGoldrick (Ufficio Coordinatore Umanitario), Gwyn Lewis (Direzione UNWRA delle operazioni in Cisgiordania), e James Heenan (Capo Uffcio Diritti Umani nei Territori Palestinesi Occupati) è stata diramata una “dichiarazione congiunta” di ferma condanna dell’ arbitraria demolizione ad opera dell’esercito occupante israeliano di decine di abitazioni ed edifici legittimamente abitati dalla popolazione palestinese a Sur Bahir, quartiere alla periferia di Gerusalemme Est occupata. I tre funzionari dell’ONU denunciano senza esitazione l’illegalità dell’operazione affermando che "La politica israeliana di distruggere le proprietà palestinesi non è compatibile con gli obblighi dettati dalla legge internazionale …Per di più provoca espulsioni e contribuisce al rischio di ulteriori trasferimenti forzati di molti palestinesi". E richiamano la condanna del 2004 della Corte penale internazionale per la costruzione del Muro.
La Rete Romana di Solidarietà con il Popolo Palestinese, nel diffondere  il testo integrale della Dichiarazione e la relativa traduzione in italiano, denuncia con grande tristezza questo ennesimo atto violento e ingiusto che colpisce brutalmente persone palestinesi già rifugiati, che adesso devono subire la seconda espulsione della loro vita. 
Se il furto della terra e delle vite palestinesi continua e Israele ancora una volta può espellere illegittimamente e tuttavia impunemente la popolazione palestinese dai suoi territori è perché mai la comunità internazionale si è levata a contrastare efficacemente la politica espansionistica di Israele ed il suo colonialismo di insediamento. 
La colpevole inerzia della comunità internazionale è la ragione per cui il genero di Trump Kushner ha potuto osare di proporre il suo piano, noto anche come “l’Accordo del Secolo”, che tanto ha occupato i media particolarmente nell’ultimo mese.
Kushner, che ha generosamente finanziato i progetti dei coloni con la fondazione di famiglia, ha messo in piedi un’astuta e subdola strategia mirante a vincere perdendo. In realtà, il piano è stato pensato per costringere i palestinesi in un angolo dal quale l’unica loro risposta possibile all’accordo di pace proposto (denaro contro la Terra Palestinese) non avrebbe potuto che essere un secco rifiuto. Ed infatti, la popolazione Palestinese, unita, ha rifiutato categoricamente di partecipare alla conferenza in Bahrain. Tutti i palestinesi, di qualsiasi orientamento, sanno che "l’Accordo del Secolo" è contro le leggi e le risoluzioni internazionali e contro i diritti dei profughi. 
La popolazione Palestinese è sempre più vulnerabile poiché la strategia delle autorità israeliane rende la vita dei Palestinesi sempre più difficile, i loro diritti sempre più violati, la loro terra più ridotta. Ma i Palestinesi non perdono la loro fierezza e non rinunciano alla loro dignità. Hanno bisogno, però, più che mai del sostegno internazionale in applicazione di leggi e trattati sottoscritti da tutti gli Stati.



QUESTA E’ LA DICHIARAZIONE CONGIUNTA DEI SEGUENTI 3 UFFICI ONU sulle demolizioni delle abitazioni palestinesi in corso.

Dichiarazione ufficiale sulle demolizioni a Sur Bahir 

Dichiarazione congiunta di Jamie Mc Goldrick (  Ufficio Coordinator Umanitario) di Gwyn Lewis ( Direzione UNWRA delle operazioni in Cisgiordania) e di James Heenan ( Capo Uffcio Diritti Umani nei Territori Palestinesi Occupati) . GERUSALEMME 22 luglio 2019

Oggi stiamo seguendo con tristezza la distruzione delle abitazioni nella comunità palestinese di Sur Bahir da parte delle autorità 
 israeliane.
Informazioni provvisorie emergenti dalle comunità  indicano che centinaia di militari israeliani sono entrati nella comunità' questa mattina ed hanno demolito numerosi edifici residenziali, incluse case abitate nelle zone A, B, C della Cisgiordania sul versante Gerusalemme Est del Muro. 
L' operazione in larga scala è iniziata nelle prime ore del mattino, prima dell' alba e ancora al buio, forzando fuori dalle loro case le famiglie che vi risiedevano creando grande stress tra i residenti.  Tra coloro espulsi a forza o coinvolti vi sono rifugiati palestinesi che affrontano nuova espulsioni, già avvenute nella loro vita. 
Le Organizzazioni umanitarie si preoccupano di dare una risposta di emergenza chi è espulso o coinvolto nella distruzione delle loro proprietà private. Ma non esiste alcuna assistenza umanitaria che possa sostituire una casa o ripianare l’enorme perdita economica subita dai proprietari. Molti di coloro che sono coinvolti riferiscono di aver investito i risparmi di una vita in quelle proprietà, dopo aver ottenuto i regolari permessi  di costruzione da parte dell' Autorità Palestinese. Quello che è successo oggi in Sur Bahir e' allarmante anche perché molte altre abitazioni e strutture ora rischiano la stessa distruzione.  


La politica israeliana di distruggere le proprietà palestinesi non è compatibile con gli obblighi dettati dalla legge internazionale. Tra i vari punti, la distruzione delle proprietà private nei territori sotto occupazione militare è solo permessa se assolutamente necessaria per operazioni militari, cosa che non riguarda oggi.  Per di più provoca espulsioni e  contribuisce al rischio di ulteriori trasferimenti forzati di molti palestinesi in Cisgiordania, inclusa Gerusalemme Est.

Nel 2004 la Corte Penale Internazionale ( CPI)  ha dichiarato illegale la costruzione del Muro e ha definito ingiustificata da emergenze militari le parti del Muro  erette all' interno della Cisgiordania, inclusa Gerusalemme Est, come vediamo a Sur Bahir. Questo viola gli obblighi di Israele dettati dalla legge internazionale.
Appena 15 anni fa, quasi nello stesso giorno di luglio, l' Assemblea Generale ONU con la Risoluzione ES 10 / 15 del 20 luglio 2004 richiedeva ad Israele  il rispetto degli obblighi legali  definiti dalla Corte Penale Internazionale. Se fossero rispettati questi principi, la legge internazionale umanitaria e dei diritti umani, la popolazione di Sur Bahir non avrebbe subito i traumi di oggi e la violazione dei loro diritti. 

domenica 21 luglio 2019

Visita alle Cascate dello Schioppo con sorpresa finale

Luciano Granieri




A volte dei  corsi d’acqua che passano dentro le città si ritagliano un loro spazio al riparo dai liquami e dalla sporcizia  che li vessa ogni giorno. E’ il caso del fiume Cosa a Frosinone. Un corso d’acqua  che dai Monti Ernici, passando da Alatri,  attraversa il Capoluogo , si carica d’inquinanti  urbani,  industriali e si tuffa nelle acque già mefitiche del  Sacco. 

Esiste un luogo dove sembra che il Cosa si apparti, per rifuggire dalle velenose  aggressioni,  per respirare per godere di quel poco che gli rimane di acqua pulita. E’ la Cascata dello Schioppo un posto situato quasi al centro della città vicino a Piazzale De Matthaeis  dove l’acqua, sfruttando la conformazione del terreno , forma una cascata quando ci sono situazioni di piena o, in caso di portata  idrica limitata, produce  suggestive cascatelle.   Un posto in cui ci si rinfranca  godendo di una piccola oasi in mezzo al caos e al traffico.  

Per arrivare alla cascata  bisognava farsi largo fra una fitta  vegetazione  di piante infestanti, e guadare piccoli rivoli di liquami sorgenti da tombini fatiscenti. Quel  luogo dove i sessantenni di oggi ricordano di essere andati a giocare e  a divertirsi  da bambini, era caduto nell’oblio. Fino a quando associazioni civiche  ed ambientaliste  hanno deciso che la tana dove il fiume provava a respirare doveva tornare al suo  antico splendore.  

Attraverso un grande impegno  il popolo dei volontari  ha ripulito la via d’accesso dagli arbusti, ha reso in qualche modo la Cascata dello schioppo accessibile all’intera popolazione frusinate.  Il Comune ha ringraziato ma si è guardato bene dal prendersi l’impegno, anche minimo, di tutelare e salvaguardare il posto.  

La Cascata dello Schioppo negli ultimi anni è stato il luogo simbolo di ogni lotta all’inquinamento che sta soffocando Frosinone. Spesso le associazioni ambientalista coinvolgono i cittadini conducendoli li dove il Cosa salta, per discutere su quali azioni intraprendere per fare in modo che Frosinone perda il primato di città fra le più inquinate d’Italia.  Alcune decisioni  di buon senso, li concordate,    sono state  riportate ad un sorda e distratta amministrazione comunale.  

L’ultima di questa passeggiate è stata organizzata il 14 luglio scorso. A seguito dell’incendio della Mecoris ,   stabilimento per lo smaltimento rifiuti speciali  situato vicino alla città a poche centinaia di metri dall’ospedale,  Frosinone e zone limitrofe sono state invase da fumi nocivi, esalazioni malsane. Per confrontarsi su come l’amministrazione comunale e le altre istituzioni locali avrebbero dovuto fronteggiare l’accaduto i cittadini sono stati invitati ad una pedalata  che, dall’ex stadio Matusa arrivava proprio sulle rive dello Schioppo. 

Nel corso dell’evento, oltre che dell’emergenza Mecoris, si è discusso dell’opportunità di  istituire l’isola pedonale in Via Aldo Moro.  Siamo arrivati allo Schioppo dove la cascata era divisa in piccoli ruscelli visto la limitata portata del fiume a causa della carenza di pioggia. Lo scenario era magnifico come al solito anche se l’acqua, un po’ stagnante, non era così limpida. 

Tutto bene dunque? Neanche per idea. Il sentiero che conduce alla cascata  era inumidito  da una perdita d’acqua che usciva da un tombino.  Non solo,  sulla via del ritorno una vera e propria discarica dava l’arrivederci al viandante ristorato dalla visione della cascata. Facevano bella mostra di se, oltre che rifiuti sparsi in terra, due carcasse di automobili e svariati elettrodomestici. Una visione spoetizzante e disarmante che non può non indurre ad alcune riflessioni. 

Il fatto che associazioni e cittadini propongano soluzioni per combattere l’inquinamento è meritorio e necessario, ma non sufficiente. Alla  fase propositiva va accompagnata la pressione e la denuncia  verso le istituzioni locali affinchè si assumano la responsabilità di eventuali  politiche ambientali inefficaci ed inutili.  E’ necessario che le associazioni provvedano al controllo affinchè  le azioni concordate  trovino puntuale ed efficiente applicazione.

 E qui il discorsi si trasferisce piè pari da una fase di volontariato, pur efficace,  ad una vera e propria azione politica. In realtà sembra che un passo in questo senso, dopo il devastante incendio della Mecoris,  si sia compiuto, ma c’è bisogno di maggiore coraggio nella rivendicazione di politiche orientate alla salvaguardia ambientale.  

Questo coraggio, unito ad una campagna culturale di sensibilizzazione verso la cura dei beni collettivi - tesa   ad indurre i  cittadini  a non  sfregiare ed  inquinare in modo incontrollato aree pubbliche - sono fondamentali, altrimenti, per ogni metro di sentiero dello Schioppo bonificato dalle erbacce, sorgerà una discarica abusiva con carcasse di macchine ed elettrodomestici.


Nell’orbita del Perigeo

Un incontro con Giovanni Tommaso e Claudio Fasoli . La band jazz rock italiana torna insieme dopo 40 anni per un solo concerto, il 23 a Firenze




Marc Tibaldi: fonte "alias del 20 luglio 2019


In quel geniale testo sociologico che è Retromania, Simon Reynolds mette in guardia dalla «dittatura della nostalgia» e si chiede se la musica ha smesso di evolversi e perché. Non è certo la preoccupazione dei componenti del Perigeo, che hanno continuato a sperimentare, cercare, creare con grande prolificità. Abbiamo incontrato Giovanni Tommaso e Claudio Fasoli in occasione della preparazione del prossimo concerto di Firenze, martedì 23 in piazza Ss. Annunziata, per farci raccontare la storia del gruppo e questa nuova avventura.




Giovanni Tommaso, oltre a essere l’ideatore dei Perigeo, è contrabbassista, compositore, direttore d’orchestra. Ha collaborato con Sonny Rollins, Dexter Gordon, Gil Evans, Max Roach, Chet Baker, Kenny Clarke, John Lewis, Steve Lacy e molti altri. Ha scritto colonne sonore per cinema e televisione e dirige i seminari di Umbria Jazz Clinics in gemellaggio con il Berklee College of Music. In ambito pop, come produttore e come arrangiatore, ha collaborato con Dalla, Cocciante, Mina, Morandi, Rino Gaetano, Ivan Graziani. «È uno dei musicisti che maggiormente hanno contribuito allo sviluppo del jazz italiano. Ha vissuto i momenti e i luoghi che hanno contrassegnato la parabola ascendente del nostro jazz», sostengono i critici Gaspare Pasini e Maurizio Franco. 

Giovanni Tommaso


Giovanni, partiamo dall’oggi: le notevoli carriere solistiche dei componenti del gruppo confermano – oltre che il tuo fiuto nell’individuazione dei musicisti – la validità della ricerca del Perigeo. Quali sono le caratteristiche del gruppo, le peculiarità che lo contraddistinguono da altre esperienze in ambito jazz rock?


Come gruppo, avevamo intuito tre strade interessanti, che abbiamo cercato di approfondire nel tempo. La prima era un linguaggio jazzistico, improvvisativo, realizzato con un suono «elettrico» di sapore rock, che ci serviva come una sorta di passaporto per parlare con i giovani di allora. La seconda era una ricerca compositiva, rivolta alle origini stilistiche di ognuno di noi. La terza era una sperimentazione di tipo timbrico effettistico, libera, cui davamo vita negli intermezzi fra le varie composizioni. Inoltre, da un punto di vista compositivo c’è sempre stato un interesse per la melodia, con alcune ballad senza un groove ritmico specifico. Questa era un’apertura di una strada nuova, originale. Il gioco di melodie «a cappella» di voce e sax in un pezzo come Respiro a distanza di tanti anni lo trovo molto originale.

Vi dava fastidio essere definiti i Weather Report italiani?
Un po’ sì, anche perché siamo nati nello stesso anno e quando abbiamo iniziato non conoscevamo la loro musica. Però, avendoci suonato fianco a fianco, posso dire che era una band pazzesca. Musicisti stratosferici e un sound dal vivo che era ancora migliore di quello su disco. Massima stima.

Negli anni Settanta il Perigeo ebbe – nonostante le ritrosie di alcuni conservatori – riconoscimenti internazionali di critica, con articoli importanti, e di pubblico, che vi seguiva numerosissimo. Si dice che Zawinul chiese ai manager di non farvi suonare più come spalla dei Weather Report perché in alcuni concerti riscuoteste troppo successo.
Risponde tutto a verità! Te lo posso assicurare perché Zawinul – con cui sono rimasto sempre grande amico – nell’occasione di un tour europeo, in maniera molto confidenziale, chiese direttamente a me di comprendere questa richiesta. Il contratto non lo permetteva, ma prima del concerto all’Olympia di Parigi il loro manager riuscì a trovare un cavillo nel regolamento del teatro e ci fu impedito di suonare. Con i Soft Machine, durante una tournée italiana, il loro manager cercò di ridimensionare la nostra partecipazione, senza riuscirci. Non facevamo il gruppo «di spalla» ma eravamo co-protagonisti, fu un successo incredibile. Alcuni critici scrissero che noi «facemmo del male» al gruppo inglese, che dal confronto usciva bastonato. Insomma, che si creda o meno ai giornali di allora, noi suonavamo veramente con grande forza e originalità.

Claudio Fasoli

Il sassofonista e compositore Claudio Fasoli è, come ha scritto Maurizio Franco, «la voce lirica del quintetto, ma oltre all’aspetto solistico, il suo apporto è ancor più prezioso nel completare la tessitura timbrica e poliritmica che caratterizza, ad alto livello, la proposta del gruppo». Dopo la fine del Perigeo ha portato avanti una incessante ricerca musicale, collaborando tra gli altri con Lee Konitz, Mick Goodrick, Manfred Schoof, Kenny Wheeler, Mario Brunello. Così lo definisce il Dizionario del Jazz di Comolli, Clergeat e Carles: “Uno dei più lungimiranti e perspicaci compositori in circolazione, oltre che solista dallo stile personalissimo e riconoscibile». Premiato nel 2018 come Musicista dell’anno, il suo libro Inner Sounds (Agenzia X Edizioni) è giunto alla seconda edizione. I suoi cd più recenti sono Haiku Time e Selfie. Nel 2018 è uscito il film Claudio Fasoli’s Innersounds, del regista Angelo Poli, premiato in vari festival internazionali.


Claudio, quali sono le originalità dei Perigeo?

Premetto che Giovanni, Franco D’Andrea e Bruno Biriaco erano all’epoca, e lo sono tutt’oggi, dei musicisti top a livello internazionale, che costituirono una delle ritmiche più forti al mondo, lo dico senza tema di smentita. Tony Sidney era giovanissimo all’epoca e poco conosciuto, ma portò un contributo importante e gli sviluppi posteriori della sua musica hanno confermato la cognizione rigorosa dello strumento. Sono felice di aver avuto la possibilità di prender parte a quella esaltante esperienza. La genialità compositiva di Giovanni, la sua grande intuizione nel fondere con il jazz non solo l’elettronica e le sonorità rock, ma anche un forte aspetto melodico mediterraneo erano la base su cui tutti innestavamo le nostre sensibilità. Sul piano timbrico l’originalità era data da un impasto sonoro che non era debitore di altri modelli, per esempio la chitarra elettrica abbinata al sassofono contralto e soprano erano veramente unici a quei tempi. E poi c’era questo altalenarsi tra contributi rock e i momenti di jazz assoluto, come quando io e Franco suonavamo Naima di Coltrane, a rivendicare le nostre radici.

Dopo il Perigeo la tua ricerca non tocca più il jazz rock…
Credo che l’essenza del jazz risieda proprio nell’essere disponibili a esperienze espressive in contesti diversi, cioè affrontando il problema «dove e come» gestire un linguaggio in maniera espressiva e possibilmente innovativa secondo opportunità e sollecitazioni differenti. È un virus di libertà, che si è diffuso sulla terra, ibridando tutto ciò che ha trovato lungo la sua storia. È la vitalità che ci permetterà di riproporre in divenire le musiche del Perigeo.

Qual è il senso di una reunion a 40 anni di distanza dallo scioglimento del gruppo? Avete in programma altri concerti o dischi?
Abbiamo avuto molte richieste nel corso degli anni, mai abbastanza serie, se non nell’occasione di Umbria Jazz nel 1993 e di Firenze nel 2008. Anche per il concerto del 23 luglio prossimo, a Firenze, gli organizzatori ci hanno garantito la massima serietà. Le ragioni invece sono queste: i nostri dischi hanno continuato a essere venduti in ogni parte del mondo, i brani su youtube hanno un numero di visualizzazioni altissimo e spesso ci arrivano apprezzamenti che sottolineano l’attualità di quella musica. Abbiamo deciso che saranno delle interpretazioni non filologiche ma vivificate dal percorso artistico che ognuno ha evoluto negli anni. C’è grandissimo entusiasmo e non vediamo l’ora di metterci alla prova. E se alla prova verificheremo che si possono percorrere strade nuove, nulla osta che si verifichi le possibilità di nuovi dischi o altri concerti.

venerdì 19 luglio 2019

Isterismo europeo e smemoratezze salviniane

Luciano Granieri




Che il governo giallo-verde sia sull’orlo di una crisi di nervi è acclarato. Soprattutto è chiaro quanto una certa schizofrenia si sia impadronita di Matteo Salvini.  

Gli immigrati continuano a sbarcare con canotti, zattere e barchini. Perfino le odiate ONG attraccano forzando i blocchi della Guardia di Finanza,  tanto le  procedure sanzionatorie elevate nei loro confronti per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e per  infrazione del decreto Salvini, norma palesemente incostituzionale, vengono puntualmente archiviate dalla magistratura. 

Dunque la narrazione dei porti chiusi, lungi dall’impedire lo sbarco degli immigrati, è un’odiosa prassi criminale ordita ad uso e consumo propagandistico,  giocato sulla pelle di disperati, ai quali  basterebbe che noi andassimo via da casa loro per non farli partire. 

Ma fra le tante frustrazioni quella più bruciante riguarda la vicenda  continentale . Matteo Salvini,  pur di stravincere le elezioni europee, per imporre il cambiamento sovranista  a Bruxelles e a Strasburgo, e per fare il pieno di consensi anche in funzione italiana, ha cominciato ad invocare nei suoi comizi santi e madonne, ha perfino tentato di fare del “nero” -da cui ricavare una tangente per finanziarsi  la campagna elettorale - attraverso una tentata compravendita di gasolio fra Eni e i russi di Gazprom e Rosnefet . (alla faccia del cambiamento qui torniamo ai tempi di tangentopoli con pure l’Eni di mezzo come allora). 

Tutti questi sforzi hanno pagato ma solo parzialmente. Perché in Europa quel 34% di consensi rimediato in Patria hanno contato ben poco. Alla presidenza del Parlamento ci è andato uno del Pd, e la Lega non ha scucito nemmeno un commissario. Il che ha riempito di livore il nostro condottiero che ha negato il voto alla nuova presidente del consiglio europeo  Ursula Von De Leyen, fedelissima della Merkel, ma in  cerca di voti ,a manca e soprattutto a destra, per riuscire ad ottenere la carica. 

Voti ricevuti dal M5S, alleato di governo della Lega. Apriti cielo! Tuoni e fulmini sono stati lanciati dal condottiero Salvini   che ha accusato i compagni penta stellati di essersi appiattiti  sulle posizioni   conformiste  di Merkel,  Macron, Berlusconi e Renzi , tradendo gli  italiani che   avevano votato per il cambiamento, dell’Europa. 

 Ma tutta questa acredine verso l’Europa  degli oligarchi, dei banchieri, del deficit da sforare per fare la flat tax,  dei vincoli che fanno così male agli Italliani, non deriverà dal fatto che dopo tanta fedeltà leghista all’Europa si pretendeva un minimo di riconoscimento? Eh già perché bisogna sapere che i voti leghisti sono stati determinanti per l’impalcatura costitutiva della  UE come è oggi . Se qualcuno ha la memoria corta vediamo di rinverdirla:

1992:Trattato di Maastricht architrave liberista  dell’attuale Unione Europa.  Viene ratificato dalla Lega in una grande ammucchiata con  DC e PDS (Contrari Rifondazione e Msi) : “Un’innovazione rispetto all’attuale sfacelo dello Stato Centralista Italiano” Così tuonava il senatore leghista Roveda  (16-9-1992) Il deputato leghista Franco Rocchetta esprimeva : “fiducia e fede nell’idea della comune casa europea” (20-10-1992)

1997: Trattato di Amsterdam. Una  sorta di armonizzazione dei trattati già esistenti .  Si dà una maggiore rilevanza agli aspetti sociali e di cooperazione fra gli Stati . In questo frangente il leghisti si astengono alla Camera, e votano contro al Senato. In realtà questo comportamento aveva poco a che fare con i trattati europei e molto con gli assetti nazionali. C’era da far cadere il governo Prodi ,appoggiato dal Prc, con la Lega all’opposizione.

2002: Trattato di Nizza.  Modalità di accoglienza di altri Stati Membri nell’Unione. Votano a favore,alla Camera, i leghisti  Guido Giuseppe Rossi  e Alessandro C’è, al Senato proclamavano il si della Lega Fiorello Provera e Piergiorgio Stiffoni

2008: Trattato di Lisbona.   Una   sequela di codicilli e commi  utilizzati per   trasformare in trattato  di pertinenza  economico finanziaria quello che era originariamente un’ipotesi di Costituzione europea bocciata  con il refrendum da Francesi e Olandesi.   Il 31/07/2008 Salvini in persona , allora deputato della Repubblica, unendo il suo voto agli altri deputati leghisti provvedeva  alla ratifica del trattato alla Camera. Approvazione a cui gli stessi  Leghisti avevano contribuito votando favorevolmente al Senato già il 23 luglio.

2011-2012: Obbligo di inserire il pareggio di bilancio in Costituzione. Con letture e votazioni doppie, tra il novembre 2011 e l’aprile 2012, la Lega, in buona e larga compagnia, provvedeva ad approvare l’inserimento in Costituzione del pareggio di bilancio nella convinzione che :”Risanamento e stabilizzazione della finanza pubblica rappresentano la pre-condizione per consentire all’Italia  di affrontare con successo gli scenari competitivi determinati dalla globalizzazione” così affermava  Giancarlo Giorgetti il 5 marzo del 2012. Per il leghista  Pierguido Vanalli :”l’inserimento del pareggio di bilancio in Costituzione serve a contrastare una dissennata politica di spesa pubblica” (05/03/2012) Sempre Giorgetti evidenziava coerenza e linearità delle scelte, tra il livello europeo – dove il 1° marzo 2012 il Consiglio europeo approvava il fiscal compact – e il livello nazionale, con un parlamento pronto con il pareggio di bilancio a dare "un segnale politico forte ai mercati, chiarendo che l’Italia e l’Europa hanno imboccato in modo duraturo la strada del rigore".

 Dicembre 2012: Legge attuativa del pareggio di bilancio.  Lo stesso Giorgetti   fu il primo firmatario  della legge attuativa del pareggio di bilancio, anello di raccordo fra  le regole europee  del fiscal compact, e del six pack, con la legislazione nazionale  (legge n.243/2012). Nell’occasione il deputato leghista Roberto Simonetti affermò convinto : “«Da sempre la Lega ha l’obiettivo del pareggio di bilancio» rispetto ad uno «Stato che invece ha sempre utilizzato il diabolico debito pubblico per finanziare l’assistenzialismo peloso, la Cassa per il Mezzogiorno», quel «deficit spending utilizzato non per costruire impresa ma per comprare consenso e voti» Ovviamente la legge il cui primo firmatario fu Giorgetti passò  con l’unanime e convinta approvazione leghista.


Come si vede il percorso europeista della Lega è stato quasi netto. La  vocazione comunitaria  del Carroccio è più che certificata,  nonostante  Salvini,  prima delle elezioni europee, per accaparrarsi il consenso  dei sovranisti anti UE, abbia affermato  che “Siamo pronti a sforare le normative europee in tema di debito e deficit”  -cioè andare contro quei principi che la stessa Lega aveva provveduto ad inserire nella Costituzione - oppure “Se gli italiani ci danno mandato, di alcuni vincoli europei faremo volentieri a meno" -cioè quegli stessi vincoli che la Lega è stata così solerte a votare -. 

Per cui capiamo bene il rancore di Salvini il quale, nonostante sia stato sempre fedele nei secoli all’Unione Europea, oggi si ritrovi con un pugno di mosche in mano.  Allora  sbraita contro quella stessa Europa liberista che lui e il suo partito hanno fortemente contribuito a costruire. Però sarebbe bene che gli elettori leghisti sappessero che concedendo il voto a chi si spacciava per  fustigatore della UE, hanno premiato chi  invece ha contribuito a costruire una struttura oligarchica  a loro oggi così invisa. Si ma in fin dei conti a questi  elettori che gliene frega dell’Europa, basta che non arrivano più i barconi!!!


*Dati tratti da un'articolo scritto per "il manifesto"  da Isidoro Davide Mortellaro professore associato di storia delle relazioni internazionali

Anagni 19 luglio, una triste triste ricorrenza che ancora oggi indigna i cittadini


IL COMITATO  “ SALVIAMO L’ OSPEDALE  DI  ANAGNI “                                               
                                         



Un anno fa, in questi giorni, Anagni visse una dolorosa vicenda che segnò tutti i cittadini.

Il Presidio  Sanitario, così pomposamente  chiamato, non fu in grado di  prestare  le più basilari forme di primo intervento alla donna colpita da una puntura di insetto.

Al dolore  dei familiari si sommava  così lo sgomento e la  rabbia dei  cittadini di fronte a un caso che  si doveva e poteva affrontare.

La reazione dei  cittadini fu un’ imponente  manifestazione con la quale si esigeva una risposta chiara e univoca  dai responsabili dell’ Amministrazione, della  ASL, della  Regione Lazio. Le dichiarazioni di tutti i rappresentanti politici e istituzionali presenti furono, come era facile indovinare, un elenco di  impegni, iniziative , denunce e così via.

Il Sindaco fu esplicito e convinto assertore di interventi  rapidi e decisivi, affinché  venissero attivati gli indispensabili  servizi per le urgenze e le emergenze.

Nelle  settimane  e nei  mesi successivi  non accadde assolutamente  nulla e  nemmeno la  volontaria e generosa raccolta  di  migliaia di firme  da parte di un nuovo comitato cittadino servì a far convergere  sull’ ex-ospedale di  Anagni  l’attenzione e i possibili  interventi delle  istituzioni responsabili. Anzi negli stessi giorni fu chiuso, unico di tutto il Lazio, anche il Punto di Primo intervento. 

Si ha l’impressione, che diventa certezza, che la battaglia per l’ospedale sia solo uno slogan elettorale, buono per guadagnare consenso, ma alla fine si faccia poco o niente.

Il Comitato “ Salviamo l’ Ospedale di Anagni “ ritiene che non è il momento di  gettare la  spugna, proprio ora che si profila un cambio al vertice dell’azienda Asl con l’arrivo di un nuovo direttore generale. Il Comitato “ Salviamo l’ Ospedale di Anagni “ chiede che il Sindaco, il Consiglio Comunale di Anagni e i Sindaci dei Comuni limitrofi, finora  privi di una strategia  politica unitaria  sulla  questione della  Sanità  dell’ area  nord della  provincia di Frosinone, ripropongano con forza il tema della mancanza di servizi sanitari efficienti in tutta l’area nord della provincia di Frosinone. 

Un’area SIN (sito di interesse nazionale) per l’eccessivo inquinamento del territorio e su cui insistono molti stabilimenti industriali pericolosi e sottoposti alla normativa Seveso.

Si convochi anche un’assemblea per riflettere e analizzare il perché la situazione  è ferma  ad un anno fa,  e che  cosa  si  ritiene di poter ancora fare.

Il Comitato sottolinea  che migliaia di anagnini  sono ancora   disposti a dare una fiducia, condizionata  e a tempo determinato, per un impegno che dimostri  di tradursi in fatti concreti, senza  annunci e promesse  che nessuno vuole più sentire, mentre tutti vogliono essere  ascoltati e rispettati come  cittadini.

 Anagni , 19  luglio 2019

LE ASSOCIAZIONI: ANAGNI SCUOLA FUTURA ,  ANAGNI  VIVA, CIRCOLO  LEGAMBIENTE ANAGNI,  COMITATO OSTERIA DELLA  FONTANA, COMITATO RESIDENTI  COLLEFERRO, COMITATO  SAN  BARTOLOMEO, COORDINAMENTO INTERPROVINCIALE AMBIENTE E SALUTE VALLE DEL SACCO E BASSA VALLE DEL LIRI (al quale hanno aderito 32 tra associazioni e comitati), DIRITTO ALLA  SALUTE,   RETE PER LA TUTELA DELLA VALLE DEL SACCO

 Per informazioni:  mail:info@dirittoallasalute.com.  telefonare al  n.:  3930723990.
Per aggiornamenti: www.anagniviva.org,  www.retuvasa.org,  www.dirittoallasalute.com