Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

martedì 7 settembre 2010

LOTTA DURA FINO ALLA SCONFITTA DI MARCHIONNE!

di Davide Margiotta operaio metalmeccanico, resp. nazionale lavoro sindacale Pdac



Intervenendo al meeting di Comunione e Liberazione, l'amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, ha spiegato che “quella alla quale stiamo assistendo in questi giorni è la contrapposizione tra due modelli: uno che si ostina a proteggere il passato, l'altro che guarda avanti. Fino a quando non ci lasciamo alle spalle i vecchi modellli, non ci sarà mai spazio per guardare i nuovi orizzonti, non siamo più negli anni '60 e occorre abbandonare il modello di pensiero che vede una lotta fra capitale e lavoro e fra padroni e operai”.
Quante volte, anche a sinistra, abbiamo sentito in fondo ripetere questo motivo, a mo' di ritornello. In realtà, finché si resta nel campo delle opinioni, ognuno ha la sua. I numeri invece hanno la pessima abitudine a prestarsi molto meno a farsi manipolare, così possiamo scoprire che se un operaio del nuovo stabilimento serbo della Fiat guadagna dai 200 ai 400 euro al mese e uno italiano in media mille e 200, i vertici del Gruppo, Marchionne e Montezemolo, in piena crisi capitalistica mondiale, viaggiano sui 5 milioni di euro. 
Lo stesso concetto lo ha espresso in questi giorni la Presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, che, forte dei suoi 17 conti in Svizzera, afferma che quello che serve è un nuovo patto sociale per legare i salari dei lavoratori ai risultati aziendali: '”Vogliamo andare nella direzione di aumentare i salari se però uniti a maggiore produttivita, per farlo non basta lavorare solo sul contratto nazionale, perché le realtà sono diverse e bisogna lavorare azienda per azienda'”.
Peccato che anche qui i fatti smentiscano le teorie e i voli pindarici di questi rapaci chiacchieroni, visto che, se il potere d'acquisto dei salari – sempre che l'economia vada bene - è fermo al palo, i compensi dei manager aumentano all'infinito. La lotta di classe c'è, perché esistono le classi, piaccia o no a Marchionne.
 
Il piano della grande borghesiaMarchionne e la Marcegaglia dicono la stessa cosa: occorre abolire il Contratto Nazionale di Lavoro, il vecchio, per lasciare spazio al nuovo che avanza. Ovvero, deregolamentazione totale dei  vecchi contratti (la Newco Fiat slegata da Confindustria e Federmeccanica) e varo del nuovo modello che prevede la quota di salario fissa portata al minimo in favore di quella variabile (legata ai premi e all'andamento del mercato), quando non direttamente a contratti individuali.
E' questo il senso dell'Accordo sul nuovo modello contrattuale siglato da governo, Confindustria e sindacati collaborazionisti (Cisl e Uil in testa) e di tutta l'operazione Marchionne che punta a stracciare il Contratto Nazionale di Lavoro dei metalmeccanici, prima a Pomigliano e poi in tutte le aziende del gruppo, col plauso dell'illustre (per la borghesia) senatore del Pd Pietro Ichino.
Nel caso qualcuno osi provare a ostacolare in qualsiasi modo il grande manovratore, sono pronte due vecchie ricette tanto care ai padroni (che, anche se non esistono più... sanno come farsi rispettare): il ricatto (la chiusura degli stabilimenti) e i licenziamenti (poi, se dovesse servire in autunno, anche i manganelli della polizia).
 
Lo stabilimento serbo di KragujevacIl “nuovo che avanza” ovviamente non prevede affatto il sindacato, nemmeno quello rinunciatario che, di fronte al mancato rispetto della decisione del giudice di reintegrare i tre lavoratori ingiustamente licenziati di Melfi, non trova di meglio che indire 2 ore di sciopero e di fronte a un attacco senza precedenti alla classe operaia avanza l'idea di una manifestazione (di sabato, quindi niente sciopero!) per il 16 ottobre.
Questa è infatti una delle principali ragioni che hanno spinto Marchionne a investire 1 miliardo di euro nello stabilimento di Kragujevac, in Serbia. Lì i sindacati semplicemente non esistono. Oltre, ovviamente, al risparmio sul salario (un operaio serbo guadagna la metà di un polacco e un quinto di un italiano) e del fatto che, in virtù dell'accordo siglato due anni fa tra Belgrado e Fiat, lo Stato serbo si incaricherà dei costi della bonifica dello stabilimento (operazione molto costosa, visto che nell'area gli aerei “umanitari” della Nato -ai tempi del governo D'Alema- hanno scaricato centinaia di tonnellate di bombe e veleni) e cede la proprietà alla Fiat. La vecchia Zastava impiegava quasi 3 mila dipendenti, di cui solo un terzo sarà riassunto in breve tempo dalla Fiat, mentre il resto è a libro paga dello stato (la Serbia). Di più, per ogni assunzione, il Lingotto riceverà 10 mila euro di finanziamento pubblico. Una vera gallina dalle uova d'oro che consentirà il doppio risultato di avere da una parte (in Italia) rinvigorito lo spauracchio della delocalizzazione e dall'altra (la competizione nel mercato mondiale) concluso un affare esemplare.
 
Unire le lotteLa portata di questa vicenda, come è evidente, va ben oltre i singoli stabilimenti della Fiat e ben oltre il Gruppo Fiat stesso.
In gioco c'è il futuro della classe operaia. Nessun risultato può essere ottenuto se la mobilitazione non coinvolgerà tutti gli stabilimenti Fiat (in Italia e nel mondo, visto che all'estero i metodi di Pomigliano sono già stati sperimentati con successo, in Polonia come in Brasile, dove vige un regime di autentico terrore). E' necessario che tutti i lavoratori del gruppo lottino per la stessa causa. Di più, questa vicenda, come dimostrato, è il cavallo di troia della grande borghesia per distruggere il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro. Non è un caso che Bonanni sia stato indicato da Tremonti come “uomo di Stato, che ha profondo senso della responsabilità politica”, lasciando presagire per lui un futuro posto nell'Esecutivo.
Per questa ragione la lotta alla Fiat sarà un banco di prova fondamentale per tutta la classe operaia. Su questa vicenda è necessario costruire la piattaforma che può e deve unificare il proletariato attorno a parole d'ordine transitorie per fronteggiare la crisi e combattere il nemico comune. Che è lo stesso che vuole privatizzare la scuola, che vuole sfruttare i lavoratori sino al limite della resistenza umana, che li getta via quando non servono più, che li vuole precari, senza diritti e senza casa. Lo stesso padrone che aizza i proletari l'uno contro l'altro, nativi e immigrati, fomentando una guerra tra poveri di cui lui solo può trarre vantaggio.
La sfida che ci attende è immensa. Gli sciopericchi e le manifestazioni di sabato non servono a niente. Occorre una prova di forza generale che, a partire dall'occupazione di tutti gli stabilimenti del gruppo Fiat, dìa il via ad una nuova stagione di lotte operaie che arrivi sino alla cacciata di Berlusconi e al varo di un governo dei lavoratori per i lavoratori. 
Anche se oggi il proletariato appare prostrato e succube del padronato, in realtà quello che manca è una direzione che dica che tutto questo si può fare, basta organizzarsi. Il nemico non è invincibile.

Per la precisione.....

di Luciano Granieri.


Di fronte a quella che forse sarà la sede di Casa Pound  a Frosinone , ma nutriamo forti dubbi in merito, sono apparsi dei manifesti dei neo-fascisti con l'immagine di Rino Gaetano, idolatrato come se fosse una  loro icona culturale. Come blog antifascista, ma anche per dovere di informazione, abbiamo affisso accanto al manifesto un comunicato emesso dalla famiglia del Cantautore Calabrese nel quale questa DIFFIDA CASAPOUND da usare l'immagine di Rino che tutto era tranne che fascista.


IL TESTO DEL COMUNICATO:






La famiglia di Rino Gaetano non accetta le misere strumentalizzazioni della figura del cantautore da parte dei turbo-fascisti per miseri fini di tessera.

I familiari di Rino Gaetano non ci stanno.
Dopo più di un anno in cui la figura del cantautore è stata reinventata, distorta e distrutta dai neo-fascisti, la sua famiglia decide di chiarire il grave malinteso, come dichiara il nipote Danilo Scortichini:
«Perché Rino – spiega oggi sul “Manifesto” – guardava con simpatia al movimento del ’77, aveva finanziato Radio Onda Rossa ed era anche un lettore del Manifesto. È sbagliato utilizzare un artista quando questo non può difendersi perché morto. E non è giusto distorcere le sue canzoni, né strumentalizzarlo e, ancor meno, farlo passare per fascista. Queste persone non hanno umanità e nemmeno i titoli per utilizzare quelle sue immagini, incollandoci sopra dei simboli e organizzando dibattiti in suo ricordo in posti dove si predica il razzismo e l’intolleranza. Sono luoghi di xenofobia mentre Rino Gaetano era uno xenofilo: basti ricordare il canto alla straniera Aida. Comunque, di concerto con la famiglia stiamo valutando la possibilità di adire le vie legali per tutelare l’onore e la reputazione di mio zio».









Il comunicato affianco al manifesto di Rino Gaetano lo abbiamo affisso noi di Aut – Frosinone, in qualità di ente fondatore della Rete Antifascista Antirazzista del Basso Lazio. A dirla tutta il sottoscritto, Luciano Granieri,  co-redattore di Aut, è l’unico responsabile di questa affissione. Al di la del fatto ideologico, affiggere quel comunicato era doveroso  per ristabilire la verità dei fatti. E qual’è la verità dei fatti?  La verità dei fatti è che CasaPound, oltre ad essere fuori legge e fuori dal dettato costituzionale, non riesce neanche a trovare uno straccio di appiglio  o icona culturale. A parte l’establishment berlusconiano e alemanniano, di cui costituiscono il più bolso degli elementi propagandistici, nessuno  è disposto ad accreditare i “Fascisti del terzo millennio” né come movimento culturale, né come movimento sociale, né come movimento politico. Signori Macera, Incitti e compagni, anzi camerati, la vostra ignoranza e inconsistenza politica è conclamata. Vi scansano come appestati, nelle scuole (vedi tema di Incitti aborrito anche dai suoi camerati) e in tutte la comunità alternative al regime berlusconiano. Sono sicuro che anche Ezra Pound vi sputerebbe in faccia se fosse vivo.  A proposito di merda. Ci accusate di fare un uso smodato (ma Aut non si riconosce in questa affermazione) di questo termine quando si parla di voi. Però davanti ai vostri manifesti in Via Garibaldi tale scoria naturale abbonda, travalica, tracima. Tanto che per affiggere il comunicato abbiamo dovutio porre attenzione a non sporcarci le scarpe. Non sarà che una sorta di attrazione magnetica attira la merda ovunque voi siate?

Ore 13,40 l’affissione è stata rimossa. Non avevamo dubbi. Questo da l’idea del concetto di democrazia che pervade gli utili idioti di Berlusconi, Alemanno e Polverini.

lunedì 6 settembre 2010

Processo breve: l’ultimo trucco di B.

Di Antonella Mascali e Sara Nicoli



Berlusconi è impazzito?  Elimina il processo breve dai cinque punti su cui si misurerà la tenuta dell’esecutivo. Proprio lui fa saltare quel salvacondotto indispensabile per tenerlo ancora in sella?  Ma se Berlusconi va a processo, va anche in galera ed essendo  questo uno  scenario del tutto utopico è evidente che sotto c’è  il trucco . Riportiamo infatti  , tratto dal Fatto quotidiano del 5 settembre, il trucco, ovvero   la strategia alternativa al processo breve  funzionale ad assicurare l’impunità del nano di Arcore.   Il fatto che il percorso sia stato indicato dal Presidente Napolitano però  , ci fa subdorare  una fine trappola innescata dal Capo dello Stato ai danni del Berlusca . Non è che anche Napolitano, come Fini  vuole evitare le elezioni il cui risultato nelle condizioni attuali    sarebbero ancora favorevole  del Pdl  ed ottenere l’annientamento di Berlusconi attraverso un estenuante processo di logoramento? 

La redazione.




Il processo breve non c’è più. Alla vigilia del discorso di Fini a Mirabello, il Cavaliere toglie dal tavolo dello scontro politico il contestato provvedimento ammazza processi e su suggerimento del Quirinale avvia la strada del confronto sul Lodo Alfano Costituzionale. Ma è solo apparenza: l’intenzione è di rilanciarlo con maggior forza, solo dopo che il fallimento di questa strada, però, sarà sotto gli occhi di tutti. Anche del presidente della Repubblica. E’ un Berlusconi tattico quello che ieri ha spazzato via dalla polemica politica il processo breve, fonte di “continui attacchi da parte della sinistra che l’ha fatto diventare uno scandalo – ha detto il Cavaliere – e l’ha messo al centro di una campagna ancora e sempre contro di me”. Ecco, dunque, l’intento: “Dentro la mozione sulla giustizia che porteremo all’approvazione del Parlamento – ha spiegato il premier – non dovrebbe esserci alcun riferimento a questo cosiddetto processo breve, così accontento la sinistra. Comunque se non c’è la maggioranza si va al voto”. Il condizionale non è messo a caso. Perché, come hanno spiegato nei giorni scorsi Gasparri e Cicchitto, il processo breve è cardine fondamentale di quella grande riforma della giustizia inserita nei cinque punti (con la riforma tributaria, il federalismo fiscale, la sicurezza, l’immigrazione e il rilancio del Sud) su cui verrà chiesta la fiducia alle Camere. Ma l’importante, al momento, è gettare acqua sul fuoco. Berlusconi ha deciso di seguire le indicazioni suggerite da Napolitano ad Alfano (prima una leggina per riformulare il legittimo impedimento, poi richiesta di voti anche all’opposizione per il Lodo Alfano Costituzionale), ma non appena questo percorso dovesse rivelarsi fallimentare, a parere dei falchi Pdl “il Capo” non ci penserebbe un attimo a riesumare il processo breve, portarlo in aula e farlo approvare – come avvenuto al Senato – con la fiducia. Dunque Berlusconi al momento si deve accontentare di mantenere congelati i processi Mills e Mediaset, invece di farli morire senza verdetto di primo grado come accadrebbe (anche per altre decine di migliaia di procedimenti), con il processo breve. Il lodo Alfano costituzionale, a differenza di quello bocciato dalla Consulta il 7 ottobre scorso, avvolge il presidente della Repubblica, il presidente del Consiglio, e i ministri che hanno preso il posto dei presidenti delle Camere. Ma in attesa di un privilegio costituzionale dall’iter parlamentare molto lungo, per tenere ibernati i procedimenti a suo carico (anche Mediatrade in udienza preliminare), il Cavaliere deve bloccare la Corte costituzionale che il 14 dicembre dovrà pronunciarsi sul ricorso dei giudici milanesi contro il legittimo impedimento. L’unico modo per prendere tempo è che alla Camera, per quel periodo, sia già in discussione una modifica dello scudo a tempo. Solo in quel caso la Consulta, come vuole la prassi istituzionale, sospenderebbe la decisione in attesa del Parlamento. E se dovesse essere approvato il legittimo impedimento “aggiustato”, alla Consulta non resterebbe che emettere un’ordinanza in cui dichiara l’inammissibilità del ricorso dei giudici di Milano per sopravvenuta modifica della legge. A quel punto i processi si riaprirebbero e si sospenderebbero di nuovo. O in virtù della nuova normativa o per una altro ricorso alla Corte. Sarebbe il quarto contro gli scudi ad personam che cambiano nome ma non la loro natura di salvacondotto per Berlusconi.

 

domenica 5 settembre 2010

Vicoli Narranti

di Fausta Dumano


Picinisco, 3 settembre la redattrice di Aut non si era mai spinta quassù, sin da ragazza la distanza geografica le era sembrata insormontabile, mi ero spinta fino alla casa di Lawrence, dove è stata scritta “la ragazza perduta”. La location  è proprio  ideale per ambientare la prima notte bianca del “libro” . Il centro storico di Picinisco è un dedalo di vicoli, che si intrecciano, un puzzle incredibile, dove è piacevole smarririrsi nell’ascoltare le storie che si  raccontano: “Non importa quante strade abbia percorso il narratore , questo è il senso del festival delle storie, organizzato dalla Minimum Fa. Scrittori, musicisti, attori, registi e viandanti si incontrano per narrare. Un festival itinerante Picinisco, San Donato, Alvito una Valle quella di Comino, nel Parco Nazionale. A dipanare l’intreccio di vicoli giunge in soccorso PASTICCIO, il protagonista di Edoardo Inglese , è incredibile  che a darmi il filo di Arianna sia proprio Pasticcio, che si smarrisce sempre. Pasticcio è qui in un duplice ruolo da musicista della Slammer Band a protagonista del libro. Appena lo intercetto, corro subito da lui e da Edoardo anche lui nel duplice ruolo di scrittore e musicista . Il primo inciampo con loro c’è stato da Ithaca e da subito sono stati così  coinvolgenti che  la redattrice di Aut si è sentita parte integrante della loro Slummer Band. Pasticcio è la bussola che mi fa arrivare in piazzetta suggestive dove sento narrare gli scrittori, tanti veramente tanti, impossibile citarli tutti, alcuni nomi Chiara Valerio, Antonio Pascale. In ogni angolo del paese racchiuso  dalle mura che proteggono la Valle dei Saraceni gli stand dei librai, ci sono Edicolè, Incontri ed Ithaca, che ha fatto una scelta coraggiosa portare libri delle case editrici piccole quelle tagliate fuori dal mercato, dalla globalizzazione. E in tema con l’arte che si respira in un dibattito che è nato in piazzetta , l’appello degli intellettuali ad abbandonare la Mondadori, un dibattito “provocato” involontariamente da Igor Traboni, che non voleva far politica, ma ha acceso la miccia. Tra le parole si intrecciano le note di Edoardo Inglese con un “omaggio oltraggio “ a due signore della canzone italiana, Loredana Bertè e Gabriella Ferri. Nella notte bianca ha scelto la luna come tema per far compagnia al lupo e all’orso i simboli del Parco. A mezzanotte i viandanti si radunano nella piazza principale dove l’attore Davide Cassini ha messo in scena un omaggio a Ray Charles, un reading concerto del padre del Soul Americano. La notte bianca prosegue nonostante l’equipaggio invernale a Picinsco fa freddo, ma la Slummer Band fa scaldare dentro. 

l'ASP e Ferrero contro l'operazione Green Hunt

dal Comitato contro la guerra contro il Popolo d'India .


PROPAGANDA IN PIEMONTE DELL’ASSOCIAZIONE SOLIDARIETA’ PROLETARIA CONTRO L’OPERAZIONE GREEN HUNT
PAOLO FERRERO, SEGRETARIO DEL PARTITO DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA, DENUNCIA LA BARBARIE DELL’OPERAZIONE

L’Associazione Solidarietà Proletaria è intervenuta alla Festa di Liberazione in Val di Susa, facendo una importante operazione di propaganda contro L'OPERAZIONE GREEN HUNT , esponendo manifesti e distribuendo il libro “Camminando con i compagni” con scritti di Arundathi Roy e di G.N. Saibaba, vicepresidente del Revolutionary Democratic Front of India.
Ha avuto il libro anche Paolo Ferrero, segretario del Partito della Rifondazione Comunista presente nell’occasione. Ferreroh ha tenuto un comizio dal palco di fronte a circa 700 persone. Nella parte centrale del suo discorso dove trattava dello sfruttamento capitalistico in Italia e nel mondo, ha parlato della questione del genocidio dei popoli dell’India come esempio della barbarie del capitalismo a livello mondiale.
La campagna contro l’Operazione Green Hunt prosegue a livello internazionale, e lo Stato indiano è costretto a fare passi indietro. Ad agosto ha impedito il progetto di una miniera di bauxite nella regione di Orissa da parte della compagnia britannica Vedanta, ammettendo che progetti del genere sono lesivi dei diritti umani e dell’ambiente. Amnesty International ha dichiarato che questa vittoria è una pietra miliare nella difesa dei diritti delle comunità indigene.
Ringraziamo l’Associazione Solidarietà Proletaria e il segretario del PRC Ferrero per l’importante contributo che danno alla campagna contro la guerra di sterminio e la devastazione ambientale che il governo indiano porta avanti contro il popolo e la terra. Vi invitiamo a continuare e a estendere il vostro impegno insieme al nostro Comitato e alle molte iniziative che si vanno moltiplicando nel paese contro l’Operazione Green Hunt.

Firenze, 2 settembre 2010

sabato 4 settembre 2010

Contro l'islamofobia ora e sempre

di  Sydney Levy 




Dear Luciano,
Within the next ten days, Jewish people will welcome a New Year, even as the holy Muslim month of Ramadan draws to a close. These are times of special significance for us, and yet these joyous occasions are marred by what is happening in the world around us.
The so-called peace talks are beginning today under the shadow of ongoing violence in Israel and Palestine. In the United States, we are approaching the anniversary of 9/11, and the rising tide of manufactured bigotry against Muslims is reaching a new high.
As the peace talks begin, we condemn the murder of the four Israeli settlers last Tuesday in the occupied West Bank. Violence against civilians, any civilians, is never the answer.
We also note that while the U.S. government condemned Tuesday's brutal attack, it never condemned even the assault on Gaza almost two years ago, when over 1400 people, mostly civilian, including over 400 children, were killed.  This disproportionate response is an indicator of the apparent inability of the U.S. to be an "honest broker" in these talks. (You can find two sobering analyses of the upcoming talks in these two pieces: Hoping Against Hope and Top Ten Reasons for Skepticism.)
As difficult as the situation is in Palestine and Israel, we cannot ignore what is happening in the United States. As Jews, we feel an obligation and a responsibility to speak up for the rights of all of our citizens and residents -- rights that we should enjoy regardless of religion or ethnicity. We are gravely concerned by the new wave of anti-Muslim and anti-Arab prejudice -- including violence and threats of public burnings of the Qur'an -- that the planned building of an Islamic Cultural Center near Ground Zero in Lower Manhattan has brought to light.
We are particularly disappointed by the role being played by some leading Jewish-American institutions, founded to promote human rights and democracy, that are standing now on the side of bias and prejudice. When the Anti-Defamation League, the Simon Wiesenthal Center, and the American Jewish Committee oppose the unconditional rights of Muslim-Americans to build their mosque, they oppose the religious freedoms of all Americans and the Jewish values we all share.
Sadly, the decision of organizations like these not to vigorously fight for the rights of Muslim Americans appears to be rooted in their impression that bias and prejudice against Muslims is advantageous to Israel. On the one hand, we hear false and misleading claims of anti-Semitism to silence critics, on the other, are the appeals to Islamophobia and anti-Arab racism to foster alienation from the Palestinians and their struggle for human rights and dignity. This is not good for Americans, not good for Israelis, and not good for Palestinians.


Just as the hurtful and dangerous rhetoric is increasing in New York, so it is increasing in Israel. Just last week, Rabbi Ovadia Yosef, a former Chief Rabbi of Israel and spiritual head of the Shas Party, a member of the governing coalition, repeated his 2001 admonition for the annihilation of Arabs, adding, "It is forbidden to be merciful to them."
Turning back to the U.S., as we are honoring our holidays, American Muslim leaders have expressed fear that when Muslims gather to celebrate the end of Ramadan, their gatherings might be wrongly interpretedas a celebration of the 9/11 attacks. We remember darker times when we Jews celebrated Passover in fear because of the heightened potential for blood libel accusations and pogroms.  We remember when our sacred books were burned in public square. We wish our Muslim brothers and sisters a joyous and safe holiday.
We are now in the time of Teshuvah (repentance). We call on all Jewish leaders and on all our Jewish brothers and sisters to pause and reflect. As we start a new year, we ask all of you to join us in reaffirming a shared commitment to confronting Islamaphobia and anti-Arab racism with the same determination we have when facing anti-Semitism.
Shannah Tovah and Ramadan Kareem,






Sydney Levy


Jewish Voice for Peace



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Entro i prossimi 10 giorni il popolo ebraico darà il benvenuto al nuovo anno anche se il mese sacro islamico del Ramadan sta per concludersi . Questo periodo è carico di significati per noi ma  ancora queste gioiose occasioni sono turbate da ciò che sta avvenendo nel mondo intorno a noi.
I cosi detti colloqui di pace stanno iniziando oggi sotto l’ombra della violenza in corso in Israele e in Palestina. Negli Stati Uniti  ci  stiamo avvicinando  all’anniversario dell’ 11 settembre e la crescente ondata di intolleranza contro i mussulmani sta raggiungendo  livelli così alti, come  mai accaduto prima. Non appena i  colloqui di pace hanno avuto inizio , abbiamo dovuto condannare l’assassinio di quattro coloni israeliani  avvenuto martedì scorso nel territorio occupato della West Bank. La violenza verso i civili, qualsiasi tipo di civili, non è mai la risposta.
Abbiamo altresì notato che mentre il governo degli  Stati Uniti ha condannato il brutale agguato di martedì scorso non ha mai condannato anche l’assalto su Gaza di circa due anni fa, quando oltre 1400 persone, per lo più civili, compreso quattrocento bambini, furono uccisi. Questo sproporzionato atteggiamento è un indicatore dell’apparente incapacità degli Stati Uniti di essere un onesto mediatore in questi colloqui (E’ possibili trovare due analisi che inducono diversi riflessioni sui colloqui nei pezzi che seguono Hoping Against Hope e Top Ten Reasons for Skepticism.)  . Così come è difficile la situazione in Palestina e in Israele,  non possiamo ignorare cosa sta avvenendo negli Stati Uniti, come ebrei sentiamo il dovere e la responsabilità di sollevarci per la difesa dei diritti di nostri concittadini e residenti, diritti di cui dovremmo godere a prescindere dalla professione religiosa o dall’etnia. Siamo seriamente preoccupati per la  nuova ondata di pregiudizi contro i mussulmani e contro gli arabi, compreso la violenza e la minaccia di roghi pubblici alimentati da copie del corano, che la decisione  di  costruire  un Centro Culturale Islamico a Ground Zero nella parta bassa di Manhattan, sta portando alla luce. Siamo particolarmente delusi dal ruolo svolto da alcune istituzioni guida Ebree-Americane  che fondate per promuovere i diritti umani e la democrazia, oggi stanno decisamente dalla parte della parzialità e del pregiudizio. Quando la “Lega anti diffamazione”, il “Centro Simon Wiesenthal” e il “Comitato ebraico americano” si oppongono al diritto inalienabile dei mussulmani americani di costruire la loro moschea, si oppongono alla libertà religiosa di tutti gli americani e ai valori dell’ebraismo che tutti condividiamo. E’ triste che organizzazioni come queste, più che battersi vigorosamente per i diritti dei musulmani americani, sembrano essere convinti della loro idea che la parzialità e il pregiudizio contro i mussulmani siano vantaggiosi per Israele. Da un lato abbiamo sentito affermazioni false e fuorvianti di antisemitismo volte a tacitare le critiche , dall’altro ci sono gli appelli all’islamofobia e al razzismo anti-arabo atti a promuovere l’alienazione dei Palestinesi e della   loro lotta per i diritti umani e la dignità . Così come l’offensiva e pericolosa propaganda   sta aumentando a New York, altrettanto sta aumentando in Israele. Solo la settimana scorsa il Rabbino Ovada Youssef ex Rabbino Capo di Israele e capo spirituale del partito Shas, membro della coalizione di governo ha riproposto la sua ammonizione già espressa nel 2001 per l’annientamento degli arabi aggiungendo che “E’ vietato avere pietà di loro”. Tornando agli Stati Uniti, mentre  noi stiamo onorando le nostre feste, i leader mussulmani hanno espresso il timore che quando i mussulmani si riuniscono per celebrare la fine del Ramadan i loro raduni potrebbero essere erroneamente interpretati come celebrazioni dell’ 11 settembre. Ricordiamo tempi più oscuri in cui noi ebrei celebravamo la pasqua ebraica nel timore delle accresciute  possibilità  di subire accuse di diffamazione, violenze  sanguinarie  e pogrom. Ricordiamo quando i nostri libri sacri furono bruciati nella pubbliche piazze . Noi vorremmo per i nostri fratelli  e sorelle mussulmani delle feste gioiose e sicure. Siamo ora in periodo di Teshuvah (pentimento) . Sollecitiamo   i leader ebrei e   tutti i loro fratelli e  sorelle ebree  a fermarsi e riflettere. Così come noi iniziamo un nuovo anno  chiediamo a tutti voi di unirvi a noi per riaffermare l’impego comune nell’affrontare l’islamofobia e il razzismo anti-arabo con la stessa determinazione con cui contrastiamo l’antisemitsmo. 




Amare le differenze, sposare i colori

di Fausta Dumano




Art Qube in trasferta a Sabaudia.

Sabaudia estate 2010, la location è la piazza di Sabaudia, quella piazza che una volta ospitava artisti, intellettuali, scrittori, cineasti. La Sabaudia selvaggia amata da Dacia e Minerva, scelta da Bertolucci per girare “La Luna”, la Sabaudia dove Moravia di portava la sua “Olivetti” per scrivere prima di andare in spiaggia a fare le telline e a giocare con Pallacco. La Sabaudia  di Pier Paolo Pasolini. Nella Sabaudia contemporanee, presa d’assalto oramai da “divi amorfi”  carbonizzati e unti al sole , la scommessa degli artisti di Art Qube risveglia  dal dormire sotto l’occhio infinito dalla maga Circe “Fra-S-Tono” “Amare le differenze, sposare i colori” . Per tre giorni dal 10 al 12 agosto 16 artisti hanno realizzato 4 cubi di tela . Blocco notes e macchinetta fotografica la redattrice di AUT è in piazza non solo per dovere di cronaca  ma per dovere di affetti, i giovani di Art Qube hanno portato con loro delle tele di “Milton”, Massimiliano Chiodi, l’artista recentemente scomparso. Amare le differenze , sposare i colori, ogni artista ha usato la sua tecnica, ogni tela meriterebbe un racconto a parte, un racconto tutto suo che si intreccia nel cosmo dei cubi realizzati. Artisti che con passione sotto un sole degno di “Africa” hanno regalato una miscela deflagrante di sensazioni ed emozioni. Tra le tele di Milton spicca quella coppia così diversa che sembra affacciarsi sula finestra del mondo , sembra stata realizzata apposta per l’occasione. Amare le differenze, quella coppia che si affaccia sul mondo  è così diversa e nella diversità si cerca nello sguardo. Quello sguardo sempre così ricercato  nelle tele di Milton. Il viaggio  all’interno delle tre giornate  è un viaggio intenso. Nel viaggio si sono uniti anche i bambini che si sono alternati nella realizzazione  di “piccoli capolavori” Una bambina che sembra un incontro di etnie diverse , un po’ africana, un po’ eschimese, una carica espressiva, un volto che ti entra dentro, è una delle tele realizzate da Davide Cocozza, che non ha certamente bisogno di presentazione , è l’ideatore del collettivo LAPS, quel collettivo che a Frosinone si riunisce ogni giovedì sera “contaminando le arti” al Satyricon .  Amare le differenze  Rocco Lancia, direttore artistico di Art Qube ha realizzato due volti di donna così diverse ma così intense nello sguardo che sembrano essere l’una complementare all’altra , tento che l’una sembra essere entrata nello sguardo dell’altra per trovare  una comunicazione fisica. Un occhio inquietante sembra nutrire con le lacrime il mare, ma nello stesso tempo le lacrime potrebbero assorbire il mare . Dipende dal punto di vista. Coppie, volti di donne che si intrecciano tra una tela e l’altra come se fosse un romanzo corale. La Maga Circe così spaventata nella tela di una giovanissima appare sdraiata nella tela di Rocco Lancia, una Maga Circe dalla cui bocca esce la flora e la fauna e ha come scenario la torre di Sabaudia e la sua architettura razionale. Luciana Lisi predilige l’arancione  e nelle sue quattro tele offre uno spaccato di Sabaudia guardando quattro angoli della piazza  da   un‘angolazione diversa. E da un altro cubo spunta un altro volto di donna di Davide Cocozza, una donna che sembra interrogarsi davanti allo specchio della vita  e il trucco del palcoscenico della vita dove recita il suo copione sembra sciogliersi. Nella sua intensità di sguardo c’è l’angoscia della memoria masticata dal tempo. Francesco De Nardi, il pittore dei murales di Porciano, consegna quattro tele in cui lo spettatore si interroga alla ricerca del simbolo, dietro ogni segno c’è uno studio. Amare le differenze è amare l’intreccio di questi simboli , scuola americana, lontano dalla ricerca francese. Rocco Lancia fa emergere fra le dune un Pasolini, un omaggio dovuto all’intellettuale , a quell’intellettuale che animava con Moravia, Dacia, Enzo Siciliano, Laura Betti. Da una tela spunta un pianoforte , manca il pianista, da un’altra tela spunta un Omero capelli al vento è di Alessandro, un giovane architetto romano che ha saputo dell’iniziativa  si è subito inserito nel gruppo, travolto dall’attività frenetica di Rocco e Davide, ne è rimasto entusiasta a tal punto  che ha inserito nella sua agenda gli appuntamenti artistici del Satyricon di Frosinone.  Amare le differenze, Alessandro realizza un’altra tela una coppia, un uomo e una donna, lei procede avanti come se fosse già entrata in un altro destino, ma la mano dell’uomo sembra ondeggiare verso di lei, un vento sembra accompagnare la loro storia, lei si regge  il cappello, lui ha i capelli al vento, delle note musicali sospese nel cerchio che sembra circoscrivere la coppia. Una coppia diversa, lei con uno stile elegante, lui così casual con i capelli così lunghi tanto da sembrare un’altra lei , se non ci fosse quel cappello così “uomo” . Tre giorni intensi  con i colori, tre giorni di contaminazioni artistiche  e ops all’improvviso arriva una stampa, una ragazza dall’ucraina ha inviato il suo disegno con la posta elettronica. Stanchi, tre giorni intensissimi ma Sabina Ceccarelli, Silvio Incocciati stanno già confabulano con Davide  e Rocco per un’altra trasferta ad Arpino.






Il brano scelto a commento è "Siamo Noi" di Enrico Capuano. La band è composta oltre che dallo stesso Enrico -- voce, da Manuela Colangeli-Voce, Fabiano Lelli-chitarra, Stefano Ribeca - Flauto traverso, Stefano Baldasseroni -batteria, Claudio Clementi-Basso, Lucio violino Fabbri-Violino. Gli artisti di Art Qube sono "onda d'urto" autentica . Con la forza dei loro segni rivoluzionari pennellati sui cubi indicano la nuova strada. La strada per un nuovo modi di fare arte.


Foto:Fausta Dumano
Editing: Luc Girello