Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

lunedì 19 settembre 2011

Scuola: la disfida dei numeri

Paolo Iafrate

 Venerdì 16 settembre l’Amministrazione Comunale con il Sindaco e la dirigente della pubblica istruzione dott.ssa Bruni si è soffermata nuovamente sulla mensa, sui rincari e su altre questioni della scuola insieme ad un gruppo di rappresentanti dei circoli di Frosinone.

I rappresentanti sostengono che gli aumenti annuali previsti dalla delibera di giunta, adottata prima dell’estate, sono così ripartiti a seconda dell’isee e del numero dei pasti settimanali, considerando un numero di mesi pari a 8 (da ottobre a maggio).. 

Numero pasti
Isee >10.000
5.000-10.000
2-5000
< 2000
5
44,21%
40,76%
40,76%
50,15%
4
41,92%
38,53%
38,53%
47,76%
3
41,18%
37,80%
37,80%
46,99%
2
39,71%
36,36%
36,36%
45,45%
1
39,71%
36,36%
36,36%
45,45%

Ulteriormente con il regime “forfettario”, dove le famiglie non recuperano i pasti prenotati che non sono stati scodellati, l’aumento diventa vertiginoso e sta inducendo le stesse famiglie ad un atteggiamento di diminuzione dei giorni di mensa o addirittura di abbandono della stessa. Particolarmente difficile sono le famiglie del tempo pieno della scuola primaria che potrebbero cambiare scuola ai figli…

L’amministrazione, dopo aver sottolineato i tagli del governo, lo sforzo economico dell’ente, ecc. ecc.,  stenta a comprendere il vero aumento applicato, dichiarando che sarebbe di un generico 20%, ma, se tale è la protesta, rimane disponibile a rivedere il programma complessivo:

1)      il regime forfetario viene eliminato con il ripristino delle quote giornaliere - quota ad oggi ancora non chiarita
2)      intervento sulle fasce di reddito, immettendo una nuova fascia più alta;

L’Amministrazione mantiene comunque l’aumento della mensa che dovrebbe coincidere con un miglioramento della qualità del cibo (biologico).

Altro problema è la partenza della mensa che secondo l’Amministrazione non sarebbe prima del 24 ottobre, per motivi inerenti la presentazione del DURC da parte della nuova società appaltante e/o per garantire le 38 settimane previste appunto dal capitolato di appalto.

Ma dal 1° ottobre al 10 giugno le settimane di scuola sono 34: allora già dal 1° ottobre la mensa potrebbe partire!

Insomma, dopo una settimana dall’inizio della scuola, al Comune di Frosinone i numeri sono da interpretare volta per volta, a seconda se si hanno le calcolatrici o i calendari a portata di mano. Ieri questi strumenti non c’erano, come non c’era ancora una volta l’Assessore alla Pubblica Istruzione.

Nel frattempo la protesta premia le famiglie che si rivedono ripristinare quasi il completo trasporto scuolabus, dopo che il 1° giorno di scuola si era partiti con 9 linee in meno.

per la puntata precedente clicca su SERVIZI SCOLASTICI:AUMENTI PERCEPITI E AUMENTI REALI


domenica 18 settembre 2011

Dibattito a Liberafesta: Verso le amministrative 2012

Luciano Granieri

Primo giorno di Liberafesta a Frosinone, la kermesse organizzata dal Circolo di Rifondazione Carlo Giuliani, approda al secondo appuntamento  previsto per il pomeriggio. Dopo il dibattito sulla SCUOLA sul quale riferiamo a parte, sul palco sono saliti: Orlando Cervoni - segretario provinciale Pdci, Maurizio Fratale  dell’Idv, Francesco Smania del circolo Carlo Giuliani consigliere comunale di maggioranza per la lista “La sinistra”, Francesco Notarcola, del comitato difesa della terme romane, Paolo Iafrate dell’associazione Oltre l’Occidente, Marcello Notarfonso  responsabile regionale Prc enti locali e il sottoscritto per il comitato  di Frosinone No Aeroporto Ferentino- Frosinone. Il tutto sotto il vigile coordinamento del segretario del Circolo Carlo Giuliani  Andrea Cristofaro. Il tema del dibattito era quanto mai impegnativo ma stimolante. Si comincia a fare i conti con la prossima tornata elettorale comunale e ci si interroga su come potrebbe nascere una forza alternativa all’attuale bipolarismo che si generi  dalla cittadinanza, dalla tanta agognata base. Inevitabilmente coesistendo sul palco esponenti di partito, consiglieri comunali e membri dell’associazionismo più attivo della città la discussione è  stata animata. Unico comune denominatore i tagli agli enti locali e la ferocia con cui la recente manovra attacca lo stato sociale. In particolare è emersa la volontà da parte di tutti i presenti salvo qualche distinguo, di partecipare alle prossime elezioni svincolati dal Pd. Il sottoscritto e Paolo Iafrate in particolare hanno messo in risalto come gli affari dell’urbanistica contrattata con i poteri forti  ai danni della collettività  siano una pratica che ha da sempre ha   unito entrambi gli schieramenti.  Anche se  a Frosinone  sono tre consiliature  di seguito che il pallino è in mano al centro sinistra non bisogna dimenticare, come ricordava Francesco Notarcola che, sia Marzi, sindaco che ha governato Frosinone nelle due amministrazione precedenti, che Marini, hanno sempre avuto appoggi importanti dallo schieramento opposto , Misserville  Cacciola e Storace per l’ex sindaco, l’Udc per quello attuale. Anche nella vicenda  dell’aeroporto i presidenti della provincia e altra tifoseria politica a supporto sono stati e sono esponenti dell’una e dell’altra parte:  da Scalia a Iannarilli ad Apruzzese.   Dunque dal palco saliva forte la tentazione di svincolarsi dall’attuale alleanza con il Pd per cercare di costruire una proposta alternativa nuova, più consona alle idee che dovrebbero animare una schieramento che più volte si è identificato attraverso i suoi partecipanti COMUNISTI. Del tutto comprensibili sono stati i distinguo di Orlando Cervoni e soprattutto del consigliere Francesco Smania, il quale ha invitato  a non sottovalutare l’attività svolta dalla Lista la sinistra all’interno del consiglio, finalizzata a condizionare il voto della maggioranza tenendo conto delle proposte della lista La Sinistra. In verità Smania ha votato  contro la propria maggioranza in diverse occasioni , l’aeroporto su tutte,   è riuscito in collaborazione con il suo circolo Carlo Giuliani e con i comitati di cittadini a presentare e  far approvare una mozione di tutela del sito archeologico limitrofo alla villa comunale oggi più che minacciato da un progetto di urbanizzazione  faraonico messo a punto da una delle più grandi società immobiliari dalla provincia e forse d’Italia. Purtroppo le situazioni irrisolte nel governo della nostra città sono molteplici e gravi , l’aumento delle tariffe a fronte della diminuzione dei servizi sociali,  il mega abuso edilizio del Forum, l’inaccettabilità del progetto i piloni il sistema diffuso dei project financing  , e vanno contro l’idea di  legalità,  di  coscienza sociale e   giustizia sociale,  valori   che un’amministrazione cittadina, secondo i partecipanti al dibattito, dovrebbe ritenere ineludibili.  Ecco perché è maturata l’idea di interrompere il sodalizio con l’attuale maggioranza in vista delle prossime elezioni. E’ una scelta difficile per le molteplici contraddizioni e nodi  da sciogliere, ma,secondo quanto emerso dal dibattito, necessaria.

L'insoganata , i comunisti e la madonna della stella.

Fausta "l'insognata" Dumano

La realtà che circonda l' insognata fa solletico alla sua fantasia,non cominciate con quel ritornello che fantasia che tiene l'insognata.....perchè tengo i testimoni pure stavolta. Stasera l'insognata è uscita , perchè non voleva assolutamente perdersi un grande evento, non quelli organizzati dall' assessore grandi eventi erano alcuni mesi che si vociferava che LAURA avrebbe fatto il gran passo, macchinetta fotografica per immortalare la firma,catturare l' attimo della TESSERA ,CIRCONDATA DA BANDIERE ROSSE anche questo è un evento in città,LIBERAFESTA, LA FESTA DEI COMUNISTI......Durante le manifestazioni capita sempre qualcosa di insolito all' insognata, ma quello che si è materializzato ai suoi occhi questa volta sembra uscito dalla penna di uno scrittore surrealista, negli ultimi tempi un rosario le apparso incastrato ad una bandiera rossa, ha incontrato dei comunisti nella sala dell' anonima alcolisti, ospitata in una sala parrocchiale .La location dell' ambientazione del racconto surreale è largo TURRIZIANI, il luogo in cui una sceriffa ha visto una madonna blasfema, una madonna che si è materializzata su un lenzuolo, che avrebbe dovuto secondo l' artista rappresentare una goccia d' acqua. Nel luogo incriminato i comunisti hanno organizzato LIBERAFESTA....Durante il dibattito sulla scuola, mentre si parla di tagli, di precari,all' improvviso arriva l' eco di una banda, l' insognata pensa che CRITICAL MASS abbia organizzato una biciclettata con banda la banda precede una statua......ma certo sono i precari, pensa l' insognata arrivano con SAN PRECARIO. LA BANDA AVANZA.....ops per la paletta neanche GIOVANNI GUARESCHI avrebbe scritto questa scena nel suo DON CAMILLO E PEPPONE. NON SONO I PRECARI CON san precario,è la banda con la MADONNA DELLA STELLA. L'insognata guarda incredula, per ben tre volte la processione sfila accanto alle bandiere rosse.....poi addirittura nel risalire , per tornare in chiesa,la statua della madonna compone una particolare scenografia,si ferma sulla testa del segretario di rifondazione comunista. E’ un chiaro segno del turbinio combinatorio,un disegno divino, in quanto la madonna era quella della stella. .All' insognata era capitata la visione della befena in motocicletta, anzi tante befane in moto in una giornata in cui c' era il blocco del traffico, un reading di poesia circondato da macchine smarmittate, ma la madonna in contemporanea con i comunisti proprio mai.

Ascoltate gli interventi di Matteo Oi - rete degli studenti, Francesca Bucciarelli - responsabile   provinciale Rifondazione Comunista  per l'istruzione  , Luigia Mastrosanti  -CGIL scuola FLC , Daniele De Bartolo COBAS scuola, e alla fine vi apparirà LA MADONNA DELLA STELLA

Luciano Granieri.

E' sciuto pazzo o' padrone

Luciano Granieri

Bingo!!!!  Le  DUE MOZIONI sulla salvaguardia della zona archeologica delle terme ,presentate e approvate in consiglio comunale il 14 settembre scorso  (una dalla consulta della delle associazioni con in calce 750 firme di cittadini,  una messa a punto dal    Circolo Carlo Giuliani del Prc di Frosinone e presentata dal consigliere Smania della lista “la sinistra”  Prc, Verdi, Pdci), hanno colto nel segno. Il privato ha dovuto soccombere agli interessi della collettività e dunque grazie alla caparbietà dei cittadini  deve fermare i propri bulldozer in azione  sull’area  vicino alla Villa Comunale. Questo non va bene per il padrone, che ha dato fiato al megafono di sua proprietà riversando tutta la sua rabbia sui pochi visionari che “ciurlano nel manico” e  che  sulla base di “stronzate”,  dettate dal nullismo e dall’ipocrisia”   mettono  alla gogna quel povero privato il quale  ha avuto il coraggio di investire” . E’ veramente incazzato il padrone  tanto da tirare in ballo il bene comune non salvaguardato dall’amministrazione comunale  perché si  perde in chiacchiere inutili   sui cocci anziché affrontare i problemi veri   che riguardano lo stato fatiscente degli edifici scolastici  e tante altre magagne della nostra città . Vorremmo ricordare che le scuole sono fatiscenti e i servizi diminuiscono, nel numero e nella qualità, mentre aumentano le tariffe, perché il suddetto padrone è in ritardo nel pagamento degli oneri concessori  e dell’affitto del palazzetto dello sport dove gioca la sua squadra di basket.   Certo vedere minata la propria autorità sulla gestione della città da quattro visionari che ciurlano nel manico è molto fastidioso. Diamine   che città è questa dove i cittadini si permettono di mettere bocca in affari che non li riguardano!!! ha ragione Berlusconi quando afferma che  l’Italia è un paese di merda. Ma tant’è si rassegni il padrone, neanche il tentativo di riportare all’ordine il sindaco ha avuto l’effetto desiderato. Si rassegni il padrone perché la sua megafonata sul giornale di proprietà non  ha fatto  altro che rendere più determinati quei quattro visionari ciurlatori nel manico nel  lottare per una città diversa da quella che il padrone vuole.



venerdì 16 settembre 2011

CONFERENZA STAMPA SULLE OSSERVAZIONI ALLA VARIANTE AEROPORTUALE INTERMODALE

Susanna Ficara, Ufficio Stampa CODICI


LUNEDI’ 19 SETTEMBRE: CONFERENZA STAMPA SULLE OSSERVAZIONI ALLA VARIANTE AEROPORTUALE INTERMODALE
Presentano le Osservazioni le Associazioni CODICI onlus, Italia Nostra onlus, Legambiente onlus, Rete per la Tutela della Valle del Sacco onlus
Si terrà lunedì 19 settembre, alle ore 15, presso la sala del CESV di Frosinone, via Pierluigi da Palestrina 14, la Conferenza Stampa aperta che presenterà le Osservazioni protocollate presso il Consorzio ASI relative alla Proposta di Piano Variante urbanistica al Piano Territoriale Regolatore per l’attuazione dell’Area aeroportuale intermodale di Frosinone.
Le associazioni che presenteranno le Osservazioni sono: CODICI onlus, Italia Nostra onlus, Legambiente onlus, Rete per la Tutela della Valle del Sacco onlus.

DANDINI COMMOSSA: "ANDREMO IN ONDA ANCHE IN PIAZZA!". SANTORO: "SIAMO OLTRE LA CENSURA"

Partigiani del Terzo Millennio

ROMA -  Indignata, dispiaciuta ma determinata ad andare avanti: 'Parla con me è stato cancellato dai palinsesti Rai e Serena Dandini difende il suo lavoro e la sua squadra. E promette: «Andremo in onda il prima possibile, dove, quando e come sarete i primi a saperlo. Su La7, su Sky? Non lo so. Al massimo lo faremo in piazza. O al cinema». «Volevo prendermi un anno sabbatico ma per tigna ho deciso di andare in onda», sottolinea in un'affollata conferenza stampa convocata insieme ai vertici della Fandango, Domenico Procacci e Andrea Salerno, per «sfatare alcune leggende metropolitane». «La Rai non sono loro, io ho un patto con gli abbonati - dice -. Abbiamo tenuto duro perchè li abbiamo stanati. Volevo essere cacciata perchè così il percorso si chiude e si capisce». Nella sala di Fandango Incontro, a pochi passi da Montecitorio, anche Michele Santoro e la redazione, gli autori e i collaboratori del programma. «Lavoriamo al programma da quattro mesi, la squadra scalpita. E poi la gente per strada e via mail mi dice continuamente 'non dargliela vintà», racconta Serena, che domani parte con una rubrica su Io Donna. «Saremo in onda, non a Mediaset, ma da qualche altra parte. Abbiamo parlato con altri ma non abbiamo nessun accordo. Valuteremo cercando di capire come farlo al meglio», conferma Salerno. La Dandini ha con sè un modellino del suo celebre divano rosso sul quale siede una bambolina-stile Barbie con il suo look, «la prova che il format è mio». «Lo ideò Serena nel 2004 - spiega Salerno - ma nessuno lo depositò, non ce n'era bisogno». «Siamo stati ingenui. In Rai ho visto vendere e affittare dei format inesistenti», chiosa la conduttrice, che chiarisce: «Non vogliamo fare i martiri. Ma oggi potevamo essere in onda da un'altra parte. Non avrebbero dovuto tenerci fermi fino all'ultimo. Ci avevano chiesto di apportare delle modifiche al format e il primo agosto le modifiche erano sul tavolo del direttore generale. Ci hanno detto 'vi facciamo sapere in 48 orè, ma siamo invece stati bloccati per un mese e mezzo. Non devo essere per forza in onda, ma perchè non dircelo prima e usare la diffamazione?». L'accusa che proprio non le va giù è quella di essere avida: «Esco dalla Rai senza neanche un paio di calze. Anzi, lascio all'azienda un baule con tutti i miei vestitini neri». E ancora: «Cacciarmi dalla Rai non costa nulla. Non ho mai voluto un contratto in esclusiva con l'azienda, nè cariche dirigenziali, che mi sono state offerte ma che ho sempre rifiutato: volevo essere libera. Sono pagata bene, ma a progetto. Non ho tredicesime, quattordicesime». Se la prende con Alessio Butti, capogruppo PdL in Vigilanza, e con «Silvio Maria Petroni» (ovvero Angelo Maria Petroni, consigliere Rai, ndr.): «Sono disinformati. 'Parla con mè era fatto per il 70% con le straordinarie risorse interne Rai, che mi duole il cuore lasciare. La Fandango si occupava solo di autori e artisti. Al dg ho detto che in qualunque caso non avrei rinunciato alle persone che hanno creduto in me e nel programma quando nessuno, neanche in Rai, ci credeva. Sono leonessa e tigre, io non le tradisco le persone». «Dall'anno scorso anche gli ospiti erano Rai. Il 30 maggio abbiamo proposto un risparmio del 5%», precisa Salerno. «Se Petroni e Butti volevano fare gli autori ce lo potevano dire...», sottolinea Dandini, che confessa di «aver creduto» nel dg Rai Lorenza Lei: «Non capisco cosa sia successo. Comunque è molto più brava di Masi, infatti sta facendo tutto quello che lui non è riuscito a fare». Procacci tenta di dare una spiegazione: «Quei cinque consiglieri si sono sentiti col colpo in canna, con la possibilità di sparare: e hanno sparato». E a una domanda su un eventuale azione legale, dice: «Non ci abbiamo ancora pensato, ma grazie del suggerimento». «Mai visto un dg e un presidente Rai bocciati in questo modo», rileva Salerno, che non parla di censura ma di «chiusura», di «non volontà di fare un programma». A fare arrabbiare di più la Rai, per Dandini, deve essere stata «l'intervista a Scalfari, forse alcune imitazioni e sicuramente le ragazze nel bagno di Palazzo Grazioli (spunto della minifiction 'Lost in WC', ndr). Ma abbiamo solo rifatto le scene viste sui giornali». Santoro è lì ad assistere in qualità di «amico. Se serve siamo pronti a dare una mano, c'è solidarietà assoluta. Anche per aiutarli a fare il trasloco. Se non ci sono ragioni aziendali credibili per chiudere, perchè l'hanno chiusa? Una sola cosa, grave: quando non si riesce a usare la parola censura, vuol dire che anche la parola censura è censurata».

L'economia uccide più delle bombe

Flavio Lotti , Mario Pianta  fonte http://www.sbilanciamoci.info



A 50 anni dalla prima marcia Perugia-Assisi e a 14 anni dalla marcia "per un'economia di giustizia", i pacifisti saranno di nuovo in cammino il 25 settembre 2011. Nel mezzo della crisi europea. È l'occasione per rileggere l'appello di 14 anni fa, le cose non fatte allora, e urgentissime adesso
"L'economia mondiale sta diventando sempre più ingiusta e insostenibile: uccide più delle bombe". "Quest'ingiustizia affonda le radici in un neoliberismo che non sa rispondere ai veri bisogni delle persone" e cresce in un'economia che privilegia "le rendite finanziarie e i guadagni speculativi anziché la produzione, la crescita quantitativa anziché la qualità, lo sfruttamento della natura e dell'ambiente anziché la loro protezione". Dopo la crisi finanziaria di questi mesi non è difficile essere d'accordo con questa critica. Ma queste parole erano scritte 14 anni fa nell'appello della Marcia Perugia-Assisi "Per un'economia di giustizia" del 12 ottobre 1997. La Tavola della Pace, nata in quell'occasione, portò centomila persone a chiedere – con indubbia capacità di anticipazione – un'economia meno ingiusta.
La pace si costruisce con la giustizia, e l'ingiustizia dell'economia che si globalizza è la fonte principale dei conflitti, "uccide più delle bombe". La soluzione è in un ordine internazionale che faccia a meno delle armi – era ancora aperta l'occasione del disarmo alla fine della guerra fredda – e che riduca sottosviluppo e disuguaglianze. Per farlo, il potere dei mercati, della finanza e delle grandi imprese multinazionali deve cedere il passo agli strumenti della politica e ai diritti delle persone. Questo il filo del discorso di allora.
L'analisi era precisa: le disuguaglianze aumentano ovunque, i problemi di sopravvivenza della parte più povera dell'umanità sono irrisolti, il sottosviluppo genera disastri ambientali, lotta per le risorse, conflitti senza fine. L'ingiustizia viene dal neoliberismo e da una logica di profitto che impedisce il benessere di tutti; il mercato calpesta le persone e i benefici di tutto questo vanno ad "alcuni paesi più forti e alcune élite economiche e sociali, aumentando la marginalizzazione di milioni di persone".
Qualcosa è cambiato da allora, non molto nella sostanza. Allora non si immaginava che l'Italia sarebbe stata messa fuori così presto dal gruppo dei paesi forti, che da allora a oggi il Prodotto interno lordo (Pil) italiano in termini reali non sarebbe praticamente aumentato. Cina, India, altri paesi asiatici, alcuni paesi dell'America latina hanno avuto un rapido sviluppo, i redditi medi sono aumentati, ma così pure le disuguaglianze – enormi – interne a quei paesi. L'ingiustizia non è diminuita.
L'insostenibilità del modello neoliberista ha portato al grande crollo del 2008 e alla recessione attuale, ma il potere politico ed economico resta aggrappato all'intoccabilità della finanza e al mito dell'efficienza dei mercati. Così l'insostenibilità si aggrava.
È cambiato – denunciato solo dai pacifisti – il ricorso alla forza militare, tornato all'ordine del giorno. Dalla guerra nei Balcani del 1999 ai bombardamenti in Libia di oggi – passando per le guerre del Golfo e in Afghanistan – l'occidente e il nostro paese si sono rimessi a fare la guerra per imporre un ordine neocoloniale, occasionalmente travestito con la tutela dei diritti umani. Le vittime – e le conseguenze – si moltiplicano.
Che cosa si chiedeva, 14 anni fa, ai potenti dell'economia? Partire dalle persone, battersi contro povertà e disuguaglianze, dare lavoro a tutti e dare dignità al lavoro, mettere cooperazione, democrazia e sostenibilità dentro l'economia. Mentre la globalizzazione neoliberista costruiva i suoi pilastri – il "consenso di Washington" e l'Organizzazione mondiale per il commercio (Omc) – i pacifisti chiedevano ai governi un'autorità politica sovranazionale che bilanciasse il potere dell'economia globale e la perdita di sovranità degli stati. La scommessa era di democratizzare e riformare il sistema delle Nazioni Unite, dare spazio all'agenda illuminata delle grandi conferenze Onu degli anni '90 – sull'ambiente, le donne, lo sviluppo sociale, il razzismo, etc. – e alle convenzioni sul lavoro dell'Organizzazione internazionale del lavoro dell'Onu – creando una possibile difesa contro una globalizzazione pagata dai lavoratori.
Quest'offensiva "cosmopolitica" ha avuto pochi risultati, l'Onu si è ripiegata su se stessa, soprattutto negli anni bui delle presidenze Bush, le conferenze Onu a dieci anni di distanza hanno tutte registrato un arretramento degli obiettivi di cambiamento. Ma anche la globalizzazione è finita, prima ancora della crisi del 2008; la "spinta propulsiva" del libero commercio e dell'Omc si è esaurita, si è affermata una dinamica regionale – in Asia e America latina, come in Europa – che diversifica le traiettorie di sviluppo.
Agli organismi sovranazionali – Fondo monetario e Banca mondiale – si chiedeva di cambiare politica e "la cancellazione del debito estero dei paesi impoveriti, che ha raggiunto la cifra record di circa 2.000 miliardi di dollari". Ora il debito del terzo mondo non è più cosi pesante, e l'Italia da sola supera quella cifra, con un debito che in dollari vale 2700 miliardi. Perfino l'Fmi ha moderato la sua ortodossia liberista; in compenso, la sua vittima più recente è diventata la Grecia.
Alle politiche dei governi si chiedeva "di redistribuire le ricchezze, di offrire nuova occupazione anche riducendo gli orari di lavoro", di tutelare i diritti dei lavoratori, di dare spazio alle donne e all'economia solidale. Su questo fronte – tutte responsabilità rimaste alla politica nazionale – nulla è stato fatto, continuiamo ad arretrare rispetto a 14 anni fa, le richieste di oggi sono le stesse. Il sistema politico degli stati sembra più immobile di quello mondiale.
Per i pacifisti, poi, c'era la "responsabilità di agire". Non solo marce e proteste. Si è lavorato a costruire reti transnazionali di società civile capaci di proporre alternative, che avessero ascolto nelle istituzioni globali. Per questo 14 anni fa a Perugia si tenne – prima della marcia – la prima Assemblea dell'Onu dei popoli con un centinaio di rappresentanti di movimenti, associazioni, comunità locali di altrettanti paesi diversi. E due anni dopo, nel 1999, la successiva Assemblea dell'Onu dei popoli si intitolava "Un altro mondo è possibile": tre mesi dopo ci fu la rivolta di Seattle contro l'Omc e un anno e mezzo dopo il primo Forum sociale mondiale di Porto Alegre scelse lo stesso titolo. Incontri di massa di questo tipo tra i movimenti di tutto il mondo sono diventati appuntamenti regolari, e la società civile – con le sue reti, campagne, eventi – è diventata un soggetto visibile e influente sulla scena globale.
Agire ha voluto dire fare dell'economia di giustizia un tema condiviso da centinaia di associazioni ed enti locali, capace di mettere in moto migliaia e migliaia di persone, aprendo la via alle proteste di massa degli anni successivi contro la globalizzazione liberista, fino al G8 di Genova del 2001.
Agire ha voluto dire incalzare la politica ad affrontare le ingiustizie, proporre alternative. Nel 2005 all'Assemblea dell'Onu dei Popoli ci fu un confronto con Romano Prodi, candidato del centro-sinistra alle elezioni (vittoriose) dell'anno successivo. Fece qualche apertura sul ritiro italiano dalla guerra in Iraq – poi realizzato dal governo – ma difese la globalizzazione come forza positiva e l'integrazione europea guidata da mercati e moneta. I risultati di quelle politiche – il crollo del 2008, la crisi dell'euro, disuguaglianze record – sono ora sotto gli occhi di tutti. Chissà se il centro-sinistra saprà imparare dagli errori commessi? Sarebbe interessante un nuovo confronto, a Perugia quest'anno.
Oggi come 14 anni fa i nodi irrisolti restano il potere dei mercati, della finanza e delle imprese, e l'assenza di una politica capace di affrontare le ingiustizie, nazionali e globali. Qui si misura il fallimento di un'Europa che ha costruito la sua integrazione sul liberismo e la finanza, e ora si trova sotto l'attacco della speculazione, divisa e indebolita.
Troppe cose non sono state fatte allora. L'agenda per cambiare non è cambiata. Per limitare il potere della finanza si chiedeva già allora la Tobin Tax sugli scambi di valute. Impensabile e irrealizzabile, ci rispondevano. Ora la fattibilità della tassa sulle transazioni finanziarie è sostenuta da Fondo monetario e Unione europea (Merkel compresa), ma manca ancora la volontà politica di introdurla.
Più aiuti allo sviluppo si chiedevano allora; i governi dei paesi ricchi si sono reimpegnati all'Onu nel 2000 a destinare lo 0,7% del loro Pil agli aiuti allo sviluppo, ma hanno subito mancato le promesse; con la crisi attuale gli aiuti sono i primi tagli effettuati.
Più occupazione e diritti per tutti i lavoratori, si chiedeva. Ora l'Unione europea ha 23 milioni di disoccupati – un problema non diverso da allora – e in più 15 milioni con lavori temporanei, a tempo pieno o parziale: una precarizzazione generale che 14 anni fa non avremmo sospettato.
Le cose non fatte allora sono diventate urgentissime adesso, con l'ingiustizia che si è fatta strada nel nostro paese, i problemi aggravati dalla crisi, la politica sempre più screditata. Le alternative ci sono, oggi come allora. Le forze del cambiamento anche, unite da un filo che attraversa le mobilitazioni di decenni. Pacifisti e movimenti saranno ancora sulla strada da Perugia ad Assisi, l'appuntamento è per la mattina presto, domenica 25 settembre 2011.