Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

domenica 18 dicembre 2011

Contro il razzismo, torniamo umani

Grazia Naletto. Fonte: www.sbilanciamoci.info.

I fatti di Firenze nascono da una cultura diffusa, che stigmatizza i migranti e le minoranze e legittima atti discriminatori e razzisti. La destra l’ha favorita, ma anche la sinistra e i media hanno le loro responsabilità. Serve una reazione pubblica, immediata, chiara. E un nuovo modello di cittadinanza
Scrivere dopo ciò che è successo a Firenze a soli sei giorni dai fatti Torino non è semplice. L’emotività non è di solito una buona compagna per chi cerca di leggere con lucidità ciò che accade in questo paese, martoriato da venti anni di egemonia berlusconiana e di retoriche leghiste e travolto da una crisi economica e sociale alla quale il governo cosiddetto tecnico non sembra fornire risposte capaci di rispondere ai bisogni sociali della maggioranza della popolazione. Torneremo dunque a riflettere con più calma su ciò che è accaduto.
Ma a Firenze il 13 dicembre è successo un fatto senza precedenti, che chiede una reazione pubblica, diffusa, immediata, chiara, non ambigua: nel cuore della Toscana rossa un uomo di idee dichiaratamente fasciste ha ucciso Mor Diop e Samb Modou e ferito altre tre persone, Moustapha Dieng, Sougou Mor, Mbenghe Cheike. I dettagli che man mano i quotidiani ci forniscono e le testimonianze raccolte ci dicono che la strage è stata preparata con cura. Una persona che uccide in questo modo non può che essere (anche) folle. Ma non sta qui il punto. Né la questione può essere ridotta al problema, assolutamente rilevante e prioritario, di far sì che trovino finalmente applicazione le norme previste dalla legge Mancino che puniscono il reato di istigazione all’odio e l’apologia del fascismo.
È dal 2007 che l’associazione Lunaria, insieme a molti attivisti e intellettuali antirazzisti, sta denunciando il processo di legittimazione culturale, sociale ma soprattutto istituzionale del razzismo nel nostro paese, documentandolo rigorosamente. Gli attori politici responsabili di questo processo non sono (purtroppo) semplicisticamente riconducibili solo alle forze politiche di destra.
Non stiamo qui a soffermarci per l’ennesima volta su quel che è successo a partire dalla primavera del 2007 con la pubblicazione in prima pagina su uno dei principali quotidiani di una lettera dal titolo Sono di sinistra, ma sto diventando razzista, la reazione istituzionale all’omicidio Reggiani, quando ancora il governo era di centro-sinistra, le dichiarazioni irresponsabili di un ben noto sindaco democratico sulla propensione “naturale” alla devianza che avrebbe caratterizzato uno dei gruppi più numerosi di migranti presenti nel nostro paese, quello rumeno, e così via.
Per lungo tempo il discorso egemone in materia di immigrazione è stato quasi esclusivamente quello sicuritario. La formula dei Patti per la sicurezza e dei cosiddetti “campi di solidarietà”, definizione truffaldina per denominare i campi rom, non sono opera della destra.
Dunque, come minimo, la cultura più o meno esplicita di stigmatizzazione dei migranti e delle minoranze rom ha interessato trasversalmente tutte le forze politiche. E chi, all’interno dei partiti democratici, ha cercato davvero di correggere il tiro è rimasto sino ad oggi in minoranza. I media mainstream non hanno certo aiutato a invertire la rotta. Tant’è che sulle pagine di un quotidiano nazionale, il Corriere della sera, ha potuto trovare spazio un “commento” sui fatti di Firenze che non possiamo che definire indecente. Il commento firmato da Pietro Grossi il 14 dicembre sulle pagine fiorentine del quotidiano, risuscita tesi che conosciamo bene. La principale è quella del caso isolato. Grossi si affatica a dimostrare che “l’Italia non è un paese razzista”.
L’affermazione è priva di significato in sé: che cosa dovremmo intendere per “Italia”? i 60 milioni di cittadini italiani? Gli 8100 comuni che ne fanno parte? Affermazioni di questo tipo, in quanto generalizzate, non hanno senso. Ciò non toglie che sia indubbio e facilmente dimostrabile che il fatto di Firenze non è un caso isolato ma segue e si accompagna a centinaia di atti, comportamenti, violenze discriminatorie e razziste, alcune gravissime, che abbiamo documentato in questi anni.
Torniamo a ripeterlo: vi è stata una progressiva legittimazione di comportamenti intolleranti e razzisti, la destra ha costruito la propria fortuna elettorale sulla xenofobia, ma hanno speculato troppo spesso anche molti amministratori locali di sinistra.
Oggi, nel contesto di una crisi economica e sociale senza precedenti, il rischio che a pagare i tagli delle risorse pubbliche destinate alle politiche di welfare e inclusione sociale colpisca innanzitutto i migranti e le comunità rom è altissimo. Gli attori istituzionali hanno una responsabilità enorme nell’evitare che la competizione tra nativi e migranti nell’accesso ai diritti sociali di cittadinanza e nel mercato del lavoro si aggravi ulteriormente portando, in casi estremi, a fatti come quelli di Opera (2007), Ponticelli (2008), Rosarno (2010) e infine Torino e Firenze oggi.
La priorità è quella di tornare a parlare di diritti, di rimodellare il modello di cittadinanza, mettendolo al passo con la realtà di una società già da tempo meticcia, riconoscendo i cinque milioni di persone nate altrove che vi risiedono come proprie cittadine. Vi sono due proposte di legge di iniziativa popolare per la riforma della legge sulla cittadinanza e per l’introduzione del diritto di voto sulle quali la campagna “L’Italia sono anch’io” sta raccogliendo migliaia di firme: che il Governo e il Parlamento le facciano proprie, subito.
Vi è una legge, la Mancino, che punisce la propaganda razzista e l’apologia del fascismo: il Ministero dell’Interno si adoperi per favorirne l’applicazione, indagando sui movimenti, le organizzazioni, le associazioni, i siti internet che diffondono messaggi di odio, che propagandano la xenofobia e il razzismo.
Vi è un codice deontologico che gli operatori dell’informazione dovrebbero rispettare: l’ordine dei giornalisti ne imponga l’applicazione.
Vi è una responsabilità nostra, del movimento antirazzista: di fronte a fatti gravi come quelli di Firenze e di Torino, nessuno può tirarsi indietro e rinunciare a un’azione coordinata di denuncia e prevenzione delle violenze razziste, attivando vie legali e facendo ogni sforzo affinché la società italiana democratica e antirazzista diventi più visibile e incida sulle scelte istituzionali.
La città di Firenze, le sue istituzioni, i suoi cittadini hanno mostrato in questi giorni che gli anticorpi per rendere il nostro paese e le nostre città più umani ci sono.

sabato 17 dicembre 2011

Occhio vigile? NO OCCHIO AL VIGILE

Luciano Granieri


Quanta irriconoscenza c’è al mondo. Ma come?  Il capo dei vigili di Frosinone e il consigliere comunale preposto alla sicurezza su incarico personale del sindaco si sacrificano per la tranquillità dei ciociari e vengono arrestati?  Già il nome dell’operazione  “Tutti insieme più sicuri in città” doveva essere una garanzia sulle buone intenzioni dei personaggi . Che hanno fatto di male questi signori? Si sono avvalsi addirittura di collaboratori e ditte provenienti dalla Padania, per essere sicuri della buona riuscita del progetto . Si sa in Padania ci sono i maestri delle ronde e della tolleranza zero!  Certo ai  Lumbard, esuberanti come sono, ogni tanto scappa qualche parolina di troppo, l’avessero fatta sta’ benedetta legge sulle intercettazioni!!!!  A qualcuno è sfuggita  la frase “Questo appalto sarà la madre di tutte le opportunità” E che sarà mai!!! Mica si voleva dire che l’opportunità in questione era quella di spolpare le già martoriate tasche dei cittadini di Frosinone e di Isola Liri,  distraendo dalle casse pubbliche  mazzette per  200mila euro e intascare laute   percentuali sugli importi delle multe che telecamere e rilevatori “DALL’OCCHIO VIGILE” assicuravano, inchiodando inesorabilmente gli automobilisti indisciplinati alle loro responsabilità ! Giammai, l’opportunità era quella di rendere la città più sicura più accogliente per cittadini e turisti. Ma ci rendiamo conto dell’efficienza di queste telecamere?  Si tratta di efficientissimi marchingegni che risescono ad essere collaudati anche se ancora non sono stati attivati e se i collaudatori sono a centinaia di chilometri di distanza. Pensate il 14 marzo del 2011 da Podenzano, un ridente comune del Piacentino, i tecnici preposti riuscivano ad accertare con tanto di dichiarazione firmata che a Frosinone cioè a 600 chilometri di distanza, dopo positivi collaudi, il fissaggio delle telecamere, non fissate, era a norma e che l’impianto con i rilevatori non fissati risultava perfettamente funzionante. Prodigio della tecnica!!!  Queste videocamere sono talmente portentose che riescono a rilevare oltre alle infrazione che avvengono davanti al loro obbiettivo, anche ciò che avviene dietro. Per accertare meglio queste potenzialità, l’amministratore padano della ditta aggiudicatrice dell’appalto, si è “fatto filmare” dai congegni mentre consegnava 25mila euro al comandante dei vigili e al consigliere incaricato direttamente dal sindaco. E qui si  è  determinato  un altro equivoco grosso come una casa. La ripresa della consegna  dei 25mila euro dall’imprenditore ai dirigenti pubblici non documentava il pagamento di una prima tranche dei 200mila, ma era semplicemente una prova dell’efficienza delle videocamere “BIFOCALI” che hanno ripreso tutto con dovizia di particolari. Aveva ragione Berlusconi, è tutta colpa dei giudici malati di protagonismo che colpiscono sia a destra che a sinistra. Non si rendono  conto tali insigni inquirenti che il Pd cittadino è entrato in grossa crisi perché qualcuno vuole insinuare che all’interno del comune di Frosinone esiste LA QUESTIONE MORALE?  Non hanno la sensibilità questi austeri giudici di evitare al sindaco   e all’assessore di riferimento una gogna politica che avrà indubbiamente conseguenze sul piano del consenso e della credibilità, soprattutto nell’imminenza delle elezioni comunali?  SONO PROPRIO DEI SENZA CUORE.  Però la messa in bilancio della voce: ”riscossione  multe” per circa 1.500mla euro  nel previsionale economico del Comune non può non far pensare  E’ VERO SONO I SOLITI SOSPETTI DI NOI ASTIOSI COMUNISTI.  



P.S.
Per i naviganti di Aut  la fredda cronaca delle vicende relativa all’indgine  “OCCHIO VIGLIE” che ha portato all’arresto del comandante dei Vigili Delvino e del Consigliere La Cava  dovrebbero essere note. Come al solito Aut ha il suo stile nel raccontare certi fatti. Comunque per chi volesse  documentarsi in modo meno goliardico  consigliamo di cliccare sul link sottostante,





Nel brano di Jannacci "Faceva il palo" si canta  anche un po' padano in omaggio ai corruttori.
Luc Girello.

Perchè la democrazia riviva, secondo appuntamento


Il 4 dicembre scorso abbiamo organizzato un   BANCHETTO in L,go Turriziani a Frosinone  per condividere con i cittadini la rabbia e la frustrazione di dover pagare un debito che non abbiamo contratto . Soldi e dignità ci vengono tolti da ogni tipo di speculazione finanziaria, immobiliare a anche dalla corruzione che, in base agli ultimi eventi relativi agli arresti del comandante dei vigli urbani Delvino e il consigliere 
La Cava , si è rivelata ben  presente anche nella nostra città. NON VOGLIAMO PIU' PAGARE PER LE RUBERIE  DI  BANCHERI, SPECULATORI , EVASORI, CORRUTTORI E CORROTTI.  Ribadiamo ancora una volta che 
Non siamo  dei giocattoli nelle mani degli azionisti, degli speculatori e dei creditori. Siamo  cittadini, capaci di deliberare insieme sul nostro avvenire.  Noi ci mobiliteremo nelle nostre città, nei quartieri, nei nostri luoghi di lavoro, per un'altra politica economica, del tutto alternativa a quella avanzata in questi anni dai vari governi che si sono succeduti, compreso il governo Monti,    improntata alla redistribuzione della ricchezza, alla valorizzazione dei beni comuni, del lavoro, del welfare, dell’istruzione e della ricerca e  dell'ambiente contro gli interessi del profitto e della speculazione finanziaria.

Per questo motivo:
Ritroviamoci ancora una volta  domenica 18 dicembre dalle ore 10,00 in La.go Turriziani a Frosinone per ribadire che  chi ha provocato la crisi deve pagare il debito !!! 

Partito della Rifondazione Comunista    
Circolo “Carlo Giuliani” Frosinone              

COBAS Frosinone

Associazione "Oltre l'Occidente" Frosinone

Fiorenzo Fraioli (movimento "La colomba")

venerdì 16 dicembre 2011

No al debito, no a Monti. Il 17 assemblea a Roma

Giorgio Cremaschi


"Come in Fiat la brutalità di Marchionne ha cancellato il contratto nazionale e ha costruito il consenso alla schiavitù del lavoro (...), così il governo Monti costruisce il consenso alla schiavitù del paese rispetto al diktat della speculazione sul debito". Sabato un'assemblea nazionale a Roma
Dobbiamo fermarli! Così concludevamo l'appello lanciato nel luglio scorso contro l'Europa delle banche e della speculazione finanziaria, appello che portò all'assemblea di Roma del 1° ottobre. Quando siamo partiti c'era ancora il governo Berlusconi e la politica economica dettata dalla finanza internazionale si era scatenata soprattutto sulla Grecia. Pensavamo che sarebbe arrivata da noi, visto che l'Ue di oggi ne è una pura esecutrice, tuttavia non potevamo prevedere che tutto sarebbe precipitato così in fretta. Invece l'attacco speculativo al debito pubblico italiano e a quello di tutti i principali paesi dell'Ue, e il contemporaneo totale fallimento del governo Berlusconi, hanno portato a far sì che il governo unico delle banche divenisse il concreto governo della Repubblica italiana. Ora che la lettera della Bce è diventata formalmente programma di governo, ciò che sembrava largamente diffuso nell'opinione pubblica e soprattutto nella grande informazione, non lo è più. Come in Fiat la brutalità di Marchionne ha cancellato il contratto nazionale e ha costruito il consenso alla schiavitù del lavoro rispetto alla globalizzazione, così il governo Monti costruisce il consenso alla schiavitù del paese rispetto al diktat della speculazione sul debito.
Eppure basterebbero poche cifre, per dare l'idea della brutalità, e anche della follia dell'offensiva che stiamo subendo. La manovra lacrime e sangue del governo porta via dalle nostre tasche sostanzialmente 30 miliardi di euro. Secondo la Cgia di Mestre la somma complessiva delle manovre adottate dal governo Berlusconi e da quello Monti, porta via, entro la fine del 2014, 208 miliardi di euro. E' una cifra enorme, in gran parte, almeno al 90%, pagata dai lavoratori, dai pensionati, dai poveri. Eppure non basterà. Con i tassi di interesse attuali sui buoni del tesoro l'Italia dovrà pagare dagli 80 ai 90 miliardi all'anno solo per gli interessi sul debito. Quindi nello stesso periodo di tempo ci vorranno dai 250 ai 300 miliardi solo per pagare gli interessi sul debito, senza intaccarlo minimamente nella sua dimensione complessiva. Queste aride cifre ci dicono che le manovre non basteranno, che si dovrà tagliare ancora e che tutto questo provocherà ulteriori disastri all'economia. E' la medicina greca, adottata da tutti i governi dell'Europa, cambiando solo le dosi a seconda del Paese a cui viene applicata. Oggi pare che in Grecia l'Ue chieda il licenziamento di 150mila dipendenti statali, fatte le proporzioni sarebbe quasi un milione da noi. Si fanno le manovre, si scopre che non bastano perché l'economia si deprime ancora di più e quindi si torna a farne delle altre, mentre il debito resta sempre lì a imporci la sua schiavitù. E' un meccanismo di semplice usura, quello a cui i governi europei sotto il dettato della finanza internazionale e delle banche stanno sottoponendo i loro cittadini. Il governo Monti è espressione di questa politica fallimentare. Nello stesso tempo si affossa la democrazia. In Grecia il primo ministro Papandreu è stato sostituito quando voleva fare un referendum sulle misure dettate dall'Europa. In Italia si è fatto il governo Monti, per non andare al voto, perché lo spread non voleva. 
Qui bisogna essere chiari. La stima personale che abbiamo nei confronti del presidente della Repubblica non cancella il fatto, ormai riconosciuto in Italia e all'estero, che stiamo precipitando verso un modello di governo più monarchico che repubblicano. Nella nostra democrazia costituzionale non sono previsti governi del presidente, governi del sovrano, e il precedente è inquietante. Immaginiamo infatti se al posto di Napolitano ci fossero altre personalità, simili ad altri presidenti che hanno esercitato la loro funzione nella storia della nostra Repubblica. Immaginiamo come potrebbero utilizzare il potere presidenziale che si è così creato. Sì, dobbiamo essere preoccupati profondamente per la crisi della nostra democrazia. E d'altra parte, cosa si sta realizzando in Fiat se non prima di tutto la cancellazione delle libertà fondamentali di sciopero e di rappresentanza per i lavoratori del gruppo? L'economia della globalizzazione, se non viene contrastata distrugge la democrazia, nella fabbrica, nella società, nelle istituzioni. E il governo Monti non ha nemmeno un centesimo di anticorpo culturale per opporsi a questa deriva. 
Per reggere dobbiamo ripartire dall'opposizione a questo governo, alla logica e ai principi che lo ispirano, ai mandati che deve eseguire. 
Il 17 a Roma ci troviamo proprio per questo. Per costruire un punto di vista alternativo a quello del governo delle banche che domina l'Europa oggi e per essere coerentemente alternativi al governo Monti e a chi lo sostiene. La situazione è troppo grave per limitarci a chiedere il cambiamento a questa o a quella misura. E' la schiavitù del debito che va rovesciata, e con essa, in tutta Europa, i governi che se ne sono fatti interpreti. E' una grande sfida democratica, decisiva per non precipitare nella barbarie, nelle guerre tra i poveri, nei razzismi, che crescono come sempre nella storia europea in tempi di crisi. Bisogna dire basta alle politiche liberiste che ci governano da trent'anni e che ci hanno portato a questa crisi. E' necessaria l'unità tra chi si oppone oggi da sinistra al governo Monti. La situazione è troppo grave perché si possa continuare così e a mobilitarsi in ordine sparso. E' allarme rosso, compagni e compagne, dobbiamo unirci per lottare contro chi ci vuole distruggere e l'assemblea del 17 a Roma vuole mandare questo chiarissimo messaggio.

Aeroporto di Frosinone: un’altra pagina nera scritta dalle istituzioni elette dai cittadini

CODICI, ITALIA NOSTRA, RETE PER LA TUTELA DELLA VALLE DEL SACCO, COMITATO NO AEROPORTO FERENTINO FROSINONE.

Eravamo pronti a festeggiare una buona notizia: il bilancio previsionale 2012 della Regione Lazio (Deliberazione n. 586 del 7 dicembre 2011), pur tagliando in misura insostenibile i fondi destinati al trasporto pubblico, su rotaia e su gomma, azzera i fondi destinati all’aeroporto di Frosinone.

D’altra parte, ci sembrava strano e al tempo stesso indice di serietà istituzionale che le lobby di riferimento Scalia-Abbruzzese non fossero riuscite a strappare la riconferma delle somme già stanziate dalla Regione Lazio ex Comma 41 della L. R. 11 agosto 2009 n. 22 (Giunta Marrazzo, Scalia Assessore “sponsor”), seguite dal relativo impegno di spesa (Determinazione B5815 del 6 novembre 2009). E infatti, nel pomeriggio di ieri, il Presidente della Regione Lazio Renata Polverini ha annunciato la sottoscrizione delle quote e l’ingresso dell’ente in ADF (Aeroporto di Frosinone) spa entro il 31 dicembre 2011.

Se questo passaggio trova evidentemente la sua ragion d’essere negli equilibri della maggioranza regionale e nella soddisfazione delle spinte di alcuni gruppi di interesse presenti sul territorio provinciale, che da sempre mutatis mutandis condizionano al di là di ogni logica e in particolare dello sviluppo autentico le scelte della Regione Lazio, alcune elementari considerazioni provano che in questo momento l’atto annunciato dalla Presidenza della Regione Lazio si configura come un vero e proprio oltraggio alla cittadinanza e ai contribuenti:

1) Il paese vive una gravissima crisi economica che impone di evitare ogni spesa superflua;

2) La Regione Lazio taglia decine e decine di milioni di euro destinati al trasporto pubblico e contemporaneamente annuncia che sottoscriverà con 1.350.000 euro le quote sociali di ADF.

3) La linea ferroviaria Roma-Cassino, da anni nel degrado, ha toccato nelle ultime settimane il fondo del disservizio, con conseguenti proteste popolari e prese di posizione molto dure di alcuni dei sindaci maggiormente interessati;

4) In data 23.03.11, la Corte dei Conti, Sezione Regionale di Controllo per il Lazio, esprimendosi sulle attività della Provincia di Frosinone relative al 2008, ha formulato pesanti osservazioni sull’operato della società pubblica ADF;

5) In data 09.12.11, il Ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera si è espresso nettamente contro la “filosofia dell’aeroporto in ogni Provincia”;

6) In data 12.12.11, Aeroporti di Roma ha presentato il piano di sviluppo 2012-2044, che - in sostanziale coerenza con il Rapporto ENAC 2011 - prevede investimenti per oltre 11 miliardi di euro per il potenziamento di Fiumicino, oltre a 236 milioni per l’aeroporto di Viterbo e 183 milioni per la riqualificazione di Ciampino a “city airport”;

7) Per quanto riguarda l’aeroporto di Frosinone - a zero fondi di programmazione statale al contrario degli aeroporti precedenti - l’ultima tranche di finanziamento, che porta a quasi 7 milioni di euro gli stanziamenti regionali complessivi, nelle parole del Presidente della Regione Lazio del 15.12.11, «consentirà di accelerare e concertare al meglio tutte le iniziative necessarie a completare i passaggi amministrativi per l’indizione della gara di project financing al fine di individuare il soggetto incaricato di realizzare l’Aeroporto Regionale di Frosinone»;

8) Come da tempo doviziosamente documentato dalle sottoscritte associazioni, anche sulla scorta degli enti tecnici preposti a tali valutazioni, l’aeroporto di Frosinone è palesemente infattibile per ragioni di rotte di volo, sicurezza, sostenibilità economica e ambientale.

I cittadini ciociari necessitano di infrastrutture importanti che consentano una mobilità quantomeno accettabile tra Frosinone e Roma. La Regione Lazio al contrario le affossa, tagliando risorse indispensabili e gettando invece l’ennesimo “obolo” a un progetto irrealizzabile.
“Prendiamo atto che si è costituito un comitato trasversale di interessi politici ed economici che propone vecchie politiche di sviluppo fatte di occupazione e sfruttamento del territorio e che non tiene conto delle compatibilità sociali, economiche e ambientali. L’associazione non può rimanere a guardare e alzerà il tono dello scontro”, commenta Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale del Codici.
Invitiamo dunque la Presidenza della Regione Lazio a tornare sui propri passi, prendendo atto che la sottoscrizione delle quote sociali ADF sarebbe nel contesto attuale un atto politicamente e moralmente irresponsabile.

Frosinone, 16.12.11

CODICI Onlus – Il segretario provinciale, Luigi Gabriele

ITALIA NOSTRA Onlus – Il presidente della Sezione Ciociaria, Giulio Zinzi

RETE PER LA TUTELA DELLA VALLE DEL SACCO Onlus – Il coordinatore provinciale, Francesco Bearzi

COMITATO NO AEROPORTO FROSINONE-FERENTINO – Il coordinatore Marco Maddalena



























giovedì 15 dicembre 2011

Un mare così ampio

Franca Dumano


“Un mare così ampio. I racconti-in-romanzo di Julio Monteiro Martins” di Rosanna Morace, Libertà Edizioni (www.libertàedizioni.it), Lucca, 2011, pp.177.

Questo  testo di Rosanna Morace si inserisce in un più ampio progetto della Facoltà di Lingue e Letterature straniere dell'Università di Sassari “Scrittori migranti” e ha il merito innanzitutto di evidenziare la complessità e la ricchezza della cosiddetta “letteratura migrante”: a partire dalla definizione di autori e autrici che scrivono in una lingua diversa dalla madrelingua, verso il superamento di una chiave di lettura puramente sociologica dell'esperienza dei migranti, del racconto-denuncia dell'emigrazione, sottolinea il valore letterario e la pluralità di temi  degli scritti
e individua la forza dirompente di questa “letteratura migrante” che esce dagli schemi linguistici e stilistici e inventa forme nuove.
Il libro presenta il percorso letterario ed esistenziale dell'intellettuale Julio Monteiro Martins, nato nel 1955 a Niteroi (Brasile), cofondatore del partito verde brasiliano, del movimento per l'ambiente “Os Verdes”, della casa editrice Anima, avvocato dei diritti umani, responsabile dell'incolumità dei “meninos de rua” ; autore di opere in lingua brasiliana e italiana. In Italia ha pubblicato “Il percorso dell'idea”, Pontedera, 1998; con Besa “Racconti italiani”(Nardò, 2000), “La passione del vuoto” (2003), madrelingua (2005) L'amore scritto (2007) e il racconto “L'irruzione”nell'antologia“Non siamo in vendita. Voci contro il regime”, Arcana Libri, L'Unità, con scritti di Erri De Luca, Dario Fo, Antonio Tabucchi, Bernardo Bertolucci, Gianni Vattimo; insegna all'Università di Pisa, dirige la rivista on line Sagarana (www.sagarana.net) cui rinvio per la bibliografia dell'opera completa in portoghese e in italiano.
In quest'opera, la letteratura migrante viene valorizzata sia dal punto di vista stilistico, sia per la complessità di contenuti, che non si limitano al racconto di un esilio o di un esodo; lo stile si fa ampio, diverso dagli schemi preesistenti, evapora, straripa, smaterializza strutture per crearne altre, per raccontare la complessità delle “Vite-letterature”, come le definisce Mia Lecomte.(1).
Diventa “Un mare così ampio” - appunto - in cui percorsi letterari si intersecano a quelli esistenziali. Il titolo del testo trae origine da un racconto in cui Fernao de Magalhaes è alle prese con la difficile decisione di partire per l'ignoto e circumnavigare per la prima volta il globo terrestre; in una taverna di Lisbona apre il suo animo tormentato all'amico astronomo Ruy Faleiro, esprimendo il concetto del viaggio verso l'ignoto, verso l'altrove: “E se è vero che ho lasciato me stesso dietro di me, questo non mi spaventa, perché so che il mondo è una sfera e perciò è proprio allontanandomi dal punto di partenza che potrò fare il giro completo che va da me a me stesso”(2). Migrazione come metafora dell'unico vero viaggio che ogni essere umano compie, all'interno di se stesso. Viaggio geografico, esistenziale, letterario, stilistico,
A questo proposito la ricchezza dello stile di Monteiro è emblematica: frammenti di romanzo, romanzo in racconti, raccolta di racconti, poesia narrativa, metaromanzi, poemi in prosa, racconti dialogici, antiromanzi. Segnalo ai lettori di AUT il gioiello ”madrelingua”- antiromanzo in cui  frammenti metaletterari descrivono frammenti (e rovine) ideali, linguistici e progettuali della nostra epoca assopita dal consumismo devastante, esplodono oltre i confini della forma romanzo e compongono qua e là caleidoscopi di luci , colori, possibilità, (il desiderio ossessivo di Salvo di sfuggire al berlusconismo appiattente si realizza in un viaggio in Colombia).
L'esilio di Salvo rispecchia quello di Julio Monteiro dal Brasile degli anni 90, in cui si era riaffermata la democrazia dopo la dittatura militare, ma mancavano spazi culturali e politici anche nelle sinistra-oligarchica e chiusa- e possibilità di cambiamento.
Questa appassionata denuncia della situazione italiana  da parte di un intellettuale che si è contrapposto ad una dittatura ,che ha definito il suo esilio “un suicidio amministrato”,  ci dovrebbe far riflettere.
Completa il testo una lunga intervista allo scrittore, in cui  “migrante”(3) viene definita la “situazione esistenziale necessaria dell'uomo contemporaneo. Siamo tutti migranti, quelli che cambiano migrano in avanti, mentre migrano a ritroso quelli che si illudono di essere riusciti a non migrare, a rimanere fermi mentre ogni cosa si spostava,  pietrificati quando in verità si sbriciolavano, preoccupati di aggrapparsi a origini e radici che gli sfumavano fra le dita. L'ha capito benissimo Karl Marx già nell'Ottocento, intravedendo un nuovo tempo nel quale tutto ciò che è solido si scioglie nell'aria. Ero migrante prima di emigrare, ero migrante già quando la mia anima libera era spiazzata nel paese straniero della dittatura (dove tutti sono stranieri, e tanti sono stranieri e nemici), sono migrante oggi in un tempo che non mi riconosce e forse non ha più gli strumenti per capire i miei valori, le mie priorità, i miei gusto ormai incomprensibili. ...Ogni letteratura, che non è complice, che non collabora, è migrante.
Seguono  cinque brevi racconti inediti.

 (1)Mia Lecomte, poetessa, autrice di libri per l'infanzia e per il teatro; si occupa di letterature comparate e letteratura della migrazione; collabora a varie riviste, fra cui “Le Monde diplomatique”.
(2)Un mare così ampio” in Racconti Italiani, Besa editore, Nardò, 2000, pag. 21.
(3)pag.130.

Risposta del Prc al segretario cittadino dei Socialisti Italiani

Partito della Rifondazione Comunista, circolo "Carlo Giuliani" Frosninone






























In merito alla nostra posizione, espressa nella NOTA di domenica 11 dicembre, concernente le recenti deliberazioni del consiglio comunale sulla vendita dell’immobile ex Mtc e relativa alla    messa in liquidazione della Multiservizi, ci teniamo a precisare alcune questioni. Ciò anche per rispondere al compagno Vincenzo Iacovissi, segretario  cittadino del Psi. Dal nostro punto di vista è grave che un’amministrazione comunale decida di alienare una sua proprietà, o meglio,  proprietà dei cittadini, per fare cassa: fare questo significa applicare le politiche neoliberiste contro cui noi ci battiamo da sempre, politiche che stanno spingendo gli enti pubblici a disfarsi a favore dei privati di ogni proprietà, da quelle immobiliari ai servizi, fino ad arrivare ai beni comuni. Nel caso in particolare l’operazione programmata è tanto più inaccettabile, in quanto il fine sarebbe nientepopòdimeno che quello di dare al comune una sede appropriata: compagni del Psi i, noi restiamo convinti che i cittadini in questo periodo si aspettano altro dalle istituzioni, magari un po’ di giustizia e di attenzione ai bisogni delle fasce sociali più deboli.
Non vorremmo inoltre che si ripetessero operazioni fallimentari come l’acquisto da parte del comune del palazzo di piazza VI dicembre, costato fior di milioni e utilizzabile solo in piccola parte perché non a norma.
Visto che ci si accusa di demagogia, allora chiediamo ai compagni socialisti : con la vendita del comprensorio MTC, il cui valore è stato stimato in 9milioni di euro, si vorrebbe, oltre che reperire i fondi necessari all’acquisto del palazzo della Banca d’Italia, anche ricavare i denari necessari a concludere la ristrutturazione dello stabile di P.zza VI dicembre e guadagnarci pure? Ma quanto costa il palazzo della Banca d’Italia?  Nel consiglio comunale del 16 dicembre 2010, in cui si votò la mozione nel merito presentata dal consigliere Coniglio, si ipotizzava una cifra di 10miloni di euro, e allora i conti non tornano. Inoltre, chiediamo, ma si è conclusa  da parte della banca la procedura  di  individuazione  dell’advisor che deve curare gli aspetti operativi della vendita dell’immobile?  Sono stati stimati i costi di adattamento dello stabile alle esigenze del comune?  E le spese per la messa a norma?  Senza avere contezza di questi costi ipotizzare l’acquisto del palazzo e credere di ricavare anche i fondi per altre operazioni è insensato, oltre che demagogico: sa tanto di boutade da campagna elettorale. In merito alla questione Multiservizi, la messa in liquidazione della società si poteva e si doveva evitare. Il comune di Frosinone con il suo 20%  di quote, ad esempio, poteva vigilare sulle assunzioni clientelari effettuate dall’ente,  sul numero abnorme di dirigenti assunti, 13 unità in luogo delle 5 previste per un esborso di 415mila euro  l’anno mentre ai lavoratori veniva riconosciuto uno stipendio da fame. Nonostante tutto la Corte dei Conti, Sezione Regionale di Controllo per il Lazio, nella deliberazione 4/2011 valutava che, a fronte del contenimento di alcuni i sprechi, la Multiservizi avrebbe potuto  continuare la sua attività, mentre   suggeriva la chiusura di altre società partecipate dal comune come la Società Aeroporto di Frosinone Spa  e  la S.I.F (Società Interportuale Frosinone)  Spa. Invece come è finita? Oggi la Multiservizi è in liquidazione mentre le altre due società continuano ad operare fagocitando denari pubblici. Inoltre se ci fosse stata la volontà politica di farlo, i dipendenti della Multiservizi si sarebbero potuti stabilizzare: ma purtroppo è stata proprio la volontà politica a mancare.
Infine sul piano strettamente politico, comunichiamo al segretario Iacovissi che non è lui che deve decidere dove dovrebbe collocarsi il Prc in ambito di alleanze: forse lui dimentica che alle provinciali scorse ci separavano dal centrosinistra differenze programmatiche inderogabili quali la posizione sull’aeroporto di Frosinone, il piano sui rifiuti, la posizione sull’acqua pubblica. Noi non siamo abituati a fare alleanze solo per sommare percentuali di voto: noi intraprendiamo percorsi politici con chi condivide le nostre idee, e quando ci rendiamo conto di aver sbagliato a giudicare gli alleati, siamo anche pronti a fare un passo indietro, come abbiamo fatto recentemente nel comune di Frosinone uscendo dalla maggioranza, e come faremo nelle prossime elezioni comunali nel capoluogo, nelle quali ci proporremo come un polo di sinistra alternativo a centrodestra e centrosinistra. La nostra posizione attuale è al di fuori dei due poli: sta agli altri soggetti di sinistra giudicare se seguirci o rimanere a sorreggere l’impalcatura di cartapesta di quel bipolarismo fallimentare che ha portato centrodestra e centrosinistra ad appoggiare trasversalmente il governo più reazionario e persecutorio della storia d’Italia, il governo Monti. Ma d’altronde anche in provincia abbiamo un esempio di tale anomala alleanza, visto che il segretario provinciale dei Socialisti Italiani  in un comune importante come Isola Liri è assessore in una giunta nella quale governa insieme al Pdl, salvo poi avere la pretesa di venire a dare lezioni di politica al Prc.