Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

sabato 12 maggio 2012

Ridare rappresentanza politica agli interessi popolari. Qui ed ora

Segreteria Nazionale della Rete dei Comunisti



La tornata elettorale in Francia, Grecia e Italia (parziale in quanto amministrative e solo in alcuni comuni) costringono tutti ad una riflessione più avanzata sulle tendenze generali piuttosto che continuare a fotografare la situazione su aspetti specifici e particolari.
E’ evidente che gli effetti della gerarchizzazione a livello di Unione Europea si riverberano a cascata dal “cuore” del polo imperialista europeo verso la sua periferia con risultati molto diversi, soprattutto a causa dei processi economici che tendono a diventare rapidamente processi politici.

1. Hollande segna una discontinuità molto parziale con Sarkozy nel rispettare gli interessi strategici della borghesia francese. Su alcune cose (ritiro dall’Afghanistan, mantenimento pensione a 60 anni, diritti civili) cercherà di segnare una diversificazione da un presidente fortemente reazionario, ma sulle scelte strategiche che hanno gerarchizzato sempre più l’Unione Europea, Hollande giocherà il ruolo confacente a quello di un presidente francese, formatosi come tanti altri nelle scuole che formano la classe dirigente della Francia. Il possibile riequilibrio tra Berlino Parigi avverrà per vie interne e non con rotture clamorose che rimettono in discussione il processo di centralizzazione in corso. La classe dirigente francese, come a Berlino, ha imposto ai paesi più deboli dell’Unione Europea di privatizzare, ridurre il debito pubblico, licenziare, liquidare il welfare state, ma si guarda bene dal fare altrettanto all’interno della propria società. Il forte senso dello Stato coincide con il mantenimento di un forte apparato produttivo pubblico che centellina con cura le misure liberiste da introdurre nel paese.

2. Il processo di gerarchizzazione dei poteri decisionali nell’Unione Europea, ha prodotto invece effetti assai diversi in una situazione sociale devastata come la Grecia. Qui la fortissima polarizzazione sociale (con una crescente proletarizzazione e addirittura pauperizzazione in buona parte della società), ha prodotto una forte polarizzazione politica verso sinistra e verso destra. Ha punito i partiti moderati responsabili del disastro sociale e dell’obbedienza ai diktat della Bce,d el Fmi e dell’Ue, ed ha premiato i partiti della sinistra (Syriza soprattutto) e aperto spazi ai nazisti. E’ accaduto anche in passato e nel cuore dell’Europa, che una fortissima crisi economica e la disgregazione sociale spingesse in avanti le due opzioni politiche più estreme. I nazifascisti se ne sono avvantaggiati negli anni ’30. Sulla base dell’esperienza occorre lavorare affinché siano i comunisti e la sinistra di classe a trarne invece vantaggio nel XXI° Secolo. In tal senso diventa auspicabile una alleanza delle forze di classe greche su un programma di transizione per la Grecia che possa diventare proposta credibile anche per gli altri paesi Piigs dell’Europa (Spagna, Italia, Portogallo) e in rottura con i diktat dell’Unione Europea. Syriza ha i numeri e capacit� di movimento (anche per la presenza nella coalizione di forze come il Koe) e il Kke ha una forte organizzazione. Tenere ancora le cose separate non appare comprensibile e né politicamente ed utile a fronte delle straordinarie possibilità che si aprono in Grecia.

3. Tra Parigi e Atene si colloca l’Italia. Una situazione intermedia resa visibile anche dai risultati elettorali (per quanto parziali). E’ indubbio che la tendenza alla polarizzazione (meno forte che in Grecia) abbia visto crescere il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, ma lo ha visto crescere solo nelle zone ricche e più moderne del paese (il Nord). Ha visto il Pd “portare a casa la pelle”, perdendo voti ma perdendone meno egli altri e rimanendo l’unico partito di dimensioni nazionali, ma nel Pd – che vorrebbe provare a “buttarsi a sinistra” - si riaffaccia forte la voglia di “farsi stato” riabbracciando così un vecchio demone continuamente sollecitato e rappresentato dalle esternazioni del Presidente Napolitano. L’estrema destra e la Lega sono usciti sconfitti e dunque – diversamente dalla Grecia – non sono riusciti a raccogliere gli effetti peggiori della disgregazione sociale. Il PdL si conferma una “tigre di carta”. Le forze della sinistra “extraparlamentare” (FdS, Sel) ristagnano e sembrano continuare a guardare la finestra sul retrobottega (la fase precedente) piuttosto che quella sulla realtà per come si presenta e per dove appare muoversi.

4. La situazione sociale in Italia spinge verso la Grecia, quella politica verso la Francia. Da questo dato occorre riprendere la discussione e soprattutto l’iniziativa a scala globale. In questa divaricazione la sinistra di classe deve “cogliere l’attimo”, farlo rapidamente, procedere nella definizione del proprio spazio politico e dichiarando apertamente le proprie interlocuzioni sociali. Gli interessi popolari hanno urgenza di recuperare una propria rappresentanza indipendente sul piano politico e autonoma socialmente, in aperta rottura con le priorità indicate dal governo Monti e dall’Unione Europea. Ma questo è un passaggio che non si realizza da solo né per inerzia. Per metterlo in campo, serve un soggetto politico organizzato, con capacità  autorevole,  una attivizzazione dinamica e radicato sul piano sociale. Serve un programma minimo comprensibile, credibile a livello sociale anche se non immediatamente realistico. Da mesi stiamo lavorando e discutendo questa esigenza all’interno dell’occasione a nostro avviso più seria nello scenario italiano: il Comitato No Debito. E’ una discussione che richiede tutte le verifiche necessarie, ma è la realtà stessa, più che i soggetti coinvolti, a spingere in avanti i processi, sia quelli sul piano sociale che su quello politico.

Non vogliamo accodarci al tormentone del “se non ora, quando”, è certo però che in molti dei nostri ambiti occorra rompere gli indugi e cominciare a misurarsi concretamente con questa realtà e le possibilità che offre alla sinistra di classe e alle forze che puntano al cambiamento politico del paese e dell’Europa.

Frosinone. Amministrative 2012, ballottaggi

PARTITO DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA, CIRCOLO CARLO GIULIANI DI FROSINONE

Il partito delle Rifondazione Comunista di Frosinone, che con una propria lista costituita insieme con due componenti indipendenti del movimento La Colomba, ha sostenuto la candidatura a Sindaco  di Marina Kovari, insieme con le liste di Sinistra Ecologia e Libertà e Frosinone BeneComune, non può che constatare come da decenni una coalizione di sinistra autonoma rispetto al centrosinistra non riuscisse ad ottenere un risultato così importante, 949 voti.  Riteniamo che le ragioni di questo risultato siano da ricercarsi nella chiarezza della proposta politica che sin da subito si è  caratterizzata con un programma di discontinuità  con le pratiche politiche e amministrative che avevano contraddistinto la ultime giunte. Un programma  basato su proposte di completa rottura  con sessant’anni  di amministrazioni condizionate dai poteri forti della città.  In particolare il nostro partito già da un anno, quando ancora la giunta Marini era ben salda  in sella con   socialisti e Udc,  e ancora non  era investita dal terremoto giudiziario,  pur con qualche posizione dissenziente al suo interno,  aveva espresso chiaramente  la volontà di schierarsi contro  quel bipolarismo che oggi a livello nazionale appoggia unito e compatto la macelleria sociale operata dal  governo Monti,  e che  a livello locale mostra di  parlare la stessa lingua basando i programmi sui project  financing,  sulla  privatizzazione dei beni comuni, e ignorando politiche volte alla promozione dei servizi sociali , all’affermazione dell’istruzione e della cultura  e di opposizione  al patto di stabilità. Per questo motivo  siamo convinti che chi ha votato la nostra coalizione abbia fatto la scelta di premiare la  proposta di una nuova  politica contro il bipolarismo trasformatasi a Frosinone nel  pericoloso tripolarismo Marzi/Marini/Ottaviani. Da questa breve analisi ne deriva che la nostra posizione in merito al ballottaggio fra Marini e Ottaviani , anche per rispettare la volontà di chi ci ha scelto , è di assoluta continuità con i programmi e le istanze espresse prima e durante la campagna elettorale:  il Prc non si schiera né con il centrosinistra,  né con il centro destra, né con Marini né con Ottaviani.  L’apparentamento è un concetto completamente al di fuori della nostra opzione politica nel quadro determinato dal primo turno elettorale.   Inoltre abbiamo troppa stima verso  i nostri elettori  per dare loro indicazione sul come dovranno comportarsi rispetto ai ballottaggi. Sia chi sceglierà di non andare a votare, sia chi al contrario deciderà di partecipare alla tornata di ballottaggio, siamo certi,  lo farà con consapevolezza e  onestà intellettuale. Per quanto riguarda il futuro continueremo ad impegnarci nella costruzione di un polo di sinistra alternativo alla grossa coalizione venutasi a formare fra centrodestra e centrosinistra in appoggio al governo Monti, i cui nefasti effetti non tarderanno a manifestarsi, ancor peggio di quanto facciano già oggi  nella vita delle persone che noi invece vogliamo difendere.

Frosinone, 11-05-2012
                                                Il direttivo del circolo Carlo Giuliani del Prc di Frosinone

venerdì 11 maggio 2012

Porto un fiore per Peppino Impastato

Nicla Langiu


Mercoledì scorso, nel 34° anniversario dell'uccisione di Peppino Impastato, il  piazzale e la targa a lui dedicati, sono stati la meta di molti cittadini ceccanesi che, durante tutto l'arco della giornata, hanno voluto ricordarlo  omaggiandolo con un fiore. Come ogni anno l'iniziativa è stata lanciata dal  circolo "5 Aprile" del Partito della Rifondazione Comunista e alta è stata la 
partecipazione. Molti i compagni che si sono ritrovati davanti la targa per  condividere il ricordo del giovane di Cinisi massacrato dalla mafia nel 1978 e che hanno potuto apprezzare le parole di Vanessa Savoni che si è soffermata sulla figura di Peppino e le circostanze del suo omicidio, avvenuto alla vigilia delle elezioni amministrative del suo paese che lo  vedevano, giovane 
antifascista, candidato nelle fila di Democrazia Proletaria, sulla sua sfida  alla mafia contro la mercificazione del voto pagata con la vita, senza  tralasciare l'attualità degli avvenimenti e l'importanza della partecipazione  seguendo il suo esempio. Un momento ricco di emozioni sottolineato dai versi del componimento poetico di Domenico Staccone dedicato al giovane eroe contro 
le mafie.

Beppe Grillo, gli anatemi non bastano...

Redazione di http://www.contropiano.org/

Condanne e anatemi sono state spesso la manifestazione più di invidie e competizione che di un serio tentativo di analizzare, da sinistra, ciò che il ‘grillismo’ rappresenta dal punto di vista politico e sociale.
Boom(ba) o non boom(ba), i grillini arriveranno a Roma. Parafrasando una famosa canzone di ormai qualche decennio fa vogliamo intendere che non basteranno gli anatemi e le condanne che da sinistra sono state rivolte – spesso giustamente – contro Grillo e il suo movimento per bloccare la loro affermazione politica. E per spiegare i motivi di un così travolgende successo.
Dopo l’indubbio boom elettorale delle ultime elezioni amministrative le sinistre dovrebbero cominciare a chiedersi perché il voto di protesta e la crescente indignazione popolare contro una situazione ormai insostenibile abbia preso la via del voto al Movimento 5 stelle e non ai cari e vecchi partiti comunisti o postcomunisti. Dare al Savonarola della politica italiana del cripto fascista non aiuta, anzi forse aumenta la sua popolarità in una società in cui il venir meno di discriminanti ideologiche sembra premiare i soggetti, singoli o collettivi, che esprimono identità e linguaggi forti. Una analisi seria e articolata hanno provato a farla qualche mese fa quelli di WuMing, e ve la riproponiamo, perché mette in fila una serie di elementi che caratterizzano il discorso grillino e caratterizzano alcuni dei suoi esponenti e delle sue manifestazioni.
Alcune, ma non tutte. E qui cominciano i distinguo tra Grillo e i suoi rappresentanti a livello territoriale e periferico, e poi tra ognuno di questi rispetto agli altri. Il movimento di Grillo non è un partito e neanche una organizzazione strutturata, e quindi permette a persone di ideologia, cultura e sensibilità diverse di convivere e di rappresentare nel loro contesto obiettivi e programmi diversificati, a volte addirittura divergenti. Se su un tema così importante come l’immigrazione il vate del movimento ha espresso più volte punti di vista xenofobi o quanto meno qualunquisti, e se alcuni suoi eminenti collaboratori spesso non disdegnano di andare a braccetto con quelli di Casapound o Forza Nuova, in altri casi gli esponenti del grillismo operano in associazioni e realtà di solidarietà con gli immigrati, e la ‘piccola’ differenza di opinione al riguardo non sembra toccarli più di tanto. Anche sulle questioni economiche la schizofrenia è alta: se Grillo nelle ultime settimane ha assunto la parola d’ordine del ‘non paghiamo il debito, fuori dall’euro’ (mossa che molti ‘comunisti’ variamente collocati non riescono o vogliono fare…) altri 5 stelle hanno in merito opinioni assai più accomodanti e compatibili. Ciò che unisce tutti, almeno finora, sembra essere una concezione della democrazia partecipativa  basata sulle relazioni digitali, una visione interclassista della società, una opposizione alla partitocrazia non nuova nei movimenti di protesta italiani – e che in genere ha portato le buone intenzioni dichiarate verso la complicità con il sistema e il degrado della proposta originaria. E, in mancanza di strutture democratiche che possano garantire il dibattito e la decisione collettivi, l’unico e ultimo giudice chiamato a dirimere le contraddizioni interne è lo stesso Belle Grillo. Che finora ha espulso vari esponenti locali a suo dire collusi con la partitocrazia o indisciplinati ma non ha preso provvedimenti contro le sezioni locali che collaborano allegramente con i gruppi neofascisti… E il guru non sembra aver molto da ridire sul fatto che alcuni dei suoi candidati alle elezioni fossero vecchi arnesi della partitocrazia locale.
Ma come abbiamo scritto, più che sul personaggio Beppe Grillo e sul suo carattere di divinità digitale e mediatica conviene soffermarsi sui motivi che stanno portando settori sempre più ampi a prenderlo come riferimento di una domanda di cambiamento che nessun altra forza politica si dimostra capace di rappresentare. Anche perché in questi mesi abbiamo assistito all’emergere di fenomeni simili in altri paesi dell’Europa. I Pirati tedeschi o svedesi sono l’equivalente di quanto il movimento 5 stelle rappresenta in Italia, pur con le loro specificità. Un grillismo senza Grillo, quindi, che dovrebbe far riflettere sul fatto che un certo tipo di organizzazione delle relazioni politiche, un certo linguaggio e una cerca modalità rappresentino delle tendenze sociali comuni a paesi in cui esiste un vuoto di rappresentanza politica.
In molti hanno messo in rilievo il fatto che il movimento di Grillo ha le caratteristiche tipiche dei movimenti carismatici: una base indistinta e composta di singoli non organizzati, un leader supremo incontestabile e spesso contraddittorio, un linguaggio diretto e demagogico. Una somma di specificità non organiche che esprimono la frammentazione di classe e di autocoscienza delle società a capitalismo ‘avanzato’ e che vengono ricondotte ad unità esclusivamente grazie alla copertura da parte di un personaggio carismatico, a tratti dittatoriale, nei confronti del quale si esercita una sorta di culto. Una sorta di Blog sociale nel quale la partecipazione è libera e fluida ma spesso – in mancanza di organizzazione, strutturazione, regole – ininfluente, sostituita dalle insindacabili decisioni del leader e del suo ristrettissimo cerchio magico.
Indubbiamente votare ‘pirata’ è facile: sfuggendo alla classica divaricazione destra/sinistra, non prevedendo forme di partecipazione e organizzazioni particolarmente militanti – se non tramite web – e non richiedendo un’adesione ideologica il movimento è appetibile a persone in fuga da diversi partiti e provenienti da esperienze culturali tra le più diverse. L’elementarietà del programma del movimento di Grillo, e della maggior parte delle esperienze pirata nord europee, è un ulteriore facilitazione per l’aggregazione e la crescita elettorale. Ma se si va a spulciare il “non" (!) programma del Movimento 5 stelle si nota come accanto a proposte sacrosante e nette – no alla Tav, revoca della legge Gelmini ecc –ci ne siano altre caratteristiche di una cultura liberale e ‘modernizzatrice’ che considera lo Stato un nemico. La proposta di abolire il valore legale del titolo di studio – classico cavallo di battaglia delle destre filo anglosassoni – è una di quelle. Per non parlare dell’abolizione delle Province e dell’accorpamento dei piccoli comuni. Anche l’insistenza sul fatto che chi accede alle istituzioni debba essere assolutamente incensurato – illibato, potremmo dire – riflette una concezione culturale e politica che non distingue tra legge e giustizia, che dà per neutra la natura del sistema giudiziario e quindi dello Stato. E’ lo stesso esser stati condannati per reati legati ad una attività di lotta, di contestazione, oppure di corruzione? Evidentemente no. E’ pensabile che un tribunale possa condannare qualcuno ingiustamente? Evidentemente si...
Il ‘non programma’ del Movimento non sembra avere nessuna organicità, non sembra riflettere nessun punto di vista forte sulla società, sull’economia, sul mondo. Il che costituisce una marcia in più per i grillini – essendo appetibile sia a destra che a sinistra – ma anche una fortissima limitazione alla possibilità per il movimento di incidere veramente sulla realtà. Avere a disposizione solo uno sterminato elenco di cose da fare e poter contare su una partecipazione prevalentemente “digitale” al conflitto non aiuterà certo gli esponenti del movimento che si stanno catapultando nelle istituzioni locali e che tra pochi mesi entreranno a Montecitorio. A meno che non si pensi che il giudizio del guru Beppe Grillo possa rappresentare una bussola sempiterna e infallibile che rende innecessaria – o addirittura controproducente – ogni strutturazione del movimento...
Ma i difetti e gli elementi a volte inquietanti che caratterizzano questa nuova manifestazione della critica allo status quo non riducono le colpe di una sinistra che, come dicevamo, si limita alla condanna saccente e spocchiosa del ‘grillismo’. Una condanna che in alcuni casi, dopo i buoni risultati elettorali del Movimento 5 stelle, si sta rapidamente trasformando in invidia o addirittura in corteggiamento… I comunisti e le sinistre critiche hanno da tempo perso ogni capacità di leggere i profondi cambiamenti sociali in corso nelle nostre società, e appaiono sempre più come ininfluenti, stantii rimasugli di un passato inadatto a rappresentare una voglia di cambiamento che cresce e che non trova sfogo nella buona educazione e nel ‘politically correct’ di onesti ma moderati leader politici. E che trova invece rappresentanza in chi appare – non sempre a ragione - più adeguato a modernizzare le forme della partecipazione politica, a modernizzare la società stessa attraverso i progressi della scienza piegati alle necessità degli individui e dell’ambiente (il ‘non programma’ di Grillo è zeppo di suggestioni e proposte in questo senso). 

Ringraziamento agli elettori

Luciano Granieri

Voglio ringraziare sinceramente, di cuore, gli elettori per il successo elettorale che mi hanno tributato. Francamente una performance del genere non me la sarei mai aspettata. Per me, che sono alla prima esperienza elettorale, il risultato ottenuto è importantissimo soprattutto per la sua perentorietà e chiarezza. Il messaggio inviato dagli elettori è incontrovertibile ed è significativo per quanto attiene al mio successo personale nella contesa amministrativa. Un messaggio che è mio dovere non ignorare, non sottovalutare e che mi obbliga ad impegnarmi ancora di più per tutti coloro che mi hanno concesso fiducia.

GRAZIE ANCORA A TUTTI .




mercoledì 9 maggio 2012

La rabbia in piazza

Luciano Granieri.

In questa crisi economia drammatica, alcune persone arrivano a gesti estremi, come il suicidio, perchè la loro dignità di lavoratore, di persona, viene usurpata dal potere della finanza.  Ci sono molti invece che provano a ribellarsi a questo devastante strapotere e scendono in piazza. A Firenze ieri hanno manifestato contro il governo delle banche i sindacati dell'USB. Di seguito alcune  immagini  della manifestazione riunite in una  clip musicale. Il brano è : Interessi Zero dei Modena City Ramblers. Ringraziamo i compagni di Firenze per le foto.


Non lasciamo dominare Ceccano da un bruciatore di libri

Angelino Loffredi

Suonano le trombe, soffiano sui pifferi, intonano una marcia trionfale perché hanno piegato la Stalingrado rossa. C'è qualcosa di vero nello sbandierato successo di Ruspandini in questo primo turno elettorale. Tale esito non va solamente comparato a quanto accaduto durante questo mese perchè è necessario andare più indietro, quando nell'estate passata, un gruppo di persone legate alla sinistra, chiedeva di verificare, alla luce del sole, l'attività amministrativa, in quanto già si coglievano ritardi, divisoni, ambivalenze esistenti nella maggioranza e collegare l'insieme di queste criticità alla campagna per le sempre annunciate primarie, per far scegliere ai cittadini il candidato a Sindaco.

Non abbiamo assistito né a una approfondita ricognizione dell'esistente, né alle necessarie correzioni, e nemmeno alle primarie. I trentatrè cittadini che inviarono un documento ai responsabili di partito mettendosi a disposizione per quella che doveva essere l'apertura di una nuova fase, ancora aspettono un riscontro. Niente primarie, dunque, mentre a gennaio abbiamo visto nascere un brutta e prevedibile contrapposizione fra forze ed esponenti di centrosinistra. In questi mesi si è consumato un equivoco veramente grave: la coalizione elettorale che sosteneva Cerroni nelle critiche, (a volte giuste e veritiere ), alla giunta uscente, dimenticava di far dimettere due suoi assessori dalla stessa. Una situazione di schizofrenia politica.

A fronte di tale sconsolante quadro non me la sono sentito di assegnare ragioni a nessuno.

La coalizione guidata da Ruspantini arriva al 31% , favorita dal silenzio dei due raggruppamenti del centro sinistra, non impegnati a ricordare che la stessa è la fotocopia delle pessime amministrazioni che amministrano la Provincia e la Regione e che lo stesso candidato a Sindaco è quello che bruciò cinque anni fa un libro, sulla piazza del comune di Ceccano contestato vivacemente da esponenti di destra e di sinistra.

In tutta questa vicenda elettorale bisogna dare atto che la novità era costituita dal gruppo di Idee in Movimento che pur con tanti limiti programmatici, primo fra tutto le tematiche sul lavoro, ha assicurato una campagna elettorale accompagnando le critiche alla documentazione, senza strilli e privo di risorse finanziarie.

Vorrei dire infine che sulla Maliziola le critiche ricevute riguardavano una sua presunta debolezza rispetto ai " vecchi marpioni " della politica, anzi di esserne il clone. I fatti dimostrano che i vecchi amministratori, ad esaminar bene, non ottengono grandi successi personali, anzi sono tutti ridimensionati. La stessa Maliziola, se teniamo conto della sua lista, ottiene più voti della coalizione che l'ha sostenuta ed ha caratterizzato con la "farina del suo sacco" la campagna elettorale.

Non mi permetto di dare consigli a coloro che nel centro sinistra hanno responsabilità di partito ma devono sapere che ancora sono nelle condizioni di fare il miracolo: non permettere che un bruciatore di libri arrivi a dominare Ceccano e la sua storia e di riaprire un rapporto nuovo fra tutte le forze politiche.