Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

lunedì 29 aprile 2013

Il Primo Maggio è dei lavoratori e delle lavoratrici che lottano

Partito di Alternativa Comunista


La giornata del Primo Maggio è nata più di 120 anni fa, in ricordo dei "martiri di Chicago" che furono condannati a morte negli Stati Uniti per aver diretto una lotta contro lo sfruttamento capitalistico. Dal 1889 si decise di realizzare ogni anno, in occasione della ricorrenza, una giornata internazionale di lotta della classe lavoratrice. Da allora, i padroni hanno tentato, a più riprese, di cancellare il Primo Maggio: basta pensare ai recenti tentativi governativi di cancellare la festività del Primo Maggio e alle ordinanze dei sindaci di centrodestra e centrosinistra che permettono l'apertura delle attività commerciali.
Quest'anno padroni e burocrati di Cgil, Cisl e Uil hanno invitato i padroni (cioè i rappresentanti di Confindustria!) a salire sui palchi del Primo Maggio! E' il risultato ultimo di quella che è stata in questi anni la politica di queste direzioni sindacali: concertazione al posto della lotta di classe, collaborazione con il padrone anziché scontro, dismissione dei diritti anziché difesa intransigente degli stessi.
Il Partito di Alternativa Comunista, sezione italiana della Lega Internazionale dei Lavoratori-Quarta Internazionale, ripudia questa strumentalizzazione della giornata del Primo Maggio e invita a trasformare ogni manifestazione in autentica giornata di lotta!
 
Il Primo Maggio non può essere una giornata di conciliazione tra padroni e operai: il Primo Maggio è una giornata di lotta contro i padroni, è dei lavoratori e delle lavoratrici che lottano contro lo sfruttamento del lavoro. Lavoratori e padroni, sfruttati e sfruttatori, hanno interessi contrapposti e per questo non ci può essere nessuna conciliazione. 
 
Il Primo Maggio non è la giornata della "pace sociale", ma è una giornata rivoluzionaria: è la giornata in cui celebriamo le rivoluzioni del Nord Africa e del Medio Oriente, che, dalla lotta per la democrazia e la liberazione nazionale, devono avanzare necessariamente nella lotta per il socialismo. Solo abbattendo l'imperialismo, lo Stato fantoccio di Israele e le borghesie nazionali subalterne all'imperialismo le rivoluzioni arabe potranno veramente trionfare. Ma, per fare questo, serve un partito internazionale in grado di guidare le masse - dall'Egitto alla Tunisia alla Siria - fino alla vittoria, cioè fino alla costruzione del socialismo.
 
Il Primo Maggio non è una giornata di "festa": è la giornata della guerra di classe con cui i lavoratori europei devono respingere gli attacchi della Troika. Commissione europea, Banca centrale europea e Fondo monetario internazionale scaricano i costi della crisi sulle spalle dei giovani, dei lavoratori, degli immigrati, delle donne. Per questo, impongono ai governi europei misure di austerità con cui smantellano e privatizzano i servizi pubblici e i diritti sindacali. I lavoratori devono organizzarsi per rispondere a questi attacchi, devono utilizzare le principali armi che hanno a disposizione per respingere queste misure: lo sciopero generale e prolungato, l'autodifesa proletaria, l'unità di classe contro i padroni.  

APPELLO PER LA DEMOCRAZIA SINDACALE IN FERRARI

No Austerity – Coordinamento delle lotte  


Alla Ferrari di Maranello non si fanno solo macchine di lusso, ma si sperimenta anche la repressione nei confronti di attivisti sindacali che ogni giorno si impegnano perché i diritti fondamentali dei lavoratori siano riconosciuti.

Nel 2012, con l'applicazione del nuovo contratto Fiat in Ferrari, la Fiom, il primo sindacato in Ferrari in termini di adesioni, è stata espulsa dalla fabbrica: la delegazione sindacale della Fiom ha perso il diritto a convocare assemblee, ad utilizzare bacheche sindacali, a partecipare alle trattative. La mancanza di agibilità sindacale per i delegati Fiom si traduce in una disciplina militare in fabbrica, con una gestione dell’organizzazione del lavoro (orari, turni, straordinari, ecc.) autoritaria: gli unici sindacati riconosciuti dall’azienda (Fim, Uilm, Fismic) sono sindacati sostanzialmente corporativi, che ratificano le decisioni aziendali.

In questo contesto, chiunque si oppone alle decisioni dell’azienda è colpito in modo violento sia dalla Ferrari, sia dai sindacati corporativi. L’ultimo caso eclatante si è avuto con l’aumento dell’orario di lavoro per gli operai della fonderia e della meccanica da 7 a 8 ore notturne. Un provvedimento che non solo peggiora le condizioni dei lavoratori coinvolti, ma che risulta assurdo tanto più se si pensa alla drammatica crisi occupazionale del territorio modenese.

I lavoratori hanno raccolto centinaia di firme contro questa imposizione, chiedendo un’assemblea in fabbrica per mettere in discussione l’aumento dell’orario. Da quel momento è partita una vera e propria rappresaglia da parte dall’azienda. Gli operai che hanno firmato sono stati convocati dall’azienda e hanno dovuto rendere conto del “grave fatto” di aver richiesto un’assemblea sindacale. I delegati della Fiom presenti nei reparti in cui è stato aumentato l’orario di lavoro hanno ricevuto provvedimenti disciplinari pretestuosi privi di alcun fondamento, con sospensioni dal lavoro e conseguenti riduzioni salariali.

Contemporaneamente, gli unici sindacati riconosciuti in azienda (Fim, Uilm e Fismic) attaccavano con comunicati in bacheca e comunicati stampa gli operai che hanno raccolto le firme e gli attivisti della Fiom, ringraziavano Montezemolo definendolo un “padre generoso” che elargisce soldi anche a chi non li merita!

Esprimiamo la nostra solidarietà agli attivisti sindacali che in Ferrari stanno subendo questa repressione padronale. Condanniamo la complicità dei sindacati filoaziendali che, anziché difendere la democrazia in fabbrica, si schierano con l’azienda che reprime e sanziona i lavoratori. Ci schieriamo con i delegati Fiom in Ferrari e sosterremo le iniziative di lotta a favore della democrazia sindacale in Ferrari e negli altri stabilimenti del gruppo Fiat.

Richiediamo, inoltre, che:

1) la Ferrari ritiri i provvedimenti disciplinari pretestuosi ai danni degli attivisti sindacali
2) sia garantito il diritto democratico di svolgere un'assembla sindacale in cui i lavoratori che hanno raccolto centinaia di firme possano discutere e decidere su turni e orari di lavoro
3) siano ripristinate in Ferrari e nel gruppo Fiat libere elezioni sindacali, con la possibilità per tutti i lavoratori e tutte le organizzazioni sindacali di eleggere propri rappresentanti.

Per firmare la petizione invia un E.Mail a:

domenica 28 aprile 2013

Povero sindaco...e povero anche il salotto

Luciano Granieri


 Nella città del pre -dissesto è giorno di gran festa. Una piazza è ritornata al suo antico splendore e per celebrare degnamente l’evento  sono stati invitati dal sindaco ricco e dalla sua corte di nobili, giocolieri e sbandieratori . Questa piazza oggi rifulge di brillanti bagliori, ma domani chi si incaricherà  di accudire il bel salotto e il resto della città se gli addetti che si occupavano di questi servizi sono stati o licenziati o svenduti ai cortigiani privati per un tozzo di pane?  Il sindaco  della città  piange perché il re e l’imperatore gli hanno portato via i soldi necessari  a garantire gli opulenti privilegi  dei ricchi mastri muratori, che pure  piangono.  I dipendenti della Multiservizi  invece  - a cui è stato portato via il lavoro, e gli altri cittadini di Frosinone ,  a cui verranno portati via una marea di soldi perché nella città del  pre-dissesto i debiti li devono pagare i cittadini e non Il Sindaco, il Re, l’Imperatore e i ricchi mastri muratori – devono stare allegri . Anche se gli ultimi spiccioli necessari ai compensi degli sbandieratori , 12 mila euro, se ne sono andati a spese della comunità ,  gli addetti della Multiservizi e gli altri  cittadini di Frosinone non hanno motivo di intristirsi, guai a disturbare. Ma si sa a volte l’allegria è contagiosa. Infatti alcuni buontemponi della Multiservizi, si sono permessi di provare a  contagiare con la loro gaiezza  il sindaco impegnato con i sui cortigiani ad inaugurare il salotto ristrutturato.  Il Sindaco  già triste si è intristito ancora di più.  Un fatto grave perché non si deve insidiare la disperazione del sindaco con sciocche risate. Solo che ridi oggi, ridi domani, è possibile che una risata seppellirà sindaci, re e imperatori. E allora ci rattristeremo per le preziose perdite, ma forse torneremo a ridere di gusto e di cuore per la nostra dignità ritrovata.



Foto: di Fausta Dumano
Audio: Ho visto un Re cantata da Dario Fo e Paolo Jannacci
Editing: Luciano Granieri

sabato 27 aprile 2013

Dichiarazione comune

PER UN MOVIMENTO POLITICO ANTICAPITALISTA E LIBERTARIO



Questo non è un appello, ma una proposta di lotta.
Vediamo e viviamo la miseria, l’offesa alla libertà e alla dignità della persona, la devastazione della natura esercitate ogni giorno da parte di un capitalismo criminale.
Un giorno una corte di giustizia dovrà essere istruita contro i responsabili di questi crimini contro l’umanità.
Ma ora dobbiamo prima di tutto smettere di piangere, rimboccarci le maniche e lottare.
Siamo donne e uomini con diversi percorsi politici, di lotta sociale e ambientalista, per le libertà civili la democrazia e l’uguaglianza.
Abbiamo in comune la volontà, la passione e la rabbia di non rassegnarci e di non arrenderci.
Certo il socialismo reale è crollato nel passato per sue colpe, ma il capitalismo reale oggi distrugge il presente e il futuro.
Per questo torna all’ordine del giorno la necessità di costruire un’alternativa all’attuale sistema economico, sociale e politico.
Per questo oggi più che mai sentiamo vive le nostre radici comuniste e libertarie, antifasciste e antirazziste, femministe e ambientaliste.
Non c’è liberazione possibile nel compromesso con l’attuale governo autoritario dell’economia e della società.
Lo hanno capito le donne e gli uomini del Mediterraneo, che ci insegnano a ribellarci.
Lo hanno capito donne e uomini dell’America Latina che si mobilitano per il socialismo del XXI secolo.
Lo hanno capito tutte e tutti coloro che fin sotto i templi del denaro e del potere nei paesi più ricchi hanno gridato: noi siamo il 99%!
Lo hanno capito quelle donne e quegli uomini d’Europa, che dalla Grecia alla Islanda, dalla Spagna a Cipro, scendono in piazza per rovesciare quelle politiche di austerità che stanno uccidendo ogni residuo di stato sociale e democrazia.
Noi ci sentiamo, vogliamo, essere parte di tutto questo.
L’Europa è oggi occupata dal regime della Troika e dei governi che la sostengono. Il popolo non è più sovrano, è solo debitore. Tutti i governi fanno guerra sociale ai loro popoli. La democrazia è ridotta a spettacolo televisivo.
Noi crediamo che, come nel 1848 e nel 1945, tutta l’Europa debba liberarsi dalla tirannia: allora dei sovrani assoluti prima e del fascismo poi, oggi del capitalismo finanziario e della sua oligarchia economica, politica e culturale.
Noi crediamo che sia all’ordine del giorno la necessità di un cambiamento rivoluzionario.
Noi non facciamo nessun generico appello all’unità.
Noi ci uniamo per la rottura con questa Europa e con questo capitalismo, per costruire una nuova storia comune.
È necessario che anche in Italia tornino in campo il pensiero critico, i progetti, le pratiche di un movimento politico anticapitalista di massa. Oggi questo in Italia non c’è e noi proponiamo di ricostruire partendo dal conflitto sociale.
Non ci nascondiamo le macerie che abbiamo intorno. Sinora tutti i tentativi di far emergere un progetto politico anticapitalista unitario dalle lotte sociali, civili, ambientali e per la libertà delle donne sono falliti. Questi fallimenti hanno precise responsabilità politiche, ma rimandano anche ad una questione più di fondo.
Oggi la sola lotta di classe pienamente legittimata è quella che viene dai ricchi verso i poveri, dai padroni verso gli operai, da chi ha il potere verso chi non ne ha. Tutti i bisogni, i diritti e le libertà degli oppressi sono invece contrapposti e frantumati tra loro.
Noi pensiamo che ci sia un nesso profondo fra dominio capitalistico e patriarcale, fra sfruttamento e mercificazione e che non ci siano bisogni di liberazione che possano essere sacrificati ad altri.
La dignità di chi lavora non può essere sacrificata al diritto a lavorare ed entrambi non possono venir prima del diritto alla salute e alla salvaguardia dell’ambiente. Non c’è lotta sociale e ambientale che venga prima di quella per la libertà e l’autodeterminazione delle donne. Riifiutiamo ogni contrapposizione fra diritti dei nativi e dei migranti.
Il capitalismo che si proclama liberale, ancora più astutamente in questa epoca di crisi, contrappone i bisogni di liberazione degli uni a quelli degli altri tirando la coperta stretta delle libertà dal lato che più gli conviene. I giovani precari contro i genitori occupati, l’ambiente contro gli operai, i diritti delle donne contro quelli del lavoro. La risposta non è il prevalere di un interesse sugli altri, ma invece il reciproco riconoscimento su un piano di parità e la costruzione dell’unità tra i conflitti contro gli avversari comuni.
La più grave crisi economica dal dopoguerra si abbatte sull’Italia, e non ci sono vie per superarla se si resta nel campo di quel pensiero politico unico che oggi viene definito come riformismo, ma che in realtà è solo una cultura politica del meno peggio, una tecnologia del potere adottata da tutte le forze che si alternano al governo e che ha come primo obiettivo quello di impedire o sterilizzare il conflitto sociale.
La democrazia italiana è commissariata, come mostra l’istituzione del pareggio di bilancio in Costituzione votata da PD, PdL e Monti. Le scelte di fondo, politiche ed economiche, sono definite dal pilota automatico, cioè dai vincoli e dalle regole del fiscal compact e dei trattati di Maastricht e Lisbona, dal supergoverno della Troika.
Tutto questo è precipitato su una democrazia già devastata da venti anni di berlusconismo e da un contrasto subalterno ad esso, quale quello condotto dal centrosinistra e dalla grande stampa. L’antiberlusconismo ha spesso mutuato dal suo avversario i principi di fondo, quali il maggioritario e la governabilità, la centralità del mercato e il liberismo, le privatizzazioni e l’anticomunismo. A volte è sembrato che l’accusa principale a Berlusconi sia stata quella di non essere un vero liberale di destra.
Anche per queste ragioni la domanda di cambiamento e rottura in Italia si è rivolta in gran parte al M5S. Essa esprime un bisogno di rottura democratica giusto, ma insufficiente. Non ci sarà vera trasformazione democratica senza una profonda e radicale trasformazione sociale. I poteri del capitalismo globalizzato e della casta sono intrecciati tra loro in un sistema oligarchico di potere che governa anche il senso comune con i grandi mezzi di comunicazione di massa. Se non si rovescia il potere di questa oligarchia, le rotture dei privilegi della casta saranno marginali e di puro effetto mediatico, il potere vero sopravviverà e riderà di noi.
Il cambiamento non si realizzerà se la lotta contro le caste burocratiche non sarà parte di quelle contro lo sfruttamento del lavoro e la devastazione della natura, contro la mercificazione delle vite e la disuguaglianza sociale, contro il patriarcato e la violenza maschile contro le donne.
Agli inizi del nuovo secolo il grande movimento che portò alle giornate di Genova sembrava aver individuato la strada della costruzione di un soggetto politico anticapitalista di massa, nel quale tutti i conflitti potessero liberamente riconoscersi. La catastrofica esperienza della partecipazione della sinistra radicale al governo Prodi ha distrutto questo percorso.
Un soggetto anticapitalista di massa non può che essere alternativo sia al social-liberismo del centrosinistra, sia al conservatorismo del centrodestra, che in Italia ed in Europa – a volte in alternanza, a volte proprio assieme – governano con le stesse politiche economiche e sociali. I
Privatizzazioni, flessibilità e precarietà del lavoro, tagli progressivi alla scuola pubblica alle pensioni e allo stato sociale, sono scelte comuni a questi due schieramenti; come dimostra il governo Monti, che ha distrutto le pensioni e l’articolo 18 con il sostegno di entrambi e il silenzio dei grandi sindacati.
La concertazione sindacale ha accompagnato e cogestito la regressione sociale e dei diritti del lavoro. Per questo una alternativa radicale alle politiche liberiste passa anche attraverso la la lotta per restituire a lavoratrici e lavoratori un grande movimento sindacale di classe, democratico e indipendente dai partiti.
Alternativa oggi vuol dire prima di tutto NO all’Europa del fiscal compact e dell’austerità imposta dai trattati e dai loro vincoli. Bisogna dire NO ora alle missioni di guerra e alla Nato.
Alternativa oggi vuol che dopo trenta anni di politiche liberiste prima di tutto bisogna distruggere la disoccupazione di massa.
Alternativa significa il rifiuto del vincolo del debito, la nazionalizzazione e la socializzazione delle banche e delle imprese strategiche, l’istituzione di poteri democratici reali e diffusi nei luoghi di lavoro, nel territorio, nelle istituzioni. Ci vuole un piano di grandi interventi pubblici per milioni di piccole opere, cancellando tutte le TAV che distruggono ambiente e lavoro.
Alternativa significa la costruzione, la difesa, la riappropriazione e gestione sociale dei beni comuni, contro la mercificazione delle vite, dell’ambiente e della salute, della conoscenza.
Alternativa, perché bisogna riprendere la marcia verso l’eguaglianza sociale partendo dalla riduzione generalizzata degli orari di lavoro, dall’abbassamento della età della pensione, dalla cancellazione delle leggi sulla precarietà, e di quelle sullo schiavismo e la criminalizzazione dei migranti.
Alternativa perché ci vuole una grande redistribuzione della ricchezza verso il basso, con un generale ed egualitario incremento delle retribuzioni e delle pensioni più basse, e con la istituzione di un reddito minimo garantito.
Alternativa, perché nulla di tutto questo potrà essere realizzato con le vecchie classi politiche di destra e di sinistra e con l’attuale sistema di concertazione burocratica sindacale.
Alternativa, perché un movimento politico anticapitalista è necessario per ricostruire forza e unità in tutto il mondo oppresso e disperso dalla precarizzazione devastante che ha imperversato in questi venti anni.
Noi siamo con quella grande maggioranza che oggi paga la crisi, dal lavoro dipendente privato e pubblico al lavoro autonomo e parasubordinato, al precariato diffuso manuale ed intellettuale, al popolo delle grandi periferie metropolitane, agli immigrati, alle donne espulse dal lavoro e colpite dai tagli allo stato sociale.
Noi siamo con le popolazioni del Meridione, che pagano due volte la crisi e che non vogliono precipitare nella desertificazione economica e sociale, nel non lavoro, nello sfruttamento schiavistico dei migranti e nella nuova emigrazione.
Noi lottiamo per la costruzione di una rappresentanza politica che non abbia come prima e unica ragione la presenza nelle istituzioni, ma che sia strumento della ricomposizione e organizzazione conflittuale del blocco sociale degli oppressi. Nessuno si deve più vergognare e isolare per la sua povertà, solo le relazioni solidali e il conflitto rompono la solitudine.
Occorre rompere con ogni subalternità al centrosinistra, con l’opportunismo elettoralistico, ma anche con quei settarismi e quella frantumazione che hanno portato la sinistra comunista e anticapitalista italiana ad essere la più piccola e ininfluente dEuropa. Ci sono tante esperienze di sinistra alternativa che crescono in Europa. Esse ci dicono che la strada che vogliamo percorrere è praticabile, purché si abbia il coraggio di ripartire su nuove basi.
Proponiamo di costruire un movimento politico anticapitalista e libertario di donne e uomini che vogliono lottare, sulla base di un programma di alternativa economica, politica e culturale, con adesioni individuali e pratiche di democrazia realmente partecipativa, con un sistema di relazioni plurali ed aperte.Vogliamo costruire questo movimento ed il suo programma imparando dalle lotte sociali e delle esperienze concrete in atto.
Pensiamo alla lunga resistenza del popolo della Valle Susa, capace di mobilitazioni di massa, di azioni dirette, di conflitto e iniziativa istituzionale. Pensiamo alle organizzazioni popolari per il consumo e per il diritto all’abitare, alle lotte degli operai che spontaneamente hanno scioperato contro la cancellazione dell’articolo 18 e a quelle dei migranti contro il caporalato della logistica, alle mobilitazioni degli studenti, degli insegnanti, dei ricercatori.Tutte queste lotte annunciano e reclamano un nuovo spirito unitario e nuove modalità di partecipazione e organizzazione. Vogliamo che esse siano gli elementi costituenti del movimento politico.
Siamo tuttora in differenti esperienze e in diverse organizzazioni politiche e sociali, ma riteniamo urgente l’avvio di un percorso comune, che vogliamo aperto, senza esclusioni basate su piccole discriminanti o pregiudiziali.
Per noi la sola condizione indispensabile per partire è sentire la profonda necessità di costruire ora e assieme un movimento politico anticapitalista e libertario di massa, alternativo e indipendente rispetto agli attuali grandi schieramenti politici.
Per questo motivo convochiamo un primo incontro aperto a tutte e tutti coloro che vogliono confrontarsi che siano interessati a un comune percorso per costruire l’alternativa.
Vogliamo con esso dare avvio a un viaggio comune nelle lotte e nelle sofferenze del paese. Alla fine di esso convocheremo una assemblea per decidere.
Primo appuntamento a Bologna l’11 maggio.

Lottare per rovesciare il governo

Giorgio Cremaschi. fonte http://www.libera.tv/


Giorgio Cremaschi attacca il Governo Letta ed indica la necessità di una opposizione frontale. L'appello è alle lotte a partire dal 1 maggio ma soprattuto alla chiarezza. Non ci sono mezze misure. Serve rovesciare il tavolo con coerenza e determinazione.
L'appuntamento è l'11 maggio a Bologna.



Pestaggi selvaggi e spari a Palermo; carabinieri scatenati contro i lavoratori della Trinacria

USB Unione Sindacale di Base

Palermo – sabato, 27 aprile 2013
Un gravissimo episodio di violenza inaudita si è consumato ieri notte a Palermo nei confronti dei lavoratori della Trinacria che manifestavano davanti all’Assemblea Regionale Siciliana in occasione della discussione della finanziaria regionale, al cui interno la Giunta Crocetta ha introdotto un articolo che prevede il licenziamento dei circa 3.000 lavoratori attualmente assunti a tempo indeterminato e il loro passaggio ad una sorta di Lavori Socialmente Utili, con un sussidio più che dimezzato rispetto ai salari attuali e senza contribuzione previdenziale.


Da sottolineare che buona parte dei deputati regionali è favorevole ad un emendamento che invece mantiene lo status quo.



Ieri notte intorno alle 23.30, mentre la stragrande maggioranza dei lavoratori stazionava davanti all’ingresso, una delegazione di 5 lavoratori tentava di incontrare i deputati che uscivano da un portone laterale presidiato da due pattuglie di carabinieri, i quali senza alcuna ragione, usciti dalle macchine hanno dato inizio ad un violentissimo pestaggio accanendosi in particolare contro un lavoratore che è finito in ospedale.



All’accorrere degli altri manifestanti che cercavano di sottrarre i compagni a questa forsennata violenza uno dei carabinieri ha estratto la pistola sparando ad altezza d’uomo: solo la prontezza dei presenti che si sono gettati a terra ha evitato che il fatto assumesse i caratteri della tragedia.



Ma non è finita qui, perché al rumore dei colpi di pistola dal vicino comando dei CC sono usciti altri due carabinieri che impugnando le armi sparavano anch’essi.



Gli scontri sono continuati anche dopo l’intervento dei funzionari di polizia, che hanno intimato ai carabinieri di gettare le armi.



         Sono stati contati più di 12 colpi di pistola.



         Del fatto esistono filmati che saranno messi a disposizione dell’autorità giudiziaria.



Ai lavoratori che hanno subito il pestaggio, a tutti i dipendenti della Trinacria va tutta la nostra solidarietà concreta ed attiva, ma crediamo necessario sottolineare come sempre più spesso chi protesta per salvaguardare il posto di lavoro,il salario, la casa o il proprio territorio la  riposta sia sempre la stessa: pestaggi selvaggi, arresti, provocazioni delle forze dell’ordine, repressione selvaggia, il tutto per adeguarsi ai diktat della Troika , FMI, BCE e Commissione Europea che in nome dell’austerità sta affamando intere nazioni.



Fino a quando glielo permetteremo?

venerdì 26 aprile 2013

CON I SOLDI SI COMPRA TUTTO MA NON LA DIGNITA'DELLE PERSONE

Marisa Cianfrano

Aprile rosso, è  la resistenza dei lavoratori Multiservizi di fronte alla proposta indecente del primo cittadino di Frosinone  che in campagna elettorale pur di racimolare quattro voti prometteva la chimera di 1000 euro al mese e oggi invece calpesta  la dignità di 142 famiglie.  Attualmente  i lavoratori si ritrovano, oltre che a vivere una situazione di disagio economico, sottopagati ( l'applicazione del contratto sarebbe risultata un costo per l'azienda, ma  guarda caso ora si scopre che alcuni soggetti percepiscono il superminimo, altri soldi in busta in aggiunta alla miseria concessa agli altri.  Per alcuni questo ed altro) , subiscono violenze psicologiche imposte da una politica di potere. Il   pensiero di questa giunta di maggioranza già si conosceva:  la Multiservizi stava sugli "SCROTI" a tanti come se questi lavoratori li pagassero di tasca propria, eppure il primo amministratore fu scelto nel centro destra, cambiali politiche pagate a destra e a manca , famiglie intere assunte , consulenti esterni amici degli amici,   una grande mucca da mungere. Tutti hanno munto alle spalle dei lavoratori che con onesta' e impegno svolgevano servizi che ogni pubblica amministrazione ha il dovere di erogare alla  cittadinanza.  Oggi si propone a 142 famiglie il passaggio alle coop.con contratto a tempo determinato 5 mesi forse 500 euro e se anche fossero 700 euro come vogliono far credere dopo i 5 mesi ???? Il  sindaco con una fava prende 11 piccioni con questa operazione affida 11 servizi nelle mani dei privati  ignorando anche la volonta' del popolo che si espresse con il referendum .VOLONTA' IGNORATA, EVVIVA LA DEMOCRAZIA