Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

lunedì 25 gennaio 2016

Il cammino di Hamdan

Luciano Granieri



Il cammino di Hamdan,   il libro che descrive la storia di Hamdan Jewe’i,  è un affresco sullo straordinario   percorso di liberazione  compiuto da un ragazzo palestinese, imprigionato sin dalla nascita, da muri, porte sbarrate , steccati, filo spinato. Barriere che è riuscito ad abbattere, una ad una, fino a e liberarsi verso  il sole, verso il mare, verso gli altri. Una strada, quella percorsa da Hamdan, spesso cruda e dolorosa, affrontata con determinazione, seguendo come stelle polari  l' insaziabile voglia di  conoscere persone e luoghi, la volontà di condividere gioie  dolori, la strenua difesa dei diritti dei più deboli,  perseguendo   la pace e  la non violenza. 

L’autrice de “Il cammino di Hamdan” (edizioni Lu.Ce) è Franca Dumano.  Nel testo, la cui prefazione è redatta da Luisa Morgantini,già vice presidente del Parlamento Europeo,  la Dumano dialoga con lo stesso Hamdan e con lui riesce mirabilmente a raccontare una   storia di speranza. Traspare immediatamente  come Franca ed Hamdan siano in perfetta sintonia, possiedano una sensibilità emotiva, verso luoghi e narrazioni, che li accomuna nel descrivere lucidamente ogni minima emozione suscitata dal colori del mare, del tramonto,  o anche dal  semplice vociare di un bimbo sulla spiaggia.  Tale sintonia rende ancora più  potente e significativo  il racconto della vita di Hamdan.  

Hamdan Jewe’i  è nato nel 1967 nella  Palestina occupata da Israele. Con la sua famiglia, viveva nel campo profughi di Deisha alla periferia di Betlemme. Il campo, smantellato dopo gli accordi di Oslo, era delimitato da un filo spinato alto 7 metri con una sola entrata ed una sola uscita. Quella reclusione a cielo aperto, conteneva l’altra prigione di Hamdan. La stanzetta in cui è rimasto rinchiuso fino a 12 anni a causa della sua malattia e disabilità. Infatti per le famiglie palestinesi, un figlio disabile è una sciagura, uno stigma da occultare alla comunità. Nemmeno il vicino di casa di Hamdan sapeva dell’esistenza del ragazzo internato nella sua stanza di sofferenza. 

Eppure  ci si può liberare dagli steccati anche se afflitti dal dolore lancinante della malattia. Il desiderio irraggiungibile  di vedere quel mondo che a stento percepiva dalle mura della sua cella casalinga, ma che immaginava essere bellissimo, prima lo ha portato a tentare il suicidio, poi gli ha dato la forza di liberarsi.  A 12 anni la fuga da quella reclusione  che  ne celava l’esistenza, poi è iniziata la lunga strada per evadere dalla prigione più grande: la sua terra occupata dagli Israeliani. Ad esse si è accompagnato il tentativo di liberarsi dalla camicia di forza della malattia che gli impediva di camminare. 

Da allora Hamdan di strada ne ha fatta molta. Attivista in associazioni non governative in difesa dei diritti dei disabili, ha girato l’Europa e soprattutto l’Italia,  portando la sua testimonianza di libertà e speranza. Grazie alla sua determinazione nella difesa dei diritti, dei disabili, del popolo palestinese,  e di tutti i discriminati, Hamdan ha incontrato molti compagni di strada,  amici fraterni,  maestri di vita, i quali si sono occupati di lui , si sono adoperati nel  curarlo, e da lui sono stati curati grazie ai medicamenti della sua voglia di pace e  forza d’animo . 

Si è sottoposto a dolorosi interventi chirurgici e ricoveri in ospedale sempre più complicati, vista l’estrema difficoltà di uscire dai territori occupati. Oggi Hamdan, riesce a camminare con le stampelle, è tornato nella terra che lo imprigionava e lo imprigiona tutt’ora,  Betlemme. Ma proprio da Betlemme Hamdan lancia la sua potente testimonianza sulle nefaste conseguenze dell’occupazione israeliana. Svolge la professione di guida turistica,  fa toccare con mano ai visitatori la vita nei   campi  profughi,  ad  Aida, per esempio, o a Deisha  dove, nonostante la crudezza dell’occupazione israeliana arrivi a razionare l’acqua, la vita continua nelle scuole, in  teatri e spazi per bambini del centro La Fenice.  Oppure illustra la magnificenza dei  siti archeologici di Jericho un’antichissima città fortificata con oltre 7.000 anni di storia. 

E’ un lavoro faticoso, e doloroso in particolar modo per chi ha difficoltà a camminare, ma indispensabile per far conoscere le tristi bellezze di quella terra.   Fortunatamente i tanti amici di Hamdan sono riusciti a finanziare l’acquisto di uno scooter assistito. Un mezzo fondamentale per lui e per il suo lavoro , che gli consente di guidare i turisti, senza subire atroci sofferenze. 

Certo Hamdan’ avrebbe bisogno di proseguire le sue cure, per cercare di alleviare ulteriormente le sofferenze che il suo stato gli provoca. E’ questo il cruccio di Franca Dumano. Franca vorrebbe che Hamdan tornasse a curarsi, ma purtroppo un numero infinito di difficoltà, fra cui  la complessità di  uscire dalla Palestina  e i costi ingenti,  lo impediscono. "Il cammino di Hamdan" è un libro bellissimo, si legge tutto d'un fiato e lascia aperta le mente a miriadi di riflessioni. Ringrazio  Franca e Hamdan per aver descritto   in queste pagine, come la vita tormentata, ma per certi versi serena,  di un uomo possa  curare le nostre, in fondo risibili, sofferenze procurate dalla piatta routine quotidiana.
Per acquistare il libro su IBIS clicca  QUI

Il video che segue descrive l'attività dell'associazione:

LIGHTING CANDLES ORGANIZATION FOR YOUGSTER. Organizzazione  fondata da Hamdan per la tutela dei giovani disabili. Nello specifico Hamdan ci parla della condizione dei giovani disabili in Palestina.

       

FRUSONE (M5S) SE IL PD E’ VERAMENTE PER L’ACQUA PUBBLICA APPROVI IN REGIONE LA LEGGE SUI NUOVI AMBITI

Buschini, nuovo Assessore all’ambiente come primo atto deve far approvare la legge 238


“La Provincia è in fermento per la vicenda Acea. Ora che molti sindaci iniziano a parlare di risoluzione contrattuale, si muovono anche i partiti e persino il Presidente della Provincia Pompeo (PD) parla di risoluzione. Noi del Movimento 5 Stelle che da sempre siamo vicini ai comitati regionali e provinciali e a favore della risoluzione contrattuale, ma soprattutto a favore della gestione pubblica dell’acqua, vogliamo alzare ancora di più l’asticella e porre l’attenzione sull’attuazione della Legge n.5 d’iniziativa popolare ferma in Regione.” – a dichiararlo è il Deputato 5 Stelle Frusone che spiega – ”Parliamoci chiaramente, per come stanno le cose, la risoluzione contrattuale con Acea è un atto dovuto nei confronti dei cittadini, perché il servizio idrico è gestito in maniera pessima. Quello che sta accadendo è che finalmente i Sindaci sembra si siano decisi a portare avanti questa battaglia, ma non basta. Perché se veramente si vuole dar seguito al famoso referendum del 2011, dove gli italiani hanno espresso a gran voce la loro volontà di ritornare ad una gestione pubblica dell’acqua, occorre approvare la legge 238, ossia la legge collegata alla legge regionale n.5, la quale definirebbe i nuovi Ambiti di Bacino Idrografici (ABI), e che una volta calendarizzata, votata e approvata permetterebbe di parlare seriamente di acqua pubblica. Ad oggi nonostante la pressioni dei consiglieri regionali del M5S, insieme ai comitati, questa legge rimane impantanata. Chi potrebbe cambiare le cose è il nuovo Assessore all’Ambiente Buschini”. – Questa legge firmata da diversi gruppi tra cui il Movimento 5 Stelle ripresenta gli ambiti così come sono stati definiti dai comitati per l’acqua, ambiti più piccoli che permetterebbero una gestione pubblica dell’acqua mandando via grandi società come Acea. Il Deputato 5 stelle prosegue - “Il PD a livello regionale ha sempre evitato di definire questi nuovi ambiti, le ricordiamo le infinite riunioni con l’ex Assessore all’Ambiente Refrigeri, perdita di tempo che non hanno mai prodotto, purtroppo, alcun atto concreto. Oggi chiediamo quindi a chi dice di voler risolvere il contratto con Acea, di calendarizzare subito la discussione della legge 238, perché se le intenzioni a livello provinciale di cacciare Acea sono genuine allora, si deve lavorare in parallelo anche in Regione, per far sì che questa operazione di ripubblicizzazione della gestione dell’acqua, possa essere reale e un atto concreto. E’ compito del nuovo assessore Buschini, essendo per di più di questa Provincia, spingere per l’approvazione di questa legge entro le prossime settimane e se ciò non dovesse accadere, vorrebbe dire che siamo dinanzi all’ennesimo teatrino del PD e che questa presa di posizione contro ACEA sarebbe l’ennesimo bluff da pre campagna elettorale. Speriamo, dunque, che non sia l’ennesima presa in giro verso i cittadini.”

domenica 24 gennaio 2016

No alla "deforma" costituzionale: Frosinone 28 gennaio

Associazione Oltre l’Occidente, Osservatorio Peppino Impastato, Confederazione Cobas, Comitato di Lotta per il Lavoro, Aut-Frosinone, Comitato Provinciale in difesa della Costituzione

NO AL REFERENDUM COSTITUZIONALE
Appello per la organizzazione di una assemblea costitutiva del comitato locale per il no al referendum costituzionale.Appuntamento GIOVEDì 28 GENNAIO h. 17,30 presso la Casa del VOlontariato sita in via PL da Palestrina, Frosinone Scalo, adiacente cinema ARCI.
a) La riforma costituzionale RENZI-BOSCHI necessita ad ottobre del referendum confermativo prima di essere definitivamente approvata.
La riforma prevede:
La fine del bicameralismo perfetto e la riduzione delle funzioni del Senato, La composizione e l’elezione del nuovo Senato, Stravolgimento del procedimento legislativo, Nuovo sistema di elezione degli organi costituzionali di garanzia, Prerogative del Governo, Il rapporto tra lo Stato e le istituzioni territoriali: la nuova riforma del Titolo V, Strumenti di democrazia diretta

b) Al referendum costituzionale si aggiungono due referendum abrogativi sull’Italicum con un impegno elevato sul territorio. Il disegno di legge costituzionale Renzi-Boschi di riforma della Parte II della Costituzione dissolve l’identità della Repubblica nata dalla Resistenza. È inaccettabile per il metodo e per i contenuti e lo è ancor di più in rapporto alla legge elettorale (52/2015, Italicum) già approvata.
c) Si sono già costituiti a livello nazionale i due comitati referendari per il No al referendum costituzionale e per il SI nei 2 referendum abrogativi relativi alla legge 6/5/2015 n° 52 (Italicum).
d) Sabato 30 gennaio 2016 indetta l’assemblea nazionale del Coordinamento per la Democrazia Costituzionale per discutere sui temi: Modifiche costituzionali e legge elettorale Effetti sulla forma di Stato e sulla forma di Governo Azioni di contrasto all’Italicum.
e) Si avanza proposta che tutte le singole organizzazioni aderiscano al comitato nazionale tramite il sitohttp://coordinamentodemocraziacostituzionale.net
Si fa appello a tutte le forze locali di unirsi per lavorare assieme sui quesiti referendari e alla costituzione di un unico comitato che si interfacci con quello nazionale.
Hanno comunicato fin d'ora la presenza: Associazione Oltre l’Occidente, Osservatorio Peppino Impastato, Confederazione Cobas, Comitato di Lotta per il Lavoro, Aut-Frosinone, Comitato Provinciale in difesa della Costituzione

Il referendum confermativo.

Dionisio Paglia (Presidente del Comitato Provinciale di Frosinone in difesa della Costituzione). 



 Il capo del governo vuole trasformare il referendum confermativo sulle modifiche costituzionali, che si celebrerà ad ottobre, in una specie di plebiscito sulla sua sorte politica. Questo tentativo strumentale va respinto. Gli elettori saranno chiamati a votare sulle modifiche della Costituzione che è cosa ben più importante del destino di Renzi. 
Le modifiche, che sono in via di approvazione in seconda lettura nei due rami del Parlamento, comportano un rafforzamento del ruolo del Governo a scapito del potere legislativo delle Camere, stravolgendo il dettato costituzionale che stabilisce che l'Italia è una repubblica parlamentare.
Va sottolineato che in ballo, oltre alle pur decisive modifiche della Costituzione, c'è anche la legge elettorale Renzi-Boschi: le due questioni si intrecciano in maniera perversa.
La legge elettorale approvata a colpi di fiducia cambia la rappresentanza politica del nostro paese in modo iper-maggioritario. Il premio di maggioranza (340 deputati) andrà al partito che raggiungerà il 40% dei voti al primo turno; altrimenti andrà al ballottaggio con il secondo piazzato e il vincitore nello spareggio avrà un premio di maggioranza ancora più elevato. Inoltre i deputati saranno per almeno i 2/3 nominati dal capo partito (in questo caso anche capo del governo) il quale si troverà ad avere del tutto asservita l'unica Camera che dà e toglie la fiducia al governo e che ha l'ultima parola sui provvedimenti di legge. Se a questo si aggiunge il declassamento del Senato ad una camera "dopo-lavoro", costituita da sindaci e consiglieri regionali, che svolgeranno le funzioni residuali di questo ramo del Parlamento, si comprenderà che il risultato finale di tutto questo disegno è l'accentramento mai visto dei poteri nelle mani del capo del governo, che magari, tanto per fare un esempio, potrà in futuro varare manovre economicamente pesanti e socialmente indigeribili, che dovessero rendersi necessarie per rispettare i parametri europei.
Questa è la vera posta in gioco sulla quale i cittadini saranno chiamati a pronunciarsi nella prossima tornata referendaria.

sabato 23 gennaio 2016

Oltre l'Occidente come il Minton's di Harlem

Luciano Granieri


Milton’s  Playhuose, che c’entra con la politica di Frosinone e con l’associazione Oltre l’Occidente?  Per chi è addentro alle cose del jazz l’analogia potrebbe risultare intuibile, per gli altri spieghiamo. Il Milton’s  Playhouse era un localino ricavato dentro due stanze del  Cecil Hotel, sulla 118° Ovest ad Harlem, New York, non lontano da Morningside park. All’inizio degli anni ’40  era meta di jazzisti afroamericani,  i quali, frustrati per le discriminazioni subite, e stanchi  di annullare la loro forza creativa e abilità tecnico-strumentale per rispettare  la  routine  commerciale delle  orchestre swing in cui militavano ,  si ritrovavano  li per ascoltare dischi,  suonare insieme e  sfogare tutta la loro voglia  di rivoluzione musicale. Straordinari musicisti, come Dizzy Gillespie, Roy Eldridge, Lester Young, e in seguito Charlie Parker, dopo essere stati  l’attrazione esotica ad uso e consumo della borghesia bianca, che  ballava al tempo dei riff  delle  orchestre di Benny Goodman, Tommy Dorsey, Earl Hines, e molte altre ,  trovavano al Minton’s  una sorta di condivisione creativa rigeneratrice. 

 
Ugualmente a Frosinone, cittadini, delusi, frustrati,  per la mala politica che  grava sulla città, e qualcuno in preda all’umiliazione della disoccupazione, si ritrovano nei locali di “Oltre l’Occidente” per condividere le loro frustrazioni e provare ad imbastire iniziative, azioni politiche, sociali, culturali, utili a costruire un’alternativa all’asfissiante governo, non solo della città, ma anche dell’intero Paese. Inquinamento, disoccupazione, sanità pubblica provinciale fatiscente,   degrado inesorabile dei servizi,  impacchettati e offerti alla gestione privata, questi  sono i temi che spingono alcuni cittadini a confrontarsi dentro  “Oltre l’Occidente”.

Il Minton’s era aperto a qualsiasi musicista volesse improvvisare insieme al piccolo nucleo di jazzisti  che li si esibivano  tutte le notti, Monk, Gillespie, Guy, e Kenny Clarke. Ma l’impresa non era per tutti. Erano   graditi, solo strumentisti in grado di misurarsi con le idee rivoluzionarie che Gillespie, Parker e compagni, proponevano ogni sera.  Addirittura il gruppetto si riuniva nel pomeriggio per inventare variazioni armoniche estremamente difficili   su cui solo musicisti abilissimi avrebbero potuto improvvisare. Ciò serviva per - come raccontò Gillespie -” scoraggiare i tipi senza talento, chiunque cioè non fosse più che dotato, o meglio ancora geniale  e pronto  a portare un suo personale contributo”.  Anche l’atteggiamento verso il pubblico era particolare, quasi indolente. I ragazzi del Minton’s , gli inventori del Bebop, non  erano ossessionati dalla ricerca dell’applauso a tutti i costi, così come avveniva nelle orchestre swing.  Il fatto che la loro musica divertisse   chi li andava ad ascoltare era aspetto secondario, anzi deleterio.    Erano  invece graditi ascoltatori disposti a fare lo sforzo intellettuale necessario a capire davvero, ad accettare per convinto ragionamento una musica ostica, dura, a volte apparentemente ed epidermicamente  fastidiosa.  

Sotto questo aspetto l’analogia con i ragazzi di “Oltre l’Occidente” non è  completamente aderente. La volontà di chi si riunisce nei locali di Via Aonio Paleario, non è quella, di  escludere chi non propone idee rivoluzionarie , né di rendersi  invisi, ad eventuali ascoltatori.  Resta il fatto  però che il risultato è  escludente, così come al Minton’s.  Sono  accusati, gli habituè di Oltre l’Occidente,  di non saper aggregare la militanza, di essere intransigenti, di non essere in grado  di condurre una lotta insieme ad altre forze e movimenti.  Intransigenti? Forse ma la battaglie  per la sanità pubblica, per l’occupazione, per i servizi pubblici di qualità, per l’ambiente,  devono essere globalmente inserite entro un disegno globale tutto politico,  inerente la lotta contro i poteri finanziari e contro  gli amministratori che tali poteri contribuiscono a mettere sulle poltrone di comando.  

Chi , nell’organizzare  una lotta, qualsiasi essa sia, per la sanità, piuttosto che per l’ambiente, non coglie la globalità che accomuna questi problemi, ma anzi paragona tale analisi a chiacchiere vane, utili solo a perdere tempo, forse è come quel musicista non in grado di improvvisare, su giri armonici nuovi .  Non perché non li capisca, più probabilmente perché  l’obbiettivo non è quello di realizzare una jam session  di alto livello, ma di usare la capacità dei musicisti che lo accompagnano per realizzare  un proprio successo personale, per ottenere, sotto-sotto, l’applauso del pubblico compiacente.  Probabilmente qui si esprime l’intransigenza dei ragazzi di Oltre l’Occidente, i quali non escludono nessuno, ma creano la distonia con tali  musicisti meno dotati. 

Alla fine della storia il Bebop, lo stile rivoluzionario uscito dalle sale del Minton’s fu commercialmente fallimentare. Il pubblico rifiutava quella musica così strana, tanto che molti di quei jazzisti,  o dovettero cambiare genere, edulcorare il loro modo di suonare per campare, o come  Charlie Parker, divenuto poi un mito assoluto, morirono prematuramente. Ma il Bebop, e questo è inconfutabile, determinò gli stilemi che il jazz avrebbe seguito  nel corso di tutta la sua evoluzione e lo stile dei musicisti che lo animarono, influenzerà tutti i jazzisti che vennero dopo.

P.S. L'analogia  fra Minton's e Oltre l'Occidente è una suggestione del tutto  mia personale. Probabilmente non sarà condivisa da chi frequenta la sede di Via Aonio Paleario.  Essa è oltremodo "molto liberamente" ispirata alle dinamiche politiche che movimenti e associazioni svolgono nella nostra città. 



Quando le note del Minton's risuonarono nella sala di "Oltre l'Occidente grazie a Thelonius Monk. E agli Zut 4 abili esecutori di Monk's Dream.

L'ANPI aderisce ai comitati referendari in difesa della Costituzione

ANPI Comitato Nazionale


Nella riunione del Comitato nazionale dell’ANPI, del 21 gennaio, si è ampiamente ed approfonditamente discusso circa la riforma del Senato e la legge elettorale e sulla proposta di aderire ai Comitati referendari già costituiti.
La discussione è stata veramente apprezzabile, per la ricchezza e la serietà delle argomentazioni e per la compostezza del confronto. Si partiva dalla proposta del Presidente di aderire ai Comitati referendari già costituiti sull’una e sull’altra legge, tutta fondata sul tema della coerenza nella intransigente difesa della
Costituzione, secondo la linea perseguita dell’ANPI negli ultimi due anni. Sulla relazione vi sono stati molti consensi e sono state manifestate alcune perplessità e preoccupazioni, che hanno contribuito – anch’esse – alla valenza complessiva del dibattito, consentendo di arrivare, alla fine, ad un voto sostanzialmente unitario (solo tre astensioni).
In effetti, proprio per il contributo della discussione e del confronto, si è pervenuti, non solo all’esito positivo già indicato, ma anche alla definizione – ai fini della chiarezza - delle modalità e delle “condizioni” che devono caratterizzare l’ingresso dell’ANPI nella compagine referendaria. Questi aspetti, resi evidenti ed esposti nelle conclusioni del Presidente, possono essere così sintetizzati:

a. l’ANPI aderisce alla iniziativa referendaria in stretta coerenza con la linea
seguita per due anni sul tema della riforma del Senato e sulla legge elettorale,
qualificata fin dalla prima manifestazione, al Teatro Eliseo di Roma come “una
questione di democrazia”. La conseguenza logica della approvazione delle due
leggi in termini poco diversi rispetto a quelli iniziali, è che la parola va data alle
cittadine e ai cittadini perché si esprimano liberamente, senza pressioni e
soprattutto senza ”ricatti”.

b. nell’aderire ai Comitati referendari già costituiti, l’ANPI mantiene la sua
piena autonomia e la sua piena libertà di azione e di giudizio, impegnandosi
peraltro a contribuire ad un efficace svolgimento della campagna referendaria,
basata, prima di ogni altra cosa, su una corretta e completa informazione delle
cittadine e dei cittadini sui contenuti dei provvedimenti di cui si chiederà
l’abrogazione.

c. l’ANPI non è interessata – nel caso particolare delle riforme – ai problemi
più specificamente “politici” (il “plebiscito”, la tenuta e le sorti del Governo,
etc.); per la nostra Associazione il tema è solo quello dell’intransigente difesa
della Costituzione da ogni “stravolgimento” che rimetta in discussione le linee
portanti (anche della seconda parte) ed i valori di fondo; considera la Riforma
del Senato e la legge elettorale, così come approvate dal Parlamento, un vulnus
al sistema democratico di rappresentanza ed ai diritti dei cittadini, in sostanza
una riduzione degli spazi di democrazia;

d. l’ANPI esclude la collocazione della battaglia referendaria nel recinto di un
qualsiasi schieramento politico, nonché ogni altra opzione politica che non sia
quella, appunto, della salvaguardia della Costituzione;

e. l’ANPI, che attualmente ha oltre 120.000 iscritti e un’organizzazione
estesa all’intero territorio nazionale, deve godere di una rappresentatività
all’interno dei Comitati referendari, adeguata a ciò che essa rappresenta, in
tema di iscritti e di valori;

f. l’ANPI ritiene che - rispetto alle Assemblee pubbliche, pur talora
necessarie - debbano essere privilegiati gli incontri e le iniziative di contatto e
rapporto con i cittadini attraverso la formazione di Comitati locali, ampi ed
aperti e rivolti soprattutto alla popolazione, per informare e convincere sui
complessi temi in discussione;

g. si ritiene opportuno che i Comitati referendari, se non lo hanno già fatto,
provvedano alla costituzione di esecutivi snelli e dotati di particolare
autorevolezza, in grado di coordinare ed intervenire con indicazioni,
suggerimenti e proposte, anche in rapporto con i comitati locali che si andranno
costituendo;

h. l’ANPI si riserva di assumere anche iniziative autonome, ma non
confliggenti con quelle dei Comitati, per informare sulla posizione assunta e
sulle sue caratteristiche anche di autonomia, nonché su tutte le questioni che
riguardano le due leggi in discussione.

Questi sono i connotati fondamentali e le “condizioni” dell’adesione dell’ANPI ai Comitati referendari.
Sotto il profilo interno, è evidente che questo ci impegna a dare il nostro contributo, in sede nazionale e in periferia, allo sviluppo della campagna referendaria, con iniziative, con la costituzione dei Comitati, con tutti i mezzi e gli strumenti di informazione e di convincimento.
Naturalmente, ci sono due condizioni “interne”, perché tutto questo si possa svolgere regolarmente: la prima dipende strettamente dalla concomitanza con la campagna congressuale, che culminerà nel Congresso nazionale a metà maggio. Bisogna riuscire a far bene l’una e l’altra cosa, considerando
l’importanza che assume per la nostra Associazione, il Congresso, che è occasione di confronto, ma anche e soprattutto di definizione della linea che si adotterà per il futuro.
La seconda è che in una associazione pluralista come la nostra ci saranno certamente opinioni anche diverse da quella prevalsa nel Comitato nazionale; e del resto, alcune perplessità e preoccupazioni sono emerse anche in quella sede. Ebbene, la parola chiave è: “rispetto” di tutte le opinioni, pur nel contesto
dell’attuazione delle decisioni assunte. Ognuno sarà libero di votare come crede, quando verrà il momento; ma oggi sono da evitare azioni ed iniziative che contrastino con la linea assunta dal massimo organo dirigente, così come devono essere - da parte di chi è convinto della bontà e della giustezza della decisione adottata – evitati toni e comportamenti che in qualche modo possano apparire prevaricatori. L’ANPI è perfettamente in grado di mantenere la sua preziosa unità se tutti rispettano le regole, le decisioni adottate e – al tempo stesso – le opinioni diverse.
C’è troppo da fare per continuare a discutere all’infinito: c’è il Congresso e ci sarà la campagna referendaria. Dunque, c’è lavoro in abbondanza è c’è, soprattutto, la convinzione e la certezza che ciò che facciamo, in piena autonomia e con assoluta attenzione all’identità ed ai valori dell’ANPI, è funzionale al bene del Paese e della collettività e soprattutto all’intransigente (e non conservatrice) salvaguardia della Costituzione.
Non escludiamo la possibilità di iniziative anche autonome, per illustrare e chiarire la nostra posizione e per indicare positivamente (lo ripeto per l’ennesima volta, non siamo per la conservazione dell’esistente a tutti i costi) ciò che si potrebbe (e si dovrebbe) fare, semmai, per superare alcuni difetti del bicameralismo “perfetto”, senza stravolgere la Costituzione, prendendo esempio anche da esperienze già realizzate in altri Paesi.
Pertanto, è opportuno “attrezzarsi”, conoscere bene la legge di riforma del Senato, conoscere bene la legge elettorale, per poterne indicare e spiegare i difetti, i limiti e le ragioni per cui ne chiediamo la cancellazione.

E’ un momento delicato e complesso; ancora una volta, questo costituirà motivo e stimolo per un impegno solido e convinto.

Deleghe regionali per le province

Comitato di Lotta per il lavoro


Il Consiglio Regionale del Lazio ha licenziato il 31 dicembre scorso la L.R. n. 17 al cui punto 7 stabilisce le “Disposizioni sulle città metropolitane, sulle province, sulle unioni e fusioni di comuni”
 Ai lavoratori ex Multiservizi ciò rappresenta un’altra tappa nell’inseguimento di quel lavoro perso nel 2013 e che viene alimentato dalle lotte dei lavoratori oramai accampati sotto il comune da quasi due anni e dai tavoli dove si riuniscono periodicamente i soggetti istituzionali.
 All’interno del deliberato dovrebbero essere precisate le condizioni entro le quali i servizi della viabilità provinciale e regionale, come quello di altri servizi, possano essere gestiti dalle province. Passaggio atteso dai lavoratori e dagli enti a fronte degli impegni presi dalla Regione Lazio in illo tempore per aiutare lo start up d’impresa.
 I lavoratori che mantengono una costante pressione sulle istituzioni hanno incontrato dapprima la segreteria di Zingaretti e Buschini della Regione Lazio e oggi la Provincia di Frosinone per chiarire gli intendimenti regionali alla luce del dettato legislativo.
 Pur ribadendo a chiare lettere la volontà di sistemazione dei lavoratori a cominciare dagli  ex Multiservizi sul servizio COSAP, Pompeo rimane non convinto dell’operato regionale che sembra ridurre sensibilmente l’operato delle province e che rimanda ancora una decisione sulla manutenzione delle strade regionali
“Fermo restando l’esercizio da parte della Città metropolitana di Roma Capitale e delle province delle funzioni e dei compiti amministrativi in materia di viabilità ai sensi dell’articolo 1, commi 44 e 85, lettera b), della l. 56/2014”, legge DelRIo di riordino delle province, la Regione esercita le funzioni e i compiti amministrativi concernenti la manutenzione ordinaria e straordinaria della rete viaria regionale. Non è specificato dunque chi effettua la manutenzione.
La Provincia esprime riserve su una formulazione così poco chiara, ma ammette che sono in essere incontri volti, “entro il termine tassativo di trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge”, all’adozione della “struttura regionale subentrante nell’esercizio delle funzioni e dei compiti amministrativi non fondamentali, le risorse umane, finanziarie, strumentali e patrimoniali connesse all’esercizio degli stessi[…]”.
Tutto rinviato? Non proprio. La segreteria di Buschini rappresentata da Lucio Migliorelli presente all’incontro insiste invece su due impegni immediati della Provincia: Un impegno politico nel mettere d’accordo gli enti ed uno tecnico nel proporre subito la costituzione della società pubblica nella quale mano mano poter aggiungere i servizi utili.
Si rimane in attesa di una convocazione da parte della Provincia di un nuovo tavolo tra enti entro i primi giorni di febbraio volta ad una definitiva posizione degli enti, a cominciare da quello di Frosinone che continua a prorogare mese dopo  
I lavoratori non demordono, la situazione nonostante il tempo trascorra, rimane aperta su tutti i fronti…