Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

martedì 29 agosto 2017

Vietato Sapere?

Illustrazione di Luciano Granieri





Il regolamento del consiglio comunale di Frosinone, all'articolo 13, secondo comma, prevede che al consigliere comunale è consentito l'accesso agli atti dell'Ente e la risposta alle richieste deve essere data in 3 giorni.

Lo Statuto del Comune di Frosinone, all'articolo 26, secondo comma, prevede che al consigliere comunale è consentito l'accesso agli atti dell'Ente e la risposta alle richieste deve essere data in 5 giorni.


Ho presentato sette richieste di accesso agli atti:


- 6 luglio: documenti relativi al licenziamento del dirigente Acanfora: NESSUNA RISPOSTA

- 6 luglio: tre documenti provenienti da vari settori inerenti i debiti fuori bilancio: DOCUMENTI OTTENUTI DIRETTAMENTE DALL'UFFICIO RAGIONERIA

- 9 luglio: documenti relativi alla iniziativa sull'area Permaflex: NESSUNA RISPOSTA

- 9 luglio: documenti relativi al Festival dei Conservatori: NESSUNA RISPOSTA (e documenti ottenuti direttamente andando presso gli Uffici)

- 20 luglio: documenti relativi al cosiddetto Parco Matusa: sollecito del 27 luglio: risposta a cura del funzionario Leperino

- 28 luglio: richiesta copia delle sentenze non riconosciute come debiti fuori bilancio: NESSUNA RISPOSTA

- 11 agosto: richiesta messa a disposizione documento a firma del sindaco sulla valutazione dei dirigenti: NESSUNA RISPOSTA.


Tranne le prime due richieste, le altre, su indicazione del segretario comunale, sono state fatte tramite pec, perché in questo modo la risposta sarebbe stata più sollecita.
Ora voglio sapere:

1. Perché le risposte non vengono poste a disposizione entro i termini previsti dallo statuto e dal regolamento?

2. Quali provvedimenti intende assumere la giunta nei confronti dei dipendenti e dei dirigenti che non consentono l'esercizio del diritto di un consigliere?

3. Cari amici avvocati, dato che non c'è risposta nei termini, nemmeno dopo aver sollevato la questione nel consiglio comunale del 27 luglio, qual è la strada da intraprendere?


Stefano Pizzutelli
consigliere comunale Frosinone In Comune

IMPENSABILE CHE DOPO TUTTI QUESTI GIORNI DI INCENDI NON SI SIA AVUTA UNA RISPOSTA DA CHI DI DOVERE

Ufficio Stampa del Deputato Luca Frusone Movimento 5 Stelle


“Per arginare la piaga degli incendi dolosi, abbiamo presentato a livello nazionale, un pacchetto di 11 proposte che vanno dall’inasprimento delle sanzioni, alla dichiarazione di stato di emergenza nazionale, all’incremento della flotta antincendi, al potenziamento delle risorse del comando carabinieri tutela ambiente. Purtroppo le risposte del governo, sono state finora piuttosto insufficienti. Ma un altro silenzio rimane assordante ed è quello della Regione Lazio, non ho sentito una parola dall'Assessore all'Ambiente Buschini su ciò che sta accadendo ai nostri monti e persino all'interno di alcuni comuni” -  a dichiararlo è il deputato 5 Stelle Frusone che continua – “E’ necessario adottare qualunque strumento per contrastare il fenomeno dilagante degli incendi boschivi. Catturare i colpevoli di tale scempio deve essere una priorità. Ci sono soluzioni sperimentali messe in pratica in alcune zone d’Italia che stanno avendo ottimi risultati, uno tra questi è l’istallazione di fototrappole che permettono attraverso delle fotografie di cogliere sul fatto i piromani. La proposta nella nostra provincia è stata presentata dal Meetup 5 Stelle di Veroli, con l’intento di chiedere all’Amministrazione comunale di farsi promotrice di un’azione sperimentale volta al monitoraggio della porzione boschiva del comprensorio verolano. Il sindaco purtroppo non ha ancora risposto. Altri Meetup del territorio presenteranno le richieste nei propri comuni a breve. Per un sindaco che non risponde spero ce ne siano altri che prendano in seria considerazione questo strumento. Così come spero che possa interessarsene anche la Regione Lazio, sostenendo i nostri comuni a livello economico.” - Non è la prima volta che il Deputato pentastellato parla della questione degli incendi nel territorio ciociaro, suggerendo alcune idee per far fronte al fenomeno dilagante - “Di fronte ad una tale catastrofe mi sarei aspettato un maggiore coordinamento tra i vari enti territoriali ed invece ho visto alcuni sindaci lasciati soli in balia degli eventi. Un tavolo provinciale con Regione e tutti gli addetti alla sicurezza del territorio era il primo passo da fare, ma anche lì poco si è fatto." - e conclude - "Le fototrappole possono essere utilizzate per molteplici scopi, come ad esempio monitorare anche quelle zone in cui avviene l’incivile abbandono di rifiuti, pratica purtroppo molto diffusa in provincia. Gli strumenti tecnologici per far fronte a questi comportamenti disumani ci sono, utilizziamoli."

lunedì 28 agosto 2017

Austin's Est End Story: Kenny Dorham un regale esponente del Bop da East Austin

Michael Corcoran
traduzione di Luciano Granieri





Austin è un borgo Country and  Blues, un paradiso rock senza confini, un posto che abbraccia autori di canzoni in grado di trasformare in poesia il loro passato. Ma non si sa molto su una tradizione di Austin come città del jazz. E’ assolutamente stupendo poi che, per consolidare questa tradizione un paio di Austinites: il trombettista Kenny Dorham e il bassista Gene Ramey - non solo per aver accompagnato Charlie Parker e Lester Young, ma anche  per aver suonato fra la  fine degli anni ’40 all’inizio dei ’50, nelle sessioni di Thelonius Monk - sono stati definiti dalla critica “fra i più significativi e originali musicisti del jazz moderno”. Venire dalla scuola per neri di East Austin, la L.C. Anderson High School, per arrivare alla 52° strada di Manhattan e suonare con i migliori è una via  che solo i talenti possono aprire . Ma Dorham e Ramey, che furono entrambi  scelti in molte sessioni di lavoro per la loro fama di essere  straordinari  side man,  ai margini della ribalta, non erano molto conosciuti ad eccezione dei veri appassionati di jazz. Dorham che morì per una malattia renale nel 1972 a 48 anni,  era nell’ombra dei tre migliori trombettisti della bop era:  Miles Davis, Dizzy Gillespie, Fats Navarro. Ma si sarebbe accontentato dell’etichetta “di trombettista, uomo pensante”.

Dorham faceva parte di un gruppo di giovani allievi  suonatori di ottoni  che sgattaiolavano  via dall’autoritaria luce del direttore dell’orchestra del   Sousa-Lovin,  B.L. Joyce, per improvvisare jazz nel cortile  degli amici  Roy e Alvin Patterson, al civico 1709 di Washington Avenue. Inoltre in questo circolo di ottoni   suonavano Gil Askey, desinato a diventare uno dei più grandi arrangiatori di ottoni, all’interno della Motown, il trombonista Buford Banks, e un paio di trombettisti swing, Paris Jones e  Rip Ross.

In un’intervista del 2004 rilasciata all’American Statesman, Alvin Patterson (che avrebbe sostituito Joyce come direttore dell’orchestra di Anderson nel 1955), definì Dorham come un profondo e quieto soggetto come lui realmente era “molto riflessivo e percettivo”. Dorham,spesso avrebbe voluto porsi dietro  i musicisti più anziani, in particolare rispetto a Hermie Edwards, uno dei più ruvidi trombettisti dell’East Side.

Dopo le scuole secondarie, frequentò l’università di Wiley a Marshall dove si laureò in chimica. Ma solo dopo un anno di università, Dorham fu dichiarato inabile all’esercito e congedato nel 1943.
Il primo concerto a cui Dorham partecipò fu in California con l’orchestra di Russel Jaquet, come riporta  il Texan Jazz di  Dave Oliphant (Agenzia di stampa universitaria del Texas).  Dorham  trovò la sua grande occasione nel 1945,quando sostituì Navarro nell’orchestra di Bill Eckstine, la prima band di Be Bop, fra le cui fila militarono musicisti del calibro di, Parker, Davis, Gillespie, Dexter Gordon e Sarah Vaughan.

Patterson incontrò l’amico  con la sua marching band quando Dorham stava suonando a Boston insieme alll’orchestra di Eckstine . “Era solito copiare Erskine Hawkins” Patterson  ricordò i giorni di Anderson. “Kenny amava eseguire  quel “Tuxedo Junction” ma cominciava a suonare partendo da una fraseggio tutto suo”.

Nel periodo di Natale del 1948, Miles Davis, non potendo tenere un concerto con il quintetto di Charlie Parker,  indicò Dorham come suo sostituto. La collaborazione durò per due anni, compresa una parentesi  sensazionale nel 1949 a Parigi al primo festiva jazz internazionale della città.

Sebbene Dorham suonò con Parker nell’ultima grande performance del sassofonista, nel 1955, egli passò gran parte dei primi anni ’50 lavorando come sideman di Monk, Bud Powell, Sonny Stitt, ed altri. Nel 1954 fondò insieme ad Art Blakey i Jazz Messenger un gruppo destinato ad influenzare in modo decisivo l’evoluzione jazzistica che seguì.

Più tardi, Dorham guidò diversi gruppi propri, registrando album di tutto riguardo come “Afro Cuban” nel 1955, “Jazz Contrasts”nel ’57 . E il  notevole “Una Mas”nel 1963.

“Nella sua  autobiografia, Miles Davis scrisse come Kenny Dhoram fosse uno strumentista sottovalutato” Afferma Thomas Helfin, i cui New Six Jazz Project suoneranno  un tributo a Dorham nell’anniversario della nascita all’ Elephant Room. “Non era sfavillante come Dizzy (Gillespie) o estremamente elegante come Miles, ma c’era uno straordinario lirismo nel modo in cui Dorham articolava le note”.

Dorham trattava i toni scuri, bassi  con una tale tenerezza e vulnerabilità, da essere definito come il più poetico fra i trombettisti. “Rappresentò l’era della Blue Note” sostiene Helfin in riferimento alla firma che l’etichetta discografica, pose sul jazz degli anni ’50 e ’60.

In qualche occasione fu  anche,  un cantante molto blusey,  scrisse lo standard jazz “Blue Bossa” Scoprì e aiutò nei suoi primi passi un giovane e talentuoso sassofonista come Joe Henderson.
Patterson, recentemente scomparso, riuscì a incontrare  Dorham un’ultima volta, quando questi tornò a casa per suonare, nel 1966 al Longhorn Jazz Fest al vecchio Disch Field. Lo iscrisse anche  al festival con John Coltrane, Lightin’Hopkins, Elvin Jones, Dave Brubeck e l’ex cittadino di Austin Teddy Wilson.

E’anche corretto affermare che Austin può essere ricordato, per il pianista preferito da Billie Holiday,   Teddy Wilson, che incontrò nel 1935 quando suonava nel trio di Benny Goodman (Con Gene Krupa alla Batteria). Figlio di insegnanti, Wilson nacque qui, ma si trasferì in Alabama all’età di sei anni seguendo il padre che aveva trovato da insegnare al Tuskegee Institute.

Dorham e Ramey, insieme con il chitarrista di Nat King Cole, Oscar Moore, sono i maggiori rappresentanti di Austin nel panorama mondiale della musica jazz, perché il loro modo di suonare si pose al servizio della melodia.

Dohram merita qui una particolare menzione perché ha influenzato Martin Banks che ha suonato la tromba nella band dell’Apollo Theater e che ha passato il testimone alla successiva generazione di musicisti di Austin, incluso Ephraim Owens.

Li  è sempre destinata a crescere una nuova generazione di   gatti profondamente  pensatori per mantenere vivo il lascito di Dorham.


   

domenica 27 agosto 2017

SOLIDARIETA’ AGLI OPERAI DELLA COMITAL DI VOLPIANO (TO)

Piattaforma Comunista – per il Partito Comunista del Proletariato d’Italia



 Esprimiamo pieno appoggio e solidarietà di classe agli operai della Comital di Volpiano (TO), azienda produttrice di laminato di alluminio, dal 31 luglio in presidio davanti ai cancelli, per lottare contro la decisione di chiusura dell’azienda e l’avvio dei licenziamenti collettivi (140 lavoratori) per cessata attività.

L’azienda è di proprietà del gruppo francese Aedi che, dopo 2 anni di gestione aziendale fallimentare, ha dichiarato la cessata attività. 

Il 23 agosto ci sono stati degli scontri. Una decina di camion, che servivano con ogni probabilità per portare via i macchinari, hanno cercato di forzare il blocco degli operai in sciopero. Le “forze dell’ordine” (padronale) sono intervenute contro il presidio. Due operai sono dovuti ricorrere alle cure mediche.

Risibili le reazioni dei capi sindacali e delle istituzioni borghesi. Il segretario della FIOM provinciale, invece di chiamare alla lotta le fabbriche e il territorio interessato, si limita a mantenere il presidio operaio isolato e senza reali prospettive, chiedendo “l’intervento urgente delle istituzioni”. Le quali si dichiarano sorprese e come al solito pestano l’acqua nel mortaio con il solito “tavolo regionale”.

Ancora una volta, come alla K-Flex e in tante altre fabbriche, si ripete la stessa storia: si tratta di licenziamenti per i profitti.

Ancora una volta, gli operai si ritrovano a pagare le scelte scellerate dei capitalisti.
Il presidio continua, dimostrando la volontà di resistenza operaia. Ma le tante vertenze di questi anni dimostrano che questo non basta. Per respingere la chiusura della fabbrica e i licenziamenti, ci vuole la lotta dura e unitaria!

Occorre alzare il livello dello scontro, fino all’occupazione delle fabbriche, con  il sostegno degli altri lavoratori e delle realtà di lotta locali e nazionali.
Occorre l’unificazione delle vertenze con la costruzione del fronte unico proletario, esigendo la soluzione positiva dei problemi urgenti e immediati della classe operaia, sulla base di rivendicazioni di classe.

NO ai licenziamenti per i profitti!

Esproprio senza indennizzo delle aziende che chiudono e delocalizzano!

Ripristino dell’art. 18 dello Statuto dei lavoratori!

Nessun  posto di lavoro deve essere perso, nessuna fabbrica deve essere chiusa!

Ogni licenziato, ogni disoccupato, una barricata della lotta di classe degli sfruttati contro gli sfruttatori!
 

APPELLO PER LA FORMAZIONE DI UN FRONTE UNICO SINDACALE DI CLASSE

APPELLO PER LA FORMAZIONE DI UN FRONTE UNICO SINDACALE DI CLASSE PER UN'AZIONE GENERALE DI LOTTA DI TUTTA LA CLASSE LAVORATRICE IN DIFESA DELLA LIBERTÀ DI SCIOPERO



A seguito del successo dello sciopero generale dei trasporti e della logistica del 16 giugno scorso promosso da quasi tutto il sindacalismo di base in solidarietà con la lotta dei lavoratori di Alitalia ed a sostegno di rivendicazioni di categoria, il fronte padronale – industriali, esponenti governativi e di opposizione, la segreteria generale della Cisl – ha reagito con finta ed ipocrita indignazione invocando una nuova legge antisciopero che peggiori la legislazione vigente, già fra le più restrittive d'Europa.

Il 19 luglio in sede di commissione parlamentare è iniziato l'esame di due proposte di legge il cui contenuto prevede – fra altri punti – la restrizione della facoltà d'indire sciopero alle sole organizzazioni sindacali che godono della cosiddetta rappresentanza – quella formale ed ottenibile secondo regole da esse stesse stabilite d'intesa col padronato – cioè a Cgil, Cisl, Uil e Ugl.

La legge per ora riguarderebbe solo il settore dei trasporti ma facilmente sarebbe estendibile a tutto il settore dei cosiddetti servizi pubblici essenziali, già molto vasto e che padronato e governi hanno continuato e continueranno ad estendere, coinvolgendo sempre più lavoratori.

Una legge di questo tipo, poi, preparerebbe il terreno ad ulteriori provvedimenti legislativi o accordi sindacali di segno analogo per il resto della classe lavoratrice.

QUELLO CHE IL FRONTE PADRONALE STA COMPIENDO È QUINDI UN GRAVISSIMO ATTACCO ALLA LIBERTÀ DI SCIOPERO.

Questo accade perché industriali, partiti antioperai e sindacati collaborazionisti sono pienamente consapevoli del fatto che lo sciopero è l'arma fondamentale di difesa dei lavoratori, nonostante fingano di credere e sostengano il contrario.

Da anni, sotto la spinta della crisi mondiale, causata non dai lavoratori ma dalle leggi economiche del capitalismo, le condizioni di vita e di lavoro dei salariati sono sottoposte ad un attacco sempre più duro e che nelle intenzioni del regime padronale deve andare ancora avanti e più a fondo. Non è un caso che stiano divenendo sempre più frequenti i provvedimenti disciplinari e i licenziamenti contro i militanti sindacali combattivi.

Industriali e finanza, coi loro partiti di governo e opposizione, coi loro potentissimi mezzi stampa e televisivi, coi loro sindacati complici, deridono la lotta di classe facendola passare come un'anticaglia del passato e al  contempo si adoperano per limitare l'uso dello sciopero fino al punto da renderlo – se compiuto in termini di legge – inutile, così da poter continuare a combatterla, questa guerra, contro una classe lavoratrice disarmata.

La storia anche recente della lotta di classe, in Italia e nel mondo, ha dimostrato che i lavoratori hanno la forza per dispiegare scioperi che spezzino anche le catene legislative, come accaduto ripetutamente negli ultimi anni  fra i tranvieri, violando con scioperi selvaggi le vigenti leggi antisciopero 146/1990 e 83/2000. La lotta di classe  non può essere fermata. Tuttavia è evidente che ogni nuovo laccio posto per ostacolare lo sciopero avvantaggia
temporaneamente il padronato in questa lotta. Il problema va affrontato sul piano della forza.

L'UNICO MODO PER IMPEDIRE CHE L'ARMA DELLO SCIOPERO CI VENGA STRAPPATA DI MANO È QUELLO DI IMPIEGARLA.
UNA PARTE DEL SINDACALISMO DI BASE HA PROCLAMATO PER IL 27 OTTOBRE LO SCIOPERO GENERALE DI TUTTA LA CLASSE LAVORATRICE.

Una delle ragioni del successo dello sciopero del 16 giugno è stato il sostegno ad esso di un ampio fronte sindacale. La lotta in difesa della libertà di sciopero è una questione ancor più generale ed importante di quelle che mossero quello sciopero e necessita perciò della costruzione di un FRONTE UNICO SINDACALEancora più ampio, che coinvolga tutti i sindacati di base che ancora non vi hanno aderito ed anche le opposizioni di sinistra dentro la Cgil.
CI RIVOLGIAMO QUINDI:

– a tutte le lavoratrici e a tutti i lavoratori affinché abbraccino questa giornata di lotta, aderiscano allo sciopero e s'impegnino alla sua preparazione per la sua migliore riuscita;

– agli iscritti e i militanti sindacali di tutte le organizzazioni sindacali di base affinché si battano per porre finalmente fine al settarismo della maggior parte delle loro dirigenze che da anni impedisce azioni sindacali unitarie in grado di dispiegare scioperi davvero potenti;

– agli iscritti e i militanti sindacali delle organizzazioni sindacali che ancora non hanno dato adesione allo sciopero – l'Unione Sindacale di Base, la Confederazione Cobas e gli altri minori – affinché la pretendano dalle loro dirigenze, affinché partecipino all'Assemblea nazionale del 23 settembre a Milano indetta per la sua costruzione e, in ogni caso, affinché aderiscano e sostengano apertamente questo sciopero;

– agli iscritti e i militanti dei sindacati che già hanno proclamato lo sciopero affinché si facciano sostenitori dell'ulteriore allargamento del fronte sindacale alle organizzazioni che ancora non vi hanno aderito, subordinando al principio pratico dell'unità d'azione dei lavoratori le questioni che da queste organizzazioni li dividono;

– agli iscritti e i militanti delle opposizioni di sinistra dentro la Cgil affinché aderiscano e sostengano apertamente questo sciopero, battendosi contro questo attacco alla libertà di scioperare volto ad indebolire tutto il sindacalismo di classe e a rafforzare la gabbia del sindacalismo collaborazionista e la sua unità entro cui rinchiuderli.

FIRMATE, PROPAGANDATE E FATE FIRMARE QUESTO APPELLO !
 

MANDARE ADESIONI A: appello27@gmail.com

PRIMI FIRMATARI

Emanuela Pulcini – Rsa Usb Coopculture – Roma
Domenico Travaglini – Usb ICS Maugeri – Tradate (Varese)
Domenico Destradis – Rsa Usb FCA Melfi – Potenza
Mariopaolo Sami – Usb Vigili del fuoco – Genova
Mimmo Mignano – SI Cobas FCA Pomigliano – Napoli
Antonio Montella – SI Cobas FCA Pomigliano – Napoli
Marco Cusano – SI Cobas FCA Pomigliano – Napoli
Massimo Napolitano – SI Cobas FCA Pomigliano – Napoli
Roberto Fabbricatore – SI Cobas FCA Pomigliano – Napoli
Andrea Furlan – Rsa Filcams Cgil (Il sindacato è un'altra cosa) Ho Group – Roma
Lorenzo Mortara – Rsu Fiom (Il sindacato è un'altra cosa) Ykk – Vercelli
Edoardo Todaro – Rsu Confederazione Cobas Poste Italiane – Firenze
Francesca Romano – RSU Confederazione Cobas Sanità Università e Ricerca – Firenze
Fabio Bertelli – Usb Pensionati – Firenze
Ivan Maddaluni – Cub Trasporti Trenitalia – Firenze
Stefano Fidenzio – licenziato Sistemi Informativi Ibm – Roma
Domenico Stratoti – Rsa Hotel Majestic (Il sindacato è un'altra cosa) – Roma
Marco Marsano – Segretario Provinciale Or.S.A. Tpl – Genova
Serafino Biondo – Rsu Fiom (Il sindacato è un'altra cosa) Fincantieri – Palermo
Gianfranco Camboni – SI Cobas, insegnante – Olbia (Sassari)
Patrizio Agostini – lavoratore ATAC – Roma
Francesco Cappuccio – Rsu SI Cobas Sanità (S. Martino) – Genova
Giancarlo Dadda – USB Lavoro Privato – Milano
Gianfranco Besenzoni – USB Lavoro Privato – Milano
Robert Donis – USB ICS Maugeri – Veruno (Novara)
Ariel Acievedo – Rsu Usb Sanità (Gaslini) – Genova
FIRMATARI
Federico Giusti – Rsu Comune – Pisa
Giovanni Regali – Cub Trasporti Tpl – Lucca
Folco Pensotti – Lavoratore scuola (ATA) – Usb Torino
Simona Carta – Disoccupata (Logistica) – SI Cobas – Pavia
Paolo Bartoli – Disoccupato (Corriere) – Cub Trasporti
Giuseppe Visconti – Lavoratore comunale – Napoli
Rampoldi Giancarla – ICS Maugeri – Tradate (Varese)
Paola Squizzato – ICS Maugeri – Tradate (Varese)
Barbara Ferrario – ICS Maugeri – Tradate (Varese)
Emanuela Marocco – ICS Maugeri – Tradate (Varese)
Serena Sandri – ICS Maugeri – Tradate (Varese)
Salvatore Caligiuri – ICS Maugeri – Tradate (Varese)
Salvatore Ferla – SI Cobas Malpensa – Varese
Fabio Bencivenni – Rls Usb PI Servizi Vigilanza Gallerie Estensi – Modena
Fabrizio Dumas – Segreteria SGB di Treviso
Sisinnio Bitti – Pensionato (infermiere) – SI Cobas – Olbia
Igino Crestanini – Pensionato (Officine Ferroviarie Veronesi) – Verona
Valentina Roberto – Fronte Popolare Autorganizzato SI Cobas – Messina
Fabio Cocco – Usb Fca Sevel Atessa – Chieti
Alessandra Ialenti – Usb Fca Sevel Atessa – Chieti
Rossana Di Girolamo – Usb Fca Sevel Atessa – Chieti
Claudia Pezzella – Fca Sevel Atessa – Chieti
Maurizio Rispoli – Fca Sevel Atessa – Chieti
Michela Cianci – Fca Sevel Atessa – Chieti
Vito Valvano – Usb Fca Melfi – Potenza
Michele Sammario – Usb Licenziato Fca Melfi – Potenza
Silvano Fanelli – Usb Fca Melfi – Potenza
Antonio Genovese – Usb Fca Melfi – Potenza
Claudio Cappiello – Usb Fca Melfi – Potenza
Giuseppina Imbrenda – Usb Fca Melfi Potenza
Donato Auria – Fmlu Cub Indotto Fca Melfi – Potenza
Franco Acinapura – Usb Tpl – Basilicata
Donato Carlucci – Usb Rendina Ambiente – Basilicata
Assunta Basentini – Disoccupata – Basilicata
Angelo De Stradis – Concessionaria Fiat – Basilicata
Piero Azzoli – Fiom Fca Cassino – Lazio
Linda Torraco – Fca Termoli – Campobasso
Leonardo Melli – Studente lavoratore – Reggio Emilia
Simonetta Sizzi – Disoccupata (impiegata parafarmacia) – SI Cobas – Milano
Paolo Spinelli – Usb Fca Sevel Atessa – Chieti
Di Benedetto Robert Viktor – Usb Fca Sevel Atessa – Chieti
Antonio De Stefano – Usb Fca Melfi – Potenza
Antonio Lorusso – Fca Melfi – Potenza
Michele Bochicchio – Fca Melfi – Potenza
Silvia Stella – Usb Fca Sevel Atessa – Chieti
Stefano Mucci – Usb Fca Sevel Atessa – Chieti
De Luigi Steven – Usb Fca Sevel Atessa – Chieti
Agostino Sabato – Alternativa Sindacale Fca Melfi – Potenza
Andrea Di Paolo – Soa Fca Termoli – Campobasso
Costanzo Mastrangelo – Usb Fca Melfi – Potenza

sabato 26 agosto 2017

Jeanne Lee, arte in movimento

Diana Torti.

Diana Torti  è una vocalist e psicologa che ha dedicato a Jeanne Lee un approfondito studio (sinora inedito)



“No words/only a feeling/ no questions/ only a light a being a light, no sequence /only a being, no journey/ only a dance” (“Nessuna parola/solo una sensazione, nessuna domanda/solo una luce, nessuna sequenza/ solo un essere, nessun viaggio/ solo una danza”).

Questi sono i versi con cui apre Conspiracy , album pubblicato a nome di Joanne Lee per la Earthforms Records nel 1974. Queste liriche, scritte da David Hazelton, poeta esponente della Jazz Poetry e primo marito della cantante afroamericana, ben esprimono a parole ciò che la musica rappresenterà attraverso suoni, immagini, colori. Nonostante i quarantasette anni appena compiuti dalla pubblicazione (a cui purtroppo non è seguita una meritata ristampa) le suggestioni dei brani proposte dalla Lee evocano emozioni e stimoli sonori che ancora stupiscono e incantano, regalano proposizioni musicali più che mai attuali: materiale prezioso da rileggere e approfondire.

Jeanne Lee nel 1974 aveva trentacinque anni (era nata a New York il 29 gennaio del 1939). Sin dalle prime esperienze , la Lee mostra una direzione fortemente innovatrice rispetto all’immagine tradizionale della cantante jazz. A partire dal suo primo album , nel quale vengono completamente ridimensionati il tradizionale modo di cantare gli standard e la pronuncia jazz, la sua ricerca vocale proseguirà esasperando il rapporto tra il testo e l’improvvisazione in una costante esplorazione della possibilità di scomposizione  e ricostruzione delle parole o di frammenti di esse, di reiterazione delle stesse, di vocalizzazioni non necessariamente riconducibili al linguaggio parlato.

The Newest Sound Around  (RCA Victor 1961), rappresenta l’esordio sia per lei che per Ran Blake, suo compagno di studi alla Bard College di New York (si erano conosciuti nel settembre del 1956). Jeanne si impone subito con la sua vocalità calda e suggestiva, fatta di inaspettate variazioni di suono e di fraseggio, fresca e coraggiose nell’interpretazione . Blake è un pianista sobrio ed essenziale, che accoglie e comprende sia le influenze del jazz contemporaneo che quelle del repertorio classico e che possiede uno straordinario senso armonico e ritmico. Il duo è fuori dagli schemi e presenta una nuova estetica dell’esecuzione degli standard di jazz. Il repertorio viene rivisitato in chiave quasi completamente improvvisata, e viene presentato offrendo una visione che va ben oltre i confini delimitati sia dalla tradizione del duo piano voce, sia dei canoni delle singole discipline. Il repertorio da loro esplorato è fatto di standard (tra cui una versione di Straight Ahead , che sancisce la forte  connessione tra Lee e Abbey Lincoln; un arrangiamento spaziale e rarefatto di Where Flamingos Fly e una suggestiva interpretazione di Laura, ma anche dei brani apparentanti a diverse tradizioni musicali.

Critici e pubblico rimangono senza parole. Nella prima recensione datata 1962, uscita sula prestigiosa rivista statunitense Down Beat, la voce della Lee viene considerata troppo ampia e il pianismo di Blake eccessivamente eclettico: c’è troppa sperimentazione che per molti addetti ai lavori oltrepassa il limite accettato nella ricerca musicale di quell’ambito. I due musicisti coerentemente alle loro esigenze interpretative  ed esecutive, hanno semplicemente cominciato ad esplorare le infinite possibilità dei loro singoli strumenti  della combinazione tra essi, inseguendo una direzione originale e innovativa.

VIAGGIO IN EUROPA
Nel 1963 realizzeranno un inaspettato ed appagante tour in Europa che soddisferà la loro tenacia identitaria. Suoneranno in Germania, Norvegia, Danimarca, Olanda, Gran Bretagna e nel mese di maggio anche in Italia. I critici europei rivisiteranno le poche entusiasmanti attenzioni finora rivolte al duo, accogliendo con interesse la nuova proposizione di ricerca musicale, e saranno pressoché concordi nel considerare quella giovane cantante una preziosa rarità, orientata nella completa disgregazione di confini tra la voce umana e uno strumento a fiato che improvvisa, senza perdere di vista la fusione con il testo.

Negli anni a seguire Lee parteciperà a diverse registrazioni a nome di illustri colleghi con cui collaborava stabilmente: Blasè  di Archie Shepp (BYG /Actuel 1969), The 8th of July di Gunter Hampel (Birth 1969), In Sommerhausen (Calig 1969) di Marion Brown, Escaletor Over the Hill a nome di Carla Bley (JCOA/Ec, 1971), Town Hill  di Anthony Braxton (HatArt 1972), solo per citarne alcuni (la discografia completa di tutta la sua carriera ne comprende settantasette).

Con Conspiracy arriva un momento chiave per la artistica della Lee.  Per la prima volta si propone al contempo  compositrice ed esecutrice, ben consapevole del fatto che il pubblico poteva finalmente ascoltarla  in tutti i suoi aspetti. E più che mai la sua vita artistica era fortemente connessa con il vissuto privato. La sua formazione artistico-culturale l’aveva portata a confrontarsi con la danza, la coreografia, la musica, la psicologia e la letteratura, grazie anche ad un contesto familiare che le aveva consentito di crescere in un ambiente sensibile all’arte e alla libera espressione di sé. La madre , Madeline, è stata una delle prime donne afroamericane a lavorare per un impiego governativo  ed è stata socialmente molto attiva nella comunità dove viveva nella famiglia. Il padre S.Alonzo Lee era un cantante specializzato  sia in repertori classici che in musica da chiesa e spiritual. Jeanne Lee è dunque cresciuta maturando un approccio di apertura e curiosità verso qualunque stimolo che potesse aggiungere valore alle sue esperienze. Una ricerca che, presumibilmente, era un’esigenza innanzitutto umana, come emerge della figlia Cavana Hazelton, in un’intervista che mi ha generosamente rilasciato nel gennaio 2013: “Posso immaginare che il suo messaggio fosse l’espressione autentica di sé (…) Era interessata nell’esprimere ciò che sentiva o ciò di cui sentiva l’esigenza che fosse rappresentato, sia se questo veniva fatto attraverso le rime durante un campo scuola, che attraverso discussioni sulla politica  o per esperienza umana”.

VERITA’ ESPRESSIVA
Questo aspetto della personalità della Lee consente di contestualizzare il lavoro esplorativo della cantante , orientato verso la ricerca di una verità espressiva sempre più autentica, senza le catene limitanti delle forme di comunicazione costruite. Basterebbe cominciare pensndo al periodo storico-culturale in cui si collocano gli esordi, gli anni Settanta, che sono stati culla delle avanguardie sia di matrice afroamericane che europea. La storia in cui la donna è immersa diventa per lei un’opportunità: i linguaggi e le proposte che attraversano la cultura di quegli anni diventano per lei strumenti con cui poter trasmettere la propria urgenza espressiva, in modo spontaneo, equilibrato e coerente. Quale mezzo migliore per farlo se non la musica, vissuta come espressione connessa ad ogni cosa, al di là di un luogo o persino del tempo stesso. Fortemente radicata nella propria cultura  d’origine, la famiglia Lee  discende dai Seminole, uno dei numerosi gruppi tribali di nativi americani dell’America Settentrionale e dell’area culturale sudorientale, dotato di un senso d’appartenenza  e della comunità piuttosto caratterizzante. La storia di ogni popolo ha qualcosa da offrire alla storia del mondo intero, siamo tutti connessi gli uni agli altri. Secondo la visione estetica dei Seminole, il patrimonio culturale e le tradizioni orali dei nativi americani e afroamericani costituivano gran parte del processo di apprendimento. Spesso Lee utilizzava così racconti, movimenti di danza o canzoni attingendo a questo patrimonio per trasmettere nozioni o valori.

Jeanne Lee rivendica il collettivo come esigenza di realizzazione attraverso cui poter produrre arte e cultura. Non bisogna dimenticare che è vissuta in un periodo storico in cui gli afroamericani hanno impresso una forte accelerazione  al processo di lotta per il riconoscimento dei propri diritti. Tale impulso si è spesso concretizzato in varie forme aggregative , che hanno aggiunto un significato concreto al senso del collettivo di una comunità di individui. Questo aspetto è sempre stato un forte collante della vita della cantante, che ha frequentemente vissuto  e realizzato questa dimensione  sia nel privato che nella sfera artistica (aderendo, ad esempio, all’Aacm e alla jazz composers’s Orchestra di Carla Bley)  e che ha sviluppato un impegno politico e civile coerente e costante nel tempo.

Il rapporto con l’Europa è stato altrettanto caratterizzante per la sua vita, complice anche la ricca collaborazione artistica con il secondo marito, il polistrumentista tedesco Gunter Hampel, conosciuto nel 1967. Il connubio è perfetto. A  partire dalla fine degli anni ’60 il sodalizio tra i due porterà alla luce diversi progetti e numerose registrazioni. L’Europa, all’epoca recettiva verso le più disparate forme  di sperimentazione, li accoglie con interesse. Arriveranno anche in Italia, al festival jazz di Pisa nel 1978. Un palco che regala un’immagine ricca di significato avvolti in un’atmosfera al contempo affascinate e contrastante per il periodo: la coppia, lei nera e lui bianco, suona sulla scia di quel lento ma avviato processo di fusione fra il free jazz  degli afroamericani e la musica d’avanguardia europea. Alla fine degli anni Sessanta, non era così facile vedere collaborare insieme esponenti del free jazz con musicisti dell’avanguardia europea. La fusione dei due  mondi musicali è stato un processo di adattamento e di sviluppo più lento di quanto si possa pensare. Grazie alla sua vocalità originale e unica nella fusione tra le due tradizioni culturali, John Cage la invita a partecipare alla performance del suo Apartment House 1776 (opera scritta per 24 musicisti e 4 voci) commissionata nell’anno del Bicentenario Americano per il “National Endowment  for the Arts”. L’opera è stata diretta nella prima performance da Pierre Boulez.


La poetessa cantante, come lei stessa amava definirsi, attraverso la voce diventa ricercatrice  ad esempio per costruire una strada nuova che non annulla, anzi,  comprende e va oltre la realtà in cui è immersa.  Lo fa con una certezza: non ha paura del proprio suono.

Il coraggio espresso nella ricerca sonora e questa coerenza di identità rendono il suo gesto vocale ricco di significato. E dunque la parola riconoscibile come tale , diventa un’altra cosa: possibilità di enunciazione, frammento, scomposizione, vocalizzazione, sillaba, suono vocalico o consonantico, tutto diventa musica e assume un nuovo significato espressivo. La parola è fusa con la musica. Esemplificativa a riguardo l’interpretazione del suo In These Last Days , poema da lei scritto e magicamente interpretato nell’album Nuba  del 1979 (Black Saint  Records), uscito a nome del batterista  Andrew Cyrille e con Jimmy Lions al sax alto (album che è stato ripubblicato nel 2013 in un cofanetto della Cam, The Complete Remastererd Recordings on Black Saint & Soul Note Andrew Cyrille 7 cd set). Il brano può essere visto come una sorte di manifesto della cantante newyorkese, rappresentazione del suo impegno , in quanto musicista, verso il cambiamento sociale

LINGUAGGI INESPLORATI
Chissà se la cantante aveva intuito la possibilità di linguaggio inteso solo come puro suono, a prescindere dal linguaggio articolato. Per certo la poesia e il testo per lei rappresentavano un punto di partenza per l’improvvisazione, suggerendo possibilità fino ad allora inesplorate nelle improvvisazioni vocali. E anche in quest’ambito Jeanne Lee ha sempre un carattere lirico e armonioso, rispettando una fluidità melodica e un’eleganza sonora che convivevano anche nel contesto di ricerca più estremo, come quello del free jazz.

Straordinaria nella ricerca improvvisativa, coraggiosa nelle acrobazie ritmiche e nelle esplorazioni timbrico-cromatiche, appassionata poetessa, unica nella sua ricerca interpretativa attraverso cui aggiungeva significato a ogni fonema pronunciato. Difficile immaginare le sue caratteristiche sonore scisse dalla sua personalità: l’autentica espressione del sé immersa in una dimensione totale, dalla quale la sua voce non poteva prescindere. Tutto questo la rendeva sinceramente umana e dunque autenticamente bella.

Una storia che si consiglia di ripercorrere, sperando di poter al più presto vedere ristampati alcuni degli album ai quali ha collaborato: la bellezza della condivisione si arricchirebbe di un tesoro in più.

Fonte: alias del 26 agosto 2017.

Roma città aperta

Coordinamento Democrazia Costituzionale Roma



Roma, 26 agosto 2017
PIAZZA INDIPENDENZA: IMPERIZIA O SCELTA CONSAPEVOLE?
Art. 10 Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge.


Il 23 agosto, la mattina presto e poi durante il giorno, con un accanimento a dir poco inspiegabile, gli uomini e le donne eritrei ed etiopi che erano stati lasciati all’addiaccio nei giardini di Piazza Indipendenza sono stati brutalmente sgombrati. Già trascinati il 19 agosto nell’ufficio immigrazione della Questura di Roma, dove si era verificato che pressoché tutti erano in possesso di regolare certificazione di riconoscimento di protezione internazionale, dopo lo sgombero richiesto dalla proprietà dell’edificio, erano stati abbandonati a loro stessi fin quando, ormai a notte, era stato dato il permesso a donne e bambini di rientrare nell’edificio di Via Curtatone, sotto il controllo della polizia in uno stato di semidetenzione.

In questi giorni di violenza associata all’incapacità di fornire risposte adeguate riservata agli occupanti di Via Curtatone, abbiamo potuto constatare solo che la gestione dell’emergenza abitativa e di quella dell’accoglienza evidentemente non è, né sarà all’ordine del giorno di questa amministrazione, nonché tutta la portata liberticida delle Leggi Minniti.
Ora però rimane il problema grave di centinaia di persone abbandonate per strada e usate in modo strumentale per un gioco di rimpalli che nulla hanno a che fare con una progettualità politica nel rispetto della nostra Costituzione e della Convenzione di Ginevra. La pelle di quelli a cui ogni diritto e dignità viene negata, è usata per un gioco politico senza nessuna intenzione di soluzione.
Le comunità che vivevano a Via Curtatone hanno dimostrato, rifiutando le ridicole proposte che le istituzioni hanno indegnamente chiamate “soluzioni”, la solidarietà e la coesione, quella vera, quella che richiede il rispetto dei diritti per tutti e non solo per alcuni; hanno rappresentato i diritti espressi nella nostra Costituzione, ribadendo l’indispensabilità del diritto all’abitare, all’istruzione, alla cura. Ci fanno riflettere su quegli articoli che garantiscono la proprietà privata, ma non certo i suoi fini speculativi.
Lo sgombero di Via Curtatone e quello precedente di Via Quintavalle (i cui abitanti sono ancora accampati nel portico di SS Apostoli) sottopongono drammaticamente all’attenzione di tutti quanto il diritto all’abitare in questa città sia calpestato continuamente.

È per questo che sabato 26 agosto alle ore 16 il Coordinamento Democrazia Costituzionale di Roma (già Comitato romano per il NO alla riforma costituzionale) sarà in piazza dell’Esquilino insieme a chi lotta per una casa per tutti.