Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

venerdì 16 ottobre 2015

SRADICARE LA POVERTA’ SIGNIFICA SEPPELLIRE IL BARBARO SISTEMA CAPITALISTICO

 
Piattaforma Comunista – per il Partito Comunista del Proletariato d’Italia  

17 ottobre: giornata internazionale contro la povertà

Secondo la rivista statunitense Forbes 1.826 miliardari possiedono un patrimonio pari a 7.050 miliardi di dollari, in costante aumento negli ultimi anni. Dall’altra parte della scala sociale 1,2 miliardi di esseri umani sopravvivono con meno di un dollaro al giorno.
Mentre la ricchezza sociale è sempre più accaparrata da un ristretto gruppo di magnati della finanza, la povertà e la fame dilagano in molti paesi, compreso quelli più “avanzati”, colpendo vasti strati di lavoratori sfruttati.
La crisi capitalistica e le politiche di austerità con cui le classi dominanti cercano di superarla hanno peggiorato la situazione e accentuato le diseguaglianze sociali. Ad esempio, nel nostro paese, in sei anni di crisi (2008-13), le dieci famiglie più ricche hanno aumentato il loro patrimonio di quasi il 70%, mentre il 30% più povero, circa 18 milioni di persone, ha perso circa il 20% di quel poco che aveva.
Il livello raggiunto dalla concentrazione della ricchezza a un polo della società e dall’estensione della miseria all’altro polo, l’abisso sempre più profondo fra una esigua minoranza che vive nel lusso e nello spreco e i miliardi di esseri umani che fanno la fame, fra paesi ricchi e paesi poveri, sono una lampante dimostrazione dello stadio imperialista del capitalismo, un sistema barbaro, ormai giunto al suo tramonto.
Per farla finita con la povertà e le sue conseguenze (emarginazione, malattie, ignoranza, migrazioni di massa, etc.), con la crescente ingiustizia sociale, dobbiamo anzitutto riconoscere la sua vera causa: i rapporti di produzione capitalistici, basati sulla proprietà privata dei mezzi di produzione e di scambio. 
Il capitalismo è un sistema dominato dai monopoli e dal capitale finanziario. Le illusioni riformiste e le prediche che invitano alla rassegnazione, in vista della felicità “ultraterrena”, servono solo a puntellare questo modo di produzione che genera incessantemente sfruttamento e diseguaglianza, miseria e guerre di rapina, corruzione e parassitismo.
Due posizioni si confrontano oggi: a) quella di chi vuole lenire la piaga della povertà estrema facendo appello a politicanti e istituzioni borghesi per introdurre qualche palliativo (poco più di una beneficienza per i miliardari capitalisti), senza toccare i rapporti sociali esistenti; b) quella di chi lotta per abolire le cause della povertà e dello sfruttamento rompendo con il modello di accumulazione della ricchezza proprio del capitalismo.
Se si vuole davvero sradicare la piaga sociale della povertà bisogna seppellire il capitalismo eaprire la via a una nuova e superiore società: il socialismo.
Questa storica impresa dev’essere opera delle grandi masse, unite attorno alla classe più rivoluzionaria e avanzata della società: il moderno proletariato, la classe degli schiavi salariati che emancipando se stessa emancipa l’intera umanità.
Nell’abolizione della proprietà privata borghese c’è la soluzione dei problemi che affliggono la nostra società. Questa prospettiva non può certo essere seguita da un movimento spontaneo, senza organizzazione e direzione cosciente. Manifestare, protestare, presentare rivendicazioni urgenti, costruire un’ampio fronte popolare per realizzare l’unità di azione: tutto ciò è senza dubbio importante, ma non basta. Serve la guida, l’influenza e la capacità organizzativa di un forte e combattivo Partito comunista, quale reparto di avanguardia del proletariato.  
Lottare per questo Partito, lavorare quotidianamente per formarlo, è una necessità ineludibile. E’ la condizione per organizzare e fare la rivoluzione, per una nuova società senza più sfruttamento e miseria.

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