Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

martedì 28 febbraio 2017

Hop Frog -appunti di vita- il sogno realizzato di Stefano Testa.

Luciano Granieri


Qualche giorno fa ho  incontrato  al supermercato Stefano. Stefano Testa, una persona squisita con cui, ai tempi del liceo, ho  condiviso interessi e passioni, la musica in particolare  . C’eravamo  rivisti tempo dopo per questioni di lavoro, ma  più o meno da  una quindicina d’anni il caso ci aveva  tenuto lontani. Mi ha fatto dunque molto piacere rincontrarlo, nonostante fossimo fra gli scaffali di un supermercato, luogo non certo ameno. 

Stefano, salutandomi   con calore, mi chiede di aspettarlo qualche minuto perché deve darmi una cosa. “Vado in macchina e prenderla” dice , e scappa via. In quei pochi minuti di attesa, mi arrovello per capire   cosa sarà mai ciò  che Stefano vuole darmi. Ammetto di aver vagato nei meandri più reconditi della mia immaginazione, rimanendo immerso nell’incertezza. Dopo pochi minuti l'amico ricompare  e  mi consegna un Cd. “E’ il mio Cd.  Ci tenevo a dartelo perché ti ho citato nelle note di copertina. Se sono riuscito a realizzare il  sogno di incidere un disco in parte lo devo anche a te a molti altri amici che insieme a te ho ringraziato nelle due righe scritte a corredo dell’incisione  - poi   aggiunge-  la mia musica non è quella che preferisci ma è giusto che tu abbia questo Cd dove compare anche il tuo nome”. Rispondo, non senza sorpresa, che la musica, quella vera, è bella tutta oltre gli steccati degli stili. Ci salutiamo e nel stringergli la mano faccio fatica  a nascondere un po’ d’emozione per l’inaspettato regalo.  “Hop frog –appunti di vita” è il titolo del cd. 

Sui ringraziamenti scritti  nelle note tornerò alla fine del testo. Vorrei in prima battuta  soffermarmi sul disco. Si ascoltano 18 tracce composte da Stefano, arrangiate dal tastierista  Fabio Raponi in collaborazione con il chitarrista  Silvio Urbini, Sandro Assante e lo stesso Stefano Testa. Il numero dei musicisti coinvolti nel progetto è nutrito, la qualità eccellente: Silvio Urbini ed Andrea Rivera alle chitarre, Fabio Raponi al pianoforte e alle tastiere,  Claudio Campadello al basso elettrico e al contrabbasso, insieme ad un altro contrabbassista, Carlo Sabellico, e Roberto Pistolesi alla batteria, formano la sezione ritmica. La voce di Stefano Testa,  Filiberto Palermini al sax soprano, Corrado Angeloni, fisarmonica, Loreto Gismondi violino, Luigi Mattacchione, armonica e  il fischiettio di Sandro Assante si occupano di costruire armonia e melodia. 

Appunti di vita” recita la seconda parte del titolo e mai definizione fu più azzeccata. Nel succedersi dei brani si squadernano intonse, e mirabilmente descritte in musica,  le passioni di  un’esistenza vissuta intensamente. La vena romantica è preponderante in tutte le sue forme: la  felicità dell’amore che sboccia, la disillusione per un rapporto stagnante, la  delusione per un amore finito. L’arguta  e brillante ironia,  tipica di Stefano, è un altro elemento preponderante insieme alla passione per  il jazz, la musica sudamericana e mediterranea.  Il pezzo Matador è un sontuoso richiamo al tango di Astor Piazzolla. 

Spostando  l’attenzione  sulla musica  mi ha molto colpito  la qualità delle composizioni e degli arrangiamenti. Ogni brano è cesellato, curato fin nel  più piccolo risvolto, melodico, armonico e ritmico. Non si spreca una nota. L’attenzione per l’equilibrio sonoro e timbrico non intacca minimamente la valenza emotiva che  risulta molto  intensa. Una sofisticata ed elegante onda di passione  trasuda da tutti e 18 i brani. I pezzi che ho apprezzato maggiormente, oltre al già citato Matador, sono:  Ricorderò, una bellissima, ed eterea bossanova,   Vuoti di memoria, un brano stilisticamente notevole con l’intervento  alla chitarra di Silvio Urbini che ricorda il migliore Jim Hall. Non so se sia un caso ma entrambi i titoli chiamano in causa  il ricordo, ora presente, ora  assente. Ovviamente tali valutazioni sono assolutamente personali. Il disco è  molto bello  nella sua interezza e merita di essere ascoltato attentamente per apprezzarne ogni sfumatura. Complimenti sinceri a Stefano a tutti i suoi musicisti per il bel sogno  realizzato.  

Tornando ai ringraziamenti delle note di copertina, devo ringraziare  a mia volta Stefano, perché alcuni di  quei nomi citati affianco al sottoscritto (Claudio Campadello, Gianluca Pacciani, Vincenzo Martorella) evocano un momento particolare della vita culturale della nostra città. Era un periodo in cui tutti suonavano con tutti. Un gruppo allargato di ragazzi , appassionati di musica, s’incontravano nei garage nei sottoscala per suonare ore ed ore fino allo sfinimento. Da li usciva di tutto, jazz, country music, progressive, rock, musica d’autore. Non c’erano steccati ne confini stilistici, era bello suonare, improvvisare, su tutto. 

Personalmente ricordo quando con Stefano entrammo per la prima volta in una sala di registrazione. Era una studio di Roma  dalle parti di San Giovanni i brani venivano incisi su grossi nastri, (i cosiddetti master), da cui si ricavavano i dischi e le audio cassette. Ci trovammo, improvvisamente immersi nell’asetticità di una studio professionale, dove non si poteva sbagliare, pena la ripetizione del pezzo che poteva continuare per ore. 

Un’esperienza particolare ed esaltante per chi come me continuava senza ritegno  a schiattare le pelli di una batteria nelle cantine della città. Sono dunque  grato a  Stefano, non solo per aver inciso un ottimo disco, ma anche per aver suscitato il ricordo di bel periodo della mia vita  e per avermi reso partecipe della realizzazione del suo sogno.

Good vibrations.

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