Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

mercoledì 31 maggio 2017

Sistema proporzionale alla tedesca in salsa italiana, l'ennesima presa in giro

Luciano Granieri


Finalmente questo Parlamento si appresta ad occuparsi dell’unica vera questione che avrebbe dovuto affrontare in base alla sentenza 1/2014 della Corte Costituzionale. Quel pronunciamento,  come molti ricorderanno, sanciva l’incostituzionalità  della legge elettorale , definita Porcellum , decretando l’illegittimità dell’attuale Parlamento  eletto con quella normativa. Ad esso si richiedeva di rimanere in carica  esclusivamente  per gestire l’ordinaria amministrazione, in modo da assicurare  continuità legislativa, e di definire al più presto una  nuova legge elettorale rispettosa della sentenza 1/2014. 

Come è andata a finire lo sappiamo. Il Parlamento, illegittimo, ha legiferato ben poco, lasciando al Governo la responsabilità di una mole di disastri istituzionali inenarrabili.  Fra cui, una riforma costituzionale, fortunatamente bocciata dagli Italiani, e una nuova legge elettorale, cassata,  in parte, ancora una volta, dalla Corte Costituzionale. In verità la legge detta Italicum, smozzicata e mutilata dai rilievi dei giudici costituzionali, avrebbe comunque consentito il ritorno alle urne, ma con una disomogeneità di sistema fra Camera e Senato. Quel Senato   la cui elezione diretta non era più  prevista nel pasticcio costituzionale ordito da Renzi e dalla Boschi e rigettato dal popolo italiano . 

Dunque fare la legge elettorale. Ma  dal momento che la finalità di  assicurare rappresentanza,  così come previsto dalla  Costituzione, non è stata mai minimamente perseguita dalle forze politiche, le quali avevano in mente dispositivi atti solo a favorire la propria parte,  non si è  mai cavato un ragno dal buco  almeno fino a qualche giorno fa. Quando la necessità del voto anticipato  è diventata interesse comune ai maggiori schieramenti, Pd, Movimento 5 Stelle, Forza Italia.  

Un voto anticipato non utile a rimuovere un Parlamento eletto con una legge incostituzionale, ma a perseguire determinati interessi di bottega. Renzi, una volta tornato al timone del suo partito, non vede l’ora di prendersi la rivincita rispetto alla debacle referendaria, ma soprattutto vuole evitare che il suo governo s’intesti una legge di bilancio lacrime e sangue, elettoralmente mortale nel caso si arrivasse a fine legislatura con voto a febbraio 2018. Il M5S scalpita   da sempre per una consultazione anticipata, indipendentemente dal tipo di legge elettorale che ne determinerà le regole. I Forzisti, alla luce dei consensi non più rilevanti, verrebbero tagliati fuori dai giochi nel caso si rinnovasse la stagione maggioritaria. Una   riedizione del patto del Nazareno, in base al quale  l’adozione del proporzionale,  agognato  da Forza Italia,  si otterrebbe   in  cambio del via libera al voto anticipato  voluto  da  Renzi, è stato il grimaldello  che ha sbloccato lo stallo. 

In definitiva, si sta arrivando, anche se con molto ritardo,  alla concretizzazione della sentenza 1/2014 della Corte Costituzionale, seppur  con motivazioni che non hanno nulla da spartire con pratiche  di correttezza istituzionale. Inoltre l’adozione di un sistema proporzionale dovrebbe soddisfare chi come noi, del comitato per la  democrazia costituzionale, ha sempre individuato questo sistema come il migliore per garantire la rappresentanza.  

Si è quindi  scelto il modello elettorale tedesco per dare corso a questo nuovo afflato   proporzionale. Ma siamo sicuri che sia così efficace nell’assicurare la corrispondenza fra il risultato elettorale e l’assegnazione dei seggi, soprattutto in presenza di una soglia di sbarramento al 5% che escluderebbe le piccole formazioni pure rappresentanti di una parte di elettorato? E soprattutto siamo sicuri che l’applicazione del modello tedesco in Italia  non crei pasticci? 

La legge elettorale teutonica prevede l’elezione di metà del Parlamento con un sistema maggioritario  attraverso  collegi uninominali, e l’altra metà con una contesa  proporzionale cui concorrono liste bloccate. L’elettore vota per il candidato nel collegio uninominale e per una lista inscritta  nella parte proporzionale. Di fatto saremmo all’ennesima riproposizione di un Parlamento composto da nominati. 

Comunque la  combinazione fra parlamentari eletti con il maggioritario uninominale e quelli eletti con il proporzionale deve rispecchiare esattamente i risultati espressi, in percentuale,  dai cittadine nelle urne. Dal  momento che  tutti gli eletti nel maggioritario devono entrare in Parlamento, potrebbe verificarsi il caso in cui un partito, a seguito di un particolare successo ottenuto nei collegi uninominali, possa presentare un numero di parlamentari (fra quelli usciti dal maggioritario e quelli ottenuti con il proporzionale) superiore alla effettiva quota  di rappresentanza sancita dal voto. In questo caso gli altri partiti, potranno ottenere un numero di eletti  in più , tali da ristabilire le esatte quote proporzionali sancite  dal risultato elettorale. Il numero dei Parlamentari infatti, nel  Bundestag è variabile.  

In Italia, invece, il numero di deputati e senatori è fisso. Dunque come ovviare a questo piccolo problema?  Privilegiare la parte uninominale prevedendo l’ingresso in Parlamento di tutti gli eletti nei collegi, sacrificando la quota di eletti nel  proporzionale, come preferirebbe il Pd?  Oppure rendere preminente la parte proporzionale escludendo quindi una parte di  eletti nei collegi uninominali come vorrebbero  Forza Italia e Movimento 5 Stelle ai quali piacerebbe anche un premio di governabilità? 
La faccenda, come si vede è lungi dall’essere risolta.  

Eppure il referendum del 4 dicembre ha espresso una verità semplice e fragorosa. I cittadini italiani,sono stufi di questi giochetti e  vogliono esercitare, a pieno, il loro diritto di concorrere alla vita politica del Paese. Il referendum del 4 dicembre ha inoltre svelato come gli stessi cittadini  non tollerino più un coinvolgimento elettorale finalizzato alla sola ratifica di decisioni prese sulle loro teste da consorterie e comitati elettorali. 

Dove sta scritto che una legge elettorale debba assicurare rappresentanza e governabilità? La governabilità deriva direttamente dal senso di responsabilità degli eletti, e non da artifici  che modifichino la corrispondenza numerica fra risultato delle urne e numero di seggi. Continuiamo dunque a spingere per una legge elettorale proporzionale pura, senza sbarramenti di sorta. E’  necessario altresì  battersi per ripristinare un finanziamento pubblico  dei partiti  uguale per tutti, in modo da assicurare che i consensi si acquisiscano esclusivamente per la bontà dei programmi, delle idee, e non per sovraesposizione mediatica o attraverso costose campagne di marketing elettorale.  

Insomma il referendum del 4 dicembre ha detto che siamo stufi di sorbirci la democrazia del più forte.  La democrazia è comunque  assente in un sistema in cui a dettare legge è sempre il più potente. 

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