“I SESSANTA NOMI DELL ' AMORE” TAHAR LAMRI, la redattrice di Aut in ferie dal discount gelmini, o meglio dalla burocrazia, si sta dedicando alla sua passione preferita leggere, considerando il clima che spinge a stare al caldo, a farmi compagnia è ancora un ospite della nostra terra. TAHAR LAMRI, un algerino,che proviene da quell' area tanto feconda di scrittori, ha studiato legge,un lungo cammino attraverso la LIBIA, la francia e poi L' ITALIA. Traduttore e interprete ,attore teatrale per far conoscere i TUAREG. 60 NOMI DELL ' AMORE è un libro particolare,un libro sulle parole, parole d' amore che camminano attraverso la storia per costruire uin ponte tra culture differenti.Un' improvvisa storia d' amore tra una donna ELENA che vuole conoscere i sessanta nomi dell' amore in arabo per scrivere dei racconti, e TAYEB si intreccia con le voci dei racconti, una costruzione particolare che fa viaggiare il lettore nelle storie e contemporaneamente nello sviluppo via email dell' amore tra i due..Il libro è un viaggiare verso la conoscenza dell' altro, un' offerta, mentre si ripercorrono le complesse radici del cammino. JEAN MARIE, con il nome francesizzato per la prima volta va in ALGERIA, suo padre non gli ha trasmesso neanche l' arabo, AKLI ha sposato una danese e giura che è l' ultima volta che mette piede nel mondo che rifiuta, ma le loro storie si intrecciano ed emerge quella solidarietà ospitale . Geografie confuse, sentieri che si biforcano strappati ai propri affetti, anime dilaniate che non si sentono più appartenere all' oriente e all' occidente. Il LETTORE VA NELLA LETTURA , DOVE NON SI SA, SOLO PIU’ LONTANO, SI SVEGLIA TRA I TUAREG,......piacevoli scoperte il segreto della sopravvivenza sta nella mobilità, per chi avanza nel deserto senza fine, la terra dei ribelli, dei profeti . LE PAGINE SCORRONO e mi fermo all' ombra del TENERE’ , l' albero più solitario del mondo, l' unico albero del deserto ad ascoltare la storia dei TUAREG, che prima dell' arrivo dei cristiani erano radicati nel deserto, arrivano le donne TUAREG CHE PUR ESSENDO MUSULMANE NON HANNO IL VELO. Ascolto con avidità la storia, mi sveglia un foglio di via, perchè un' altra voce SAWSAN.......fa una valigia con un sacchetto di plastica ''difendi l' ambiente'' I sessanta nomi dell' amore diventa un romanzo corale. Il libro è preceduto da una nota dell' autore che spiega i motivi per cui scrive nella lingua del paese che l' ospita.....con...vivere con la lingua...l' illusione di aver messo le radici. Grazie Tahar.......una lettura emozionante, un libro pubblicato da MANGROVIE, LA STESSA CASA CORAGGIOSA DI RONDE E RONDINI , DI FOLLIA EXTRACOMUNITARIA E TAGLIATO PER L'ESILIO , i libri di cui abbiamo già parlato
Le rovine
"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"
Buenaventura Durruti
domenica 2 gennaio 2011
I SESSANTA NOMI DELL' AMORE
di Fausta Dumano
Tu di che razza sei? Umana o disumana?
E´ molto sentito tra i cittadini il problema del fenomeno del randagismo canino che accomuna questa Amministrazione agli altri comuni italiani per diverse ragioni quali il fenomeno dell´abbandono dei cani di proprietà e la mancata registrazione all´anagrafe canina ed ancor di più il problema del controllo delle nascite dei cani vaganti.
In particolare il fenomeno del randagismo ha assunto una notevole importanza per il disagio sociale e la salute pubblica . La presenza dei cani randagi nel territorio del Comune di Frosinone desta preoccupazione nei cittadini, sia dal punto di vista dell´incolumità (cani pericolosi,cani che causano incidenti stradali) sia dal punto di vista sanitario.
Allo stato attuale si assiste ad un aumento dei randagi presenti sul territorio ed è evidente, quindi, la necessità di una gestione diversa del fenomeno, gestione integrata tra iscrizioni all´anagrafe di tutti i cani e sterilizzazioni di quelli a rischio di riproduzione incontrollata.
In questo contesto il Comune di Frosinone ha posto tra i suoi obiettivi di carattere generale la riduzione del randagismo canino nel territorio con un piano di controllo delle nascite attraverso la sterilizzazione gratuita dei cani randagi catturati, a rischio di riproduzione incontrollata e di proprietà di cittadini in situazioni di disagio sociale.
Tra gli obiettivi specifici della campagna l´educazione dei cittadini:
- al controllo delle nascite
- a non abbandonare i randagi
- alla sensibilizzazione alla pratica della sterilizzazione dei cani a rischio di riproduzione incontrollata e di quelli appartenenti a proprietari ritenuti in condizioni di disagio sociale
- ad un rapporto positivo uomo-randagio
- alla promozione dell´iscrizione di tutti i cani all´anagrafe canina
Il tutto finalizzato ad ottenere una significativa riduzione del randagismo nel territorio del Comune di Frosinone.
Pertanto, tutto ciò premesso, grazie anche al finanziamento al 50% della Regione Lazio e alla collaborazione della ASL/FR, questa Amministrazione sta promuovendo la campagna di controllo delle nascite attraverso la sterilizzazione canina che viene evidenziata e descritta in pieghevoli e locandine che saranno distribuiti nelle scuole elementari e medie del Comune e che saranno resi noti alla cittadinanza.
Prof. Francesco RAFFA
Assessore alla tutela dell'ambiente,
ai servizi ecologici e alle energie rinnovabili
del Comune di Frosinone
Via A. Fabi snc (ex MTC)
giovedì 30 dicembre 2010
Una anno di Aut-Frosinone
di Luciano Granieri, Fausta Dumano, Luc Girello
Questo piccolo viaggio, che dura poco meno di un quarto d’ora, ripercorre le tappe salienti di una anno vissuto intensamente dal nostro piccolo blog di quartiere “Aut-Frosinone”
http://aut-frosinone.blogspot.com/ dal finestrino si può ammirare in pillole la strada che abbiamo percorso nel 2010. Un’avventura che ci ha portato spesso nelle strade e nella piazze affianco di chi ha manifestato e ancora manifesta affinché vengano rimossi gli ostacoli, ormai insormontabili, “di ordine economico e sociale, che limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica del Paese” (Art. 3 Costituzione) . Tali ostacoli li conosciamo bene, si chiamano precarietà del lavoro, distruzione di sanità e istruzione pubblica, impoverimento culturale, imbarbarimento sociale generale. Abbiamo altresì cercato di promuovere e supportare, per quanto nelle nostre possibiltà, l’attività di musicisti, pittori, scrittori, poeti per testimoniare che l’arte e la cultura esistono anche nella la nostra Provincia ricca di talenti che non meritano di essere mortificati dallo scippo di risorse necessarie a pagare la crisi innescata dal sistema capitalista. Vogliamo ringraziare gli amici che hanno viaggiato con noi in questo anno tribolatissimo a cominciare da Pierluigi Fanfera, Mario Saverio Morsillo, Francesco Notarcola, Angelino Loffredi, Patrizia Monti, Alfonso Cardamone, Claudio Martino, Fiorenzo Fraioli di Ecodellarete , Isa Giudice, Maria Grazia Fanfarillo, Sydney Levy di Jewish Voice for peace , che spesso ci inviano post e segnalazioni . Un ringraziamo anche agli amici COMPAGNI DI PIAZZA, Andrea Cristofaro, segretario del circolo Spartacus di Rifondazione Frosinone, Andrea De Marchis, del Partito dei Carc, Francesco Raffa, dei Verdi di Frosinone assessore comunale all’ambiente, Bruno Roveda di Sinistra Ecologia e Libertà Frosinone, Nando Simenone, di Sinistra Critica Roma, Fabiana Stefanoni e Davide Margiotta, del partito di Alternativa Comunista - Lega internazionale dei lavoratori, Ilaria Capogrossi, dei giovani comunisti, Luigi Sorge del Partito Comunista dei Lavoratori, Giuseppina Bonaviri dell’Italia dei Valori di Frosinone, Fulvio Pica e Severo Lutrario, del comitato per l’acqua pubblica di Frosinone, Oreste Della Posta, del circolo “20 ottobre” Vanessa Savone e Nicla Langiu, di Rifondazione Ceccano e qualche volta operatrici di Aut. Per le attività culturali un GRAZIE GROSSO COME UNA CASA VA A Sabrina e Alida di Ithaca, a Gianluca “Wood” Pucci del Satyricon, ai musicisti dei GANG , Mojo Coffè Blues e Disamistade , ai Jazzisti, Gerardo Iacoucci , Mauro Bottini, agli scrittori Carla Verbano, Guido Caldiron che è anche giornalista di “Liberazione” e ancora Alfonso Cardamone, al giornalista Rocco Lancia e il suo collettivo Artqube, ad Antonio Limonciello e la sua organizzazione artistica “03100”. Un ringraziamento particolare è destinato a chi saltuariamente ci ha concesso la sua collaborazione vale a dire i giornalisti Giuliana Sgrena de “il manifesto” Checchino Antonini di “Liberazione”, il musicista Daniele Sepe. Sicuramente avremmo dimenticato qualcuno non ce ne vogliano le vittime della nostra smemoratezza. Chi non dimenticheremo mai, e per questo un velo di tristezza offusca i nostri occhi e rattrista i nostri cuori, è una persona speciale, il giovane pittore Massimiliano Chiodi meglio conosciuto con il nome di Milton, artista irrequieto scomparso nella primavera scorsa . Per concludere un grande grande GRAZIE ai nostri naviganti cosiddetti passivi che ogni giorno hanno la pazienza di leggerci. IN OGNI CASO A TUTTI INVIAMO I MIGLIORI AUGURI DI BUON ANNO.....PROPRIO A TUTTI? .... NO escludiamo I BANCHIERI , LE ISTITUZIONI FINANZIARIE MONDIALI, LE MULTINAZIONALI che in Nome del profitto di pochi affamano la popolazione planetaria , I POLITICI , che si fanno esecutori dei misfatti ordinati dalla finanza, IL DELINQUENTE DEL CONSIGLIO E IL SUO CODAZZO DI MANOVALANZA SQUADRISTA E FASCISTA PROTETTA DA MAFIOSI E PIDUISTI, I SUOI PAPPONI PREGIUDICATI , LE SUE PROSTITUTE E LACCHE’ I SUOI AVVOCATICCHI DI QUART’ORDINE che lo difendono dal giudizio della magistratura e in suo nome distruggono il nostro Paese , I MANAGER ALLA MARCHIONNE, ALLA MONTEZEMOLO E I SINDACATI LORO PORTABORSE, che hanno fatto scempio della dignità del lavoro, riducendo i lavoratori a merce di scambio in nome di una competitività che deprime e uccide chi di lavoro vive e arricchisce chi con lo sfruttamento dei lavoratori si arricchisce. DI NUOVO I PIU’ SINCERI AUGURI TUTTI GLI INCLUSI NELLA NOSTRA LISTA.
La Redazione di Aut- Frosinone
Fausta Dumano
Luciano Granieri, o Luc Girello a seconda dei casi
I brani che accompagnano le immagini sono:
Gioia e Rivoluzione (Area), Saluteremo il Signor Padrone (Gang), Senza Bandiera (Casa del Vento)
Scirocco (Riccardo Tesi e Banditaliana)
Terroristi sardi tentano di espugnare Roma
di Luciano Granieri
Immaginate di raggiungere Roma da Frosinone per partecipare ad un presidio di protesta P.zza Montecitorio. Partite in pullman assieme ad altri compagni del vostro movimento . Giunti all’area di servizio Roma Sud, il torpedone si ferma. Un caffè all’autogrill e poi si riparte . Ma ad attendervi c’è un immane dispiegamento di forze dell’ordine che vi impedisce di proseguire, sostenendo che il vostro presidio non è stato autorizzato. La polizia vi contesta ciò , NON NEL LUOGO SCELTO PER LA MANIFESTAZIONE, MA PRIMA CHE VOI CI ARRIVIATE ALLA MANIFESTAZIONE . A seguito delle vostre proteste, venite aggrediti e manganellati dalle GUARDIE. Ad alcuni altri vostri compagni che hanno scelto di raggiungere Roma in treno per partecipare al medesimo presidio, accade lo stesso. Alla stazione di Ciampino vengono fatti scendere da altre forze dell’ordine , che li bloccano , manganellano chi protesta e gli impediscono di arrivare a destinazione . E’ uno scenario allucinante da regime di quart’ordine neanche nella peggior repubblica della banane. Invece un episodio simile, forse anche più grave è avvenuto realmente martedì 28 dicembre nel porto di Civitavecchia. Duecento rappresentanti del Movimento dei Pastori Sardi (Mps), provenienti da Olbia, intendevano raggiungere il ministero dell'Agricoltura a Roma per tenere una presidio-conferenza stampa in cui avrebbero illustrato pubblicamente in piazza la drammatica situazione in cui versa la pastorizia in Sardegna e contestualmente avrebbero denunciato l’indifferenza e l’insipienza mostrata dal ministro delle Politiche Agricole Giancarlo Galan nell’affrontare la questione. Ben altra attenzione era stata riservata al problema delle quote latte tanto caro agli allevatori leghisti, risolto in modo truffaldino e illegale . l’Mps aveva organizzato il trasferimento dal porto di Civitavecchia con cinque pullman. Ad attendere gli allevatori del Movimento pastori sardi (Mps) nello scalo laziale c'erano Polizia, Carabinieri e Guardia di finanza che hanno bloccato e sequestrato i pullman e denunciato tutti per manifestazione non autorizzata. Denuncia illegittima perché la nostra Costituzione esclude che si debbano “autorizzare” le riunioni che si tengano in luoghi pubblici, stabilendo invece che per il loro svolgimento sia semplicemente necessario un preavviso (che il presidio fosse noto alle autorità è dimostrato dal fatto che si sia voluto impedirne lo svolgimento), né sussistevano “comprovati motivi di sicurezza o di salavaguardia dell’incolumità pubblica” per impedire il presidio. Fra i duecento pastori sardi, tutti disarmati, c’erano anche donne vecchi e bambini. Alle giustificate proteste di chi si vedeva depredato della libertà di manifestazione partiva la solita carica della polizia con una serie di manganellate molto più che preventive. Con la violenza è stato bloccato anche il tentativo dei pastori di raggiungere Roma con il treno. Morale il tentativo di manifestare pacificamente si è risolto con il ritorno coatto verso la Sardegna su un traghetto scortato delle forze dell’ordine, neanche si trattasse del trasferimento di pericolosi malviventi. Facendo un rapido calcolo rileviamo che in un colpo solo sono stati violati ben tre articoli della nostra costituzione: art.16 “Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale, salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o sicurezza. Nessuna restrizione può essere determinata da ragioni politiche....” Agli allevatori sardi è stato impedito di raggiungere Roma. Art.17. “I cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senz’armi. Per le riunioni anche in luogo aperto al pubblico non è richiesto preavviso. Delle riunioni in luogo pubblico deve essere dato preavviso alle autorità, che possono vietarle soltanto per comprovati motivi di sicurezza o di incolumità pubblica” Evidentemente questo articolo non vale se le riunioni pacifiche devono tenersi a Roma città amministrata dal fascista Alemanno. Art.21 “ Tutti hanno il diritto di manifestare il proprio pensiero con la parole, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione...” Stabilito questo ci chiediamo, dopo i tentativi di criminalizzare il dissenso, di istituire gli arresti preventivi prima dei cortei, cosa altro deve accadere perché qualcuno dell’opposizione insorga. Accertato che al ministero della difesa siede un fascista che nel 1973 a Milano organizzò e capeggiò una manifestazione di neofascisti talmente moderata e non violenta che alcuni suoi camerati tirarono bombe a mano sulla polizia, uccidendo un agente (Antonio Marino, 23 anni), accertata la sindrome fascista e razzista di chi occupa la poltrona di ministro dell’interno, anch’egli pregiudicato e condannato per resistenza a pubblico ufficiale, accertato che chi invita i genitori a non mandare i propri figli alle manifestazione perché infarcite da assassini, era anch’egli uno squadrista e picchiatore fascista, COSA ALTRO SERVE PER FAR INSORGERE CHE SI DICE PALADINO E STRENUO DIFENSORE DELLA COSTITUZIONE ANTIFASCISTA? SVEGLIATEVI!!!! SVEGLIAMOCI!!! PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI
Lettera aperta al segretario del Pd dott. Lucio Migliorelli
da Oreste Della Posta
L’anno che si appresta a venire sarà foriero di una maggiore sofferenza sociale, acuirà la già grave crisi economica ed occupazionale della nostra Provincia. Ci sarà una sempre maggiore disaffezione dei cittadini verso la politica che troppo spesso, per non dire sempre, è impegnata in discorsi lontani ed astratti non dando risposte concrete alle loro esigenze.
Nell’augurarti un buon lavoro per il 2011, noi, come Associazione Politico-Culturale “20 Ottobre”, riteniamo che tu erediti un Partito Democratico in provincia di Frosinone in una situazione estremamente difficile, impegnato in continue guerre di bande, e che trascura confronti anche accesi su programmi, idee, progetti per il rilancio politico, culturale, sociale ed economico della Ciociaria.
Crediamo che tu, in questo periodo così drammatico, debba riunire tutte le forze di opposizione in provincia per creare un’alternativa credibile alla disastrosa giunta Iannarilli. Oggi, di fatto, il Presidente della Provincia governa senza un’opposizione. Occorre quindi dare una svolta a questo stato di cose e riorganizzare l’opposizione.
È necessario poi che si faccia quadrato intorno allo stabilimento Fiat di Piedimonte San Germano perché non venga travolto da un accordo separato come quello di Mirafiori. Noi ci auguriamo che tu non abbia le stesse posizioni di Ichino, Fassino e Chiamparino che stanno con il Giacobino Nero, alias Sergio Marchionne. Ci auguriamo che tu, già dall’anno che verrà sarai con noi davanti ai cancelli dello stabilimento per difendere i diritti dei lavoratori insieme agli operai e contrastare la politica illiberale di Sergio Marchionne che, con i ricatti, chiude accordi separati senza considerare la più grande organizzazione sindacale, la Fiom.
Per noi della sinistra questo accordo è drammatico ed anti-democratico: va contrastato in tutti i modi e con tutti i mezzi democratici. Noi ci auguriamo che il Pd che tu guiderai nel prossimo anno avrà le nostre stesse posizioni: quelle di una sinistra che difende i lavoratori, i disoccupati, gli studenti, i precari.
Questo è il nostro augurio e se non sarà così, le strade della sinistra si divideranno con grande gioia delle destre.
30/12/2010 Aquino
Oreste Della Posta
mercoledì 29 dicembre 2010
Bocciamo la Gelmini con un referendum
di Ugo Mattei da "il manifesto" del 29/12
Proposta al movimento studentesco
Ad un affronto politico quale quello di un Parlamento sordo alle motivazioni di un’intera generazione occorre dare una risposta politica alta ed intransigente. Ad un Parlamento delegittimato composto da nominati e non da eletti, si risponde con l’azione democratica diretta che non è solo la piazza. Ad una riforma universitaria velleitaria, provinciale, truffaldina ed indegna di un paese che vanta una grande tradizione culturale, si risponde con un grande rilancio: la visione dell’Università come bene comune, luogo di sapere libero critico gratuito , svincolato dalla miserabile logica aziendalistica che cerca di resistere con il fiato e lo sguardo corto ai venti di crisi del capitalismo globale. Un anno fa, un gruppuscolo di compagni (in gran parte giuristi che avevano condiviso quel tentativo alto di riscatto dei beni pubblici rispetto allo strapotere della logica proprietaria privata che fu la cd. Commissione Rodotà) si è recato dal notaio per costruire il primo comitato referendario deciso a difendere il bene comune acqua contro la folle corsa alla privatizzazione del decreto Ronchi. Era passato poco più di un mese dalla sua approvazione, senza dibattito e con un voto di fiducia. Ci eravamo indignati. Oggi grazie all’impegno profuso dal Forum italiano dei movimenti dell’acqua, che ha dato spessore politico ai tre quesiti, non solo presentiamo le nostre memorie davanti alla Corte Costituzionale forti di oltre 1.400.000 firme, ma il seme dell’inversione di rotta rispetto alla privatizzazione si è diffuso nel paese. Il movimento per i beni comuni, di cui quello dell’acqua è l’avanguardia, fa tremare il potere costituito che risponde oscurando la campagna referendaria e cercando di tappare la bocca al “manifesto” (taglio all’editoria cooperativa n.d.r) che della campagna per i beni comuni è da sempre paladino. La riforma universitaria presenta forti analogie politiche rispetto alla svendita del servizio idrico integrato. Non solo anche l’Università è un bene comune. Non solo esiste già un movimento forte e diffuso per il paese disposto a lottare per difenderla. Soprattutto, tanto il Decreto Ronchi quanto la riforma Gelmini costituiscono un nuovo episodio dell’ignobile saccheggio dei nostri beni del nostro futuro, a mezzo di norme giuridiche rese illegittime dai gravi abusi del processo legislativo. Ad analoga onta politico-costituzionale si risponda nuovamente con quel mezzo eccezionale che i nostri Costituenti avevano previsto proprio per ovviare a possibili distorsioni della rappresentanza indiretta. Uno strumento istituzionale, quello referendario, difficile da portare al successo perché richiede strenuo e quotidiano impegno politico ed un paese consapevole di quanto sta avvenendo. Ma l’unico mezzo costituzionale, ora come allora, a disposizione per cercare di scongiurare l’irreparabile. Cari studenti, uniamo ancora più le nostre forze! Prepariamo subito un referendum contro la legge Gelmini. Raccogliendo le necessarie firme nei prossimi mesi continueremo così a tenere in piazza la causa dei beni comuni e dell’acqua. Sarà un grande aiuto per raggiungere il quorum e, se andrà bene il referendum per l’acqua, l’anno dopo vinceremo anche quello sull’Università (fra l’altro tecnicamente molto più facile). In questo modo il movimento studentesco si trasformerà , per la prima volta, in un potere costituzionale, quello di promotore referendario e la sua voce dovrà essere ascoltata non per sensibilità o comprensione (come ha cercato di fare Napolitano) ma per vincolo giuridico-costituzionale. Insieme potremo finalmente inveritre la rotta. Forse la piazza ed il diritto possono andare a braccetto
A fianco dei lavoratori contro Marchionne e tutti i suoi amici
di Franco Turigliatto da http://www.sinistracritica.org/
L’offensiva a tutto campo del padronato contro la classe operaia giunge al suo culmine, dopo Pomigliano, con l’assalto di Marchionne alle lavoratrici e ai lavoratori di Mirafiori. E’ parte integrante di quella guerra sociale che le borghesie europee e i loro governi di centro destra e centrosinistra hanno scatenato con sempre maggiore forza nell’ultimo anno contro la classe lavoratrice.
La guerra totale contro i lavoratori
Marchionne vuole e impone tutto: sindacati di facciata, diretta espressione della volontà padronale che vivranno solo perché funzionali ad incatenare i lavoratori; esclusione dalla fabbrica di ogni sindacato vero che voglia rappresentare gli interessi dei lavoratori e difenderne diritti, salari e condizioni di lavoro; abolizione di diritti costituzionali fondamentali, a partire dal diritto di sciopero e dalla libera organizzazione sindacale; pesanti sanzioni e licenziamento per quei lavoratori che cercheranno di promuovere qualsiasi azione di difesa individuale e/o collettiva; regime di orari e di sfruttamento bestiali per incrementare fino all’ultimo centesimo i profitti ai moderni e brutali padroni delle ferriere.
Un mondo a parte - ma solo fino a un certo punto - perché il modello Marchionne corrisponde a quello che i padroni in tante parti del mondo già fanno o che sperano di fare. Una concorrenza spietata tra di loro in un periodo di difficoltà del capitalismo con i lavoratori ingaggiati nella guerra (in questo caso quella dell’auto) per combattere e morire, carne di cannone sull’altare dei profitti.
L’accordo di Mirafiori è dunque un a metafora perfetta di come il capitalismo concepisce il mondo: un lavoro da schiavi per produrre una merce per i ricchi (soprattutto americani, ma non solo) nociva e distruttiva dell’ambiente.
Pomigliano e Mirafiori parlano a tutte le lavoratrici e a tutti i lavoratori, a tutte le categorie: quel che si vuole per la Fiat, ben presto lo si vorrà per tante altre aziende e settori, è un veleno che percorrerà tutto il paese; l’attacco coinvolge tutto il mondo del lavoro; il grido dall’allarme va lanciato più forte possibile perché l’incendio è senza precedenti e prima che sia troppo tardi.
La mobilitazione generale, che da tempo avrebbe dovuto essere stata costruita, oggi non è più rinviabile e deve essere perseguita nei prossimi giorni, nelle prossime settimane da tutte quelle forze sindacali, a partire dalla Fiom, e dalle forze politiche e movimenti sociali che scelgono di schierarsi senza se e senza ma , dalla parte dei lavoratori contro Marchionne, la Fiat, la Confindustria e i tanti che li sostengono.
Sinistra Critica esprime la propria totale solidarietà ai lavoratori di tutta la Fiat e mobiliterà tutte le sue forze per sostenere i lavoratori in uno scontro durissimo partecipando a tutte le iniziative unitarie che si prefiggono questo obbiettivo.
Il bilancio di un anno
Nello stesso tempo è necessario interrogarsi su come, quello che sta avvenendo sia stato reso possibile, perché la Fiat pensa di poter varcare impunemente il Rubicone di diritti essenziali dei lavoratori e perché intorno ad essi non c’è stata fino ad oggi la necessaria solidarietà.
E’ da anni che le politiche liberiste del padronato non trovano nessuna reale risposta generale; in particolare nel nostro paese; è da anni che non solo il centro destra, ma il centro sinistra praticano le politiche liberiste più antipopolari, è da anni che pezzo dopo pezzo tutte le conquiste economiche, sociali e democratiche vengono smantellate. E’ da anni che le grandi confederazioni sindacali, si fanno complici di queste politiche o, come la Cgil, non organizzano nessuna risposta.
Il solo bilancio di quest’anno è impressionante: tagli senza precedenti a Regioni e enti locali, cioè tagli ai servizi sociali; precarietà senza fine e cassa integrazione per centinaia di migliaia di lavoratori; aumento dell’età pensionabile per le lavoratrici del pubblico impiego, ma anche una ennesima controriforma pensionistica che colpisce tutti, passata nel silenzio; disdetta del contratto per un milione mezzo di metalmeccanici; blocco per 4 anni della contrattazione per 3 milioni di lavoratrici e lavoratori pubblico. E un governo che si propone di fare quello che già fa Marchionne, chiudere lo statuto dei lavoratori.
E ancora: dopo la distruzione della scuola media con prima controriforma Gelmini, oggi ecco la distruzione della università pubblica con la legge approvata il giorno stesso dell’accordo Fiat. E qualcuno, il segretario del PD, ha il coraggio di dire che questo governo non fa niente…. L’unica che non fa niente è la cosiddetta opposizione parlamentare, che ha avallato o lasciato passare, senza alcuna vera contrapposizione, tutte queste vergognose misure contro un movimento dei lavoratori, sempre più solo e disperato.
Quelli che stanno con Marchionne
In tutti questi mesi la Fiat ha trovato una sola opposizione, quella della Fiom e dei sindacati di base; ha avuto dalla sua parte i sindacati complici (CISL, UIL e aggregati), tutta la destra e gran parte del centro sinistra.
Per quanto riguarda la CGIL, essa si è preoccupata solo di distinguersi dalla Fiom e di invitare i padroni italiani a una maggior “ragionevolezza”. Essa, come molti altri, ha voluto dimenticarsi del vecchio detto. “se dai un dito al padrone, questi si prendere prima la mano, poi il braccio, poi…”
In altri termini tutti questi hanno dato il via libera alla guerra totale di Marchionne o non l’hanno ostacolata. Sostegno alla Fiat e isolamento per i lavoratori, quelli della Fiat, ma anche di tutti gli altri perché la sconfitta alla Fiat sarebbe ben presto la sconfitta di tutti.
E’ una vergogna che le istituzioni, invece di stare coi lavoratori chiedendo alla Fiat il rispetto della Costituzione, dei diritti del lavoro, dei contratti collettivi, (tanto più dopo i miliardi pubblici che le sono stati dati), invitino i lavoratori a rassegnarsi adeguandosi a uno sfruttamento sempre più duro da schiavi-robot.
A Torino, il sindaco e vicesindaco, sono arrivati a dire che destino di Mirafiori e della città è nelle mani dei lavoratori. La verità è che il destino di Mirafiori e della città è lasciato nelle mani di una Fiat sempre più americana e che coloro che sono stati eletti per fare gli interessi dei cittadini sono sempre più i servi sciocchi e complici della azienda e di una famiglia Agnelli che ormai ha deciso di sbarazzarsi dell’ingombrante settore auto. In quanto ai candidati del PD alle prossime elezioni comunali, in forme diverse, quasi tutti si sono precipitati a sostenere l’accordo vessatorio. Vergogna.
Per quanto riguarda la CGIL di Camusso, la preoccupazione di questa organizzazione che punta al nuovo patto sociale con una Confindustria, strattonata dalle fughe in avanti di Marchionne, invitare i padroni stessi ad “adoperarsi” perché Marchionne rientri nell’alveo dei diritti è di costituzionali. Sarebbe meno utopistico chiedere alla tigri di diventare vegetariane. Nel frattempo, nonostante le richieste sempre più pressanti che arrivano, (dalla Fiom, dai movimenti sociali, a partire dal quello dei giovani studenti) ai dirigenti della maggioranza della CGIL l’idea di uno sciopero generale, neanche passa nella testa.
La mobilitazione e lo sciopero generale subito
L’attacco della Fiat deve essere rigettato attraverso la mobilitazione più ampia possibile di tutte le lavoratrici e i lavoratori, nell’unità con i movimenti sociali scesi in lotta in questi, mesi, con tutti i cittadini che sono consapevoli della gravità di quanto sta avvenendo, che sono in gioco fondamentali diritti del lavoro e insieme ad essi diritti costituzionali e civili essenziali di un paese democratico.
Questi stabilimenti italiani, che non sono più neanche della vecchia Fiat, ma che sono solo reparti di una azienda americana, la Chrysler, sono stati costruiti con il sudore e il lavoro di centinaia di migliaia di lavoratori, sono stati mantenuti in piedi numerose volte, garantendo i profitti degli azionisti Fiat, attraverso un fiume di denaro pubblico. Solo pochi anni fa, grazie a una ulteriore elargizione di soldi da parte degli Enti locali del Piemonte era stato “garantito” dalla direzione Fiat il mantenimento di Mirafiori.
Questi stabilimenti (da Termini Imerese a Mirafiori, da Melfi a Pomigliano) possono e debbono essere mantenuti. Non possono restare nella mani di un padrone esterno che li concepisce solo come limoni di spremere, l’intervento pubblico si ripone con forza e, di fronte alla crisi del settore e alle scelte produttive di Marchionne, sono necessari progetti importanti di riconversione in funzione della salvaguardia dei posti di lavoro, dei bisogni delle collettività locali, della preservazione dell’ambiente e del territorio.
Per questo serve un grande movimento una grande mobilitazione per sconfiggere il disegno reazionario della Fiat, per unire tutti i lavoratori. Per questo serve chiaramente che tutti, in questi giorni, dicano da che parte stanno: o con i lavoratori o con la Fiat. Coloro che vogliono il bene della classe lavoratrice devono lavorare non solo per una mobilitazione unitaria di tutto il settore auto, ma anche per uno sciopero generale dei metalmeccanici, che, in mancanza di una risposta positiva della Cgil, possa diventare lo sciopero di tutti coloro che non vogliono arrendersi, che vogliono difendere il lavoro e i suoi diritti, di tutte le categorie, e di tutti i movimenti. Tutti devono essere consapevoli che la risposta va data oggi.
Uno sciopero dei metalmeccanici (già indetto per il 28 gennaio n.d.r.) che possa diventare il primo atto di uno sciopero generale e generalizzato in cui si affermi l’unità di classe, capace di bloccare il paese e di mandare casa Berlusconi e di sconfiggere Marchionne, la Confindustria, i sindacati complici e tutti coloro che sostengono le politiche di austerità e di massacro sociale.
Franco Turigliatto - Portavoce nazionale Sinistra Critica
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