Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

martedì 25 ottobre 2011

Perchè “tanta furia” nel dibattito sulla manifestazione del 15 ottobre?

www.contropiano.org

Una nota redazionale di Contropiano online replica alla lettera di Piero Bernocchi



L'intervento di  KARLA E KAMO sul 15 ottobre che abbiamo pubblicato qualche giorno fa sul nostro giornale, ha sollevato - com'era giusto – commenti diversi. Del resto abbiamo previsto uno spazio “interventi” proprio per sollecitare il confronto anche e soprattutto al di fuori dei confini, spesso troppo stretti, di organizzazione. E in tanti, essendo esclusi proprio dai media mainstream, stanno utilizzando questo spazio di dibattito per intervenire con valutazioni, commenti o interventi veri e propri.
Come ogni lettore di giornali o di siti sa, gli “interventi” non sono “editoriali”. Non necessariamente rappresentano, come dicono i giornali mainstream, il punto di vista della redazione. Possono essere condivisi in parte, totalmente o quasi per nulla; ma sono stati evidentemente considerati “interessanti”, “stimolanti discussione”. Al limite anche “un po' provocatori”. Se non si amano le discussioni ingessate, sono semplicemente necessari.
Piero Bernocchi, non l'unico dei nomi citati nell'intervento, se n'è invece risentito molto. Pubblichiamo anche la sua nota apparsa sulla lista del “Coordinamento 15 ottobre”. E ci sia consentita qualche pacata considerazione.
La prendiamo larga. In Italia, grazie a Berlusconi, e in Occidente (grazie a molti altri soggetti pensanti, think tank o ideologi vari), nell'ultimo ventennio si è fatta strada una retorica che chiameremo “vittimismo aggressivo”. In pratica, consiste nel dichiararsi “vittime” di un attacco violento, intollerante, insopportabile in occasione di qualsiasi divergenza di opinione; per farne poi discendere la “necessità” di mettere al bando (nel migliore dei casi) il/i responsabili di quell’attacco. Certo, è difficile raggiungere le vette del Cavaliere o di alcuni suoi cortigiani (Cicchitto, Stracquadanio, Belpietro, solo per citarne alcuni), ma questo modo di fare ha fatto scuola. “Tira” sia in televisione che sulla carta stampata, ma anche sul web o qualsiasi altro media. E' diventato “senso comune”. “Si fa così...”
Se ne serve anche il buon Piero, con cui ci accomunano 40 anni di attività politica, dissensi aspri, convergenze temporanee, visioni diverse. Senza che mai sia volato un solo schiaffo tra noi.
Ci sorprende e quasi ci diverte – dunque – il fatto che stavolta abbia preso cappello in modo così viscerale e vittimistico, fino a dipingersi come “possibile vittima di un pestaggio”. Se non avessimo guardato per anni gli sketch di Beppe Braida ci saremmo arrabbiati. Ma siamo ormai vaccinati...
Si indigna per essere stato avvicinato a Noske, e lo si può capire. Però, detto amichevolmente, non è carino nemmeno sentirsi catalogati come assaltatori dei palazzi o sabotatori di manifestazioni che abbiamo contribuito a costruire. Basta leggersi l'editoriale “15 ottobre. Fatti, cause, conseguenze” per avere la “posizione ufficiale” della Rete dei Comunisti. Se avessimo avuto una posizione diversa, l’avremmo espressa nero su bianco. Come facciamo sempre.
Non è simpatico neppure affermare come “notorio” che un sindacato (l'Usb) - risultato di un processo unificante ancora incompiuto del sindacalismo di base, cui anche Bernocchi ha fino a un certo punto partecipato per poi tirarsene fuori - sia schiacciato su una posizione politica particolare. Come ognun sa, per aderire a un sindacato (Usb o Cgil, in questo, differiscono poco) non occorre presentare una tessera di partito. Certo, si tengono lontani i fascisti e assimilabili, ma non molto di più. Sappiamo che i Cobas hanno un'idea molto più “simbiotica” del rapporto tra sindacato e partito. La conosciamo, la comprendiamo, ma non è la nostra. E Piero lo sa. Perché creare confusione di proposito?

La redazione di Contropiano online

UN IGNOBILE ATTACCO AI COBAS, L'ANALISI DEL 15 OTTOBRE E COME CONTINUARE

Riportiamo di seguito un intervento firmato Karla e Kamo sulla manifestazione del 15 ottobre. Nello scritto si rileva un  forte attacco ai COBAS e a SEL che si muove sull'asse, BERNOCCHI - CASARINI-VENDOLA. A margine dell'intervento pubblichiamo il link al documento di risposta dei COBAS. La lunghezza dello scritto, non compatibilie con il format del blog, non ci consente di pubblicarlo per intero ma dal link si può leggere l'intera piccata risposta. Ognuno ne tragga le prorie conclusioni.
La redazione.
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Dopo Roma. Appunti per un bilancio



di Karla e Kamo  dal sito  http://www.contropiano.org/

A una settimana dalla “giornata romana” diventa possibile tratteggiare le prime linee di un possibile bilancio. La prima cosa che possiamo notare è l’assenza di presa di parola da parte di coloro che, della giornata, sono stati parte attiva.
Questo, però, non deve sorprendere. A manifestarsi, nella “giornata romana”, è stata un’insorgenza sociale la quale, per sua natura, è ricca di voce ma povera di linguaggio.
Impensabile, pertanto, che una qualche forma di sintesi politica da quell’esplosione prendesse forma. A parlare, e non avrebbe potuto essere altrimenti, sono state tutte quelle realtà che fanno parte della cornice politica. In maniera piuttosto netta si sono delineate due posizioni.
Da un lato l’asse Bernocchi, Casarini, Vendola che, proprio in quel frangente, hanno compiuto un ulteriore passo verso la fondazione di quel “partito della collaborazione di classe” tenuto a battesimo, questo va sottolineato con forza, con l’inizio dell’aggressione imperialista alla Libia. Il pieno appoggio fornito da queste formazioni alla guerra imperialista sul piano internazionale non ha potuto che tradursi, sul piano locale, nel “partito della delazione”. Come tanti novelli Noske in pectore, dentro la crisi, non potevano che porsi immediatamente al servizio delle classi dominanti. I plausi che, se la partita fosse andata secondo i loro piani, stavano per ricevere da banchieri e industriali ne sono una non secondaria esemplificazione. Del resto non è una novità.
Come nella Germania del 1918 tutti si fecero socialisti nell’Italia del 2011 tutti si fanno indignati basta che, questo è il punto, il potere politico rimanga saldamente tra le mani della borghesia imperialista. A tali condizioni un qualche posto nel sottobosco governativo potrebbe essere dato persino a “sovversivi” quali Bernocchi e Casarini mentre, a Vendola, un sottosegretariato, anche in virtù del suo felice rapporto con il fascismo israeliano, non lo negherebbe alcuno.
La “giornata romana”, se non altro, ha permesso di mettere definitivamente a nudo il ruolo apertamente controrivoluzionario che questi leader e le loro formazioni politiche si accingono a svolgere. Non dimentichiamoci mai che sono stati proprio personaggi e forze politiche di queste fattezze a fare scempio degli spartachisti. Non dimentichiamoci mai che personaggi simili hanno armato prima e protetto poi le mani degli assassini di Karl e Rosa. Costoro vanno smascherati, denunciati, contrastati e combattuti in ogni contesto di classe. Non sono l’ala destra del movimento proletario ma agenti attivi della borghesia imperialista. Sono nemici di classe, non compagni che sbagliano.
Una seconda posizione, ben diversa dalla prima, si è però altrettanto velocemente delineata. Senza cadere nell’infantile entusiasmo della rivolta per la rivolta, in molti hanno iniziato a ragionare sulle indicazioni che la “giornata romana” oggettivamente si porta appresso. Centrale, o almeno così sembra, è il riconoscere il ritardo insieme alla necessità e all’urgenza di costruire un organismo politico di classe in grado di agire da partito. Un organismo in grado di dare rappresentanza politica a quelle masse proletarie e subordinate che oggi sono obiettivamente fuori da ogni cornice politica. In altre parole in molti sembrano aver, se non compreso, di certo intuito come la questione dell’esclusione sociale si ponga, oggi, tutta dentro la materialità della classe. A differenza del mondo di ieri, dove i socialmente esclusi si collocavano al di fuori dei processi lavorativi e di valorizzazione del capitale, oggi è il modo di produzione capitalista stesso che genera produttori socialmente esclusi e quindi ben distanti da quella condizione marginale, e in fondo politicamente inessenziale, ai quali classicamente i mondi dell’esclusione rimandano. L’organizzazione politica di queste masse è il nodo che, qui e ora, occorre sciogliere. La strada del riot è un vicolo cieco ma senza l’organizzazione politica è lì che necessariamente le masse andranno a infilarsi.
Avevamo scritto, poco prima del 15 ottobre, che quella scadenza doveva essere vista in funzione dell’accumulo di forza. Un passaggio, importante ma non risolutivo, di una “lotta di lunga durata” dentro gli scenari sempre più inquietanti che la crisi prefigura. Sembra sensato affermare che, in quella giornata, di forza ne è stata espressa non poca. Si tratta, ora, di raccoglierne tutto il potenziale. Organizzarlo e disciplinarlo. Occorre porre, in maniera ordinata, sotto assedio il Governo europeo delle Banche e delle Multinazionali mentre, sul piano locale, far sì che nelle piazze si ponga all’ordine del giorno la caduta del regime per questo, i tempi per l’organizzazione, si fanno sempre più stretti.

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La risposta dei Cobas

 (-) Miserabili farneticazioni staliniste
Nel miserabile e farneticante testo stalinista Bernocchi e Casarini (e "le loro formazioni politiche") sono dichiarati "nemici di classe...personaggi e forze politiche simili a Noske e a quelli che hanno armato prima e poi protetto le mani degli assassini di Karl e Rosa (n.d.s. Liebknecht e Luxemburg) e che hanno fatto scempio degli spartachisti..che hanno dato un pieno appoggio alla guerra imperialista in Libia, e lo hanno tradotto sul piano nazionale nel partito della delazione al servizio delle classi dominanti…che vanno combattuti (n.d.s. manu militari?) in ogni contesto di classe come agenti attivi della borghesia imperialista". C'è poi la accusa, già fatta circolare ossessivamente in questi giorni, su posti nel "sottobosco politico governativo" che ci sarebbero stati promessi dal centrosinistra, leit-motiv di chi, sulla base di questa folle tesi, per un mese ha bollato, nel Coordinamento 15 ottobre e fuori, la proposta di concludere a P.S.Giovanni come scelta di "collaborazione di classe" e di resa alla borghesia e al centrosinistra. La pubblicazione del delirante scritto, che ripropone le peggiori argomentazioni staliniste di parecchi decenni fa, ci pare una testimonianza decisiva e inappellabile sul ruolo svolto da questa gente nell'ultimo mese e sull'insanabilità del conflitto scagliatoci contro in tale periodo. Pensiamo che nessuno/a debba sottovalutare la faccenda. Se gente che è stata nel Coordinamento pubblica tale materiale infame, che invita a "combattere" (con ogni mezzo, si capisce dalla furia delle accuse) i Noske odierni, significa che ha deciso di dichiarare guerra in primis ai COBAS, a Global Project, a Uniti per l'Alternativa ma, più in generale, a tutti coloro che volevano un gigantesco corteo verso S.Giovanni, con accampate successive, come strumento per garantire non solo la più ampia partecipazione ma soprattutto la prosecuzione e l’allargamento della lotta contro la crisi. Il lurido attacco è personificato ma è diretto alle nostre "formazioni politiche" e, data la violenza delle argomentazioni, lascia facilmente intendere che si possa (o si debba) arrivare nei nostri confronti alla aggressione fisica anche in forme pesanti, come meriterebbero "assassini alla Noske" o "nemici di classe" con le mani sporche di sangue delle Rose e Karl odierni. E’ ovvio che, come COBAS, noi ne trarremo le immediate conseguenze in ogni sede, troncando ogni rapporto con gente del genere e invitando alla massima vigilanza nei confronti di chi osa farci minacce di tale gravità. Ma ci pare altresì utile estendere il discorso a una serie di altre infamie nei nostri confronti che, pur non raggiungendo il parossismo violento di questo scritto, spiegano il clima in cui è maturato. (-)

L'INTERO DOCUMENTO DEI COBAS



lunedì 24 ottobre 2011

Berlino. Affonda la sinistra e volano i Pirati

Marco Verruggio : Fonte “Resitenze” Foglio di Controcorrente per una Sinistra dei lavoratori.

In una sinistra italiana che vive di miti usa e getta, dopo il tonfo di Zapatero, e le sconfitte di Obama scricchiola in modo inquietante anche la LINKE tedesca, nata qualche anno fa dalla fusione della WASG di Oskar Lafontaine con la PDS il “partito del socialismo democratico” fondato in Germania est dopo il crollo del Muro. E’ un fenomeno interessante, perché qui da noi la LINKE ha suscitato ( e continua a suscitare) sin dalla nascita gli entusiasmi un po’ di tutta la nomenkaltura di sinistra. Circa un anno e mezzo fa il segretario di Rifondazione Ferrero, al ritorno da Rostock, raccontava il congresso delle LINKE con toni da quindicenne appena tornato dal Luna Park. “Imparare dalla LINKE” era il titolo dell’articolo in cui ci veniva descritta “una sinistra in salute che voleva invertire la tendenza “, un partito che “non sta nei governi del meno peggio” e che veniva presentato come la prova che anche in Italia va costruita una federazione dei partiti della sinistra. E ai primi di settembre , anche Nichi Vendola, ospite a Berlino in occasione della campagna elettorale, addirittura definiva la LINKE “un faro per la sinistra”. Ora, è vero che è tutto relativo e, certo, la LINKE sta alla sinistra italiana come il Barcellona sta all’Albinoleffe . Tuttavia i risultati delle elezioni svoltesi a Berlino a settembre ci dimostrano che gli entusiasmi di Vendola e di Ferrero si fondano più sul disperato bisogno di trovare modelli che legittimino le loro scelte, piuttosto che su un’analisi attendibile dei fatti. Klaus Wowereit vince e dunque sarà sindaco per la terza volta consecutiva, ma l’SPD perde il 2,5% (5 seggi) e la LINKE l‘1,7% (3 seggi) . Crollano i liberali dell’FDP (dal 7,5% al 2%), mentre guadagnano i verdi (+4,5% e 7 seggi), addirittura la CDU (+2,1% e 2 seggi). Ma soprattutto esplode il Partito dei Pirati. Ripetendo l’exploit dei loro omologhi svedesi qualche anno fa, i Pirati, al loro battesimo elettorale, sfiorano il 9% e ottengono 15 seggi (5 meno della LINKE), grazie ad una immagine “alternativa” e a un programma che chiede il salario minimo a 12 euro l’ora, mense scolastiche e trasporti gratuiti, la pubblicazione di tutti i contratti stipulati dall’amministrazione con società private e che dice no alle privatizzazioni - mentre i verdi sono per le privatizzazioni del trasporto pubblico - e all’energia atomica (a qualcuno degli pseudo sinistri della nostra città fischieranno le orecchie ndr). Risultato : SPD e LINKE insieme non hanno più la maggioranza al Senato e, dopo dieci anni di governo rosso-rosso (prima SPD e PDS poi SPD e LINKE), Wowereit scarica la sinistra e prova a sostituirla con i Verdi. Al momento in cui scriviamo i colloqui tra SPD e Verdi, che peraltro avrebbero una maggioranza di due soli seggi, sembrano essere naufragati e si annuncia quindi una possibile Grosse Koalition tra i socialdemocratici e la CDU di Angela Merkel. Una sberla anche per la stampa italiana, che, subito dopo il voto, aveva presentato i risultati elettorali come una “nuova sconfitta della Merkel”. L’elettorato di sinistra a Berlino evidentemente – a differenza dei leader della sinistra italiana – non pensa che il governo rosso-rosso sia stato “un governo del meglio” . La LINKE rispetto al 2006 ha perso 14mila voti e oggi prende la metà dei voti che la PDS aveva prima di entrare nella coalizione di governo . Allo stesso tempo dei circa 130mila voti ottenuti dal Partito dei Pirati (l’8,9%, ma il 17% tra gli elettori di età compresa tra i 18 e i 34 anni) 21mila provengono dall’astensione e 12mila proprio da ex elettori della LINKE. Le ragioni di questa debacle sono nei numeri e nei fatti. Solo nel pubblico impiego i posti di lavoro dal 2001, anno di insediamento dell’alleanza SPD-Sinistra , sono scesi di 48mila a 24mila. Sempre nel 2001 l’amministrazione locale disponeva di circa 400mila appartamenti pubblici e di questi 64mila finiscono in blocco ad un gruppo finanziario partecipato da Goldman Sachs, con l’ovvia conseguenza che gli affitti esplodono. Le scuole vengono chiuse e accorpate e si calcola che vi siano lavori di manutenzione agli edifici scolastici da realizzare per quasi un miliardo di euro. La S-Bahn, il treno di superficie, che insieme alla metropolitana, al tram e ai bus costituisce la spina dorsale del trasporto pubblico locale è nel caos: incidenti, guasti tagli alle linee mettono in moto una campagna per salvare la S-Bahn che ad oggi ha raccolto 10mila firme. Qualche anno fa, quando il movimento per l’acqua pubblica chiede all’amministrazione di rendere pubblici i contratti siglati nel ’99, all’atto della privatizzazione, tra Veolia e l’amministrazione comunale, Wowereit risponde di no e al successivo referendum convocato su questo tema il 98,2% dei votanti si schiera contro di lui. Insomma niente di nuovo sotto il sole. Si tratta ancora una volta della dimostrazione che le alleanze di governo con la sinistra moderata non sono in grado di dare risposte concrete ai lavoratori e ai ceti popolari, producono una crescita della destra, una marginalizzazione della sinistra anticapitalista e persino la sua progressiva espulsione dalle sedi istituzionali. Quando i gruppi dirigenti della sinistra italiana cominceranno a ragionare su questo fatto – ammesso che lo facciano mai- sarà sempre troppo tardi.





Federazione della Sinistra, e quindi PdCI e Prc accelerino il processo di unificazione

Oreste Della Posta , comitato centrale PdCI

“La grande partecipazione di ciociari alle varie manifestazioni di protesta indette da partiti e sindacati, non dimenticando quella registrata alla recente protesta degli indignati sta a significare cha anche in Provincia di Frosinone una grande parte dei cittadini è stanca di questa politica, di amministrazioni provinciali e regionale e di un governo che non governa”.
A parlare è Oreste Della Posta, membro del Comitato Centrale del Partito dei Comunisti Italiani.
“Questa grande fetta di cittadini, per la maggior parte operai, studenti, giovani, disoccupati, non scende in piazza dietro bandiere politiche, ma lo fa spontaneamente, per protestare contro lo status quo. Allora- dice – è necessario che la sinistra, unita, sia capace di intercettare tali sentimenti e, con loro, costruire una base programmatica per dare un’alternativa a questo governo e a questa politica.”
“In provincia di Frosinone – continua- i partiti di sinistra, ancora stentano a trovare un’organizzazione territoriale unitaria, per costruire una sinistra coesa, forte. È necessario che, la Federazione della Sinistra, e quindi PdCI e Prc accelerino il processo di unificazione.

TROTSKISMO OGGI:LA TEORIA AL SERVIZIO DELLA PRASSI

a cura della redazione web LIT (Lega Internazionale dei lavoratori)
Intervista a Mantovani, direttore della nuova rivista teorica
Incontriamo Ruggero Mantovani, direttore della rivista Trotskismo oggi, il cui primo numero è disponibile da poche settimane. Si tratta di una rivista teorica che va ad affiancare il giornale politico del Pdac, Progetto Comunista (oltre alle altre pubblicazioni della Lit-Quarta Internazionale: dal Correo Internacional, rivista di politica internazionale a Marxismo Vivo, rivista teorica internazionale della Lega Internazionale dei Lavoratori).

Ruggero: nell'introduzione al primo numero di Trotskismo oggi, la nuova rivista teorica del Partito di Alternativa Comunista, affermi che “la teoria marxista e la conoscenza della storia del movimento operaio sono uno strumento indispensabile per lottare”. Quindi pensi che questa rivista possa servire anche per sviluppare le lotte in Italia?

Sì, è proprio così. Noi riteniamo che la finalità della nostra rivista teorica non nasca né da una tensione intellettuale né tanto meno da un’idolatria della figura del rivoluzionario Lev Trotsky, richiamato nel titolo. Semplicemente riteniamo essenziale riscoprire e utilizzare il comunismo conseguente, quale unica e potentissima arma che, nella prospettiva storica, sia essenziale per la liberazione del proletariato mondiale. E proprio perché siamo consapevoli che il marxismo altro non è che la generalizzazione dell’esperienza storica e l’espressione cosciente delle tendenze oggettive, l’approccio al trotskismo dei nostri giorni fa emergere la sua dirompente attualità: la necessità di ricostruire una direzione rivoluzionaria, tanto più in un momento di profonda crisi capitalistica e dell’acuirsi del conflitto di classe su scala mondiale.

Una verità che è stata sistematicamente rimossa dal revisionismo socialdemocratico e stalinista, poiché il contenuto politico-programmatico del bolscevismo, e dunque del trotskismo dei giorni nostri, ha rappresentato, e rappresenta, un precedente pericoloso per le classi dominati e sicuramente ingombrante per chi, nella sinistra italiana, è cresciuto all’ombra del togliattismo. La nostra rivista ritiene che sia essenziale riprendere una battaglia teorica e politica per riaffermare la natura del trotskismo e la sua attualità, contro una pubblicistica riformista e staliniana che ha da sempre capovolto il senso stesso della realtà, inventando, tra le tante menzogne, una totale estraneità del trotskismo dalla politica rivoluzionaria espressa dal bolscevismo. La verità storica è tutt’altra. Sulle questioni essenziali in Trotsky non vi fu mai disaccordo con Lenin: sull’indipendenza di classe del proletariato e del partito comunista dalla borghesia ruppe con i menscevichi di Martov già agli inizi del secolo; mentre tutte le vecchie polemiche con Lenin sul centralismo si sciolsero come neve al sole negli anni seguenti e nel 1917 Trotsky confluì nel partito bolscevico e, al fianco di Lenin, diresse la rivoluzione russa. Dopo la degenerazione stalinista dell'Urss e del partito bolscevico, poi, Trotsky rimase di fatto l'unico dei grandi dirigenti comunisti internazionali a sviluppare il marxismo rispetto ai nuovi sviluppi storici (penso all'analisi del fascismo, dei governi di fronte popolare, del centrismo, ecc.), continuando nel contempo la battaglia contro il capitalismo e contro ogni variante di riformismo. In questo senso per noi il termine "trotskismo" è l'unico che indica il marxismo nel suo sviluppo odierno.



In questo primo numero della rivista, in particolare gli articoli sulle rivoluzioni arabe e sulla rivoluzione permanente rimandano a dibattiti vecchi che conservano però ancora oggi la loro attualità. In che senso, come scrivete all’interno della rivista, la rivoluzione permanente è “l’unico programma in grado di portare le rivoluzioni alla vittoria”? Vale anche per le rivoluzioni odierne?

Sì. Difatti se nei Paesi a capitalismo avanzato si evidenzia l’acuirsi della lotta di classe, in altri Paesi dipendenti stiamo assistendo a vere rivoluzioni (date dall’impossibilità del governo a governare e dallo scontro aperto delle masse popolari con gli apparati repressivi dello Stato). In questo senso le rivolte popolari in atto in Algeria, Tunisia, Egitto,Libia, Siria, Yemen, ecc., segnalano che queste masse di giovani si stanno ribellando non solo al carovita, ma alla propria condizione sociale di sfruttati, precari, disoccupati. Una condizione tanto più intollerabile a fronte del lusso delle proprie borghesie nazionali e del carattere reazionario e corrotto dei regimi politici dominanti. Un’intera generazione di giovani è privata di ogni futuro: condannata o alla disoccupazione e alla marginalità di strada, o al supersfruttamento praticato da tante aziende europee (europee in testa) a caccia di manodopera a basso costo. Quello che sta accadendo conferma ancora una volta la centralità della concezione della “rivoluzione permanente”.

Trosky asseriva: “I Paesi arretrati sono parte di un mondo dominato dall’imperialismo (...) le parole d’ordine democratiche, le rivendicazioni transitorie e le questioni della rivoluzione socialista non si suddividono in distinte epoche storiche, ma confluiscono direttamente l’une nelle altre. Tuttavia l’andamento generale dello sviluppo rivoluzionario nei Paesi arretrati può essere determinato dalla formula della rivoluzione permanente”. Con queste efficaci parole Trotsky riteneva che occorresse una “rivoluzione permanente” che coniugasse le rivendicazioni democratiche con la lotta per il socialismo, in un unico processo. Ma l’esito di una rivoluzione dipende dall’influenza che su di essa può avere un partito autenticamente rivoluzionario: solo un partito d’avanguardia, leninista nella forma e nella sostanza, internazionalista, può guidare il proletariato alla vittoria. Quel partito era stato lo strumento fondamentale attraverso il quale Lenin e Trotsky avevano reso vittoriosa la rivoluzione proletaria in Russia nel 1917, e riaffermarne la natura e le finalità ha significato anzitutto restituire al proletariato mondiale quella potentissima arma seppellita dallo stalinismo e dalla socialdemocrazia.



La rivista contiene anche un importante saggio di Trotsky sulla guerra, La guerra e la Quarta Internazionale, del 1934. E’ un testo che presentate in una nuova traduzione e che è di fatto inedito nel nostro Paese, nonostante Trotsky lo definisse il testo fondamentale sulla guerra. Pensate che le questioni affrontate in quel testo – dal rifiuto del pacifismo all’intransigente opposizione alle cosiddette democrazie imperialiste – siano ancora attuali?

Anche in questo caso non è una formula astratta o ideologica a rendere importante lo scritto di Trotsky sulla guerra, ma il livello e la natura della crisi del sistema imperialistico mondiale e le nuove frontiere dei conflitti intercapitalistici. Quello che sta accadendo, sia con le rivoluzioni in Nord Africa e in Medio Oriente, sia con le mobilitazioni radicali che stanno attraversando l’Europa e l’America, dimostra che la nostra epoca è ancora quella delle guerre e delle rivoluzioni. Di più. Il quadro delle contraddizioni che si condensano nell’attuale crisi capitalistica indica che la politica proletaria non può che porsi compiti internazionali. Trotsky nel testo citato smaschera sia la difesa dello Stato nazionale come parola d’ordine del riformismo di ogni tempo, sia la melensa e ingannevole politica del pacifismo democraticista, che pretenderebbe di fermare la guerra imperialista attraverso una politica di collaborazione di classe. Insomma una politica conseguentemente comunista in tempo di guerra deve evitare la confusione tra il sentiero della lotta di classe e quello della guerra. E questo può accadere solo se i comunisti continuano a battersi per trasformare la guerra capitalistica in guerra civile e in lotta rivoluzionaria.

La lotta per la pace, in tempo di guerra, per Trotsky è interna al legame indissolubile che esiste tra l’insurrezione, la lotta di classe e la politica del partito rivoluzionario. Per questi motivi, la concezione del “disfattismo rivoluzionario” - che Karl Liebknecht egregiamente così sintetizzava: “il nemico principale delle masse popolari è nel proprio Paese”, poiché il proletariato non può legare i suoi compiti storici con gli interessi della nazione capitalista – è attuale. Similmente, la concezione del “pacifismo rivoluzionario”, che utilizza la parola d’ordine della pace per dimostrare alle masse popolari che l’unica pace duratura si ottiene con la rivoluzione proletaria che disarma l'imperialismo distruggendo gli Stati borghesi, rappresenta un altro caposaldo del marxismo rivoluzionario. Ma per Trotsky la lotta contro la guerra presuppone uno strumento indispensabile: il partito. Un partito internazionale del proletariato che è, oggi come allora, la Quarta Internazionale. Un partito che ancora non esiste ma che la Lit-Quarta Internazionale (in Italia rappresentata dal Pdac) sta tentando di rifondare, nella consapevolezza che quello sia l’unico strumento per la preparazione della rivoluzione mondiale. Come abbiamo detto più volte, la Lit (a differenza di altre organizzazioni) non pensa di essere oggi la Quarta Internazionale rifondata: ma certo di essere uno strumento per avanzare verso quell'obiettivo (e peraltro oggi è la più dinamica ed estesa organizzazione centralizzata, basata sul programma marxista, presente in vari continenti con le proprie sezioni nazionali). Ma quest'ultimo è un altro discorso: lo affronteremo magari nel numero 2 della rivista, anche alla luce del X Congresso mondiale della Lit che si svolgerà in Brasile a partire dal prossimo fine settimana.

Ci sono poi nella rivista due articoli che ricordano due anniversari che cadono quest'anno: la Comune di Parigi del 1871 e la nascita del Pcd’I nel 1921. Anche in questo caso, non si tratta di semplice commemorazione accademica, vero?

Assolutamente nessuna commemorazione accademica. Lenin più volte sottolineò che la vera concezione della lotta di classe non fu per Marx e Engels figlia di una ricetta ideologica e astratta, ma colta nel vivo della dell’esperienza storica. Difatti in una lettera a Kugelman, Marx scrive: “La Comune ha fornito la prova che la classe operaia non può impossessarsi semplicemente di una macchina statale già pronta. (...) ma deve spezzare la macchina burocratica e militare della borghesia”. Ma non solo. Marx nel 1852 in una produzione epistolare dice: “Per quel che mi riguarda a me non appartiene né il merito di aver scoperto l’esistenza delle classi sociali né quello di aver scoperto la lotta tra esse. Quello che io ho fatto di nuovo è dire: 1) che l’esistenza delle classi è legata a un determinato stadio dello sviluppo storico della produzione; 2) che la lotta di classe necessariamente conduce alla dittatura del proletariato; 3) che questa dittatura costituisce soltanto un passaggio alla soppressioni di tutte le classi”. Insomma per il marxismo la lotta di classe è tale solo se giunge fino al riconoscimento della dittatura del proletariato, cioè al potere dei lavoratori. Questo è l’elemento centrale della teoria marxista, tant’è che ogni volta che i riformisti, ma anche il centrismo in ogni sua variante storica, sono stati posti dinanzi a questo fattore del marxismo, hanno sempre negato la dittatura del proletariato e cioè l’essenza della lotta di classe, riconoscendo quest’ultima solo all’interno dei rapporti borghesi. Per questi motivi la rivoluzione proletaria non è mai stata concepita come un putsch, un colpo di mano.

Parimenti, celebrare la nascita del Pcd’I, con tutti i suoi limiti e le sue contraddizioni (dal settarismo del primo gruppo dirigente bordighista, al successivo conformismo espresso da Gramsci con l’adesione alla politica staliniana della "bolscevizzazione", nome col quale si intendeva in realtà la stalinizzazione dei partiti comunisti), per noi è stata un’occasione per cogliere il meglio della politica bolscevica che, parzialmente, per poco tempo e solo sulla carta con il congresso di Lione nel 1926, caratterizzò la vita di quel partito. Ma siamo consapevoli che solo la riscoperta del leninismo e cioè del trotskismo dei giorni nostri contro tutte le deformazione socialdemocratiche, staliniste e centriste, sia essenziale per ricostruire un vero partito comunista: un partito intransigente nei fini e al contempo duttile nella tattica, l’unico che nella prospettiva storica potrà dirigere la presa del potere delle masse popolari contro la quotidiana barbarie espressa dall’imperialismo.

Infine, quali sperate siano i frutti che potrete raccogliere dalla pubblicazione di questa rivista?

I frutti che speriamo di raccogliere con questa rivista - che, non per partigianeria, riteniamo davvero unica, per qualità dei contenuti (ma anche per la bellissima grafica) nel panorama della sinistra che si definisce comunista e non solo - è il rilancio di un dibattito storico, teorico e politico che in definitiva serva ad aiutare le avanguardie di lotta dei lavoratori e dei giovani la necessità di ricostruire un partito conseguentemente comunista e internazionale. Un partito assolutamente necessario al movimento operaio, cioè la Quarta Internazionale.




Una risata seppellirà il Tav

Vittorio Vb Bertlola

Si erano proprio sbizzarriti, i politici torinesi, nell’associare il movimento No Tav alle violenze di Roma, nel descrivere uno scenario in cui centinaia di violenti d’Italia e d’Europa si sarebbero radunati a Giaglione per la manifestazione di oggi. Cota: “Abbiamo ragione di ritenere che ci sia una strategia per ripetere la violenza che abbiamo visto a Roma”. Fassino: “Il prefetto faccia luce sui black bloc in valle, le violenze di Roma siano un monito per tutti”. Saitta: “Il movimento No Tav annuncia di fare azioni eversive”. Idem i giornali, a partire da Repubblica: “I No Tav violenti pronti alla lotta”.
Tutto questo era sfociato in un imponente schieramento di 1700 agenti (pagati da tutti noi) e in una assurda ordinanza del questore che vietava di fatto il corteo: prevedeva “il divieto di accesso a tutti i sentieri… che conducano all’area di cantiere” e “divieti di transito ed accesso nelle strade comunali di Giaglione per Frazione San Rocco e Frazione San Giovanni”, quelle che portano a Chiomonte, con tanto di sparata: “le aree oggetto di divieto saranno comunque precluse da sbarramenti invalicabili”.
Oggi, (ieri ndr)  il movimento No Tav non ha solo battuto lo Stato: l’ha reso ridicolo. Ha svilito politici e giornalisti, perché diecimila persone a volto scoperto sono sfilate per valli e sentieri, si sono schierate a due metri dal cantiere, hanno attraversato interi schieramenti di poliziotti senza che volasse in aria nemmeno una castagna - altro che black bloc e violenze.
E ha svilito i tutori dell’ordine: diecimila persone hanno imboccato tranquillamente la strada di San Giovanni, fregandosene del questore. Hanno attraversato la frazione, preso i sentieri vietati, tagliato la prima rete di recinzione, con la semplice forza del numero. Hanno aggirato il secondo sbarramento prendendo i sentieri, chi sotto verso il fiume, chi sopra verso la montagna.
A quel punto (13:05) la Digos ha detto ai giornali che il primo “sbarramento invalicabile” non era poi così importante, era “simbolico”, ma il terzo sbarramento, il ponticello sul rio Clarea, era insuperabile:“Il limite è inviolabile, chi tenterà di superarlo sarà denunciato”. Non hanno fatto nemmeno in tempo a dirlo e hanno scoperto che il corteo era già alle loro spalle, attraversando il rio presso uno dei tanti guadi. Si sono dovuti arrendere; mezz’ora dopo migliaia di persone erano davanti e dentro la storica baita “abusiva”, tre chilometri dentro la zona rossa e dentro l’area ufficiale del cantiere, dove hanno allegramente organizzato una grande polentata.
La polizia ha chinato la testa e ha addirittura rimosso i suoi stessi sbarramenti, permettendo il deflusso dei manifestanti per la via maestra; una marea umana ha sciamato sul ponte del Clarea in mezzo a uno schieramento di poliziotti scornati, a cui peraltro va la mia solidarietà, perché la figuraccia è solo la conseguenza delle scelte insensate dei loro capi e dei politici.
Il movimento No Tav ha dato una grande prova all’Italia: con la disobbedienza civile, nonviolenta e determinata di migliaia di persone unite, anche le barriere militari diventano inefficaci. Ora gli uomini dello Stato dicono che i divieti da loro imposti erano simbolici, che in fondo non è stata violata l’ultima recinzione interna del “cantiere” (che, ricordiamo, è solo un piazzale pieno di camionette, perché non c’è traccia di lavori in corso, e peraltro occupa terreni privati mai espropriati ma occupati grazie a una ordinanza “di emergenza” che si trascina da mesi), che se non è successo niente è merito di politici e questure (dopo che hanno soffiato sul fuoco per una settimana).
Così facendo, si rendono sempre meno credibili, da soli. Se sapremo mantenere questa via, presto lo Stato saremo di nuovo e davvero noi; e una risata seppellirà il Tav.



domenica 23 ottobre 2011

" MI CONTRADDICO …allora ERGO SUM " oppure " MI CONTRADDICO ALLORA STRONZO SON…" scegliete voi il titolo di questo post.

Paolo Papillo          fonte: http://informazionedalbasso.myblog.it/



Che i politici italiani dicano tutto ed il contrario di tutto non è una novità e purtroppo ci siamo abituati a questo, ma da un po’ di tempo questo dire una cosa in un convegno e nella prossima assemblea affermarne una opposta, magari in TV o in piazza non comporta da parte dei presenti NESSUNA reazione.


Lo spunto a questa NON nuova riflessione  me lo da ieri la Serracchianni , l’ex enfant prodige ed ex rottamatrice del PD, scrive la nostra piddina sulla sua pagina face book ieri alle ore 12.45 “Stefano Boeri (assessore del comune di Milano): i circoli devono contare di più nel Pd e dobbiamo avere la forza di pensare ad un nuovo sviluppo per il nostro territorio: basta al consumo di suolo.“ , Ma come la stessa risulta essere PRO TAV (http://www.info-action.net/index.php?option=com_content&a... ) che non solo lo consuma il territorio ma lo distrugge e questo fregandosene del fatto che l’intera popolazione locale Non vuole la TAV, la vostra Debora và d’amore e d’accordo con Pippo Civati altro ex enfant prodige ed ex rottamatore che dà me interpellato a Milano si dice contrario alla TAV ma favorevole obtorto collo all’expo…tanto per cambiare la confusione nel PD regna sovrana…d’altronde E’ risaputo che il PD fa lotte “ambientaliste”, insomma lotte è un po’ una parola grossa..diciamo squittisce di voler preservare l’ambiente…, nei luoghi dove è all’opposizione e poi cementifica e fa inceneritori dove governa…
Ma le contraddizioni assumono le dimensioni di uno tsunami in ambiente sindacale confederale…guardate cosa combina la CGIL a Torino , di fatto consente il licenziamento di maestre precarie d’asilo deciso dalla giunta Fassino…si proprio la CGIL che a dicembre ha indetto una manifestazione nazionale contro il precariato, sic ! ovviamente in questa vicenda è si contro il precariato con un piccolo particolare che lo trasforma in disoccupazione….IN TEMA DI PARACULAGGINE CONTRADDITTORIA IL TRIO PD-CGIL-SEL è inarrivabile, per un giorno intero ho postato la questione su centinaia di pagine attinenti a queste organizzazioni e su quelle dei loro militanti senza ottenere nessuna risposta nel merito a parte qualche sterile insulto..eppure come faccio di solito supporto i miei j’accuse con fonti qualificate…nessuna reazione calma piatta dai militOnti..perchè? leggete cosa ho postato ; “ECCO COSA FA SEL IN PIEMONTE PRIVATIZZA AH AH AH COMPAGNI PER LE PRIVATIZZAZIONI ED IL PRECARIATO OPPURE NEGHIAMO ANCHE L'EVIDENZA:E DICIAMOLE LE COSE ;Accade a Torino dove si privatizzano gli asili e si lasciano a casa le maestre precarie...bene chi fà questo oltre al PD-L ? i finti compagni di SEL e il finto sindacato chiamato CGIL. si avete letto bene la CGIL quella che dicembre porterà a Roma la gente a manifestare contro il precariato...è vero la CGIL E' CONTRO IL PRECARIATO ...I PRECARI LI TRASFORMA IN DISOCCUPATI , e voi della FIOM che dite ? ve ne fregate dei precari e accogliete sabato la CAMUSSO/Marcegaglia alla vostra NON-manifestazione, già voi ancora non siete precari ma con l'aiuto della CGIL diventerete presto colleghi..dei disoccupati..

Ma le contraddizioni che più mi hanno addolorato sono state quelle di chi all’indomani del 15 ottobre si è trasformato in indignato “BUONO”..scandalizzato per gli scontri di Roma perché , purtroppo, in un caos totale è andata distrutta la macchina di un pensionato o la vetrina di un negozietto….che i  Media mainstream hanno fatto diventare centinaia …io c’ero e so’ non essere andata così..

Dolorosa ed incomprensibile la contraddizione di chi gioiva e si esaltava delle rivolte dei giovani egiziani o tunisini …rivolte costate centinaia di morti uccisi in maniera atroce, andate a fare una ricerca delle dichiarazioni  dei politici che paragonavano Berlusconi a Mubarak ne troverete delle belle anche perché sono gli stessi politici che il 16 OTTOBRE invocavano la legge reale, salvo perché subissati dalle critiche rimangiarsi il tutto …

E la contraddizione degli anti banks ….da delirio , ricordate le pagine facebook…i blog la politica più o meno istituzionale che INCOLPAVA le BANCHE di essere  la causa di tutti i nostri mali della drammatica crisi che viviamo ? lo ricordate ? bene io lo ricordo…sono bastate due vetrine di banche infrante per fare sparire questo pensiero dall’informazione ufficiale , come da quella web che ERRONEAMENTE consideriamo meno allineata  …..

Dove sono finiti quelli che fino al 15 mattino volevano linciare i banchieri e bruciare le banche e il 16 invece volevano riservare lo stesso trattamento ad “er pelliccia” ? spariti !

Allora sarebbe magari il caso di cambiarlo il titolo da ; “ MI CONTRADDICO …allora ERGO SUM “ a
MI CONTRADDICO ALLORA STRONZO SON…
Scusate il francesismo …ma almeno 24 ore filate cerchiamo di sostenerla la stessa  idea…