Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

giovedì 13 giugno 2013

Antifascisti europei e partigiani si incontrano a Gorizia

Carlo Smuraglia, Presidente Nazionale ANPI

Un’esperienza bellissima a Gorizia l’8 giugno: un altro importante tassello nel mio sogno (utopia?) di creare nuovi e continuativi rapporti fra partigiani e antifascisti europei.

Sabato 8 giugno, a Gorizia, ho collocato un altro importante tassello nel mio sogno (utopia?) di creare nuovi e continuativi rapporti fra partigiani e antifascisti europei. Io vedo, infatti, la necessità di ritrovarsi, prendere posizioni comuni, premere perché l’Europa sia unita, sociale, democratica e antifascista. Non è pensabile di trovarsi tutti insieme (in uno stadio?), in una qualsiasi località europea, per mille ragioni, non esclusa quella economica. Ed allora bisogna procedere per gradi, creando incontri parziali, favorendo e sviluppando i rapporti che, in vari luoghi, si sono creati. Vedremo poi come trovare collegamenti stabili e duraturi. Ma, intanto, bisogna andare avanti; e fin d’ora informo che altri incontri ci saranno a Bruxelles il 7 luglio e vi
parteciperò (un altro tassello!). Ma per tornare a noi, l’esperienza di Gorizia è stata bellissima: un ‘incontro appassionante tra le associazioni combattentistiche, partigiane, antifasciste di Italia, Slovenia, Croazia e
Carinzia. Il Convegno si è svolto presso la sede dell’Università ed è stato affollatissimo, con la presenza anche di molti studenti (classi superiori di due scuole), che hanno assistito all’incontro con molta attenzione e interesse.
Ci sono state tre relazioni introduttive, sul tema generale “Il fascismo in Europa. L’Europa e il fascismo”; poi, interventi dal pubblico, e infine le conclusioni tratte dai Presidenti delle associazioni della Slovenia, Croazia e da me, nella veste di Presidente dell’Anpi nazionale. Relazioni e interventi di grande interesse e spessore, e conclusioni altrettanto significative. Un’atmosfera molto calda, non di reducismo (anche se non mancavano i ricordi e gli incontri tra “vecchi” combattenti) ma di riflessione e di impegno, nel più vivo e sincero senso di
fraternità. Alla fine, è stato approvato un documento che espone il contenuto del Convegno e l’impegno per il futuro; documento che è stato poi firmato, pubblicamente, dai quattro Presidenti, con la solennità di un atto che non è diretto a chiudere semplicemente un Convegno, ma ad avviare un processo e a definire una prospettiva. Credo che sia opportuno pubblicarlo qui di seguito, perché non si tratta di un atto rituale, ma di un documento da prendere a base di ulteriori riflessioni e di più ampie iniziative, sul particolare terreno indicato. Ne raccomando la lettura attenta, perché lo considero ricco di contenuti e significati e denso di impegni:


“Risoluzione delle  Associazioni combattentistiche partigiane antifasciste dell’Italia,  Slovenia, Croazia  e della Carinzia austriaca – Gorizia 8 giugno 2013

 L’ANPI,  ZZB NOB,  SABA, RH e la ZKP e VKP , rappresentanti dei combattenti della seconda guerra mondiale per la liberazione dei loro popoli e dell’Europa  dalla oppressione nazista e fascista, richiamano l’attenzione delle forze democratiche europee sui pericoli e sui rischi  che l’Europa corre per la regressione dei valori di democrazia , libertà e giustizia sociale per i quali furono  fatti tanti sacrifici nella lotta contro il nazifascismo.
Questi valori comuni ai popolo che si opposero con la resistenza  e la guerra di liberazione al nazifascismo , costituivano il seme e la consapevolezza da cui nacque  quel grande moto popolare europeo  che attraverso menti illuminate e lungimiranti seppe individuare le basi  per avviare il percorso verso un’Europa democratica  e libera, basata sulla solidarietà, sull’eguaglianza, sulla pari dignità di ogni cittadino.
Questo processo nel quale sono oggi impegnati già 27 Paesi  e con il  primo luglio, con l’adesione della Croazia saranno 28,  è stato avviato, ma deve ancora completarsi per superare l’attuale sistema  politico, basato quasi  esclusivamente sulla cooperazione economica ,  monetaria e del libero mercato  e per arrivare ad una identità europea democratica di unione politica, sociale e culturale.
La crisi economica,  generata  dal sistema bancario fuori controllo e dalla speculazione finanziaria sta scaricando il suo costo intollerabile in grandissima parte sui ceti più deboli . Vengono colpiti, in primo luogo, il lavoro in particolare il lavoro giovanile , quello femminile e le tutele sociali. Si estendono le aree della disoccupazione e della povertà e aumentano le profonde ingiustizie sociali e la redistribuzione della ricchezza è  clamorosamente iniqua.
La difficoltà del potere politico di regolamentare i processi  economici e finanziari responsabili della crisi e la politica europea di solo rigore monetario e di pareggio di bilanci si rivelano impotenti  a risolvere il problema essenziale della crescita, al contrario, senza tener conto delle ripercussioni sociali, accrescono i disagi , l’euroscetticismo e la protesta dei cittadini.
In questo contesto nascono e crescono le comprensibili e giustificate proteste popolari che in assenza di soluzioni e in mancanza di adeguate politiche sociali possono sconfinare in fenomeni  inquietanti e approdare , come già sta avvenendo ,  ad organizzazione e formazioni politiche nazionaliste, xenofobe, populiste, razziste e fasciste.
Anche i Governi nazionali di alcuni Paesi, sfruttando il malcontento, e in nome della “sovranità nazionale ”, assumono comportamenti in contrasto ai principi democratici essenziali, per altro previsti dai Trattati dell’UE,  principi che permettono loro la permanenza nella UE stessa.
Come la storia insegna, l’insufficiente risposta politica e il crescente malessere sociale,  possono portare a svolte autoritarie come nel passato fu l’affermazione del nazismo e del fascismo. L’Europa  deve fare una svolta verso un’unione politica, sociale e culturale deve garantire soprattutto la giustizia sociale, e i diritti dei cittadini, deve combattere i nazionalismi, i populismi e ogni forma di discriminazione , e deve combattere le nuove forme di fascismo. In questo impegno noi  le saremo vicini, forti dei valori che abbiamo acquisito nella resistenza  e nella guerra di liberazione  dell’oppressione nazifascista , valori che continuiamo a custodire gelosamente.

Per l’associazione Nazionale Partigiani d’Italia ANPI
Il presidente Carlo Smuraglia
Per  la Zveva Zdruneji  Borocev  za vrednote  NOB-ZZB NOB  della Slovenia
Il presidente Janez Stanovnik
Per il Savez  Antifasistickhi Boraca i Antifasista SABA RH della Croazia
Il Presidente Ratko  Maricic
Per la Sveza Koroskih Partizanov-Verband Der Karntner  Partisanen  ZKP VKP  della Carinzia Austriaca
Il Presidente Katja  Sturm-Schnabl






Verso la manifestazione del 15 contro la Bossi-Fini: intervista a Moustapha Wagne

a cura di Patrizia Cammarata

Incontriamo Moustapha Wagne, responsabile nazionale Cub Immigrazione, nonché responsabile della Commissione Lavoro Immigrati del Pdac, organizzatore delle manifestazioni di sabato 15 in varie città e, in particolare, a Milano.
Il volantino-appello per la manifestazione nazionale che si terrà sabato 15 giugno a Milano organizzata dal Comitato Immigrati in Italia e dal sindacato Cub (Confederazione Unitaria di Base) intitola “Togliamoci le catene della vergogna”, puoi spiegare la scelta di queste parole?
M.Wagne: Lo sfruttamento è terribile, chi non conosce la nostra realtà da vicino, al di là delle apparenze o dei demagogici attacchi della Lega Nord, non può immaginare l’oppressione cui sono sottoposti i lavoratori immigrati irregolari e regolari.
Abbiamo deciso di partire con una manifestazione ma di proseguire fino al raggiungimento dell’obiettivo: abbiamo intenzione di non fare dormire il parlamento fino a quando non sarà annullata la legge Bossi-Fini che lega il permesso di soggiorno al contratto di lavoro.

Se il cuore della piattaforma della manifestazione di sabato 15 è l’abrogazione della legge Bossi-Fini si nota, leggendo l’appello, la presenza di altri contenuti…
Certo. I problemi che dobbiamo affrontare sono molti e si collegano fra di loro. E’una piattaforma che contiene diversi punti programmatici. Ne cito alcuni: l’abolizione della tassa sui permessi di soggiorno, il diritto di cittadinanza per chi nasce o cresce in Italia, il diritto d’asilo ai rifugiati politici, la fine dei respingimenti in mare e degli accordi d’espulsione, il diritto di voto ma  manifestiamo anche contro i licenziamenti, contro il lavoro precario e contro l’accordo sulla rappresentanza siglato da Cgil-Cisl- Uil e Confindustria. 
La ministra dell’integrazione dell’attuale governo di "concordia nazionale" (Pd-Pdl-Centro di Monti) si chiama Cécile Kyenge, all'anagrafe Kashetu Kyenge, ed è nata a Kambove, nella provincia congolese del Katanga da una famiglia benestante. Che significato attribuisci a questa scelta che è stata fatta per il governo borghese?  La manifestazione del 15 avviene a meno di due mesi dalla sua nomina..
Gli attacchi razzisti da parte di Borghezio che la Kyenge ha dovuto subire sono da condannare, come tutte le forme di razzismo. Non dobbiamo dimenticare, però, che il lavoratore immigrato sbaglia se si identifica in questo governo solo perché è stata nominata una ministra nera. Questo è un governo dei padroni, poco importa se il ministro è di pelle nera. Se gli immigrati si fermano e non lottano perché sperano nel governo, sbagliano. Non sarà certo il governo Letta a risolvere i problemi degli immigrati. Si tratta di uno strumento che il Pd sta usando per esibire una volontà, ma in realtà è un modo per deviare. Diversi immigrati pensano che adesso, siccome “c’è Cécile”, i problemi si risolveranno. Pensare così è grave. Bisogna continuare la lotta. Diversi giovani immigrati poveri e precari pensano che appoggiando il Pd potranno avere le stesse opportunità di Cécilie ma si accorgeranno presto che non sarà così.
Quindi c’è la necessità è di inasprire e spingere avanti la lotta…
Certo. A causa della crisi economica del capitalismo, e le migliaia di licenziamenti, la vita dei lavoratori italiani è difficile e gli italiani stanno precipitando nel baratro della povertà e della disperazione ma gli immigrati sono disperati già da molto tempo. Quando un immigrato perde il posto di lavoro non ha solo il dramma del licenziamento: c’è gente nascosta che non può muoversi da casa perché il permesso di soggiorno è legato al contratto di lavoro. Dobbiamo dire basta a questa schiavitù moderna!
La legge Bossi-Fini è stata la conseguenza della legge Turco- Napolitano che ha inaugurato l’organizzazione del ricatto nei confronti degli immigrati. La legge Bossi-Fini è stata creata per gli immigrati ma in realtà è servita anche per mettere in discussione le regole di tutto il mondo del lavoro. Gli immigrati, pur di avere il permesso di soggiorno, sono disponibili e costretti ad accettare qualsiasi tipo di lavoro. Questo ha creato le condizioni per la precipitazione dei diritti di tutti, è un problema che si ripercuote sia su i lavoratori immigrati sia sui lavoratori nativi. Senza difendere i lavoratori immigrati quest’attacco si è rivolto anche ai lavoratori italiani. La natura del rapporto di lavoro è cambiato, soprattutto attraverso le cooperative. La crisi del capitalismo è reale ma i capitalisti se ne servono per abbassare i diritti dei lavoratori. E’ per questo che la battaglia va fatta insieme: facciamo appello a tutti i lavoratori, nativi ed immigrati, a scendere in piazza insieme contro sfruttamento, disoccupazione, licenziamenti, precarietà, ricatto e paura. Invitiamo tutti a Milano alla manifestazione nazionale e ricordo, inoltre, che sono previste manifestazioni e presidi in varie altre città d’Italia.
Ci saranno altri sindacati insieme alla Cub e al Comitato Immigrati in Italia?
L'appello è rivolto a tutti i lavoratori, a tutti gli attivisti sindacali appartenenti a qualsiasi sigla sindacale. Dobbiamo lottare uniti per arrivare agli obiettivi. Noi diciamo NO alle catene. Faccio appello per l’unità della battaglia, siamo all’inizio di un percorso che non dovrà fermarsi, mi auguro si possa procedere per arrivare a costruire insieme un grande sciopero generale, dobbiamo riuscire ad allargare e dare continuità alla battaglia.
Di che strumenti c’è bisogno per arrivare a questa unità nelle lotte?
Bisogna coordinarsi fra i diversi attivisti sindacali e fra i lavoratori in modo da arrivare ad una piattaforma di lotta comune. Penso, ad esempio, che uno strumento come il “Coordinamento No Austerity” possa servire a questo scopo, penso che potrebbe svolgere un ruolo importante perché è nato proprio per collegare e unire le lotte fra loro. L’unità di classe è l’urgenza che abbiamo tutti se vogliamo vincere. E’ necessario un’avanguardia sindacale a livello internazionale, le fabbriche chiudono perché manca una difesa. Ho partecipato, come Cub Immigrazione, a Parigi, nello scorso marzo, all'incontro internazionale del sindacalismo combattivo, promosso dal sindacato brasiliano Csp Conlutas, da Solidaires di Francia e dalla Cgt spagnola. All'incontro hanno partecipato le organizzazioni sindacali di una quarantina di Paesi e c’era la presenza di oltre 250 delegati provenienti da tutti i continenti. E’nata, in quell’occasione, una "Rete Sindacale Internazionale di Solidarietà e di Lotta". E’ stato, a mio avviso, un passo indispensabile e molto importante. Dobbiamo muoverci tutti uniti su questa strada.
Un ultimo appello per la manifestazione…
Per quanto riguarda la manifestazione di sabato 15 giugno penso che, pure essendo stata organizzata dal Comitato Immigrati in Italia e dalla Cub, può diventare un patrimonio di tutti, spero possa essere una tappa di un percorso per arrivare all’obiettivo del ritiro della legge Bossi-Fini ma anche una tappa per la ricomposizione della classe proletaria. Mi auguro e faccio appello a tutti i lavoratori e lavoratrici, immigrati e nativi, appartenenti a qualsiasi sigla sindacale, affinché sabato si realizzi una grande manifestazione unitaria!

mercoledì 12 giugno 2013

Turchia: preoccupazioni americane

Simonetta Zandiri

#occupyGezi "Washington e le Nazioni Unite   chiedono alle autorità turche di rispettare il diritto alla libertà di riunirsi dei manifestanti. L'appello è arrivato ieri sera dopo  l'ennesimo scontro in piazza Taksim: "Siamo preoccupati da qualsiasi tentativo di punire le persone per aver esercitato il loro diritto alla libertà di parola", ha affermato la portavoce del Consiglio nazionale di sicurezza, Caitlin Hayden, sottolineando il diritto "di riunirsi" e di "manifestare pacificamente". La portavoce ha anche ricordato che la Turchia è uno stretto alleato degli Stati Uniti e che il governo Usa auspica che le autorità turche difendano le libertà fondamentali. Da parte sua, il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, oltre a ricordare il diritto alla libertà di riunione, ha ribadito la necessità di dialogare per risolvere le proteste." Anche l'Italia parrebbe essere uno stretto alleato degli Stati Uniti, come mai non c'è MAI STATA UNA SOLA PAROLA di PREOCCUPAZIONE per le nostre libertà in TUTTE LE OCCASIONI in cui sono state CALPESTATE? G8 Genova 2001? Valsusa 2011? La domanda è retorica, diciamo che continua ad essere molto strana questa "solidarietà" con i manifestanti espressa da chi, il più delle volte, ne appoggia la criminalizzazione mediatica e chiude un occhio di fronte alla repressione!

In nome di chi decidono i saggi?

Luciano Granieri


“Il forte aumento dell’astensionismo è un fenomeno che impone profonde riflessioni”.  Questa è ormai
 la  formula di rito con cui politici locali e nazionali, dell’una o dell’altra fazione, concludono le analisi sui più disparati risultati  elettorali,   che siano  stati per loro soddisfacente o meno.  Una solfa  che ci siamo sorbiti    sia dopo le elezioni politiche del febbraio scorso, sia dopo questa ultima tornata di amministrative. 

Ma chi deve riflettere?  Non certo lor signori.  Sarebbe molto più rispettoso evitare questa ipocrita litania sulla sciagura dell’astensionismo perché ai suddetti  lor signori di questo fenomeno non importa un fico secco . Anzi,  Il fatto che quei  27milioni di italiani -  i quali,  a mezzo referendum,  hanno deliberato  in favore della gestione partecipata dei beni comuni,  uniti a quegli altri 16milioni di cittadini che nel 2006 hanno sonoramente respinto ,  tramite referendum confermativo, l’attacco alla Costituzione portato dai gaglioffi padano-berlusconiani - non abbiano rappresentanza politica è una manna.  

E’ fondamentale tacitare la vera opposizione  privandola di agibilità politica, costringendola o ad astenersi, o a scegliere il male minore o a disperdersi in movimenti  inconcludenti che soffocano con  una chiassosa cialtroneria  anche quel poco di buono che alberga nella loro proposta programmatica.  Va bene così è meglio che certi eversivi i restino lontano dalle urne, che non disturbino il manovratore. 

  Dopo la crisi seguita alla stagione di mani pulite, fu  necessario dotarsi di un sistema che consentisse ai partiti liberal-riformisti  di proteggersi dalla minaccia della democrazia partecipativa. Il percorso ricalca la prassi auto immunitaria partorita dal liberismo per  salvaguardare la prerogativa  di realizzare profitti smisurati ai danni della comunità . In questo caso si impose il mercato come unico regolatore del benessere  dell’umanità,  e quando la dittatura del mercato da benefica regolatrice del sistema si rivelò per quello che era , cioè  un devastante strumento di povertà  dispensatore di   macelleria sociale  il sistema capitalista ha risposto inasprendo la stessa ricetta causa del disastro.  

Si risolve la crisi prodotta dal liberismo sfrenato, concedendo ancora più spazio alla tirannia del mercato , si passa all’ultra liberismo.  Allo stesso modo i partiti per risolvere il loro processo di putrefazione   iniziato     dopo tangentopoli si inventarono la favola della governabilità da ottenersi attraverso il bipolarismo. Chiarissimo espediente utile a ridurre la partecipazione politica .  

Dopo un ventennio di appropriazione indebita di rappresentanza democratica , di fronte alla perdita di credibilità, ormai in caduta libera, si risponde impoverendo ulteriormente le possibilità di scelta a disposizione dei cittadini.  Dopo  aver debellato   il pericolo    costituito  dalla  variabile falsamente destabilizzante del Movimento 5stellle,   si vuole passare, da  un sistema che vede in concorrenza  due grandi comitati elettorali,  solo in apparenza diversi  fra di loro, ad una competizione ridotta a due o tre persone che  cercano di acquisire il consenso, non sulla base di proposte programmatiche,  ma mettendosi in vendita, coltivando ancora più e meglio di prima rapporti clientelari  con i finanzieri amici, frequentando i  ciarlieri salotti televisivi delle Marie De Filippi e delle Mare Venier.  

Dalla grande coalizione  già poco rappresentativa degli interessi dei cittadini, ma molto vicina alle esigenza delle èlite,  si passa  all’uomo solo al comando ancora meno rappresentativo  e molto più corruttibile dal capitalismo finanziario e dalle mafie di ogni risma.  Si combatte la crisi della rappresentanza, offrendo ancora meno rappresentanza.  Ecco dunque il rinnovato assalto alla forma dello Stato  che dovrebbe  diventare presidenziale.  

Si nominano i saggi per studiare le riforme costituzionali e istituzionali. Ma  in nome e per conto di chi questi saggi deliberano?  Ove mai si rendesse necessaria la riforma dei valori fondanti  dello Stato quali la forma di Repubblica parlamentare  , questa non deve   esser decisa  da fantomatici saggi  , né da governi di larghe intese, ma da “ ORGANI COSTITUENTI” eletti dai cittadini.  Dopodichè i  citati costituenti una volta messe a punto le riforme,  dovrebbero sottoporle di nuovo al giudizio della popolazione tramite un referendum confermativo.  

Questa  dovrebbe essere   l’unica strada percorribile qualora si individuasse realmente nell’impianto Costituzionale la causa della crisi  istituzionale. Ma siccome così non è e  le ragioni  delle riforme  sono di tutt’altra natura,    devono cioè  sottrarre il potere di scelta  dei  rappresentanti e controllo dell’azione governativa  ai cittadini, il coinvolgimento di saggi, guru, tecnici, imbonitori  nella sua  palese incostituzionalità è la soluzione più consona.  

E’ effettivamente necessario cambiare qualche regola,  ma basta poco. Ad esempio  si può ripristinare il finanziamento pubblico ai partiti rimodulandolo. Cioè ponendo un  limite all’entità del finanziamento  che dovrà essere uguali per tutti i partiti , grossi   e piccoli, in modo da consentire a questi ultimi di competere ad armi pari con i loro avversari più grandi. Si deve porre un tetto anche alle donazioni di enti privati. Per il Pd, il Pdl  e anche per il Movimento 5 Stelle è facile invocare l’abolizione del rimborso elettorale, quando ci sarà sempre un Riva, un Agnelli o un Casaleggio,  disposto a foraggiarli  . 

E’ necessario far rispettare finalmente le legge sull’ineleggibilità di chi possiede concessioni  Statali di rilevanza  economica, come le concessioni televisive,  in modo che nessun dirigente di partito possa esercitare pressioni sugli elettori attraverso un potere mediatico smisurato che lo avvantaggia rispetto ai concorrenti.  

In questo modo si favorirebbe la ricostituzione di  altri movimenti , che al pari dei partiti già esistenti fonderebbero le loro chance di vittoria esclusivamente sulla proposta politica  inoltre si  assicurerebbe una rappresentanza democratica più ampia .  E ancora,  si potrebbe introdurre l’obbligo di discussione urgente da parte del Parlamento delle leggi iniziativa popolare, è una proposta del Movimento 5 Stelle che pochi conoscono perché Grillo con le sue continue esternarono distoglie l’attenzione da qualche buona proposta che pure viene dai parlamentari penta stellati. Come si vede non è necessario andare a  toccare la Costituzione se si vuole fare in modo di riportare gli elettori alle urne. Ma è questa la vera volontà?




L'anomalia dei saggi

Carlo Smuraglia  presidente nazionale ANPI

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Mentre di legge elettorale non si parla più (ed era una priorità assoluta, a detta
generale) e sfumano i contorni dei provvedimenti urgenti, per affrontare con
serietà e decisione l’emergenza sociale (se ne può vedere un lungo elenco,
probabilmente non esaustivo, nell’articolo domenicale di Scalfari su la
Repubblica), si corre in tutta fretta attraverso sentieri inesplorati, per fare
qualcosa che la prassi costante e la stessa Costituzione prospettano in termini
totalmente diversi
Continua, intanto, il percorso delle “riforme costituzionali” su cui mi sono già altre volte
intrattenuto. Mentre ferve la discussione e non mancano commenti critici sull’iter e sulle
prospettive, anche da fonti assai autorevoli, si continua imperterriti sulla strada intrapresa. E’ stato nominato il Comitato, definito da molti come quello dei “saggi”, che dovranno assistere il Governo. Trovo davvero singolare questa vicenda dei “saggi”, non perché non apprezzi gran parte dei nominati, ma perché nella stessa definizione si vuol tentare di forzare la mano, lasciando intendere che si costituisce un organismo, che in realtà non c’è.
Ma le singolarità non si riducono a questo: si tratta, alla fine, di “consulenti” nominati dal
Governo, che ha il diritto certamente di nominarli e spesso lo ha fatto nel passato, ma mai ho visto raggiungere un simile numero (35) di consulenti, in un colpo solo e a maggior ragione in un periodo in cui tutti parlano di sobrietà (e la sobrietà, se anche non investisse gli aspetti economici, riguarderebbe quanto meno il numero, veramente inconsueto). E chi ha mai visto consulenti non separati, settore per settore, specializzazione per specializzazione, ma tutti impegnati a lavorare insieme su un tema unico? Personalmente io non sono contrario alle novità; ma quando sono troppe e sono dotate di grande singolarità, prima mi stupisco e poi mi preoccupo. Tanto più che questo raggruppamento di esperti dovrebbe preparare un testo da sottoporre al Parlamento, anticipandone il lavoro.
Una volta, era il Parlamento che lavorava e poi, magari, su una bozza, interpellava esperti, faceva audizioni, chiedeva pareri. Adesso, è il contrario: sarà il Parlamento che si troverà di fronte ad un lavoro (forse) completo e deciderà o di buttarlo a mare (e sarebbe poco “rispettoso”) oppure dovrà prenderne atto e lavorare anche su quello. Non è un’altra anomalia, o sono io di gusti troppo sofisticati?
D’altronde, volendo proprio dirla tutta, se si voleva bypassare la sobrietà, non
sarebbe stato meglio nominare un Collegio di esperti per trovare il modo migliore per uscire dalla crisi e dall’emergenza sociale?
Ma non è finita: apprendo che questo “gruppo” lavorerà come una Commissione vera e
propria; c’è chi parla di relatori e così via. Anche questo non si era mai visto.
Come non si era mai visto, che un simile gruppo di Consulenti del Governo venisse addirittura ricevuto al Quirinale. E’ vero che questo era accaduto poco tempo fa, proprio a proposito di altri “saggi”; ma quelli erano stati nominati dal Presidente della Repubblica e dunque non c’era nulla di singolare che vi fosse un incontro e un contatto. Ma che rapporto ci può essere tra un Presidente della Repubblica e dei consulenti nominati dal Governo?  Francamente non saprei rispondere.
Infine, tempo addietro, non si tendeva a ritenere che le riforme costituzionali fossero materia soprattutto parlamentare e che il Governo, proprio per la sua particolare posizione di “politicità”, era opportuno che si tenesse fuori dal dibattito, salvo il diritto di esprimere, nelle forme previste, il suo parere? Anche questo, a quanto pare, non solo non usa più ma, anzi, si direbbe che le proporzioni si stiano invertendo, quasi che debba essere il Governo a condurre i giochi, a dettare l’agenda indicando i contenuti, con buona pace del Parlamento. Infine, se si legge quanto ha scritto Scalfari (nell’articolo domenicale, sulla “Repubblica” del 9 giugno), le riforme davvero urgenti e praticabili senza stravolgere la Costituzione nella sua struttura, sarebbero solo tre, (a prescindere dalla legge elettorale, ovviamente): la fine del bicameralismo perfetto, il taglio del numero dei parlamentari, l’abolizione delle province. Se fosse davvero così, a che servirebbe tutto questo apparato e il sistema che si è messo in piedi, visto che si tratta di riforme sulle quali si discute da anni? In linea di principio, c’è già una notevole intesa, e si tratterebbe solo di approfondire gli aspetti particolari e concreti.
Sarebbe dunque una serie di provvedimenti già matura per una normale discussione in
Parlamento, senza bisogno di altro che di un accordo tra le parti politiche, sui dettagli più
ancora che sul merito. Si avvalora il sospetto che in realtà si voglia andare ben oltre e che
proprio a questo dovrebbe servire la strana impalcatura che si è voluta costruire.
Insomma, mentre di legge elettorale non si parla più (ed era una priorità assoluta, a detta generale) e sfumano i contorni dei provvedimenti urgenti, per affrontare con serietà e decisione l’emergenza sociale (se ne può vedere un lungo elenco, probabilmente non esaustivo, sempre sullo stesso articolo di Scalfari), si corre in tutta fretta attraverso sentieri inesplorati, per fare qualcosa che la prassi costante e la stessa Costituzione prospettano in termini totalmente diversi. Che Dio ci aiuti, si dovrebbe dire. Ma forse sarebbe meglio confidare che siano i cittadini, cui dovrà spettare l’ultima parola, a dare una mano definitiva a quanti sono oggi fortemente preoccupati per questa singolarissima e inopinata vicenda.


Sabato 15 giugno torna la Critical Mass notturna di Frosinone

Pino Frisolo

Sabato 15 giugno, dalle ore 21,00 torna la Critical Mass Frosinone in modalità notturna, con ritrovo "casuale" al piazzale del campo sportivo, per festeggiare l’inizio dell’estate e pedalare in assoluta libertà e sicurezza tra le strade cittadine!

La Critical Mass è una “coincidenza organizzata”, un improvviso incontro di ciclisti urbani, senza leader nè organizzatori né copyright. Per far esistere una massa critica tutto ciò che serve è che abbastanza persone sappiano della sua esistenza e si incontrino il giorno designato per il raggiungimento della massa critica, per riappropriarsi tranquillamente di un pezzo di strada, in modo da escluderne i mezzi motorizzati, evidenziando cosi’ il diritto a vivere in una città a misura d’uomo e non di automobile. 

La Critical Mass proprio perché non è una manifestazione, ma una semplice ciclopasseggiata collettiva, non ha un percorso stabilito. Il percorso viene deciso sul momento, spesso da chi è in testa al gruppo.

Sono oltre 500 le città nel mondo dove è presente una Critical Mass e da alcuni anni anche Frosinone è tra queste. Si pedala per puro divertimento, per socializzare, per restare in forma, per vedere la città con occhi diversi,  e anche per dimostrare che è possibile vivere le città in maniera diversa, senza essere schiavi dell'auto e del petrolio. Proprio in conseguenza di questa mancanza di gerarchia, è richiesto che i cicloattivisti prendano responsabilità dell’evento, ciascuno individualmente.

Sono ammessi tutti i mezzi a propulsione umana: biciclette, skate, pattini, o semplice pedoni!
Sono caldamente raccomandati campanelli, trombette e tutto ciò che faccia colore e che serva a far festa!
Le strade vi aspettano! Sorridete: non siete più soli!


martedì 11 giugno 2013

Val di Susa direniş " Compagni No Tav fratelli di lotta


Sevgili yoldaşlar ve arkadaşlar: fonte http://mustereklerimiz.org/



Val di Susa direnişi gibi Gezi Parkı direnişi de güç ve kazanç sistemine karşı yükselen bir harekettir. Alanları, vadileri, parkları yani bizim olanı, sadece yatırım yapan bir azınlığın cebini doldurması anlamına gelen bir “büyüme” adına bizden çalmaya çalışan bu değerler sistemine karşı yükselen bir direniştir. Polis baskısı, gaz bozmbaları, basın sansürü, vandallık suçlamaları, davalar sadece bu kar düzeninin yarattığı baskının sadece görünen yanıdır.
Sizin desteğiniz ve dayanışmanız bize onur veriyor. Sadece direnişinizle ödemeye devam ettiğiniz bedellerden değil, aynı zamanda direnişin size, ve şimdi de bize öğrettiği herşeyle gurur duyuyoruz: bizim olanı geri almak, direnme cesareti,işgal, öz örgütlenme, sizden olmayana da güvenebilme. Bu günlerde Gezi parkında, aramızdaki bütün farklılıklara rağmen, birlikte mücedele etmeyi öğrendik: sadece gaz bombasına karşı değil çadırlarımızı yıkayan yağmura karşı da direndik. Hep birlikte bir meydanı ele geçirdik, barikatlar kurduk, birbirimizin üstünü örttük, yemeğimizi paylaştık, çöpleri topladık, bir radyo kurduk, yepyeni bir hayat yarattık. Sizin son işgal yıllarında vadide yarattıklarınızı biz de burada yaşıyoruz.
Ankara, Antakya İzmir ve diğer birçok şehirdeki yoldaşlarımız, bizim geçen hafta barikatların arkasına ittiğimiz iktidarın saldırılarına karşı halen direniyor. Şu anda bu alanda bir arada kalmayı ve birlikte yarattığımız bu mücadeleye inanmayı öğreniyoruz. Ne kadar süre burada kalacağımızı ve önümüzdeki birkaç günün sonunda direnişimizin nasıl ilerleyeceğini biz de bilmiyoruz. Ama birlikte mücadele etmeyi artık biliyoruz. Ve daha fazlasını da öğreneceğiz. Biliyoruz ki her ne kadar aramızda kilometreler olsa da, bu mücadele de siz kardeşlerimizle beraberiz.
Direnişiniz, direnişimizdir; bu daha başlangıç, mücadeleye devam!
Müştereklerimiz
Cari compagni No TAV,

fratelli di lotta;la Resistenza in Val di Susa, come la Resistenza per Gezi park, e’ una resistenza contro un sistema di interessi e poteri; un sistema di valori che vorrebbe toglierci cio’ che e’ nostro – lo spazio, la valle, il parco, e la possibilita’ di viverci – in nome di un “progresso” che, nei fatti, vuol dire solo il profitto dei pochi che ci investono. Questo profitto e’ una forma di oppressione del quale la polizia, i lacrimogeni, la censura mediatica, i tribunali, le accuse di vandalismo sono soltanto l’espressione piu’ esterna.

La vostra solidarieta’ ci onora. Non soltanto per il prezzo che continuate a pagare con la vostra resistenza ma soprattutto per quello che voi, come ora noi, avete imparato dalla resistenza: la riappropriazione di cio’ che ci appartiene, il coraggio di restare, l’occupazione, l’autorganizzazione, la fiducia gli uni negli altri. In questi giorni a Gezi abbiamo imparato a lottare insieme nonostante le nostre molte differenze interne: contro i lacrimogeni, si’ ma anche contro la pioggia che ci allagava le tende. Insieme si vince una piazza, insieme si montano le barricate; e insieme si distribuiscono le coperte, si organizza il cibo, si smaltisce la spazzatura, si monta una radio, ci si reinventa una nuova quotidianita’. Come avete fatto voi in questi anni di occupazione in valle.
Mentre i nostri compagni ad Ankara, Antakia, Adana, Izmir vengono attaccati in queste ore ancora una volta da quei poteri forti che noi di Istanbul abbiamo lasciato al di la’ delle barricate appena una settimana fa, noi in questa piazza che ora e’ nostra stiamo imparando a restare uniti e ad avere fiducia nella lotta che ci ha fatti incontrare. Non sappiamo quanto riusciremo a restare qui, non sappiamo ancora che ne sara’ della nostra resistenza dopo questi pochi giorni. Ma abbiamo imparato a lottare insieme. E che da qui si puo’ soltanto imparare ancora di piu’. E siamo sicuri che in questo vi siamo fratelli, nonostante la nostra distanza geografica.

La vostra resistenza e’ la nostra resistenza e questo e’ soltanto l’inizio – la lotta continua!
Müştereklerimiz

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