Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

giovedì 22 agosto 2013

Bentornata

Samantha Comizzoli

"Ho goduto della bellezza della Palestina, correndone i rischi e mettendomi al centro della strada, ma ora, è giunto il momento di avere il coraggio di andare. Andare per loro che aspettando dei risultati e non solo parole su un blog.
Mi preparo per il viaggio di ritorno con lo stomaco sottosopra perchè sono rassegnata che all'aeroporto mi aspettino visto che ho sempre scritto con faccia e nome. Un amico a Kuffr Qaddum mi ha detto "la nostra è una vittoria morale, Allah ti proteggerà".
Insomma, all'aeroporto Ben Gurion (altro carnefice) mi hanno rivoltato la valigia 4 volte per trovare tracce di gas lacrimogeno, ma nulla. Hanno, invece, trovato qualcosa che non sapevo nemmeno di avere: una limetta per unghie che mi ha fatto fare la figura della turista sprovveduta e mi ha fatto saltare ogni interrogatorio. 
Ora posso iniziare a lavorare per la Palestina, al documentario e ad altri due progetti per essa. Dopo, poi, ci sarà il tempo del "cuore" e del ritorno a quell'abbraccio quotidiano di umanità che è quel Popolo. Il Popolo Palestinese."

Lunaria alla Commissione per la Tutela dei Diritti Umani del Senato

http://www.lunaria.org/

Lunaria è stata ricevuta ieri, 3 luglio, in audizione dalla Commissione straordinaria per la promozione e la tutela dei diritti umani del Senato presieduta dall’sen. Luigi Manconi, insieme all’associazione MEDU, nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulla tutela dei diritti umani promossa dalla stessa Commissione.
Nel corso dell’audizione sono stati illustrati i risultati della ricerca svolta da Lunaria sulla spesa pubblica finalizzata al “contrasto dell’immigrazione irregolare”, recentemente pubblicati nel dossier Costi disumani.
Dopo la ricostruzione del quadro delle risorse pubbliche stanziate per il controllo delle frontiere esterne, per lo sviluppo dei sistemi tecnologici finalizzati a migliorare le attività di sorveglianza e di identificazione dei migranti, per la realizzazione dei programmi di rimpatrio, per la gestione dell’intero sistema dei centri di accoglienza degli immigrati irregolari, per la cooperazione con i paesi terzi in materia di contrasto dell’immigrazione irregolare, Lunaria ha evidenziato le criticità principali e avanzato alcune proposte.
Mancanza di trasparenza sulla gestione delle politiche in materia, inefficacia delle stesse e la ricorrenza di numerose violazioni dei diritti umani dei migranti sono le maggiori criticità evidenziate.
Sono state avanzate le seguenti richieste ai Senatori presenti all’audizione:
monitorare in modo più stringente la spesa pubblica in materia di contrasto dell’immigrazione irregolare e l’operato del Governo;
- fare pressione per richiedere una nuova indagine di controllo della Corte dei conti sulla gestione delle politiche migratorie e sull’immigrazione;
chiudere al più presto i Centri di Identificazione ed Espulsione
In attesa di una riforma complessiva, è stata chiesta l’attivazione urgente della Commissione al fine di ridurre il periodo di permanenza massimo nei centri e che siano evitati quei bandi al ribasso per la gestione dei centri che determinano un’ulteriore peggioramento delle condizioni di vita dei migranti nei Cie e li espongono a numerose violazioni dei diritti umani.
“Il modo migliore per ‘contrastare l’immigrazione irregolare’ è quello di facilitare l’ingresso e il soggiorno regolare dei migranti in Italia”, ha dichiarato Grazia Naletto,  presidente dell’associazione nel corso dell’audizione. A tal fine l’associazione ha evidenziato la necessità di introdurre forme di regolarizzazione ordinaria nel contesto di una riforma complessiva dell’intera disciplina che regola l’ingresso, il soggiorno e l’allontanamento dei cittadini stranieri presenti sul nostro territorio.
L’associazione esprime un giudizio positivo sull’esito dell’incontro e valuta positivamente la scelta della Commissione straordinaria per i diritti umani di avviare un’indagine conoscitiva sullo stato dei diritti umani nel nostro paese.

mercoledì 21 agosto 2013

Riflessioni su mafia e illegalità

Luciano Granieri

Nell’ottica del rilancio dell’Osservatorio Peppino Impastato di Frosinone, la settimana scorsa ci siamo riuniti in sede ,il sottoscritto, il presidente Francesco Notarcola e l’altro socio fondatore Mario Catania,    allo scopo di pianificare le attività per i prossimi mesi.  Per dare una più efficace continuità al coinvolgimento dei giovani  nella lotta all’illegalità e tutti i fenomeni criminogeni, anche per il prossimo  anno scolastico stiamo preparando alcuni eventi  che vedranno protagonisti gli studenti delle scuole superiori. 

Fra i vari progetti in preparazione spicca il premio “Libero Grassi”.  Nello specifico verranno sollecitati  gli studenti ad esprimersi attraverso  la redazione di temi e componimenti su alcune questioni relative al fenomeno mafioso, criminogeno e della diffusione dell’illegalità a tutti i livelli della vita sociale.  Gli autori dei migliori elaborati avranno la possibilità di visitare luoghi simbolo della lotta alla mafia. 

Il premio dedicato a Grassi, l’imprenditore ucciso   dalle cosche  perché aveva rifiutato di sottostare ai  sistemi estorsivi che  i mafiosi volevano imporgli,  si è già svolto in diversi istituti di tutta Italia e dell’organizzazione di questo evento si è occupataSOLIDARIA una cooperativa  onlus attiva nel sociale con particolare attenzione a fenomeni criminosi come la violenza sulle donne e la diffusione della mafie e dell’illegalità. 

Per questo motivo alla nostra riunione ha partecipato un  attivista  di Solidaria, il giornalista e scrittore Giovanni Abbagnato.  Il collaboratore di Repubblica è un osservatore attento dei fenomeni mafiosi. La sua attività si snoda fra una collaborazione con Libera e il credito etico, fra la partecipazione a Solidaria e l’attivismo nei No Muos.  Un intellettuale autorevole il cui contributo per chi vuole occuparsi di contrasto alle mafie e all’illegalità diffusa  è indispensabile.  

Un parte della lunga e proficua discussione con Giovanni, in particolare relativa alle problematiche del Muos è stata pubblicata in  un altro  POST.  In questo contributo, invece,  postiamo i video relativi alle riflessioni sulla commistione  fra Mafia, politica ed economia. Non manca un riferimento alla storia drammatica di Libero Grassi e al rapporto fra capitalismo e mafia. Ampi anche  i riferimenti alla costituzione. Tutto il discorso si è sviluppato nel senso di implementare un contrasto di tipo sociale ai fenomeni criminogeni . 

Noi dell’Osservatorio e Giovanni con noi, non siamo né  poliziotti né carabinieri, né magistrati. Siamo dei semplici cittadini consapevoli che il contrasto all’illegalità si comincia a combattere con una vera e propria rivoluzione culturale all’interno della comunità.  La lotta al voto di scambio, che veda oggetto dello scambio anche e solo il rilascio di una licenzia edilizia in modo celere,  il contrasto alla corruzione e all’evasione fiscale, sono atti che devono iniziare e svilupparsi all’interno della società. Ma per far questo occorre una attenta pianificazione sul territorio, che comprenda momenti informativi e di consapevole condivisione sulla  necessità di una reale lotta      all’illegalità.  

E tanto più oggi è necessario un tale progetto. Un’azione che si fa ancora più impellente in presenza    dell’ occupazione abusiva  e delinquenziale operata da un pregiudicato per frode ed evasione fiscale  e dei suoi servizievoli complici ai danni delle istituzioni e che diventa ineludibile di fronte al pericolo che l’illegalità, la criminalità e le mafie si trasformino da forme degenerative a sistema di potere consolidato.


Sullo scioglimento di Sinistra Crtica

di Francesco Ricci Partito di Alternativa Comunista 

Si è sciolta Sinistra Critica. Senza grandi clamori, nel pieno dell'estate, con un semplice comunicato pubblicato sul sito del gruppo si dà notizia dello scioglimento dell'organizzazione.
Lasciamo ad altri gruppi di scrivere compiaciuti coccodrilli e note funebri. A noi interessa provare a capire meglio il perché della chiusura di quella che è stata (insieme al Pdac e al Pcl di Ferrando) una delle tre organizzazioni nate dalla crisi di Rifondazione e al contempo una delle tre forze a carattere nazionale che hanno animato l'estrema sinistra italiana negli ultimi anni. Pur caduto nel silenzio (salvo, ripetiamo, qualche noticina velenosa sui siti di gruppi concorrenti) il fatto è importante anche perché Sinistra Critica era, nel bene e nel male, l'erede, la continuazione del primo gruppo trotskista costituitosi in Italia con Livio Maitan a metà degli anni Quaranta (i Gcr, che assunsero dal 1969 il nome di Lcr, e successivamente divennero l'Associazione Quarta Internazionale, poi Bandiera Rossa e infine Sinistra Critica: prima come area in Rifondazione, poi come organizzazione indipendente, dalla fine del 2007).
Per parte nostra, pur essendo stati da sempre molto molto lontani dalle posizioni di Sinistra Critica, posizioni con le quali abbiamo polemizzato anche aspramente (ma sempre in termini politici), riconosciamo a Sinistra Critica, e in particolare a Franco Turigliatto, uno dei suoi principali dirigenti, quella correttezza che costituisce una cosa anomala in una sinistra ed estrema sinistra in cui è pratica corrente il ricorso all'insulto e alla calunnia contro le altre organizzazioni (si pensi all'uso metodico - contro di noi specialmente, ma non solo - che ne fa la terza forza tra quelle citate: il Pcl).
Come è nostro costume anche in questo articolo polemizzeremo in termini esclusivamente politici, con l'intento di aprire un dialogo con quei compagni di Sinistra Critica che fanno un bilancio diverso da quello contenuto nell'atto di chiusura della loro organizzazione e che non sono disponibili a partecipare a nessuno dei due progetti alternativi guidati dalle due ali in cui si è diviso il gruppo dirigente di Sc.
Un bilancio reticente 
La cosa che più colpisce nel testo pubblicato sul sito di Sinistra Critica è lo scarso peso dato al bilancio. Ciò che produce la contraddizione per cui da una parte si annuncia la chiusura e dall'altra si allude a un bilancio sostanzialmente positivo.
I motivi della fine sono così ridotti alla crisi generale che colpirebbe in tutta Europa "le forze della sinistra anticapitalistica". Secondo la dichiarazione di Sinistra Critica bisogna prendere atto che pur in un "terreno privilegiato a forze orientate verso la trasformazione sociale", determinato dall'ascesa della lotta di classe in tante parti del mondo, Europa inclusa, in ambito politico ciò non si riflette in un rafforzamento delle organizzazioni di sinistra. E nessun tentativo è fatto (almeno in questo testo) per capire il perché di questa sfasatura tra il piano sociale e quello politico, ritenendo gli autori del testo escluso, come si capisce dalla lettura del resto della dichiarazione, che la causa possa essere cercata nell'inadeguatezza del progetto politico e programmatico di forze come la loro che, aggiungiamo noi, forse proprio per questo arrivano a sciogliersi. La paradossale conclusione di questo bilancio poco bilanciato è così questa: "Restiamo convinti che l’esperienza condotta negli anni, o decenni, trascorsi alle nostre spalle, sia stata giusta."
L'esito di una lunga storia 
Del tutto diverso, noi crediamo, avrebbe dovuto essere il bilancio di Sinistra Critica se, in luogo di qualche frasetta rituale per riempire un testo, i suoi dirigenti avessero voluto realmente guardare indietro a un percorso che, durato in effetti decenni (la data di inizio va indicata nel 1949, anno di nascita dei Gcr) ha prodotto una lunga catena di disastri.
In altri testi abbiamo fatto riferimenti più argomentati alle posizioni di quella corrente: la stessa nostra corrente internazionale (la Lit-Quarta Internazionale) nasce da un percorso di decenni di battaglie contro le posizioni del Segretariato Unificato (Su, l'organizzazione internazionale a cui Gcr, Lcr e poi, seppure con adesione individuale dei militanti, Sinistra Critica hanno fatto riferimento) e da una rottura definitiva, anche in termini organizzativi con l'Su, nel 1979, seguita, nel 1982, dalla nascita della Lit-Quarta Internazionale
Non abbiamo la pretesa di riassumere qui in qualche riga mezzo secolo di dibattito storico: chi fosse interessato ad approfondire il tema può trovare sul nostro sito web vari testi di ricostruzione storica e, sul sito della Lit, una breve sintesi in spagnolo: 
http://www.litci.org/inicio/quien-somos/historia-de-la-lit
Qui ci limitiamo piuttosto a indicare il filo conduttore di tutta la storia della corrente sfociata in Sinistra Critica e quindi nel suo scioglimento: una costante revisione centrista del marxismo rivoluzionario (cioè del trotskismo) che la ha condotta progressivamente ad abbandonarne i pilastri programmatici e a considerare il trotskismo come, nella migliore delle ipotesi, un "contributo" da portare ad altri progetti, una sorta di integratore alimentare (la vitamina T...). Fu appunto portando alle logiche conseguenze questa concezione che nel '68 - cioè nel momento in cui avrebbe potuto fare un balzo nella costruzione - i Gcr andarono in frantumi, mentre vari dirigenti di primo piano davano vita a organizzazioni concorrenti (Vinci e Gorla fondarono Avanguardia Operaia, Brandirali Servire il popolo, e poi ancora Mineo, Russo, Illuminati, Savelli, ecc.)
Ed è sempre seguendo questa concezione (la rinuncia a costruire un partito basato sul programma marxista, dunque trotskista) che - facciamo ora un salto di vari decenni - in tutta la vita di Rifondazione la corrente di Turigliatto, Maitan e Cannavò ha prima cercato di fare da "consigliere del re" (e il re era Bertinotti...), poi ha dato vita a una tendenza interna che perennemente oscillava tra il sostegno critico e una moderata opposizione al bertinottismo. E' da questa posizione oscillante (quintessenza del centrismo, per dirla con Trotsky) che i parlamentari di Sinistra Critica eletti in quota a Rifondazione hanno votato più volte la fiducia al governo imperialista di Prodi (coprendo questa pratica con virtuosismi linguistici: "una fiducia distante", "siamo tendenzialmente all'opposizione del governo"), votandone la prima finanziaria "lacrime e sangue", la missione militare in Afghanistan (19 luglio 2006) eccetera. Arrivando persino dopo l'espulsione di Turigliatto da Rifondazione a votare i "dodici punti" con cui Prodi rilanciava il suo governo (tra questi punti ricordiamo: il rilancio delle missioni militari, la Tav, ecc.) e a "non partecipare al voto" (che equivale al Senato a un voto a favore, in quanto fa abbassare il quorum) sulla Finanziaria 2007.
Turigliatto porta ancora l'etichetta, attribuitagli ingiustamente dalla stampa borghese (che procede sempre per cliché), di affossatore in parlamento di Prodi: ma in realtà fece sempre tutto il possibile per non disturbare il governo. (1)
Questo atteggiamento non derivava da errori per quanto gravi o di una semplice subalternità a Rifondazione e quindi al centrosinistra. Sinistra Critica, rimuovendo (insieme a molte altre parti del programma marxista, revisionato) il principio cardine del marxismo dell'indipendenza di classe dei comunisti dalla borghesia e dai suoi governi, sostituito con un possibilismo (rispetto ai governi borghesi si valuta di volta in volta), partita con l'intenzione di dare un contributo marxista al riformismo, finì in quegli anni con il ricevere dal bertinottismo... il suo contributo riformista basato sulla collaborazione di classe.
Il fallimento del "partito anticapitalista" 
La Sinistra Critica fuori da Rifondazione, organizzazione indipendente, ha poi proseguito lungo quegli antichi binari, avviando la sperimentazione di un progetto "nuovo": il cosiddetto partito anticapitalistico. Negli atti di nascita di Sc si poteva leggere a chiare lettere una nostalgia per un presunto "bertinottismo delle origini", l'epoca in cui il Prc civettava con i movimenti per poi (aggiungiamo noi) usarli come tramplino di lancio nel governo. E' su questa prospettiva vaga e confusa che fu costruita in questi ultimi anni Sinistra Critica.
Sulla scia del progetto dell'Npa, l'organizzazione sorella di Francia (anch'essa legata al Segretariato Unificato), Sinistra Critica teorizzò la possibilità di costruire partiti basati sull'unione di riformisti e rivoluzionari, che abbandonassero cioè quelle precise delimitazione programmatiche che Lenin e Trotsky posero alla base della costruzione dei partiti rivoluzionari d'avanguardia della Terza e della Quarta Internazionale; rimuovendo di conseguenza l'obiettivo della "dittatura del proletariato", cioè del potere dei lavoratori per avanzare nell'abolizione della società divisa in classi, unico fine che giustifichi l'uso del termine comunista.
I risultati di questo revisionismo programmatico e politico non richiedono molte parole. Quel progetto è fallito in modo clamoroso in Francia, dove l'Npa è esploso, perdendo due terzi dei membri iniziali, e ora ha prodotto gli stessi esiti in Italia, con lo scontro sviluppatosi nell'ultimo anno tra due tendenze opposte nel gruppo dirigente di Sinistra Critica (scontro nato dall'evidente insuccesso del progetto costitutivo) che è infine sfociato nello scioglimento dell'organizzazione.

Un nuovo inizio o una nuova fine?
L'atto che comunica la conclusione dell'esperienza di Sinistra Critica è intitolato "Nuovi inizi". Il riferimento è ai due differenti progetti in cui annunciano di volersi impegnare le due anime del gruppo dirigente di Sinistra Critica emerse nella divisione prodottasi all'ultima Conferenza nazionale.
Un settore (quello legato a Cannavò, Maestri, Malabarba) è, secondo la loro stessa definizione, "intenzionato a intraprendere, in un'ottica di classe, la strada della promiscuità tra 'politico' e 'sociale", cioè, potremmo provare a tradurre noi, a portare fino in fondo l'allontanamento dal marxismo, sciogliendosi in una imprecisata dimensione "nuova", più culturale che politica (come tutto culturale è il principale progetto animato da Cannavò e dagli altri, la rivista Letteraria. Riviste di letteratura e interessanti pubblicazioni a parte, verso quali lidi possa approdare questo progetto è difficile dire: ma ancora più difficile è capire come tutto ciò potrà mai essere fatto (come annunciano i promotori) "in un'ottica di classe", dato che (salvo buttare a mare tutta l'esperienza rivoluzionaria da Marx in poi) l'ottica di classe ha senso solo in funzione della costruzione di un partito che permetta alla classe di prendere, per via rivoluzionaria, il potere). Qui l'orizzonte sembra sinceramente un altro ed è quello in effetti ben sintetizzato dal nome del progetto: Solidarietà, che pare un regresso dalla rivoluzione russa a quella francese (e per giunta all'89 più che al Novantatré...).
L'area guidata da Turigliatto, invece, annuncia per settembre la costituzione di Sinistra anticapitalista, che, se capiamo bene, dovrebbe servire a costruire una tendenza nella costituenda Rossa cui lavora Giorgio Cremaschi, avviata (quest'ultima) nelle scorse settimane con un'assemblea nazionale (scarsamente partecipata) e con una serie di riunioni locali (che per ora hanno riunito qualche decina di persone).
Rossa nascerà dalle ceneri di Rifondazione (di cui è probabile l'esplosione al prossimo congresso, con una parte del gruppo dirigente che finirà nella Sel di Vendola e una parte che guiderà la confluenza in Rossa). Già la lista delle figure pubbliche e dei gruppi che stanno concorrendo a questo nuovo progetto sono utili a definirne le coordinate: a parte Cremaschi (che a suo tempo lanciò il Comitato No Debito appunto con l'unico scopo - come denunciammo in tempi non sospetti - di usarlo per costruire il nuovo partito che avrebbe potuto presentarsi già alle scorse elezioni, se non fosse stato battuto sul tempo dalla fallimentare Rivoluzione Civile del magistrato Ingoia), faranno parte del gruppo dirigente della nuova (si fa per dire) impresa anche gli stalinisti della Rete dei Comunisti (Cararo, la Papi, Leonardi, ecc. che a loro volta dirigono, in forma in genere ignorata dagli stessi attivisti sindacali, il sindacato Usb). Non serve molta fantasia per capire cosa potrà uscire dall'amalgama di cremaschismo (un neo-keynesismo dal piglio barricadero), quanto resta del ferrerismo (cioè dell'area dell'ex ministro della Solidarietà sociale nel governo imperialista di Prodi), e soprattutto la forte componente di stalinisti inveterati (oltre alla Rete dei Comunisti, Rossa attirerà anche altri frammenti della medesima area culturale; al momento mancano all'appello, ma non stupirebbe che partecipassero, in tutto o in parte, anche i Carc, ala ufficiale del "clandestino" nPci, dato che sono la parte più attiva del No Debito di Cremaschi).
Si tratta insomma dell'ennesimo tentativo di rifare un partito riformista, con l'aggravante, in questo caso, che il tentativo avviene dopo il fallimento catastrofico di Rifondazione. In questo pasticcio Turigliatto e la sua tendenza (Sinistra anticapitalistica) porteranno il solito contributo "marxista" (o di quello che loro si ostinano, contro ogni evidenza, a chiamare "marxismo"), per riprendere da un altro imbocco quella medesima strada che, dopo vari decenni, li ha portati allo scioglimento di Sinistra Critica.
Più che un nuovo inizio a noi sembra l'inizio di una nuova fine. Per questo è auspicabile che quei compagni di Sinistra Critica che finora non si sono schierati né con Solidarietà né con Sinistra anticapitalistica possano decidere di imboccare un'altra strada, diversa.

C'è un'altra strada 
Chi cerca una strada rivoluzionaria e internazionalista potrà trovare nel Pdac un partito con cui confrontarsi, e in cui militano compagni di provenienze diverse, in cui non ci sono soci fondatori né guru, l'unico che oggi in Italia è parte di una reale organizzazione internazionale: la Lit-Quarta Internazionale, nei fatti la principale forza trotskista a livello internazionale, presente in Europa e in crescita nei diversi continenti, in prima fila in tutte le lotte, tanto qui in Italia (dove negli ultimi mesi spesso ci siamo scoperti essere l'unico partito presente nelle lotte più radicali, specie in quelle dove non c'erano telecamere davanti a cui sventolare bandiere) come nelle piazze di Spagna, Portogallo, Turchia e soprattutto nella nuova ondata di lotte del Brasile, in cui il nostro partito, il Pstu, riconosciuto anche da molti avversari come il più grande partito che si rivendica trotskista oggi nel mondo, svolge un ruolo di primissimo piano.
Come abbiamo detto più volte, avendo il senso della realtà, come Pdac (a differenza di quanto fanno altri) non ci siamo mai considerati come il partito rivoluzionario che manca e che è ancora tutto da costruire: ma certo pensiamo di aver rafforzato in questi anni uno strumento importantissimo in quella prospettiva. Per questo siamo interessati a confrontarci fraternamente con tutti quei compagni che, come noi, non credono che il capitalismo possa essere la fine della storia, per questo vogliamo dialogare con chi (all'opposto di Rossa) non crede che il capitalismo possa essere riformato o governato diversamente, con chi ha compreso che la collaborazione di classe premia solo la borghesia. E' con chi pensa che il capitalismo vada rovesciato con la rivoluzione, che per farlo la sola crescita delle lotte, pur indispensabile, non basta, che cerchiamo il confronto e la collaborazione, nel reciproco rispetto, a prescindere dalle singole esperienze precedenti. Per questo ci rivolgiamo, anche con questo articolo, tanto ai compagni di Rifondazione, che nei prossimi mesi si ritroveranno senza partito, come ai compagni della ora disciolta Sinistra Critica. A tutti loro chiediamo: non pensate anche voi che dopo tanti fallimenti è arrivato il momento di provare a cercare insieme un'altra strada?

Note(1) Dal versante opposto, Turigliatto e Sinistra Critica sono stati più volte accusati dal Pcl di Ferrando per queste loro oscillazioni nei confronti del governo Prodi. Tuttavia, giova ricordarlo, come ammise Ferrando in un testo del 18 giugno 2006 pubblicato sul manifesto (e non si tratta di un'intervista, quindi non vi fu nessuna deformazione giornalistica) nel caso fosse stato eletto in parlamento (come gli aveva inizialmente promesso Bertinotti, che poi ci ripensò su sollecitazione del Corriere della Sera) anche Ferrando avrebbe vagliato ogni espediente per non disturbare il governo di centrosinistra: non avrebbe mai votato la fiducia a tale governo ma, aggiunge, "altre soluzioni di carattere eccezionale - incluse le mie dimissioni da parlamentare - si sarebbero rese possibili solo nel caso del carattere determinante del mio unico voto." In altre parole, mentre Turigliatto alternava voti a favore con uscite dall'aula e astensioni, Ferrando, più generosamente, si sarebbe dimesso da parlamentare per non infastidire con la sua presenza il governo imperialista...
L'idea che si potesse in parlamento votare (anche da soli) contro la borghesia, come faceva Karl Liebnecht, è un'idea che non ha mai sfiorato né l'uno né l'altro.

Nuovi Inizi

Il coordinamento nazionale di Sinistra Critica


Nell’ultima conferenza nazionale di Sinistra Critica si sono confrontate, e alla fine sostanzialmente eguagliate, due posizioni politiche e strategiche tra loro alternative. Il lavoro degli ultimi sei mesi non ha prodotto significativi passi avanti nella convergenza tra quelle impostazioni che affrontano diversamente nodi analitici e teorici rilevanti e soprattutto si danno progetti di lavoro politico e strumenti di intervento differenti.
Questa difficoltà la viviamo come una nostra debolezza inserita però nella più ampia crisi sociale e politica italiana ed europea. Le forze della sinistra anticapitalista conoscono quasi ovunque una difficoltà materiale e di strategia politica.
Le condizioni obiettive dettate dalla crisi e da quella “lotta di classe” al contrario che i poteri dominanti stanno conducendo da diversi decenni, dovrebbero offrire un terreno privilegiato a forze orientate verso la trasformazione sociale. Ma la realtà materiale indica che non è così: in Francia, in Germania, in Gran Bretagna e in Italia, ad affermarsi è la difficoltà, la scomposizione delle forze ed anche la crisi
Sinistra Critica ha rappresentato un progetto politico che, nel quadro dell’esperienza di Rifondazione comunista, ha puntato ad amalgamare la necessaria rifondazione del pensiero e della pratica marxiste con le energie rese disponibili dai nuovi movimenti sociali e politici. In questo senso ha trovato ispirazione e progetto politico nelle vertenze sociali, nella vita e nelle vicende del movimento operaio, nei movimenti anti-globalizzazione e per la pace, nel nuovo femminismo e nelle lotte dei movimenti lgbt.
Sempre tenendo fermo un orientamento finalizzato alla ricostruzione di una soggettività e di una organizzazione politica anticapitalista, internazionalista, femminista, ecologista.
Questo progetto si è dipanato nel corso degli anni 90 e 2000, nella battaglia politica interna al Prc contro le derive governiste di quel partito, rese evidenti, in particolar modo, con il secondo governo Prodi. Abbiamo cercato di indicare una via d’uscita all’impasse della sinistra, alternativa a quella proposta da Fausto Bertinotti e dal gruppo dirigente di Rifondazione. Quella battaglia, in termini di consenso, non ha avuto l’esito sperato.
Ma i vincitori di quella contesa hanno ottenuto una vittoria di Pirro che presto si è trasformata nella disfatta del partito e risultano tra i principali responsabili della scomparsa della sinistra politica dal panorama italiano.
Restiamo convinti che l’esperienza condotta negli anni, o decenni, trascorsi alle nostre spalle, sia stata giusta. E’ stato giusto contestare in radice la cultura politica dominante della sinistra italiana, derivante dal riformismo togliattiano e dalla vocazione al compromesso sociale. E’ stato giusto denunciare il ruolo nefasto che lo stalinismo ha avuto nella storia del movimento operaio internazionale, battendosi per recuperare “la memoria dei vinti”, le giuste battaglie storiche degli oppositori alla Terza Internazionale. E’ stato giusto lavorare per il rinnovamento culturale del marxismo, recuperando le teorie migliori e la freschezza dell’apparato critico dello stesso Marx contro ogni tentazione di ossificazione. E’ stato giusto battersi contro gli apparati burocratici del movimento operaio, in campo politico e sindacale, rivendicando l’autorganizzazione e il protagonismo operaio come unico viatico per una effettiva emancipazione. E’ stato giusto recuperare il pensiero ecologista come punto nevralgico di un’identità per la nuova sinistra.
 Rivendichiamo , in particolare, lo sforzo costante di coniugare, nella nostra concezione della sinistra anticapitalista, il femminismo con il marxismo critico e di fare del protagonismo delle donne un passaggio ineludibile per qualsiasi progetto di trasformazione. E’ stato giusto mantenere la rotta su un progetto di trasformazione rivoluzionaria e socialista della realtà esistente.
Tutto questo non ha impedito anche al nostro progetto di segnare il passo. Non siamo riusciti a costruire una alternativa forte e credibile alla deriva della sinistra italiana e, nel momento in cui si sono verificati grandi sommovimenti internazionali (la crisi) e modificazioni profonde nel corpo vivo della sinistra politica – si pensi alla crisi del Pd, dopo quella di Rifondazione – abbiamo iniziato a maturare, al nostro interno, analisi e progetti diversi per rispondere alla crisi.
La nostra ultima conferenza ci ha consegnato un’organizzazione sostanzialmente divisa a metà su due progetti la cui alternatività si è mostrata evidente con il passare del tempo. La politica, del resto, non può essere confinata alla sola analisi e alla condivisione degli orizzonti di fondo.
Se fosse così non esisterebbero, e non sarebbero esistite, scissioni, divisioni, divaricazioni inconciliabili.
A questo punto avremmo potuto dare vita a una classica contesa, strappandoci reciprocamente consensi, in un faticoso lavoro di interdizione simultanea. Avremmo potuto anche nascondere le nostre divergenze e “fare finta” che non fosse successo nulla dando vita, di fatto, a due correnti separate.
Abbiamo preferito spiegare la nostra situazione, renderla esplicita e trasparente con la presunzione di offrire un altro modo di affrontare la crisi della sinistra.
Con questa lettera noi dichiariamo chiusa l’esperienza politica di Sinistra Critica che quindi da oggi non esisterà più nel nome e nella simbologia. Ma il collettivo militante che questa organizzazione ha rappresentato non si ritira dalle battaglie politiche e sociali: dalle sue “ceneri” nascono altre storie, anzi già operano iniziative e attività articolate e complesse. I suoi e le sue militanti daranno vita, infatti, a progetti diversi, uno che propone una organizzazione politica più che mai orientata a un forte radicamento di classe, l’altro intenzionato a intraprendere, in un’ottica di classe, la strada della promiscuità tra “politico” e “sociale” che cominceranno a vivere pubblicamente nelle prossime settimane e nel mese di settembre.
Abbiamo pensato che invece di dare vita a scontri e recriminazioni fosse più giusto e utile, anche per rispetto alla nostra storia comune, condividere il momento della separazione, rispettando l’impegno di tanti e tante militanti. Speriamo che i due progetti politici che scaturiranno dalla nostra esperienza restino complementari tra loro anche se distinti. Non sappiamo se ci riusciremo ma questa è la nostra intenzione.
Anche per questo abbiamo deciso di garantirci per il futuro uno spirito fraterno dividendo con un accordo comune espresso in uno specifico testo scritto le poche risorse esistenti e garantendo a ciascuno l’operatività politica organizzativa.
In questo nuovo quadro politico organizzativo, insieme ribadiamo, la comune adesione al dibattito, al patrimonio e al progetto politico della corrente Quarta internazionale così come si è andata evolvendo nel tempo e come oggi si presenta nelle sue articolazioni internazionali: dal progetto del Nuovo partito anticapitalista francese, al dibattito latinoamericano fino alle nuove esperienze asiatiche. Un riferimento non dogmatico ma politico, culturale e “in progress”.
Il coordinamento nazionale



martedì 20 agosto 2013

Gente senza casa e case senza gente

Luciano Granieri


Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.
Questo è quanto riportato dall’articolo 3 della Costituzione. Nel nostro territorio, come in gran parte d’Italia,  quanto stabilito dalla Carta non viene osservato. La mancanza di un tetto sopra la testa  è uno dei più grandi ostacoli di ordine economico e sociale che limita "la libertà e l’eguaglianza dei cittadini e impedisce  il pieno  sviluppo della persona umana". 
A Cassino è in atto una vergognosa e indegna odissea. Intere famiglie con bambini al seguito, sfrattate,  dal giugno scorso stanno vagando  per la città sempre con la polizia alle calcagna pronta a sgomberarli.  Dalle case vuote di Via Maglie,  una volta  destinate all’esercito,  alle tende piazzate davanti al palazzo comunale, fino all’attuale occupazione della struttura Colonia  Solare di Via Montecassino,  alcuni  cittadini del nostro territorio hanno cercato di far valere un diritto che in una società veramente civile non dovrebbe neanche essere in discussione. Il diritto di avere una casa in cui vivere. 

Non sappiamo se nelle prossime ore le famiglie del  comitato lotta per la casa verranno cacciate anche da questa ultima struttura, sembra che si prepari l’ennesimo attacco verso uomini donne e bambini  indifesi. Resta il fatto che l’edificio occupato non è un palazzo principesco, è uno dei tanti scheletri cementizi lasciati dalla speculazione finanziaria ed edilizia. 
L’ex colonia solare è di proprietà del comune fu ristrutturata con 661 milioni di euro di fondi regionali e comunali, con soldi nostri quindi, per farne una casa dello studente. Ma nel 2011 l’università di Cassino ha deciso che gli studenti dovessero alloggiare in  altro loco. Da allora quindi dei 24 mini  alloggi destinati agli studenti non sono rimasti che  degrado e  macerie. Un immobile  che, se adeguatamente ristrutturato,  avrebbe potuto     offrire  otto appartamenti da mettere a disposizione di altrettante famiglie, è  invece  rimasto  in balia di ladri e saccheggiatori che hanno trafugato suppellettili, porte e termosifoni. 
In questo tugurio, monumento allo spreco di denaro pubblico,  ora chiedono di vivere gli sfrattati di Cassino. Ma il perverso gioco  della corsa all’accumulo, attraverso i giochi di prestigio dei cambi di stati d’uso, del saccheggio di fondi pubblici per fini di profitto privato, non prevede case per la popolazione. 
L’edilizia popolare rimane  un punto  scritto nei programmi degli aspiranti sindaci che, una volta eletti,  dimenticano i buoni propositi  cedono pezzi di città a costruttori e speculatori  i quali, cercando di sfruttare l’onda positiva della bolla del mattone, hanno riempito intere aree urbane di palazzoni di pregio.  
Ma oggi la bolla si è sgonfiata e quei lussuosi manufatti sono destinati a rimanere desolatamente vuoti, mentre le piazze si riempiono di persone, di  donne,  uomini e bambini alla ricerca disperata di un alloggio.  La lotta per la casa, come la lotta per il lavoro, sono conflitti per la sopravvivenza. Sono atti necessari a "promuovere la libertà  e l’ eguaglianza dei cittadini per consentire il pieno sviluppo della persona umana".  Il  fatto che il conflitto sociale sia finalizzato a vedere riconosciuti diritti sanciti nella Costituzione fornisce la prova del degrado in cui versano le istituzioni, rende palese i veri obbiettivi di amministrazioni e governi tesi ad assicurare i  propri  privilegi  a discapito dei cittadini .  
Il dramma è che il deterioramento culturale prodotto da un ventennio di promozione del più virulento e cinico individualismo, dell’indifferenza  verso il malessere sociale ha determinato l’isolamento e l’alienazione di coloro i quali si battono per ottenere i diritti riconosciuti loro dalla legge e dalla Costituzione. Fino a quando non si inizierà ad intaccare questa deriva frantumatrice della solidarietà collettiva la gente continuerà a rimanere senza casa e le case continueranno a rimanere senza gente.

Lo foto della clip sono state scattate del gruppo di CARC di Cassino il brano è Las barricadas, di Cisco e la casa del vento.

lunedì 19 agosto 2013

Egitto - L’eroica resistenza delle masse popolari egiziane al colpo di Stato rafforza le masse popolari di tutto il mondo!

(n)Pci Nuovo Partito Comunista Italiano


Le masse popolari egiziane combattono in questi giorni un’accanita ed eroica lotta contro le forze armate egiziane che sono al servizio della Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti europei, americani e sionisti. Alle masse popolari egiziane va e deve andare la solidarietà di tutte le forze progressiste e del movimento comunista di tutto il mondo. La loro lotta rafforza la nostra lotta. La nostra lotta rafforza la loro lotta. La vittoria delle masse popolari egiziane rafforzerà le masse popolari in tutto il mondo. Essa contribuirà alla rinascita del movimento comunista già in corso, perché solo sotto la guida del movimento comunista e della sua concezione del mondo, il marxismo-leninismo-maoismo, le masse popolari egiziane riusciranno a consolidare la loro vittoria, a superare le divisioni attuali su cui fanno leva i gruppi imperialisti, a imboccare una via di progresso.
Non sono le bandiere e le parole d’ordine religiose l’aspetto principale della lotta eroica che in questi giorni le masse popolari egiziane conducono contro le forze armate. È sciocco chi valuta un movimento principalmente o addirittura solo dalle sue bandiere e parole d’ordine, dalla coscienza che esso ha di sé. L’aspetto principale è che le masse popolari egiziane hanno impedito alla Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti europei, americani e sionisti di ristabilire in Egitto l’ordine sconvolto dalla rivolta di gennaio e febbraio 2011 che ha rovesciato Mubarak, di fare dell’Egitto un terreno ancora più aperto di prima alle sue operazioni.
La Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti europei, americani e sionisti vuole fare dell’Egitto come degli altri paesi oppressi del sistema imperialista mondiale un terreno aperto per le sue speculazioni, per i suoi affari, per i suoi investimenti, per le sue delocalizzazioni, per il suo commercio. Anche nei paesi imperialisti per far fronte alla crisi del capitalismo essa cerca di dissolvere il tessuto sociale creato durante la prima ondata della rivoluzione proletaria, di trasformare i popoli in una folla di individui da sfruttare come lavoratori e come clienti. Nei paesi oppressi sta distruggendo persino le basi primitive su cui ancora vive gran parte della popolazione e getta milioni di uomini e donne nell’emigrazione e nell’emarginazione. In assenza di un forte movimento comunista, sono i gruppi e le confraternite fondate sulle relazioni e le concezioni del passato che a loro modo si mettono alla testa della resistenza delle masse popolari. Per loro natura non sono in grado di andare fino in fondo, perché per andare fino in fondo la rivoluzione delle masse popolari egiziane deve confluire nella rivoluzione di cui tutta l’umanità ha bisogno. Ma ora riescono a funzionare come centri di aggregazione e di resistenza. Sta ai comunisti prendere il posto che loro spetta alla testa della lotta e della rivoluzione socialista e di nuova democrazia: la concezione comunista del mondo fornisce strumenti adeguati.
Quando il movimento comunista era forte nel mondo, nei paesi coloniali e semicoloniali si sviluppava la rivoluzione di nuova democrazia: la rivoluzione antifeudale e anticoloniale era ispirata e diretta dal movimento comunista. Contro questa rivoluzione nei paesi coloniali e semicoloniali i gruppi imperialisti hanno mobilitato e sostenuto ogni genere di gruppi e movimenti feudali e clericali. Ora il movimento comunista è ancora debole, ma la crisi del capitalismo si dispiega con ferocia tale contro le masse popolari che anche quei gruppi e movimenti feudali e clericali devono mettersi a loro modo alla testa della resistenza. La lotta in corso in Egitto fa parte di questo quadro generale.
Solo con la rinascita del movimento comunista si creerà nuovamente una grande unità popolare antimperialista e progressista. Contribuire alla rinascita del movimento comunista è la forma più alta e decisiva di solidarietà che noi comunisti italiani e tutte le masse popolari italiane possono e devono dare alla lotta eroica delle masse popolari egiziane contro le forze armate della Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti europei, americani e sionisti.
Con i massacri di questi giorni, i generali egiziani rivelano la natura criminale, la vera e intima natura degli Obama, dei Bergoglio, delle Merkel, degli Hollande, dei Letta-Napolitano-Berlusconi e degli altri caporioni del sistema imperialista mondiale, del loro potere. La guerra di sterminio non dichiarata che questi conducono contro le masse popolari anche nei paesi imperialisti, mostra in questi giorni in Egitto il suo volto sanguinoso e brutale. Il MUOS mostra il suo scopo.
La Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti europei, americani e sionisti è sconvolta dalla crisi generale del capitalismo. Essa non riesce in alcun paese a creare un ordine stabile ad essa favorevole. Essa arranca con difficoltà e ricorre sempre più a metodi apertamente criminali, alla Silvio Berlusconi o alla Abdel Fattah Sisi, per mantenersi al potere: la sua forza sta principalmente nella debolezza del movimento comunista. La rinascita del movimento comunista sarà la sua fine. La rivolta contro la Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti europei, americani e sionisti cresce ovunque nel mondo, anche nei paesi imperialisti e negli USA stessi. Il primo paese imperialista che spezzerà le sue catene aprirà la strada e mostrerà la via anche alle masse popolari del resto del mondo.