Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

mercoledì 8 gennaio 2014

Grido d'allarme sulla sanità a Frosinone


-     COMUNICATO  INVITO-

Ancora una volta le associazioni e la Consulta della Capoluogo lanciano UN GRIDO DI ALLARME.
Qualche giorno fa, al pronto soccorso dell’ospedale “F:Spaziani” stazionavano circa 80 pazienti. Regnavano confusione e rischio.
Uomini e donne ammucchiati in ogni dove in attesa dello Spirito Santo che portasse loro un po’ di sollievo. Trovare un posto letto era più difficile che vincere alla lotteria di Capodanno.
Le ambulanze erano ferme (Bloccate) fino a quando non si liberavano le barelle.

Tutto cio’ e’ illegale e calpesta i più elementari diritti dei cittadini

Siamo, ormai, a un PUNTO DI NON RITORNO se i cittadini non si mobilitano per far sentire la loro voce, la loro protesta, la loro rabbia e la loro indignazione. L’ipotesi di chiudere l’ospedale di Alatri   rappresenta una minacciosa volontà di ridurre l’organizzazione sanitaria provinciale
a pura e virtuale presenza.

Per discutere COSA FARE per mettere fine a questa VERGOGNOSA REALTA’ è convocato un incontro  con le associazioni ed i cittadini per Venerdì 10 gennaio 2014, alle ore 17, presso la Casa del volontariato, in Via Pierluigi da Palestrina a Frosinone Scalo.

Frosinone 7 gennaio 2014

- Consulta delle associazioni della Città di Frosinone – Francesco Notarcola
- Cittadinanzattiva-Tribunale difesa diritti malato - Renato Galluzzi
- Associazione Italiana Pazienti anticoagulati e cardiopatici – Antonio Marino
- Frosinone Bella e Brutta – Luciano Bracaglia
- Associazione Diritto Alla Salute - Sandro Compagno – Anagni
- Legambiente Frosinone – Antonio Setale
- Gruppo Civico Vitaminex – Mauro Meazza –Anagni
- Coordinamento prov.le Legambiente – Francesco Raffa
- Associazione “Alle Venti” – Amedeo Di Salvatore
- Osservatorio Peppino Impastato – Mario Catania
- Coordinamento Frosinone “Salviamo il paesaggio” – Luciano Bacaglia
- Associazione   “Mountain Village” – Fabio Colasanti
- Associazione “Città del sole” – Fabio Colasanti
- Associazione Oltre l'Occidente - Paolo Iafrate
- Comitato Salviamo l'ospedale di Anagni - Piero Ammanniti
- Zerotremilacento - Simona Grossi
- Fondazione Kambo - Marco Campagna
- Ciociaria Report 24 - Carlo Ruggiero
- Associazione Forming Onlus - Riccardo Spaziani

Clicca per aprire.


Dipingere con il tango

  Venerdì 10 gennaio ore 21 - Palazzo Comunale di Anagni
JUAN CARLOS in “Los Colores del Tango”
performance di pittura estemporanea
musiche di A. Piazzolla, interpretate dai NEOSKRONOS di Colleferro

In occasione del ventennale della fondazione di Emergency, il  Gruppo Territoriale di Colleferro presenta  la performance di pittura estemporanea di Juan Carlos, pittore e poeta argentino, accompagnata dalle note rivoluzionarie del tango di  Astor Piazzolla, eseguite dall’associazione musicale Neoskronos di Colleferro.  
Uno spettacolo "fisico", durante il quale la forza della musica e della pittura si uniranno per dar vita ad un'opera unica.  Il pittore, con movimenti del corpo simili ad una danza,  utilizzerà la spatola ora come sciabola,  ora come fioretto, lottando o sfiorando le superfici sotto lo sguardo rapito degli spettatori.
Lo spettacolo si terrà venerdì 10 gennaio ore 21, nella splendida e storica Sala della Ragione, presso il Palazzo Comunale di Anagni,  e sarà seguito da un piccolo buffet , momento di scambio e condivisione tra coloro che vorranno parteciparvi.
L’evento, patrocinato dal Comune di Anagni, sarà reso possibile dalla preziosa collaborazione della Scuola di Barman AIBM di Colleferro, dalla Bottega equo-solidale Terra Dolce di Anagni e grazie alla sponsorizzazione della Ford Car Service,  della Risen  e dei Magazzini Liguori di Colleferro.


”…dipingere con il tango è tornare alle origini, è liberare le passioni che conducono verso il cuore dove emozioni, tensioni e laceranti ferite trovano rifugio” (Juan Carlos, 1999).


Le entrate saranno interamente devolute in favore di Emergency, a sostegno del  centro chirurgico e pediatrico di Goderich in Sierra Leone.
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Milano – 15 maggio 1994
nasce Emergency, una piccola organizzazione di medici e infermieri fondata per offrire cure alle vittime della guerra e delle mine antiuomo

La prima missione è il Ruanda del genocidio: a Kigali, i medici di Emergency curano i feriti di guerra e rimettono in funzione il reparto di maternità dell'ospedale cittadino.
Poi vengono l'Iraq, la Cambogia, l'Afghanistan e tanti altri Paesi, persino l'Italia, dove da qualche anno offriamo cure gratuite a chi non può permettersele.
Qual è il filo rosso di questo viaggio lungo vent'anni?  L'impegno di migliaia di persone a praticare i diritti umani, per tutti a tal punto che in 20 anni, insieme con decine di migliaia di sostenitori che hanno deciso di aiutarci con il loro tempo, abbiamo curato oltre 6 milioni di persone.
Anche il gruppo di Colleferro ha fatto la sua parte sostenendo le attività di Emergency sin dal 2003, con l’attività di numerosi volontari e di centinaia di persone che hanno portato un contributo solidale e sincero per dare seguito a questa meravigliosa avventura.


Cordiali saluti

martedì 7 gennaio 2014

I martiri toscani fucilati dai "Saccardi"

Luciano Granieri


Chiariamo subito. Il commento che segue, relativo alla commemorazione dell’eccidio nazifascista di tre ragazzi toscani avvenuto il 6 gennaio del 1944 a Frosinone , è inesorabilmente di parte. E’ dalla parte dei partigiani combattenti per la libertà, contro nazismi e fascismi di vecchi e nuovo conio.   E’ un commento contro quelle istituzioni che in nome del fronte capitalista occidentale e dello sdoganamento dei fascisti utili a svolgere il lavoro sporco in difesa della restaurazione borghese , hanno girato gli armadi della vergogna verso il muro.  Quelle stesse istituzioni che anche a Frosinone, per compiacere il nascente salotto buono del   capitalismo occidentale ,  il 2 novembre del 1947  hanno posto una lapide   in memoria  dell’assassino dei martiri toscani che è un vero e proprio insulto alla storia .   Sulla  targa marmorea  è scritto  che  a  macchiarsi della fucilazione non sono  stati né i nazisti, né i fascisti. Ma un non  meglio precisato esercito di Saccardi.   

Evidentemente non era opportuno macchiare di un tale orrendo delitto una nazione come la Germania   ormai alleata di ferro contro le derive socialiste e comuniste che venivano dall’Unione Sovietica. La lapide in questione   è un perfetto esempio di come il processo  di revisionismo storico sia iniziato già dal giorno successivo alla liberazione. Settant’anni dopo l’eccidio  alla commemorazione avvenuta il 6 gennaio scorso  diversi esponenti politici  locali, membri delle più varie istituzioni (europee, regionali, provinciali, cittadine)    hanno partecipato con trasporto, banda e gonfaloni al seguito.  E’ doveroso   ringraziare  il parlamentare europeo, il  consigliere  regionale, il  commissario provinciale, il vice sindaco,  per il loro contributo peraltro dovuto. 

Davanti alla stele realizzata dallo scultore Alberto Spaziani, distante qualche decine di metri dalla lapide della vergogna posta nel ‘47 , si sono ascoltate le solite frasi di circostanza. Parole impastate di retorica e buonismo pacificatorio  da cui si è distinta la sola voce lucida e rigorosa di Giovanni Morsillo  presidente del comitato provinciale dell’ANPI.  A quelle istituzioni si chiede, per uscire dall’ipocrisia, di  tradurre in atti concreti  i valori dell’antifascismo  tanto difesi nella commemorazione dì lunedì scorso. Non basta partecipare a eventi simili. Bisogna promuovere i valori dell’antifascismo, della  democrazia e della condivisione sociale sempre ed in ogni atto politico.  

Si incominci dal rispetto della Costituzione ormai ridotta ad un simulacro di facciata. Quella Costituzione devastata e offesa nei valori fondanti della  dignità di un popolo  proprio da strappi e aggressioni di provenienza istituzionale, governativa e parlamentare. Si inizi a proibire le manifestazioni di movimenti di chiara matrice fascista e nazista che ancora oggi infestano le nostre piazze. Si abbia il coraggio di essere antifascisti nei fatti. Per il comune di Frosinone, magari un primo atto concreto potrebbe essere quello di rimuovere la lapide secondo la quale la lotta di liberazione dal nazifascismo non c’è mai stata, semmai si è combattuto per liberarsi dal giogo dei  Saccardi. A proposito. Dopo diverse ricerche abbiamo appurato che i Saccardi  erano soldati  mercenari  che nel medio evo si occupavano di saccheggi .  Non c’è che dire un bel esercizio di fantasia storica.  Purtroppo dalla fantasia nascono le favole, la storia invece è fatta di avvenimenti che nessun revisionismo o piaggeria verso il capitalismo può cambiare. 

Commemorazione dei martiri Toscani. I cittadini di Frosinone partecipano numerosi

Comitato ANPI Provincia di Frosinone

Frosinone, 06/01/2014

L’ANPI della Provincia di Frosinone esprime grande soddisfazione e profondo ringraziamento ai partecipanti per la riuscita oltre le attese della commemorazione dell’eccidio dei Tre Martiri toscani del 6 Gennaio 1944.
La manifestazione, tenutasi questa mattina con la partecipazione delle Istituzioni locali che con la Vicesindaco D.ssa Anastasio hanno aperto la cerimonia, ha visto una ufficialità ed una partecipazione di cittadini superiori a quelle degli ultimi anni.
Sono stati ricordati i motivi che a settant’anni da quei vergognosi e criminali eventi inducono generazioni che non li hanno direttamente vissuti a riproporne la storia, a riflettere su di essa collettivamente, a trasmetterne quanto appreso a chi verrà dopo e già si affaccia alla cittadinanza.
L’ANPI vede in questa rinnovata presenza dei cittadini la conferma che la democrazia ha bisogno di partecipazione, che ai cittadini spetta un ruolo non solo di protagonismo, ma anche di responsabilità, perché sia chiaro che essa, la democrazia, non si crea fatalmente, ma va costruita con impegno, costanza, disciplina. Utilizzare termini come questi nell’epoca in cui tutto viene prodotto per essere dismesso ancor prima di essere utilizzato può provocare reazioni di meraviglia, forse di sconcerto. Ma chi si sente cittadino e non subalterno sa bene che essi sono adeguati all’importanza del tema.
La democrazia non è una moda, non passa con le stagioni, ma rischia di essere ogni giorno soffocata da interessi ed istinti di sopraffazione, dalla forza che schiaccia la ragione, da pulsioni prevaricatrici sotto le forme più diverse ed inedite.
Per questo l’ANPI, che anche oggi ha partecipato con una delegazione assai ampia e qualificata alla manifestazione anche con un intervento del proprio presidente, insiste nel chiamare i cittadini non solo all’adesione ad essa ed alle organizzazioni democratiche ed antifasciste del nostro Paese, ma a contribuire attivamente, con la presenza, l’attività, l’impegno nella misura che ciascuno può offrire alla promozione di tali valori e della storia terribile e gloriosa che ci ha resi liberi.
Ringraziando nuovamente i partecipanti, e inviando un caloroso saluto ed augurio di rapida guarigione al Partigiano Sergio Collalti che contrariamente a quanto programmato oggi non ha potuto portare il suo saluto ai Tre Martiri a causa di un piccolo problema di salute, diamo a tutti appuntamento alle prossime iniziative.
                       

1944: Gennaio amaro

di Angelino Loffredi - (brano tratto dal libro "Ceccano ricorda" publicato dal Comune di Ceccano nel 1990) - fonte http://unoetre.it/

Il 17 gennaio divampava la prima battaglia di Cassino. Qualche giorno dopo (il 22 gennaio) avveniva lo sbarco alleato ad Anzio. Agli occhi di tutti sembrava che la strada su Roma fosse libera, aperta, facilissima, anche perché la città era difesa solo da due battaglioni tedeschi. Sembrava essere arrivato, dunque, il momento decisivo, quello tanto atteso che riaccendeva così le speranze di una immediata liberazione.
A Pofi, il parroco della chiesa di S.Rocco, Silvio Bergonzi, sembra tanto sicuro di ciò, che appresa via radio la notizia dello sbarco, ne parla dal pulpito, annunciando ai fedeli che di lì a qualche giorno sarebbero stati liberati.
Il sacerdote è duramente malmenato e inviato nelle carceri di Paliano. Più tardi verrà fucilato insieme ad altri patrioti.
A Ceccano, il 23 nello stesso momento in cui Silvio Bergonzi sta predicando nella sua chiesa, poco dopo le dieci di mattina, Teresa Ciotoli esce dalla casupola ove abita ai margini di bosco Faito per incamminarsi verso il presidio tedesco, accampato dentro la fabbrica.
Porta con sé gli indumenti di alcuni ufficiali tedeschi che ha scrupolosamente lavato e stirato; si fa accompagnare da Geltrude, Anna e Vincenzo Cristofanilli, suoi figli, e da Emilia Bucciarelli, una parente. Con il lavoro fatto, Teresa pensa di ottenere, così come è già accaduto anche nelle settimane precedenti, non del denaro ma del pane, un po' di sale e forse della farina.
Gli indumenti da consegnare sono tanti, pertanto, occorrono più braccia per portarli, ma è domenica e il fatto che Teresa porta anche un recipiente fa pensare che con la festività avrebbe potuto ritirare anche un po' di minestra.
Con passo facile e lieto perché già immagina che la sua famiglia passerà una felice domenica, si avvicina all' ingresso della fabbrica, ma improvvisamente arrivano due caccia alleati. C'è una sola ondata, gli aerei scendono con una picchiata radente il bosco, lanciano una bomba ed in un baleno le cinque persone perdono la vita, proprio in un momento in cui pregustano ore di serenità.
Due giorni dopo, alle ore 16, alcuni aerei alleati mitragliano lungo via Marano uccidendo quattro persone: Domenico Ciotoli, Giacinto Ferraioli, Salomé Noce, Anna Ardovini.
Gli avvenimenti di Anzio non si sviluppano come previsto. L'insipienza del generale Lukas fa fallire lo sbarco perché, per motivi mai conosciuti, si ferma inaspettatamente.
A Cassino, inoltre i tedeschi tengono bene e i tanto attesi alleati non arrivano, al contrario, il 26 gennaio aerei americani causano panico e distruzione.
Poco dopo le ore 14 i cittadini di Ceccano, usciti fuori dalle case per godersi un tiepido sole vedono dodici aerei con una doppia coda provenienti dal cielo dell' Arnara, sopra Colle Antico; virano verso nord per disporsi lungo il corso del fiume e scaricano bombe a grappolo. C'è una sola ondata.
È un attimo: il bersaglio è mancato. La squadriglia si rivolge verso sud ma all'altezza della Madonna del Piano un aereo viene colpito dalla contraerea tedesca e cade abbattuto.
Il ponte fortunatamente è salvo, ma il bombardamento ha distrutto alcuni fabbricati nella parte superiore del paese di proprietà Marini, Misserville, Santodonato, Apruzzese e Peruzzi posti uno di fianco all'altro dalla Piazza a via Solferino.
Anche il monumentale Santuario di S. Maria a Fiume è stato ridotto in un cumulo di rovine. La statua della Vergine, imballata a suo tempo per essere trasportata e conservata a Roma, viene trovata illesa con le vesti bruciate e senza l'involucro protettivo.
Il bombardamento costituisce un duro colpo alla fede dei Ceccanesi e delle popolazioni circostanti per tutto quello che il Santuario rappresentava.
Esso era stato per lungo tempo meta di continui pellegrinaggi e processioni che partendo dai paesi vicini, si snodavano nei pressi del Santuario, animati da ceri accesi e canti liturgici. Un colpo micidiale, inoltre, ad un patrimonio storico ed artistico per quello che la struttura muraria esprimeva.
Va ricordato che il Santuario, costruito sopra un tempio pagano eretto dall'Imperatore Antonino Pio in onore della sua sposa Galeria Faustina, venne realizzato per volontà del cardinale Giordano, fratello di Giovanni, conte di Ceccano, nel 1196. Il giorno della sua inaugurazione erano presenti, oltre al Cardinale, i Vescovi di tutto il circondario. La chiesa costruita in stile gotico cistercense era contemporanea alle abazie di Fossanova e Casamari. Interessanti erano il portale principale, l'abside, le pitture della scuola di Giotto ed il pulpito.
Nell'interno della chiesa, successivamente, era stato seppellito il cardinale Giacomo Antonelli, Segretario di Stato di Pio IX, eminente statista che ha dato lustro alla nostra città per la sua attività politica. Nel 1896, merita di essere ricordato, il Santuario era stato dichiarato monumento nazionale.

A quattordici anni dal bombardamento, la chiesa verrà completamente ricostruita, là dove sorgevano originariamente, con lo stesso stile e con lo stesso materiale, perdendo però irreparabilmente quel valore artistico che l'aveva resa famosa nei secoli, subendo cosi l'analogo destino dell' Abazia di Montecassino. Peccato però che il parroco di S. Maria, don Vincenzo Misserville, promotore e organizzatore instancabile della ricostruzione, non abbia potuto vedere la «sua chiesa» nuovamente in funzione e restituita al culto, perché deceduto alcuni mesi prima. Nemmeno i suoi resti mortali hanno potuto avere sepoltura in questa chiesa, anche se esisteva, in merito, una deliberazione della giunta di Ceccano, fatta l'in¬ domani della sua scomparsa.
Il 30 gennaio, sempre di domenica ed alla stessa ora della settimana precedente, alcuni caccia alleati tornano nuovamente a mitragliare bosco Faito. La tragica scomparsa delle cinque persone aveva lasciato grande dolore nel cuore degli abitanti della contrada. Micheli Antonio, di quarantuno anni, abitante in Colle S. Paolo era un parente delle vittime e più degli altri deve aver sofferto al cospetto di quei corpi straziati. Alla vista degli aerei che nuovamente vengono a portare morte e distruzione prende un moschetto e spara dei colpi.
I! fatto però non termina qui perché successivamente rivolge l'arma anche contro i tedeschi, anche essi responsabili della guerra in corso.
Per i tedeschi è molto facile catturare un uomo solo, disarmarlo e caricarlo su un camion per portarlo dentro la fabbrica.
Micheli durante il percorso si dibatte, reagisce e colpisce violentemente un maresciallo tedesco.
Gli ultimi momenti della sua vita nessuno è in grado di raccontarli ma certamente sono stati raccapriccianti.
Ufficialmente risulta essere stato fucilato ma il nipote Giovanni che lo dissotterrò per riportarlo in famiglia e rendergli delle degne onoranze funebri, trovò il suo corpo pieno di lividi ed ancor oggi non esclude l'inquietante ipotesi che il povero Antonio sia stato sotterrato ancora in vita.



  
  

domenica 5 gennaio 2014

Noa. Una rassicurante agente degli apparati ideologici dello Stato israeliano


Forum Palestina

Nel gennaio di cinque anni fa, mentre i bombardieri, le navi da guerra e l’artiglieria israeliana rovesciavano sulla povera gente di Gaza l’operazione “Piombo Fuso” con migliaia di tonnellate di bombe, missili e fosforo bianco, la cantante israeliana Noa fece pubblicare una sua “lettera aperta” ai Palestinesi in cui scriveva: “Io so che nel profondo del vostro cuore desiderate la morte di questa bestia chiamata Hamas che vi ha terrorizzato e massacrato, che ha trasformato Gaza in un cumulo di spazzatura fatto di povertà, malattia e miseria”. Aggiungendo poi: “Posso soltanto augurarvi che Israele faccia il lavoro che tutti noi sappiamo deve esser fatto, e vi sbarazzi definitivamente da questo cancro, questo virus, questo mostro chiamato fanatismo, oggi chiamato Hamas. E che questi assassini scoprano quanta poca compassione possa esistere nei loro cuori e cessino di usare voi e i vostri bambini come scudi umani per la loro vigliaccheria e i loro crimini”.
E’ amaro constatare che l’augurio di Noa venne esaudito. L'esercito israeliano si è "sbarazzato" di 1500 palestinesi, fra cui 400 bambini, fra cui oltre 100 donne, provocando anche più di 5000 feriti e riducendo Gaza a un cumulo di macerie.

Alla lettera di Noa rispose il regista israeliano Udi Aloni, scrivendole: “Cara Achinoam Nini (è il vero nome di Noa), ho scelto di rispondere a te e non all'intera destra rabbiosa, perché credo che il tradimento del campo della pace superi il danno causato dalla destra di migliaia di volte. (...) Tu ruoti gli occhi, usi le tue parole d'amore al servizio dei tuo popolo conquistatore e chiedi ai Palestinesi di arrendersi con voce tenera. Tu dai ad Israele il ruolo di liberatore. Ad Israele - che, per oltre 60 anni, li ha occupati e umiliati.” E ancora: “Abbiamo coperto i loro cielo con i jet da combattimento, svettanti come angeli dell'inferno e seminando morte a caso. Di quale speranza stai parlando? Abbiamo distrutto ogni possibilità di moderazione e di vita in comune nel momento in cui abbiamo saccheggiato la loro terra, mentre eravamo seduti con loro al tavolo del negoziato. Possiamo avere parlato di pace, ma li abbiamo derubati anche degli occhi. Essi volevano la terra data loro dal diritto internazionale, e noi abbiamo parlato in nome di Dio.”
Cinque anni dopo i 1.500 morti e gli oltre 5.000 invalidi provocati dall’operazione Piombo Fuso, la Striscia di Gaza è ancora assediata, è ancora impedito l’ingresso degli aiuti umanitari, inclusa una delegazione italiana che proprio in questi giorni si sarebbe dovuta recare all’ospedale Al Awda e nei campi profughi palestinesi nella Striscia di Gaza.
Per questi motivi, il concerto natalizio di Noa a Palermo è una vergogna, e il fatto che sia stato organizzato all’insegna della pace e dell’incontro fra mondi diversi (con tanto di bandiera No Muos alle spalle) strumentalizzando la bandiera No Muos, è un vergognoso inganno.
Gli apparati ideologici dello Stato di Israele si sono dimostrati molto spregiudicati e abilissimi nel presentare la mano sinistra della pace per nascondere la mano destra dell’occupazione coloniale dei Territori Palestinesi e dell’apartheid. Nei momenti di distensione è facile essere messaggeri di pace, ma è nei momenti decisivi che lo schierarsi con la pace o con la guerra, con l’autodeterminazione o l’oppressione fa la differenza.

Noa con i No Muos? No, grazie!

Comitato di base NoMuos/NoSigonella – Catania

Il comitato NoMuos di Catania esprime la propria disapprovazione dinanzi al gesto della cantante Achinoam Nini – meglio nota come Noa –, ritratta in una fotografia mentre sventola orgogliosa la bandiera simbolo della nostra lotta. Non abbiamo bisogno di questi sponsor che da un lato predicano la pace, mentre dall'altro, nei fatti, spingono verso soluzioni militariste dei conflitti geopolitici.
Il No MUOS è un simbolo di lotta concreta per la solidarietà tra i popoli, intrinsecamente antimilitarista, che non fa sconti a nessuno e non accetta compromessi di alcun genere quando si parla di guerra. Noi siamo contro l'uso delle armi in qualsiasi contesto e in qualsiasi situazione.
Come attivisti No MUOS ci sentiamo profondamente offesi e indignati da questo gesto, non accettiamo assolutamente di essere associati ad una figura la cui biografia ha delle notevoli zone d'ombra.
Per prima cosa, la nostra “messaggera di pace” ha prestato servizio obbligatorio nell'esercito israeliano. Avrebbe potuto benissimo schierarsi con quei giovani israeliani (Refusenik) che rifiutano di svolgere interventi nei Territori Occupati, condannandosi al carcere e allo stigma sociale, ma evidentemente all'epoca non aveva ancora maturato la sua scelta pacifista.
Sarà forse per questo che, ravvedutasi sulla via di Damasco, durante la famosa operazione “Piombo fuso” a Gaza del 2009, scrisse una lettera aperta alla popolazione palestinese, in cui non mancò di definire Hamas come un cancro da estirpare con ogni mezzo, in quanto vessillo del fanatismo e dell'integralismo, giustificando così l'intervento israeliano doloroso ma necessario.
Questa “operazione chirurgica” di guerra – come amano definirla le sanguisughe dei Mass media – costò la vita (secondo stime ufficiali) a 1500 palestinesi, di cui500 tra donne e bambini.
Il MUOS è uno strumento di guerra dell'esercito USA, il cui scopo sarà quello di essere impiegato nello scenario mediorientale, al servizio anche di Israele, che giorno dopo giorno allarga la sua sfera di influenza sugli scarsi territori palestinesi, attraverso “chirurgiche” operazioni, rinchiudendo due milioni di esseri umani nella prigione a cielo aperto di Gaza.
Cui prodest Noa?
Noi crediamo che Noa sia a conoscenza di tutto questo, che sappia a cosa serva il MUOS, che conosca benissimo l'utilizzo che sarà fatto di questo impianto: guidare i Droni che bombarderanno anche i territori palestinesi.
Nell'ambito di una solidarietà fasulla, Noa è la testimonial delle peggiori nefandezze compiute all'insegna dei diritti umani. Una “funzionaria intellettuale” dell'egemonia israeliana – facendole dei complimenti – il cui compito precipuo è quello di imbellettare e confezionare, per noi occidentali, una versione sterilizzata della verità sulla questione palestinese, che vede questi ultimi vittime del fanatismo religioso di Hamas, prigionieri di un'organizzazione intransigente verso Israele. Come se Hamas impedisse, ai Gazawi, di venire incontro alla mano amica del governo israeliano. Quella mano tesa che non aspetta altro, di modo che possa compiere con maggiore efficienza il genocidio che sta perpetrando da oltre mezzo secolo su una popolazione sempre più ridotta alla miseria e alla disperazione.
Gli attivisti No MUOS, ribadendo la propria solidarietà internazionalista con la resistenza del popolo palestinese, denunciano questo tentativo di strumentalizzazione, soprattutto in occasione dell'apertura di un centro di accoglienza per rifugiati: un paradosso stridente e difficilmente sopportabile.