Le rovine

"Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te"

Buenaventura Durruti

martedì 2 giugno 2015

Il fascismo è imperialismo, l'antifascismo è antimperialismo

I redattori della casa editrice Zambon

Ultimamente abbiamo ricevuto svariate critiche da parte di compagni che individualmente o come gruppi, ci hanno fatto pervenire il proprio disappunto in modo più o meno severo, in merito ad alcune scelte editoriali comparse nel nostro ultimo catalogo.
Tali critiche sono state prese in seria considerazione in una recente riunione di redazione e pertanto comunichiamo ai lettori quanto segue:
 
1) Riteniamo che l'antifascismo sia un valore centrale, irrinunciabile e di piena, urgente, attualità. Rifiutiamo qualsiasi tesi di superamento della dicotomia tra fascismo e antifascismo che porta con se l'idea del superamento di quella tra capitale e lavoro, destra e sinistra e, in ultima analisi, anche l'opposizione all'imperialismo risulterebbe in questo modo svuotata di senso.
 
2) Rifiutiamo decisamente qualsiasi ipotesi politica che in nome di un malinteso e distorto "antimperialismo" promuova convergenze o addirittura alleanze tattiche con settori provenienti dall'ambito fascista in qualsiasi sua declinazione, e, a maggior ragione, se contigui alle deliranti idee delle destre "sociali".
 
Compagni che prendono questa strada dimenticano purtroppo l'indissolubile legame tra il fascismo e il capitalismo, e dunque, l'imperialismo. Non ci può essere alcun accordo "antimperialista" con ambienti che, seppur mascherati, hanno sempre goduto delle generose elargizioni da parte di quell'imperialismo che dicono di combattere, e una tale ipotesi avrebbe come conseguenza la necessaria rinuncia a essere al fianco delle classi oppresse di ogni paese.
 
3) Sappiamo che i testi che assumono alcune categorie analitiche derivate dalle analisi di Costanzo Preve o di alcuni suoi epigoni, costituiscono la “base teorica” di soggetti coi quali non abbiamo, né vogliamo avere, nulla a che fare.
 
Riteniamo dunque che tali tesi non dovrebbero più avere spazio tra le nostre pubblicazioni.
 
I redattori della casa editrice Zambon:
 
Anna Bellini
Lucio Bilangione
Adriana Chiaia
Alessandro Pagani
P.S.
 
Adriana Chiaia, purtroppo assente dalla riunione di redazione per seri problemi di salute, assidua collaboratrice della casa editrice Zambon da più di dieci anni con saggi e traduzioni, curatrice della collana Le radici del futuro, dichiara di condividere pienamente il comunicato della redazione italiana in quanto esso riassume sinteticamente le ragioni della lotta che da più di un anno conduce sulle nuove tendenze della casa editrice. Lo ha fatto con noti scritti come Non siamo un ghetto o con proposte costruttive di riorganizzazione della casa editrice, sostenendo la necessità di una collegialità delle redazioni tedesca e italiana, nella scelta degli autori e nella valutazione delle opere presentate (come si verifica in ogni seria casa editrice) e inoltre pazientemente dimostrando la erroneità di alcuni paragoni storici con cui l’editore sostiene le sue posizioni (Togliatti nella cosiddetta svolta di Salerno non si alleò con la monarchia e Badoglio, ma convinse il comitato antifascista dei vari partiti esistenti in Italia meridionale a entrare in un governo che era l’unico governo italiano riconosciuto internazionalmente, URSS compresa, rimandando ogni decisione istituzionale sullo stato italiano alla conclusione della lotta armata partigiana che si svolgeva al nord). Purtroppo tutte le ragioni suddette, tenacemente e pazientemente espresse, si sono scontrate con la più assoluta sordità dell’editore.
 
La redazione italiana continuerà all’interno della casa editrice la sua lotta, certa che un numero sempre maggiore di lettori pensanti e dotati di senso critico condividerà il suo punto di vista. Anche perché il terreno reale delle lotte che l’intero movimento antifascista conduce quotidianamente contro i rigurgiti fascisti (Forza Nuova, Casa Pound, ecc.), anche se camuffati da improbabili populismi, dimostra concretamente la impraticabilità dell’alleanza fascismo-antifascismo.
 
Adriana Chiaia
 

Ceccano: il risultato di Compagnoni mostra la farsa delle primarie

Antonio Nalli. fonte https://antonionalli.wordpress.com/

La candidatura di Gianni Querqui ed il risultato conseguito dallo stesso, mostrano due dati politici chiari ed inequivocabili.
Il primo, che i circa 2600 elettori di Luigi Compagnoni, hanno optato per la conservazione delle cose allo stato attuale, mentre i restanti elettori HANNO VOTATO IL CAMBIAMENTO!
Il secondo dato, da non sottovalutare, è quello che evidenzia come le primarie del gennaio scorso, vinte da Luigi Compagnoni, siano state una vera e propria farsa, dove i brogli segnalati prima da Antonio Zaccini e successivamente dallo stesso Gianni Querqui, si sono rilevati fondati
Il candidato Luigi Compagnoni, infatti, che proprio dalla presunta “vittoria” delle elezioni primarie, avrebbe dovuto attirare su di sé gran parte dell’elettorato, al contrario ha portato il centro sinistra ad un risultato senza precedenti storici!
Perfino Stefano Gizzi, nel 1994, prese più consensi di Luigi Compagnoni al primo turno elettorale e per di più, con una sola lista!
Complici di questa disfatta, sono i suoi principali sponsor: l’ex Sindaco Antonio Ciotoli e l’ex assessore e Presidente del consiglio comunale, Antonello Ciotoli. Entrambi, come ricorderete, senza avvisare preventivamente il consiglio comunale e la popolazione di Ceccano, parteciparono ad una conferenza dei servizi, tenutasi a Roma il 27/01/2012, dove il Comune di Ceccano rilasciò nulla osta favorevole, per autorizzare un’azienda con sede in loco, la Viscolube Srl, a lavorare sostanze cancerogene e pericolosissime per la salute umana!
Il Partito Democratico, infine, è sprofondato in termini di consensi, scendendo sotto la quota dei 1000 voti. Ha evitato il peggio, soltanto grazie a Giulio Conti, nei confronti del quale, si era scatenata una guerra fratricida interna, senza precedenti, che comunque non gli ha impedito di sancire nuovamente la sua leadership.
Un conto che ora lo stesso Conti, presenterà salatissimo ai suoi, alla coalizione, ed in primis, all’architetto Luigi Compagnoni!

lunedì 1 giugno 2015

Il premier silente

Michele Prospero

Aspettava il voto giocando alla playstation. Credeva che anche le regionali fossero una partita virtuale. Una finzione, che per lui è preferibile alla realtà vera perché manipolabile, con poco sforzo. E invece, tra il virtuale e le cose testarde, continua ad esistere una differenza. Quella che distingue la mistica del “solo con me si vince” da una vittoria reale, ottenuta nelle urne.

Giocava una partita in apparenza senza competitori (Forza Italia scomparsa: con 950 mila voti in sette regioni, poco più di quanto incassò nella sola Campania nelle precedenti regionali), e invece lo statista di Rignano ha fallito. La sua ideologia ufficiale, la costruzione con un’insopportabile dose mediatica di un ottimismo fasullo e a buon mercato, crolla d’incanto. L’astensione di metà degli aventi diritto urla a tutti che le battutine, gli annunci e i siparietti cozzano contro il disagio reale delle persone. Il non voto è per questo il principale nodo politico, il sensore di una caduta degli equilibri politico-istituzionali che potrebbe avere degli esiti sorprendenti. Il sociologo Fausto Anderlini parla di un “astensionismo ideologico”, come scelta esplicita, e di consapevole rottura, contro quella che viene percepita come la mutazione genetica del Pd.

La scommessa che con “l’antipolitica buona” di Renzi sarebbe stata disarcionata ogni “antipolitica cattiva” è stata persa, e in malo modo. L’antipolitica di governo tira la volata a manifestazioni ancor più radicali di indignazione. Il voto antisistema (di Lega e M5S, un po’ sbrigativamente accomunati dagli analisti), che nelle politiche del 2013 superava di 300 mila voti il Pd, e che nel 2014 era sceso sotto di quasi due milioni e mezzo rispetto al Pd, oggi torna al livello del 2013, con quasi mezzo milione di consensi in più nei confronti del Pd acciaccato.

Il M5S penetra in ogni pezzetto di territorio. Assente nelle precedenti regionali (tranne che in Campania e in Veneto: in tutto 97.197 voti), il M5S si consolida ovunque. Quelle amministrative non sono le consultazioni più congeniali per il movimento, e però accumula buone fette di sostegno, variabile tra il 15 e il 20 per cento. Con oltre 1 milione e 300 mila voti, il M5S è il secondo partito, pur cedendo 700 mila voti rispetto alle europee dello scorso anno.

E anche il dialetto brutale della Lega esce dalla Padania e ingrossa i consensi ovunque cresca il pregiudizio. Significativo è il dato pugliese, con la lista di Salvini che si aggiudica circa 40 mila voti. Nelle tre regioni rosse dell’Italia centrale, il Carroccio prende 340 mila voti. Considerando anche le schede andate alla lista Zaia, la Lega si attesta su un milione e 100 mila voti, cioè sul dato delle regionali del 2010 (e il doppio delle europee del 2014).

Per il Pd il discorso è complesso. Tra il trionfale ingaggio di truppe di parlamentari (provenienti da Sel, da Scelta Civica, da Foza Italia) e il voto reale c’è un abisso. Al neotrasformismo, che miete proseliti continui in aula (sovente in nome di sua maestà il vitalizio), non corrisponde un’espansione tra gli elettori. Con un corpaccio parlamentare in estensione, il Pd subisce una vistosa cura dimagrante nelle cabine elettorali.

Raccoglie, nelle sette regioni in cui si è rinnovato il consiglio, 2 milioni e 130 mila preferenze, con un crollo rispetto alle europee dello scorso anno, quando riportò 4.336.691 voti (sfondando anche nell’ostile nord est, ora terra dell’umiliante prestazione della candidata renziana, capace di incamerare un arduo record negativo). Il dato di oggi è inferiore di mezzo milione di voti rispetto a quello del 2010 e di un milione e 100 mila rispetto alle ultime politiche. Una sconfitta strategica piuttosto evidente. La perdita di un elettorato di sinistra non viene compensata da una capacità espansiva nelle praterie abbandonate della destra. Si conferma perciò il trend discendete, già annunciato lo scorso anno con le elezioni regionali in Emilia Romagna.

Renzi, per quanto campione dell’occasionalismo politico, cioè delle virate improvvise a dispetto di qualsiasi coerenza programmatica e ideale, non ha più la possibilità di invertire la rotta. Il suo abbraccio con Marchionne, l’assalto al sindacato, ai professori, al pubblico impiego sono delle scelte irreversibili. Il grande mondo antico della sinistra sociale e politica non si sente rappresentato dal partito della nazione e ricerca altre strade, senza alcuna indulgenza sul lamento renziano intorno al masochismo della sinistra perdente (il voto di ieri gli dà il benvenuto all’esclusivo club).

Il Pd prima vara l’Italicum, per imporre un regime bipartitico artificiale, senza più bisogno della fatica di una coalizione. E poi si lamenta che la frantumazione ha fatto perdere la Liguria. La vocazione maggioritaria del Pd, con il mito dell’uomo solo al comando, deve abituarsi a convivere con altre offerte elettorali che marciano in autonomia e anche in conflitto. In Liguria si conferma che uno spazio a sinistra di Renzi (a ridosso del 10 per cento) è possibile solo dove interviene nei giochi una componente ben riconoscibile della minoranza Pd, altrimenti le altre sigle mostrano segni di sofferenza (tranne che in Toscana).

Non è da escludere che nella minoranza Pd maturi la stessa tattica usata dalla componente centrista ai tempi di Bersani. Allora gran parte del moderatismo abbandonò il partito “neosocialdemocratico” andando dietro le mosse di Rutelli, Lanzillotta (rientrata appena decapitata la direzione bersaniana anche grazie alla costruzione di Scelta civica) mentre Renzi decise di restare, per condurre una battaglia interna al partito che percepì come “scalabile”.

Sabotare dal di dentro il disegno neomoderato del governo della narrazione, e insieme costruire altri percorsi politici e sociali al di fuori del Pd, tanto per ricambiare il trattamento ricevuto in passato dai centristi, potrebbe essere una efficace divisione dei compiti. Il Renzi silente, che evita di ammettere la sconfitta e vola in Afghanistan, è la migliore conferma che, dopo il voto, il re è nudo. I colpi hanno lasciato il segno. Ora però che la lezione del voto lo ha reso politicamente vulnerabile non bisogna più mollare la presa.

2 giugno nasce la Repubblica.....quando, come, dove?

Luciano Granieri


Domani è il 2 giugno 2015. Non è uno scoop, basta guardare il calendario. Senonchè  il 2 giugno di 69 anni fa pare   sia stato indetto un referendum  per il quale l’Italia sia assurta al rango di Repubblica Democratica, licenziando definitivamente il regime monarchico. Pare, inoltre,  che per la prima volta a pronunciarsi sulla questione siano state coinvolte anche le donne, alle quali, mai prima di allora,  era stato consentito di votare. 

C’è da festeggiare? Secondo le ordinanze prefettizie  si. Non sia andrà a scuola e gli uffici pubblici rimarranno chiusi. Ovviamente la grande distribuzione se ne fotte di queste quisquilie.  Cosa vuoi che sia un passaggio storico così importante di fronte alla possibilità di vendere un etto di mortadella in più o di schiavizzare un po’ di disgraziati che pur di tirare avanti sono disponibili a sacrificare al capitale la loro vita, 24 ore su 24,  natale a pasqua compresi? Alla faccia della Repubblica fondata sul lavoro e non sullo sfruttamento.  

Siamo sicuri che la fondamentale  portata democratica   del referendum di 69 anni fa,  così storicamente importante, sia giunta fino a noi intatta? Quanto già scritto sulla faccenda degli ipermercati aperti potrebbe far nascere dei dubbi. E riflettendo con più attenzione i dubbi si trasformano in inoppugnabili contraddizioni. 

Cominciamo dell’istituzione del referendum,  un esercizio di democrazia sublime in cui il cittadino è chiamato direttamente a decidere su  alcuni aspetti della propria vita sociale. Ha senso celebrare tale avanzamento democratico quando nel 2011, una sacrosanta prescrizione referendaria sull’assoluto divieto di realizzare profitti dalla gestione privata di beni necessari alla vita come l’acqua, è stata completamente disattesa dagli organi legislativi?  

E ancora. Ha senso festeggiare un evento fondamentale, come il passaggio da una sovranità monarchica ad una sovranità popolare, quando nello scorso fine settimana, in concomitanza di elezioni regionali e comunali, espressione di una valenza democratica di prossimità, la metà dei cittadini ha deciso di non esercitare quel diritto di scelta conferitogli dagli eventi accaduti il 2 giugno di 69 anni fa?  E’ democrazia quella che lascia  il 50% della popolazione  priva di  rappresentanza? 

Ed infine, ha senso festeggiare questa ricorrenza con parate militari ed esibizioni di aerei da combattimento, quando a seguito di quel 2 giugno è nata una Costituzione in cui all’art.11 si afferma che l’Italia ripudia  la guerra? Una delle tante obiezioni a quest’ultimo assunto riguarda il senso di appartenenza alla Patria i cui confini devono  essere difesi  (dall’attacco di chi?).  

Ma anziché ammirare le frecce tricolori o i carri armati, non da più senso di appartenenza alla comunità evitare di evadere le tasse, in modo da assicurare a tutti i “compatrioti” servizi sociali efficienti?  Non ci si sentirebbe più Italiani se la scuola pubblica riuscisse a trasmettere quei valori storico culturali, fondamento della nostra identità e sensibilità umana? 

E’ appagante festeggiare il 2 giugno svendendo la fonte della nostra storia sociale  e culturale (la scuola pubblica) alla multinazionale di turno? Scusata ma personalmente trovo il 2 giugno una data fausta per ciò che storicamente si è determinato, ma notevolmente infausta per come ipocritamente oggi quella ricorrenza è festeggiata. Comunque buon 2 giugno a tutti.

2 giugno dibattito pubblico sulle armi

La rete NO WAR
ANPI provinciale - Partito comunista d'Italia - Sinistra ecologia e libertà - Partito della rifondazione comunista Se - Federazione giovani socialisti - Movimento "5 stelle" - Assoc. Oltre l’Occidente - Comitato di lotta per il lavoro - Confederazione Cobas - Comitato "Salviamo la Costituzione" 

La rete NO WAR provinciale, coordinamento tra organizzazioni sensibii ai temi della pace e della convivenza tra popoli, si oppone alle guerre, che umiliano e devastano culture, storie e civiltà.
La guerra imperversa ormai dalla Somalia all’Iraq, dalla Siria al Sud Sudan, dal Califfato Islamico(ISIS) al Califfato di Boko Haram (Nigeria), dal Mali all’Afghanistan, dal Sudan (la guerra contro il popolo Nuba) alla Palestina, dal Centrafrica al Libano. La Libia sta sprofondando in una paurosa guerra civile di tutti contro tutti, come sta avvenendo nello Yemen. L’Ucraina sta precipitando in una carneficina che potrebbe portare l’Europa in guerra contro la Russia. E’ già ritornata la Guerra Fredda fra Russia e i paesi del Patto NATO che persegue una politica di espansione militare che va dall’Ucraina alla Georgia.
A livello mondiale infatti oggi si spendono quasi cinque miliardi di dollari al giorno in armi. Solo in Italia spendiamo 70 milioni di euro al giorno in armi, senza contare i 15 miliardi di euro stanziati per gli F-35 e 5,4 miliardi per una quindicina di navi militari. Ma ancora più grave è il ritorno trionfale delle armi atomiche. Gli USA spenderanno nei prossimi anni 750 miliardi di dollari per ‘modernizzare’ il loro arsenale atomico.
In questo scenario la Rete si adopera per richiamare tutte e tutti ad una attenta riflessione, che nel nostro paese comincia con il considerare imprescindibile una chiara ed invalicabile lettura ed applicazione dell'art.11 della Costituzione italiana e una strettissima osservanza della legge n.185 del 1990 (modificata), relativa al commercio, esportazione e transito delle armi.
La Rete si impegna a tenere un tavolo di confronto che sarà il punto di incontro della Rete, allargato a realtà, gruppi e coordinamenti già presenti sul territorio ma non ancora raggiunti, che sappiano dialogare, partendo da posizioni e sensibilità anche molto lontane le une dalle altre, su tematiche di ampio respiro.
 Tra le iniziative promosse dalla Rete, domani 2 giugno ‘15 h.17,30 Frosinone l.go Turriziani si terrà l’incontro “ 2 giugno 1946 La Repubblica sconfigge la guerra… 2015 le spese militari preparano nuove guerre” a cui partecipaeranno Luca Frusone Deputato Movimento 5 Stelle, Commissione Difesa  e Maurizio Musolino, Segreteria nazionale Partito comunista d'Italia.
 L’incontro tratterà in maniera puntuale sulla questione delle armi, anche grazie all’intervento di Frusone: "Interverrò domani ad un interessante dibattito pubblico organizzato dalla Rete no war Frosinone incentrato su diversi argomenti inerenti il comparto Difesa. Parlerò dei nuovi documenti che il Parlamento si appresta ad esaminare, come il Libro Bianco che definisce per i prossimi 15 anni il ruolo e le caratteristiche della Difesa italiana e il documento pluriennale programmatico che, al contrario di quanto si dice, riporta un notevole aumento delle spese per armamenti come gli F35 e altri sistemi d'arma. Si parlerà delle bugie dette in 2 anni sul tema della spesa per la difesa e il finto sforzo del governo verso il disarmo. Invito tutta la cittadinanza a partecipare."

domenica 31 maggio 2015

AND: molti punti del DDL Scuola a rischio incostituzionalità. Chiesto ritiro

 Ufficio Stampa AND



In un incontro seminariale, svoltosi presso Sala Santa Maria in Aquiro, del Senato della Repubblica, il 28 maggio 2015, sono stati evidenziati molti punti che presentano criticità sotto il profilo costituzionale.
Si è svolto a Roma presso la Sala Santa Maria in Aquiro, del Senato della Repubblica l’incontro seminariale organizzato dall’Associazione Nazionale Docenti (AND) su: “Scuola, Università e Democrazia”. Nel seminario è stato trattato il Disegno di legge AS 1934 di “Riforma del sistema nazionale di istruzione e formazione e delega per il riordino delle disposizioni legislative vigenti”.
Il progetto di legge, contro il quale si è mobilitato, come non mai, il mondo della scuola, studenti e genitori, e gran parte della società civile, è stato esaminato da parte di giuristi ed esperti, parlamentari e rappresentati del mondo associativo dei docenti.
I lavori sono stati coordinati da Valeria Bruccola, mentre le relazioni sono state svolte da Giuseppe Bagni, presidente del CIDI, da Francesco Greco, presidente dell’Associazione Nazionale Docenti e da Ferdinando Imposimato, presidente onorario aggiunto della suprema Corte di Cassazione.
Particolarmente preciso ed efficace l’intervento di Imposimato il quale ha smontato punto per punto l’impianto del DDL appena approdato all’esame della Commissione Istruzione del Senato. Il presidente Imposimato ha rilevato evidenti elementi di criticità in aperto contrasto, tra gli altri, con gli articoli 33 e 97 della Costituzione, tanto da rendere possibile il ricorso alla Consulta, qualora dovesse diventare legge.
La senatrice Enza Blundo del Movimento Cinque Stelle è intervenuta affermando che il progetto di riforma del Governo rappresenta un attacco inaudito all’intero ordinamento scolastico italiano.
Nel suo intervento l’onorevole Stefano Fassina, deputato del PD, ha detto di ritenere molto importanti le iniziative di protesta perché tengono alta l’attenzione sulla scuola. Per parte sua, sosterrà insieme ad altri colleghi del PD azioni volte ad eliminare i punti critici del progetto di legge. Anche il senatore Walter Tocci del PD nell’incontrare i rappresentanti dell’AND, ha assicurato il proprio impegno nella discussione in Senato, affinché vengano apportati correttivi adeguati al progetto di riforma della scuola.
Fra gli intervenuti al seminario molti hanno comunque sostenuto la necessità di promuovere azioni di lotta ancora più incisive di quelle finora attuate, di dar luogo, in sostanza, a una vera e propria resistenza civile ormai assolutamente necessaria, visto il muro opposto dal Governo ad ogni richiesta di modifica.
Insomma, un incontro particolarmente intenso che contribuisce a tenere alto il livello del dibattito in atto sulla scuola italiana e sull’opposizione al progetto di riforma, che interviene a poche ore dall’audizione dell’AND in Commissione del Senato, nella quale è stato richiesto con estrema chiarezza il ritiro del Decreto legge del governo, che mira a smantellare completamente la scuola quale componente integrante di un sistema di valori, definito nella Carta Costituzionale che interpreta e afferma i principi imprescindibili dello Stato democratico.



Sanità. Ristrutturazione dello sfascio

Coordinamento Provinciale per la sanità

Il Coordinamento Provinciale della sanità convoca una conferenza stampa per lunedì 1 giugno 2015, alle ore 12, presso la libreria "Edicolè"  in Piazza Madonna della Neve - Frosinone. Il tema è il seguente:" La sanità ciociara: TRA PSEDO INAUGURAZIONI, PROMESSE E RISTRUTTURAZIONI CONTINUA LO SFASCIO".
Questo argomento sarà oggetto di una tavola rotonda che si terrà venerdì 5 c.m., alle ore 16, presso la Casa del Volontariato di Frosinone. Hanno dato la loro adesione quattro consiglieri regionali.